venerdì 3 luglio 2020

Last Hope


"L'evoluzione potrebbe essere la chiave per la sopravvivenza dell'umanità".
Questa potrebbe essere la frase riassuntiva dell'anime di cui voglio parlarvi oggi, ovvero Last Hope. Per l'esattezza è un ONA, Orignal Net Anime, di genere Mecha co-prodotta dallo studio di animazione giapponese Satelight e da quello cinese Xiamen Skyloong Media.

La serie è stata creata e diretta da Shōji Kawamori con la collaborazione di Hidekazu Sato ed è stata distribuita in Giappone via streaming da Netflix che ne ha doppiato le due parti, 26 episodi totali da 24 minuti ciascuno, anche in Italiano.

La storia inizia nel 2031 nella città di Xianglong, quando un reattore quantico esplode stravolgendo l'intero pianeta.

Il reattore, inizialmente creato per produrre nuove fonti di energia, rilascia quello che in seguito verrà definito "campo evolutivo".

Tutto mutò in modo pressoché imprevedibile, creando una nuova specie, i B.R.A.I. (Biological Revolutionary of Accelerated Intelligence), una fusione tra macchine e animali.

I B.R.A.I. iniziarono ad attaccare l'umanità dove i sopravvissuti furono costretti a rifiugiarsi in vere e proprie città fortezza.

Questi ultimi creando i M.O.E.V. (Multi-purpose Organic Evolution Vehicle), ossia unità robotiche trasformabili con pilota umano, ma questo sistema di difesa si rivelò ben presto insufficiente, vista la costante e rapida evoluzione dei B.R.A.I.

La storia inizia sette anni più tardi dove Leon Lau,


la versione "secchione" di Mirko dei Beehive,


uno dei progettisti del reattore quantico e pertanto considerato uno dei responsabili del disastro, che vive in esilio nella zona desertica nei pressi di Neo Xianglong insieme alla "sorella minore" Chloe dove svolge esperimenti su un apparecchio chiamato Hyperdrive.

Questo, montato sui M.O.E.V., potrebbe essere l'ultima speranza per l'umanità per sconfiggere i B.R.A.I. .

Data quindi la sinossi veniamo alle mie considerazioni.

Sono stato attirato da Last Hope principalmente dal trailer e dai robottoni trasformabili.

Se guardiamo bene sia il mecha design dei M.O.E.V. e in linea generale tutta la storia e la sua evoluzione, Last Hope è un "mischione" di molti titoli.

I M.O.E.V. non sono altro che una versione 2.0 dei Valkyrie Fighter di Macross/Robotech, visto che assumono tre forme. La prima veicolo, anche se sarà diversa da M.O.E.V. a M.O.E.V., la versione "ibrida" macchina con braccia e gambe, per arrivare alla Terraroid, la versione umanoide.

Se guardiamo bene i tre M.O.E.V. principali sono un ulteriore citazione ad altre opere.

Se quello che verrà ridefinito Pandora 1 di Leon


assomiglia per colori e forme al Valkyrie Fighter di Rick Hunter di Robotech,



il Pandora 2 di Queenie Yoh


assomiglia all'armatura di Samus Aran di Metroid,




mentre il Pandora 3 di Doug Horvat


assomiglia all'armatura di Master Chief di Halo.






Nel corso della serie si vedranno infinite altre citazioni o richiami più o meno palesi ad altre opere.

Prima di tutti il design di Cain Ibrahim Hasan


che, è inutile negarlo, è Jet Black di Cowboy Bebop.




Ho visto inoltre la "fusione" in fase di trasformazione in Terraroid ricordare molto Aquarion, e anche i B.R.A.I. ricordano molto gli esseri che si vedono nel videogioco Horizon Zero Dawn.

Inoltre, in qualche modo, si è tentato di creare qualcosa di mistico fantascientifico alla Neon Genesis Evangelion.

Ma alla fine, tutte queste citazioni sono servite a dare quel valore aggiunto all'opera?

Secondo me no ed il motivo è molto semplice.

La storia non ha nessun tipo di appeal. Nessun protagonista ha quel carisma da farlo ricordare.

Secondo me si nota anche che qualche sottotrama che viene accennata all'inizio nasce e muore nell'episodio dove essa viene accennata.

Ad un certo punto, in uno dei tanti flashback dell'incidente vedremo Leon Lau, affermare di volere distruggere l'umanità.

Questa scena è veramente in contrasto con il carattere del personaggio, sempre mite e pacato, tanto che inizialmente pensavo fosse solo "una copertura" del suo reale obiettivo, ma così non è stato e quella sottotrama viene persa.

Gli episodi si susseguono abbastanza velocemente dove vedremo la caratterizzazione e l'evoluzione dei tre principali protagonisti e, di riflesso, del "gruppo dei buoni".

Anche sul fronte dei cattivi non ho trovato grosse sorprese ne nessun nemico degno di essere ricordato.

La cosa che non ho capito è la figura della principessa Cecile Sue.


Personaggio inutile a fini della trama, viene inquadrata, specialmente nei primi episodi, all'altezza "tette" mostrando il generoso decolté.


Purtroppo in 26 episodi non succede niente di particolarmente rilevante.

Diciamo che forse l'idea c'era, quella di sfruttare appieno il concetto di meccanica quantistica e di multiverso, peccato che le uniche idee veramente interessanti e che avrebbero potuto realmente dare una spinta alla trama restano "incompiute e accennate".

Si faranno infinite citazioni al gatto di Schrödinger, che ormai è diventato di "dominio pubblico" grazie a Sheldon Cooper, si faranno cenni al multiverso e le sue infinite possibilità, ma tutto resterà abbozzato e senza una vera e propria svolta nella trama.

No insomma non ci siamo. Last Hope è una serie che ha voluto tentare la "nuova cavalcata" dell'era robotica, iniziata probabilmente con Sfondamento dei cieli Gurren Lagann,


ma che però non porta niente di realmente nuovo nel genere, né a livello di storia né di meccaniche.

Si tende solo a "scopiazzare" qua e là mettendo elementi riconoscibili e cercando la strada per creare un nuovo "Neon Genesis Evangelion", specialmente nella seconda parte della storia quando ci sarà lo scontro diretto tra Leon e Sieg, dove verrà marcato il concetto di evoluzione dell'umanità.

Purtroppo gli episodi scialbi e la caratterizzazione piatta dei vari personaggi, rende il tutto nella mediocrità.

Belli i mecha design e i disegni in generale, ben realizzati anche le battaglie mecha, ma purtroppo la storia poggia su pilastri instabili.

Ho avuto la netta sensazione che per lo meno inizialmente si volesse tentare qualcosa di più complesso, ma poi il tutto è stato abbandonato per una storia più politically correct.

Devo essere sincero anche Gurren Lagann non mi ha fatto impazzire, forse sono semplicemente fuori target, però lì anche solo per figura di Kamina (ma non solo per lui), c'è un personaggio che realmente ha il merito di essere ricordato negli annali.

Concludendo. Last Hope è promosso? sicuramente no. Poteva essere sfruttato al meglio se gli autori avessero osato molto di più nella costruzione di una trama più avvincente e, perché no, magari dando dei colpi di scena non prevedibili dall'inizio.

Potrebbe essere visto da qualcuno che magari ha qualche idea su una serie fantascientifica e magari prenderne spunto per creare una trama più strutturata.

See you next




venerdì 19 giugno 2020

Ys VIII: Lacrimosa Of Dana

 
Adol Christin, un nome che probabilmente alla stragrande maggioranza di videogiocatori non dirà nulla.

Noto anche col soprannome "red haired swordsman" (lo spadaccino dai capelli rossi), è il protagonista indiscusso della serie YS, serie creata dall'azienda Nihon Falcom, che poggia le sue origini nel lontano 1987 sul NEC PC-8801.

Particolare la genesi dei primi due capitoli della serie, oggi conosciuti come  Ys I: Ancient Ys VanishedYs II: Ancient Ys Vanished - The Final Chapter. Inizialmente dovevano essere concepiti per essere un'unica avventura, ma poi, per il limiti tecnici della macchina su cui furono sviluppati, si optò per dividere in due titoli distinti la trama del gioco originale.

Nel corso del tempo la saga ha avuto molti sequel, remake, spin-off arrivando fino ai giorni nostri.

Da grande appassionato della saga, che scoprii col primo capitolo nella versione "riadattata" per Master System,



voglio darvi le mie impressioni sull'ottavo capitolo della serie regolare, sottotitolato Lacrimosa of Dana.

La storia, come spesso succede nei titoli della serie, inizia con Adol a bordo di una nave.



Questa volta è stato assunto, assieme all'amico di sempre Dogi,



come marinaio agli ordini del capitano Barbaros


 a bordo della Lombardia in viaggio da Xandria verso Eresia.

La nave verrà attaccata da un gigantesco mostro.

Adol riuscirà apparentemente a fermarlo, ma questo affonderà la nave facendo naufragare l'equipaggio della Lombardia e tutti i passeggeri nell'isola di Seiren, famosa per essere un posto maledetto contornato di molte leggende.

Da qui partirà la storia vera e propria, dove Adol inizierà ad esplorare l'isola e trovare i superstiti della Lombardia.

Escludendo qualche osservazione che farò più avanti, fermiamoci qui con la sinossi della storia.

YS 8 è un action RPG in terza persona con elementi di open world.

In qualche modo può essere affiancato a titoli come "The Legend of Zelda: Breath of the Wild", anche se non in maniera così estesa come il titolo Nintendo.

Infatti l'esplorazione dell'isola sarà "pilotata" dall'attrezzattura che mano a mano sbloccheremo, e da alcuni fattori che influenzeranno l'accesso alle varie di gioco.

Le cose che caratterizzeranno questo ottavo capitolo della serie, specialmente rispetto a vecchi capitoli della saga, è la forza del team.

Se infatti all'inizio comanderemo il solo Adol come usanza del brand, ben presto si uniranno i primi due comprimari della storia, da una parte Laxia von Roswell,



ragazza nobile molto abile con il suo fioretto, e il possente Sahad Nautilus,


 pescatore, che farà di un pezzo di ancora trovata sulla spiaggia, la sua arma da combattimento.

Quindi gli scontri verranno gestisti dai tre personaggi contemporaneamente. Il giocatore userà il "primario", mentre l'intelligenza artificiale manovrerà gli altri due.

In qualsiasi momento potremo "switchare" il personaggio principale con uno degli altri due per avere vantaggi su determinati scontri.

Infatti ogni personaggio avrà una peculiarità, indicata dal segno di riferimento, che lo renderà più efficace contro determinati nemici.

Basterà analizzare i nostri avversari "lockandoli" per individuare le loro debolezze.

Altra particolarità, ma questo è anche uno dei pilastri della serie, gli scontri verranno sempre eseguiti solo con le "armi bianche", visto che non esiste il concetto di attacchi magici.

In sostituzione di questi verranno forniti due tipi di attacchi speciali.

Il primo, più comune e potenziabile con l'utilizzo, sarà l'attacco "tecnica". Ogni personaggio otterrà, mano a mano che aumenterà di livello di esperienza, una serie di attacchi potenziati, che serviranno a velocizzare la "pulizia" del campo di battaglia.

Simili a livello estetico alle mosse speciali dei picchiaduro a incontri, consumeranno una parte della barra dell'energia che mano a mano si ricaricherà continuando a combattere.

Ogni tot utilizzi della tecnica essa evolverà di livello, fino al terzo, diventando più efficace nei danni.

Inoltre sarà possibile scagliare l'equivalente della "Super" dei picchiaduro.


 A barra completamente caricata, premendo i due grilletti L1 e R1 l'azione rallenterà il "personaggio" selezionato eseguirà una serie di attacchi molto scenografici, eseguendo in fine un colpo "finale" preannunciato dall'apparizione della sua "icona".

Avremo infine altre due meccaniche legate molto al trend dei "Souls Like", ovvero le schivate


 e le parate.




Personalmente molto più utili e gestibili le prime delle seconde, se effettuate col giusto tempismo "rallenteranno" per qualche secondo la battaglia in un effetto simil "bullett time", che darà un vantaggio tattico ai nostri protagonisti.

Attenzione, quando si parla di "Souls like" non vuol dire che ne condivide anche la difficoltà, ma solo la meccanica di schivata e parata. Sugli aspetti di difficoltà e giocabilità torneremo dopo.

Raccontato così il gioco potrebbe sembrare poco appetibile perché non ha grosse peculiarità rispetto ai concorrenti.

E io posso semplicemente dirvi che sarebbe un errore sottovalutare questo titolo.

Il vero motore portante non è tanto la fase iniziale di esplorazione dell'isola e i tentativi di fuggire da essa che, di fatto, sono solo l'incipit iniziale per inquadrare l'avventura.

Il vero fulcro è quel "Lacrimosa of Dana" del sottotitolo e tutto quello che esso comporta.

Non è spoiler se vi dirò che ad un certo punto avremo la possibilità di utilizzare Dana,


vera e propria coprotagonista della storia e, in qualche modo, vera e propria storia parallela legata a quella principale.

Se quindi da una parte le meccaniche e il gameplay sono molto lineari e negli standard dei titoli di genere, sarà la storia e tutti i suoi misteri a essere il vero fascino del titolo.

Avendo come base l'essere un "open world", anche YS 8 avrà i suoi collezionabili sparsi per l'intera mappa.

La cosa che però me lo ha fatto apprezzare rispetto ai concorrenti è il non impegnare troppo tempo per il giocatore nel cercarli.

Ogni singola area avrà una sua mappa specifica che dovrà essere esplorata e nella quale verranno segnati il numero di tesori recuperabili e anche il numero di oggettistica reperibile dall'area.

Quest'ultima servirà per gestire da una parte i "consumabili" dell'avventura, dall'altra le armi e le attrezzature.

Infatti, al contrario dei classici titoli del genere, armi, armature e oggettistica varia verrà gestista con un sistema di "baratto" e di "crafting".

Le armi, per esempio non verranno mai comprate e vendute ma verranno "evolute", dalla figura del fabbro. 

Infatti portando delle pietre particolari che aumenteranno "l'efficacia" della fucina e i materiali opportuni potremo prima potenziare e successivamente evolvere le nostre armi.

Per cui la grezza spada spezzata iniziale di Adol diventerà prima una spada corta, successivamente una spada lunga e via via fino ad arrivare ad essere uno spadone molto lavorato.

Le “pozioni” funzioneranno con lo stesso principio, portando al medico le formule e gli ingredienti per fare medicine con vari effetti.

Il titolo prevede alcuni "mini giochi", in parte obbligatori, che variano il gameplay generale.

Da una parte potremo pescare. Infatti in alcuni punti di fiumi, laghi e mari vedremo l'ombra di alcuni pesci.


Tramite la pressione del pulsante d'azione cercheremo di recuperare la nostra preda.


Avremo anche alcuni "pesci alla Sampei", ovvero pesci più rari e, di conseguenza, più difficili da catturare, con i quali dovranno essere delle meccaniche aggiuntive non presenti nei pesci "comuni".

Altri mini giochi, sono i raid e le hunt. In pratica nella prima dovremo difendere il nostro villaggio dagli assalti delle bestie selvagge, nel secondo dovremo andare a cacciare dei nemici.

In entrambi i casi i vari abitanti del villaggio daranno man forte all'azione curandoci o attaccando con una meccanica simile al concetto di "striker" presente in alcuni King Of Fighters i nemici a schermo.

Ultima variante al gameplay saranno le "sidequest". Il villaggio infatti avrà un tabellone con le richieste dei vari abitanti, che dovranno essere risolte in un tempo massimo.

Le missioni saranno sempre del tipo "recupera un determinato oggetto o una serie di oggetti", "uccidi un particolare nemico".

Raccontate tutte le basi veniamo alle mie considerazioni.

Personalmente tutte le meccaniche e il gameplay generale vengono amalgamate bene tra loro.
Il gioco non risulta mai frustante e anche la banale raccolta dei collezionabili, visto che è chiaro fin da subito quanti e dove sono nell'area, rende molto godibile la loro ricerca.

Come tutti i giochi open world ci sono tutte quelle meccaniche di "rivisitare" certe aree perché si è ottenuto l'equipaggiamento adeguato o le condizioni di "sblocco".

La difficoltà, esclusi certi raid, che comunque non sono obbligatori, non è mai elevata.

Io ho giocato il titolo a livello hard e escludendo qualche combattimento più impegnativo, non ho mai trovato punti "invalicabili" da far perdere le speranze. Resta il fatto che il gioco chiede dopo una sconfitta la possibilità di abbassare il livello di difficoltà.

Graficamente non ci sono "eccellenze", ma tutti i personaggi sono ben disegnati con una grafica in cell shading che si amalgama bene con le cut scene animate.

A livello di sonoro si riconoscono le tipiche musiche del brand, molto ritmate e rockeggianti.

I personaggi, specialmente i principali, sono ben caratterizzati, tutti con una loro storia, anche se in standard con i caratteri tipici da manga di avventura.

Adol è il personaggio che parla meno, ma da una parte penso sia un'esplicita volontà di farlo identificare col giocatore. Resta il fatto che è un protagonista carismatico.

Direi che è tutto.

Ys VIII Lacrimosa of Dana è quindi promosso?

Sicuramente sì. Un gioco che poggia delle basi sui classici Manga RPG, ma che ha una storia coinvolgente nel suo svolgimento, specialmente quando verrà introdotto il personaggio di Dana.

Per una volta divertenti anche la risoluzione delle sidequest e dei minigiochi proposti.

Il titolo prevede tre finali, che cambiano a fronte della "percentuale di completamento" di alcuni eventi.

Il titolo è parlato e sottotitolato in inglese/giapponese, quindi la nostra lingua è esclusa.

Per alcuni potrebbe essere un freno, ma vi assicuro che anche con la mia poca conoscenza dell'inglese sono riuscito a destreggiarmi nei vari dialoghi.

Ultima cosa. Anche non conoscendo i precedenti capitoli della saga, il titolo è perfettamente godibile in stand alone.

Verranno fatti un paio riferimenti a regioni che Adol ha visitato nella sue precedenti avventure.

Per quanto mi riguarda non vedo l'ora di mettere le mani su Ys: Memories of Celceta che dovrebbe essere disponibile da oggi (19/06/2020) anche su PS4, in attesa che traducano in inglese il nono capitolo Monstrum Nox, uscito l'anno scorso.

See you next

venerdì 12 giugno 2020

Quale sarà il destino del cinema?


Il 15 giugno sarà una data importante.
Infatti dopo mesi di blocco Covid-19, alcuni cinema e discoteche riapriranno i battenti.

Ma visto che ovviamente bisognerà aprire in totale sicurezza, con che regole?

Oggi cercherò di dare una mia opinione sul cinema, vuoi perché mi interessa maggiormente a livello mediatico, vuoi perché mi sono fatto un'opinione a più ampio raggio, sentendo opinioni differenti e a volte contrastanti.

Partiamo dalle regole.

L'idea è quella di aprire le sale riaprendole per circa un terzo dei posti disponibili.

Questo perché sarà obbligatorio tenere una fila vuota in altezza, e due posti vuoti tra un occupato e l'altro.

Secondo punto. Non sarà possibile vendere cibarie se non preconfezionate.

Terzo punto. Bisognerà tenere la mascherina durante la visione.

Ultimo punto. La sala dovrà essere sanificata tra uno spettacolo e l'altro.

Sicuramente le regole sono sensate in ottica di "prevenzione contagio" però, per chi il cinema lo gestisce ha realmente senso riaprire?

Valutiamo due fattori molto importanti.

Il primo è l'ovvio minor introito non solo dei biglietti staccati, ma anche di tutto l'incasso "di contorno" dato da bibite e cibarie varie, che spesso è il reale guadagno delle sale.

Secondo punto è il numero degli spettacoli, che chiaramente diminuirà in maniera drastica.

Se mediamente solo per spazzare e pulire la sala ci voleva circa mezz'ora, ora col fattore "sanificazione" il tempo aumenta in maniera esponenziale, utilizzando prodotti igienizzanti, riducendo il numero degli spettacoli proiettabili.

In soldoni vuol dire che da una parte ci sarà un minore incasso generale, ma dall'altro un aumento dei costi dovuti alla sanificazione della sala.

Ma poi chi vuole consumare uno snack o simili lo farà? se non posso mangiare in sala, perché dovrò tenere la mascherina, evito anche di acquistare.

Quindi ragionando da imprenditore ha realmente senso aprire?
Se riapri lo fai per guadagnare o per puro spirito di voglia di riaprire?

Siamo seri, se lo si fa col primo intento.

Molte sale infatti sono “insorte” contro le regole e molte catene si sono rifiutate di aprire. Da quello che ho capito solo UCI Cinema, e solo in alcune sale aprirà le saracinesche.

Ma poi con che film si partirà? Dalle notizie che corrono per la rete si darà spazio principalmente agli ultimi film usciti nelle sale che hanno avuto riscontro mediatico, come ad esempio Bad Boys for Life, Sonic, Tolo Tolo, aggiungendo Doctor Strange e Thor Ragnarok.

Molti dei film proposti hanno un senso, perché o erano successi di botteghino o comunque non avevano finito la loro "corsa".

Ma i due Marvel? Doctor Strange e Thor Ragnarok? il primo si parla di spettacolo in 3D che in qualche modo avrebbe senso, ma il secondo? si parla di “ripassone” in vista di Love & Thunder anche se non si sa bene quando sia previsto.

Fin qua ho elencato i fatti, ma voglio dare una mia opinione personale.

Come sappiamo questa pandemia ha bloccato per molti mesi il cinema e, probabilmente, lo farà per un altro grosso periodo.

Molti film già pronti all'uscita sono stati bloccati e rimandati, molti altri hanno "devitato" sulle piattaforme digitali, molte produzioni invece si sono fermate, e non in ambito strettamente cinematografico ma anche televisivo.

La gente in questo periodo di transizione è guardinga e dubito che lunedì si getti a capofitto nelle sale, quelle poche che apriranno.

Quindi la mia domanda è: se non ci fossero per un grosso periodo di tempo le condizioni di sicurezza per vedere uno spettacolo al cinema, le major saranno ancora disposte ad investire ingenti somme di denaro nel media cinema?

Tra i costi del film e i costi di pubblicità ci sono grandissime somme di denaro che girano, ma varrebbe ancora la pena investire per poi vedere pochi profitti?

Pensate solo ad un film come Avengers: Endgame che ha spopolato l'anno scorso. Quanto avrebbe fatto perdere alla Disney se il Covid fosse uscito a fine 2018?

Quest'anno è successo con Vedova Nera, un film infinitamente minore, ma sul quale si è comunque investito.

Secondo voi in Disney, ma anche nelle altre case produttrici, stanno realmente pensando oggi di rischiare per poi vedere in fumo tutti gli sforzi?

Teniamo sempre conto che si parla di un possibile ritorno della pandemia in autunno, quindi non vedrei troppo strano un secondo rallentamento delle attività.

Ma quindi morirà tutto?

Probabilmente no, ma come si ipotizzava forse il prezzo del biglietto diventerà una cosa d'élite, per cui si andrà a vedere al massimo uno o due film all'anno.

Secondo me è molto probabile che l'entertainment di sposterà verso nuovi lidi.

E quali? beh ovviamente le piattaforme di streaming, con il film a noleggio on demand.

Per cui tutti gli sforzi dei produttori si sposteranno sui film "home video", che venderanno prima tramite l'uscita esclusiva sulle principali piattaforme, e poi per gli appassionati in versione fisica tramite DVD o Blu Ray.

Io sono quasi certo che molti stanno valutando questa ipotesi, già grandi registi si stavano spostando in tal direzione, e alcune piattaforme si sono già adattate con l’on Demand, per cui potrebbe essere realmente il “colpo di grazia”.

Potrebbe essere un bene? Se prendiamo per buona questa scelta, sicuramente il cinema avrà un calo nelle produzioni.

Resisteranno i film d'essai, quelli indipendenti, ma le grosse catene di cinema che vivono principalmente con i blockbuster, tenderanno a sparire.

Ma quindi spopolerà nuovamente lo streaming illegale? Probabilmente sì, come è già successo per alcuni titoli proposti dalle attuali piattaforme di streaming, per cui bisognerebbe trovare un modo di frenare il processo dilagante.

Forse è una visione troppo pessimistica, però non vedo questi margini di miglioramento.

Da una parte però sono d'accordo con quanto diceva Victorlaszlo88 in una puntata del suo podcast, quando sull'argomento era convinto che sicuramente il cinema non morirà perché nel tempo, non è morto con le pandemie. 

Forse non morirà del tutto, ma personalmente verrà ridimensionato.

Sono anche d'accordo con la sua analisi quando diceva che l'essere umano ha bisogno dell'aggregazione e che sentire la gente in sala che si stupisce, si emoziona, si spaventa per certe scene, ha quel valore aggiunto che lo spettacolo casalingo non potrà mai dare.

Però bisogna tenere conto anche che i tempi sono cambiati e l'essere umano non è più quello delle precedenti pandemie.

Oggi la vita è quasi tutta digitale, e molto spesso si preferisce avere un telefono in mano che fare aggregazione.

Molte volte già oggi su eventi mediatici importanti, si condividono commenti, opinioni e battute in contemporanea.

Seguendo alcune pagine social, questa cosa si fa già adesso con i film con il Simulwatch.

Per cui non vedo così distante l'idea di "condivisione digitale".

Siamo in epoca che la distanza sociale non è più un problema insormontabile, ma è semplicemente un "adattamento dei tempi". 

Mi dispiace dirlo ma, sicuramente non nell'immediato, il cinema tenderà a diventare un divertimento d'élite e l'aggregazione verrà fatta da casa sui social.

Questo porterà a minori investimenti in film cinematografici per spostarsi sull'home entertainment.

A quel punto sfocerà in una "guerra" delle piattaforme di streaming, che investiranno per avere le migliori esclusive, i migliori registi, e i migliori attori nelle loro produzioni.

E voi come la pensate?

See you next

N.B.: Update del 12/06 14:50 c'è stato un cambio nella gestione delle regole delle sale qui l'articolo di riferimento.




sabato 30 maggio 2020

Crisi sulle Terre Infinite


 "Flash disperso svanisce nella crisi." 

Così titola il The Central City Citizen l'11 dicembre 2019, dando vita all'inizio del più grande crossover dell'Arrowverse.

Infatti stiamo parlando Crisi Sulle Terre Infinite, mega evento in 5 parti che ha coinvolto le cinque serie televisive CW che formano il cosiddetto Arrowverse, ovvero quelle serie televisive nate dal successo di Arrow.

Diciamoci la verità, l'idea di riproporre in "formato televisivo" uno dei più famosi crossover fumettistici della DC Comics era già nell'aria fin dall'inizio di The Flash.

Quante volte abbiamo visto il titolo del Citizen, anche se con una data inizialmente diversa, fin dai primi episodi?

Quest'anno quindi, alla sesta stagione dello show, insieme ai suoi "fratelli" di palinsesto, arriviamo alla concretizzazione del mega evento.

Non vi nego che pur non avendo ancora letto il materiale cartaceo originale (visto che sto aspettando la nuova pubblicazione),


ma ero molto affascinato dall'idea di proporre non solo un mega crossover tra le serie CW, ma di dare una visione ad ampio raggio al tutto, ripescando volti noti, e amalgamandoli tutti in un'unica opera, al fine di dare realmente allo spettatore una sensazione di "unico multiverso televisivo".

Nei mesi che hanno preceduto la messa in onda, venivano tirati fuori grandi nomi, specialmente per gli "addetti al settore".

Si è iniziato dal ritorno di John Wesley Shipp nei panni del Flash degli anni '90, con la stesso costume dell'epoca visto che è palesemente consumato, si è continuato con la conferma della presenza di Tom Welling (il Clark Kent di Smallville) per poi passare a Burt Ward (il Robin della serie Batman della fine degli anni '60).

Ma quindi CW è riuscita a creare un crossover di spessore degno, anche se in forma ridotta per la televisione, del mega evento Endgame della concorrenza?

E' riuscita quindi la Distinta Concorrenza a riscattarsi per il del suo "universo esteso" cinematografico?

La risposta è Ni, ma andiamo con ordine.

Tra l'altro premessa. Oltre a Flash e Batwoman che è iniziata quest'anno, non seguo le altre serie CW ma conoscendo le basi e avendo seguito Arrow nelle prime serie posso affermare che il crossover è abbastanza stand alone.

Il primo episodio della "Crisi" parte in Supergirl. Scelta personalmente discutibile, visto che il motore trainante di tutto era Flash, e negli 8 episodi che hanno preceduto il mega evento Barry ha sempre avuto questa "spada di Damocle" sulla testa che soppesava le sue azioni.

Visto poi che l'ottavo episodio di Flash si chiudeva proprio con il cielo rosso che preannunciava l'inizio della Crisi, avrei semplicemente iniziato da lì.

La storia parte quando il cannone antimateria inizia a distruggere le varie Terre parallele.

Mar Novu / Monitor


 quindi fa riunire tutti i supereroi per cercare di fermare il folle piano di distruzione messo in atto dall'Antimonitor.


Evitiamo quindi di scendere nei dettagli e andiamo al sodo delle considerazioni, anche se per forza di cose qualche piccolo spoiler dovrà esserci.

Come usanza dei crossover CW, anche Crisi sulle Terre Infinite è un unico grande film. In questo caso di più di 3 ore, ma con dei mah abbastanza importanti.

Per prima cosa ci sono troppe parti parlate e poche scene di combattimento. Col senno di poi questa cosa è da una parte anche una fortuna.

Purtroppo mi duole dirlo, tutti i combattimenti, o per lo meno buona parte di essi, sono pezzotti e fatti veramente male.

Posso capire che non si disponeva di budget ad alto livello come in una produzione cinematografica, posso capire che magari ci sarebbe voluto più tempo, però ragazzi, che porcheria.

Gli effetti speciali usati in The Flash, per quanto ci si concentrasse su un unico meta umano per episodio, sono decisamente superiori, anche quando si trattava di Grodd o King Shark.

Qua purtroppo quando il mega team formato dai 5 "capibanda" e da alcuni comprimari di spessore combatteva gli spettri, si vedeva palesemente che non solo questi ultimi erano pezzotti, ma anche le coreografie di combattimento non erano ben realizzate.

Un'altra cosa che mi ha fatto storcere non poco il naso, o per lo meno mi ha fatto sorridere sono i tre Superman.


Ad un certo punto vediamo il Superman dell'Arrowverse trovarsi di fronte prima il Superman di Kingdom Come, Brandon Routh, e poi al Clark Kent di Smallville, Tom Welling.

E quindi direte voi? beh il primo è fisicamente metà degli altri.

Anche Welling che in questo crossover rappresenta un Clark Kent senza poteri è dannatamente più fisicato di quello che dovrebbe essere il Superman di "ruolo".

Tutto sommato ho però apprezzato lo scontro tra uomini d'acciaio che è stato ben realizzato.

Ma quindi è tutto da buttare?

No, di momenti interessanti ce ne sono e forse quello più importante è lo scambio di battute tra Kate/Batwoman e Kara/Supergirl dopo che la prima aveva conosciuto un vecchio e malridotto Bruce Wayne in un universo parallelo.


Questo scambio di battute è interessante perchè, anche se solo verbalmente, e nella loro versione femminile, si respirava un po' l'atmosfera dell'eterno scontro Batman/Superman dove il primo non si fida dell'azzurrone e si prepara per fermarlo.

Qui non si arriva a tanto, però vedere un Batman stanco che ha perso la sua etica che instilla il dubbio che i Kriptoniani possano diventare una minaccia, fa riflettere prima Kate e la mette un po' sulle difensive sulle possibili azioni di Kara.

Sicuramente è una situazione che le giuste manovre poteva essere ampliata e resa decisamente più focale per la trama.

Ho trovato interessanti anche i camei, anche se mi sarei aspettato qualcosa di più "succoso".

Diciamoci la verità, escludendo Brandon Routh


 e John Wesley Shipp


che comunque erano già comprimari delle serie regolari, il primo è Ray Palmer / Atom e il secondo è stato Harry Allen e Jay Garrick/Flash di Terra 3, gli altri sono stati mere comparse.

Burt Ward, si vede 5 secondi nella scena di apertura dello show quando vede il cielo tingersi di rosso mentre porta fuori il cane,


 mentre Tom Welling lo si vede spaccare la legna per una scenetta da 3 minuti.

Diciamoci la verità il primo o sapevi che faccia aveva o non lo avresti mai riconosciuto. Sono conscio che sono passati più di 50 anni da quando metteva la calzamaglia di Robin, però magari due battute gliele avrei date.

Mr. Smallville invece è un volto più familiare e mi ha fatto piacere rivederlo accanto a Lois (che compariva anche nel ruolo della madre di Kara), però anche li gli avrei dato più risalto.

Paradossalmente Kevin Conroy,


a voce americana della serie a cartoni di Batman degli anni '90 e dei giochi Arkham della Rocksteady, aveva un ruolo ben più importante ai fini della trama, anche se a noi Italiani il suo volto ha detto poco, o per lo meno a me.

Forse l'avrei riconosciuto, visto che la notizia girava da tempo, se lo avesse doppiato Marco Balzarotti, voce Italiana sia della serie sia dei videogiochi.

Ho invece odiato l'apparizione di Ezra Miller, il Flash dei film, quando si incontra e stringe la mano al Barry televisivo. In quei due minuti ho odiato ancora di più quella versione "cerebroleso" del velocista scarlatto vista in Justice League.


Diciamoci la verità, tutta questa campagna dove sarebbero apparsi vari volti dei telefilm DC è stata più o meno una grande paraculata, facendo salire spasmodicamente l'hype agli appassionati, ma prendendoli in giro per il risultato.

Tra l'altro grande assente è Lynda Carter, la Wonder Woman televisiva,


che aveva già partecipato come presidente degli Stati Uniti in Supergirl. In qualche modo le avrei fatto fare una particina come Diana Prince.

Siamo onesti adesso finalmente capisco le dichiarazioni dell'epoca di Michael Rosenbaum, il Lex Luthor di Smallville,


quando affermava che la produzione lo aveva contattato ma avrebbe dovuto lavorare budget zero, e soprattutto non avevano le idee chiare su come inserirlo.

Fatta questa divagazione torniamo al crossover.

Tutto sommato la trama generale non è malvagia, ci sono dei momenti che ricordano alcune scene chiave della versione fumettistica, ma la realizzazione complessiva è sommaria.

Se alcuni punti sono interessanti, come il sacrificio di Barry Allen,


ma ci sono dei punti veramente bassi che mi hanno fatto perdere interesse e farmi gridare allo scandalo.

Sicuramente il punto peggiore è la battaglia finale con l'Antimonitor.


Questo dichiara un "sono ineluttabile" che mi ha fatto raggelare il sangue, per poi ingrandirsi con un effetto speciale degno degli episodi dei Power Rangers degli anni '90.

Vi giuro mi aspettavo che Flash e company gridassero: "chiamiamo gli Zord".

Vogliamo poi parlare dell'attacco di Beebo?


No dai, lasciamo perdere.

Sul finale però per lo meno qualcosa di buona c'è da salvare. Viene resa giustizia a Oliver Queen, che si è sacrificato per un bene superiore, e viene formata quella che a tutti gli effetti è la Justice League dell'Arrowverse...

...anche se poi il posto di reunion era discutibile visto che è niente più che un magazzino abbandonato dove hanno messo la tavola rotonda.

Tiriamo quindi le somme. Crisi sulle Terre Infinite è il più grande crossover dell'Arroverse, ma ci sono delle scelte fin troppo discutibili e delle cadute di stile non indifferenti.

Per prima cosa la realizzazione sommaria puntando troppo poco sulle battaglie che spesso sono mal gestite e con brutti effetti speciali.

La storia nel suo complesso è tutto sommato godibile con qualche punto molto evocativo delle storie cartecee ma magari solo accennato.

I camei, che sono stati il vero motore della campagna marketing, sono solo comparsate un po' "paracule" atte a "hyppare" i fan sfegatati senza però nel complesso lasciare un vero segno a livello di trama portante.

Il difetto più grosso è aver cercato di scimmiottare Endgame e l'MCU nel suo complesso.

E' inutile negare che sia la dipartita di Oliver Queen che quel "sono ineluttabile" sono palesemente richiami a Endgame, facendo morire il personaggio chiave che ha dato inizio all'universo condiviso, come fu per Tony Stark, e ricalcando una delle frasi simbolo, però in malo modo con un effetto "copiamo perché non so cosa fargli dire".

Ho trovato invece intelligente introdurre il concetto di Justice League, mettendo però quasi a caso Black Lighting


 unificando gli "universi paralleli" anche se, escludendo Supergirl e Superman, gli altri eroi erano già tutti sulla stessa Terra.

Sarò sincero, non ho capito l'utilità di far vedere i Titans, la Doom Patrol e Swamp Thing senza tirarli dentro neanche in un cameo.

La cosa che proprio non concepisco è il perchè di rendere divisi gli universi dei primi due visto che, come abbiamo visto nella prima stagione di Titans erano lo stesso tanto che Gar Logan/Beast Boy ha vissuto un periodo a villa Doom per poi unirsi a Dick Grayson e soci.

Pura idea di marketing far vedere Stargirl e la Justice Society, visto l'imminente inizio della serie.

Altra cosa è quel mostrare l'universo di Lanterna Verde. Che vogliano introdurlo in un eventuale film/serie televisiva?

Quindi tutto sommato questa Crisi è po' un'occasione sprecata, perchè sulla carta poteva essere un mega evento ricordato negli annali, ma gli showrunner o non hanno voluto osare o semplicemente si sono limitati a scimmiottare la Marvel cercando di replicarne il successo.

Che le idee iniziali e la trama generale fosse un'altra? forse si perché Oliver Queen l'ho visto più come un "Obi Wan" in molte occasioni,


 più che un Tony Stark, per cui forse lo scopo iniziale era diverso e si è cercato di virare in corsa per copiare piuttosto che restare originali e fedeli a se stessi.

Peccato. Se il crossover, inutile, dell'anno scorso era una porcheria, Crisi su Terra X invece l'avevo trovato ben realizzato, per cui avevo molte aspettative da questa Crsi.
 



See you next


sabato 2 maggio 2020

Gli eredi di Rocky Joe




Il pugilato. Per molti lo sport nobile, per altri una vera e propria rissa tra due tizi in calzoncini che si prendono a pugni finché uno dei due non cede.

Io onestamente l'ho sempre trovato uno sport molto brutale, per cui non ho mai seguito gli scontri importanti o le gesta dei grandi campioni.

Però, nel mondo di manga e anime ci sono nomi che è difficile non prendere in considerazione. Volti talmente noti che è difficile non affascinarsi alle loro storie.

Sicuramente il più noto è Joe Yabuki, conosciuto in Italia come Rocky Joe



Apparso nei nostri teleschermi nel 1982 con un adattamento discutibile nella parte conclusiva, è senza dubbio il pugile giapponese più popolare.

Molti però ricorderanno anche di un certo Sugar


che in originale fa nome Genki, e della sua scalata nel pugilato professionistico dopo il tragico evento a inizio serie.

Oggi però non vorrei contrarmi sui due manga citati, Sugar lo ricordo a malapena ma sicuramente non posso che consigliarvi l'acquisto della serie di Rocky Joe, personalmente una delle pietre miliari del manga, specialmente quando inizia a prendere ritmo la storia.

Cercherò quindi di concentrarmi su due serie anime, di recente pubblicazione che mi hanno affascinato nel loro modo di raccontare la storia.

La prima forse è quella più popolare, ovvero Megalo Box, anime nato proprio per celebrare i 50 anni della pubblicazione di Ashita No Joe, il titolo originale di Rocky Joe.


L'anime vuole essere semplicemente un tributo alla serie, senza però esserne un banale remake o una qualche sorta di sequel.

Nei tredici episodi che compongono la serie conosceremo JD (Junk Dog) un ragazzo che vive nei bassifondi e partecipa ad incontri clandestini di Megalo Boxing, una versione 2.0 del pugilato classico.

In pratica i vari boxer avranno a disposizione un esoscheletro metallico più o meno sofisticato, che ne  potenzierà i loro colpi.

Siamo sinceri, fin dalle prime informazioni sulla sinossi del progetto, non ero molto pro questa serie.

In fin dei conti sembrava l'idea di ridare nuova vita al mito di Rocky Joe, ma stravolgendolo in tutto e per tutto.

Però questa volta ho dovuto ricredermi. In Megalo Box è innegabile non riconoscere alcune figure fondamentali del manga da cui prende ispirazione, JD è chiaramente Joe (e ne acquisirà il nome in seguito), Gansaku Nanbu è ovviamente Danpei Tange, Yuri è ispirato al rivale dalla prima parte della storia Tohru Rikiishi, ed infine Yukiko Shirato è ispirata Yoko Shiraki dell'opera originale.

Ma se in qualche modo sia esteticamente che caratterialmente i personaggi si assomigliano, è tutta la storia ad essere avvincente e ad avere sviluppi diversi dall'opera di origine.

Personalmente ho trovato molto interessante un "easter egg" che si scorge alla fine di ogni singolo episodio dell'anime, che però è capibile solo da chi ha letto l'opera originale.

I tredici episodi scorrono molto velocemente e fanno molta presa allo spettatore che vuole arrivare agli scontri importanti e soprattutto capire come andrà a finire la serie.

Onestamente forse 13 episodi non sono poi tantissimi, si poteva arrivare tranquillamente a 15-16, magari approfondendo qualche incontro o prestando maggiore attenzione alla psicologia di qualche personaggio secondario.

Resta il fatto che Megalo Box è un buon anime. Sicuramente ha un valore aggiunto se visto nell'ottica di "ispirato da Rocky Joe" visto che lo spettatore coglierà riferimenti, citazioni e personaggi dell'opera originale, ma può essere visto anche da uno spettatore che il mito di Joe non lo conosce per niente.

L'anime è disponibile su Netflix solo che, a patto che non l'abbiano fatto in questo ultimo periodo, è doppiato solo in giapponese con i sottotitoli in Italiano, quindi potrebbe essere un ostacolo per chi non ama vedere una serie leggendo i sottotitoli.

Si vocifera anche di una possibile seconda stagione, anche onestamente non ne trovo alcuna utilità. 

Ma se Megalo Box ha fatto parlare di sé nei mesi di uscita, sicuramente una serie meno nota, ma personalmente altrettanto valida è Levius.


Questa volta lo stile il background sono molto distanti dal "mostro sacro" Rocky Joe.

Siamo nel 19° secolo, ma in una versione alternativa di esso, visto che siamo nella classica ambientazione steampunk.

La città imperiale che fa da cardine alle vicende è gravemente danneggiata da una guerra, anche se non vengono forniti molti dettagli in merito.

Cinque anni più tardi faremo la conoscenza del protagonista della serie Levius Cromwell, un ragazzo che ha perso il padre nella guerra e ha la madre in ospedale in uno stato di coma.

Il ragazzo inoltre ha un braccio meccanico dovuto ad incidente che verrà raccontato in alcuni flashback nei vari episodi.

Affascinato da un incontro visto con lo zio Zacks che gli farà da tutore, ma soprattutto per per pagare le spese della madre, Levius deciderà di iniziare a praticare la "MetalBoxing" uno sport molto in voga dove gli atleti hanno parti meccaniche (di solito le braccia).

Rispetto alla boxe normale, la MetalBoxing ha delle regole basate non tanto sul peso degli atleti, ma sulla potenza generata dall'ipervapore sprigionato dalle parti meccaniche.

In pratica viene introdotto un liquido speciale chiamato acqua di Agartha. Questo quando viene a contatto con il sangue evapora istantaneamente e crea un vapore controllabile con la forza della mente.

Levius quindi racconterà la scalata alla MetalBoxing del ragazzo.

Nel corso dei 12 episodi che compongono la prima stagione, verranno introdotti i coprotagonisti alla storia e i vari avversari affrontati dal ragazzo.

Rispetto a MegaloBox, che si concentrava quasi esclusivamente sullo scontro, diretto e indiretto tra JD/Joe e Yuri, Levius presta molta attenzione anche alla psicologia degli avversari.

Vengono introdotte anche alcune sottotrame, lasciate volutamente accennate, sia sul flashback della guerra scoppiata 5 anni prima, sia su alcuni misteriosi personaggi legati alla MetalBoxing.

Il ritmo della narrazione è molto rapido e non ci si perde in troppi fronzoli. Gli incontri sono molto avvincenti e molto ben realizzati.

Lo stile grafico è particolare, visto che usa quel "3D Cartoonoso" dato dal Cell Shading, che è quel giusto compromesso tra stile classico e moderno, in linea con l'ambientazione steampunk generale dell'opera.

Rispetto Megalobox, Levius è completamente doppiato in Italiano e non mi resta che sperare che Netflix metta in cantiere una seconda serie che sia all'altezza di questa prima tranche di episodi.

Quindi non mi resta che consigliarvi entrambe le serie, basate su due versioni alternative di pugilato.

Entrambe le serie sono molto veloci nella fruizione, ma allo stesso tempo avvincenti e, ed è innegabile, tutte e due in qualche modo riconoscenti a quel Joe Yabuki che è stato capostipite del genere.

See you next