mercoledì 14 ottobre 2020

Yu Yu Hakusho - Ghost Files


 

Yusuke Urameshi, 14 anni.
Dovrebbe essere il protagonista di questa storia ma.....
....sembra essere uscito di scena fin dall'inizio.


Con queste parole si apre uno di quegli anime finiti un po'  nel dimenticatoio, ma che meritano di essere approfonditi.

Parliamo infatti di Yū Yū Hakusho - Ghost Files, anche noto come Yu Degli Spettri se seguiamo il nome dato nell'edizione Italiana del manga.

Serie anime trasmessa in patria tra il 10 ottobre 1992 e il 7 gennaio del 1995, per un totale di 112 episodi.

In Italia invece l'abbiamo visto un due "spezzoni". Prima sull'allora Telemontecarlo 2 (se non ricordo male) che ha coperto le prime due stagioni dal giugno 2001, per poi essere ripresa da MTV che ha ritrasmesso tutta la serie, comprese le stagioni conclusive tra il 2005 e il 2006.

Ma di cosa parla Yu Yu?

Beh come diceva l'incipit iniziale, la storia narra le avventure di Yusuke Urameshi, 

 

un ragazzo di 14 anni, vero e proprio teppista della scuola Sarayashiki.

Fatto sta anche all'inizio della storia lo vedremo morire in un incidente stradale.

Il perchè è presto detto. Infatti il ragazzo, in un estremo atto di altruismo e coraggio, si lancia per salvare un bambino che altresì sarebbe stato travolto dall'auto in corsa.

Poco dopo il fatto vedremo quindi lo spirito di Yusuke, trovarsi di fronte al suo cadavere, intento a ricostruire l'accaduto.

Qui farà la conoscenza della bella Botan 




che, come dirà lei stessa, è l'equivalente del Caronte Dantesco, ovvero la traghettatrice di anime verso il mondo degli spiriti.

Da li a poco conoscerà anche il Piccolo Enma, 

 

figlio di Re Enma, il giudice dello "smistamento" delle anime dei defunti.

In breve quindi verrà data la possibilità a Yusuke di tornare in vita, visto che la sua morte non era prevista e il suo atto di altruismo gli ha concesso una nuova occasione.

Da qui si dipaneranno le avventure di Yusuke e dei compagni di viaggio che da li a poco formeranno il cast principale.

Yu degli Spettri a conti fatti è un Battle Shonen, quella branchia di titoli destinati ad un pubblico prevalentemente maschile e incentrati sui prevalentamente sui combattimenti.

In pratica uno dei rappresentatanti di quel genere che vede Dragon Ball se non il precursore, senza dubbio uno dei maggiori rappresentanti.

La storia di Yusuke infatti attinge molte idee e simbologie non solo da Goku e soci, con il quale condivide il concetto del regno degli spiriti come un grosso "ufficio di collocamento", ma anche su alcune idee usate principalmente nella seconda e quarta stagione.

Yu degli Spettri però prende spunti anche da altre opere.

E' innegabile che la rappresentazione di Yusuke e del suo amico/rivale Kazuma Kuwabara 

 

siano un omaggio alla coppia di teppisti per eccellenza, Takashi Mitsuhashi e Shinji Ito di Due come noi.



Anche altri personaggi e le missioni che il protagonista affronterà, saranno basate sulla mitologia Giapponese, basti pensare al ciclo dedicato ai tre tesori sacri o allo stesso Kurama nella sua forma originale è lo spirito della volpe.



Ma quindi Yu Yu è semplicemente un tributo a opere più famose?

Senza dubbio no e anzi per molti versi l'ho trovato, almeno fino ad un certo punto,un'opera un po' più varia del solito ciclo, nemico, sconfitta, potenziamento, vittoria, nuovo nemico.

Ma andiamo un po' più nel dettaglio della storia analizzando le quattro stagioni che compongono l'anime.

Chiaramente ci saranno spoiler, per cui avvisati.

La prima parte della storia è divisa in 5 mini archi narrativi di vario genere.

Se i primi episodi sono basati esclusivamente sui compiti da portare a termine per poter tornare in vita, gli archi successivi vertono principalmente nelle missioni come Detective del mondo degli spiriti da una parte e nell'introdurre tutto il cast principale dall'altra.

Come già detto vedremo comparire Kurama, 

 

un demone scappato dal suo mondo che dopo la morte si è reincarnato in un bambino umano. In questa forma si è redento della sua condotta.

Inoltre conosceremo Hiei che, 


se vogliamo dirla tutta, in qualche modo ricorda fin troppo il Vegeta di Dragon Ball.



La fine della prima stagione vedrà entrare in scena uno dei villain più iconici della storia, ovvero Toguro Minore, 

 

che diventerà il punto focale di tutta la seconda stagione.

Questo secondo arco narrativo, il più lungo di tutto l'anime, verterà sul torneo delle arti marziali nere, dove ci saranno i classici scontri uno contro uno e dove conosceremo vari personaggi che ritroveremo in seguito.

Anche qui, rispetto ad un Dragon Ball che verteva quasi esclusivamente il focus su combattimenti molto lunghi e pieni di colpi di scena e ribaltamenti, si preferisce focalizzarsi in parte sulle sfide, ma spesso anche sui caratteri dei vari protagonisti, puntando l'attenzione sul fatto che, molto spesso, i demoni sono molto più umani di quello che si possa pensare.

In questo secondo arco narrativo vediamo il vero e proprio primo grande potenziamento del protagonista, che poco prima dello scontro finale dove imparerà la tecnica finale dalla maestra Genkai.

 

Anche in questo caso ci si discosta molto dallo stile Dragon Ball. Infatti molto spesso si vedranno gli allenamenti dei vari protagonisti, specialmente di Goku, focalizzandosi sul fatto che solo il continuo allenamento è la base per il miglioramento.

In Yu Yu questo spesso non accade. Le fasi di allenamento  vengono sempre mostrate tramite brevi flashback dove viene focalizzata l'attenzione su qualche particolare prova del protagonista.

Viene però messo l'accento sul potenziamento prima del finale del torneo. In questo caso infatti non si parla di un reale allenamento del protagonista, ma di una e vera propria prova di resistenza fisica e psicologica che servirà a Yusuke per migliorare i suoi poteri sopiti.

Il linea generale però, la seconda stagione si sviluppa ne più ne meno come Dragon Ball, con i vari scontri e mostrando il frutto degli allenamenti dei vari protagonisti.

Arriviamo quindi al terzo ciclo, personalmente il più originale, ovvero l'arco del capitolo nero e di Sensui.

Per prima cosa vengono introdotti una serie di nuovi personaggi che si scontreranno con gli eroi.

Rispetto ai precedenti avversari, i tre ragazzi che sfideranno il "team Urameshi" non si riveleranno più potenti di chi si è affrontato prima, ma semplicemente più tattici, utilizzando tecniche di intelletto rispetto alla sola forza bruta.

Si scoprirà in seguito che i tre ragazzi non sono altro che una nuova prova di Genkai, dimostrando al team che non bisogna mai sottovalutare gli avversari e che bisogna pianificare le mosse e non attaccare alla cieca.

Verrà quindi introdotta la squadra di Sensui, altra variazione al tema.



Infatti ogni membro del team avrà delle sue specifiche capacità che varieranno la narrazione dal semplice scontro diretto.

Senza dubbio la parte che mi è piaciuta di più è lo scontro con Tsukihito Amanuma. 


 

Infatti la battaglia sarà basata su sfide tratte da videogiochi. Ogni membro della squadra si batterà su un "genere" che verrà scelto casualmente da una ruota.

I problemi arriveranno però sul finale della stagione e sullo scontro diretto tra Sensui e Yusuke.

Questo perché? per come finisce lo scontro e per le rivelazioni che verranno fatte.

Le prime fasi dello scontro sono interessanti, Sensui si rivela avere una personalità multipla che gli dona varie capacità a seconda di "prende il comando".

In questa prima fase Yusuke apparentemente "muore".

Da questo momento in poi i problemi di narrazione si fanno via via più seri.

Dopo una primo smarrimento del team per la sconfitta di Yusuke, questo tornerà in vita.

Verrà quindi spiegato che Urameshi, nel suo albero genealogico, ha parenti demoni, per cui lo sviluppo delle sue abilità, il potenziamento dell'energia Astrale e i duri scontri affrontati nel corso degli ultimi mesi da quando è diventato Detective del mondo degli spiriti, hanno fatto affiorare il suo sangue demoniaco.

Per cui il suo cuore umano è morto sostituito dal "cuore demoniaco" che ha permesso la sua "seconda resurrezione".

E fin qua, forzato, ma può starci. I reali problemi nascono dopo.

Parte un secondo round con Sensui, questa volta nel regno demoniaco, dove Yusuke inizia a testare la sua "nuova natura".

Ad un certo punto, spinto da una voce interiore, sprigiona involontariamente il suo potenziale completo, mostrando visibili "tatuaggi sul corpo" e aumentando a dismisura i capelli che diventano argento, ma perdendo la coscienza delle azioni, in pratica una revisione del "leggendario" Super Saiyan 5.


 
Forte di questa nuova energia sconfigge Sensui, ma rimane sconvolto nell'essere stato manipolato da un suo antenato.

Questa scena chiude, di fatto, la terza stagione, col saluto dei nuovi arrivati e il ritorno del team Urameshi nel regno umano.

Chiudendo tutto qua, avrebbero lasciato delle domande in sospeso, ma personalmente l'autore "non avrebbe fatto la frittata".

E invece parte l'ultimo arco, quello dei tre re.

Vediamo quindi Yusuke, da una parte essere diventato il pericolo numero uno del mondo degli spiriti per la sua natura demoniaca, dall'altra essere invitato da uno dei tre re, Raizen, a raggiungerlo nel mondo dei demoni.

Raizen rivelerà essere il suo padre biologico. 


Eh? ma che cazzo di discorsi sono?

Primo. Come fa Raizen ad essere padre di Yusuke, visto che lo stesso Piccolo Enma dirà che è nato da genitori umani, qualche episodio prima?

Tra l'altro se fosse realmente il padre ci sarebbero due problemi.

Primo, nel mondo degli spiriti sono dei rincoglioniti, perché non solo danno una seconda possibilità ad un mezzo demone ma, inoltre, non lo sapevano.

Secondo cruccio è sul flashback di qualche puntata più tardi, quando lo stesso Raizen racconterà di come aveva conosciuto Atsuko Urameshi, la madre di Yusuke, ovvero nell'epoca rinascimentale giapponese, cosa che non collima col fatto che lei è umana ma, soprattutto è viva fino alla fine dell'anime, quindi avrebbe almeno 200 anni se non di più.

Problemi di adattamento? non credo, visto che molte fonti danno Raizen come padre di Yusuke.

Evitando questo problema "logistico", l'arco dei tre re è una rottura di coglioni infinita.

Molti dei 18 episodi che compongono la stagione servono solo a dividere il team in tre fazioni, una per re.

Yusuke con Raizen, 

 

Hiei con Mukuro, 


e Kurama con Yomi.



Qui verranno usati parte degli episodi per raccontare con dei flashback le storie dei tre re, ma anche per approfondire quelle di Hiei e Kurama.

Interessante, per carità, ma lo avrei fatto prima e non sul finale.

Fatto sta che alla morte di Raizen, Yusuke, per impedire una guerra per il controllo del regno dei demoni, creerà un mega torneo dove il vincitore sarà il nuovo re.

Il torneo dura 7 episodi sui 18 dell'arco narrativo, dove ci sarà un colpo di scena finale, per chiudere il tutto con un diciottesimo episodio finale celebrativo dove saluteremo definitivamente i protagonisti.

Questo era un breve riassunto di Yu Degli Spettri, una serie che mi ha divertito nel ricuperarla e completarne la visione interrotta quasi 20 anni fa.

Una serie che si colloca in un filone molto amato. La serie però è stata dimentica, forse per il passaggio iniziale e parziale su reti "meno popolari" e successivamente nel periodo del “tramonto” dell'MTV Anime Night che ha proposto titoli ben più amati.

Una serie che, come abbiamo visto, aveva delle variazioni sul tema interessanti ma che si è persa nel suo finale.

Ho apprezzato tantissimo la gestione, tematica delle stagioni, diversificando un po' la narrazione proposta, invece del solito "nuovo nemico da affrontare".

Peccato per l'ultimo arco narrativo, veramente buttato li e incoerente con una storia che non meritava una conclusione così scialba.

Va vista?

Beh se amate il genere secondo me merita una visione.  

Pur essendo anni '90 non l'ho vista così male invecchiata nei disegni, anche se si nota in alcuni frangenti un minore dettaglio degli stessi.

Finché non verrà rimossa dal catalogo è disponibile integralmente su Netflix con l'adattamento dell'epoca.

Qualcuno prima o poi mi spiegherà perché certe serie/film devono essere ridoppiate per forza, ma questo è un altro argomento.

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venerdì 3 luglio 2020

Last Hope


"L'evoluzione potrebbe essere la chiave per la sopravvivenza dell'umanità".
Questa potrebbe essere la frase riassuntiva dell'anime di cui voglio parlarvi oggi, ovvero Last Hope. Per l'esattezza è un ONA, Orignal Net Anime, di genere Mecha co-prodotta dallo studio di animazione giapponese Satelight e da quello cinese Xiamen Skyloong Media.

La serie è stata creata e diretta da Shōji Kawamori con la collaborazione di Hidekazu Sato ed è stata distribuita in Giappone via streaming da Netflix che ne ha doppiato le due parti, 26 episodi totali da 24 minuti ciascuno, anche in Italiano.

La storia inizia nel 2031 nella città di Xianglong, quando un reattore quantico esplode stravolgendo l'intero pianeta.

Il reattore, inizialmente creato per produrre nuove fonti di energia, rilascia quello che in seguito verrà definito "campo evolutivo".

Tutto mutò in modo pressoché imprevedibile, creando una nuova specie, i B.R.A.I. (Biological Revolutionary of Accelerated Intelligence), una fusione tra macchine e animali.

I B.R.A.I. iniziarono ad attaccare l'umanità dove i sopravvissuti furono costretti a rifiugiarsi in vere e proprie città fortezza.

Questi ultimi creando i M.O.E.V. (Multi-purpose Organic Evolution Vehicle), ossia unità robotiche trasformabili con pilota umano, ma questo sistema di difesa si rivelò ben presto insufficiente, vista la costante e rapida evoluzione dei B.R.A.I.

La storia inizia sette anni più tardi dove Leon Lau,


la versione "secchione" di Mirko dei Beehive,


uno dei progettisti del reattore quantico e pertanto considerato uno dei responsabili del disastro, che vive in esilio nella zona desertica nei pressi di Neo Xianglong insieme alla "sorella minore" Chloe dove svolge esperimenti su un apparecchio chiamato Hyperdrive.

Questo, montato sui M.O.E.V., potrebbe essere l'ultima speranza per l'umanità per sconfiggere i B.R.A.I. .

Data quindi la sinossi veniamo alle mie considerazioni.

Sono stato attirato da Last Hope principalmente dal trailer e dai robottoni trasformabili.

Se guardiamo bene sia il mecha design dei M.O.E.V. e in linea generale tutta la storia e la sua evoluzione, Last Hope è un "mischione" di molti titoli.

I M.O.E.V. non sono altro che una versione 2.0 dei Valkyrie Fighter di Macross/Robotech, visto che assumono tre forme. La prima veicolo, anche se sarà diversa da M.O.E.V. a M.O.E.V., la versione "ibrida" macchina con braccia e gambe, per arrivare alla Terraroid, la versione umanoide.

Se guardiamo bene i tre M.O.E.V. principali sono un ulteriore citazione ad altre opere.

Se quello che verrà ridefinito Pandora 1 di Leon


assomiglia per colori e forme al Valkyrie Fighter di Rick Hunter di Robotech,



il Pandora 2 di Queenie Yoh


assomiglia all'armatura di Samus Aran di Metroid,




mentre il Pandora 3 di Doug Horvat


assomiglia all'armatura di Master Chief di Halo.






Nel corso della serie si vedranno infinite altre citazioni o richiami più o meno palesi ad altre opere.

Prima di tutti il design di Cain Ibrahim Hasan


che, è inutile negarlo, è Jet Black di Cowboy Bebop.




Ho visto inoltre la "fusione" in fase di trasformazione in Terraroid ricordare molto Aquarion, e anche i B.R.A.I. ricordano molto gli esseri che si vedono nel videogioco Horizon Zero Dawn.

Inoltre, in qualche modo, si è tentato di creare qualcosa di mistico fantascientifico alla Neon Genesis Evangelion.

Ma alla fine, tutte queste citazioni sono servite a dare quel valore aggiunto all'opera?

Secondo me no ed il motivo è molto semplice.

La storia non ha nessun tipo di appeal. Nessun protagonista ha quel carisma da farlo ricordare.

Secondo me si nota anche che qualche sottotrama che viene accennata all'inizio nasce e muore nell'episodio dove essa viene accennata.

Ad un certo punto, in uno dei tanti flashback dell'incidente vedremo Leon Lau, affermare di volere distruggere l'umanità.

Questa scena è veramente in contrasto con il carattere del personaggio, sempre mite e pacato, tanto che inizialmente pensavo fosse solo "una copertura" del suo reale obiettivo, ma così non è stato e quella sottotrama viene persa.

Gli episodi si susseguono abbastanza velocemente dove vedremo la caratterizzazione e l'evoluzione dei tre principali protagonisti e, di riflesso, del "gruppo dei buoni".

Anche sul fronte dei cattivi non ho trovato grosse sorprese ne nessun nemico degno di essere ricordato.

La cosa che non ho capito è la figura della principessa Cecile Sue.


Personaggio inutile a fini della trama, viene inquadrata, specialmente nei primi episodi, all'altezza "tette" mostrando il generoso decolté.


Purtroppo in 26 episodi non succede niente di particolarmente rilevante.

Diciamo che forse l'idea c'era, quella di sfruttare appieno il concetto di meccanica quantistica e di multiverso, peccato che le uniche idee veramente interessanti e che avrebbero potuto realmente dare una spinta alla trama restano "incompiute e accennate".

Si faranno infinite citazioni al gatto di Schrödinger, che ormai è diventato di "dominio pubblico" grazie a Sheldon Cooper, si faranno cenni al multiverso e le sue infinite possibilità, ma tutto resterà abbozzato e senza una vera e propria svolta nella trama.

No insomma non ci siamo. Last Hope è una serie che ha voluto tentare la "nuova cavalcata" dell'era robotica, iniziata probabilmente con Sfondamento dei cieli Gurren Lagann,


ma che però non porta niente di realmente nuovo nel genere, né a livello di storia né di meccaniche.

Si tende solo a "scopiazzare" qua e là mettendo elementi riconoscibili e cercando la strada per creare un nuovo "Neon Genesis Evangelion", specialmente nella seconda parte della storia quando ci sarà lo scontro diretto tra Leon e Sieg, dove verrà marcato il concetto di evoluzione dell'umanità.

Purtroppo gli episodi scialbi e la caratterizzazione piatta dei vari personaggi, rende il tutto nella mediocrità.

Belli i mecha design e i disegni in generale, ben realizzati anche le battaglie mecha, ma purtroppo la storia poggia su pilastri instabili.

Ho avuto la netta sensazione che per lo meno inizialmente si volesse tentare qualcosa di più complesso, ma poi il tutto è stato abbandonato per una storia più politically correct.

Devo essere sincero anche Gurren Lagann non mi ha fatto impazzire, forse sono semplicemente fuori target, però lì anche solo per figura di Kamina (ma non solo per lui), c'è un personaggio che realmente ha il merito di essere ricordato negli annali.

Concludendo. Last Hope è promosso? sicuramente no. Poteva essere sfruttato al meglio se gli autori avessero osato molto di più nella costruzione di una trama più avvincente e, perché no, magari dando dei colpi di scena non prevedibili dall'inizio.

Potrebbe essere visto da qualcuno che magari ha qualche idea su una serie fantascientifica e magari prenderne spunto per creare una trama più strutturata.

See you next




venerdì 19 giugno 2020

Ys VIII: Lacrimosa Of Dana

 
Adol Christin, un nome che probabilmente alla stragrande maggioranza di videogiocatori non dirà nulla.

Noto anche col soprannome "red haired swordsman" (lo spadaccino dai capelli rossi), è il protagonista indiscusso della serie YS, serie creata dall'azienda Nihon Falcom, che poggia le sue origini nel lontano 1987 sul NEC PC-8801.

Particolare la genesi dei primi due capitoli della serie, oggi conosciuti come  Ys I: Ancient Ys VanishedYs II: Ancient Ys Vanished - The Final Chapter. Inizialmente dovevano essere concepiti per essere un'unica avventura, ma poi, per il limiti tecnici della macchina su cui furono sviluppati, si optò per dividere in due titoli distinti la trama del gioco originale.

Nel corso del tempo la saga ha avuto molti sequel, remake, spin-off arrivando fino ai giorni nostri.

Da grande appassionato della saga, che scoprii col primo capitolo nella versione "riadattata" per Master System,



voglio darvi le mie impressioni sull'ottavo capitolo della serie regolare, sottotitolato Lacrimosa of Dana.

La storia, come spesso succede nei titoli della serie, inizia con Adol a bordo di una nave.



Questa volta è stato assunto, assieme all'amico di sempre Dogi,



come marinaio agli ordini del capitano Barbaros


 a bordo della Lombardia in viaggio da Xandria verso Eresia.

La nave verrà attaccata da un gigantesco mostro.

Adol riuscirà apparentemente a fermarlo, ma questo affonderà la nave facendo naufragare l'equipaggio della Lombardia e tutti i passeggeri nell'isola di Seiren, famosa per essere un posto maledetto contornato di molte leggende.

Da qui partirà la storia vera e propria, dove Adol inizierà ad esplorare l'isola e trovare i superstiti della Lombardia.

Escludendo qualche osservazione che farò più avanti, fermiamoci qui con la sinossi della storia.

YS 8 è un action RPG in terza persona con elementi di open world.

In qualche modo può essere affiancato a titoli come "The Legend of Zelda: Breath of the Wild", anche se non in maniera così estesa come il titolo Nintendo.

Infatti l'esplorazione dell'isola sarà "pilotata" dall'attrezzattura che mano a mano sbloccheremo, e da alcuni fattori che influenzeranno l'accesso alle varie di gioco.

Le cose che caratterizzeranno questo ottavo capitolo della serie, specialmente rispetto a vecchi capitoli della saga, è la forza del team.

Se infatti all'inizio comanderemo il solo Adol come usanza del brand, ben presto si uniranno i primi due comprimari della storia, da una parte Laxia von Roswell,



ragazza nobile molto abile con il suo fioretto, e il possente Sahad Nautilus,


 pescatore, che farà di un pezzo di ancora trovata sulla spiaggia, la sua arma da combattimento.

Quindi gli scontri verranno gestisti dai tre personaggi contemporaneamente. Il giocatore userà il "primario", mentre l'intelligenza artificiale manovrerà gli altri due.

In qualsiasi momento potremo "switchare" il personaggio principale con uno degli altri due per avere vantaggi su determinati scontri.

Infatti ogni personaggio avrà una peculiarità, indicata dal segno di riferimento, che lo renderà più efficace contro determinati nemici.

Basterà analizzare i nostri avversari "lockandoli" per individuare le loro debolezze.

Altra particolarità, ma questo è anche uno dei pilastri della serie, gli scontri verranno sempre eseguiti solo con le "armi bianche", visto che non esiste il concetto di attacchi magici.

In sostituzione di questi verranno forniti due tipi di attacchi speciali.

Il primo, più comune e potenziabile con l'utilizzo, sarà l'attacco "tecnica". Ogni personaggio otterrà, mano a mano che aumenterà di livello di esperienza, una serie di attacchi potenziati, che serviranno a velocizzare la "pulizia" del campo di battaglia.

Simili a livello estetico alle mosse speciali dei picchiaduro a incontri, consumeranno una parte della barra dell'energia che mano a mano si ricaricherà continuando a combattere.

Ogni tot utilizzi della tecnica essa evolverà di livello, fino al terzo, diventando più efficace nei danni.

Inoltre sarà possibile scagliare l'equivalente della "Super" dei picchiaduro.


 A barra completamente caricata, premendo i due grilletti L1 e R1 l'azione rallenterà il "personaggio" selezionato eseguirà una serie di attacchi molto scenografici, eseguendo in fine un colpo "finale" preannunciato dall'apparizione della sua "icona".

Avremo infine altre due meccaniche legate molto al trend dei "Souls Like", ovvero le schivate


 e le parate.




Personalmente molto più utili e gestibili le prime delle seconde, se effettuate col giusto tempismo "rallenteranno" per qualche secondo la battaglia in un effetto simil "bullett time", che darà un vantaggio tattico ai nostri protagonisti.

Attenzione, quando si parla di "Souls like" non vuol dire che ne condivide anche la difficoltà, ma solo la meccanica di schivata e parata. Sugli aspetti di difficoltà e giocabilità torneremo dopo.

Raccontato così il gioco potrebbe sembrare poco appetibile perché non ha grosse peculiarità rispetto ai concorrenti.

E io posso semplicemente dirvi che sarebbe un errore sottovalutare questo titolo.

Il vero motore portante non è tanto la fase iniziale di esplorazione dell'isola e i tentativi di fuggire da essa che, di fatto, sono solo l'incipit iniziale per inquadrare l'avventura.

Il vero fulcro è quel "Lacrimosa of Dana" del sottotitolo e tutto quello che esso comporta.

Non è spoiler se vi dirò che ad un certo punto avremo la possibilità di utilizzare Dana,


vera e propria coprotagonista della storia e, in qualche modo, vera e propria storia parallela legata a quella principale.

Se quindi da una parte le meccaniche e il gameplay sono molto lineari e negli standard dei titoli di genere, sarà la storia e tutti i suoi misteri a essere il vero fascino del titolo.

Avendo come base l'essere un "open world", anche YS 8 avrà i suoi collezionabili sparsi per l'intera mappa.

La cosa che però me lo ha fatto apprezzare rispetto ai concorrenti è il non impegnare troppo tempo per il giocatore nel cercarli.

Ogni singola area avrà una sua mappa specifica che dovrà essere esplorata e nella quale verranno segnati il numero di tesori recuperabili e anche il numero di oggettistica reperibile dall'area.

Quest'ultima servirà per gestire da una parte i "consumabili" dell'avventura, dall'altra le armi e le attrezzature.

Infatti, al contrario dei classici titoli del genere, armi, armature e oggettistica varia verrà gestista con un sistema di "baratto" e di "crafting".

Le armi, per esempio non verranno mai comprate e vendute ma verranno "evolute", dalla figura del fabbro. 

Infatti portando delle pietre particolari che aumenteranno "l'efficacia" della fucina e i materiali opportuni potremo prima potenziare e successivamente evolvere le nostre armi.

Per cui la grezza spada spezzata iniziale di Adol diventerà prima una spada corta, successivamente una spada lunga e via via fino ad arrivare ad essere uno spadone molto lavorato.

Le “pozioni” funzioneranno con lo stesso principio, portando al medico le formule e gli ingredienti per fare medicine con vari effetti.

Il titolo prevede alcuni "mini giochi", in parte obbligatori, che variano il gameplay generale.

Da una parte potremo pescare. Infatti in alcuni punti di fiumi, laghi e mari vedremo l'ombra di alcuni pesci.


Tramite la pressione del pulsante d'azione cercheremo di recuperare la nostra preda.


Avremo anche alcuni "pesci alla Sampei", ovvero pesci più rari e, di conseguenza, più difficili da catturare, con i quali dovranno essere delle meccaniche aggiuntive non presenti nei pesci "comuni".

Altri mini giochi, sono i raid e le hunt. In pratica nella prima dovremo difendere il nostro villaggio dagli assalti delle bestie selvagge, nel secondo dovremo andare a cacciare dei nemici.

In entrambi i casi i vari abitanti del villaggio daranno man forte all'azione curandoci o attaccando con una meccanica simile al concetto di "striker" presente in alcuni King Of Fighters i nemici a schermo.

Ultima variante al gameplay saranno le "sidequest". Il villaggio infatti avrà un tabellone con le richieste dei vari abitanti, che dovranno essere risolte in un tempo massimo.

Le missioni saranno sempre del tipo "recupera un determinato oggetto o una serie di oggetti", "uccidi un particolare nemico".

Raccontate tutte le basi veniamo alle mie considerazioni.

Personalmente tutte le meccaniche e il gameplay generale vengono amalgamate bene tra loro.
Il gioco non risulta mai frustante e anche la banale raccolta dei collezionabili, visto che è chiaro fin da subito quanti e dove sono nell'area, rende molto godibile la loro ricerca.

Come tutti i giochi open world ci sono tutte quelle meccaniche di "rivisitare" certe aree perché si è ottenuto l'equipaggiamento adeguato o le condizioni di "sblocco".

La difficoltà, esclusi certi raid, che comunque non sono obbligatori, non è mai elevata.

Io ho giocato il titolo a livello hard e escludendo qualche combattimento più impegnativo, non ho mai trovato punti "invalicabili" da far perdere le speranze. Resta il fatto che il gioco chiede dopo una sconfitta la possibilità di abbassare il livello di difficoltà.

Graficamente non ci sono "eccellenze", ma tutti i personaggi sono ben disegnati con una grafica in cell shading che si amalgama bene con le cut scene animate.

A livello di sonoro si riconoscono le tipiche musiche del brand, molto ritmate e rockeggianti.

I personaggi, specialmente i principali, sono ben caratterizzati, tutti con una loro storia, anche se in standard con i caratteri tipici da manga di avventura.

Adol è il personaggio che parla meno, ma da una parte penso sia un'esplicita volontà di farlo identificare col giocatore. Resta il fatto che è un protagonista carismatico.

Direi che è tutto.

Ys VIII Lacrimosa of Dana è quindi promosso?

Sicuramente sì. Un gioco che poggia delle basi sui classici Manga RPG, ma che ha una storia coinvolgente nel suo svolgimento, specialmente quando verrà introdotto il personaggio di Dana.

Per una volta divertenti anche la risoluzione delle sidequest e dei minigiochi proposti.

Il titolo prevede tre finali, che cambiano a fronte della "percentuale di completamento" di alcuni eventi.

Il titolo è parlato e sottotitolato in inglese/giapponese, quindi la nostra lingua è esclusa.

Per alcuni potrebbe essere un freno, ma vi assicuro che anche con la mia poca conoscenza dell'inglese sono riuscito a destreggiarmi nei vari dialoghi.

Ultima cosa. Anche non conoscendo i precedenti capitoli della saga, il titolo è perfettamente godibile in stand alone.

Verranno fatti un paio riferimenti a regioni che Adol ha visitato nella sue precedenti avventure.

Per quanto mi riguarda non vedo l'ora di mettere le mani su Ys: Memories of Celceta che dovrebbe essere disponibile da oggi (19/06/2020) anche su PS4, in attesa che traducano in inglese il nono capitolo Monstrum Nox, uscito l'anno scorso.

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venerdì 12 giugno 2020

Quale sarà il destino del cinema?


Il 15 giugno sarà una data importante.
Infatti dopo mesi di blocco Covid-19, alcuni cinema e discoteche riapriranno i battenti.

Ma visto che ovviamente bisognerà aprire in totale sicurezza, con che regole?

Oggi cercherò di dare una mia opinione sul cinema, vuoi perché mi interessa maggiormente a livello mediatico, vuoi perché mi sono fatto un'opinione a più ampio raggio, sentendo opinioni differenti e a volte contrastanti.

Partiamo dalle regole.

L'idea è quella di aprire le sale riaprendole per circa un terzo dei posti disponibili.

Questo perché sarà obbligatorio tenere una fila vuota in altezza, e due posti vuoti tra un occupato e l'altro.

Secondo punto. Non sarà possibile vendere cibarie se non preconfezionate.

Terzo punto. Bisognerà tenere la mascherina durante la visione.

Ultimo punto. La sala dovrà essere sanificata tra uno spettacolo e l'altro.

Sicuramente le regole sono sensate in ottica di "prevenzione contagio" però, per chi il cinema lo gestisce ha realmente senso riaprire?

Valutiamo due fattori molto importanti.

Il primo è l'ovvio minor introito non solo dei biglietti staccati, ma anche di tutto l'incasso "di contorno" dato da bibite e cibarie varie, che spesso è il reale guadagno delle sale.

Secondo punto è il numero degli spettacoli, che chiaramente diminuirà in maniera drastica.

Se mediamente solo per spazzare e pulire la sala ci voleva circa mezz'ora, ora col fattore "sanificazione" il tempo aumenta in maniera esponenziale, utilizzando prodotti igienizzanti, riducendo il numero degli spettacoli proiettabili.

In soldoni vuol dire che da una parte ci sarà un minore incasso generale, ma dall'altro un aumento dei costi dovuti alla sanificazione della sala.

Ma poi chi vuole consumare uno snack o simili lo farà? se non posso mangiare in sala, perché dovrò tenere la mascherina, evito anche di acquistare.

Quindi ragionando da imprenditore ha realmente senso aprire?
Se riapri lo fai per guadagnare o per puro spirito di voglia di riaprire?

Siamo seri, se lo si fa col primo intento.

Molte sale infatti sono “insorte” contro le regole e molte catene si sono rifiutate di aprire. Da quello che ho capito solo UCI Cinema, e solo in alcune sale aprirà le saracinesche.

Ma poi con che film si partirà? Dalle notizie che corrono per la rete si darà spazio principalmente agli ultimi film usciti nelle sale che hanno avuto riscontro mediatico, come ad esempio Bad Boys for Life, Sonic, Tolo Tolo, aggiungendo Doctor Strange e Thor Ragnarok.

Molti dei film proposti hanno un senso, perché o erano successi di botteghino o comunque non avevano finito la loro "corsa".

Ma i due Marvel? Doctor Strange e Thor Ragnarok? il primo si parla di spettacolo in 3D che in qualche modo avrebbe senso, ma il secondo? si parla di “ripassone” in vista di Love & Thunder anche se non si sa bene quando sia previsto.

Fin qua ho elencato i fatti, ma voglio dare una mia opinione personale.

Come sappiamo questa pandemia ha bloccato per molti mesi il cinema e, probabilmente, lo farà per un altro grosso periodo.

Molti film già pronti all'uscita sono stati bloccati e rimandati, molti altri hanno "devitato" sulle piattaforme digitali, molte produzioni invece si sono fermate, e non in ambito strettamente cinematografico ma anche televisivo.

La gente in questo periodo di transizione è guardinga e dubito che lunedì si getti a capofitto nelle sale, quelle poche che apriranno.

Quindi la mia domanda è: se non ci fossero per un grosso periodo di tempo le condizioni di sicurezza per vedere uno spettacolo al cinema, le major saranno ancora disposte ad investire ingenti somme di denaro nel media cinema?

Tra i costi del film e i costi di pubblicità ci sono grandissime somme di denaro che girano, ma varrebbe ancora la pena investire per poi vedere pochi profitti?

Pensate solo ad un film come Avengers: Endgame che ha spopolato l'anno scorso. Quanto avrebbe fatto perdere alla Disney se il Covid fosse uscito a fine 2018?

Quest'anno è successo con Vedova Nera, un film infinitamente minore, ma sul quale si è comunque investito.

Secondo voi in Disney, ma anche nelle altre case produttrici, stanno realmente pensando oggi di rischiare per poi vedere in fumo tutti gli sforzi?

Teniamo sempre conto che si parla di un possibile ritorno della pandemia in autunno, quindi non vedrei troppo strano un secondo rallentamento delle attività.

Ma quindi morirà tutto?

Probabilmente no, ma come si ipotizzava forse il prezzo del biglietto diventerà una cosa d'élite, per cui si andrà a vedere al massimo uno o due film all'anno.

Secondo me è molto probabile che l'entertainment di sposterà verso nuovi lidi.

E quali? beh ovviamente le piattaforme di streaming, con il film a noleggio on demand.

Per cui tutti gli sforzi dei produttori si sposteranno sui film "home video", che venderanno prima tramite l'uscita esclusiva sulle principali piattaforme, e poi per gli appassionati in versione fisica tramite DVD o Blu Ray.

Io sono quasi certo che molti stanno valutando questa ipotesi, già grandi registi si stavano spostando in tal direzione, e alcune piattaforme si sono già adattate con l’on Demand, per cui potrebbe essere realmente il “colpo di grazia”.

Potrebbe essere un bene? Se prendiamo per buona questa scelta, sicuramente il cinema avrà un calo nelle produzioni.

Resisteranno i film d'essai, quelli indipendenti, ma le grosse catene di cinema che vivono principalmente con i blockbuster, tenderanno a sparire.

Ma quindi spopolerà nuovamente lo streaming illegale? Probabilmente sì, come è già successo per alcuni titoli proposti dalle attuali piattaforme di streaming, per cui bisognerebbe trovare un modo di frenare il processo dilagante.

Forse è una visione troppo pessimistica, però non vedo questi margini di miglioramento.

Da una parte però sono d'accordo con quanto diceva Victorlaszlo88 in una puntata del suo podcast, quando sull'argomento era convinto che sicuramente il cinema non morirà perché nel tempo, non è morto con le pandemie. 

Forse non morirà del tutto, ma personalmente verrà ridimensionato.

Sono anche d'accordo con la sua analisi quando diceva che l'essere umano ha bisogno dell'aggregazione e che sentire la gente in sala che si stupisce, si emoziona, si spaventa per certe scene, ha quel valore aggiunto che lo spettacolo casalingo non potrà mai dare.

Però bisogna tenere conto anche che i tempi sono cambiati e l'essere umano non è più quello delle precedenti pandemie.

Oggi la vita è quasi tutta digitale, e molto spesso si preferisce avere un telefono in mano che fare aggregazione.

Molte volte già oggi su eventi mediatici importanti, si condividono commenti, opinioni e battute in contemporanea.

Seguendo alcune pagine social, questa cosa si fa già adesso con i film con il Simulwatch.

Per cui non vedo così distante l'idea di "condivisione digitale".

Siamo in epoca che la distanza sociale non è più un problema insormontabile, ma è semplicemente un "adattamento dei tempi". 

Mi dispiace dirlo ma, sicuramente non nell'immediato, il cinema tenderà a diventare un divertimento d'élite e l'aggregazione verrà fatta da casa sui social.

Questo porterà a minori investimenti in film cinematografici per spostarsi sull'home entertainment.

A quel punto sfocerà in una "guerra" delle piattaforme di streaming, che investiranno per avere le migliori esclusive, i migliori registi, e i migliori attori nelle loro produzioni.

E voi come la pensate?

See you next

N.B.: Update del 12/06 14:50 c'è stato un cambio nella gestione delle regole delle sale qui l'articolo di riferimento.