mercoledì 6 novembre 2019

Lucca Comics? no grazie



Giusto due settimane fa annunciavo che il blog sarebbe stato chiuso in maniera definitiva, e adesso torno a scrivere?

Assolutamente no. La decisione è stata presa e non si torna indietro.

Quello di oggi vuol essere uno sfogo puro e semplice, perché il weekend appena trascorso si è concluso nel peggiore dei modi, facendomi tornare a casa con un forte amaro in bocca.

Andiamo per ordine.

Chi mi conosce sa bene cosa ha rappresentato in questi cinque anni il periodo del ponte di ogni santi/Halloween o in qualsiasi modo vogliate chiamarlo.

Chiaramente stiamo parlando del Lucca Comics.

Le basi per una bellissima edizione c'erano tutte, fin da quando venne annunciato il concerto di Giorgio Vanni, che tornava alla manifestazione dopo 7 anni di assenza.

Per me c'erano anche altri eventi irrinunciabili, primo fra tutti vedere sul main stage una cartoon cover band di casa, ovvero i Sen 6, sfidare le altre 3 band in gara per il titolo del Cartoon Music Contest 2019.

Poi c'erano gli incontri, che oltre agli abituè della manifestazione coi quali ormai è quasi una tradizione soffermarsi per sketch e autografi, vennero annunciati due "mostri sacri" del fumetto Marvel, ovvero Chris Claremont e Jim Starlin.

Vennero annunciati anche due autori molto importanti del fumetto nipponico, ovvero Hirohiko Araki (autore noto per "Le bizzarre avventure di Jojo") e Noboru Rokuda (noto per Dash Kappei, noto in Italia come Gigi la trottola).

Non posso dimenticare alcuni amici autori coi quali mi sarei soffermato alle quattro chiacchiere tra un acquisto e un evento.

Ultimi, ma sicuramente non per importanza, la presenza di un gruppo di speaker radiofonici, il Trio Medusa, che annunciano una "puntata speciale" del loro programma mattutino.

Insomma sulla carta un insieme di eventi, per me appassionato, praticamente imperdibili.

Però le delusioni iniziarono a manifestarsi fin da subito.

Infatti il sensei Noboru Rokuda avrebbe autografato solo ed esclusivamente 200 copie del volume della nuova edizione di Dash Kappei e 200 copie della statua di Kappei.

Perché il tutto è una delusione? beh è semplice.

Per prima cosa le 200 firme erano divise in blocchi da 50 in quattro giorni, quindi era quasi impossibile accedervi a meno non eri li dalla mattina presto ben prima dell'apertura (in seguito vi spiegherò anche perché), mentre le statue era quasi già in sold out ancora prima iniziasse la manifestazione.

La cosa che più mi fa arrabbiare è che pur riuscendo a prendere il numero, eri OBBLIGATO a farti fare la firma dove decideva l'organizzazione, ovvero su una pagina apposita del volume 1 o 2 di Kappei.

Non lo trovate riduttivo? io personalmente si. Anche perché io, personalmente, avrei preferito avere autografato il volume 1 di F - Motori in pista, serie che ho adorato ben più di Kappei, sempre pubblicata da Star Comics (che detiene i diritti di Kappei), che però è finita nel dimenticatoio, purtroppo.

Sul fatto invece delle modalità di accesso alle firme non ho niente da ridire, visto che eri obbligato ad acquistare allo stand almeno uno dei volumi di Kappei per poter accedere al firmacopia (visto che potevi farti firmare uno e uno solo volume).

Personalmente l'acquisto del volume della nuova edizione di Kappei mi fregava meno di zero, avendo la vecchia edizione, però come si dice, "business is business" e su questo non ci piove, però trovo comunque limitativo l'autografo dove ha deciso l'organizzazione.

Per quanto riguarda invece Hirohiko Araki la modalità di accesso era anche peggio, visto che acquistando la versione limited di Jojolion, si partecipava ad un'estrazione di 3 Shikishi (sostanzialmente dei disegni su cartoncini di grande pregio e valore) del maestro, senza la possibilità in nessun caso di avere un autografo.

Se la modalità di accesso agli autografi di Rokuda era limitativa, qui personalmente si sfiora quasi l'assurdo. Business is business, ma qui si arriva alla modalità massacro per il fan accanito.

La cosa ancora più assurda è che non si potevano fare ne foto ne video durante gli eventi pubblici del maestro.

E se qualcuno si permetteva di fotografarlo durante la conferenza al palco cosa succedeva? arrivava la sicurezza e gli bruciava la macchina fotografica o il telefono? C'è solo un modo per commentare il tutto.... bizzarro!.

Per quanto riguarda invece i fan Marvel le modalità di accesso erano più "normali". Acquistavi uno o più volumi dell'autore e avevi il tempo per riuscire ad ottenere la firma sui volumi e probabilmente lo sketch (nel caso di Claremont).

Io stesso sono riuscito a farmi autografare e fare una foto con Jim Starlin.

Se però queste sono scelte dirette delle case produttrici, e li DEVI stare al loro gioco, i problemi logistici e le vere incazzature vengono dall'organizzazione del comics, spesso inefficace e sommaria.

Partiamo da una cosa che, fortunatamente, non mi ha mai toccato, ma che ho letto nei vari social, ovvero la vendita dei biglietti e braccialetti.

Come forse i frequentatori della manifestazione sanno, l'accesso ai padiglioni è spesso marcato dal fatto che bisogna esibire il biglietto e il braccialetto colorato del giorno.

Molto spesso con solo uno dei due l'accesso è negato quasi ovunque.

Il problema dove nasce? che alcuni, probabilmente inconsapevoli, hanno acquistato on line solo il biglietto , obbligandosi a file interminabili per il braccialetto.

Peggio ancora chi arrivava in giornata o doveva cambiare il "biglietto virtuale". In quel caso le file interminabili erano due, visto che prima dovevi ritirare il biglietto e poi il braccialetto.

Ma dico io, si può? Perché devo perdere giornate per fare DUE FILE DISTINTE per un unico risultato? Fate casse distinte per chi deve solo ritirare, sia il biglietto che il braccialetto, e casse per chi deve acquistare.

Ripeto, fortunatamente questa cosa non mi ha toccato.... anche se....

...Infatti c'è un ma, che dimostra l'organizzazione sommaria dell'evento.

Come forse tutti sanno, da un paio d'anni per accedere al "main event" sul palco centrale alla sera, è necessario ritirare un biglietto gratuito da esibire prima del concerto serale.

Questa scelta nasce dagli spiacevoli eventi che hanno portato morti e feriti in manifestazioni e concerti dove il numero di persone consentite era nettamente inferiore al numero di persone che hanno realmente partecipato.

E su questo non ho veramente niente da dire, è giusto trovare un modo per evitare incidenti gravi.

Il problema è che si predica bene ma razzola malissimo.

Partiamo dalla gestione dei biglietti speciali. Essi erano "recuperabili" solo ed esclusivamente nella data dell'evento in un luogo specifico della città.

Peccato però che l'area adibita fosse niente popò di meno che una delle casse biglietti normali.

Diciamoci la verità, fin qua non ci sarebbe niente di sbagliato, se il tutto fosse gestito con criterio.

Infatti il primo errore è la gestione dei cartelli e delle file che, di fatto, non c'erano. Non c'erano transenne e i cartelli erano ambigui, infatti non si capiva dove iniziasse la fila e per cosa.

Risultato? un'ora abbondante persa per recuperare il magico biglietto.

Questo però ovviamente sarebbe il meno, se il buon senso avesse comandato.

Arriviamo al momento del concerto del Capitano Giorgio Vanni.

L'organizzazione aveva dichiarato, nel sito ufficiale, che il palco sarebbe stato completamente svuotato alle 19.00 circa per permettere i preparativi di accesso.

Ovviamente a quell'ora però sulle mura si era creato un fiume di persone che attendeva l'accesso.

Ci mettemmo quindi in fila attendendo il nostro turno. Dopo pochi minuti si sente qualcuno che urla "indietro" e la fila segue gli ordini, pensando che si trattasse di una banale apertura dei cancelli per permettere alla gente di defluire ordinatamente.

Passa poco e ancora una volta "indietro" e così per quattro e cinque volte. A conti fatti, senza alcun tipo di spiegazione, si era arretrati di 200 metri o forse più.

Dopo lunghi minuti di attesa finalmente si inizia a defluire all'interno, per scoprire che:

1) Nessuno aveva MAI controllato i famosi biglietti
2) Uno degli organizzatori, stava quasi annunciando l'annullamento del concerto per troppa gente arrivata al palco, sotto gli ovvi fischi del pubblico.

Diciamo che i fischi erano anche "giustificati" anche per un paio di sparate "alla Pippo Baudo" che hanno fatto innervosire ulteriormente il pubblico.

Fortunatamente il concerto non è stato annullato e tutti, in qualche modo, hanno potuto sentire e vedere il main event della serata.

Sul concerto non c'è molto da dire, Giorgio è sempre il numero 1 e ha dato il 110% per noi, la sua Ciurma.

Sul resto invece le critiche sono molte.

La prima e forse la più futile, avete fatto perdere per niente tempo alla gente.

La domanda però sorge spontanea, visto che, secondo me, i biglietti del concerto erano in numero decisamente più alto rispetto alla capacità del palco....

... se nel palco ci stanno N persone, perché sono stati chiaramente stampati M biglietti dove M è ben più alto di N?

Erano le 10.30, un'ora dopo l'inizio della distribuzione, quando ho ritirato il mio biglietto e lo staff aveva pacchi ben corposi ancora a disposizione... coincidenze? io non credo.

Il fatto ben più grave è che se l'area del concerto doveva essere "messa in sicurezza" la mura non lo erano di certo, e il continuare a far arretrare la gente già pressata senza spiegazioni, ha aumentato in maniera considerevole il pericolo incidenti.

Prima di arrivare alla fatidica "goccia che ha fatto traboccare il vaso", proviamo a far chiarezza su un altro punto che non ho digerito, ovvero le code "random".

Come ben sa chiunque conosca il Lucca Comics, ci sono padiglioni ben più gettonati di altri.

Senza dubbio Panini, Warner, Napoleone e l'evento nella piazza dell’Anfiteatro, quest'anno a tema "Casa di Carta", sono i posti più gettonati, escludendo cose più specifiche come le file per le anteprime giochi.

La cosa che non capisco è il perché solo due di questi posti citati hanno delle file transennate, mentre gli altri, Panini in primis, ha la fila random che inizia dove capita.

La domanda anche qui sorge spontanea, è così difficile mettere delle transenne? renderebbe più agibile il "traffico" e non ci sarebbe gente ovunque.
Certo sarebbe una "limitazione della piazza" perché parte di essa avrebbe dei corridoi transennati, ma forse si limiterebbe il caos generale.

Ma arriviamo al finale e alla famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Alle ore 18 era previsto lo spettacolo del Trio Medusa, ma nella chiesa dove si teneva l'evento c'erano altri incontri prima della squadra di "Chiamate Roma".

Ore 16. Ci avviamo alla chiesa, l'evento appena iniziato era full, per cui l'operatore all'ingresso ci ha annunciato che non potevamo accedere.

Qualcuno però, giustamente ha chiesto se chi entrava per l'incontro delle 17 avrebbe potuto assistere anche a quello dopo, e l'operatore ci ha confermato che potevamo rimanere senza problemi.

Per cui un po' per curiosità, visto che c'era la discussione su un evento fumettistico epocale, il matrimonio di Dylan Dog, un po' anche per accaparrarci i posti per l'arrivo del Trio, siamo entrati alle 17.

Per quanto non sia un lettore dell'indagatore dell'incubo, un po' per la presenza di Roberto Recchioni e il suo "saper tenere il palco", un po' per l'evento che ha sconvolto molti fan, siamo arrivati soddisfatti dell'incontro e invogliati a iniziare la lettura.

Sono quindi le 18 e la conferenza finisce.... però, lo staff ci OBBLIGA a lasciare la chiesa per far posto a chi era fuori in attesa.

Chiaramente mi sono montati i nervi, ed è partita la discussione tra lo staff e noi che volevamo vedere comunque i due spettacoli.

Non c'è stato niente da fare, lo staff ha ribadito più volte che dovevamo scegliere che evento vedere, che era questione di "buon senso", che loro hanno sempre ribadito che la chiesa veniva svuotata ogni volta, che c'era gente in coda dalle 16... peccato che eravamo noi i pirla in coda.

Per cui sono uscito, furioso, e me ce ne siamo andati con "le pive nel sacco".

A bocce ferme però mi fa arrabbiare questo "buon senso" di cui si sono vantati, che io però chiamo semplicemente arrampicarsi sugli specchi misto a negligenza nell'istruire lo staff.

Perché, se il pubblico ti chiede una cosa semplice come: "possiamo seguire due spettacoli di fila" e mi viene risposto "si", e dopo obblighi tutti a uscire dicendo che è "buon senso", perdonate, ma mi "sale il crimine", tanto più sapendo che alcuni eventi, visto il numero limitato di posti, non potrai mai rimetterti in fila sperando di entrare "a quello dopo".

Il tanto decantato "buon senso" dov'è? scusate ma io la trovo una banale presa in giro.

Se mi dicevano: "attenzione ad ogni evento si svuota la chiesa e devi rimetterti in fila sperando di entrare", avrebbe intanto dimostrato maggiore professionalità e, di conseguenza, mi avrebbe messo davanti ad una scelta dove, mi dispiace per Dylan, ma avrei scelto il Trio.

Se questo vale per tutti gli eventi, vuol dire che SEI SEMPRE OBBLIGATO A DECIDERE COSA VEDERE di eventi successivi nello stesso luogo.

Scusate ma questo va detto chiaramente o va gestito in maniera diversa.

Fate prendere dei biglietti, a patto che li facciate rispettare, mettete i numeretti come dal macellaio, gestite meglio sta roba ma, soprattutto, non prendete in giro il pubblico che PAGA per esserci alla vostra manifestazione e vuole partecipare agli eventi, specialmente se non è la prima edizione a cui partecipa.

Prima di chiudere questo sfogo, riprendiamo un attimo il discorso del presentarsi all'alba negli stand per ottenere il segnaposto numero per l'autografo di Kappei.

Siete riusciti ad entrare allo stand Starcomics? io personalmente no, perché la fila era sempre e costantemente chilometrica.

Quindi veramente per ottenere uno dei 50 biglietti fortunati dovevi piazzarti li almeno alle 7 di mattina e aspettare l'apertura....

...senza contare che ci sono leggende metropolitane che raccontano che parte di quei 200 segnaposto vengano presi dallo staff....

...Ma a questo non voglio crederci....

Arriviamo quindi alle conclusioni.

Lucca Comics & Games 2019 è bocciata su molti fronti, prima tra tutti l'organizzazione sommaria negli aspetti elencati.

Sicuramente i lati positivi ci sono, e sono stati ampiamente elencati.

Ma se qualcuno mi domandasse, l'anno prossimo ci sarai?

La mia risposta è un secco NO.

No, perché non ho nessuna intenzione di perdere tempo per code inutili, per ragioni sulla carta serie e condividili, la sicurezza della gente, per poi rendersi conto che erano tutte belle parole al vento.

No perché non nessuna intenzione di perdere eventi a cui tenevo, esserci facendomi prendere in giro da un "buon senso" che è mancato.

Essi dovrebbero essere un incipit a conoscere gli autori, gli scrittori, gli sceneggiatori e farsi invogliare all'acquisto dell'opera.

Personalmente ci sono tantissimi eventi interessanti nei cinque giorni di fiera e spesso bisogna letteralmente "teletrasportarsi" per poter vedere tutto ciò che interessa.

E dopo vieni preso bellamente in giro? no grazie, ma non ci sto.

E per le esclusive e gli incontri con gli autori? Beh per quanto riguarda i secondi, molti partecipano ad altre manifestazioni, alcuni addirittura passano per la mia fumetteria, quindi si recuperano tranquillamente.

Per quanto riguarda le esclusive, non c'è più quel numero speciale che devo avere assolutamente, molto spesso a Lucca si parla di anteprime, per cui basta aspettare qualche settimana.

Ci saranno cose che mancheranno? si, sicuramente l'aria che si respira tra le mura e la città in festa per i giorni della manifestazione.

Ma li si può sempre accuratamente girare per la città senza accedere agli stand, per cui non c'è nessun problema.

Sono sicuro che un reale sforzo di buon senso la manifestazione vivrebbe giorni migliori, con un'organizzazione più puntuale, utilizzando gli spazi in maniera più adeguata, migliorando l'accesso agli stand e ai vari eventi per la città, magari limitando le interminabili code, a volte insensate, come abbiamo visto.

Diciamocela, l'amarezza è stata tanta, specialmente perché avete anni di "rodaggio" alle spalle, ed è sentore comune che più passano gli anni più la manifestazione diventi sempre più caotica.

Per cui, per quanto mi riguarda, con me avete chiuso.

See you never

martedì 22 ottobre 2019

Final Post





Ultimo post per questo blog che ormai è tempo che venga chiuso per mancanza di riscontro mediatico.


Giusto per completezza di informazione lascio gli utimi articoli fatti per il sito Yessgame con il quale ho collaborato nello scorso anno.

Neo Geo Mini: Cosa ci dovrebbero proporre  del 12/05/2018
Retrogame story: Lord Of The Sword del 06/06/2018
Giochi Indifendibili: Heroes Of The Lance del 09/06/2018
Retrogame Story: Kenseiden del 18/06/2018
Giochi Indifendibili: Dark Castle del 23/06/2018
Videogiochi: Edizione Fisica VS Edizione Digitale del 01/07/2018
Giochi Indifendibili: Warpspeed del 06/07/2018
Antstream: il primo servizio di retrogaming online  del 12/07/2018
Insane Robots - Recensione del 20/07/2018
The Flash: Stagione 4 del 22/08/2018
Cloak & Dagger - Stagione 1 del 31/08/2018
Outsiders: Resonance Of Faith del 06/09/2018
Ride - La recensione del 10/09/2018
Riverdale - Stagione 1 del 11/09/2018
Outsiders: The Cave del 18/09/2018
Luke Cage - Stagione 2 del 22/09/2018
La Profezia dell'Armadillo del  24/09/2018
Iron Fist - Stagione 2 del 29/09/2018
Venom: Primo Capitolo di un prolifico Spider-Universe? del 09/10/2018
Outsiders: Outland del 16/10/2018
Elite: un riuscito teen drama Spagnolo? 18/10/2018
La rinascita di Daredevil del 31/10/2018
Voltron Legendary Defender: un buon reboot della saga? del 08/11/2018
Castlevania: La seconda stagione della serie Netflix del 19/11/2018
Le Terrificanti Avventure Di Sabrina: Quando il reboot è in salsa dark del 22/11/2018
Sega Heroes: il puzzle rpg dei brand storici della casa nipponica del 29/11/2018
Baby: La vita segreta del Parioli del 05/12/2018
Spider-Man un nuovo universo: è veramente il miglior film dell'Uomo Ragno fatto finora?  del 30/12/2018
Top e Flop Cinema 2018 del 03/01/2018
Top e Flop Serie 2018 del 04/01/2018
Black Mirror: quando la tecnologia deve farci paura del  25/01/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 1del 27/01/2019
The Punisher Stagione 2: l'ultima run  del 29/01/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 2 del 03/02/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 3del 10/02/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 4 del 17/02/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 5 del 24/02/2019
La Serie che non ti aspetti: Designated Survivor  del 01/03/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 6 del 03/03/2019
La Serie che non ti aspetti: Non fidarti della str**** dell'interno 23 del 07/03/2019 
My Top 100 Games Of All Time - Parte 7 del 10/03/2019
Dragon Ball Super Broly - La Recensione del 11/03/2019
Captain Marvel - La recensione  del  14/03/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 8 del 17/03/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 9 del 24/03/2019
Devil May Cry 5 - Recensione del 27/03/2019
Momenti di trascurabile felicità - Recensione del 30/03/2019
My Top 100 Games Of All Time - Parte 10 del 31/03/2019
Recensione Shazam del 07/04/2019
Avengers Endgame: La conclusione di un'era del 28/04/2019
Le Terrificanti Avventure di Sabrina parte 2  del 04/05/2019
Stanlio & Ollio  del 10/05/2019
Ultraman del 10/05/2019
Pokemon Detective Pikachu: il miglior film tratto da un videogioco? del 29/05/2019
Love Death & Robot - Recensione del 11/06/2019

Grazie a tutti quelli che hanno letto e commentato

See you next




giovedì 7 marzo 2019

Capitan Napoli



Ancora una volta torniamo a parlare di fumetti e torniamo nuovamente sul progetto Capitani Italiani.

Questa volta allontaniamoci dalle lande Venete per spostarci ai piedi del Vesuvio per raccontarvi le mie impressioni sul primo supereroe Campano, ovvero Capitan Napoli.

La storia inizia dalla fine. 




Nel senso che la vicenda si aprirà con la vignetta la chiude, raccontando tutti i fatti tramite un flashback raccontato da Nino, il protagonista.

Tutto inizia da un notiziario. Un ragazzo, Raffaele Russo ha perso la vita in un tragico incidente.

Gaetano "Nino", il suo migliore amico, distrutto dall'accaduto, ripiega la rabbia nella boxe. 


La sua vita a casa non è certo più facile. La madre malata e il padre pescatore che non lo comprende appieno e con il quale non va d'accordo.

Intanto a Napoli viene eletto Pasquale De Andrea, detto “‘O Mast”, uomo corrotto che ha in mano l’intero direttivo regionale.

Ma un incidente cambierà la vita di Nino e non solo....

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Il primo volume di Capitan Napoli è veramente molto coinvolgente. La storia narrata ha delle basi classiche da supereroe che però vengono contestualizzate nella contemporaneità e nell'attualità, vero marchio di fabbrica di tutto il progetto Capitani Italiani.

Come succedeva sia in Capitan Venezia sia nello speciale su Capitan Padova, tutto il volume è costellato di citazioni e riferimenti che ricordano i supereroi classici e il fumetto americano in generale.

Come non citare il clan Pizza, misteriosa setta di ninja che vive nei bassifondi di Napoli. 


Senza dubbio è una doppia citazione sia della Mano




il clan ninja arcinemico di Daredevil e il Clan del Piede, nemici giurati delle Tartarughe Ninja

 
Altra citazione è il personaggio della madre di Nino 


che, ditemi quello che volete, ma è senza dubbio ispirata alla Zia May di Spider-Man. 


 La scena che chiude l'albo avvalora ancora di più la mia teoria, ma sarebbe spoiler se ve la raccontassi.

Questo primo capitolo riesce a mettere delle basi solide della storia, impostare le idee per i possibili sviluppi, e lasciare molte cose accennate che, probabilmente verranno spiegate e ampliate nei prossimi numeri.

Senza dubbio io sarei curioso di conoscere maggiormente il rapporto tra Nino e Raffaele "Filù" e approfondire l'incidente che gli ha tolto la vita.

Altro interrogativo è il clan Pizza, hanno scopi nobili oppure no?

E Caterina avrà trovato la sua strada?


Quindi ancora una volta, non posso che consigliarvi la lettura di questo albo che amplia il panorama dei Capitani Italiani.

sabato 29 dicembre 2018

Capitan Venezia VS Capitan Padova: Non uccidere



Ehy guys,

quest'oggi iniziamo così, rubando l'inizio con la loro frase tipica d'apertura.

Voglio darvi le mie impressioni su uno speciale capitolo di un progetto fumettistico che ormai seguo da qualche anno e che si sta ampliando sempre di più.

Parliamo del progetto Capitani Italiani, una serie di testate che vogliono portare ed unire il Made in Italy  ai supereroi di stampo americano.

Qualche anno fa vi parlai di quello che oggi possiamo tranquillamente definire il capitolo 1 di quest'avventura, ovvero la prima stagione di Capitan Venezia.





Come avevamo visto nelle pagine degli albi che formavamo la stagione, venivano narrate le avventure di quella che a me piace continuare a chiamare la JLV (Justice League Veneta) dove, tra gli altri protagonisti, abbiamo conosciuto Antonio Teston, meglio noto come Capitan Padova.

Il volume di cui voglio raccontarvi oggi è uno speciale volume dedicato all'eroe biancoscudato.

Che poi proprio eroe non è il termine corretto, visto che Antonio, una volta deciso di indossare la maschera, risponde alla violenza con la violenza.

Come dicevo nel post dedicato, Capitan Padova ricorda in qualche modo Frank Castle, il Punisher di casa Marvel, 




con il quale condivide anche le origini.

Come succedeva per l'antieroe col teschio, anche la famiglia di Antonio muore in un incidente, avvenuto in questo caso alla stazione di Padova.

Nella prima stagione di Capitan Venezia però il personaggio non aveva avuto un approfondimento psicologico.

Questo speciale vuole portare rimedio, spiegando meglio chi è l'uomo sotto la maschera e scavando sulle ragioni delle sue azioni.

Non voglio minimamente fare spoiler sulla storia perché è un albo che va letto, però la cosa che mi è piaciuta di più è in qualche modo un parallelismo con un altro personaggio della Casa delle Idee, ovvero Daredevil.



Chi conosce il Diavolo sa bene quanto questo personaggio sia legato alla religione. In molte vignette si vede Matt confessarsi per le sue azioni da vigilante.




Lo speciale di Capitan Padova parte proprio da una scena analoga, dove Antonio è davanti ad un prete per confessarsi.



Al contrario però di Matt Murdock che nel suo essere vigilante cerca di essere nel giusto, Antonio Teston abbandona la via della fede per farsi giustizia da solo, specialmente quando scopre il nome del mandante dell'attentato che è costato la vita ai suoi cari.

Le pagine dell'albo sceneggiato da Fabrizio Capigatti raccontano una storia cupa, cruda e violenta che però mettono il lettore nello stato di immedesimarsi perfettamente nei pensieri e nelle azioni di Capitan Padova.

Anche se in un ruolo minore, anche Capitan Venezia 




avrà il suo spazio, diviso in due momenti ben distinti. Da una parte avremo l'eroe che cercherà di fermare e far ragionare Capitan Padova, dall'altra verranno svelati alcuni particolari dell'uomo dietro la maschera che non conoscevamo prima d'ora e che sicuramente verranno approfonditi nei prossimi capitoli.

Tutto l'albo è disegnato in tecnica tradizionale usando china acquarelli e acrilici su carta, ormai una vera rarità in un mondo prevalentemente digitale. Il disegno di Federico Toffano è diviso tra vignette più "sporche" e abbozzate, a disegni più dettagliati per i momenti più importanti della vicenda.

Senza dubbio la scena migliore, vuoi per la spettacolarità, vuoi per il pathos emotivo, è senza dubbio la splash page che chiude la storia.

Personalmente questo speciale è una perla di un universo narrativo che inizia a delineare maggiormente le sue linee guida e ad espandersi sul tutto territorio italiano.

Non mi resta quindi che consigliarvi la lettura di questo speciale se conoscete già l'Universo nato in Capitan Venezia, oppure di recuperare il volume della prima stagione.

Io invece aspetto con ansia i prossimi capitoli delle storie dei Capitani Italiani.

See you next

lunedì 20 agosto 2018

Ant-Man And The Wasp


Bentornati. Oggi torniamo al cinema dove vi darò le mie impressioni su Ant-Man and The Wasp, ventesimo film dell'ormai sconfinato Marvel Cinematic Universe e diretto ancora una volta da Peyton Reed.

Come era logico immaginare, visto poi il taglio del primo film, questo secondo capitolo dell'uomo formica risulta essere una pellicola molto leggera.

E diciamo che visto il periodo di uscita ma soprattutto di fronte al "colosso" Infinity War, è giusto così.

Ma è un film ben fatto? secondo me ni, ma andiamo con ordine.

SPOILER INSIDE

Il tutto parte qualche anno dopo la Civil War dove le fazioni contrastanti capitanate da Iron Man da una parte e Captain America dall'altra, hanno portato alla scissione degli Avengers.

Come abbiamo visto Ant-Man era nella squadra di Cap e se questo e buona parte dei suoi si sono nascosti in Wakanda, Scott Lang si arrende ai federali e si fa mettere agli arresti forzati per due anni.

Questo spiega l'assenza di Scott nella battaglia con Thanos... con molti ma....

Infatti il perchè Hank Pym e sua figlia Hope odino e non abbiamo più rapporti con Scott è un mistero poco chiaro anche alla fine del film.

Fatto sta che il fulcro della pellicola è la missione per salvare Janet van Dyne



moglie di Hank e prima Wasp in carica.

Infatti già nei flashback del primo Ant-Man avevamo scoperto che Janet, per salvare il pianeta da un missile nucleare sovietico, si rimpicciolisce troppo riuscendo sì a disattivare l'ordigno, ma restando intrappolata nel regno quantico.

Ma quando Scott riesce a tornare dal regno quantico, Hank e Hope si convincono che Janet possa essere ancora viva.

I due quindi iniziano a creare una macchina per aprire il portale del regno quantico.



Ok, veniamo quindi alle mie considerazioni.



Ant-Man and The Wasp è un film leggero e scanzonato, molto mirato alla spettacolarità delle scene d'azione e a tutti gli effetti speciali per realizzare i poteri dei due protagonisti.

Il problema, secondo me, è che siamo in un film dove molte cose vengono lasciate in sospeso e non spiegate.

Se del villain Ghost 



vengono spiegate le ragioni e il perché abbia un odio per Hank Pym, altri punti restano bui.

Infatti non si fa minimamente riferimento a cosa è successo dopo la Civil War e perché Scott si è fatto arrestare, ne al perché non ci siano stati più contatti con Hank e Hope.

Tra l'altro riguardando Civil War si nota un'incoerenza. Nelle scene dopo i titoli Cap decide di andare a liberare Sam (Falcon).

Ma nella prigione c'erano anche Scott e Clint (Occhio di Falco).

Pur non vedendosi chiaramente l'atto si poteva dedurre che Cap liberasse tutti i suoi compagni di squadra, quindi perché Scott è finito agli arresti domiciliari?

E Occhio di Falco? Secondo me questa cosa andava spiegata.



Ma la cosa peggiore è non spendere due parole su come Janet sia sopravvissuta per trent'anni al regno quantico e soprattutto come sia cambiata in quel tempo, visto che è lei stessa ad affermarlo.

Per quanto riguarda il lato comico, ci sono alcune scene che funzionano e altre meno.

A mio modo di vedere in alcuni frangenti si sbagliano i tempi comici o addirittura questi vengono forzati in maniera esagerata.

E questo è un peccato visto che il primo film girava molto bene da questo punto di vista.



Sicuramente però il fulcro sono le battaglie, con i soliti ma dipesi dai fin troppo spoileranti trailer.

In fin dei conti le battaglie chiave si vedono tutte nel trailer in "formato ridotto".

A questo punto però inizio a chiedermi se vale veramente guardare i trailer visto che mezzo film è palesemente raccontato in quei due minuti.

C'è anche da dire che le battaglie e i continui restringimenti e allargamenti del protagonista sono senza dubbio spettacolari.

Personalmente Hope ruba molte le volte la scena a Scott.



Dal mio punto vista è proprio Hope il personaggio meglio caratterizzato dell'intera banda, mostrando una donna e una figlia cazzuta, determinata e fermamente convinta nella missione di salvare la madre.

Scott paradossalmente è quello messo in mezzo per caso. 



Non è raro infatti trovare molte scene dove non capisce i discorsi dei vari scienziati e si limita ad annuire.

Una volta può andare bene, due anche, alla quarta quinta volta la gag risulta ripetitiva.

Hank invece, giustamente, non lo sopporto. 



Pieno di se, fin troppo vuole essere il primo della classe, è odioso fino al midollo. In molte occasioni l'avrei preso a scarpate sul muso.

Ma è giusto così visto che anche la sua controparte fumettistica è caratterizzata nello stesso modo.

Simpatico il ritorno degli amici di Scott, Luis, Dave e Kurt 



ma meno incisivi rispetto al ruolo nella precedente pellicola.

Siamo sinceri, durante la visione del film ci sono alcune scene che mi ricordavano i film parodistici tipo una Pallottola Spuntata o qualche flashback come nei Griffin.

In particolar modo il "flashback forzato di Luis" 



mi ha ricordato questa scena di Una pallottola spuntata 33⅓ - L'insulto finale
Quindi in conclusione, Ant-Man and The Wasp è un film leggero, molto spettacolare dal punto di vista visivo, ma non ben bilanciato come il suo predecessore.

Sicuramente si poteva fare molto di più, ma ormai è la consolidata "maledizione dei sequel".

Onestamente non capisco se molte delle cose lasciate in sospeso verranno riprese probabilmente in Avengers 4, oppure fino ad un ipotetico Ant-Man 3, o addirittura non verranno mai rivelate.

Resta il fatto che questa pellicola lascia molti buchi nella trama generale.

E le scene post credits?

Sono due, una a metà e una alla fine di tutto. E se la prima collega il film ad Infinity War, la seconda è veramente inutile.

See you next