mercoledì 23 marzo 2016

Un'investigatrice tormentata dal suo passato


Bentornati. Dopo le retro avventure del capitolo precedente, oggi cambiamo argomento e parliamo di serie tv.... più o meno. Infatti non è propriamente corretto parlare di una serie televisiva visto che la piattaforma che l'ha creata è principalmente web. Chiaramente parliamo di una serie Netflix e in particolare di  Jessica Jones.
Come tutti più o meno sanno, è la seconda serie della piattaforma legata ad un personaggio Marvel. Dell'altra serie magari ne riparleremo quando avrò visto anche la seconda stagione.

Ma bando alle ciance e dedichiamoci a Jessica, partendo da un pre-concetto: è un personaggio che non avevo mai sentito nominare prima della serie televisiva. Avevo visto in fumetteria la sua serie, Alias, ma non mi sono mai interessato all'approfondimento.

Da quello che ho letto sull'Internet Jessica è un personaggio creato da Brian Michael Bendis che è senza dubbio uno degli autori più influenti degli ultimi anni, e Michael Gaydos ahimè non conosco come disegnatore.
Inizialmente la serie Alias doveva avere come protagonista un'altra Jessica Marvel, ovvero Jessica Drew, meglio nota come la prima Donna ragno,


ma nel corso della genesi delle storie diventò qualcosa di diverso dal progetto iniziale, per cui Bendis creò un personaggio completamente nuovo.

Pur non conoscendo il personaggio e forse per la solita curiosità dovuta al successo che avuto la serie tra gli appassionati, ho deciso di seguirne la storia. Diciamo che altri due motori che mi hanno spinto a intraprendere la run dei 13 episodi sono stati i due attori che interpretano Jessica e il suo antagonista Kilgrave, senza dubbio anche due dei volti più noti dell'intero cast.

Per quanto la serie sia targata Marvel, di supereroistico ha pressoché nulla. Jessica è sì una superumana o, come si dice ora, una metaumana, però i suoi poteri sono "limitati" ad una forza sovrumana e nella possibilità di spiccare salti fuori dal comune. Nel corso degli episodi viene accennato che Jessica potrebbe anche volare, ma rinuncia a questa abilità per incapacità di controllo.

I primi due/tre episodi della serie introducono lo spettatore in una storia investigativa dai molti lati oscuri. Jessica infatti è un'investigatrice privata e la sua agenzia si chiama Alias. Vive in un palazzo abbastanza fatiscente dove alcuni dei suoi inquilini diventeranno comprimari della trama.

Già dai primi minuti si capisce che Jessica è una ragazza tormentata dal suo passato, da un fatto in particolare, e da un uomo che le causa dei tremendi incubi. Quest'ultimo non apparirà mai direttamente ma ne vedremo solamente l'ombra.

Questo insieme di basi della ragazza tormentata da un passato che all'inizio non conosciamo, quest'uomo misterioso che non vediamo e l'ossessione della stessa Jessica per quest'ultimo, aiutano lo spettatore a "fidelizzarsi" alla serie.

Krysten Ritter è Jessica.


La ragazza interpreta bene il ruolo di una donna sì forte nel proseguire nella sua lotta per liberarsi del passato, ma allo stesso tempo fragile nell'esserne continuamente tormentata.

Dopo i primi episodi che mettono le basi alla trama principale della storia, nel terzo episodio fa capolino la nemesi di Jessica, Kilgrave, meglio noto come uomo porpora nei fumetti. Si diciamocela tutta, uomo porpora negli anni 2000 non si può sentire, saresti ridicolo, per quanto anche il soprannome Kilgrave viene spesso preso in giro da Jessica in primis.
Come dite? Kilgrave non è un soprannome? ah già è vero. Infatti nei fumetti l'uomo porpora si chiama Zebediah Killgrave. Nella serie invece c'è stato un vero e proprio reboot del personaggio. Infatti il vero nome del personaggio è Kevin Thompson ed è inglese e non più Jugoslavo come nella versione fumettistica. Inoltre non ha la pelle viola ma veste spesso con quel colore. Siamo onesti un uomo viola, non sarebbe passato inosservato e avrebbe reso un po' assurdo il personaggio.

Invece David Tennant,


sì proprio lui, il decimo Dottore, interpreta in maniera molto convince questo criminale dotato di un potere molto inquietante, la possibilità di controllare mentalmente le persone solamente impartendo ordini vocali o visivi, facendo fare alla vittima qualsiasi cosa senza che questo possa ribellarsi pur restando lucido.

Non vi nego che per molti versi questo potere mi ha ricordato il Verbo di Jesse Custer, protagonista di Preacher.





Nel corso dei 13 episodi che compongono la prima stagione avremo molte rivelazioni, colpi di scena, alcuni veramente inaspettati lasciando però alcuni misteri irrisolti, ma con un ritmo troppo altalenante nella narrazione.
Infatti gli episodi alternano momenti dove vengono fatte delle rivelazioni sul passato dei protagonisti, scene di azione o di suspance a momenti di noia che servono spesso ad allungare il brodo.

Secondo me il taglio medio dei 50-55 minuti a episodio è troppo elevato. Si poteva tranquillamente ridurre il tutto ai 40-42 minuti canonici per evitare il calo di ritmo nella narrazione.

Come vi ho sempre detto, secondo me, il successo di una serie dipende molto anche dall'utilizzo di pochi ma ben caratterizzati personaggi nel raccontare la storia. Jessica Jones ci riesce, anche se in parte.
Escludendo la stessa Jessica e Kilgrave caratterizzati molto bene, abbiamo alcuni dei comprimari come Trish Walker, che assume un ruolo quasi fondamentale nel proseguo della serie. Per altri personaggi invece utilizzato un approccio diverso. Viene puntata l'attenzione su di loro nei primi episodi, anche se non se ne capisce il perchè, per poi renderli protagonisti nella seconda parte della serie.
D'altro canto, forse il personaggio secondario più noto, almeno ai fan Marvel, Luke Cage, viene introdotto all'inizio e buttato qua e là nel proseguo, senza troppo approfondirlo.

Ah già, ma lui avrà una serie dedicata dove sarà protagonista indiscusso....

Devo dire che comunque che Mike Colter, l'attore che interpreta il futuro Power Man, è molto somigliante alla sua controparte fumettistica....





...e per fortuna che non si sono ispirati alla versione "disco music" anni '70 del buon Cage.



Giusto per completezza di informazione tra i personaggi ricorrenti Jeri Hogarth, interpretata da Carrie-Anne Moss (la Trinity di Matrix), che onestamente ho trovato al limite dell'odioso. Non che Trinity mi stesse simpatica, sia chiaro. Onestamente non ho mai capito cosa esaltasse i miei coetanei sia nel personaggio creato dai fratelli, scusate, sorelle Wachowski sia nell'attrice che la interpretava che personalmente non reputo una bellezza.


Gusti....Tra l'altro scopro che il personaggio dei fumetti si chiamava Jeryn Hogart ed era maschio.

Ma tiriamo quindi le conclusioni. Il successo, a mio modo di vedere, delle serie Netflix è di creare storie interessanti in pochi episodi (13). Allungare il brodo era inutile, anche se in questa serie il brodo è già troppo allungato.
I due personaggi principali sono molto ben caratterizzati e due attori che li intepretano sono molto adatti nella parte. La Ritter ricopre in qualche modo lo stesso ruolo che aveva in Breaking Bad e Tennant, per quanto lo abbia amato come Dottore, qui gli avrei staccato la testa più volte.

Va vista? oddio, dovete avere la voglia di proseguire anche nei momenti di noia che spesso non giovano alla visione. Senza dubbio è una serie poco supereroistica con toni molto noir. Analizza il trauma del disturbo post traumatico da stress in maniera molto convincente. Una delle cose più interessanti è che la serie, nei suoi tredici episodi, arriva ad una conclusione della trama, mettendo sì le basi per un seguito, ma arrivando ad una fine della storia.

Una delle cose che mi ha fatto più ridere è il personaggio di Robyn, vicina di Jessica. Perché mi ha fatto ridere? guardate questa foto....




Non vi ricorda nessuno?

Sicuri? guardatela bene....


Già è Ron Weasley di Harry Potter coi capelli lunghi....






Scusa Ron non volevo....

See you next



lunedì 7 marzo 2016

Retrogame Story 3: Aztec Adventure - The Golden Road To Paradise


Terzo capitolo della retrogame story. Ancora una volta parliamo di un gioco Sega, come succederà molto spesso in questa rubrica. Questa volta facciamo un salto nel passato di quasi 30 anni, 28 se vogliamo essere precisi, uscito sull'8-Bit che diede l'inzio alla mia lunga carriera videoludica, il Master System.
Parliamo quindi di Aztec Adventure: The Golden Road To Paradise uscito, come dicevamo, nel lontano 1988 in Europa.
Cercando informazioni sul gioco, scopro che in giappolandia è uscito col titolo di Nazca '88: The Golden Road to Paradise uscito, come dice la schermata del titolo,  nel settembre '87.


Interpreteremo Niño, un avventuriero che intraprenderà un lungo viaggio per arrivare alle porte del paradiso.



 Come ci verrà ricordato a inizio avventura potremo ingaggiare fino a due dei tre mercenari che incontreremo nel nostro cammino. Ognuno dei tre avrà un suo "costo di acquisto". Più alto sarà il costo sostenuto, maggiore sarà la resistenza e efficienza del nostro nuovo amico.

La nostra avventura inizierà in una specie di foresta pluviale. Lo scopo della nostra missione sarà molto semplice e lineare. Dovremo attraversare il "labirinto" di alberi, rocce e piante al fine di trovare il portale che ci condurrà al prossimo livello.

Durante il nostro pellegrinaggio troveremo vari nemici di cui, senza dubbio, i più importanti saranno questa specie di "lumache aliene".


Peché? beh semplice, perché appena li sconfiggeremo ci rilasceranno un sacchetto d'oro. Come dicevamo all'inizio ci serviranno per reclutare i tre mercenari Papi, Pupe e Poh ma anche per altri scopi, ma su questo torneremo.
Sicuramente dei nemici che ostacoleranno il nostro cammino troveremo questi guerrieri mascherati che ci attaccheranno con le delle lance.


Loro saranno fondamentali per farci attraversare il livello nel quale saremo perché, una volta sconfitti, rilasceranno l'oggetto speciale dello stage, quello contrassegnato inizialmente col punto di domanda.
Nel primo livello otterremo le palle di fuoco che serviranno a bruciare le piante velenose viola oppure quelle verdi che lanceranno quelli che assomigliano a dei fuochi di artificio.



Essendo poi un gioco "old school" non potevano mancare i boss del livello. In questo gioco specifico non avremo un singolo boss che ci ostacolerà il passaggio alla prossima zona, ma avremo un numero variabile di nemici da affrontare di volta in volta. Nulla ci impedirà di uscire dall'area dove risiederà il boss ma, ovviamente, se non li elimineremo tutti non potremo procedere.
Nella prima zona affronteremo una pianta gigante carnivora che ci attaccherà con delle spore (?).



Affrontata la giungla ci troveremo nella seconda area, in un canyon. Qui l'ostacolo principale saranno i vari fiumi che dovremo attraversare. Se entreremo in acqua perderemo vita. In linea generale avremo sempre delle zattere che seguiranno la corrente e ci aiuteranno nell'attraversamento. Purtroppo, in alcuni punti, probabilmente per dei banali bug del gioco, le zattere non appariranno mai. Per evitare il problema in questo stage l'oggetto speciale saranno degli stivali che, una volta indossati, per un breve periodo di tempo, ci eviteranno i danni dell'acqua.


 Il boss della zona sarà un simpatico pipistrello gigante che ci attaccherà svolazzando qua e là per l'area.

 Da questa zona verranno anche introdotti i pozzi. Come dicevamo in precedenza, l'oro guadagnato ha altri scopi oltre a reclutare i mercenari. In questo caso lanciando un sacchettino d'oro verso il pozzo, apparirà la dea che ci ridarà tutta la vita perduta.


Non male, specialmente per affrontare i restanti boss dell'area.
Attenzione però, non tirate nel pozzo altri oggetti sennò la dea, con tanto di bozzo in testa, resterà offesa dall'azione compiuta e non ci darà la ricarica sperata.



Arriviamo quindi alla terza area, il deserto. In questo tripudio di sabbia e cactus l'ostacolo principale saranno i "simpatici" mostriciattoli che usciranno dal terreno. L'oggetto speciale, dei turbini portatili, serviranno a distruggerli.




In questa terza area, oltre al classico boss di zona, una specie di coniglio guerriero che ci attaccherà con delle sfere di energia,


vedremo per la prima volta il boss "random". Random perché potremo trovarlo in una qualsiasi delle prossime aree. Il nostro avversario non sarà altro che una testa che, fluttuando, ci lancerà addosso una quantità industriale di omini armati di spada.



Nel quarto livello arriveremo in una palude di isolette collegate da una serie di ponti. Qui l'arma di livello saranno dei fulmini che però non ho mai capito a cosa servissero.
Gli ostacoli saranno delle ondate di acqua che ci attraverseranno il cammino.


 Il nemico da affrontare che probabilmente resta anche il mio preferito, è uno spirito fatto d'acqua che uscirà dalla palude in vari posti attaccandoci con delle sfere.


Quinta zona, probabilmente la più difficile da attraversare. Un labirinto Azteco (?) caratterizzato da bocche di fuoco che dovremo attraversare ad un determinato ritmo,



oppure da muri a forme di faccia che si chiuderanno al nostro passaggio.

 
Fortunatamente l'oggetto speciale sarà la dinamite che servirà a eliminare questo ostacolo. Il nemico di livello sarà un leone di pietra molto veloce e agguerrito da sconfiggere.


In questa zona troveremo per la prima volta questa specie di gattina che avrà l'unico compito di farci ritorcere contro i mercenari che avremo eventualmente assoldato.



 Un bel sacchettino d'oro e se ne andrà a gambe levate.

Ogni volta che concluderemo un'area avremo una schermata che ci terrà aggiornati sul progresso del nostro viaggio,




 e sui prossimi nemici da sconfiggere.



Come vediamo i livelli da affrontare saranno dieci anche se i restanti cinque saranno semplicemente una seconda zona delle cinque narrate in precedenza, in un ordine diverso da come le abbiamo affrontate la prima volta. Chiaramente queste cinque "nuove" zone saranno più ostiche per il numero maggiore di nemici da sconfiggere per procedere.

Ah già i livelli non sono dieci.... ma undici.
L'ultima zona, tra l'altro spoilerata già nella copertina...


sarà una zona rosa attraversata ogni tanto da quelle che sembrano balle di fieno tonde tipiche dei film western.



In questa zona ritroveremo, una ad una, tutte le vecchie conoscenze affrontate in precedenza.



Lo scopo sarà arrivare a quello che sembra il disegno tipico delle linee di Nazca che si rivelerà il boss finale.




Sconfitto anche lui arriveremo alla tanto agognata porta del paradiso. Niño verrà accolto dalla dea che tanto ha rincorso per tutta l'avventura e aprirà la porta.


Stupito da quanto gli verrà rivelato avremo quella che potrebbe essere una massima di vita.



"Al completamento del suo lungo viaggio, il nostro giovane eroe ha alla fine individuato il paradiso. Che cosa ha scoperto qui?"


"Il vero paradiso si trova in eterno nella persona che lo sogna."


"Perché non avventurarsi per il mondo alla ricerca della propria utopia."




"Solo con un tale sogno , troverete il significato della vera felicità."


Che dire, direi che un bellissimo insegnamento e una lezione di vita che dovrebbe essere applicata da tutti. Poi se vogliamo essere polemici potrebbe essere un insegnamento per i soliti stronzi che continuano a dire che i videogiochi sono perdita di tempo, che insegnano solo violenza e deviano le menti.

Scusate lo sfogo ma qua ci stava.

Questo è quanto su Aztec Adventure, un gioco che oggi come oggi potrebbe essere troppo semplicistico e lineare nella sua costruzione in quanto l'unica abilità richiesta è quella di affrontare i nemici capendo il loro "pattern di attacco". Però è anche un gioco che ha quasi trent'anni alle spalle e, pur rigiocandolo ora l'ho trovato piacevole da portare a termine.

Provatelo, e magari mi darete le vostre opinioni.

martedì 1 marzo 2016

Un film Italiano diverso


Torniamo a parlare di cinema. E se vogliamo aggiungere il carico, parliamo di un film ITALIANO.
Come dite? ero che sparlavo del cinema italiano? si e continuerò a farlo, perché il 99% delle produzioni nostrane sono le solite stronzate pre-confezionate tipo commediole alla cinepanettone oppure le solite, noiosissime fiction tirate per i capelli fino all'estremo. Ah si, poi ci sono le solite biografie su "celebri" personaggi di spicco, che mi annoiano a morte anche se vengono fatte altrove. Però, ogni tanto, c'è qualcuno che vuole fare la mosca bianca e cercare di uscire dal coro dei "soliti noti".

Insomma, non tiriamola lunga, oggi parliamo di "Lo Chiamavano Jeeg Robot".

Facciamo subito una premessa FONDAMENTALE, perché si sa, la gente spesso è talmente ottusa che non si informa e si fa abbindolare dal titolo di richiamo. Lo Chiamavano Jeeg Robot, non è una trasposizione filmica delle avventure di Hiroshi Shiba e la sua lunga crociata contro la regina Himica. Siamo onesti, noi italiani non saremmo in grado di fare un film del genere perché non abbiamo i mezzi, come del resto non lo sono gli americani, che scimmiottano grandi serie senza dargli il giusto spessore, come nel caso di Pacific Rim. Del resto gli stessi giapponesi non sarebbero in grado di portare sul grande schermo i loro robottoni più famosi, perché i risultati che ne sono usciti sono quelle serie alla Power Rangers.

Ok, ma visto che Hiroshi non c'è che senso ha andare a vedere il film? Semplice, per tre ragioni.

1) Perché è il tentativo di creare un film supereroistico italiano. Qualcuno ci ha già provato, anche un blasonatissimo registra nostrano... creando quel filmone de "Il ragazzo invisibile", criticato da tutti quelli che conosco e lo hanno visto. E non sto parlando di critica di settore che, riguardando i voti sull'Internet l'hanno osannato quasi a capolavoro, ma da gente che seguo e che è più sul mio pensiero.
Siamo onesti, un teaser spammato per mesi dove si vedeva solamente il logo poi, a ridosso dell'uscita, appare questo


 che, diciamocela tutta, se non ci fosse un ragazzino protagonista, potrebbe essere la tenuta di un porno sadomaso.

2) Il secondo motivo è proprio lo stesso che mi ha allontanato alla visione de "Il ragazzo invisibile". Chi seguo su Internet ha apprezzato l'opera.

3) Di conseguenza è scaturita la curiosità.

Sarò onesto, anch'io inizialmente fui attirato principalmente dal titolo. Jeeg è e rimane una delle icone della robotica giapponese, nonché uno dei miei preferiti. All'epoca però, proprio per attirare l'attenzione, appariva solo la locandina



senza altre spiegazioni.
Normale che gli appassionati alzino le orecchie su un titolo così "noto". Ma siamo onesti, se ne sarebbe sentito così tanto parlare se non avesse avuto un titolo così "risonante"? "Le avventure di Super Enzo" non avrebbero avuto lo stesso impatto.

Perché Super Enzo? Beh semplice, il protagonista della storia è Enzo Ceccotti, "romano de Roma", ladruncolo di "professione" e senza una lira... scusate, euro. Infatti il film si apre con la sua fuga dalla polizia dopo aver rubato un orologio di valore.
Correndo per la città per sfuggire agli sbirri, arriva sulle rive del Tevere sotto Ponte Sant'Angelo. Enzo, pur di sfuggire ai suoi inseguitori, si butta nelle acque del "biondo Tevere", facendo perdere le sue traccie.
Qui, nel più canonico stile supereroistico americano, capita un'incidente che lo cambierà per sempre. Infatti l'uomo, usando dei bidoni nascosti nella battigia come appoggio per uscire dall'acqua, accidentalmente li romperà cadendoci letteralmente dentro. Inutile dire che i bidoni sul fondo contenevano sostanze radioattive.
L'uomo debilitato dall'incidente riuscirà a tornare a casa e, seguendo le origini di Spidey, passerà una notte tra febbre e spasmi. Ma il giorno dopo sarà fresco come una rosa, tanto che andrà da un ricettatore, Sergio, per vendere l'orologio. Quest'ultimo è membro di una gang di delinquenti della zona capitanata da Fabio Cannizzaro detto "Lo zingaro". Sergio deciderà di reclutare Enzo per un lavoretto "poco pulito" di recupero droga ingerita da due fratelli extracomunitari arrivati a Roma quel giorno. Il gruppo si dirige in un edificio in costruzione abbandonato per il recupero merce.
Il semplice lavoro però finirà nella peggiore dei modi e Enzo, colpito ad una spalla da un proiettile, perderà l'equilibrio e cadrà dal nono piano dell'edificio. Miracolosamente l'uomo resterà illeso dalla caduta, capendo successivamente che le sostanze nelle quali era caduto gli avevano donato dei superpoteri.

Come sempre cerchiamo di evitare altro della trama e iniziamo con la mia analisi.

La genesi del protagonista segue lo standard dei più blasonati supereroi americani, con una differenza sostanziale, Enzo (Claudio Santamaria) è tutt'altro che un eroe.

Infatti inizialmente userà i suoi poteri per ottenerne dei vantaggi personali. Scoperta la sua superforza cercherà di sistemarsi portandosi letteralmente a casa un bancomat diventando ben presto una "star" di youtube per il suo gesto fatto a fronte delle telecamere.
Se lo guardiamo bene il protagonista è un solitario, un uomo comune, probabilmente vittima degli eventi nel suo passato. Una cosa che dal mio punto di vista manca è capire come Enzo sia arrivato a quella vita e perché si dichiara "amico di nessuno". Forse il rapido flashback a metà film è un po' poco. A me piace, da sempre, capire meglio chi sono i protagonisti e cosa li ha portati a vivere in un determinato modo o capire le scelte che fanno.

Se guardiamo bene il resto del film abbiamo solamente altri due personaggi principali, ovvero Alessia la figlia di Sergio e il già citato Zingaro.

Partiamo da lei interpretata da Ilenia Pastorelli.


Quando la vediamo nelle prime scene capiamo che qualcosa in lei non va. Diciamocela tutta, non ci sta troppo con la testa. Ossessionata dai DVD di Jeeg, sembra letteralmente persa nel suo mondo di fantasia. Verrà salvata da Enzo quando viene presa di mira dallo Zingaro quando le chiederanno insistentemente del padre. Sarà proprio la ragazza a soprannominare Hiroshi il suo salvatore.
Inizialmente ci verrà spiegato che il suo strano comportamento è dovuto alla morte della madre, purtroppo c'è molto di più.
Senza dubbio il suo ruolo nella vicenda sarà fondamentale per la storia, dando quella voglia di speranza nel dare fiducia al prossimo che manca totalmente al protagonista.

E poi c'è lo Zingaro il villain della storia, interpretato da Luca Marinelli.

Capo di una "batteria" di criminali romani ossessionato dall'ambizione di diventare una celebrità della malavita. Senza dubbio il suo modo di fare è deviato. L'ossessione di diventare qualcuno lo porta spesso a fare azione avventate, senza senso, da psicopatico, che molto spesso gli faranno perdere la fiducia dei suoi stessi uomini. Il potere e l'ambizione di "fare er botto" saranno le sue uniche ragioni di vita. In alcuni frangenti ricorda la figura disturbata del Joker di Batman.




Concentrarsi su tre protagonisti è senza dubbio una scelta vincente. Nelle due ore del film c'è stato spazio sufficente ad una caratterizzazione accurata delle tre figure.
La narrazione degli eventi è molto lineare senza intoppi di salti temporali tra un evento e l'altro. Come dicevamo prima ci sono pochissimi flashback sul background dei tre protagonisti. Alcune cose si vedono anche se forse troppo abbozzate, altre si capiscono meglio.

La storia, se guardiamo bene è divisa in due tronconi forse troppo distanti o meglio, c'è un troppo semplicistico cambio di "destinazione d'uso". Nella prima parte siamo nel centro della malavita romana incentrata su spaccio, rapine e violenza. Sicuramente la parte più cruda del film. Nella seconda invece c'è il classico scontro tra superumani, dove il cattivo tenta il piano assurdo per conquistare popolarità per mettere a ferro e fuoco la città e il protagonista, presa coscienza del suo potere, lo affronta.

Che poi fermiamoci un attimo sui superpoteri del protagonista. Enzo dopo l'esposizione alla radioattività guadagna una "credibile" super forza. Credibile perché non fa volare gente in orbita alla Obelix, però riesce a sfondare muri con un pugno o fermare il tram romano. Diciamo una forza aumentata ma non estrema. Stile quella di Spidey. E fin qua nulla di strano.

La cosa che stona è l'altro potere che ottiene. Infatti sarà ultra resistente agli impatti, ma non sarà resistente a coltelli o pistole. Non è un po' insensato? se sei resistente ad una caduta dal nono piano, dove non ti fai nulla, è normale che tu sia più resistente ad una pallottola oppure ad una mannaia che ti infilza il piede e ti stacca il dito. Sbaglierò ma le due cose non collimano tra loro.

Terzo potere, è il classico metabolismo accelerato che fa guarire il protagonista più velocemente. E anche qui nulla di particolarmente anomalo.

Un'altra cosa che mi ha stonato non poco è la "rinascita" del Villain, ma qui finiamo nello

<SPOILER>




Adesso spiegatemi, lo Zingaro viene bruciato vivo da un lanciafiamme, viene buttato nel Tevere, più o meno nello stesso punto dove Enzo ottiene i poteri, praticamente morto, si salva, e nel giro di poche ore, parzialmente sfigurato, rinasce con tanto di super poteri? Diciamo che un pochetto forzata come cosa.


</SPOILER>

Quindi, in definitiva, un film supereroistico che omaggia i classici americani dai quali prende spunto per le origini del protagonista. Una trama semplice e lineare, ma mai noiosa. A mio modo di vedere si poteva spendere due parole in più sul passato di Enzo al fine di far capire allo spettatore il suo modo di fare schivo e solitario nel presente. La genesi vera e propria dell'eroe invece trova le sue idee dalla storia dell'Uomo Ragno, è inutile negarlo.

Pochi protagonisti, ma tutti ben sviluppati.
Come dicevamo prima secondo me ci sono alcune forzature nelle scene che portano allo scontro finale.

Vale quindi la pena del biglietto? si, principalmente per lo sforzo degli autori di tentare la strada di qualcosa di diverso dai soliti, inutili, film italiani.
Sicuramente un progetto migliorabile, ma un buon inizio.

Vi lascio qui la cover della storica sigla usata per il film.