venerdì 17 novembre 2017

L'ultima battaglia di Mazinga Z


Bentornati. Dopo il lungo post della scorsa puntata, passiamo al cinema. Oggi vi darò le mie impressioni su Mazinga Z Infinity, film 2017 diretto da Junji Shimizu.

Il film vuole essere una celebrazione del 45° anniversario della serie Mazinger Z (3 dicembre 1972). La particolarità è che noi italiani abbiamo potuto vederlo in anteprima rispetto al giappone. Infatti è stato presentato, con la partecipazione dello stesso Gō Nagai


alla Festa del Cinema di Roma 2017 il 28 ottobre per poi approdare nelle sale 3 giorni dopo, mentre in Giappone arriverà solo il 13 gennaio 2018.

Veniamo alla trama. Sono passati 10 anni dalla sconfitta dell'Impero Sotterraneo di Mikene, la Terra e tutti i suoi abitanti hanno finalmente trovato la pace, grazie anche all'energia fotonica, una fonte energetica pulita e praticamente infinita.

Chi ha memoria storica ricoderà che l'impero di Mikene erano i nemici principali di un'altra serie di Gō Nagai, ovvero il Great Mazinger (Grande Mazinga in Italia). 


Ma chi conosce questo fatto saprà anche che le due serie, Great Mazinger e Mazinger Z , erano di fatto collegate e sequel l'una dell'altra.

E questo Mazinga Z Infinity vuole essere un sequel di quelle serie, annullando nuovamente la continuity con Grendizer (il nostro Goldrake) prima,


 e con Mazinkaiser dopo.


Spieghiamo meglio questa cosa per i "non addetti ai lavori". Le tre serie Mazinga Z, Grande Mazinga e Goldrake formano una "trilogia" dove il punto di unione è la figura di Koji Kabuto.
Pilota di Mazinger Z e protagonista nella serie omonima, coprotagonista negli ultimi episodi del Great Mazinger per dare man forte a Tetsuya Tsurugi, relegato a secondo piano in Grendizer, dove si limitava ad usare il TFO o moduli supplettivi per il robot protagonista.

Questa cosa, già all'epoca non andò troppo giù ai giapponesi per cui il "terzo incomodo" non fu mai ben visto.

Noi ovviamente questa continuità non l'abbiamo mai vista per due ragioni. Prima di tutto abbiamo visto per primo proprio Goldrake e secondo in ogni serie Koji aveva un "nome diverso". In Goldrake molti lo ricorderanno come Alcor, In Mazinga Z come Rio e solo nel Grande Mazinga col suo nome.

Nel 2001 c'è stata una prima "omissione di continuity", infatti esce Mazinkaiser che parte esattamente dalla fine del Grande Mazinga e ridà spicco a Koji che diventa pilota del nuovo "Mazin".

Per cui questo Infinity "elimina" Mazinkaiser, per dare una nuova continuity ai fatti.

Dopo questo pippone infinito arriviamo al film.
Dicevamo che siamo a 10 anni di distanza dalla fine delle battaglie del Great Mazinger. I due piloti sono ritirati dai campi di battaglia e vivono in pace. Koji 


è diventato un ricercatore mentre Sayaka Yumi 



è diventata direttrice del centro di ricerca sull'energia atomica.

Tutto partirà da una straordinaria scoperta e dall'apparizione di una misteriosa ragazza.
Evitiamo spoiler come al solito e andiamo alle mie considerazioni.

Questo film è, in tutto e per tutto, un tributo a tutte le opere "Mazinghiane" che sono apparse nel corso del tempo.

Ci sono riferimenti alle due serie "classiche" e a God Mazinger.
Il film però non è solo questo. Vuole, in qualche modo, portare ad una conclusione le avventure di Koji, ed evolvere il personaggio dal punto di vista caratteriale.
In qualche modo l'evoluzione caratteriale vuole essere una metafora della vita.


Oltre all'evoluzione del personaggio, ci saranno però anche lampanti riferimenti ad altre serie robotiche, ma su questo ci torneremo dopo in un'apposita zona spoiler.

Dal punto di vista grafico ci sono due stili diversi. I mecha e le battaglie sono fatte in cell shading, mentre le scene coi personaggi in tecnica più tradizionale.

La cosa che personalmente mi ha fatto storcere un po' il naso è proprio il design di Mazinga Z, dove si vedono troppo le piastre che compongono il robot. Sicuramente è una cosa più realistica, però avrei preferito un design più "classico" come in Mazinger Edition Z: The Impact!


Escludendo questa mia preferenza estetica, però la pellicola scorre bene, magari è un pochino più lentina nella prima parte, però i combattimenti pur essendo molto frenetici sono estremamente curati e la storia, forse banalotta, è ben sviluppata.

Insieme ai già citati Koji e Sayaka, ci sarà il ritorno di tutti i personaggi più famosi della storia, sia tra le fila dei buoni ma anche, ovviamente, tra i cattivi.

Rivedremo quindi il trio Boss Nuke e Mucha


Shiro Kabuto,


 e ovviamente anche Testuya 


e Jun 


dal Grande Mazinga.

Tra i cattivi non potevano mancare il Barone Ashura,


il Conte Blocken,


e il Dottor Hell 


e una carrellata dei più iconici mostri meccanici della serie.

Oltre ai due schieramenti ci saranno anche momenti più di fan service. Faccio ovviamente riferimento alle Mazin-Girls 


e le loro procaci forme.

Prima di passare alla parte spoiler, una piccola nota sul doppiaggio. La strada scelta è una cosa a metà. Fortunatamente i nomi dei personaggi sono quelli originali ma i colpi e le armi sono fedeli allo storico doppiaggio italiano. E' un bene? un male? non saprei, mi sarebbe piaciuto un doppiaggio totalmente fedele, ma posso capire che i nomi delle armi in italiano abbiano il loro fascino.

Passiamo quindi ad una parte totalmente spoiler, per cui avvisati.

 

Allora partiamo dai riferimenti ad altre opere.
Prima di tutto Lisa


l'androide dotato di emozioni, che ricorda molto la Rei Ayanami 


di Neon Genesis Evangelion, anche se solo a livello estetico e non caratteriale essendo le due agli antipodi.

Da Evangelion si riprende anche l'idea nella battaglia finale del film. Infatti quando Koji e Lisa vengono assorbiti dal "Goragon" si creerà prima una sorta di "mondo neutrale" per poi mostrare un "futuro alternativo", dove Lisa è la figlia di Koji e Sayaka.

Chiaramente è un evidente riferimento agli episodi conclusivi, e fin troppo discussi, delle avventure di Shinji dove, una volta sconfitti gli Angeli, il protagonista ragiona sul suo cammino e valuta alcuni possibili futuri alternativi dove sarebbe stato più felice.

Un altro riferimento sono i robot "simil Mazinga", 


quelli pilotati anche da Shiro, che ricordano molto il Patlabor Alphonse


e il loro utilizzo non sempre bellico.


La cosa che ho apprezzato di più di questo film è l'evoluzione di Koji che passa da essere il ragazzo scanzonato e coraggioso conosciuto nella serie originale fino a diventare un uomo che abbandonerà le battaglie e gli scontri per una vita più normale a fianco di Asuka, seguendo la strada già intrapresa dall'amico Testuya.

Personalmente da fan è un bel film, specialmente per l'evoluzione del protagonista, ma forse manca un po' di ritmo nella prima parte.

Va quindi visto? Sicuramente si, se fan del robot simbolo dell'era Gō Nagai, per le nuove generazioni, che invece non ne conoscono il mito, forse a poco senso essendo una vera e propria conclusione delle avventure di Koji e Testuya.

See you next



mercoledì 8 novembre 2017

Finley: un lungo viaggio che parte dai banchi di scuola e arriva alla Luna

 
Se lo vuoi, tutto è possibile....

Faceva così uno dei ritornelli più suonati dei primi anni duemila. I più smaliziati forse avranno già capito dove andremo a parare oggi, per tutti gli altri voglio raccontarvi la mia esperienza con uno di quei pochi gruppi italiani che ascolto, continuo ad ascoltare, e continuo ad apprezzare. Parliamo ovviamente dei Finley.

Per chi non li conoscesse, partiamo da un po' di storia, facendomi aiutare dalla "solita enciclopedia" per date e affini.

Il gruppo viene fondato nel 2002 da quattro amici musicisti al Liceo Galileo Galilei di Legnano.

Il gruppo formato da Marco "Pedro" Pedretti , Carmine "Ka" Ruggiero, Danilo "Dani" Calvio e Stefano "Ste" Mantegazza


iniziano a comporre brani originali nello scantinato del locale Circolone, sotto il nome di Junkies.

Il gruppo registrò l'EP Simply a Demo e, da li a poco, arrivò il loro esordio dal vivo al concerto del 1º maggio, un evento organizzato da tutti i licei della zona.

Nel 2003 cambiano definitivamente il nome del gruppo in Finley, prendendo "in prestito" il cognome dal giocatore di NBA Michael Finley.

I ragazzi iniziano quindi ad esibirsi nei locali e a vari festival per farsi conoscere, creando anche un videoclip auto-prodotto nel 2004, girato da Marco Lamanna.

Con questo brano arrivano alle orecchie di Claudio Cecchetto 

 
che li porta ad una collaborazione duratura negli anni. I Finley iniziano da prima ad aprire i concerti di Max Pezzali


per poi produrre il singolo "Tutto è Possibile", ed infine far uscire l'album omonimo il 31 marzo 2006,



iniziando a "vivere il più grande sogno, La Musica".

Da li i quattro iniziarono a scalare le classifiche, "armati" del secondo singolo "Diventerai una star", iniziando un tour italiano dove calcano palchi prestigiosi come quello del Festivalbar e condividendolo in seguito con importanti star internazionali come Depeche Mode e Pink.
Il 27 novembre dello stesso anno vincono il best italian act agli MTV Europe Music Awards.

Per festeggiare la vittoria viene pubblicata una versione estesa del primo album contenente anche il remix di "Dentro alla scatola" di Mondo Marcio


Nel 2006, dopo la vittoria dei mondali di calcio, compongono un brano celebrativo intitolato semplicemente 9 luglio 2006.

Nel 2007 esce la seconda fatica del gruppo, "Adrenalina"


lanciato dal potentissimo omonimo singolo, che rimane, una delle mie preferite. 

Il gruppo si eleva da star nazionali a star internazionali, partecipando a importanti festival rock europei come Rock am Ring e Rock im Park in Germania, il Wireless Festival ad Hyde Park a Londra, e il Pier Pressure Festival a Göteborg in Svezia.

Nel 2008 partecipano anche a Sanremo con il singolo Ricordi

Nella serata incentrata nei duetti, si esibiscono con la cantante messicana Belinda


nella versione inglese di Ricordi, intitolata Your Hero .

Successivamente pubblicano una seconda versione del secondo album, chiamato semplicemente "Adrenalina 2"


che è divenuta la pubblicazione più venduta tra i partecipanti al Festival di Sanremo 2008.

Che poi, riascoltano proprio l'album "Adrenalina", noto che in alcune canzoni è stato "profetico", ma su questo torneremo.

Nel 2009 esce l'EP chiamato "Band at Work" 


preceduto dal singolo "Gruppo Randa", per poi "tramutarsi" nell'album "Fuori!"


uscito il 30 marzo dell'anno successivo.

A metà 2010 accadono due fatti molto importanti. Per prima cosa Ste abbandona il gruppo per proseguire nuovi progetti personali. Il suo posto viene preso temporaneamente dall'amico, produttore e bassista Daniele Persoglio. Il secondo fatto è l'incontro con Edoardo Bennato



con il quale suonano "Le ragazze fanno grandi sogni" e "Fumo e cenere" durante una data del tour dei Finley. Successivamente Bennato chiama i ragazzi per reinterpretare "Rinnegato" per il DVD live MTV Classic Storytellers.

Nel 2011, dopo aver creato il brano "Carnevale" per la colonna sonora di Rio, iniziano a tenere un diario online per tenere aggiornati i fan sul work in progress del nuovo album. In questo frangente, viene presentato anche il nuovo membro della squadra, Ivan Moro.


Il 2012 vede da una parte la fine del sodalizio con Claudio Cecchetto e la Emi, e dall'altra la creazione dell'etichetta indipendente Gruppo Randa, con la quale viene prodotto il quarto album "Fuoco e Fiamme" 


il 29 maggio anticipato dal singolo "Fuego".

A inizio dicembre, il 4 per la precisione, esce il quinto album "Sempre solo noi"


in edizione limitata di 1985 copie (l'anno di nascita dei quattro componenti del gruppo), che celebra i 10 anni di carriera.

Dal 2013 il gruppo si occupa di attività extra musicali passando dall'essere testimonial dei Lego grazie ai brani scritti per la colonna sonora di "LEGO Legends of Chima" al programma radiofonico "Kiss Kiss my Ass" su Radio Kiss Kiss.

Escludendo però questi progetti paralleli, i Finley si prendono una pausa dalla pubblicazione dei dischi fino a al 14 giugno 2017 quando esce (finalmente) "Armstrong"


anticipato dai tre singoli rilasciati nel corso dell'anno "La fine del mondo", "Odioil DJ" e la title track "Armstrong".

Concluso il racconto della storia della band, veniamo alle mia storia legata a loro.

Per prima cosa posso considerarmi a tutti gli effetti uno dei fan storici della band. Essendo "figlio" della MTV generation, quella seria fatta di musica, ho visto un sacco di volte i loro video e le loro partecipazioni televisive.

Ho sempre amato il loro "suono un po' più elettrico del solito" e la loro evoluzione musicale avvenuta nel corso del tempo.

Per quanto il primo album fosse bello, secondo me "Adrenalina" aveva una marcia in più, e anche se qualcuno diceva "il secondo album è sempre il più difficile, nella carriera di un artista", loro sono riusciti a superarsi.

Però il "vero" colpo di fulmine è stato la prima volta che ho avuto il piacere di sentirli dal vivo. Parliamo del lontano Ferragosto 2010, quando i ragazzi salgono sul palco di Prato della Valle a Padova e suonano "Un'altra come te".

E che dire, per quanto abbiano (vado a memoria) suonato solo quel brano, si sentiva la potenza del live. C'è poco da aggiungere, dal vivo davano un valore aggiunto al tutto. Pochi giorni dopo acquisto "Fuori!" e probabilmente lo avrò ascoltato e riascoltato un miliardo di volte... o forse erano 7?

Da quel momento, pur continuandoli ad ascoltare, purtroppo non ebbi più modo di sentirli dal vivo.

La vere occasioni importanti però si sono presentate quest'anno. Pur saltando la tappa al parco della musica, sempre a Padova, dove suonarono a maggio, il primo "main event" avvenne il 22 settembre a Treviso.

Fortunatamente la persona a cui tengo più nella vita ha voluto accompagnarmi in questa trasferta. La serata però inizia male, visto l'incredibile traffico nella trasferta Padova-Treviso.

Pur avendo prenotato il tavolo per cenare sul posto, e pur avvertendoli del ritardo, non era sicuro che il nostro posto rimanesse confermato.

Arrivando con quasi un'ora di ritardo però, la prenotazione era salva.

Che dire, l'Home Rock Bar era già di suo un posto fantastico, e se veniva unita alla possibilità di poter ascoltare (finalmente) una delle band che continuavo ad apprezzare da anni, preannunciava una serata speciale.


Fortuna ha voluto che il tavolo assegnato era praticamente a lato del palco, per cui la cosa si faceva ancora più interessante.

Finalmente scocca l'ora X, lo staff inizia a sgomberare i tavoli per far spazio al palco e accogliere il pubblico che stava iniziando ad affluire. Chiaramente la posizione "tattica" ci ha permesso di avere un "accesso privilegiato" e restare a lato palco dove eravamo già posizionati.

Cosa potevo volere di più? di concerti ne ho visti pochi nella mia vita, e sempre grazie alla persona speciale di cui parlavamo prima, ma per la prima volta ero davanti.

L'Home bar si gremisce di gente e finalmente dopo un po' di attesa, i ragazzi iniziano a scendere, attraverso il pubblico. Fantastico vederli farsi strada tra i fan che erano venuti a sentirli suonare.

Iniziano ad intonare le prime note ma, mancava qualcuno. Infatti avevano "perso" il festeggiato nel tragitto al palco. Eh già, quella serata aveva valore aggiunto essendo il compleanno di Pedro. 

 
Da li è stato un delirio, un concerto fantastico, due ore di pura energia. I fantastici quattro hanno confermato l'impressione di sette anni prima, dal vivo hanno una marcia in più. 

 
Spaziando tra i 5 album e qualche anticipo di Armstrong, è stata una festa nella festa.


E' stata una vera "festa del mondo", per lo meno del nostro. C'è poco da dire, i Finley dal vivo danno tutto e di più. 

 
E' un po' il discorso che feci quando vi raccontai la mia giornata all'I-Days, un gruppo non solo deve proporre i loro brani, ma deve interagire, incitare e far divertire il pubblico.


E i Finley in questo sono stati fenomenali e ci hanno fatto divertire come non mai. L'unica pecca è stato che ad un certo punto, purtroppo, tutto è finito.

Anche chi mi ha accompagnato, pur non essendo troppo convinta all'inizio, è uscita entusiasta, diventando a tutti gli effetti nuovo membro della "famiglia Randa".

Nel frattempo esce Armstrong e si propone un secondo evento a cui non potevo mancare, ovvero la possibilità di poterli conoscere di persona alla presentazione instore della loro ultima fatica.

Per cui "brucio" un'ora in ufficio e mi fiondo alla presentazione. Arrivo un'ora prima, e girando per il negozio, trovo il luogo del ritrovo.

Inizialmente pochi, aspettiamo l'arrivo dei ragazzi, che si presentano alle 18.
Qui inizia la vera e propria presentazione dell'album, dove possiamo toglierci tutte le curiosità del caso.


In questo frangente scopriamo alcuni segreti sulla genesi dell'album. Ho apprezzato tantissimo le parole di Ka, che ci raccontò che il nuovo album voleva sperimentare nuovi suoni, cercando di non proporre un "more of the same" come forse troppo spesso accade negli ultimi periodi, e non solo nella musica aggiungerei io.

E dopo tanti racconti e curiosità, Ivan da il via alla sessione degli autografi. 

 
E ancora una volta i ragazzi sono stati fantastici. Ognuno di noi presenti ha avuto quel momento di celebrità in cui poter fare una chiacchierata coi quattro e potergli stringere la mano e abbracciarli.

E in questo frangente non potevo perdere l'occasione di farmi autografare tutta la discografia (quasi, visto che manca "Sempre solo noi"). La cosa è piaciuta così tanto a Pedro che la foto è finita nelle loro Instagram Stories. 

 
E' stato bello poter chiacchierare coi ragazzi di persona, rivivendo le emozioni del concerto di Treviso.

C'è poco da aggiungere, è stato uno spettacolo. La cosa che più ho apprezzato è che tra tutti i presenti, c'è stata una strana alchimia. Pur essendo, per molti di noi, la prima volta che ci vedevamo, era come fossimo tutti vecchi amici. E quasi tutti siamo rimasti fino alla fine, perché volevamo che la festa non finisse.


Ma in questo frangente però, il vero "frontman" è stato il Signor Michele, organizzatore dell'evento nel suo store, e fotografo ufficiale della serata. E' inutile negarlo, è stato un valore aggiunto alla giornata.

Rincontrandolo qualche giorno dopo, mi ha confermato che si è divertito tantissimo quanto noi.

Ma forse qualcuno si starà chiedendo perché prima dissi che l'album "Adrenalina" fosse profetico in alcuni passaggi.

Beh semplice, leggete bene il testo di "Niente da perdere"

"Non so come ma da un po'
sento la necessità
di sfogare la mia rabbia in queste pagine.
Indovina come mai
ce l'ho proprio su con te
sulle tue frequenze sembro non esistere.
Ormai è un abitudine
Non riesco a credere
Sono stato troppo tempo
zitto ed immobile.
Ora sono polvere
pronto per esplodere..."

Ed è verissimo, purtroppo i Finley difficilmente si sentono per radio, e continuo a non capirne il perché.

E se invece ascoltate "Qui per Voi", canzone dedicata a noi fan,

"Che nonostante le difficoltà
mi avete sempre dato l'anima"
 
E anche questa è sempre stata una verità, infatti tutt'oggi siamo i primi a sostenerli dimostrandoglielo in ogni occasione, anche dopo questa lunga pausa per il nuovo album.

Ma il nuovo album?
Diciamocela tutta, ormai l'ho ascoltato e riascoltato moltissime volte e posso dare il mio personale giudizio.

Partiamo dal cambio di tono musicale. E' vero, è molto diverso dai vecchi album, e specialmente dal precedente "Fuoco e Fiamme" che aveva un'anima rock molto più marcata che in passato.

Ma è un male? assolutamente no. Se li ascoltate bene, tutti e sei gli album hanno un'impostazione diversa, cercando sempre di trovare nuove sonorità.
Delle dieci tracce proposte, mi piacciono praticamente tutte. Alcune di esse, come già detto, le avevamo già sentite prima dell'arrivo dell'album, per cui le avevo già in testa.

E delle altre traccie? sicuramente, come ci hanno raccontato gli stessi Finley durante l'instore, la più potente è proprio "Armstrong".

Ed è vero, è inutile girarci attorno. Non so come spiegarvelo è quel tipo di canzone che ti resta in testa al primissimo ascolto. Magari non ricordi le parole precise, ma resta impressa.

Cosa serve di più ad una canzone per renderla un successo? secondo me nulla.

Sarò sincero, nessuna delle altre traccie "inedite" dell'album ha avuto lo stesso impatto al primo colpo.

Molte delle altre ho dovuto ascoltarle e riascoltarle per assimilarle. Per natura mia, che preferisco pezzi più allegri o potenti, ho amato da subito "Zombie", che spero di sentire dal vivo.

Ma resto legato tantissimo anche a "Odio il DJ" che adoro, anche per un'associazione di idee che mi è balenata ascoltando con attenzione il testo.

Mi spiego meglio. Molti della mia generazione, io sono dell'82, sono cresciuti sotto la "bandiera" degli 883. Per cui tutti, bene o male, abbiamo ascoltato quello che, secondo me, rimane il loro album migliore, ovvero "La donna il sogno & il grande incubo" del 1995. 

 
Forse tutti sanno che nell'album è contenuta una traccia nascosta chiamata "Non 6 Bob Dylan"

E cosa centra con "Odio il DJ"? beh se ascoltate bene il testo, viene raccontata più o meno la stessa storia, dove un ragazzo porta la sua bella ad un concerto, e in qualche modo è invidioso della star sul palco perché lei si scatena davanti a lui.

O per lo meno io l'ho vista così. Se parliamo in termini cinematografici "Odio il DJ" è un reboot in chiave moderna di "Non 6 Bob Dylan", dove negli anni '90 erano le rock star a mandare in visibilio le donne, mentre oggi lo sono di più i DJ.

Tolta questa, forse strana, associazione di idee torniamo alle mie opinioni sul sesto album dei Finley. Secondo me i ragazzi sono riusciti nel loro intento, creare qualcosa di inedito tentando di esplorare nuovi suoni, senza però perdere il loro marchio che li contraddistingue.

Molto spesso, molti gruppi che ho amato e apprezzato nel tempo, hanno preso due direzioni distinte nella creazione dei loro album.

A volte, come si diceva in precedenza, si tenta fin troppo la "strada semplice", creando il solito "more of the same", che tanto "piaceva prima e continuerà a piacere". E a me questa cosa stufa.

Dall'altro lato però ci si butta su una strada "troppo estrema", cambiando la "personalità" del gruppo e perdendo la loro "identità iniziale". Questa cosa purtroppo l'ho vista specialmente nei Linkin Park, che si sono fatti conoscere per la rabbia e la potenza dei primi due album, per poi cambiare radicalmente tipo di suono e modo di scrivere.
La cosa che più mi è mancato era il mix di generi tra rap e metal, che via via si disperdeva come fumo nel tempo. Anche questa è una strada che non apprezzo, e infatti ho smesso di ascoltarli.

Nei vari racconti della genesi di "Armstrong", Pedro ci spiegava di come forse questo sesto album poteva uscire con "un'anima diversa" legata ad un periodo difficile.
Però raccontava che a fronte di quello che stava uscendo, si sono fatti un esame di coscienza, valutando che quelli non erano loro.

Sicuramente anche questo il vero punto focale della loro forte identità, non diventare ciò che non sono. e restare fedeli a loro stessi.
Anche la domanda che fu posta in una live rimarca questa convinzione. Qualcuno chiese se avessero mai deciso di ripartire con un nuovo nome e una nuova identità.
Pedro che stava tenendo la live, rispose che no, non ci hanno mai pensato, perché loro sono e saranno sempre i Finley. E questa risposta l'ho adorata.

Quindi tiriamo le somme. Questo lungo post è ciò che volevo raccontarvi della mia esperienza nei confronti di questi quattro ragazzi che, di fatto, sono stati parte della colonna sonora della mia vita fin dai loro esordi.

Non vedo l'ora di rivederli sul palco il 18 novembre, quando finalmente sentiremo anche i nuovi brani che, a detta di chi li ha già sentiti, live hanno quel valore aggiunto.

Ma questo è solo merito di Pedro, Ka, Dani e Ivan che sul palco danno il 200%.

E quindi ragazzi, "buona fortuna, per questo lungo viaggio" ma mi raccomando, non fateci aspettare altri 5 anni per un settimo capitolo della vostra storia.

See you next