mercoledì 6 dicembre 2017

More Punisher, Please!!!



E dopo la discussione su Justice League dello scorso episodio, dedichiamoci alla concorrenza.
Parliamo della serie The Punisher, prodotta da Netflix e sbarcata in tutto il mondo il 17 novembre 2017.

Chi mi conosce sa bene quanto hype avessi per questa serie e di quanto abbia apprezzato l'interpretazione di Jon Bernthal nel ruolo di Frank Castle.

Partiamo dalla trama. Il tutto inizia qualche tempo gli eventi di Daredevil. Frank dopo aver sistemato alcune faccende rimaste in sospeso, si fa credere morto e cerca di ricominciare la sua vita come muratore, sotto la falsa identità di Pete Castiglione.

Però, come succede spesso accade, il passato torna a bussare.
Frank viene quindi contattato dal misterioso Micro che vuole l'aiuto dell'ex marine per far venire a galla una cospirazione che va ben oltre il mondo criminale di New York City.

Senza scendere ulteriormente nelle trama, veniamo alle mie considerazioni.



La serie è composta da 13 episodi da 50 minuti circa. Il problema di base, come ormai quasi tutte le serie Netflix, è che si dilunga troppo il brodo. Non nascondiamoci dietro un dito, cosa mi sarei aspettato da The Punisher? ma ovviamente di vedere il personaggio degli episodi di Daredevil. Vedere azione, combattimenti e a volte brutalità.

Purtroppo questo non accade, o meglio, solo in una seconda parte. Tutta la vicenda ruota solo parzialmente attorno alla figure di Frank e Micro, concentrandosi più su altri fronti.

Molto spesso, secondo me, ci si concentra molto di più sui personaggi secondari e su un certo filone di trama che pervade praticamente tutta la serie.

Il che non è sbagliato chiaramente, perché molti personaggi coprotagonisti sono ben delineati dal loro background e dalle loro azioni, però secondo me si dovevano comprimere certe scene.

Adesso sarò io però The Punisher è storicamente una serie fumettistica d'azione, spesso sfrenata. Chiaramente dipende sempre da chi scrive, però raramente ci si concentra su infiniti dialoghi e dettaglio dei coprotagonisti.

Ripeto, non è sbagliato, ma mi sarei aspettato molto più dinamismo. Io salvo sempre a priori il primo episodio, perchè ovviamente è l'inizio della storia e Netflix tende sempre a prendersi i suoi tempi nel raccontare il tutto. Però, dei 50 minuti potevamo scendere a 40 tranquillamente.

Ho apprezzato molto la frase sul finale di puntata "Bentornato Frank", citazione al ciclo omonimo di rilancio del personaggio a opera del duo Ennis/Dillon.
Sicuramente non avrei voluto la riproposizione di quel ciclo (a volte troppo) folle, però la citazione era molto azzeccata.

Una cosa che non ho capito troppo è il perché si nominino anche i membri della famiglia Gnucci, i principali villain di quel ciclo, ma poi vengano messi da parte.
C'erano forse idee diverse nel sviluppare il telefilm?



Per quanto il primo episodio si prenda i suoi tempi, mette in chiaro subito la psicologia di Frank, un uomo distrutto dai fatti che gli hanno rovinato la vita e continuamente turbato dagli incubi. E questo va benissimo, perché fa immedesimare maggiormente lo spettatore sulle ragioni che hanno portato alla genesi del Punisher.

Molto interessante anche lo spunto riflessivo della sotto trama principale che fa capire, da più punti di vista, quali possano essere i risvolti psicologi dei soldati al ritorno dalle missioni di guerra.

Il tutto però è troppo dilungato, si poteva arrivare al fulcro di tutto in maniera più concisa.
Per carità, non si arriva certo ai livelli di noia permeati in Luke Cage o Iron Fist, però manca ritmo.

Fatta questa premessa, spendiamo due parole sui protagonisti.

David Lieberman / Micro (Ebon Moss-Bachrach)


 
Spalla storica di Frank dalla seconda metà degli anni '80 è sicuramente una delle poche figure ricorrenti tra la schiere dei "buoni".
In questa versione è un espertissimo Hacker e analista dell'NSA che ha scoperto troppo. Per una serie di eventi, si fa credere morto e contatta Frank, l'unica persona che potrebbe aiutarlo a vendicarsi del torto subito e fargli riabbracciare la famiglia.

Dinah Madani (Amber Rose Revah)


 
Un'agente dell'Homeland Security sulle tracce di Castle molto determinata ad arrestare il vigilante che non crede morto.

Billy Russo (Ben Barnes)


 
Sarò sincero, sono rimasto un po' spiazzato. Chi conosce tutto ciò che ruota attorno al Punitore sa bene chi è Billy e che ruolo abbia.
E anche qua, per quanto si sapessero già notizie in merito, il vero fulcro della storia avviene solo negli ultimi 3 episodi, personalmente i migliori della serie intera, sui quali ci torneremo dopo nelle fasi di spoiler.

Sarah Lieberman (Jaime Ray Newman)


 
La moglie di Micro, per una serie di eventi diventerà amica di Frank. Sicuramente ha un peso importante nella storia se guardiamo nel complesso di tutta la famiglia e il suo ruolo di unico genitore che cerca di crescere nel miglior modo possibile i figli, specialmente il maggiore, il più turbato dalla perdita del padre.

Frank Castle/Punisher (Jon Bernthal)


 
Ultimo, ma non meno importante, il protagonista. Ancora una volta, specialmente negli ultimi episodi, si vede quanto si sia impegnato e sia adatto nel ruolo del vigilante Marvel.
Peccato, come già detto, che lo si veda poco in azione. La serie si concentra più nel farci conoscere i due lati di Frank, da un lato il marine dedito alla patria e ai compagni di armi e dall'altra marito amorevole nei confronti di Maria.

Nel corso della storia vedremo anche altri protagonisti come la bella Karen Paige (Deborah Ann Woll)



 e l'ex marine  Curtis Hoyle (Jason R. Moore)


Ci sarà poi un altro personaggio cardine di una sottotrama, ma eviterei lo spoiler.

Nel vedere le puntate della serie ho notato una cosa un po' particolare ma qui passiamo alla parte

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Spendiamo due parole sullo svolgimento degli episodi.
Come già accennato, si tende troppo ad allungare il tutto. Secondo me l'errore principale è stato quello di aprire molte sotto trame a volte allontanandosi dal vero protagonista. In un modo o nell'altro tutto alla fine ruoterà attorno alla figura di Frank però spesso in maniera marginale.

Torniamo allo

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Mi è piaciuta molto l'idea che sta alla base dell'episodio 11, dove la storia viene raccontata a pezzi dal punto di vista di molti personaggi.

Fortunatamente non si tende a raccontare sempre e solo lo stesso lasso di tempo, come accade in altri film simili come Prospettive di un delitto (Vantage Point).



Qui vediamo alcune scene dello stesso evento, ma poi ci si focalizza sul proseguire la storia semplicemente da "binari" diversi.

Senza dubbio gli episodi migliori restano gli ultimi e in particolar modo quello finale con lo scontro che chiude la stagione, mettendo le possibili basi per dei seguiti.

Ma ancora una volta

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Prima di tirare le somme, una piccola nota sul doppiaggio e sui dialoghi. Ma possibile porca troia, che per identificare il Punisher devi sempre farlo precedere dall'articolo The?

Ci sono alcuni dialoghi che mi hanno fatto raggelare il sangue, tipo questo.

"....stai dicendo che il The Punisher è vivo?"

Ma perchè? non suonava meglio senza il The?

"....stai dicendo che il Punisher è vivo?"

Vabbè piccola digressione a parte, arriviamo alla conclusione.



The Punisher è una serie da cui mi sarei aspettato qualcosa di più. Sicuramente più azione e più Punisher nel vero senso della parola, che si vede solo nel finale. I 13 episodi sono spesso lunghi e allungano inutilmente la storia che poteva essere compressa in una decina al massimo.

Belli gli spunti di riflessione sulle sotto trame principali, ma potevano essere gestiti in maniera decisamente migliore.

Molto bella anche la video sigla dove si vedono armi di vario genere che un po' alla volta formano il teschio simbolo per eccellenza del vigilante.

Insomma bene, perché meglio di altre serie Marvel/Netflix, ma non benissimo perché si poteva fare di più.

See you next


mercoledì 29 novembre 2017

Justice League, la rinascita del DCEU?


Bentornati. Oggi dedichiamoci al cinema ed ad un altro dei film abbastanza attesi dai fan. Parliamo di Justice League, un film 2017 diretto da Zack Snyder e scritto da Chris Terrio e Joss Whedon, a partire da un soggetto degli stessi Terrio e Snyder.

Forse ricorderete quanto abbia criticato aspramente sia Batman V Superman e il suo prequel Man of Steel, ma in qualche modo abbia dato una sufficienza tirata a Suicide Squad.

Diciamocela tutta, il DC Extended Universe, o quella roba li, non mi ha convinto per niente. Tanto che quando uscì il film su Wonder Woman, lo scartai bellamente.

Ma quindi perché andare a vedere Justice Legue, viste le premesse? semplice, per la netta divisione mediatica che ha scatenato. Chi lo odia, chi lo salva, anche se con i suoi difetti. Per cui ero curioso di capire da che parte avrei potuto schierarmi.

E.... andiamo con ordine.



Il film inizia pochi mesi dopo la scomparsa di Superman. Il mondo è in lutto per aver perso il suo faro di speranza. Però una nuova minaccia incombe e Batman e Wonder Woman, ormai alleati dopo le vicende viste in Batman V Superman, cercano di formare una squadra per fronteggiare il pericolo.

Quindi cercano, ovviamente, di reclutare i tizi visti nel già citato film, usando le informazioni dagli archivi di Lex Luthor.

Senza scendere troppo nella trama, veniamo alle mie considerazioni.

Diciamo che nella prima ora, più o meno, ci si concentrerà nell'arruolamento della League, cercando di dare un minimo di caratterizzazione alle new entry.

Ma vediamo di conoscerli meglio:

Arthur Curry/Aquaman (Jason Momoa)


 
Decisamente più grosso e possente rispetto alla canonica versione fumettistica. Di lui si sa poco, sappiamo che è considerato una specie di divinità in un villaggio sperduto dove porta pesce per sfamare la popolazione.
Sappiamo che parla coi pesci.... no scherzo, ma è una cosa per cui Bruce Wayne lo percula un paio di volte.
Effettivamente però non viene spiegato che tipo di poteri possieda, come non viene spiegato il suo status quo all'interno di Atlantide. Nel corso della pellicola si vede un altro personaggio fondamentale nelle storie di Aquaman ma, sicuramente, solo gli "addetti al settore" l'hanno riconosciuta.



Detta francamente ricorda molto il Thor "prima serie" del Marvel Cinematic Universe, spacconte e un po' troppo pieno di se.

Barry Allen/Flash (Ezra Miller)


 
Che dire? quello in JL non è Barry Allen. Ma per niente. Non ci siamo. Sarò troppo fan del personaggio però non puoi far diventare il velocista scarlatto un bimbominkia abbastanza stupido. Capisco che Snyder abbia voluto creare un Barry a inizio carriera abbastanza infantile, al fine di farlo diventare "la macchietta comica", scimmiottando il Peter Parker di Spider-Man Homecoming.
Peccato che le battute di Barry siano abbastanza scialbe e non abbia il carisma di Peter che, storicamente, fa battute per darsi coraggio e per distrarre il nemico.
Flash non ce la fa, rendendosi ridicolo sia nelle scene di dialogo, sia nelle scene d'azione. Tra l'altro da quello che si intende dal film, i poteri li ha ottenuti in maniera diversa alle altre incarnazioni.

Victor Stone / Cyborg (Ray Fisher)


 
La sorpresa del film. Sinceramente nessuno aveva puntato sulla caratterizzazione del personaggio, visto che uno degli eroi nati negli anni '80 nel boom della fantascienza e rimasto forse un po' stantio.
E invece per tutta la pellicola vediamo un'evoluzione del personaggio, che parte dall'essere un po' il mostro di Frankenstein fino a diventare da una parte l'arma vivente e dall'altra l'hacker informatico che ormai è diventato fondamentale per le squadre moderne.
Per Cyborg ci sta essere un principiante. In fin dei conti Victor è appena "rinato" sotto forma cibernetica e nel corso della pellicola inizia a comprendere le sue capacità.

E gli altri membri della squadra?

Bruce Wayne/Batman (Ben Affleck)


 
L'altra grossa delusione del film. Snyder questa volta non ha toppato nelle azioni del Cavaliere Oscuro, ma nella caratterizzazione del personaggio.
Purtroppo è un personaggio vuoto, che ha perso tutta la fiducia nei suoi mezzi da quando il suo amichetto Superman è morto. Capisco che sia conscio della sua umanità e dell'errore commesso però, cazzo, è il miglior detective del mondo, un uomo che ha superato i suoi limiti e potrebbe tenere testa a chiunque. E qui? svuotato, poco carismatico, quasi un personaggio di contorno. Capisco che non possa essere il leader della League viste le premesse e visto il ruolo di Wonder Woman, però non ci siamo. Tra l'altro quando la League inizia ad affrontare la minaccia, è inutile alla squadra, non sa come muoversi e viene messo praticamente in disparte.

Diana Prince/Wonder Woman (Gal Gadot)


 
Come dicevo all'inizio, ho saltato a pie pari il film stand alone sulla signorina. E in alcuni punti si fanno dei richiami alla pellicola. Però valutiamo l'amazzone nel film della League. E' senza dubbio è il personaggio più carismatico del gruppo, quella che infonde sicurezza e unione alla squadra. Quello che Batman non fa, insomma. Ma Diana ha decisamente più fascino di Bruce, è inutile negarlo. Scherzi a parte, Wonder Woman è il vero collante che riesce a tenere unita l'appena nata League. Senza lei probabilmente non sarebbero andati da nessuna parte.

Veniamo al film. Sicuramente è un film dai toni più allegri rispetto alle altre pellicole del DCEU, e sicuramente è moooooolto meno pesante di Batman V Superman. E onestamente è una cosa che ho apprezzato tantissimo. Sarò io, ma la regia di Snyder è pesante, per lo meno in buona parte dei film che ho visto. La mano di Whedon si sente, è inutile negarlo.

Una cosa che hanno notato in molti è il richiamo o meglio, la copia, nella base della storia e di alcune scene, di altre pellicole.

Ma qui ovviamente

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Una cosa che ho apprezzato è che tolte le logiche diffidenze della squadra all'inizio reclutamento, ci sia subito una maggior intesa tra i membri.

Negli Avengers invece questa cosa si vede solo in un secondo momento e solo durante la battaglia. Il team Marvel era meno votato al lavoro di squadra e più al combattere in solitaria.

Nella JL invece si capisce fin da subito che solo l'unione poteva fare la forza per affrontare il nemico. Secondo me se avessero sviluppato in maniera un pochino più marcata questa situazione, unendola ad una maggior sensazione di pericolo, avrebbe fatto guadagnare più punti alla pellicola.



Ci sono cose che mi hanno fatto ridere un sacco, perché ho fatto dei viaggi mentali, mentre altre che ho sopportato poco.

Partiamo dalle prime. Mi riferisco ad Aquaman e al suo "essere modello da pubblicità di profumi". Dai chi di voi vedendo queste scene, non ha pensato a questo?



La cosa che ho digerito meno invece è Flash. Lasciando perdere il fatto che il costume faccia schifo, è il cambio radicale del personaggio che non ho digerito. Storicamente è uno scienziato che lavora per la polizia. Qui diventa un bimbominkia squattrinato che vive in uno scantinato pieno di diavolerie tecnologiche come un hacker. Ma, escludendo questo, è anche un pirla nell'usare i suoi stessi poteri, dove inciampa due volte su tre combinando poco e niente.

Di Batman invece pur tollerando poco il suo passaggio da leader che tenta la creazione della squadra a banale comparsa, è il costume che è sbagliato. Sarà un errore di regia o meno, ma si vede troppo che è una tuta di gomma più che una vera e propria corazza.
Sarà quello che volete ma anche i peggiori Batman,



quelli di Joel Schumacher, non erano così plasticosi, o comunque si notava meno, perché forse eravamo distratti dai capezzoli.

Le battaglie sono abbastanza ben gestite, durano e il giusto e non vengono chiuse troppo rapidamente, come succede in altre pellicole del genere.

Una cosa che effettivamente stona è


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Ultima considerazione sugli effetti speciali, direi niente di eccezionale. Ben gestiti in Cyborg male su tante altre cose.

Veniamo quindi alle conclusioni. Justice League è un film brutto? personalmente no. Sarà che sono rimasto scottato dall'ignobile Thor: Ragnarok e sicuramente avevo zero aspettative  visti i precedenti film del DCEU, però questo film mi ha divertito. Ha dei difetti? sicuramente si. Principalmente relativi a Batman e Flash, gestiti in maniera indegna.

Poteva essere fatto meglio? sicuramente si. Magari mettendo maggior pathos nella minaccia che fa da cardine al film.

Ho speranze nei prossimi film? onestamente no. Ci sono troppe idee confuse su che strada intraprendere. Penso ai prossimi film, The Batman e Flashpoint.

Un giorno abbiamo l'abbandono di Ben Affleck nel ruolo del protagonista, il giorno dopo smentisce.

Per quanto riguarda le notizie in Flashpoint invece si parla addirittura della possibilità di essere un vero e proprio reboot dell'universo cinematografico appena nato.

Boh, non saprei. Sicuramente questi due film mi invogliano sempre meno. Anche JL avrebbe fatto la stessa ma si sa, alla curiosità non si comanda...

P.S.: due scene dopo i titoli, una più fan service come quella durante la pellicola, e una più corposa nel finale.

See you next




domenica 19 novembre 2017

E buonanotte. Storia del ragazzo senza sonno


Bentornati. Oggi cambiamo argomento e cerchiamo di esplorare un territorio parzialmente inedito per questo blog.

Questa volta vi darò le mie impressioni su un libro. Il libro in questione è "E buonanotte. Storia del ragazzo senza sonno", scritto da Daniele Doesn't Matter



noto volto  di Youtube Italia che seguo e apprezzo da anni per i suoi video e che ho avuto anche il piacere di conoscere prima della conferenza a Padova.

Chiaramente la lettura del libro parte dalla mia innata curiosità, ma questo ormai è la base del 99% dei miei post.

Ma veniamo al dunque, partendo dalla base della storia.
La vicenda racconta alcune settimane della vita di Luca un ragazzo 26 enne che vive a Milano e si trasferisce per le vacanze estive nella casa del padre, dove riesce a risolvere uno dei problemi che più lo affliggono da sempre. La "perdita di tempo" nel dormire.

Ma forse, piuttosto che vi racconti io, perché non usiamo il trailer del libro?

Veniamo alle mie considerazioni, cercando di evitare spoiler perché il racconto va goduto appieno senza anticipazioni di sorta.

La storia è molto semplice e non ci sono particolari colpi di scena. In fin dei conti vengono raccontate alcune settimane della vita del protagonista e del suo particolare caso.

Però, per quanto la storia sia lineare nel suo racconto, è estremamente coinvolgente nello svolgimento. Hai un'impostazione oserei dire cinematografica, infatti alcuni fatti raccontati mi hanno ricordato alcune pellicole viste, sulle quale ci torneremo in seguito.

Questo cosa dimostra? Beh, semplice. Non è importante la storia che racconti, ma come la racconti. Molto spesso mi sono trovato coinvolto dalla lettura e volevo sapere come andava a finire.

Daniele, nel raccontare la storia di Luca, non si sofferma troppo sugli aspetti fisici dei personaggi, come spesso si fa, ma si concentra sul racconto e sul suo svolgimento.  Ci sono solo due casi in cui viene fatta una dettagliata descrizione. E questa cosa mi ha fatto sorridere, perché analizzando le due descrizioni, si nota un particolare in comune.

Infatti le due persone analizzate sono entrambe ragazze ed entrambe hanno degli occhi verdi. Che a Daniele piacciano le ragazze con gli occhi verdi smeraldo?

Ma è un male non aver descritto dettagliatamente i vari personaggi? secondo me no. A mio modo di vedere i personaggi protagonisti sono tutti ben definiti dalle loro azioni e dalle loro interazioni, per cui non è importante conoscere dettagliatamente il loro aspetto. Anzi in alcuni casi è meglio, perché secondo me l'idea è quella di idealizzare i personaggi rapportandoli a  persone reali che il lettore conosce o con cui ha avuto modo di interagire.

Invece per le due ragazze con gli occhi verdi secondo me Daniele aveva chiaramente in mente a chi associarle, probabilmente sono persone a lui in qualche modo vicine che ha voluto "condividere" con noi lettori.

Come dicevamo all'inizio, tutto il libro è permeato di riferimenti o citazioni più o meno velate a film e serie televisive.

La prima che ho notato è la scena della ruota panoramica, dove Luca e Roberta salgono per avere una vista migliore e trovare una persona. Cosa mi ha ricordato?

Beh una scena simile a quella vista nell'episodio 9 della prima stagione di The O.C. 



dove Ryan sale sulla ruota per parlare con Marissa. E perché me l'ha ricordata? beh perché sia Ryan che Luca soffrono di vertigini.

Però diciamo che le citazioni più evidenti sono nella macro trama della storia ma qui

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Tutti questi riferimenti/citazioni cosa rappresentano? Che anche Daniele ha una grande passione per il cinema, che ha riversato nel suo libro.

Una cosa che un po' mi ha "spiazzato" durante la lettura è stato il quarto capitolo. Perché? ma perché, per lo meno all'inizio, sembra essere un capitolo a se stante che non centra troppo con la storia.

Ma così non, e il tutto verrà spiegato e integrato quando si arriverà nel finale.
Un finale sicuramente non banale, che focalizza l'attenzione del lettore sulle interazioni di due personaggi, centellinate qua e la per tutto il romanzo... ma non voglio minimamente spoilerare nulla.

Tiriamo quindi le somme? Il libro va letto? A me è piaciuto perché, per quanto la storia sia semplice, è ben raccontata e molto coinvolgente. I personaggi, pur non essendo descritti in maniera precisa, sono tutti ben caratterizzati e ognuno ha il suo giusto spazio.
Il finale, oltre a concludere lo strano caso di Luca, può avere una seconda chiave di lettura.

See you next

venerdì 17 novembre 2017

L'ultima battaglia di Mazinga Z


Bentornati. Dopo il lungo post della scorsa puntata, passiamo al cinema. Oggi vi darò le mie impressioni su Mazinga Z Infinity, film 2017 diretto da Junji Shimizu.

Il film vuole essere una celebrazione del 45° anniversario della serie Mazinger Z (3 dicembre 1972). La particolarità è che noi italiani abbiamo potuto vederlo in anteprima rispetto al giappone. Infatti è stato presentato, con la partecipazione dello stesso Gō Nagai


alla Festa del Cinema di Roma 2017 il 28 ottobre per poi approdare nelle sale 3 giorni dopo, mentre in Giappone arriverà solo il 13 gennaio 2018.

Veniamo alla trama. Sono passati 10 anni dalla sconfitta dell'Impero Sotterraneo di Mikene, la Terra e tutti i suoi abitanti hanno finalmente trovato la pace, grazie anche all'energia fotonica, una fonte energetica pulita e praticamente infinita.

Chi ha memoria storica ricoderà che l'impero di Mikene erano i nemici principali di un'altra serie di Gō Nagai, ovvero il Great Mazinger (Grande Mazinga in Italia). 


Ma chi conosce questo fatto saprà anche che le due serie, Great Mazinger e Mazinger Z , erano di fatto collegate e sequel l'una dell'altra.

E questo Mazinga Z Infinity vuole essere un sequel di quelle serie, annullando nuovamente la continuity con Grendizer (il nostro Goldrake) prima,


 e con Mazinkaiser dopo.


Spieghiamo meglio questa cosa per i "non addetti ai lavori". Le tre serie Mazinga Z, Grande Mazinga e Goldrake formano una "trilogia" dove il punto di unione è la figura di Koji Kabuto.
Pilota di Mazinger Z e protagonista nella serie omonima, coprotagonista negli ultimi episodi del Great Mazinger per dare man forte a Tetsuya Tsurugi, relegato a secondo piano in Grendizer, dove si limitava ad usare il TFO o moduli supplettivi per il robot protagonista.

Questa cosa, già all'epoca non andò troppo giù ai giapponesi per cui il "terzo incomodo" non fu mai ben visto.

Noi ovviamente questa continuità non l'abbiamo mai vista per due ragioni. Prima di tutto abbiamo visto per primo proprio Goldrake e secondo in ogni serie Koji aveva un "nome diverso". In Goldrake molti lo ricorderanno come Alcor, In Mazinga Z come Rio e solo nel Grande Mazinga col suo nome.

Nel 2001 c'è stata una prima "omissione di continuity", infatti esce Mazinkaiser che parte esattamente dalla fine del Grande Mazinga e ridà spicco a Koji che diventa pilota del nuovo "Mazin".

Per cui questo Infinity "elimina" Mazinkaiser, per dare una nuova continuity ai fatti.

Dopo questo pippone infinito arriviamo al film.
Dicevamo che siamo a 10 anni di distanza dalla fine delle battaglie del Great Mazinger. I due piloti sono ritirati dai campi di battaglia e vivono in pace. Koji 


è diventato un ricercatore mentre Sayaka Yumi 



è diventata direttrice del centro di ricerca sull'energia atomica.

Tutto partirà da una straordinaria scoperta e dall'apparizione di una misteriosa ragazza.
Evitiamo spoiler come al solito e andiamo alle mie considerazioni.

Questo film è, in tutto e per tutto, un tributo a tutte le opere "Mazinghiane" che sono apparse nel corso del tempo.

Ci sono riferimenti alle due serie "classiche" e a God Mazinger.
Il film però non è solo questo. Vuole, in qualche modo, portare ad una conclusione le avventure di Koji, ed evolvere il personaggio dal punto di vista caratteriale.
In qualche modo l'evoluzione caratteriale vuole essere una metafora della vita.


Oltre all'evoluzione del personaggio, ci saranno però anche lampanti riferimenti ad altre serie robotiche, ma su questo ci torneremo dopo in un'apposita zona spoiler.

Dal punto di vista grafico ci sono due stili diversi. I mecha e le battaglie sono fatte in cell shading, mentre le scene coi personaggi in tecnica più tradizionale.

La cosa che personalmente mi ha fatto storcere un po' il naso è proprio il design di Mazinga Z, dove si vedono troppo le piastre che compongono il robot. Sicuramente è una cosa più realistica, però avrei preferito un design più "classico" come in Mazinger Edition Z: The Impact!


Escludendo questa mia preferenza estetica, però la pellicola scorre bene, magari è un pochino più lentina nella prima parte, però i combattimenti pur essendo molto frenetici sono estremamente curati e la storia, forse banalotta, è ben sviluppata.

Insieme ai già citati Koji e Sayaka, ci sarà il ritorno di tutti i personaggi più famosi della storia, sia tra le fila dei buoni ma anche, ovviamente, tra i cattivi.

Rivedremo quindi il trio Boss Nuke e Mucha


Shiro Kabuto,


 e ovviamente anche Testuya 


e Jun 


dal Grande Mazinga.

Tra i cattivi non potevano mancare il Barone Ashura,


il Conte Blocken,


e il Dottor Hell 


e una carrellata dei più iconici mostri meccanici della serie.

Oltre ai due schieramenti ci saranno anche momenti più di fan service. Faccio ovviamente riferimento alle Mazin-Girls 


e le loro procaci forme.

Prima di passare alla parte spoiler, una piccola nota sul doppiaggio. La strada scelta è una cosa a metà. Fortunatamente i nomi dei personaggi sono quelli originali ma i colpi e le armi sono fedeli allo storico doppiaggio italiano. E' un bene? un male? non saprei, mi sarebbe piaciuto un doppiaggio totalmente fedele, ma posso capire che i nomi delle armi in italiano abbiano il loro fascino.

Passiamo quindi ad una parte totalmente spoiler, per cui avvisati.

 

Allora partiamo dai riferimenti ad altre opere.
Prima di tutto Lisa


l'androide dotato di emozioni, che ricorda molto la Rei Ayanami 


di Neon Genesis Evangelion, anche se solo a livello estetico e non caratteriale essendo le due agli antipodi.

Da Evangelion si riprende anche l'idea nella battaglia finale del film. Infatti quando Koji e Lisa vengono assorbiti dal "Goragon" si creerà prima una sorta di "mondo neutrale" per poi mostrare un "futuro alternativo", dove Lisa è la figlia di Koji e Sayaka.

Chiaramente è un evidente riferimento agli episodi conclusivi, e fin troppo discussi, delle avventure di Shinji dove, una volta sconfitti gli Angeli, il protagonista ragiona sul suo cammino e valuta alcuni possibili futuri alternativi dove sarebbe stato più felice.

Un altro riferimento sono i robot "simil Mazinga", 


quelli pilotati anche da Shiro, che ricordano molto il Patlabor Alphonse


e il loro utilizzo non sempre bellico.


La cosa che ho apprezzato di più di questo film è l'evoluzione di Koji che passa da essere il ragazzo scanzonato e coraggioso conosciuto nella serie originale fino a diventare un uomo che abbandonerà le battaglie e gli scontri per una vita più normale a fianco di Asuka, seguendo la strada già intrapresa dall'amico Testuya.

Personalmente da fan è un bel film, specialmente per l'evoluzione del protagonista, ma forse manca un po' di ritmo nella prima parte.

Va quindi visto? Sicuramente si, se fan del robot simbolo dell'era Gō Nagai, per le nuove generazioni, che invece non ne conoscono il mito, forse a poco senso essendo una vera e propria conclusione delle avventure di Koji e Testuya.

See you next