giovedì 7 marzo 2019

Capitan Napoli



Ancora una volta torniamo a parlare di fumetti e torniamo nuovamente sul progetto Capitani Italiani.

Questa volta allontaniamoci dalle lande Venete per spostarci ai piedi del Vesuvio per raccontarvi le mie impressioni sul primo supereroe Campano, ovvero Capitan Napoli.

La storia inizia dalla fine. 




Nel senso che la vicenda si aprirà con la vignetta la chiude, raccontando tutti i fatti tramite un flashback raccontato da Nino, il protagonista.

Tutto inizia da un notiziario. Un ragazzo, Raffaele Russo ha perso la vita in un tragico incidente.

Gaetano "Nino", il suo migliore amico, distrutto dall'accaduto, ripiega la rabbia nella boxe. 


La sua vita a casa non è certo più facile. La madre malata e il padre pescatore che non lo comprende appieno e con il quale non va d'accordo.

Intanto a Napoli viene eletto Pasquale De Andrea, detto “‘O Mast”, uomo corrotto che ha in mano l’intero direttivo regionale.

Ma un incidente cambierà la vita di Nino e non solo....

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Il primo volume di Capitan Napoli è veramente molto coinvolgente. La storia narrata ha delle basi classiche da supereroe che però vengono contestualizzate nella contemporaneità e nell'attualità, vero marchio di fabbrica di tutto il progetto Capitani Italiani.

Come succedeva sia in Capitan Venezia sia nello speciale su Capitan Padova, tutto il volume è costellato di citazioni e riferimenti che ricordano i supereroi classici e il fumetto americano in generale.

Come non citare il clan Pizza, misteriosa setta di ninja che vive nei bassifondi di Napoli. 


Senza dubbio è una doppia citazione sia della Mano




il clan ninja arcinemico di Daredevil e il Clan del Piede, nemici giurati delle Tartarughe Ninja

 
Altra citazione è il personaggio della madre di Nino 


che, ditemi quello che volete, ma è senza dubbio ispirata alla Zia May di Spider-Man. 


 La scena che chiude l'albo avvalora ancora di più la mia teoria, ma sarebbe spoiler se ve la raccontassi.

Questo primo capitolo riesce a mettere delle basi solide della storia, impostare le idee per i possibili sviluppi, e lasciare molte cose accennate che, probabilmente verranno spiegate e ampliate nei prossimi numeri.

Senza dubbio io sarei curioso di conoscere maggiormente il rapporto tra Nino e Raffaele "Filù" e approfondire l'incidente che gli ha tolto la vita.

Altro interrogativo è il clan Pizza, hanno scopi nobili oppure no?

E Caterina avrà trovato la sua strada?


Quindi ancora una volta, non posso che consigliarvi la lettura di questo albo che amplia il panorama dei Capitani Italiani.

sabato 29 dicembre 2018

Capitan Venezia VS Capitan Padova: Non uccidere



Ehy guys,

quest'oggi iniziamo così, rubando l'inizio con la loro frase tipica d'apertura.

Voglio darvi le mie impressioni su uno speciale capitolo di un progetto fumettistico che ormai seguo da qualche anno e che si sta ampliando sempre di più.

Parliamo del progetto Capitani Italiani, una serie di testate che vogliono portare ed unire il Made in Italy  ai supereroi di stampo americano.

Qualche anno fa vi parlai di quello che oggi possiamo tranquillamente definire il capitolo 1 di quest'avventura, ovvero la prima stagione di Capitan Venezia.





Come avevamo visto nelle pagine degli albi che formavamo la stagione, venivano narrate le avventure di quella che a me piace continuare a chiamare la JLV (Justice League Veneta) dove, tra gli altri protagonisti, abbiamo conosciuto Antonio Teston, meglio noto come Capitan Padova.

Il volume di cui voglio raccontarvi oggi è uno speciale volume dedicato all'eroe biancoscudato.

Che poi proprio eroe non è il termine corretto, visto che Antonio, una volta deciso di indossare la maschera, risponde alla violenza con la violenza.

Come dicevo nel post dedicato, Capitan Padova ricorda in qualche modo Frank Castle, il Punisher di casa Marvel, 




con il quale condivide anche le origini.

Come succedeva per l'antieroe col teschio, anche la famiglia di Antonio muore in un incidente, avvenuto in questo caso alla stazione di Padova.

Nella prima stagione di Capitan Venezia però il personaggio non aveva avuto un approfondimento psicologico.

Questo speciale vuole portare rimedio, spiegando meglio chi è l'uomo sotto la maschera e scavando sulle ragioni delle sue azioni.

Non voglio minimamente fare spoiler sulla storia perché è un albo che va letto, però la cosa che mi è piaciuta di più è in qualche modo un parallelismo con un altro personaggio della Casa delle Idee, ovvero Daredevil.



Chi conosce il Diavolo sa bene quanto questo personaggio sia legato alla religione. In molte vignette si vede Matt confessarsi per le sue azioni da vigilante.




Lo speciale di Capitan Padova parte proprio da una scena analoga, dove Antonio è davanti ad un prete per confessarsi.



Al contrario però di Matt Murdock che nel suo essere vigilante cerca di essere nel giusto, Antonio Teston abbandona la via della fede per farsi giustizia da solo, specialmente quando scopre il nome del mandante dell'attentato che è costato la vita ai suoi cari.

Le pagine dell'albo sceneggiato da Fabrizio Capigatti raccontano una storia cupa, cruda e violenta che però mettono il lettore nello stato di immedesimarsi perfettamente nei pensieri e nelle azioni di Capitan Padova.

Anche se in un ruolo minore, anche Capitan Venezia 




avrà il suo spazio, diviso in due momenti ben distinti. Da una parte avremo l'eroe che cercherà di fermare e far ragionare Capitan Padova, dall'altra verranno svelati alcuni particolari dell'uomo dietro la maschera che non conoscevamo prima d'ora e che sicuramente verranno approfonditi nei prossimi capitoli.

Tutto l'albo è disegnato in tecnica tradizionale usando china acquarelli e acrilici su carta, ormai una vera rarità in un mondo prevalentemente digitale. Il disegno di Federico Toffano è diviso tra vignette più "sporche" e abbozzate, a disegni più dettagliati per i momenti più importanti della vicenda.

Senza dubbio la scena migliore, vuoi per la spettacolarità, vuoi per il pathos emotivo, è senza dubbio la splash page che chiude la storia.

Personalmente questo speciale è una perla di un universo narrativo che inizia a delineare maggiormente le sue linee guida e ad espandersi sul tutto territorio italiano.

Non mi resta quindi che consigliarvi la lettura di questo speciale se conoscete già l'Universo nato in Capitan Venezia, oppure di recuperare il volume della prima stagione.

Io invece aspetto con ansia i prossimi capitoli delle storie dei Capitani Italiani.

See you next

lunedì 20 agosto 2018

Ant-Man And The Wasp


Bentornati. Oggi torniamo al cinema dove vi darò le mie impressioni su Ant-Man and The Wasp, ventesimo film dell'ormai sconfinato Marvel Cinematic Universe e diretto ancora una volta da Peyton Reed.

Come era logico immaginare, visto poi il taglio del primo film, questo secondo capitolo dell'uomo formica risulta essere una pellicola molto leggera.

E diciamo che visto il periodo di uscita ma soprattutto di fronte al "colosso" Infinity War, è giusto così.

Ma è un film ben fatto? secondo me ni, ma andiamo con ordine.

SPOILER INSIDE

Il tutto parte qualche anno dopo la Civil War dove le fazioni contrastanti capitanate da Iron Man da una parte e Captain America dall'altra, hanno portato alla scissione degli Avengers.

Come abbiamo visto Ant-Man era nella squadra di Cap e se questo e buona parte dei suoi si sono nascosti in Wakanda, Scott Lang si arrende ai federali e si fa mettere agli arresti forzati per due anni.

Questo spiega l'assenza di Scott nella battaglia con Thanos... con molti ma....

Infatti il perchè Hank Pym e sua figlia Hope odino e non abbiamo più rapporti con Scott è un mistero poco chiaro anche alla fine del film.

Fatto sta che il fulcro della pellicola è la missione per salvare Janet van Dyne



moglie di Hank e prima Wasp in carica.

Infatti già nei flashback del primo Ant-Man avevamo scoperto che Janet, per salvare il pianeta da un missile nucleare sovietico, si rimpicciolisce troppo riuscendo sì a disattivare l'ordigno, ma restando intrappolata nel regno quantico.

Ma quando Scott riesce a tornare dal regno quantico, Hank e Hope si convincono che Janet possa essere ancora viva.

I due quindi iniziano a creare una macchina per aprire il portale del regno quantico.



Ok, veniamo quindi alle mie considerazioni.



Ant-Man and The Wasp è un film leggero e scanzonato, molto mirato alla spettacolarità delle scene d'azione e a tutti gli effetti speciali per realizzare i poteri dei due protagonisti.

Il problema, secondo me, è che siamo in un film dove molte cose vengono lasciate in sospeso e non spiegate.

Se del villain Ghost 



vengono spiegate le ragioni e il perché abbia un odio per Hank Pym, altri punti restano bui.

Infatti non si fa minimamente riferimento a cosa è successo dopo la Civil War e perché Scott si è fatto arrestare, ne al perché non ci siano stati più contatti con Hank e Hope.

Tra l'altro riguardando Civil War si nota un'incoerenza. Nelle scene dopo i titoli Cap decide di andare a liberare Sam (Falcon).

Ma nella prigione c'erano anche Scott e Clint (Occhio di Falco).

Pur non vedendosi chiaramente l'atto si poteva dedurre che Cap liberasse tutti i suoi compagni di squadra, quindi perché Scott è finito agli arresti domiciliari?

E Occhio di Falco? Secondo me questa cosa andava spiegata.



Ma la cosa peggiore è non spendere due parole su come Janet sia sopravvissuta per trent'anni al regno quantico e soprattutto come sia cambiata in quel tempo, visto che è lei stessa ad affermarlo.

Per quanto riguarda il lato comico, ci sono alcune scene che funzionano e altre meno.

A mio modo di vedere in alcuni frangenti si sbagliano i tempi comici o addirittura questi vengono forzati in maniera esagerata.

E questo è un peccato visto che il primo film girava molto bene da questo punto di vista.



Sicuramente però il fulcro sono le battaglie, con i soliti ma dipesi dai fin troppo spoileranti trailer.

In fin dei conti le battaglie chiave si vedono tutte nel trailer in "formato ridotto".

A questo punto però inizio a chiedermi se vale veramente guardare i trailer visto che mezzo film è palesemente raccontato in quei due minuti.

C'è anche da dire che le battaglie e i continui restringimenti e allargamenti del protagonista sono senza dubbio spettacolari.

Personalmente Hope ruba molte le volte la scena a Scott.



Dal mio punto vista è proprio Hope il personaggio meglio caratterizzato dell'intera banda, mostrando una donna e una figlia cazzuta, determinata e fermamente convinta nella missione di salvare la madre.

Scott paradossalmente è quello messo in mezzo per caso. 



Non è raro infatti trovare molte scene dove non capisce i discorsi dei vari scienziati e si limita ad annuire.

Una volta può andare bene, due anche, alla quarta quinta volta la gag risulta ripetitiva.

Hank invece, giustamente, non lo sopporto. 



Pieno di se, fin troppo vuole essere il primo della classe, è odioso fino al midollo. In molte occasioni l'avrei preso a scarpate sul muso.

Ma è giusto così visto che anche la sua controparte fumettistica è caratterizzata nello stesso modo.

Simpatico il ritorno degli amici di Scott, Luis, Dave e Kurt 



ma meno incisivi rispetto al ruolo nella precedente pellicola.

Siamo sinceri, durante la visione del film ci sono alcune scene che mi ricordavano i film parodistici tipo una Pallottola Spuntata o qualche flashback come nei Griffin.

In particolar modo il "flashback forzato di Luis" 



mi ha ricordato questa scena di Una pallottola spuntata 33⅓ - L'insulto finale
Quindi in conclusione, Ant-Man and The Wasp è un film leggero, molto spettacolare dal punto di vista visivo, ma non ben bilanciato come il suo predecessore.

Sicuramente si poteva fare molto di più, ma ormai è la consolidata "maledizione dei sequel".

Onestamente non capisco se molte delle cose lasciate in sospeso verranno riprese probabilmente in Avengers 4, oppure fino ad un ipotetico Ant-Man 3, o addirittura non verranno mai rivelate.

Resta il fatto che questa pellicola lascia molti buchi nella trama generale.

E le scene post credits?

Sono due, una a metà e una alla fine di tutto. E se la prima collega il film ad Infinity War, la seconda è veramente inutile.

See you next

lunedì 30 luglio 2018

Kiss Me First: idea buona ma gestita male?


Dopo qualche tempo di fermo, ricominciamo con le recensioni.

Oggi l'argomento cade su una miniserie televisiva britannica andata in onda in patria dal 2 aprile su Channel 4, e rilasciata interamente il 29 giugno su Netflix.

Parleremo quindi di Kiss Me First, miniserie di 6 episodi creata da Bryan Elsley e isprirata all'omonimo romanzo di Lottie Moggach.

Come al solito partiamo da un pre-concetto. Guardando il trailer sono sicuro che il 90% della gente l'avrà associato a uno dei film più discussi dell'anno. Ovviamente faccio riferimento a Ready Player One.



Quindi diciamo che buona parte della mia curiosità nel voler vedere la serie era basata su questo "parallelismo".

Purtroppo vedremo che con RP1 la serie non centra niente.

Partiamo quindi dalla storia.

Leila Evans (Tallulah Haddon) 


 
è una ragazzina di 17 anni restata sola dopo la morte della madre a causa di una malattia.

La ragazza, come moltissimi altri suoi coetanei, è membro di un videogioco in realtà virtuale chiamato Azana.

Azana non è altro che una "versione demo" dell'Oasis di RP1. Abbiamo sì gli occhiali VR, abbiamo sì i guanti ma non c'è ancora quel fattore "immersione totale" come abbiamo visto nel film di Spielberg. 

C'è anche da dire che Azana è più o meno la tecnologia che stiamo raggiungendo in questi ultimi anni grazie all'Oculus Rift e simili.

Parallelismi a parte, in quel mondo virtuale Leila è Shadowfax



una dei tanti avventurieri che si immergono nel mondo virtuale per sconfiggere la routine quotidiana.

Nel corso di uno dei suoi pellegrinaggi incontra Mania



una ragazza che la invita a unirsi ad un suo gruppo di conoscenti all'interno di Azana.


Le due ragazze iniziano a stringere un'amicizia tanto che si conoscono di persona anche nel mondo reale.

Le cose però inizieranno a cambiare quando uno dei membri del gruppo, Calumny, disattiverà il suo profilo qualche giorno dopo per motivi sconosciuti.

Inutile raccontare oltre la storia, visto che molti punti potrebbero portare ad un banale spoiler.

Veniamo quindi alle mie considerazioni.



Kiss Me First è una stagione fortunatamente breve.

I 6 episodi da 50 minuti circa sono una base per quello che potrebbe essere una eventuale seconda tranche di episodi.

Purtroppo, secondo me, questa serie ha due evidenti difetti.

Per prima cosa la caratterizzazione dei personaggi.

Onestamente anche la protagonista, che notoriamente dovrebbe essere il personaggio a cui il pubblico si affeziona, è un personaggio anonimo.

Il resto del cast la segue purtroppo a ruota libera nell'essere anonimato senza troppa caratterizzazione.

L'unico su cui potrei dare un punto in più è il villain della storia, anche se in sei episodi è solamente accennato, visto che viene rivelato a circa metà storia.

L'altro problema è il tipo di narrazione.

Non so se sia un problema "standard" dei teen drama inglesi ma, onestamente, mi sono un po' rotto di vedere sti diciassettenni depressi, disadattati che formano delle piccole comunità tra loro simili.

Sarà un caso ma molte serie che ho seguito, in toto o in parte, hanno questo incipit.



Skins ne è l'esempio madre, e già all'epoca mi ero rotto le palle dopo pochi episodi.



The End of the F***ing World, vista quest'anno ne è un altro esempio, estremizzando i protagonisti.



Potrei citare infine Misfist, che però metterei su un piano leggermente diverso, anche se la prima stagione non mi ha fatto impazzire.

Infatti parliamo sì di cinque adolescenti problematici, ma che sicuramente sono più carismatici a livello di caratterizzazione.

Ma torniamo a Kiss Me First.

Siamo sinceri, l'idea di fondo potrebbe anche reggere, visto che tratta un argomento abbastanza attuale, cioè la tendenza a cercare un'evasione dalla realtà in un mondo immaginario.

E' interessante anche la gestione della parte thriller, forse un po' esagerata nell'ultimo episodio se raffrontato con i cinque precedenti, ma sicuramente gestita male a livello narrativo.

Ripeto, sarà un mio forte difetto, ma su una serie televisiva voglio ritmo, tensione e suspance non dico costanti fin da subito, ma per lo meno in crescita direttamente proporzionale al numero di episodi.

Se non ci sono questi fattori bisogna per lo meno che i protagonisti siano carismatici.

Kiss Me First fallisce in entrambi i fattori.



Posso capire l'episodio di apertura che ha il compito di introdurre sia la storia, sia i protagonisti che il loro contesto, ma poi bisogna coinvolgere lo spettatore.

Leila è carismatica come un muro di mattoni. Inespressiva e molto spesso poco utile ai fini della trama.

Posso capire il suo lutto e il segreto che rivelerà a metà serie, ma stiamo sempre parlando della protagonista della storia.

Ma quindi Kiss Me First è una serie che consiglio di vedere?

Onestamente no. Non fatevi ingannare dalle scene "simil" Ready Player One perché di quello, oltre il concetto di mondo virtuale che fa da "collante" per la trama, non troverete altro.

Superato questo primo scoglio, ci troviamo davanti ad una serie inglese con i soliti ragazzini disadattati che cercano di fare squadra tra loro.

Peccato che del loro background non ci sia poco e niente.

Volete la verità? Kiss Me First sembra un antipasto per un proseguo, un esperimento come quello fatto per la serie di Castlevania.

Però di quella aspetto con ansia la seconda tranche di episodi, mentre questa l'ho già rimossa delle serie da seguire su Netflix.

See you next

giovedì 28 giugno 2018

Orfani: la battaglia finale



Ci siamo. Siamo arrivati all'ultima stagione di una serie che ha fatto parlare di se, per lo meno all'inizio.

Chiaramente parliamo di Orfani, nella stagione sottotitolata Sam.

Come già accennato, sesta e ultima stagione del progetto Orfani che ritorna nel formato 12 numeri.

Infatti se vi ricordate le stagioni 4 e 5, rispettivamente Juric e Terra, erano nel formato ridotto di 3 numeri cadauno.

Ma veniamo al sodo, chiaramente SPOILER.

Questa sesta stagione parte dalla conclusione di Nuovo Mondo.

Come ricorderete Sam è diventata uno spietato cyborg a protezione della Juric. Nel finale uccide la sua padrona per proteggere Perseo, il figlio di Rosa, e Andromeda figlia della stessa Juric.

La storia quindi inizia su tre fronti:

Da una parte abbiamo le alleanze politico/militari del generale Petrov e del governatore Garland per cercare di spartirsi l'eredità Juric.



Guardando verso la Luna Rossa di Nuovo Mondo ritroviamo Cesar, il pirata che ha aiutato Rosa nel suo viaggio. 


Lui, insieme alla sua squadra, controllano l'estrazione e il raffinamento del carburante che scarseggia sul pianeta.

Ultimi ma non meno importanti, i protagonisti, ovvero Sam e i discendenti del Pistolero.



Infatti ricorderete che Andromeda è nata dalla notte di passione tra la Juric e Ringo che veniva obbligato per poter salvare Rosa alla fine della seconda stagione.

Perseo invece è il nipote del pistolero in quanto figlio di Rosa e del figlio di uno tra Seba e Nuè, cosa mai rivelata fin'ora.

Scusate ma questo è stato uno dei grandi misteri di Orfani, scoprire chi era il figlio di Ringo.
Ad un certo punto nell'ultima stagione viene rivelato ma, onestamente, in maniera un po' frettolosa e sbrigativa.

Nel corso del primo volume verranno rivelati altri due protagonisti, ovvero RR13 



un droide volante, modello successivo di Host e Ringo.



Come dite? non ci credete?

Beh non è il Ringo originale, ovviamente, ma un clone formato dai DNA degli Orfani originali.

Personalmente RR13 e Ringo sono i personaggi che mi sono piaciuti di più.

E perché? beh semplice. Ringo è un logorroico mercenario abbastanza fuori di testa e RR13 è la sua "spalla" estremante cinica.

I loro dialoghi sono sempre divertenti e i loro battibecchi sovrastano qualsiasi altro personaggio della storia.

Veniamo quindi al dunque.

12 numeri, rilasciati in due tranche di sei numeri per volta, la prima tra aprile e settembre 2017 e la seconda tra gennaio e giugno di quest'anno.

Come mai? non è chiaro, ma probabilmente non erano pronti gli script o i disegni.

Ma alla fine questa sesta stagione com'è?

A mio parere molto più interessante di Nuovo Mondo e di Terra, senza dubbio le più fiacche dell'intero progetto.

Ci sono però dei mah.

Se la storia inizialmente, come già detto, è divisa in tre fronti unendosi in un'unica storia dove vedremo lo scontro tra gli Orfani da una parte la Juric dall'altra.

Come è possibile?

E qua diciamo che iniziano le scelte secondo me discutibili.

Come infatti ricorderete molte volte si vedevano i caduti ritrovarsi vicino ad un albero dove si concedevano il "meritato riposo eterno".



Io avevo sempre pensato che questo albero fosse una specie di paradiso dove gli eroi si ritrovavano.

E qui la grossa rivelazione....

Quell'albero si rivela essere il centro del gateway.

In pratica gli Orfani, durante la fase di potenziamento vista nel primo ciclo, sono stati "caricati" da nano macchine.

Queste avevano un duplice scopo.

Da una parte creare coordinazione e indurre il combattimento in squadra, dall'altra salvare i ricordi e le personalità dei ragazzi, creando la versione virtuale vista sotto l'albero.

Ma se questo può andare bene per gli Orfani originali, dall'altra non capivo cosa centrasse "la seconda generazione", ovvero Seba, Nuè e Rosa.

Il tutto viene spiegato nel numero 5. Infatti in una specie di "riassunto delle puntate precedenti", viene ripercorsa tutta la faccenda tirando fuori anche "orfani di riserva", tre versioni distinte di Sam, una per ogni fase di crescita (bambina, ragazza e robo-killer).

Per i tre eroi della "seconda era", viene fatta una breve spiegazione.

Seba ha le nano macchine perché era diventato spia della Juric. E fin qua, ci sta.

Nuè si scopre che era il figlio del pistolero, e come tale ne "guadagna" il patrimonio genetico.

E Rosa? beh ovviamente perché aveva in grembo il nipote di Ringo e per eredità anche lui con le nano macchine.

Seguendo questo ragionamento anche Perseo e Andromeda sono "nano macchinati".

Volete che vi dica la verità? bah, io l'ho vista abbastanza una forzatura per portare avanti la storia e riportare in azione tutti i vecchi protagonisti sterminati dal tristo mietitore.

Se poi pensiamo che la villain principale viene riportata in vita come un cyborg, il cerchio si chiude.

Pur storcendo il naso nella scelta un po' forzata del mondo virtuale dove vivono i "caduti" i numeri 6, 7 e 8 sono i punti più forti dell'intero ciclo.

Senza dubbio ho adorato la rinascita di Sam con un nuovo corpo e, la trasformazione demoniaca, citazione al Devilman Nagaiano.



Il numero 7 invece è totalmente un volume fantasy a metà tra il Trono di Spade e gli Elder Scrolls.

L'ottavo volume invece è un partita virtuale dove Jsana Juric, tornata in vita tramite la trasformazione in cyborg, riacquista un po' alla volta memorie e abilità sbloccando degli achivment nel ripercorrere i momenti salienti della sua stessa vita.

I numeri successivi invece mostreranno su due fronti la battaglia finale, dove tutti i protagonisti torneranno a combattere insieme per un'ultima volta.

Se la battaglia in se è memorabile sul piano visivo ed emotivo, forse è proprio la sua conclusione che lascia spiazzato il lettore, per lo meno me.

Infatti si scoprirà che "l'albero del ritrovo degli eroi" non è altro che il centro del gateway e solo il più indomito degli Orfani originali, Ringo, riuscirà a penetrarlo per chiuderlo e togliere potere alla Juric.

Nel tragitto, come usanza, tutti moriranno, sconfitti dalla villain oppure sacrificandosi per permettere agli altri di proseguire.

E alla fine? Ringo lanciato in una caduta verso il core del gateway, dirà delle emblematiche parole....




Cosa vorrà dire tutto ciò?

Molto semplice, tutta la storia è a sua volta una realtà virtuale creata da Sam.

In pratica eravamo in Inception


dove Sam ha creato tutto un mondo formato dai suoi ricordi dove, in qualche modo, erano presenti non solo le svariate personalità che la hanno plasmata, ma anche gli amici e soprattutto i nemici.

E nelle ultime fasi della conclusione Sam, una volta uccisa definitivamente la Juric deciderà di non resuscitare i suoi amici ma di crearsi un lieto fine con Andromeda e Perseo e col suo amore di sempre, Ringo.

Tutto questo nell'undicesimo volume.

Ma non erano 12? si e infatti l'ultimo numero ci farà tornare ad un momento di pace quando gli orfani originali erano ragazzini, mostrandoci semplicemente un "ancora un giorno" degli eroi che ci hanno accompagnato in questi cinque anni di pubblicazione.

Quindi in definitiva una sesta stagione valida, che però ha delle scelte discutibili e destabilizzanti per come si svolgono i fatti e le verità rivelate.

E adesso? il progetto Orfani come già detto è concluso, però già il prossimo mese e, secondo me, almeno una volta all'anno, vedremo uno speciale della serie.

Si inizia con Terra



dove sicuramente capiremo che fine hanno fatto i protagonisti della quinta stagione, unici sopravvissuti per ora.