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giovedì 5 febbraio 2026

Progetti Folli e dove trovarli


Brevissimo post di presentazione di quella sarà un'idea folle.

Ormai è più di un anno che fisicamente non scrivo sul Blog e almeno 2 che scrivo quando capita e solo per eventi particolari.

L'ho detto tante volte, ormai il blog è morto e questo potrebbe essere realmente e definitivamente l'ultimo post.

Però ho avuto un'idea. Non direttamente mia, ma stuzzicato da un amico che ha un progetto simile.

Il suo progetto si basa ormai da anni su un podcast dedicato ai videogiochi. Il podcast funziona e parlandone con lui si pensava di "espandere i fronti", aggiungendo altri media (o medium come dicono, ma il termine non mi piace per nulla), tra cui i fumetti, creando podcast "del brand" ma dedicati all'argomento.

E qui il "tarlo". Io leggo fumetti da 30 anni e, specialmente negli ultimi 10 - 15 ho spaziato molto comprando tutto quello che mi ispirava.

Per cui per non mettersi alla guida di questo nuovo, folle progetto?

Diciamoci la verità, volevo partire in corsa già nel 2025, la chiacchierata era di quasi un anno prima. Pensavo fosse relativamente facile da realizzare.
Poi mi sono accorto non fosse così e per altri fattori mollai gradualmente il tutto, pur avendo fatto un primo script.

L'idea quindi era nata e morta ancora prima di iniziare, però, così a tempo perso, anche per un mix di noia e frustrazione ho continuato a scrivere, seguendo uno schema di quello che sarebbe stata la mia idea di puntata.

In un anno quasi scrissi almeno una decina di script di puntate, alcuni completi altri Work in progress.

L'idea era quella di fare un excursus sull'opera di puntata, presentandone prima gli autori, poi parlando dell'opera fumettistica, successivamente passando a versioni animate o live action, discutendo delle opere collegate (videogiochi dedicati), tirando in ballo eventuali spin-off o prequel, concludendo con opinioni personali e curiosità.

Per alcune puntate avevo già in mente anche possibili ospiti.

Sulla carta tutto molto bello e il primo script conteneva tutto.
Mi rendevo anche conto che parlando di opere di autori "comuni" avrei, nel corso del tempo, dovuto scontrarmi con il problema. In alcuni casi era facilmente baypassabile in altri meno. 

Ma non mi importava, per ora, perché come dicevamo erano script scritti per divertimento e "antistress".

Poi a fine anno scorso mi sono detto: "se non lo fai ora, non lo farai mai, provaci, non lo ascolterà nessuno ma almeno ti sei tolto la soddisfazione".

E così decisi di acquistare un microfono, che comunque servirà per lavoro quando sarò da casa e quando participo alle live di tornei e affini, e provare a registrare.

Qui mi sono accorto di vari problemi inizialmente. 
1) Non riuscivo a parlare ad un microfono da solo. Sembra stupido ma le prime registrazioni sono state faticosissime.

2) Non sopporto il sentire la mia voce. Mi dà proprio fastidio. Ma quel fastidio che poteva essere un limite insormontabile, visto che avrei dovuto risentirmi per correggere il registrato.

3) Non sono uno che parla tanto, di natura, né tantomeno un intrattenitore.

A questo punto quindi qualcuno dirà: "si vabbè allora chiudi tutto e finisci li".

Ma mi sono detto che in qualche modo volevo provarci.

E quindi arriviamo all'inizio progetto. Il 29 Gennaio è uscita la prima puntata. Ufficialmente sarebbe uscita il 26, l'avevo uppata, ma poi per un errore mio di comunicazione con l'amico di cui si parlava prima, ho cambiato in corsa il nome del podcast, rendendolo indipendente dal "brand" e continuando per la mia strada.

L'errore è mio che ho voluto fare le cose al volo, perché avevo chiesto l'approvazione nell'usare il nome, ma poi sono andato dritto quando probabilmente si voleva fare in modo diverso.

Per cui me ne sono fregato, la puntata era pronta, ho ri-registrato l'intro e l'outro e "rinomato" il tutto.

Nasce quindi Comicsland, Autori, storie, Spin-Off. Il nome mi piace perché è stato quello della mia prima fumetteria (oggi chiusa) dove bazzicavo a inizio "carriera da fumettaro". 

Avevo pensato di mettere quella che poi diventerà per molti anni la mia fumetteria di fiducia, ma il nome non mi convinceva.

Ma come dicevo è già uscito un primo episodio, dedicato a Yu-Gi-Oh. 


Perché scegliere quel titolo e come è uscita la puntata?

Sul perché è presto detto. Yu-Gi-Oh rappresentava bene lo schema che volevo dare al progetto, avendo tutto di quello che volevo parlare e volevo dare luce ad un manga, poco conosciuto rispetto alla controparte animata, analizzando il fatto che l'opera originale è in realtà abbastanza distante da quello che abbiamo visto in TV.

Come è uscita la puntata? eh.... poteva essere migliore. Mi sono accorto di avere fatto tantissimi errori, non avere ancora familiarità con un microfono (alcune parti sono più alte come tono e altre più basse), e di non avere ancora dimestichezza col parlato.

Però mi sono detto, posso solo migliorare e solo correggendolo mi sono già accorto di molti punti critici che spero di limare.

Ma quindi se e quando usciranno nuove puntate?

Beh l'idea è stata chiara fin da subito.

Farò un "ciclo" di 12 episodi, uno al mese. Capirò se pubblicarlo sempre lo stesso giorno del mese oppure "quando è pronto" lasciando lo spazio tra un episodio e l'altro.

E poi? beh, dipenderà tanto se avrà ascolti.

L'obiettivo è avere 5 ascolti per episodio. Se non se lo cagherà nessuno, beh ci avrò provato, avrò dato un senso agli script e mi sarò tolto una soddisfazione.

Su Instagram cercherò di aggiungere curiosità notizie o mostrare immagini di quanto detto in puntata.

Se andrà "meglio del previsto" forse l'anno prossimo potrei valutare di episodi "con ospite", posto che chi vorrei contattare accetti, ovviamente.

Vedremo come va.

Se avete voglia, vi lascio il Link

  
See you next.

martedì 10 ottobre 2023

Shin Getter Robo Re: Model


Sono sempre stato un fan accanito della robotica Giapponese. Ho sempre preferito "salire virtualmente" a bordo dei colossi metallici e combattere le minacce alla Terra piuttosto che vedere gli smielati musical della premiata scuderia Disney.

Tutt'oggi se mi chiedete se ho visto questo o quel classico vi rispondo di no e sicuramente non saprei citarvi questa o quella battuta famosa.

Se invece mi parlate di Mazinga, Daltanious o Gundam posso farvi veri e propri trattati... più o meno.

Ogni tanto quindi, anche adesso, mi torna la voglia di vedere questo o quel titolo, magari recuperando qualche serie che all'epoca non avevo visto in TV, oppure che non era mai stata trasmessa in chiaro.

Oggi quindi voglio darvi le mie impressioni una di queste serie, parlandovi di Shin Getter Robo Re: Model.

Serie del 2004 in 13 episodi di circa 20 minuti è, di fatto, un reboot e in qualche modo un adattamento più fedele al manga del Getter Robot creato da Gō Nagai e Ken Ishikawa.

Sarò sincero, pur essendo state trasmesse entrambe le serie di Getter sulla TV italiana, una col titolo Space Robot (Getter Robot) 

e la seconda come Jet Robot (Getter Robot G) 

a memoria non le ricordo e potrei giurare di non aver mai visto nemmeno un episodio.

Onestamente ricordo poco anche Goldrake e dei due Mazinga ho indelebile l'immagine del robot che esce dalla piscina davanti alla base.

Per cui mi sembrava un'ottima occasione per recuperare uno dei mostri sacri della robotica, che per chi non lo conoscesse, è stato anche il primo robot componibile.

Tre navicelle, dette Getter Machine che, a seconda della combinazione, formano tre robot da caratteristiche peculiari che in qualche modo rispecchiano i tre piloti.

La serie come detto è sviluppata in 13 episodi e si avvicina molto più alle atmosfere crude del manga.

Essendo una serie dei primi anni 2000 ha una gestione degli episodi molto più compatta e continua nella narrazione e meno "ritualistica" e in qualche modo "schematica" della serie originali degli '70.

I primi tre episodi servono semplicemente ad introdurre i tre protagonisti rispettivamente:

- Ryōma Nagare 

pilota della Getter Machine rossa, chiamata Eagle e pilota del Getter 1.

- Hayato Jin 

pilota della Getter Machine bianca, chiamata Jaguar e pilota del Getter 2.

- Musashibo Benkei 

pilota della Getter Machine gialla, chiamata Bear e pilota del Getter 3.

Se i nomi dei primi due sono quelli dei piloti originali, il terzo in qualche modo è la "fusione" tra Musashi Tomoe (Getter Robot) e Benkei Kuruma (Getter Robot G).

Seguendo quando raccontato nel manga originale i tre protagonisti non sono tre eroi votati alla missione, ma sono di fatto tre antieroi al confine tra buoni e cattivi.

Ryōma è un attaccabrighe, esperto di arti marziali che vive alla giornata, cercando risse spesso con Yakuza o simili, spesso per placare il suo spirito combattivo.

Hayato è di fatto un terrorista, molto astuto e rapido nei movimenti, verrà reclutato quando attaccherà la base Getter e dopo essersi scontrato con Ryōma.

Benkei invece ha un passato da brigante che ha fatto ammenda dei suoi peccati e diventato bonzo.

Tre personaggi molto aticipi per una serie robotica, ma decisamente in linea con le direttive guida delle opere di Gō Nagai.

 
La serie, come dirà la stessa "solita enciclopedia", fa parte della cosiddetta Dark Age della robotica, per l'etica ambigua dei personaggi, la violenza, la presenza di scene gore e splatter e le tematiche più adulte.

E non vi nego che questa "ambiguità" dei protagonisti è stata proprio la cosa che mi è piaciuta di più nella serie.

Il Dottor Saotome, 

lo scienziato combattente che ha scoperto prima i misteriosi raggi Getta e creato successivamente il robot, è lui stesso un personaggio ambiguo.

Combatte per la salvezza della Terra, ma sicuramente è il primo ad avere un secondo fine.

A mio avviso questa serie ha molte influenze di quella che possiamo definire la "terza era della robotica", ovvero quella mistica.

 
In fin dei conti, per tutta la serie, viene messo un grossissimo punto di domanda su cosa sono realmente i raggi Getta e, soprattutto, viene dato un senso ai continui attacchi degli Oni, i principali nemici della serie.

Parte del fascino della serie sta proprio in questi misteri che, diciamocela tutta, verranno risolti solo in piccola parte, arrivando ad un finale aperto che lascerà molti interrogativi.

L'altro punto forte della serie sono l'estetica dei combattimenti. Siamo di fronte ad un Super robot della prima era e, per quanto sia componibile, ci sono poche "ritualità" nella fase di agganciamento/trasformazione. Il tutto è fortemente basato sull'azione pura.

 
Azione che, figlia proprio della Dark age, è rapida e aggressiva. Getter è un robot con pochissime armi, per cui non assisteremo mai ad elaborate strategie di combattimento basate su fruste, lame e cannoni, ma su una trivella in modalità Getter 2, dei missili in modalità Getter 3 e due asce in modalità Getter 1.

Per il resto Getter fa largo uso di pugni, calci e prese come nel migliore incontro di pugilato o di Wrestling.

E' presente l'arma finale che chiude lo scontro, ma anche in questo caso nessuna "ritualità", ma solo un potentissimo raggio di energia che disintegra il nemico.

Anche il design dei personaggi ha una resa "sporca" che ricorda molto lo stile del disegno di Gō Nagai.

 
Non posso negarvi che questo mix tra personaggi al confine tra buoni e cattivi, mistero nella storia e brutalità nei combattimenti, mi hanno fatto amare questa serie.

Pochi episodi, pochi personaggi ma tutto ben caratterizzato.
Ma quindi è tutto ottimo?

Direi purtroppo no.

La serie parte con le migliori intenzioni, prendendosi il giusto tempo nella prima parte, porta tutto su un altro piano, dando maggior spazio al lato "mistico", ma esagera troppo nell'espandere la storia, arrivando ad un finale in qualche modo tagliato non dando troppe spiegazioni allo spettatore di quello che succede.

E' un vero peccato. Probabilmente, come già successe per Neon Genesis Evangelion, l'idea era quella di avere a disposizione più episodi ma, in corso d'opera, il tutto è stato tagliato.

Si vede tantissimo che dopo la fase del "salto nel passato alternativo" si voleva puntare su un "futuro distopico" e dare una spiegazione accurata ai raggi Getter e al cimitero dei Getter Robot.

Purtroppo lo spazio di manovra è breve e restanti episodi erano troppo pochi per dare un "posto a tutto".

Si arriva quindi ad un finale a mio avviso affrettato dove però si nota tantissimo la "regola madre" delle opere di Gō Nagai. Il robot è un mezzo talmente potente da poter "corrompere" il suo pilota e farlo diventare un demone. Solo la forza di volontà dello stesso può farlo diventare un dio.

Ryōma stesso, in molte inquadrature ed espressioni ricorda tantissimo l'Akira Fudo di Devilman, con uno sguardo quasi demoniaco pronto a combattere qualsiasi nemico solo per placare la sua sete di battaglia.



L'ultimo episodio è proprio il fulcro di questo, facendoci vedere un Ryōma che ha visto un suo possibile futuro come demone, ma vuole in qualche modo affrontarlo, anche se non sapremo come e se ci riuscirà.

Un finale quindi sospeso che però lascia degli interrogativi su cosa sono realmente i misteriosi raggi Getter.

Hayato riuscirà ad avere delle risposte?

Probabilmente non lo sapremo mai.

Una serie che a mio avviso, se siete fan del genere, va vista anche per i pochi episodi che la compongono.

Una riscrittura moderna di uno degli eroi metallici creati dal Maestro Gō Nagai ormai quasi cinquant'anni fa (Getter Robot è del 4 aprile '74).

Peccato per un finale troppo abbozzato che avrebbe lasciato spazio per una seconda stagione, cosa che succederà anche per il reboot di Mazinga Z qualche anno dopo con l'altrettanto bella serie Mazinger Edition Z: The Impact!.

La serie è disponibile su Prime Video se volete recuperarla.

See you next



domenica 10 settembre 2023

One Piece: dalla carta al live action

Ciurma, andiamo tutti all'arrembaggio forza!!

Chi ha vissuto l'ora di pranzo su Italia 1 nei primi anni 2000 non può non conoscere questo verso e leggerlo cantando.

Ovviamente stiamo parlando di una delle sigle più famose e di uno dei successi planetari nell'ambito manga e anime, One Piece.

Sono ormai più di vent'anni che seguiamo le avventure della ciurma di Cappello di paglia alla ricerca del misterioso One Piece.

L'attenzione su questa serie è tornata "alle cronache" proprio per due notizie legate a questa serie. Da una parte la trasmissione dell'episodio dove il protagonista acquista la sua nuova trasformazione, la Gear 5, 

dall'altra della messa in onda di una serie in live action prodotta da Netflix.

Io voglio raccontarvi le mie impressioni su quest'ultima, della sua lunga genesi partita ormai sei anni fa, luglio 2017, e del suo arrivo nella piattaforma di streaming ad agosto di quest'anno.

Sarò sincero, come moltissimi tra Influencer, testate di news e amici, avevo storto il naso ancora prima di iniziare.

One Piece è ormai un caposaldo tra gli appassionati, è una serie estremamente lunga, più di cento volumi all'attivo, senza aver ancora troppo chiaro un orizzonte di conclusione.

La serie si dirama tra molti personaggi, spesso buffi e bizzarri, poteri e tecniche di combattimento difficili spesso da rendere credibili al di fuori della sua natura di manga, per cui se è già complicato rendere credibile una serie pseudo realistica, quale possa essere un City Hunter ad esempio, 

One Piece parte con un fardello ancora più pesante sulle spalle.

Non dimentichiamo inoltre che la piattaforma che tenta questo "triplo salto carpiato" è Netflix che, diciamocela tutta, non ha per niente brillato quando tentò di adattare prima Death Note, serie tutto sommato pseudo realistica, ma con risultati osceni, ma poi toccando un altro mostro sacro, Cowboy Bebop, 


con una realizzazione tecnica decisamente migliore, ma con una resa piatta e senza lo stile che invece contraddistingueva l'anime originale.

Mettiamo pure sul piatto altri obbrobri come il recente live action de I Cavalieri dello Zodiaco, 

che tutt'oggi mi rifiuto di vedere, senza parlare del "male assoluto", ovvero Dragon Ball Evolution.

 
La voglia quindi di un'ulteriore, per lo meno sulla carta, potenziale porcheria in live action, mi lasciava ampiamente perplesso.

Nel corso del tempo però si inizia ad avere un cast dei protagonisti. Con l'occasione si è voluto ampiamente sottolineare il fatto che Eiichirō Oda, padre dell'opera originale, era supervisore sia per quanto riguardava sia il cast, sia per le sceneggiature, sia per seguire passo passo la realizzazione degli episodi, che sarebbero stati 8.

La storia doveva coprire il primo arco narrativo del racconto, la cosiddetta "Saga del mare orientale" che copriva il primi 12 volumi del manga e i primi 61 episodi della serie anime.

Pur trovando molto adatti i 5 protagonisti scelti a livello estetico per vestire Luffy, Zoro, Nami, Usop e Sanji e pur avendo messo un tutto sommato discreto hype per l'uscita della serie grazie alla massiccia campagna di marketing, la puzza di puttanata era veramente dietro l'angolo.

I primi trailer non sembravano un granchè, sembrava mancasse veramente qualcosa soprattutto nella resa dei colpi del protagonista che, per ovvie ragioni, dovevano essere fatti in computer grafica.

Si arriva quindi al 31/08 giorno dell'uscita della serie. Per cui mi approccio al primo episodio, conscio che al 99% sarebbe stato anche l'ultimo, come già successe per il già citato Cowboy Bebop.

E qui devo dire che ho dovuto ampiamente ricredermi. Pur con un primo episodio che sforava ampiamente l'ora, il tempo era volato. 

Ho rivisto molto dello spirito dell'anime (non ho mai letto il manga) che guardavo più di 20 anni fa a pranzo.

La storia parte ovviamente dalla morte di Gold Roger, il Re dei pirati, 

e della sua sfida a tutti gli aspiranti "nuovi Re" di trovare il One Piece, misterioso tesoro che "lascia in eredità" a tutti coloro che avranno il coraggio di cercarlo, mentre viene trafitto dalle lance della marina.

Il resto è storia.

Gli episodi alternano abilmente scene del passato dei personaggi e scene del presente.


Ogni membro della ciurma ha il suo spazio dove, con la sua storia, fa affezionare lo spettatore al suo sogno da realizzare.

Ma questa è la storia del manga, per cui non c'era troppo da meravigliarsi. L'adattamento Netflix in questo non sbaglia, riportando i fatti come sono stati raccontati in originale anche se tramite flashback e non "storia diretta" come nel manga.

Tanto però hanno fatto anche i protagonisti, dove il plauso va maggiormente ai primi membri, quelli che, per ovvie ragioni, hanno anche il maggior minutaggio, essendo presenti fin dal primo episodio.

Iñaki Godoy è Monkey D. Luffy e senza dubbio a mio avviso è quello che ha reso meglio il ruolo. 


E' inutile negare che quando lo si vede a schermo rappresenta bene quello spirito a metà tra l'estrema spensieratezza e testa tra le nuvole, ma anche capace di una ferrea determinazione nel portare avanti il suo sogno e la profonda amicizia con la sua squadra.

Molto belle anche le espressioni che spassano rapidamente dal sorriso ad uno sguardo determinato o furioso per quello che succede.

Mackenyu Maeda è Roronoa Zoro. 

 
Anche l'interpretazione di Mackenyu mi ha convinto nella rappresentazione dello spadaccino dalle tre spade.

Taciturno e scontroso, per lo meno all'inizio della storia, verrà reclutato a forza da Luffy.  

Inizierà a fidarsi del suo compagno di squadra quando capirà che il suo scopo è reclutare una squadra che possa aiutarsi a vicenda nel raggiungere i propri sogni.

Mackenyu è senza dubbio il veterano dei live action tratti da manga. Adesso è famoso per aver interpretato Zoro, ma prima è stato anche Enishi Yukishiro nella trasposizione di Rurouni Kenshin (conosciuto anche come Kenshin Samurai Vagabondo), Scar in Full Metal Alchemist, Okuyasu in Jojo e Seiya di Pegasus nel recentissimo film sui Cavalieri dello Zodiaco.

Emily Rudd è Nami. 

 
Se anche lei l'ho trovata calata nella parte anche se forse manca un po' la freddezza e il continuo doppiogiochismo del personaggio del manga e dell'anime.

Un po' ci sta, anche per banalmente mancanza di tempo nel rappresentare un arco di 61 episodi. 

Si perde un po' quel senso di iniziale odio che hai per il personaggio che si approfitta del buon cuore di Luffy, un po' mettendola alla pari della, almeno per me, odiosa Fujiko di Lupin III.

 
Ma come i fan sanno questa freddezza è dettata dal passato della ragazza, che verrà rivelato solo all'ultimo episodio.

Usop e Sanji rispettivamente interpretati da Jacob Romero Gibson

e Taz Skylar 

non sono riuscito ad inquadrarli troppo, forse anche per il fatto che sono presenti in maniera decisamente minore rispetto al trio iniziale, unendosi alla squadra dopo la metà della serie.

Interessante invece la scelta di rendere centrali due figure che hanno un ruolo importante più in la nella storia, ovvero il vice-ammiraglio Garp e Kobi, interpretati rispettivamente da Vincent Regan 

e da Morgan Davies.

 
Veniamo quindi alle mie considerazioni su questi, quasi sicuramente, primi otto episodi.

A mio avviso siamo di fronte ad un buona rappresentazione del manga e dell'anime di One Piece. Questo è abbastanza innegabile. Come dicevo all'inizio gli episodi, pur essendo molto lunghi, di durata tra i 50 e l'ora di minutaggio, non pesano allo spettatore.

Si cerca di evitare tempi morti, cercando di comprimere al meglio i dodici volumi della storia.

La serie quindi, per ovvie ragioni, subisce delle modifiche alla storia che, a mio avviso, non pesano troppo nell'economia del racconto.

Come dicevo prima viene data molta importanza al personaggio di Garp, rivelando da subito uno dei fatti che nella storia verranno raccontati molto più avanti.

Anche il personaggio di Kobi, uno dei primi amici che si farà Luffy durante il viaggio, avrà un ruolo cruciale per i fatti raccontati, quando nel manga inizialmente è solo un personaggio di contorno.

E senza dimencare alcune chicche che un fan "avanzato" può capire al volo senza che per il momento venga spiegato altro...


Veniamo alla "resa grafica", altro punto cruciale nell'adattamento.
Qui le cose si complicano un po' perchè ci sono state delle scelte sensate, ci sono state delle "furbate", ma comunque ci sono state delle realizzazioni discutibili.

Le scelte sensate a mio avviso sono state quelle di limitare la computer grafica, specialmente per rappresentare personaggi non umani, come la banda degli uomini pesce di Arlong.

Si è preferito usare il vecchio metodo del trucco prostetico, con maschere e costumi che cercassero di renderli credibili.

In alcuni casi ci sono riusciti, Arlong a mio avviso è quello che ne è uscito meglio, 

ma ci sono altri membri della ciurma, Kuroobi in primis, che ha una resa a video estremamente "plasticosa".

 
Le furbate invece invece sono di limitare al minimo la computer grafica per i colpi di Luffy. Ci sono, vediamo le tecniche, ma sono sempre riprese in modo da "vederle di lato" o "in mezzo ad altro".

Per quanto riguarda la parte "discutibile" è che ovviamente, volente o nolente, alcuni personaggi, magari minori, risultano alla stregua di un cosplay "comprato su Wish".
E' brutto da dire, ma è così.

Ogni tanto si vede tantissimo che le location sono dei semplici teatri di posa, però la resa finale non è pessima come in altri live action simili.

Veniamo quindi alla resa generale della serie.
Ho letto alcune recensioni che sottolineano più o meno gli stessi difetti che ho notato anch'io, in alcuni non sono piaciuti i cambiamenti di storia, altre volte si ci focalizzava sul fatto che la serie non ritornasse le stesse emozioni del manga o della controparte animata.

Andiamo per ordine e valutiamo entrambi gli aspetti.
Come ho detto fin da subito comprimere quasi 12 volumi in più o meno 8 ore è un'impresa titanica, per cui bisogna obbligatoriamente tagliare e ridurre il tutto.

A mio avviso, anche grazie alla supervisione di Oda, vengono tenuti i punti cardine della storia focalizzandosi sul background dei cinque protagonisti, cosa a mio avviso fondamentale per affezionarsi ed appassionarsi all'opera.

Molte delle scene iconiche restano pressoché inalterate.
Se penso alle prime che mi vengono in mente sicuramente la consegna del cappello di paglia da parte di Shanks al piccolo Luffy, 


 

Zoro legato nel cortile della base della marina, 


 

la fine della battaglia tra Zoro e Mihawk 


 

o ancora Nami in lacrime che chiede aiuto a Luffy.


 

Per quanto riguarda le modifiche, come già detto, non inficiano la narrativa generale, ma mettono le basi per introdurre alcuni fatti che verranno narrati in seguito o semplicemente per dare da subito spazio a personaggi importanti nel proseguo.

Alcuni hanno criticato questi cambi, ma ricordiamoci che anche l'anime li fece, ad esempio sul come Zeff perde la gamba, molto più eroico e blando nell'anime piuttosto che alla crudezza del manga o del live action.

Anche sul lato combattimenti, li ho trovati ben gestiti e molto spettacolari, come dovevano essere.

Arriviamo ad alcuni dei miei appunti personali.

Per prima cosa manca l'arrivo a Rogue Town, la città dove Gold Roger viene giustiziato. 

A mio avviso un episodio in più aveva senso per chiudere "meglio" tutto l'arco narrativo.

Rogue Town ha alcuni momenti molto importanti per la storia, anche se, vista la scena post credit, avrebbe dovuto introdurre un personaggio molto importante per la "mitologia" di One Piece.

La serie si chiude poco dopo la promessa di ogni membro della ciurma di raggiungere il proprio sogno.


 

Ecco anche qua se vogliamo trovare un difetto, questa scena nel live action è "piazzata male".

Infatti nel live action la promessa viene fatta uscendo dal villaggio di Coco, dopo la sconfitta di Arlong, dirigendosi verso quella che sarà la Reverse Mountain, che è l'ingresso alla Rotta Maggiore.

Nel manga e nell'anime la promessa viene fatta davanti alla montagna che sbarra l'ingresso alla rotta.

A mio avviso fare la promessa in quel momento ha un significato molto più profondo, perchè da una parte è il vero inizio della loro avventura ma, soprattutto, è vero momento dove dovranno lottare per realizzare i loro sogni.

Ci sta ad averlo messo la promessa a fine stagione, anche se perde un pochino di significato.

Veniamo quindi alle conclusioni.

E' una buona serie? si, senza dubbio, la promuovo a pieni voti.
Si poteva fare meglio? probabilmente si, ma diciamo che tante cose sono piccoli raffinamenti.

Ci sarà una seconda stagione? probabilmente si, tanto che si parla già di Jamie Lee Curtis 

nei panni della Dottoressa Kureha.

 

E qui però, a mio avviso sorgeranno problemi ben più importanti. La Rotta Maggiore, molto più della prima parte della storia, vedrà personaggi sempre più difficili da rappresentare in maniera realistica, Chopper ne è decisamente il primo esempio, ma sicuramente il problema lo si avrà in seguito con Frankie, per non parlare di Brook.

Visto che la computer grafica sarà molto più importante, riuscirà a tenere il passo, visto che in questa prima stagione si è giocato molto sul "vedo e non vedo" per nasconderla?

Staremo a vedere.

Intanto non posso che consigliarvi questa serie e perché no, recuperare il manga, come prima o poi farò anch'io visto che, è e rimane una delle poche saghe che mi ha appassionato dal primo momento e che, prima o poi, vorrei vederne una conclusione.

See you next

domenica 16 aprile 2023

Initial D - l'arrivo in Italia del manga culto di Shuichi Shigeno


Cosa accomuna una vecchia Toyota, passi montani, gare clandestine, musica Eurobeat e Dario Moccia?

Se la risposta è Initial D, avete indovinato.

Per molti questo titolo non vuol dire assolutamente niente, per molti altri era e uno dei manga più richiesti negli ultimi 15 - 20 anni.

Ma perché si parla così tanto di questa serie proprio adesso?

Beh, come spesso accade facendo risaltare una polemica, che in questo caso è corretta, ma ne riparleremo dopo, facendo risaltare molto meno l'opera in se e per se.

Poi ci sono sempre i soliti leoni da tastiera che devono sparare merda a caso, ma di quelli non vale neanche troppo prenderli in considerazione.

Ma andiamo per ordine.

- Cos'è Initial D ?

Initial D è il nome di un manga scritto e disegnato da Shuichi Shigeno, serializzato dal 17 luglio 1995 al 29 luglio 2013 sulla rivista seinen Weekly Young Magazine, edita da Kōdansha. Tutta la serie, come spesso accade, viene raccolta successivamente in 48 tankōbon, ovvero i volumi monotematici sull'opera che raccolgo in un formato più curato l'intera opera.

La storia è incentrata sulle gare notturne clandestine fatte tra squadre rivali di varie prefetture Giapponesi. La grossa particolarità sarà dare enfasi al Drifting (o sbandata controllata), ovvero quella tecnica di guida dove il pilota fa in qualche modo "scivolare" il retro della macchina, per effettuare la curva in maniera molto spettacolare.

Il manga ottenne un successo inaspettato anche dallo stesso autore, tanto che, nel corso degli anni, vennero fatte delle trasposizioni animate dell'opera, film dedicati e ovviamente dei videogiochi dove, probabilmente, i più famosi sono quelli da salagiochi sviluppati da Sega Rosso e pubblicati da Sega che abbiamo visto anche in Italia.

La cosa che contribuiva ad aumentare la popolarità dell'opera è, a mio avviso, l'introduzione della musica Eurobeat nelle versioni Anime e Videoludiche.

- La musica Eurobeat/Super Eurobeat


Stiamo parlando di una tipologia di musica molto in voga in Giappone, ma che ha un cuore Italiano, visto che deriva dalla musica Italo disco degli anni '80.

Stiamo parlando di un genere musicale di tipo dance elettronico, molto ritmato che si è sposato alla perfezione con lo stile adrenalinico delle gare presenti in Initial D. 

 

Ah, piccola curiosità: il famoso Dave Rodgers, autore di una buona parte della colonna sonora della trasposizione anime/videogioco di Initial D è in realtà Italiano, all'anagrafe Giancarlo Pasquini.

- Inital D in Italia

Ma torniamo al discorso iniziale. Inital D, pur avendo un successo enorme in patria, in Italia arriva praticamente al contrario. 

 

Ricordo infatti io stesso di aver giocato prima al videogioco da sala, nella famosa Sega Planet di Padova, essermi appassionato alla musica Super Eurobeat tanto da farne una mia selezione personale. 


Ho visto e acquistato la pubblicazione dei primi episodi della prima serie anime, serie che resterà incompleta, visto che ci si fermerà al 3° DVD dei 7 previsti, coprendo solo i primi 12 episodi su 26.

 

Riuscirò a vedere il film con attori veri, pubblicato nel 2005, non bellissimo a mio avviso, ma del manga nulla, pur essendo richiesto a gran voce da moltissimi appassionati.

Diciamo però che in quel periodo qualcosa si mosse lo stesso, con un gruppo di appassionati che iniziò a pubblicare una versione tradotta "non ufficiale" senza alcun scopo di lucro, ma solo per la voglia di divulgare l'opera, sottolineando che la traduzione si sarebbe interrotta nel momento in cui qualche editore avesse deciso di acquistare i diritti di pubblicazione.

- Perché Dario Moccia?

Ma perchè all'inizio parlavo di Dario Moccia e cosa c'entra con tutto questo?

Anche in questo caso, andiamo per ordine, spiegando a chi non ne abbia mai sentito parlare, chi è Dario.

 

Dario Moccia è un ragazzo toscano, classe 1990, ed è uno dei più famosi Youtuber Italiani ed è stato una delle colonne portanti di Youtube Italia. 

Appassionato di fumetti a 360°, ha cercato di divulgare tramite i suoi video questa sua passione.

Ma cosa centra con Initial D? Beh semplicemente perché anche è anche merito suo che il manga, finalmente viene pubblicato in Italia sotto l'etichetta J-Pop dall'editore Edizioni BD, con un annuncio in pompa magna alla Milan Games Week arrivando a bordo della '86 del protagonista dell'opera.

- Ma di cosa parla Initial D?

 
Come dicevamo all'inizio, il manga si focalizza sulle corse clandestine notturne, tra squadre di street racer di verie prefetture Giapponesi.

La storia inizia Shibukawa dove Takumi Fujiwara, diciottenne, aiuta il padre Bunta nella gestione del negozio di Tofu di famiglia.

Il ragazzo però un piccolo segreto che ha mantenuto tale anche al suo miglior amico di infanzia, Itsuki Takeuchi. Infatti da 5 anni il ragazzo tutte le notti porta il Tofu all'albergo in cima al valico di Akina, guidando la macchina del padre, una Toyota Trueno AE86.

Il ragazzo viene inoltre obbligato dal padre a guidare con un "handicap", ovvero un bicchiere pieno d'acqua sul cruscotto con l'obbligo di non versarne neanche una goccia.
Questo "strategemma" servirà al ragazzo per guidare in maniera fluida, evitando movimenti violenti che potrebbero danneggiare il tofu.

In compenso il ragazzo impara involontariamente una tecnica di guida impeccabile, unita all'abilità di Drifting appresa nella fase di discesa per ridurre al massimo i tempi di percorrenza e poter tornare velocemente a casa per dormire.

Raccontata così potrebbe sembrare una storia particolare ma senza troppa sostanza, ma vi assicuro che non è così.
Infatti il punto focale, per lo meno per il volume fin'ora uscito, sta nel come viene raccontata la storia.

Shuichi Shigeno introduce senza fretta i vari personaggi, focalizzandosi molto sulla loro caratterizzazione piuttosto che sulle  gare in se e per se, dando tantissimo spazio all'evoluzione psicologica del protagonista Takumi.

Un ragazzo che, è inutile girarci attorno, "ze incalmà con l'oco" come si dice dalle mie parti, letteralmente "È innestato con le oche" cioè non troppo sveglio, ingenuotto in pratica. Infatti i disegni lo rappresentano spesso assente, poco reattivo a ciò che gli viene detto.

Però in realtà si scoprirà essere solo una parte del suo "io" quando scoprirà, in maniera praticamente involontaria, di essere uno dei migliori piloti della zona.

La parte delle sfide viene messa per il momento quasi in secondo piano. Nel giro di 21 capitoli che coprono il primo volume uscito, pari a due tankōbon giapponesi, vedremo un'unica sfida e tutta la narrazione che porterà all'inizio della seconda.

Il punto di forza di Inital D, dal mio punto di vista come lettore, è il racconto dettagliato di quello che sta prima della gara, focalizzando l'attenzione sui personaggi, sul loro stato d'animo e sulla loro evoluzione passo dopo passo.

Ogni personaggio ha il suo giusto peso all'interno della narrazione, dando il giusto mix di storia, divertimento, adrenalina.

Arriviamo quindi alle critiche che hanno popolato l'Internet dal momento esatto dell'uscita dell'opera.

- Angoli, Drift per Inerizia e Gasolio

Ancora una volta si parla di adattamento e traduzione.
Devo essere sincero, io sono un lettore senza una competenza tecnica dei termini automobilistici, però vedendo i video dove veniva spiegato il perché delle critiche, posso dire che nella lettura alcuni termini stonavano anche a me.

Tre sono i cardini della critica e vediamoli valutando le tre versioni tradotte (Manga scan, anime adattato da Shin Vision e manga pubblicato da J-Pop)

Angoli

Cosa sono gli angoli? in pratica è il concetto inglese di corner, che letteralmente è angolo, ma calato nel contesto automobilistico è la curva.

Addirittura in un passaggio del manga J-Pop si dirà qualcosa del tipo: "chiamarle curve è da sfigati, si dice attaccare gli angoli"

Ovviamente all'appassionato questa frase ha fatto "salire il crimine".

 


Onestamente non so se ci sia un termine Italiano corretto di traduzione infatti nella versione scan si opta per la parola tornanti mentre nella versione anime viene lasciato il termine Inglese Corner.

Drift per inerzia

Altro punto focale è il famoso drift per inerzia quando Takumi affronta indirettamente Keisuke nella discesa dell'Akina durante una consegna.

 


In questo caso ci sono differenze sostanziali tra la versione scan e la versione anime. Nel primo non ci si pone problemi e si lascia il termine inglese Inertial Drift, mentre più giustamente la versione animata usa il termine pendolo.

Vi lascio il trailer della serie.

Gasolio

Arriviamo infine al termine che ha fatto smadonnare tutti, ovvero la traduzione di gasoline in gasolio invece che benzina.


 

E qua giustamente l'appassionato si incazza come una Iena. Nei video dedicati infatti si enfatizza sul fatto che le macchine da corsa usano la benzina, più performante in linea generale e spesso ad alti ottani, per poter "tirare maggiormente" la loro vettura invece del gasolio o diesel che invece viene creato per avere una percorrenza maggiore con un costo più contenuto, perdendo però in prestazioni.

In questo caso le versioni animate e scan non sbagliano questo fattore indicando sempre benzina e non gasolio.

Ma perché di queste traduzioni "a cazzo di cane", come direbbe il maestro Renè Ferretti?

La risposta viene ovviamente ipotizzata già nei video.
Per contenere i costi di traduzione si ingaggiano traduttori competenti ma "generici", ovvero persone che nel caso specifico non hanno la minima competenza tecnica dell'argomento, per cui traducono "troppo letteralmente".

E questo ha fatto infuriare gli appassionati. In fin dei conti Initial D è un manga molto tecnico nei termini e nella spiegazione delle gare, risultando molto dedicato ad un appassionato dell'argomento.

Per cui ci sarebbe dovuti aspettare una traduzione più "sensata", evitando di tradurre "a peso" il tutto, ma di dedicando un adattamento più coerente.

A mio avviso si poteva optare banalmente per la scelta di non tradurre i termini tecnici lasciando l'inglesismo, anche se avrebbe comunque suscitato polemica agli "Italianisti dell'ultim'ora".

Sono però d'accordo che il termine "pendolo" è molto più di impatto di "inertial drift" dando al lettore la sensazione esatta di cosa stia succedendo in gara.

Quindi, dal mio punto di vista di ignorante in materia, opto che la traduzione Shin-Vision sia la migliore fin'ora dell'opera.

- Le polemiche inutili

Per una polemica costruttiva, deve esserci ovviamente la polemica inutile e sterile.
Ovviamente si cade al limite del ridicolo, con i classici leoni da tastiera del "è un manga brutto" senza spiegare minimamente il perchè, al "è ma i disegni fanno schifo".

A volte mi domando se questa gente scrive con "cognizione di causa" oppure ha solo "gasolio" da buttare sul fuoco.

Il manga possa piacere o meno è un fattore oggettivo. Ci sta, anch'io certi titoli ultra nominati non li trovo capolavori assoluti. Se si spiega il perché c'è un senso, altrimenti è tempo perso.

I disegni sono brutti? anche li dipende dal proprio gusto personale. Sicuramente lo stile di Shigeno è particolare, con visi allungati e bocche strette.

Sicuramente il lettore medio non può aspettarsi uomini ipermuscolosi o atletici e donne ultra formose.



 

Lo stile di rappresentazione estetica di Shigeno è abbastanza coerente alla realtà, ragazzi e ragazze di una corporatura realistica che dimostrano l'età che viene descritta nel manga.

Anche lì sono gusti e ci sta, però onestamente non lo vedo un motivo di flame.

- Vale l'acquisto?

Eccoci arrivati al punto dolente, vale l'acquisto del volume e/o dell'intera opera, vista principalmente la poca cura nell'adattamento di molti termini tecnici?

E li potrei dirvi dipende. Se siete dei puristi, sicuramente no.

Si parla che Dario Moccia, che è stato testimonial nella produzione, si sia già mosso perchè nei prossimi numeri e nelle eventuali ristampe si faccia maggior attenzione al tutto.

A mio avviso e quello che ho letto fin'ora, Initial D è un buon manga con una trama diversa dal solito. Addirittura molti che l'hanno letto integralmente, dicono che nel proseguo sarà un continuo salire.

Io personalmente sono rimasto scottato di non aver mai visto per lo meno la fine della prima serie iniziata a pubblicare da Shin-Vision, e non vi nego fossi esaltato all'annuncio della pubblicazione del manga.

Però sono pienamente d'accordo con le critiche mosse all'adattamento a volte sommario nei termini tecnici banalmente tradotti "con google translate" e della critica generale dove se si vuole cercare di far capire "all'Italiano medio" che fumetto non vuol dire sempre "lettura da cesso" o per ragazzini, bisogna prestare maggior attenzione al tutto.

Comunque anche google translate traduce gasoline in benzina e non in gasolio...

See you next