domenica 6 agosto 2017

I Santi Presidenziali



Bentornati. Oggi esploreremo il mondo dei videogiochi e, in particolar modo, vi darò le mie impressioni su dei più famosi concorrenti di GTA, ovvero, Saints Row. Nello specifico vi parlerò del quarto capitolo del brand.

Forse vi starete chiedendo se in passato abbia avuto modo di provare anche i precedenti capitoli, al fine di fornire una "quadra del cerchio" all'intero brand.

Beh, vi sbagliate. L'unico capitolo che ho giocato è, di fatto, anche l'ultimo uscito, per il momento.

Ma quindi perché partire direttamente dal 4° capitolo? beh per due semplici ragioni. Una di natura prettamente economica, mentre l'altra prettamente di game play. Quella economica è presto detta. In un cestone lo trovai a 10 euro e non potevo farmi sfuggire l'occasione.

L'altro fattore, decisamente più interessante ai fini del post, è il game play. Infatti questo quarto capitolo è famoso per aver introdotto... i superpoteri.

E' già in questo quarto capitolo diventeremo un supereroe ma, come al solito, andiamo con ordine.

A dispetto dei GTA, che notoriamente sono a se stanti a livello di storia, i capitoli di Saint Row sono tra loro in qualche modo collegati.

Questo purtroppo l'ho scoperto in corso d'opera ma, fidatevi, tutto quello che è venuto prima verrà spiegato con dei rapidi flashback.

Siamo quindi a 3 anni dai fatti del terzo capitolo.  Ci ritroveremo su un elicottero assieme ad un gruppo di Saints (i membri della gang protagonista) per fermare un'attentato terroristico.
Il nostro alter ego sarà mascherato e non potrà parlare.

Ma guardatelo, Zero Saints Thirty



questo il suo nome di battaglia, non vi ricorda nessuno nel suo aspetto e nel suo non parlare?
Ovviamente è un tributo a Master Chief



protagonista di Halo.

Ma facciamola breve, la missione andrà a buon fine, dove la scena clou ha una colonna sonora da applausi, e il nostro protagonista diventerà Presidente degli Stati Uniti d'America.

E qui inizia il gioco vero e proprio, dove capiremo il perché della maschera e del perché Zero Saints Thirty non parlava, o meglio non gli sono state cambiate le batterie del microfono del casco.

Eh già la prima parte del gioco sarà la creazione del nostro alter ego. Potremo partire da dei modelli pre-definiti, ma potremo personalizzare in moltissimi dettagli il nostro eroe, o la nostra eroina.

Vi assicuro il livello di personalizzazione è alto. Oltre ai canonici capelli, occhi, fisicità, altezza etnia, potremo decidere i lineamenti del viso, la grandezza e distanza degli occhi, l'età e molti altri dettagli, senza dimenticare il sex appeal del personaggio.

Inutile che vi spieghi cosa possa essere il sex appeal.... per un uomo sono le "dimensioni artistiche" mentre per le donne la grandezza degli "altri occhi".

Una cosa che mi ha divertito molto è la possibilità di scegliere i gesti di vittoria e di scherno. Inutili ai fini del gioco ma molto mirati in fatto di citazioni nella "pop culture".

Secondo me i programmatori sono fan del wrestling visto che molti sono gesti popolari degli atleti più famosi.

E la mia scelta non poteva non cadere in uno di questi....



mentre per il secondo ho preferito una citazione più cinematografica...



che dire se non divertentissimo.

Inizieremo quindi la nostra carriera di presidente, ma ovviamente le cose non andranno bene, visto che verremo attaccati dagli alieni Zin. 



Il presidente o, nel caso mio, la presidentessa, cercherà di fermare l'attacco Zin ma verrà catturata dal loro capo Zinyak.

Verremo quindi catapultati in una strana realtà che scopriremo essere, una simulazione....
Dopo esserci orientati nella Steelport virtuale, verremo contattati da Kinzie Kensington



nostro braccio destro che ci aiuterà ad uscire dalla simulazione per tornare alla vita reale.

Ma, aspetta, questa trama ha qualcosa di già sentito. Eh già inutile negarlo, la trama portante e l'idea della simulazione è un chiaro tributo a Matrix 



dei fratelli, scusate, sorelle Wachowski.

La cosa che più mi ha fatto ridere nella "scena della liberazione da Matrix" è il dialogo tra noi e Kinzie.
Stiamo guidando la nave attraverso il pianete degli Zin quando chiederemo a Kinzie di mettere su un po' di musica.

E partirà un classicone della dance anni '90...  e noi esclameremo:

"ah Haddaway, a fucking poet"

Ho riso tantissimo.

E dopo questa introduzione veniamo al gioco vero e proprio.
Chiaramente lo scopo del gioco sarà, come usanza dei GTA, completare una serie di missioni divise tra principali e secondarie. Inoltre verranno posti degli obiettivi, diciamo terziari, che prevedono la raccolta dei canonici collezionabili.

Senza dubbio la cosa che più ho apprezzato di quest'ultimo aspetto è che il collezionabile non è fine a se stesso, come spesso accade, ma sarà un vero proprio punto di potenziamento del personaggio.

Come dicevamo all'inizio il cardine di Saint Row 4 è la gestione dei superpoteri. E i collezionabili, dei cluster liberi della simulazione



non sono altro che punti spendibili per i potenziamenti dei poteri che acquisiremo durante il gioco.

Il nostro alter ego avrà anche un secondo tipo di potenziamento, diciamo più canonico. Infatti i soldi che guadagneremo dalle missioni potranno essere spesi per migliorare le statistiche del personaggio, dei veicoli, della gang, e delle armi.

Che poi, diciamocela tutta, io i veicoli li ho usati solo se obbligato. 



Da quando ho iniziato a correre come Flash e spiccare salti alti come grattacieli, mi sono sentito libero.


E infatti questo è un altro dei fattori positivi del titolo: la sensazione di libertà. Forse vi ricorderete che ne avevo già parlato quando discussi del non del tutto riuscito Prototype dove elogiai questo aspetto del titolo. In Saint Row si ha la stessa libertà, con molto più stile e divertimento.

Anche le missioni secondarie sono molto varie e divertenti. A volte sfiorano l'assurdo. Una di quelle che più mi ha "sconvolto" è quella della "truffa assicurativa". In un tot di tempo dovremo letteralmente lanciarci contro auto, edifici e persone cercando di farci più danni possibili. Nello specifico useremo la figura "manichino". Più combo faremo facendoci sballottare di qua e di la, più punti accumuleremo.

Presa la mano col metodo, è una delle missioni secondarie più divertenti. Vi lascio un breve video.

Per quanto riguarda la trama portante seguiamo più o meno le direttive date da Matrix. Diciamo che molti obiettivi saranno quelli di liberare i nostri compagni Saints, di potenziarci in vista dello scontro finale con Zinyak, e di trovare un modo per distruggere la simulazione.




Siamo onesti, la trama non brilla ne per originalità ne per profondità, ma non è neanche il motore portante di Saint Row 4.

Secondo i cardini che fanno apprezzare il titolo sono due:

1) Le infinite citazioni e rimandi ad altre opere.
2) E il divertimento.


E scusate se è poco. Purtroppo una cosa che secondo me in molti giochi si sono dimenticati è il divertimento. Un gioco deve attirare chi lo inizia e non deve farlo mollare fino alle fine.
Saint Row 4 ci riesce in maniera esemplare. Sarò io fanatico di supereroi e delle citazioni della "pop culture" ma SR4 ne è pervaso fino al midollo.
E, in questo caso, è un bene, visto l'utilizzo molto mirato alla variazione del gameplay di base.

Da storico giocatore ho adorato una di esse, ma qui entriamo nello

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Ma ovviamente si citerà e parodierà altri grandi successi sia in campo videogiochi che in quello dei film. Parte del gioco sarà anche riconoscere le citazioni più o meno velate.

Anche la scena finale sarà una lampante citazione ad un famoso videogioco.

Altra cosa che ho adorato è la gestione dei combattimenti. Rispetto ad un GTA dove si usano principalmente le armi, qui oltre loro e ai già citati superpoteri, si è invogliati al combattimento corpo a corpo.  



Infatti correndo verso il nostro avversario e cercando i colpirlo, il nostro alter ego si destreggerà nelle più famose mosse del wrestling moderno. 


Senza poi contare che ad un certo punto avremo l'aiuto di un noto personaggio....

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A mio modo di vedere anche tutta la gestione dei poteri è molto semplice ed intuitiva. Senza dubbio è molto più immediate di quella vista nel già citato Prototype. Escludendo i poteri di "movimento", velocità, salto e planata, gli altri poteri saranno switchabili col D-Pad. Che poi se vogliamo dirla tutta.... a mio modo di vedere il potere d'azione più utile resta il primo fornito, il colpo congelante.

Ma questi sono solo gusti che possono variare da giocatore a giocatore.

Tiriamo quindi le somme. Saint Row 4 si propone come alternativa a GTA, più che altro come categoria di gioco. Infatti i due giochi hanno un'impostazione molto distante tra loro.

A mio modo di vedere SR vince sicuramente in quanto follia di missioni ed armi utilizzate, 



senza dimenticare il cardine portante, le infinite citazioni alla cultura pop.

Non avrà sicuramente una trama profonda ma, volete che ve la dica tutta? chissene frega. A mio modo di vedere il titolo è dannatamente divertente senza contare la meravigliosa sensazione di libertà di movimento data dai superpoteri del nostro alter ego.

Va provato? senza ombra di dubbio, io lo consiglierei a chiunque, a patto che abbiate una conoscenza abbastanza completa su film e videogiochi, ma questo principalmente per godersi appieno tutta l'esperienza di gioco.

See you next



venerdì 28 luglio 2017

Da videogioco ad Anime


Bentornati. Dopo un po' di pausa, riprendiamo dagli anime. Questa volta vi darò le mie impressioni sulla miniserie Netflix dedicata a Castlevania, rilasciata integrarlmente dalla piattaforma di streaming il 7 luglio.

La serie si basa ovviamente sul celebre brand videoludico omonimo. Nello specifico la trama si accosta al terzo capitolo della serie "classica", sottotitolato Dracula's Curse



rilasciato nel 1989 per il Nintendo 8 bit.

Giusto per non farsi mancare niente, Netflix decide di far scrivere la sceneggiatura a Warren Ellis, noto scrittore e fumettista molto sia in casa Marvel che DC, e autore di molte opere come Planetary.






La serie si dipana in solamente 4 episodi da 23-25 minuti e, di fatto, sono solo l'inizio della vera e propria storia.

Il primo episodio è semplicemente introduttivo e mette le basi per il proseguo.





La narrazione inizia nel 1455 in Wallachia, quando una donna di nome Lisa inizia una difficoltosa ricerca per incontrare Dracula Vlad Ţepeş, un vampiro con un'avanzata conoscenza tecnologica, al fine di apprendere per lo meno parte delle sue conoscenze. Dracula affascinato dal coraggio della donna la accoglie sotto la sua ala protettiva e se ne innamora.



Trent'anni più tardi però la chiesa imprigiona Lisa e la condanna al rogo come strega.
Dracula infuriato dal vile gesto, concede un anno agli uomini per lasciare la Wallachia ed evitare l'estinzione del popolo. Alucard,  figlio di Dracula, tenta di farlo ragionare consigliandogli di condannare solo chi ha messo al rogo la sua amata, ma questo rifiuta e attacca suo figlio.



Scoppia così la guerra tra le armate di Dracula e l'umanità. Qui faremo la conoscenza del vero protagonista della storia Trevor Belmont.

Ok veniamo alle mie opinioni in merito.

Senza dubbio l'idea di trasportare un brand come Castlevania è azzeccata. In fin dei conti il concept si presta bene allo scopo.
Netflix confeziona quattro episodi che sono però solo un assaggio delle vere potenzialità che la serie può offrire. Siamo onesti, in poco più di un'ora abbiamo visto la genesi di quello che sarà il viaggio verso Dracula e la sua sconfitta.

Diciamo che non mi aspetto molti colpi di scena del punto di vista della storia "principale". In fin dei conti quasi tutti i capitoli di Castlevania hanno come scopo primario il raggiungimento dello scontro con il signore delle tenebre.

La cosa che mi ha colpito molto è la cura dei particolari. Inutile negarlo, sia durante le scene di combattimento sia durante quelle "esplorative", si sente di essere dentro le atmosfere tipiche del videogioco.

Escludendo la frusta del protagonista, vero e proprio marchio di fabbrica del brand, anche gli scontri dove si lanciano asce e coltelli contro gli avversari, ricordano molto le battaglie del videogioco.

Ho apprezzato molto anche la scena dove Trevor e la seconda protagonista Sypha si aggirano per un torre piena di ingranaggi e meccanismi. Insomma si aggirano per uno dei livelli più iconici di molti capitoli del brand, la cosiddetta torre dell'orologio.




Ma veniamo ai protagonisti:

Trevor C Belmont



Senza dubbio il personaggio maggiormente caratterizzato. In fin dei conti è protagonista di tre dei quattro episodi della serie. Personaggio strano, a volte sembra estremamente disinteressato a volte estremamente risolutivo nei combattimenti o nella loro gestione.
Non vi nego che molto spesso mi ha ricordato Spike Spiegel



protagonista di Cowboy Bebop.

Sypha Belnade



Secondo membro della squadra. Sacerdotessa e Maga del gruppo noto come i Parlatori. Si unirà a Trevor dopo essere stata liberata e aver riconosciuto il suo valore in battaglia. Non vi nego che le loro battaglie combinate mi hanno ricordato Jonathan Morris e Charlotte Aulin protagonisti di Portrait of Ruin di cui avevamo parlato qualche anno fa.

Dracula



Ovviamente protagonista indiretto della storia. Ancora una volta notiamo come il signore delle tenebre non sia malvagio per scelta ma, in questo caso, per vendetta. Chiaramente siamo molto distanti dalla versione di Dracula del film Untold, 



dove Vlad "abbracciava" il lato oscuro a fin di bene, per poi venirne corrotto. Qui Dracula è già un demone ma che avrebbe vissuto "in pace" fintanto che non è stato provocato dalla chiesa bigotta che mette al rogo il suo unico amore.

Ci sarebbe anche un terzo protagonista, ma non ve lo spoilero, o forse l'ho già fatto?

Graficamente l'anime è ben realizzato e molto crudo nel mostrare le scene di combattimento. Questo dimostra ancora una volta che la serie ha un target adulto. 



Non vi nego che la violenza schietta di molte scene ricorda molto lo stile degli OAV di Devilman.




Anche le scene di combattimento sono molto ben realizzate. Molto rapide nel mostrare i vari scambi tra i duellanti, ma non risultano mai confuse o poco chiare allo spettatore.




Ma quindi, in definitiva, vale seguire questa miniserie? si, se conoscete e apprezzate il brand da dove parte il tutto. Si se volete anche qualcosa di veloce da portare a termine.

Tenete conto che ha fronte dei molti pregi che ho sottolineato, questa serie ha un grande difetto, è un primo capitolo di una storia potenzialmente molto più ampia.

See you next





martedì 11 luglio 2017

La terza volta è quella buona?


Bentornati, oggi discutiamo nuovamente di cinema con uno dei film più attesi dell'anno.
Parliamo di Spider-Man: Homecoming, film 2017 diretto e co-scritto da Jon Watts.

Come forse molti sanno io sono sempre stato un fan dell'Uomo Ragno fin da piccolo, per cui ogni nuova notizia su Peter e soci mi lascia sempre dubbioso, specialmente dopo il bruttarello Spider-Man 3 di Sam Raimi, e il successivo e dimenticabile reboot "The Amazing Spider-Man".

E quando infatti l'anno scorso quando trapelò la notizia di un ennesimo Spider-Man in Captain America: Civil War ero molto scettico sulla riuscita del progetto.

Ma già all'epoca dovetti ricredermi. Se pur in poche scene, il Peter Parker di Tom Hollan ci stava, e ricordava tantissimo il Peter degli esordi di carriera.

Per cui, sempre con qualche ma, siamo andati in sala per vedere questo secondo reboot nel giro 15 anni (Spider-Man è del 2002).

E devo dire che la collaborazione Marvel Studios/Sony ha funzionato bene.

Ma andiamo con ordine.

Il film inizia praticamente dopo Civil War, con Peter (Tom Holland) che viene riportato a casa dal suo mentore Tony Stark (Robert Downey Jr.) che gli lascia il costume high tech con il quale ha esordito nella battaglia tra gli Avengers.



Peter dopo il battesimo di fuoco, vuole a tutti i costi diventare un Avengers e cerca in qualsiasi modo di mettersi in mostra sventando piccoli crimini nel suo quartiere.

Senza dubbio l'idea di introdurre Peter nel periodo liceale è vincente. In fin dei conti è il periodo cardine per la nascita di buona parte dei villain storici, se lo guardiamo dal punto di vista dell'universo classico fumettistico, ma senza dubbio è il motore di tutte le storie dell'incarnazione più recente del personaggio, quella dell'ormai scomparso universo Ultimate.


Come vedremo infatti, molte idee, scene e situazioni si rapportano molto al Peter Ultimate.... e in alcuni casi si strizza l'occhio ad un altro personaggio cardine di quell'universo narrativo, ma ci arriveremo.

Nel contempo conosceremo anche il villain principale della pellicola, Adrian Toomes (Micheal Keaton) che molti conoscono col nome di battaglia di Avvoltoio.



Senza dubbio la scelta di Keaton come cattivo è stata interessante e all'inizio ha generato l'ilarità del popolo dell'Internet.
Per chi non lo ricordasse il buon Michael è stato Batman nei film di Tim Burton, per cui è stato facile associarlo alla famosa frase de "Il Cavaliere Oscuro"...





Escludendo però la battuta, Keaton è uno, se non il miglior villain apparso nel MCU, c'è poco da questionare.

Ho apprezzato tantissimo l'idea di introdurlo a livello narrativo praticamente alla fine del primo Avengers e di lasciarlo nell'ombra. Toomes non nasce come criminale, diventa criminale quasi per re-inventarsi e, se vogliamo, come protesta perché il suo lavoro è diventato obsoleto a fronte dell'invasione dei supereroi.

Rispetto alla versione fumettistica Adrian è un uomo di mezza età e non il classico nonnetto da bocce. Altra cosa che va lodata è il darne una versione "realistica" del personaggio.





Infatti non siamo più di fronte ad un costume, un esoscheletro che conferisce tra le altre cose la possibilità di volare, ma ad un vero e proprio concentrato di tecnologia. Interessante anche la fonte di tale tecnologia. Altro punto a favore di questa versione dell'Avvoltoio è rendere Adrian una specie di pilota di aerei. Infatti il suo casco non è altro che una versione riveduta e corretta (visto che dispone di scanner con visore notturno e infrarossi) di quelli che usano i top gun dei cieli, compresa la maschera dell'ossigeno. 



Anche l'abbigliamento ricorda i piloti, infatti il giubbotto è uno di quelli in pelle visti anche nel famoso film con Tom Cruise



La piccola chicca che aveva fatto notare qualcuno durante le immagini dei primi trailer è quella di dare una imbottitura al collo della giacca, al fine di ricordare e rendere credibile, il copri collo del costume fumettistico.
 

A livello di personaggio Keaton è perfetto, è il classico criminale che vuole fare soldi e non si farà scrupoli a sbaragliare chi gli si pone davanti. In certe scene addirittura il suo sguardo è gelido e fa paura.
Ma soprattutto la cosa che ho apprezzato di più e che non viene sminchiato nel finale del film, come è successo spesso in altri film dell'MCU.
Purtroppo, è inutile negarlo, l'MCU non ha villain memorabili (escludendo il Kingpin di  Vincent D'Onofrio



perché magari vengono introdotti nella giusta maniera ma non hanno carisma nel proseguo della storia.

Qui non succede. Adrian Toomes è un perfetto cattivo dalla sua genesi alla conclusione del film, sempre coerente al suo codice morale.

Forse mi sono dilungato, ma questa volta meritava.

L'altro villain, Shocker 



è stato trattato come piace a Brian Micheal Bendis... chi ha letto la serie Ultimate sa a cosa mi riferisco.

Vediamo gli altri personaggi. 

Partiamo da una di quelli che per molti versi è stata criticata principalmente per l'aspetto fisico, zia May (Marisa Tomei).


Una cosa che stonava già in Civil War era l'introduzione di questa nuova zia May, moooooolto distante dalla versione che conosciamo tutti.




Perché? quasi esclusivamente perché non è la vecchietta decrepita degli esordi. Insomma non giriamoci troppo attorno. Marisa Tomei dall'alto dei suoi 52 anni (dicembre '64) è una gran bella donna e dimostra molti meno degli anni anagrafici.

Devo essere sincero, io per primo ero abbastanza contrario, tanto che due anni fa scrissi:

"Cioè ragazzi... non scherziamo.... Marisa Tomei l'ho sempre ritenuta una gran bella donna, però con Zia May non c'entra una sega....
Scommettiamo che sto nuovo SpiderMan sarà una cagata?"


E invece devo ricredermi, nuovamente.

Per quanto appaia in una manciata di scene, l'ho vista molto bene nel ruolo. E' una donna idipendente che sprona il più possibile Peter ad uscire dal suo guscio per godersi la vita, ma allo stesso tempo è estremamente preoccupata per il ragazzo.

In pratica rispecchia molto di più la zia May Ultimate piuttosto che quella classica, ed è giusto così. Onestamente la May Parker degli anni '60 non sarebbe andata più bene per un film del 2017.

Approvata anche la zia, veniamo agli amici di Peter che personalmente in alcuni casi non vanno bene.

Partiamo dai minori.

Betty Brant (Angourie Rice)



Appare si e no in due scene, come co-conduttrice di un notiziario del liceo frequentato da Peter. Lei personalmente è completamente sbagliata.
Al di la del lato estetico che è la cosa minore, hanno fatto diventare la prima storia di Peter dalla ragazza che cerca di fare carriera al Daily Bugle, alla classica biondina inutile.
Per carità appare in tre scene, però mi ha fatto storcere il naso, specialmente per l'importanza che ha Betty nelle storie classiche degli esordi.

Eugene "Flash" Thompson (Tony Revolori) 



Anche qui, un altro passo falso, e anche qui un errore caratteriale più che di etnia. Flash Thompson è storicamente, l'atleta della scuola che tormenta Peter. Al di la del fatto che l'avrei preso a scarpate sul muso per quanto è odioso, e fin qua va bene, il vero problema è che non puoi metterlo coi cervelloni della scuola. Flash è quello fisico, non lo studioso.

Michelle Jones (Zendaya) 



Personaggio creato appositamente per la pellicola. Si capisce che è importante e sicuramente tornerà anche in eventuali sequel, ma qui non ha nessun valore se non apparire praticamente ovunque nella storia per poche battute.

Qui il problema è in una frase che dirà nelle battute finali ma qui....

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Ned (Leeds?) (Jacob Batalon) 



Migliore amico di Peter che, casualmente scoprirà essere Spider-Man. La cosa che stona da morire qui è una sola. Il personaggio che abbiamo visto non è sicuramente Ned Leeds


che non è mai stato un amico di Peter, visto che per un periodo si contendevano Betty Brant, ma semplicemente è Ganke Lee


amico di Miles Morales nell'universo Ultimate.

Chi è Miles Morales? beh ovviamente il "secondo" Spider-Man, quando Peter apparentemente morirà nell'universo Ultimate.



Quindi non capisco perché creare un personaggio che è Ganke in tutto e per tutto (personalità, scene, gag ecc.), e chiamarlo Ned con il quale non centra un cazzo?

Misteri. Che poi chi ha letto i primi cicli di Miles Morales ricorderà sicuramente delle scene analoghe a quelle viste nel film.

Liz (Laura Harrier)


 
Harrier, parente di space? ok basta, questa l'ho capita solo io. Scusate.
E qui devo dire che lei è stata una sorpresa, ma qui torniamo nuovamente in spoiler.

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e come al solito, last but not the least

Peter Parker (Tom Holland)



C'è poco da dire, Tom Holland è il Peter definitivo. Per quanto mi piacesse molto anche Andrew Garfield, Tom rispecchia molto il Peter degli esordi. Ancora una volta la sua figura è più vicina alla versione Ultimate del personaggio.

Molto divertente la scena iniziale, vista anche dei trailer, dove fa un video racconto della sua esperienza nello scontro con gli Avengers.

Peter è un figlio di Internet. Infatti la "fama" di Spidey nasce, come abbiamo visto nelle scene di Civil War, sui video di Youtube. Come nel fumetto è uno studioso ma poco integrato coi suoi compagni di scuola che spesso lo deridono.

Fatta una panoramica dei protagonisti veniamo al film.

La scelta migliore è quella di evitare di rinarrare, per la terza volta, le origini del personaggio. Sarebbe stata una scelta sbagliata visto che anche i non addetti al settore sanno più o meno come si sono svolti i fatti.

Forse manca un po' quel motore di "potere e responsabilità" che contraddistingue il personaggio fin dall'inizio delle sue avventure.
Diciamocela tutta, Peter indossa il costume inizialmente per mettersi in mostra e cercare di diventare un Avengers.

In qualche modo mi ha fatto storcere il naso il costume high tech regalato da Tony a Peter.
Ma questo sempre per puro orgoglio di fan. In fin dei conti fa strano vedere l'uomo ragno con abilità come il visore notturno, scanner facciale, radar di vario genere e diavolerie assortite.

Però è anche vero che il costume è parte integrante della storia e sarà il motore su cui si baserà il più grande insegnamento al ragazzo.

La figura di Tony Stark è ben dosata. 



Più che il sopperire alla figura paterna, Iron Man è il mentore di Peter. In qualche modo mi ha ricordato il periodo dove Spidey viveva nella Stark tower insieme agli altri Avengers.

Il tenore complessivo della pellicola è di stampo leggero, come è giusto che sia un film su Spidey. Molto più "amichevole" nei modi di fare e agire fa, come è giusto che sia, molte battute e scherni ai suoi nemici.
In fin dei conti era l'errore più grave dei film di Raimi dove Spidey difficilmente faceva battute durante le battaglie.
The Amazing Spider-Man aveva capito questo errore e aveva rimediato, cannando purtroppo coi villain, specialmente nel secondo capitolo.



Molto belli gli omaggi e le citazioni sparse qua e la durante la pellicola.
Alcuni più evidenti, alcuni meno... e chissà alcuni possibili indizi per eventuali sequel.

Probabilmente non li ho visti tutti neanch'io, ma vediamo quelli che ho notato.

Partiamo da quello che si vede nel trailer, ovvero la scena della nave.



Chiaramente tutti i fan dei vecchi film hanno visto un riferimento alla scena del treno in Spider-Man 2.



Ho adorato il ri-arranggiamento della storica sigla del cartone animato nei titoli iniziali, quelli dove appaiono i loghi Sony e Marvel Studios.

Sicuramente solo gli appassionati possono averlo colto, ma in una delle prime scene dove Peter fa esperienza dei suoi poteri si nota la scritta Bagley su un muro.

Ovviamente si fa riferimento a Mark Bagley disegnatore di molti albi dello Spidey classico ma, senza dubbio, ricordato come disegnatore di buona parte della serie Ultimate.

Altro riferimento è un certo Mac Gargan che appare in una scena. Chiaramente stiamo parlando dello Scorpione



storico nemico del tessiragnatele che in tempi più recenti ha "indossato" l'abito di Venom.

L'altra citazione che ho potuto cogliere è Aaron Davis (Donald Glover)



Molti appassionati ovviamente avranno capito che è il criminale noto come Prowler 


ma, soprattutto, lo zio di Miles Morales. Infatti ad un certo punto dirà qualcosa del tipo: "ho un nipote adolescente in città", chiaro riferimento a Miles.

Gli ultimi riferimenti, specialmente il primo è quello che, da appassionato ho apprezzato di più ma, ancora una volta

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Veniamo quindi alla conclusioni. Il film è promosso a pieni voti. E' inutile raccontarsela, è quello che un fan voleva vedere. Ovviamente la storia è stata rivista e adattata all'Universo Marvel Cinematografico, ma è giusto così. Tom Holland interpreta un perfetto Peter degli esordi, volonteroso nell'usare i suoi poteri a fin di bene, ma imperfetto nel farlo.



I comprimari sono ben integrati, anche se in alcuni casi mi hanno fatto storcere il naso.

Micheal Keaton è uno dei migliori villain in circolazione. Speriamo che Marvel faccia ammenda e crei villain validi come lui nelle prossime pellicole.

La storia è semplice e leggera, ma ben gestita nel suo svolgimento.

E' la migliore pellicola del MCU? Personalmente si, io rispetto ad altre recensioni, l'ho apprezzato dell'acclamato Guardiani della Galassia Vol. 2.

Ah, mi raccomando, non alzatevi prima delle due scene finali.

See you next