sabato 2 maggio 2020

Gli eredi di Rocky Joe




Il pugilato. Per molti lo sport nobile, per altri una vera e propria rissa tra due tizi in calzoncini che si prendono a pugni finché uno dei due non cede.

Io onestamente l'ho sempre trovato uno sport molto brutale, per cui non ho mai seguito gli scontri importanti o le gesta dei grandi campioni.

Però, nel mondo di manga e anime ci sono nomi che è difficile non prendere in considerazione. Volti talmente noti che è difficile non affascinarsi alle loro storie.

Sicuramente il più noto è Joe Yabuki, conosciuto in Italia come Rocky Joe



Apparso nei nostri teleschermi nel 1982 con un adattamento discutibile nella parte conclusiva, è senza dubbio il pugile giapponese più popolare.

Molti però ricorderanno anche di un certo Sugar


che in originale fa nome Genki, e della sua scalata nel pugilato professionistico dopo il tragico evento a inizio serie.

Oggi però non vorrei contrarmi sui due manga citati, Sugar lo ricordo a malapena ma sicuramente non posso che consigliarvi l'acquisto della serie di Rocky Joe, personalmente una delle pietre miliari del manga, specialmente quando inizia a prendere ritmo la storia.

Cercherò quindi di concentrarmi su due serie anime, di recente pubblicazione che mi hanno affascinato nel loro modo di raccontare la storia.

La prima forse è quella più popolare, ovvero Megalo Box, anime nato proprio per celebrare i 50 anni della pubblicazione di Ashita No Joe, il titolo originale di Rocky Joe.


L'anime vuole essere semplicemente un tributo alla serie, senza però esserne un banale remake o una qualche sorta di sequel.

Nei tredici episodi che compongono la serie conosceremo JD (Junk Dog) un ragazzo che vive nei bassifondi e partecipa ad incontri clandestini di Megalo Boxing, una versione 2.0 del pugilato classico.

In pratica i vari boxer avranno a disposizione un esoscheletro metallico più o meno sofisticato, che ne  potenzierà i loro colpi.

Siamo sinceri, fin dalle prime informazioni sulla sinossi del progetto, non ero molto pro questa serie.

In fin dei conti sembrava l'idea di ridare nuova vita al mito di Rocky Joe, ma stravolgendolo in tutto e per tutto.

Però questa volta ho dovuto ricredermi. In Megalo Box è innegabile non riconoscere alcune figure fondamentali del manga da cui prende ispirazione, JD è chiaramente Joe (e ne acquisirà il nome in seguito), Gansaku Nanbu è ovviamente Danpei Tange, Yuri è ispirato al rivale dalla prima parte della storia Tohru Rikiishi, ed infine Yukiko Shirato è ispirata Yoko Shiraki dell'opera originale.

Ma se in qualche modo sia esteticamente che caratterialmente i personaggi si assomigliano, è tutta la storia ad essere avvincente e ad avere sviluppi diversi dall'opera di origine.

Personalmente ho trovato molto interessante un "easter egg" che si scorge alla fine di ogni singolo episodio dell'anime, che però è capibile solo da chi ha letto l'opera originale.

I tredici episodi scorrono molto velocemente e fanno molta presa allo spettatore che vuole arrivare agli scontri importanti e soprattutto capire come andrà a finire la serie.

Onestamente forse 13 episodi non sono poi tantissimi, si poteva arrivare tranquillamente a 15-16, magari approfondendo qualche incontro o prestando maggiore attenzione alla psicologia di qualche personaggio secondario.

Resta il fatto che Megalo Box è un buon anime. Sicuramente ha un valore aggiunto se visto nell'ottica di "ispirato da Rocky Joe" visto che lo spettatore coglierà riferimenti, citazioni e personaggi dell'opera originale, ma può essere visto anche da uno spettatore che il mito di Joe non lo conosce per niente.

L'anime è disponibile su Netflix solo che, a patto che non l'abbiano fatto in questo ultimo periodo, è doppiato solo in giapponese con i sottotitoli in Italiano, quindi potrebbe essere un ostacolo per chi non ama vedere una serie leggendo i sottotitoli.

Si vocifera anche di una possibile seconda stagione, anche onestamente non ne trovo alcuna utilità. 

Ma se Megalo Box ha fatto parlare di sé nei mesi di uscita, sicuramente una serie meno nota, ma personalmente altrettanto valida è Levius.


Questa volta lo stile il background sono molto distanti dal "mostro sacro" Rocky Joe.

Siamo nel 19° secolo, ma in una versione alternativa di esso, visto che siamo nella classica ambientazione steampunk.

La città imperiale che fa da cardine alle vicende è gravemente danneggiata da una guerra, anche se non vengono forniti molti dettagli in merito.

Cinque anni più tardi faremo la conoscenza del protagonista della serie Levius Cromwell, un ragazzo che ha perso il padre nella guerra e ha la madre in ospedale in uno stato di coma.

Il ragazzo inoltre ha un braccio meccanico dovuto ad incidente che verrà raccontato in alcuni flashback nei vari episodi.

Affascinato da un incontro visto con lo zio Zacks che gli farà da tutore, ma soprattutto per per pagare le spese della madre, Levius deciderà di iniziare a praticare la "MetalBoxing" uno sport molto in voga dove gli atleti hanno parti meccaniche (di solito le braccia).

Rispetto alla boxe normale, la MetalBoxing ha delle regole basate non tanto sul peso degli atleti, ma sulla potenza generata dall'ipervapore sprigionato dalle parti meccaniche.

In pratica viene introdotto un liquido speciale chiamato acqua di Agartha. Questo quando viene a contatto con il sangue evapora istantaneamente e crea un vapore controllabile con la forza della mente.

Levius quindi racconterà la scalata alla MetalBoxing del ragazzo.

Nel corso dei 12 episodi che compongono la prima stagione, verranno introdotti i coprotagonisti alla storia e i vari avversari affrontati dal ragazzo.

Rispetto a MegaloBox, che si concentrava quasi esclusivamente sullo scontro, diretto e indiretto tra JD/Joe e Yuri, Levius presta molta attenzione anche alla psicologia degli avversari.

Vengono introdotte anche alcune sottotrame, lasciate volutamente accennate, sia sul flashback della guerra scoppiata 5 anni prima, sia su alcuni misteriosi personaggi legati alla MetalBoxing.

Il ritmo della narrazione è molto rapido e non ci si perde in troppi fronzoli. Gli incontri sono molto avvincenti e molto ben realizzati.

Lo stile grafico è particolare, visto che usa quel "3D Cartoonoso" dato dal Cell Shading, che è quel giusto compromesso tra stile classico e moderno, in linea con l'ambientazione steampunk generale dell'opera.

Rispetto Megalobox, Levius è completamente doppiato in Italiano e non mi resta che sperare che Netflix metta in cantiere una seconda serie che sia all'altezza di questa prima tranche di episodi.

Quindi non mi resta che consigliarvi entrambe le serie, basate su due versioni alternative di pugilato.

Entrambe le serie sono molto veloci nella fruizione, ma allo stesso tempo avvincenti e, ed è innegabile, tutte e due in qualche modo riconoscenti a quel Joe Yabuki che è stato capostipite del genere.

See you next





venerdì 1 maggio 2020

2020: un anno strano



Proviamo oggi a fare quei post esperimenti, perché sostanzialmente il blog è mio e quelle volte che ci scrivo, voglio scrivere quello che mi pare.

Attenzione, ma penso sia chiaro dalla premessa. Quello che verrà scritto in seguito è un puro sfogo ironico su mie opinioni personali sull'argomento del momento, ovvero il famigerato Corona Virus.

Partiamo dal principio.

Siamo all'inizio del nuovo decennio del ventunesimo secolo e, escludendo qualche notizia della Cina, sembrava un anno come un altro.

Gennaio scorre lento come sempre, tra le solite cagate del "lascia entrare Ascanio all'8 di gennaio" all'altro luogo comune del Blue Monday, il lunedì triste.

Febbraio invece è già più frizzantino, perché è periodo del Festival di Sanremo.
Prima abbiamo il buon Amadeus, conduttore della settantesima edizione, che parte malissimo facendo un gaffe memorabile in conferenza stampa sulle donne e sul loro "restare un passo indietro".

Successivamente il venerdì scatta il famigerato caso Bugo/Morgan dove l'ex cantante dei Blu Vertigo cambia il testo della canzone.

«Le brutte intenzioni, la maleducazione
La tua brutta figura di ieri sera
La tua ingratitudine, la tua arroganza
Fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa
Certo disordine è una forma d'arte
Ma tu sai solo coltivare invidia
Ringrazia il cielo, sei su questo palco
Rispetta chi ti ci ha portato dentro
Ma questo sono io»

Da lì a poco i meme si sono sprecati diventando topic trend del momento....




...ma poi.... arrivò il famigerato Corona Virus a fine febbraio.

Inizialmente sembrava una banale influenza, magari una versione più rinforzata, ma nulla di così catastrofico come realmente è successo dopo.

Da quel momento ci fu un primo periodo di caos generale, dove ovviamente le notizie non erano chiarissime.

La gente iniziava ad ammalarsi in grandi quantità e gli ospedali non riuscivano più a gestire la mole degli arrivi.

Si decise quindi prima di fare i tamponi, inizialmente solo nel nord Italia, e si notò che molti erano positivi.

Per cui nel giro di pochi giorni, nella seconda settimana di marzo, più o meno si decise di attuare il famoso lock down, dove tutti dovevano stare a casa, escludendo delle ovvie eccezioni come andare a fare la spesa, o uscire per comprovati motivi di lavoro, o per portare fuori il cane per i bisogni.

E se nella prima settimana ci fu un periodo di "calma", dove le regole venivano rispettate, non tutti capirono bene le cose fin da subito e pur di uscire di casa si scoprirono runner.

Che poi, non hai mai corso in vita tua e adesso diventi maratoneta?

Capisco che Fogus cantava: "corri ragazzo laggiù, vola tra i lampi di blu..."

Però anche meno.

La situazione precipitò, purtroppo le morti aumentarono in maniera esponenziale per cui si dovette ricorrere a metodi più punitivi, passando rapidamente da metodi penali prima, a multe salatissime poi.

Insomma era chiaro, si doveva stare a casa e si usciva solo per andare a fare la spesa o solo per gravi motivi di salute.

Rapidamente il contagio si espanse praticamente in tutto il mondo.

Alcuni governanti tirarono fuori teoria abbastanza assurde per risolvere la pandemia, ma fortunatamente tornarono rapidamente sui loro passi, visto che uno di questi si beccò il virus....

Da quel momento però nacquero due correnti di pensiero.

Da una parte i complottisti, i quali affermavano con certezza che questo virus è una bufala, il governo e il mondo intero ci stà prendendo per il culo, tirando fuori video, teorie e prove "poco provabili".

Si passò poi alla variante "virus di laboratorio" in puro stile Resident Evil, successivamente alla correlazione malattia e antenne del 5G, e infine al fatto che molti volti noti di tv, spettacolo e politica non si fossero presi niente.

Dall'altra parte chi, ogni 5 minuti scarsi, pubblicava meme, frasette ironiche, frecciatine e menate varie, contro il primo gruppo.

Questi li sistemiamo subito, avete rotto il cazzo. Va bene la battuta, ma la scusa che non si ha niente da fare, non deve essere la ragione che pubblichi dieci notizie simili ogni 30 minuti.

Adesso però sistemiamo anche i complottisti, ragionando un attimo con calma.

Partiamo dal fatto dei volti noti che non hanno beccato il virus. Falso!!! c'è stato più di qualcuno che ha ammesso di aver contatto la malattia.

Escludiamo i volti politici perché sennò il complottista medio direbbe che è solo un modo per fare propaganda e confermare la teoria della pandemia.

Però ci sono alcuni attori, stranieri per giunta, come Tom Hanks, che hanno preso i virus.

Ma poi analizziamo i fatti, perché loro è meno probabile che si facciano contagiare?

Avete mai visto qualche casa dei vip?

Cioè se guardate la casa di Francesco Facchinetti ad esempio, visto che è di moda il suo reality, ma chi cazzo glielo fa fare di andare in giro?

Ha una villa, con piscina, flipper e cabinati da sala vari. Avrà un impianto video da fare concorrenza alle multisale e dovrebbe uscire in giro??... vabbè pensatela come volete.

E anche non fossero tutti così, perché dovrebbero sbandierare al mondo che hanno preso il Covid? Sapete cos'è la privacy? Quindi stanno in isolamento e fine, senza sbandierarlo ai quattro venti.

Veniamo alle antenne. Posso essere d'accordo che non siano la cosa più salutare del pianeta, specialmente se sei nelle vicinanze, però da lì alla correlazione con la pandemia mi sembra proprio una minchiata atomica.

La cosa che più mi fa incazzare che si sono le solite teste di cazzo che vanno in giro per la città a spaccare le antenne, a caso, solo per confutare la loro teoria.

Infine la pandemia è stata creata in laboratorio? ma secondo voi, anche se fosse, è un premio Nobel bollito che viene a raccontarlo in televisione?

È il pinco pallo che lo urla per strada? È l'astrologo che l'aveva predetto? Siamo seri.

Resta il fatto che il lockdown, specialmente qua in Italia, ha creato mode della durata di una scoreggia.

Nei primi periodi c'era la "cantata delle 18", dove "tutti" uscivano in balcone per cantare o per "farsi compagnia".

Siamo onesti, è stata una moda che è veramente durata da "Natale a Santo Stefano".

Che poi ragioniamoci un attimo anche qua.

Mediamente il vicino di casa ti sta sulle palle, i Simpson

https://www.youtube.com/watch?v=RNMezhIsxWM
 avevano predetto anche quello, cerchi di evitarlo come la peste bubbonica in tempi normali e adesso, perchè veramente non hai un cazzo da fare, ci canti assieme?

Dai non diventiamo ridicoli.

Lo step successivo è stata la mania delle dirette e delle videochat.

Altra moda, che escludendo rari casi di Istagrammer o simili, è morta dopo due volte.

Giustamente si ironizzò anche su questo perché ragionevolmente dopo il "come stai/come va?" che cazzo dovete dirvi, visto che nessuno fa niente perché è a casa?

Ma forse li sarò io associale.

Notai anche che, essendo tutti a casa e, nel mio caso, in regime di smart working, si sviluppò la teoria del "buongiornissimo".

Venne quindi creata una chat di gruppo, al fine iniziale e corretto, di divulgare velocemente le notizie importanti a tutto lo staff.

Peccato che, escludendo rarissimi casi, il 90% dei messaggi sono cose del tipo:

"buongiorno"
"buon lavoro"
"buon inizio settimana"
"ce la faremo"

e boiate del genere.

Se analizziamo bene tutta la chat nella sua interezza, sono sempre una cerchia ristretta  di persone ad essere regolari nello scrivere in chat, tanto che qualcuno ironizzò con:

"ma c'è qualcuno che lavora?"

E come dargli torto.

Che poi, anche tutta la storia del "andrà tutto bene" ha rotto il cazzo dopo la quinta volta che la senti...

Nel corso del tempo quindi la situazione è anche un po' degenerata a livello trash, grazie anche ai "grandi luminari" dei salotti tv, che dapprima ti fanno il tutorial per spiegarti come lavarti le mani, poi, non avendo ospiti e scoop del menga, partono con servizi assurdi di gente che veniva inseguita dagli elicotteri mentre faceva una passeggiata in mezzo alla spiaggia senza nessuno attorno.

Ok, il tipo avrà pure sbagliato e doveva restare a casa, ma da li a farlo diventare un criminale e mettere in piedi un inseguimento degno di real tv (per chi se lo ricorda), mi sembra un po' esagerato, se non studiato a tavolino per i boccaloni che seguono ancora questi "salotti buoni televisivi".

Più assurdo dei salotti "buoni" della tv, ci furono solo le idee post isolamento.

Prima si ipotizzò la spiaggia piena barriere di plexiglass, e poi anche ristoranti e affini.

L'Internet ovviamente non si fece attendere e fece della sagace ironia in merito.

Ci sono delle cose che è giusto osservare in questo periodo e che, boh, vanno soppesate.

La prima cosa che più mi ha fatto pensare è che i virologi, quelli che dovrebbero "diffondere il verbo".... scusate diffondere non è il termine più corretto, sono sempre più spesso ospiti televisivi.

Ma dico io, ma se sei quello che dà le direttive di comportamento, sei il primo che non le segue, mostrandoti amabilmente in televisione ogni fottuttissima settimana?

A distanza certo, ma senza maschere e guanti?

Fai le videochat come tutti, o no?

L'altra cosa da constatare è c'è stata una vera e propria decentrazione delle notizie. Siamo onesti, non si parla d'altro che del Covid, dei morti, del Lockdown, della ripartenza e dei fondi.

E il resto delle notizie? non mi direte mica che il mondo si è fermato di colpo, e le guerre , per esempio, sono cessate immediatamente.

Non ci credo.

Perché non se ne parla più? Seguendo due telegiornali diversi le altre notizie sono sparite.

Capisco che la priorità venga data al Covid, però magari spaziare anche in altro.

Ultimo punto da analizzare e qua sarò più serio, è la famigerata App Immuni della fase 2.

Non mi dilungherò sui protocolli di sicurezza e affini perché c'è chi con delle dirette e dei video ha espresso le sue opinioni e dubbi in merito mettendo sul piatto le possibili ipotesi, visto che l'app a oggi non esiste.

https://www.youtube.com/watch?v=saLYkt8cPkc&t=334s
https://www.youtube.com/watch?v=D7MuEaLewWE
https://www.youtube.com/watch?v=7lmcQEjf0nk

La cosa che mi fa pensare è: come dovremmo usarla? Oggettivamente è una cosa che non è mai stata specificata.

Ragioniamo un attimo.

L'app e il telefonino non ti faceva prima il tampone e ovviamente non te lo farà al download.

Per cui è logico pensare che debba fare "outing" segnalando all'app che sei infetto o sei stato infettato/guarito.

O più semplicemente segnalando la temperatura o eventuali sintomi giorno per giorno.

Ok, posto che a patto che tu sia onesto col software, nel 90% dei casi elencati DEVI stare a casa in quarantena.

Inoltre caliamo un altro carico. Posto che la gente sia onesta, mi arriva la segnalazione che sono stato vicino a un infetto o potenziale tale. Sono realmente infetto anch'io? e a quel punto cosa devo fare? Devo fare il tampone? mi chiudo in casa? E se l'app funzionasse male?

Detto questo però... ma chi non dichiara (ipotizzando sempre che l'app funzioni così)?

O meglio ancora, gli asintomatici, che sono una buona percentuale dagli studi fatti, se non fanno un tampone preventivo, pur misurandosi la febbre, visto che è il controllo più semplice, segnala all'app che è sano come un pesce.

Per cui potenzialmente esce e infetta, cosa che comunque farebbe anche senza app.

Quindi a che cazzo serve l'app?

Ma alla fine il quattro maggio è vicino, e anche se sulla carta non cambia praticamente un cazzo, siamo nella fase due, per cui usciremo di nuovo tutti, per tornare a tutti a casa tra 15 giorni… probabilmente.

Quindi May the 4th be with you.

venerdì 27 marzo 2020

Agents of Mayhem

 
Bentornati.

Parliamo oggi di videogiochi, dandovi le mie impressioni su un titolo che, per come è strutturato, non ha avuto il successo sperato.

Parliamo oggi di Agents of Mayhem, sviluppato da Volition e pubblicato da Deep Silver ad agosto 2017 per X-Box One,PS4 e PC.

Il gioco è uno spin-off della serie Saints Row, ambientato dopo gli eventi del quarto capitolo della saga e in particolar modo dell'espansione Gat out of Hell.

Siamo quindi in una terra futuristica dove si scontrano due fazioni. Da una parte gli eroi, gli Agents of Mayhem del titolo, capitanati dalla conturbante Persephone Brimstone


e dall'altra i Legion, gli antagonisti, capitanati dal malvagio Doctor Babylon.


La trama è quindi molto semplice. Dovremo prendere parte alle varie missioni per sconfiggere i vari leader di Legion e fermare i piani di conquista di Babylon.

Il gioco è un action-adventure open world in terza persona.

La prima missione tutorial ci lancerà direttamente nel cuore dell'azione. Ci verranno spiegate le meccaniche di gioco e conosceremo i primi tre eroi, la cosiddetta Franchise Force, Rod "Hollywood" Stone il classico "poliziotto superstar" (forse il più bilanciato dell'intero roster),


Marina "Fortune" Santos, la piratessa spaziale (velocissima ma anche poco resistente),


e Ishmael "Hardtrack" Funderburke un ex marinaio (possente negli attacchi e nella resitenza ma poco utile negli scontri a lungo raggio).



E' inutile negarlo, il concetto dei Mayhem e dei Legion ricordano in qualche modo i G.I.Joe e i Cobra.


Viste le basi, veniamo alle mie considerazioni.

Agents of Mayhem è un gioco nel mezzo, nel senso che non valeva sicuramente il day one, ma per 10 euro, più o meno il prezzo in cui si trova in giro, potrebbe valerne l'acquisto.

Sicuramente è il classico gioco "scazzo". Non è eccessivamente difficile, visto che comunque anche nelle missioni più ostiche possiamo abbassare il livello di sfida, non è complicato nelle meccaniche, ed è tutto sommato divertente.

Diciamocela tutta, io l'ho preso esclusivamente perché era legato al mondo di Saints Row e dalle immagini ricordava molto quel mondo futuribile visto nel quarto capitolo, unico che ho giocato, ma che mi ha divertito tantissimo.

Siamo onesti, si vede la mano dei Volition ma manca quel qualcosa che rendeva Saints Row 4 decisamente superiore.

Per prima cosa mancano i superpoteri. I Mayhem sono una sorta di supereroi è vero, ma manca quel senso di libertà che era presente nel quarto capitolo.

Le missioni sono tutto sommato divertenti da risolvere ma spesso sono ripetitive, specialmente quelle cittadine.


Spendiamo quindi due parole sulla gestione delle missioni.

Chiaramente abbiamo le primarie che portano avanti la trama.

Abbiamo le secondarie che spesso servono a reclutare nuovi membri della squadra e a indagare sul loro passato, anche se in maniera veramente accennata, ma con un motivo.

Abbiamo le missioni terziarie che verteranno sull'abbassamento del livello di caos prodotto dai Legion. Queste sono realmente le prime ripetitive ma essendo spalmate nell'intero gioco non pesano.

Ultima categoria le "cittadine". E qui il problema della ripetitività. Dovremo recuperare auto particolari, effettuare missioni di corsa a tempo per la città o con le auto, dovremo infiltrarci nelle basi Legion.

Queste ultime sono le peggiori perché i covi sono dannatamente uguali tra loro. Ci saranno sì e no tre modelli ripetuti un sacco di volte.



Discusse le missioni veniamo al punto forte, i protagonisti.

Della Francise force abbiamo già accennato per cui vediamo gli altri.

Janel "Braddock" Braddock


la "sergenta" di ferro. In pratica la versione femminile di sergente Hartman. Lei rappresenta il classico militare fedele alla bandiera americana.

Piper "Daisy" Andrews


una giocatrice di Hokey su erba, dotata di un enorme gatling. Le piace bere e divertirsi e sicuramente la sua missione "storia" è una delle più particolari.

Cosima "Joule" Bellini

 
la meccanica Italiana. Dotata di un laser che colpisce solo i bersagli, e di una torretta mobile a supporto, è uno dei miei personaggi preferiti (probabilmente per onore nazionale) anche se non troppo efficiente nelle missioni.

Masamune "Oni" Senichi


un ex Yakuza con una maschera da demone che gli copre il volto. La sua pistola silenziata è senza dubbio una delle armi migliori del gioco.

Pranati "Rama" Malhotra


la ragazza Indiana è dotata di un arco molto letale, ma che bisogna usare con precisione per migliorarne l'efficacia. Questo la fa diventare uno dei personaggi più scarsi del gruppo.

Ingo "Red Card" Rotkapp


un hooligan tedesco ultra fan dell'FC Ruedesheim. Sulla carta uno dei migliori personaggi visto che il suo fucile ha due configurazioni. La prima a corto raggio, dove però fa maggiori danni ed è utile nelle mischie, e una a lungo raggio per tenere a distanza i nemici più grossi.

Scheherazade



la misteriosa ninja. Neanche Persephone conosce la sua vera identità. Combatterà con la spada e sarà letale nel combattimento corpo a corpo, ma risulterà inutile negli scontri a distanza.

Pierce "Kingpin" Washington


il rapper/boss della malavita. Personaggio molto versatile grazie al suo mitra, specialmente quando avremo a disposizione l'abilità di evitare di ricaricare l'arma buttandola via e ottenendone una pronta all'uso.

Oleg "Yeti" Kirrlov 


il gigantesco russo, ricorda fin troppo il mister Freeze di Batman. Come lui infatti sarà un uomo glaciale. La sua arma un fucile congelante servirà a bloccare gli avversari che verranno spazzati via dalla forza bruta del colosso.

Ji-hoon “Johnny” Gat


il collegamento con la serie principale. Un ex poliziotto che si unisce ai Mayhem dopo il coma. Questo personaggio è una feature della day one edition (unica versione che si trova nei negozi da quello che ho visto).

Visti anche i protagonisti spendiamo due parole sulle meccaniche e poi passiamo ad alcune osservazioni.

Le meccaniche di gioco sono molto semplici. In linea generale ogni Mayhem ha tre attacchi. Il principale, lo sparo dell'arma, il colpo potenziato, al quale servirà una decina di secondi per poterlo riutilizzare e il colpo Mayhem, ovvero l'attacco più potente.

In questo ultimo si vede spesso la follia dei programmatori nel caratterizzare i vari personaggi, ma non sempre i colpi risolutivi saranno utili alla missione.

Personalmente il migliore e più utile sarà quello di Hollywood, che inforcati gli occhiali da sole e "iniziate le danze" sarà più veloce, più resistente ai colpi e più letale col suo fucile.


Avremo la possibilità del triplo salto per raggiungere le vette più alte, e potremo cadere senza danni dai grattacieli più imponenti.

Avremo sempre a disposizione una super macchina alla K.I.T.T., visto che è dotata di intelligenza artificiale, che ci basterà richiamare con un tasto ovunque saremo.

Sembra tutto molto divertente, ma c'è un mah.

Secondo me questo Agents Of Mayhem, proprio per come è strutturato nella narrazione, doveva essere il primo di un progetto a più ampio respiro.


Perché dico questo? per due semplici motivi. Tutti i protagonisti avranno una missione in solitaria dove si scoprirà il perché si sono uniti a Persephone e un qualche scopo personale per continuare nella squadra.

Però le missioni saranno una per personaggio, lasciando molte sottotrame inconcluse.

E poi la gestione dei titoli delle missioni, divise per episodi dove la finale sarà intitolata "finale di stagione".

Quindi l'idea per un sequel o forse di più, era nei piani iniziali però le vendite non hanno dato i risultati sperati.

E' un bene? è un male? Onestamente il gioco ha alcuni difetti, la ripetitività in primis, e forse una mancanza di identità.

Siamo onesti, nelle prime battute pensavo fosse un gioco stile Fortnite, pur non avendo mai giocato al titolo.


Non lo so, forse una trama un pochino meno scontata e quel tocco di follia e citazioni che sono presente nella serie principale Saints Row avrebbero giovato maggiormente ad un titolo che, non è brutto, ma non è niente di memorabile.

Resta il fatto che per i soldi che gli ho dato e per la voglia di giocare un titolo più leggero senza troppi sbattimenti, vale pienamente il prezzo del biglietto.

See you next

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