giovedì 14 settembre 2017

Una settimana da incubo


Avete avuto una settimana difficile? Non ditelo a Vincent Brooks, visto che la sua è stata terribile.

Bentornati, parliamo oggi di videogiochi, con un titolo, come usanza, non troppo recente ma molto particolare. Discuteremo su Catherine, gioco sviluppato e distribuito da Atlus e uscito nell'ormai lontano 2011.

Ma di cosa parla Catherine? come già detto, il protagonista è Vincent Brooks



32 anni ingeniere informatico da quello che si deduce dal gioco stesso.

Ma non è questo l'importante. Vincent vive una vita normalissima, abbastanza monotona alternando le serate con gli amici nel bar chiamato Stray Sheep 



ai momenti passati con la fidanzata storica, Katherine.



Se lui è abbastanza contento della sua vita, lei vorrebbe una svolta nella loro relazione, iniziando a parlare di matrimonio e maggiore affidabilità in Vincent.

Vincent però non vuole il grande passo, e una sera allo Stray Sheep  inizia a discuterne con gli amici di sempre. 



I ragazzi ad una certa ora però se ne vanno, lasciandolo da solo nei suoi pensieri. Ad un certo punto però Vincent, quasi casualmente conoscerà Catherine


una conturbante biondina che si siederà al tavolo con lui.

Nel frattempo il ragazzo inizierà ad avere strani incubi....



Come al solito, inutile addentrarci oltre nella storia, visto che è il motore portante del titolo.


Veniamo alle considerazioni.


Una cosa che salta subito all'occhio è che il gioco ha due stili narrativi molto diversi. Infatti da una parte abbiamo le sequenze filmate che saranno un vero e proprio anime, mentre le sequenze interattive saranno realizzate con la tecnica del Cell Shading.

Per quanto si noti la differenza tra le une e le altre, le parti in Cell Shading sono realizzate molto bene e sono la cosa più vicina alle sequenze "anime". Questo da un senso di continuità tra le une e le altre e fa si che il passaggio non sia troppo "pesante".

Veniamo al gameplay. Come molti sapranno, visto che il gioco è uscito un bel po' di tempo fa, le scene di gioco vero e proprio saranno incentrate sullo scalare una torre di blocchi che mano a mano franerà sotto i nostri piedi.

Per cui, alla fine, Catherine è un puzzle game, dove dovremo guidare Vincent verso la libertà. Però ovviamente non sarà tutto rose e fiori. Infatti il nostro percorso diverrà sempre più arduo mano a mano che scaleremo i piani della torre.

Dovremo studiare e ingegnarci per spostare i blocchi nel modo più veloce possibile al fine di produrre la scala per salire. 



I livelli saranno tematici e suddivisi per giornata. Eh già, come dicevamo all'inizio, il povero Vincent avrà gli incubi per una settinama... anche un po' di più.

Ogni giorno di scalata sarà diviso in vari sottolivelli, che cambieranno di numero a seconda del giorno. A ogni passaggio arriveremo in una zona neutra, raffigurante una chiesa con campanile, dove troveremo delle pecore. 



Si avete letto bene, pecore. Ma chi saranno? e perchè parlano e discutono? Questo però non posso dirverlo, sennò rovinerei la trama.



Quando arriveremo all'ultimo livello della nottata, dovremo affrontare il "boss di livello", ovvero un mostro che ci rincorrerà e ostacolerà nella scalata.



La cosa che più mi ha divertito, ma forse l'ho visto solo io, è che tra uno stage e l'altro vedremo la mappa dei nostri progressi, con Vincent posizionato a inizio livello.



Perchè mi ha divertito? perchè mi ha ricordato tantissimo la mappa di Ghosts 'n Goblins o di Ghouls 'n Ghosts dove Arthur si spostava mano a mano che passavamo i livelli.



Ma torniamo a Catherine. Come dicevamo all'inizio il cardine del gioco è la storia. Una storia che se la guardiamo bene, per quanto in salsa horror, non è troppo distante da quello che possiamo vivere tutti.

Vincent posso essere io, ma può esserlo chiunque sia in quella fascia d'età. Nel corso della sua infernale settimana, vivrà le sue più grandi paure e preoccupazioni per il suo futuro.

Catherine vuole raccontare una storia che è reale. Continuare con la vita di tutti i giorni o provare ad impegnarsi? e con chi? con la ragazza con cui hai passato molti anni della tua vita e ti da solidità, oppure con la conturbante ragazza appena conosciuta?

Ovviamente sta al giocatore fare le proprie e scelte e accollarsene le responsabilità. Nel gioco infatti ogni domanda e ogni risposta data faranno pendere la bilancia verso una scelta o l'altra.

Da quel punto di vista il gioco offre molte conclusioni possibili, otto per l'esettezza, divisi in tre "tronconi" differenti.

Sarete veramente convinti delle vostre scelte? sceglierete col cuore o di pancia? farete una scelta oppurtinistica? 
Catherine o Katherine


Oppure nessuna delle due?

Veniamo alle conclusioni. Catherine è un gioco particolare, non adatto per tutti. Questo non tanto per i contenuti, ma per la storia trattata. E' un gioco che va giocato nella fascia d'età di cambiamento o dopo.

Un diciottenne non potrebbe apprezzarlo a fondo, questo è innegabile.

Va provato? sicuramente si, a patto che siete nella fascia giusta. Sicuramente non è un gioco impegnativo a livello di gameplay. Ma forse questa affermazione è errata. E' più corretto dire che Catherine non ha un gameplay variegato. In fin dei conti si tratta di livelli di scalata di una torre a difficoltà crescente. Il gioco è molto impegnativo, specialmente in certe sezioni e, per lo meno io, a livello normale, la prima volta ho "smadonnato" non poco. La seconda volta, solo per vedere un altro finale, l'ho rigiocato a livello facile e vuoi per l'abilità acquisita, vuoi per la minor difficoltà, la scalata è sembrata meno ostica.

Provatelo e sappiatemi dire.

See you next


domenica 27 agosto 2017

Death Note, una trasposizione che non andava fatta


"L'umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà"

Sicuramente molti di voi avranno colto la citazione, mentre per gli altri vediamo di arrivarci.
Oggi parliamo di uno degli adattamenti in live action più chiacchierati dell'ultimo periodo. Parliamo di Death Note, film diretto da  Adam Wingard e prodotto da Netflix che lo ha rilasciato sulla sua piattaforma di streaming il 25 agosto.

Chiaramente il film è ispirato al manga omonimo scritto da Tsugumi Ohba e disegnato Takeshi Obata.

Per chi non conoscesse il manga da cui il film trae ispirazione, facciamo un breve riassunto. La storia racconta di un ragazzo liceale, Light Yagami



molto intelligente e annoiato dalla routine giornaliera. Un giorno, guardando fuori dalla finestra, si accorge che qualcosa cade dal cielo.
Incuriosito si reca nel luogo dove è successo il fatto e trova un quaderno nero con scritto Death Note.

Convinto che si tratti di uno scherzo, ma affascinato da quel quaderno, decide di portarlo a casa.

Tornato a casa inizia a sfogliare il quaderno e trova una pagina con alcune regole scritte in inglese di cui la prima è:

"L'umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà"

Continuando a scorrere le regole del quaderno si accorge che per verificare la prima regola deve avere in mente non solo il nome, ma anche il volto della vittima, al fine di evitare omonimie. Inoltre potrà decidere le condizioni della morte, a patto che siano "verificabili". Se così non fosse o non venisse specificato nulla dopo il nome, la vittima morirebbe per attacco cardiaco.

Sempre più convinto che si tratti di uno scherzo di qualche compagno di classe, decide comunque di scrivere un nome. Nello specifico un criminale che sta tenendo in ostaggio una scuola.
Attesi i quaranta secondi Light inizia a ridere divertito visto che apparentemente non era successo nulla, quando i bambini iniziano ad uscire dalla scuola e la maestra conferma che il criminale ha avuto un attacco cardiaco. Sconvolto dalla scoperta viene sorpreso da Ryuk



lo Shinigami (un dio della morte) possessore del Death Note.

Da quel momento Light inizierà a giustiziare i criminali tramite il quaderno, finché arriverà uno strano investigatore che si farà chiamare semplicemente L



che cercherà di far luce sulle strane morti e fermare il suo artefice.

Questa brevemente la trama. A mio parere, per lo meno fino ai 3/4 del suo svolgimento, Death Note è uno dei migliori manga/anime degli ultimi anni. Dico fino a 3/4 perché c'è un evento che non mi è piaciuto, però dopo il tutto riprende fino ad un finale perfetto.

Ma non perdiamoci in chiacchiere e arriviamo alla notizia che Netflix ha voluto produrre un film live action sul manga.
La cosa che ha fatto storcere il naso fin da subito è ambientare la vicenda in America, a Seattle per la precisione, invece che in Giappone, riadattando nomi e ispirandosi solo in parte alla storia originale.

Come al solito nell'Internet le polemiche non si sono fatte attendere, specialmente dopo la scelta del cast, ma sul quale ci torneremo. 



Anch'io non ho visto di buon occhio questa scelta, anche se sono sempre stato convinto che i giapponesi spesso siano poco convincenti come attori e spesso le trasposizioni live action sembrano, passatemi il termine, "la sagra dei cosplay".

Ma arriviamo quindi alle mie impressioni sul film. Come prima cosa si è voluto concentrare buona parte della storia in un'ora e mezza, che non è sbagliato, come invece ha sottolineato qualcuno. A mio modo di vedere il tempo è si poco per sviluppare la storia e la psicologia dei personaggi, però non si poteva neanche fare un film di sei ore.

Si poteva pensare ad una serie? forse... ma sicuramente sarebbe uscito un polverone ancora più grande, viste le critiche mosse al progetto fin dall'inizio.

I veri problemi sono altri secondo me, e non dipendono dalla modifica della storia.

Chiaramente SPOILER per chi non ha visto la pellicola.

Partiamo dai protagonisti:

Light Turner/Kira (Nat Wolff)


 
Personalmente il peggiore di tutta la combriccola. Escludendo l'ovvio cambio di cognome, è il suo carattere e modo di fare che non c'entrano nulla col Light Yagami originale.
Quali sono i tratti distintivi del Light del manga? Essere intelligente e arguto, freddo e distaccato con chiunque, ma soprattutto, essere concentrato sul suo obiettivo. Nel manga/anime si notava una cosa FONDAMENTALE, Light a lungo andare era corrotto dal potere del Death Note.

Nel film invece lo descrivono si come uno studioso, tanto che si vedono scene dove fa i compiti per i compagni in cambio di soldi, però non si nota quella calma e freddezza nel pianificare le sue prossime mosse contro L. Tra l'altro l'incipit scatenante di tutta la vicenda non c'è. Il Light del manga era annoiato dalla vita e dalla sua routine, qui è semplicemente un teenager incazzato col mondo.

L (Lakeith Stanfield)


 
E da lui partì tutta la polemica, semplicemente perché non è possibile che L fosse di colore. Posso essere d'accordo sulla critica delle caratteristiche peculiari del personaggio. L è pallido in volto e ha delle profonde occhiate dovute alle notti insonni dove ragiona e risolve i vari casi.

Perfetto fin qua ci sto, in tutto e per tutto. Però nel film sono cose che vengono messe in risalto in più di un'occasione, specialmente nei dialoghi tra L e Watari dove quest'ultimo si preoccupa del numero di ore dove L "non stacca", ricordandogli che "il riposo rende la mente più forte" o qualcosa del genere.
Una cosa che ho apprezzato è far vedere che L spesso e volentieri si sfonda di dolci, anche se non viene spiegato come nel manga/anime, dove lo stesso dirà che il grande apporto di zuccheri serve per migliorare le capacità cognitive (anche se sono sempre stato convinto che principalmente era un vizio dell'investigatore).

Il vero problema di questo personaggio è averlo fatto vestire sempre come un fottuto ninja. Come si vedeva nel trailer, L è sempre a metà viso coperto con una maglia/felpa nera che gli copre la testa.

Ma, aspettate questo look mi ricorda qualcosa....




Quindi, in pratica....



Boiate a parte, anche in questo caso c'è un problema fondamentale sul carattere del personaggio, ovvero la perdita della calma. L non perde mai la calma in nessuna occasione. Posso capire che il motore scatenante sia sensato, ma il personaggio del manga sarebbe stato furioso, ma non avrebbe perso la lucidità delle sue azioni.

Mia Sutton (Margaret Qualley)


 
In pratica l'equivalente di Misa Amane



Qui è praticamente impossibile fare una comparazione. I due personaggi sono la cosa più distante tra loro. Devo essere sincero, il colpo di scena che la vede protagonista nel film mi è piaciuto, però non è la Misa del manga.

Questo semplicemente perché Mia è subdola mentre Misa era sottomessa a Light. E questo cambiamento di carattere mette ancora più l'accento su quanto sia sbagliato il carattere di Light, ma ci torneremo a breve.

Ryuk (che in originale ha la voce di Willem Dafoe)


 
Partiamo dall'aspetto estetico. Ryuk praticamente non si vede mai, se non in ombra, questo semplicemente perché è orribile da vedere. Purtroppo la CGI fatta sul personaggio è brutta, e quell'unica scena dove lo vediamo in volto lo dimostra.
Anche qui abbiamo un problema a livello caratteriale. Il Ryuk del manga, escludendo la spiegazione iniziale sul Death Note, è un semplice spettatore. Non si intrometterà mai sulle scelte di Light e non lo influenzerà con consigli e simili. Questo perché? perché anche Ryuk è annoiato dalla sua vita e lascia cadere il Death Note sulla Terra semplicemente per vederne le conseguenze.

Il Ryuk del film invece è divertito da quello che succede, ma spesso forza e influenza in qualche modo Light, specialmente facendo leva sul fatto che Mia è più scaltra e smaliziata nei possibili modi di usare il quaderno.




Veniamo al film.

Per prima cosa ho trovato la pellicola troppo "macabra", spesso in modo insensato. Il Kira del film infatti uccide i criminali in svariati modi possibili. Ed una cosa che "cozza" col manga, dove Kira uccideva prevalentemente per infarto, il che era il segno identificativo e "la firma" degli omicidi.

Nel manga, ma anche nell'anime, escludendo un paio di scene, non si vedono mai scene particolarmente violente. Gente che si accasciava e si teneva il petto ma niente di più. Nel film invece, partendo proprio dalla prima vittima, si vedono membra e sangue in più di occasione. Cose non particolarmente disturbanti, sia ben chiaro, ma sicuramente inutili ai fini della storia.

Altra cosa che non va assolutamente è la storia d'amore tra Light e Mia. Avete letto bene, storia d'amore. Personalmente assurda, ma che però sottolinea ancora una volta la non coerenza del Light del manga freddo e distaccato da tutto e tutti, contro il Light del film più "umano".

Ah il potere della fi.. , dell'amore.

Una delle scene più ridicole dell'intero film è il primo incontro tra Light e Ryuk. Perché? Semplicemente perché Light è talmente spaventato e si comporta da "donnina isterica". 



Vi assicuro, agghiacciante. Anche nel manga, se non ricordo male è sorpreso e spaventato, ma sicuramente non a questi livelli.

La storia, a livello di vicenda raccontata, secondo me, non ha grossi intoppi narrativi. Qualcuno ha detto che non si capiva nulla ed era una sequenza di scene prese e unite a caso. In questo punto non mi trovo d'accordo minimamente.

La storia è si compressa, ma non ci sono troppi salti o scene confusionarie. Forse la prima, dopo i primi omicidi di Light, perché si vede che in poco tempo è stato creato un vero e proprio "culto" di Kira.

La VERA cosa che manca, ed è la cosa che più mi ha fatto adorare Death Note, è quella che ho sempre definito "l'infinita partita a scacchi tra due menti geniali".
Chi ha letto il manga o visto l'anime, sa benissimo che il cardine della storia è la sfida tra Light e L. Ognuno si muove sapendo che ogni piccolo errore potrebbe essergli fatale.
L rischia di morire se Light riuscisse a scoprire il suo nome, e quest'ultimo finirebbe in prigione o peggio al patibolo se venisse collegato a Kira.

Questa cosa manca, ed è un errore madornale che dimostra che gli autori della pellicola non hanno compreso il motore del successo dell'opera originale.



La cosa che personalmente non ho sopportato, è il finale. Mia, quasi per smuovere Light ne scrive il nome sul Death Note, segnando un'ora precisa per la morte. Al di la del fatto che questa cosa non sarebbe mai successa, il vero problema è la scena della ruota panoramica e tutte le conseguenze.

Light raggiunge Mia alla ruota, seminando L che lo inseguiva. I due salgono sulla ruota. A questo punto nell'ordine succede:

1) Light chiede a Mia se lo ama e di rinunciare alla comproprietà del quaderno, bruciando la pagina col nome di Light al fine di evitarne la morte. Lasciamo perdere che questa regola non esiste nell'opera originale.

2) Mia prende però il quaderno e di conseguenza scatta la condizione scritta da Light che condanna Mia. Altra regola che non esiste sul quale continuiamo a sorvolare.

3) La ruota panoramica si distrugge e inizia a crollare.

4) I due cercano di salvarsi ma cadono rovinosamente, Mia sulla banchina che muore sul colpo, e Light in acqua.

5) La pagina del Death Note finisce in un bidone con un fuoco acceso e viene arsa dalle fiamme, salvando Light.

6) Il Death Note, che era caduto in mare, viene ritrovato poco dopo e riportato alcuni giorni dopo a Light in coma in ospedale.

Bon fin qua, ci poteva stare. Escludendo però il riporto del quaderno, che poteva essere un seguace di Kira che ha scoperto la sua identità.

Il vero problema è la spiegazione. Tutta la macchinazione del salvataggio, del recupero del quaderno e della morte di Mia, erano tutte conseguenze dei dettagli scritti dallo stesso Light prima di arrivare alla ruota, compreso la "fortunata coincidenza" della pagina col suo nome che cade nel fuoco.

Anche no ragazzi, anche no. Troppa troppa fantasia e cose a caso.

Ah, quasi dimenticavo, una piccola chicca che ho apprezzato nel film. Se guardate nei credit appare il nome di Masi Oka, meglio noto come Hiro Nakamura nella serie Heroes.



Forse molti non l'hanno notato, ma nella scena ambientata in Giappone, si vede un night club con un sacco di vittime brutalmente giustiziate da Kira. Oltre ad essere la prima apparizione di L, tra gli investigatori appare proprio "Hiro" che dirà:



Notato niente? parla della famiglia Nakamura, chiaro riferimento al suo personaggio all'interno di Heroes.

Tiriamo quindi le somme. Netflix purtroppo ha toppato alla grande. Ha prodotto una trasposizione live action di un manga/anime cult, dal quale però prende parzialmente la storia, senza tenere conto dei punti chiave che l'hanno fatto diventare tale.

Il problema non è tanto il cambio di location dei fatti o l'americanizzazione dei personaggi, ma lo stravolgimento dei caratteri dei protagonisti, Light e L in primis.

Manca la tensione e la suspance tipiche dell'opera originale e la sfida d'intelletto tra Light e L, vero motore della storia.

Se devi ispirarti ad un'opera puoi modificarla, riadattarla, ma i punti saldi DEVONO rimanere, sennò esce una porcata tipo Dragon Ball Evolution.



Pensate alla serie Sherlock


Non ha niente da spartire con l'opera originale, visto il cambio di epoca, ma i protagonisti restano inalterati nel loro modo di operare ed agire.

Va visto? personalmente se avete amato l'anime o il manga originale, direi di no.

See you next




mercoledì 23 agosto 2017

Difensori uniti


Bentornati. Passiamo ai telefilm discutendo di uno dei titoli più attesi del periodo estivo.
Parliamo di The Defenders serie Marvel che convoglia i quattro eroi metropolitani Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist, introdotti nelle omonime serie stand alone.

Come per le quattro serie sopra citate, anche The Defenders è prodotta da Netflix che ha rilasciato l'intera stagione il 18 agosto.

Rispetto alle precedenti serie, fortunatamente, la serie si compone di soli 8 episodi tra i 45 e 55 minuti.

Perchè per fortuna? vediamolo insieme.

Come era abbastanza logico aspettarsi, The Defenders parte dalla fine di Iron Fist, anche se il tutto non viene spiegato in maniera chiara e concisa.

Diciamo che escludendo quest'inizio, la prima puntata ha semplicemente lo scopo di riprendere le fila e le storie dei quattro protagonisti.

Ma come è possibile che quattro persone che praticamente non si conoscono (esclusi Jessica Jones e Luke Cage), si uniscono per fermare una minaccia comune?
Io nei vari post vi avevo dato una mia idea, però devo essere sincero, mi ero completamente sbagliato.

Ma eviterei lo spoiler....

Però posso assicurarvi che la genesi del team è sensata e in alcuni casi segue "l'iter classico" dei team-up anni '70.



Ma veniamo al dunque.

Come dicevamo all'inizio, la serie si compone di soli 8 episodi. Purtroppo, come ormai troppo spesso accade nelle serie Netflix, il ritmo narrativo è altalenante.

I primi due episodi mettono le basi della minaccia, introducono la villain principale Alexandra Reid (Sigourney Weaver)



ma si perdono in troppe, troppe, TROPPE chiacchiere, spesso inutili.

Mi può andare bene nel primo episodio che, come dicevamo, ha lo scopo di riprendere le fila di serie che hanno più di un anno di "anzianità", giusto per rinfrescare le idee allo spettatore.

Però basta, vai avanti con la storia.



Una cosa che ho apprezzato tantissimo è l'uso specifico dei colori per alcune scene, specialmente nei primi episodi.

Come infatti avrete notato già dalla sigla ogni singolo eroe ha il suo "colore dominante". Matt rosso, Jessica blu, Luke giallo e Danny verde. Ogni scena che li vede protagonisti ha quello specifico colore.



Veniamo alla storia e alla gestione dei personaggi.
Senza dubbio il nemico principale, come era logico aspettarsi è la Mano. In fin dei conti è stato il motore del finale della seconda stagione del diavolo e il nemico di Danny nella sua storia.

Il problema è che, secondo me, come cattivi sono poco carismatici. In fin dei conti sia Daredevil che Jessica Jones ci avevano dato cattivi memorabili come Kingpin 



e Kilgrave.


Purtroppo è una cosa che avevo notato sia in Luke Cage che in Iron Fist, non si sono voluti creare cattivi all'altezza e non ne capisco il perché.

L'altro grosso problema è la gestione della squadra, sbilanciata a livello di caratterizzazione e interazioni.



Ancora una volta sono Matt e Jessica a vincere la sfida. Forse è più la donzella che supera tutta la squadra. E' inutile negarlo Krysten Ritter interpreta magistralmente l'investigatrice "scojonata", alcolizzata ed estremamente sarcastica nelle battute.

Purtroppo invece Luke, ma soprattutto Danny, sono gestiti malino. Il marcantonio è decisamente troppo trainato dal gruppo. Capisce poco di misticismi e affini e mena le mani solo se provocato. Come già dissi nella discussione a lui dedicata, ricorda molto il personaggio di Bud Spencer, ma senza il suo carisma.

Per quanto invece riguarda l'Iron Fist, devo dire che è veramente un pirletta. Un'unica linea di pensiero, e si cerca di farlo ragionare che sta facendo una minchiata scatta il finimondo.

Senza poi sottolineare che a livello di combattimento è inferiore agli altri Defenders. In fin dei conti ogni due per tre sottolinea che lui è l'immortale Iron Fist, l'arma vivente e Daredevil, che non ha poteri, gli è superiore in tutto e per tutto.




Escludendo però il gruppo non ben gestito, gli episodi d'azione sono ben realizzati. Ormai marchio di fabbrica gestire una battaglia tra i corridoi degli edifici (vista nei trailer quindi non è spoiler).

Forse il vero fulcro di tutta la serie sono gli ultimi due episodi a cui va legato il finale del sesto.

C'è una cosa che a mio parere viene spiegata poco o male, ma qui

<SPOILER>





</SPOILER>


 
Tiriamo quindi le somme.

Serie veloce, solamente 8 episodi, che però hanno un ritmo altalenante a livello narrativo.

Villains principali poco carismatici, e alcuni dei protagonisti gestiti male.

Battaglie ben realizzate compresa quella che chiude le vicende.

Alcuni punti di narrazione poco chiari.

Senza dubbio la parte più importante è il finale di serie, visto che introduce (e già annunciata) la base per la prossima serie stand alone di uno dei quattro protagonisti.

Di chi? a voi scoprirlo, anche se nell'Internet era già trapelato.

Va vista? oddio, si perché sicuramente è migliore di tante altre serie, e specialmente di quelle dedicate agli Heroes for Hire





Sicuramente non è un capolavoro. Però, diciamocela tutta, Netflix ci aveva abituato bene all'inizio, specialmente con la prima serie dedicata al Diavolo di Hell's Kitchen ma, purtroppo, difficilmente è riuscita a replicare tanto "splendore".

Già la seconda stagione era altalenante, come lo era Jessica Jones, che reggeva prevalentemente per i due protagonisti.

Entro l'anno dovrebbe arrivare anche lo spin-off di Daredevil, ovvero The Punisher, sul quale confido abbastanza, visti gli episodi esplosivi che lo hanno introdotto.



Staremo a vedere.

See you next