sabato 30 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 20 - La rinascita di Daredevil

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 31/10/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

Il Diavolo di Hell's Kitchen è tornato.
Eh già, dopo un'attesa durata due anni, finalmente torniamo nel quartiere di New York protetto dall'Uomo senza paura.

Diciamoci la verità, per quanto amai la prima stagione, la seconda mi annoiò non poco non appena ci fu lo "switch" dei comprimari mandando a "riposo" Frank Castle 

e introducendo Elektra Natchios.

 
Tutto sommato, tra alti e bassi, anche il "prequel" di questa terza stagione, ovvero The Defenders, non mi dispiacque, per cui ero ben propenso per una terza stagione del Diavolo in solitaria.

La storia, ovviamente, parte dal finale dei Defenders, quando Matt e Elektra vengono seppelliti dal crollo del palazzo dove avevano combattuto La Mano.

Nel finale di stagione sapevamo che Matt era sopravvissuto in quanto lo vedevamo ricoverato nella chiesa

 
dove si trovava Suor Maggie.


Senza fare spoiler, i fan della versione cartacea sapevano già chi fosse il personaggio.

Quindi si riparte da li e dalla "Rinascita" di Matt.

Ovviamente, ma probabilmente lo avrete letto ovunque, questa terza stagione si ispira ad uno dei cicli più famosi di Daredevil, Rinascita per l'appunto (Born Again in originale).

 
Tredici episodi, della lunghezza media di 50 minuti circa, per rivedere Daredevil in azione.

Ne sarà valsa la pena?

Senza dubbio, e probabilmente non mi stancherò mai di dirlo, episodi così lunghi forse appesantiscono la storia.

Però, fortunatamente, in Daredevil questo appesantimento non si sente in maniera evidente come è successo ad esempio per Luke Cage.

Daredevil, rispetto a tutti gli altri show Marvel/Netflix ha due pregi che la rendono superiore alle altre.

Per prima cosa un giusto bilanciamento tra azione, dialogo e sensazioni date allo spettatore.

Sicuramente le scene d'azione sono sempre state un "asso di briscola" per la serie. In questa terza stagione in particolare, non ci si limita alle "semplici scazzottate", ma anche ai dei veri e propri tributi ad altri media.

 
Senza dubbio la scena di combattimento nel parcheggio sotterraneo è un chiaro e limpido tributo ai giochi stealth e in special modo, a Splinter Cell. E' inutile negarlo, Matt spesso e volentieri ricordava il mitico Sam Fisher.

 
Altro tributo è al mondo del Wrestling. Si vede anche in molte altre scene ma ad esempio il combattimento dell'episodio 4 è pieno di mosse di questo sport spettacolo, passando da quelle più canoniche a quelle più iconiche dei grandi nomi.

Senza dubbio sul lato dialogo, quello che convince di più è Wilson Fisk

Vincent D'Onofrio è innegabilmente perfetto nel ruolo e Luca Ward da una perfetta interpretazione del tutto con questa voce profonda e sempre pacata e tranquilla ma che ti inquieta allo stesso tempo.

Però la cosa che più mi ha affascinato è il primo episodio, dove viene fatto capire allo spettatore lo stato di convalescenza di Matt, privato della sua arma più potente, l'udito.

Metterci dal punto di vista di Matt è stato impressionante, specialmente per chi ha chiaro come funzionano i suoi poteri.

Nel corso della stagione vedremo un altro forte riferimento ad un altro personaggio prima letterario e poi televisivo, ovvero Dexter Morgan.

 
La scena dell'interrogatorio in macchina usa esattamente le stesse modalità del famoso killer di serial killer.

Più avanti nella serie c'è un altro punto che me lo ha ricordato molto, ma eviterei spoiler.

Senza dubbio però la grossa novità di questo terzo ciclo è l'introduzione della seconda nemesi di Daredevil, ovvero Bullseye.

 
Netflix, quando introduce un personaggio importante, escludendo Elektra, fa capire subito allo spettatore chi è semplicemente dal suo modo di agire.

Era successo così per Kingpin, nella seconda stagione col Punisher e adesso con Bullseye.

Senza ombra di dubbio l'episodio migliore è il quinto, quello dove viene raccontata la sua genesi.

Ancora una volta lo spettatore viene catturato dalla fotografia e dalle immagini che scorrono, sempre in bianco e nero sovrapposte a quelle della persona che sta leggendo il suo fascicolo.

Bullseye l'ho visto come un Dexter, ma senza la guida di Harry a correggere il suo "passeggero oscuro".

Per quanto anche lui porti una maschera, non ha avuto quell'indottrinamento che invece Dexter ha avuto.
O meglio l'ha avuto in parte, ma alla fine ha perso il suo "faro di salvezza".

Anche la frase che ripeterà spesso, "Mi dispiace deve essere stata dura", è un chiaro esempio del cercare di fingere e mostrare un'empatia che, di fatto, non ha.

Ma non è che agli sceneggiatori, visti i molti riferimenti, siano dei fans del personaggio creato da Jeff Lindsay?

Ma quindi è tutto bello?

Secondo me no. Infatti non mi è chiarissima l'episodio dove viene raccontato il passato di Karen


Ok, se fosse stato realmente preso in tutto e per tutto il ciclo Rinascita avrei potuto capire, così l'ho visto un po' buttato li nel mucchio senza troppo senso per la macro trama principale.

Qualche recensione ha definito questo terzo ciclo a tratti noioso. Io onestamente non sono minimamente d'accordo.

Forse andava tagliato e velocizzato in alcuni passaggi, però questo è Daredevil in tutto e per tutto.

Si vedono i tre capisaldi del personaggio. La religione, la boxe e il continuo martirizzarsi per non aver potuto far di più.

I villains sono entrambi gestiti in maniera buona e anche i comprimari hanno il loro giusto spazio.

Ma visti i precedenti di Luke Cage e Iron Fist, cancellati poche settimane dopo il  lancio della seconda stagione, che questo terzo ciclo sia la fine per il vigilante di Hell's Kitchen?

Sicuramente la storia si conclude col tredicesimo episodio.

Viene lasciato un piccolo spiraglio per un possibile quarto ciclo.

Ma si farà? staremo a vedere.


Tiriamo quindi le somme. Daredevil 3 è un'ottima serie, che riesce a coinvolgere lo spettatore non solo visivamente, ma anche emotivamente, cercando di far capire come si sente e cosa "vede" il protagonista.

Ancora una volta i villain, specialmente Fisk sono il vero punto aggiuntivo al tutto.

Pur essendo solo ispirato al ciclo Rinascita di Frank Miller e David Mazzuchelli, alcune scene, situazioni e atmosfere lo ricordano da vicino.

E' la miglior serie Marvel/Netflix? sicuramente si.

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venerdì 29 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 19 - Elite: un riuscito teen drama Spagnolo?

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 18/10/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

Las Encinas, uno degli istituti più prestigiosi, nonché costosi, spagnoli.
Qui tre studenti di umili origini ottengono una borsa di studio per poter studiare nell'Élite.

Ma qualcosa non è andato per il verso giusto.....

Questa la macro trama di Élite, serie spagnola ideata da Carlos Montero e Darío Madrona e sbarcata su Netflix il 5 ottobre 2018.

Diciamoci la verità, il trailer mi ha ingannato.

Si vedono scene di un interrogatorio, si intravede qualcosa di "quello che è andato storto" e si vedono scene di vita scolastica.

Perfetto, ho pensato. Siamo di fronte ad una versione "simil Riverdale", che come ho detto nel post dedicato, mi aveva entusiasmato.

E quindi ho iniziato questa prima serie di Élite.

Il primo degli otto episodi si apre da quello che è, di fatto, il finale.

Un ragazzo di nome Samuel, sconvolto per quello che è appena accaduto e coperto di sangue, viene interrogato dalla polizia.

 
Da li partirà un lungo flashback che ci porterà nuovamente alla scena di apertura.

Samuel, Christian, Nadia sono tre ragazzi di umili origini che ottengono l'accesso a Las Encinas dopo aver vinto una borsa di studio.

 
I tre ragazzi non vengono accolti nel migliore dei modi dagli altri studenti che li "ghettizzano".

Tutta la storia verterà sulla ricostruzione dell'anno scolastico, svelando "gli scomodi segreti" di buona parte dei protagonisti.

Evitiamo di fare spoiler sulla storia, e veniamo alle mie considerazioni.

 
Dalla mia presentazione sembra realmente essere di fronte ad una versione spagnola di Riverdale, ma così vi assicuro non è.

Infatti il fatto che apre la storia, è solo una "mossa" per raccontare la vita degli studenti della scuola.

Per quanto il ritmo narrativo è ben sviluppato, insieme ai vari protagonisti, del lato thriller c'è praticamente poco e niente.

Tutta la storia ruota attorno ai personaggi, al loro background e alle interazioni col resto della classe.

Si sviluppano molti argomenti "attuali", come il razzismo, la diversità culturale, l'omosessualità, il sesso, la droga la fede religiosa ma, soprattutto la differenza tra poveri e ricchi.

Sicuramente di tutto il cast ci sono personaggi più interessanti nel loro sviluppo, specialmente Nadia e Guzmán

oppure Carla e Miguel.

 
Paradossalmente il protagonista Samuel è quello meno interessante.

Il problema è che, per quanto possano essere attuali gli argomenti, non era quello che mi aspettavo dalla serie.

Come già detto mi aspettavo un thriller che mi tenesse incollato negli otto episodi della stagione. Ci sta l'evoluzione e la caratterizzazione dei personaggi, ci stanno i temi fulcro della storia, ma diciamocela, mi aspettavo Riverdale e mi sono trovato in Skins.

 
Detta francamente si è voluto tentare di fare qualcosa tipo la prima stagione di Thirteen reasons why

cercando di far emergere alcuni "temi spinosi".

Ma se la storia di Hannah Baker mi ha tenuto incollato nella sua storia registrata nelle famose cassette, i ragazzi di Las Encinas mi hanno annoiato.

Tra l'altro la serie e  il modo di rappresentare i "temi spinosi" non la consiglierei come tema di discussione scolastico, come invece feci invece dandovi le mie impressioni della prima stagione di Tredici.

Perché? ma semplicemente per le fin troppo esplicite scene di sesso. Non a livello dei film hard ovviamente, ma sicuramente le scene lasciano poco spazio all'immaginazione.

Tiriamo quindi le conclusioni.

 
Élite è una serie che inganna, almeno io sono rimasto "scottato" dal trailer.

Vengono raccontati temi attuali e spesso spinosi, in maniera anche interessante a livello di sviluppo di alcuni protagonisti, ma che però non mi ha coinvolto in nessun modo.

Onestamente in 8 episodi mi sono annoiato molto delle vicende e dei fatti raccontati.

Negli otto episodi si arriva al fulcro della storia, per cui si arriva ad una conclusione chiara e definitiva.

Il cliffhanger finale apre ad una possibile seconda stagione, già confermata da Netflix, che potrebbe avere dei risvolti più thriller.

La seguirò? sicuramente no, visto la scottatura di cui parlavamo prima e la noia generale del primo ciclo.

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giovedì 28 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 18 - Outsiders: Outland

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 16/10/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

Riapriamo la rubrica Outsiders. Questa volta vi darò le mie impressioni su Outland, gioco targato 2011, rilasciato solo in formato digitale per X-Box 360/PS3 e solo tre anni dopo per PC, sviluppato da Housemarque e pubblicato da Ubisoft.

Esiste anche una versione per Linux, ma venne rilasciata solo nel 2015.

Ma fatte tutte queste premesse, cos'è Outland?

Partiamo dalla storia. Il tutto è ambientato nel presente, un uomo aveva iniziato a sperimentare sogni e visioni del passato.

Tentò di prendere medicine per fermarlo, pensando che si trattasse di un problema medico, ma la medicina era inefficace; qui c'era qualcosa di più grande in gioco.

L'uomo decise di trovare uno sciamano per scoprire quale fosse il problema, cosa significassero questi sogni e visioni e per curarlo da loro.

Tuttavia, lo sciamano raccontò all'uomo le antiche storie di una battaglia 30.000 anni fa tra un grande eroe e le due Sorelle del Caos - una che controlla la Luce dal Sole e l'altra che controlla l'Oscurità dalla Luna. 

 
Le Sorelle furono imprigionate dopo la battaglia, ma l'eroe era perito nel processo. Lo sciamano informò l'uomo che era la reincarnazione dell'eroe e che le Sorelle del Caos sembravano sfuggire alla loro prigionia.

Quest'uomo era ora l'unico che poteva fermarli, e così andò avanti nel viaggio.

Noi quindi partiremo dalla capanna dello sciamano iniziando la nostra missione.

 
A livello di gameplay, Outland è un platform 2D con un'impostazione che, personalmente, nelle fasi un pochino più avanzate, ha ricordato molto anche gli shoot'em up.

Lo scopo del gioco è attraversare i vari settori della mappa

che si apriranno mano a mano che prenderemo determinati potenziamenti o sconfiggeremo i "boss di fine livello".

 
Il fulcro del nostro viaggio sarà il Crocevia del mondo

dove verranno segnati i nostri progressi, e che aprirà i passaggi per i prossimi livelli.

Il gioco strizza molto l'occhio ad un gameplay classico, che però mischia elementi interessanti e grande dinamismo nelle azioni che si svolgeranno.

Il nostro eroe, rappresentato da un'ombra di un uomo, non avrà nome e non avrà una sua storia, forse per far immedesimare maggiormente il giocare.

I dialoghi saranno ridotti al minimo e limitati alla sola presentazione dei vari boss che mano a mano affronteremo.

L'eroe, come ogni platform moderno, dovrà acquisire vari poteri e abilità per poter proseguire la sua missione. 

 
Essi spazieranno da mosse "canoniche", come le scivolate o le schiacciate a terra, oppure a nuove tecniche da usare in combattimento per sbarazzarsi dei nemici.

In questo senso il gioco ricorda molto quelli che io definisco i "Castlevania della seconda generazione", ovvero quelli iniziati con Symphony Of The Night.

Ma sicuramente la caratteristica peculiare di Outland è il potere luce e ombra.

 
Nel primo terzo della missione il nostro protagonista guadagnerà due poteri contrapposti, che lo coloreranno di azzurro se starà utilizzando il lato luminoso e di rosso se userà il lato oscuro.

Non vi nego che in qualche modo, specialmente quando usa i primi, ha ricordato non poco un personaggio che ho amato nei telefilm, ovvero Automan.

 
Ma se proprio vogliamo vederla giusta l'eroe ricorda il precursore del citato eroe digitale, ovvero i personaggi del film Tron.

 
Una volta acquisiti i due poteri contrari e complementari, il gioco acquista un modo di affrontarlo sicuramente originale.

Infatti i nostri avversari, fin'ora neutri, acquisiranno anche loro le colorazioni blu e rosse. Questo cosa comporterà? beh se dobbiamo affrontare i nemici blu dovremo avere le "vesti" rosse e viceversa.

Questa modalità però non si limita ai soli nemici, ma anche agli ostacoli. Infatti troveremo muri,fontane, cannoni e via dicendo che prenderanno i due colori.

 
Ovviamente in questo caso il gioco sarà al contrario. Infatti saremo protetti se verremo colpiti da raggi del nostro colore, mentre subiremo danni al contrario.

Anche le piattaforme, muri e trappole si attiveranno se saremo in una modalità e si disattiveranno quando cambieremo forma.

Detta così sembra poca cosa, però vi assicuro che è una cosa tra il divertente e il frustante.

Come dicevo all'inizio queste fasi mi hanno ricordato molto delle fasi tipiche degli shoot'em up a scorrimento, specialmente a quelli "malati" pieni di uno stormo infinito di proiettili da evitare. 

 
In Outland non siamo mai a questi livelli, visto che il cambio tra luce e oscurità aiuta, però in alcuni passaggi è complicato passare senza venir colpiti.

Nel corso del gioco troveremo delle zone dove potremo acquistare i classici "upgrade di statistica".

Infatti sganciando il "giusto compenso monetario" otterremo nuovi cuori che aumenteranno la nostra barra della vita, o nuovi punti abilità per le tecniche a energia.

Il gioco personalmente è molto divertente. Un misto tra i vecchi platform tipici degli anni '90 con quel giusto mix di novità e svecchiamento del gameplay.

Purtroppo il gioco soffre di un problema che a volte può essere odioso. Infatti il protagonista è molto piccolo e a volte si confonde con lo schermo, per cui si perde momentaneamente il suo controllo.

 
La difficoltà non è altissima e, escludendo i due boss finali, più ostici della media, e alcuni passaggi di alcuni schemi, il gioco è molto giocabile e godibile.

Sicuramente non è un gioco per tutti, visto che strizza più l'occhio ai vecchi giocatori più che alle nuove leve.

Va provato? si, sicuramente è un gioco da piazzare nei momenti dove si vuole avere qualcosa di immediato, senza troppi scervellamenti in storie intricate.

Sicuramente devo ringraziare il gold dell'X-Box per avermelo "regalato", sennò probabilmente avrei perso questo Outsider.

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mercoledì 27 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 17 - Venom: Primo Capitolo di un prolifico Spider-Universe?

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 09/10/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

"Noi siamo Venom!"

Senza dubbio questa è la frase più celebre del personaggio.

Eh si, oggi vi darò le mie impressioni su Venom, film 2018 diretto da  Ruben Fleischer e primo capitolo di quello che secondo della Sony dovrebbe essere lo Spider Universe.... senza Spider-Man.

Infatti la prima domanda che mi sono posto da fan del tessi ragnatele è:

"Ha senso Venom senza l'Uomo Ragno?"

Per chi non fosse avvezzo al lato fumettistico vi spiego da dove nasce questa domanda, tenendo conto dei due principali universi narrativi Marvel, ovvero Terra-616 (l'Universo Marvel classico pre-secret wars) e  Terra-1610 (l'estinto universo Ultimate).

Partiamo dalle origini classiche. Spider-Man e un nutrito gruppo di supereroi e villains vengono rapiti dall'Arcano e obbligati scontrarsi in un mondo chiamato Battle World.

 
Durante un momento dove gli eroi si stanno riposando Peter, viene inviato in una stanza che avrebbe rigenerato il costume distrutto dalle battaglie.

Inavvertitamente però liberò il simbionte che sostituì il classico costume rosso/blu con uno nero.

Inizialmente Peter non si preoccupò dell'accaduto, sostenendo che il cambio del costume era dovuto al fatto che era rimasto affascinato dalla divisa della Donna Ragno (Julia Carpenter) 

presente anche lei a Battleworld.

Inutile dire che un po' alla volta si scoprì che il costume era in realtà un essere vivente che alla lunga ha tentato di usare e soggiogare Peter.

Tramite Reed Richards

Peter riesce a liberarsi del simbionte che, furioso per averlo rifiutato, trova in Eddie Brock l'ospite ideale in quanto il giornalista odiava a morte l'Uomo Ragno perché lo accusava di avergli rovinato la vita.

Da li nacque Venom.

 
Le origini Ultimate sono simili solo che Venom è un costume senziente nato dalle menti dei padri di Peter e Eddie per curare il cancro. Analogamente Peter si libera del costume che si unisce a Eddie per vendicarsi.

Quindi, se vogliamo essere fedeli al fumetto Venom senza Spidey non può esistere, o meglio non avrebbe il background che lo rende tale.

Fatta questa, forse troppo, lunghissima introduzione veniamo al film.

Il film parte con una missione spaziale. Qualcosa va storto e una nave si schianta sulla Terra.
I dettagli verranno spiegati in seguito, ma dalle prime indagini si capisce che qualcosa è scappato dalla nave.

Finalmente quindi conosciamo Eddie Brock

cronista d'assalto specializzato sul far venire a galla ingiustizie e scoprire le scomode verità.

Il tutto si complicherà quando dovrà intervistare Carlton Drake

capo della Life Foundation che ha finanziato il viaggio nello spazio ma che ha molte attività poco lecite nel suo curriculum.

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Onestamente mi aspettavo un disastro totale, per come lo hanno descritto alcuni dei nomi che seguo su Internet.

Sicuramente non stiamo parlando di un capolavoro o di un film memorabile, però i cinecomics veramente brutti sono altri.

Il film è sostanzialmente diviso un due parti, il pre e il post Venom.

La prima parte secondo me è meglio gestita della seconda. Vediamo la distruzione psicologica di Eddie che passa da superstar giornalistica a veder stroncata in maniera definitiva la sua carriera e la sua vita sentimentale.

Questa prima fase è abbastanza ben fatta e ricalca bene l'Eddie fumettistico che quasi perde la ragione vedendo distrutta tutta la sua vita.

I problemi, secondo me, arrivano nel post Venom.

Infatti la cosa che non ho digerito sono i discorsi tra il Simbionte e Eddie. Ogni volta che parlano sembrano i discorsi da filmetto comico.

Due scene su tutte.

All'inizio, nella scena a casa di Eddie che si vede anche nei trailer, lui alza le mani e il Simbionte gli replica:

V: "abbassale subito"
E: "ma hanno delle armi"
V: "si, ma facciamo brutta figura"


Oppure nella corsa in moto

 
V: "abbassati, ora!"
Eddie dopo essersi abbassato, evitando morte certa, esclama: "grazie" e il Simbionte: "prego".


E di scene ridicole a questi livelli ce ne sono più di una, anche se non solo a livello di scambio di battute.

Eddie molto spesso risulta essere una marionetta in mano al simbionte e non la metà umana dell'antieroe che ha avuto successo nei fumetti.

I coprotagonisti sono poco rilevanti. A partire da Anne Weying

la fidanzata di Eddie, che purtroppo è troppo di contorno ai fini della storia.

Anche il villain rappresenta fin troppo lo stereotipo dello scienziato pazzo, tipico dei vecchi film di fantascienza.

L'altro grosso problema sono le scene d'azione con Venom.
Diciamocela tutta, la CGI non aveva convinto nessuno fin dai trailer.

Sicuramente non sono stati fatti "miracoli" in post produzione, però siamo ad un livello "migliore".

Questo perché Venom si vede poco, coperto dall'oscurità della notte o dai fumogeni.

 
Le scene di combattimento, specialmente nella fase finale, sono talmente confuse e troppo veloci che molto spesso si fa fatica a seguirle.

Belli i rallenty, che danno intensità e spettacolarità, però in una scena che di per se è molto caotica, fanno perdere molto il loro valore.

Altro problema è il finale.


Come è stato detto, Eddie, per quanto spaventato inizialmente dall'ospite, alla fine non ne risulta cambiato e anzi si adatta fin troppo facilmente al suo nuovo status quo.

Interessante invece la prima scena dopo i titoli che rivela, anche se la notizia era già stata ampiamente sbandierata, un altro personaggio importante dell'universo Marvel.

La seconda invece, alla fine di tutto, è inutile ai fini del film e, se vogliamo dirla tutta era già presente in un altro trailer.

Ma quindi Venom è un buon film?

Ni. Nel senso che i cinecomics brutti sono altri, ma sicuramente non siamo di fronte ad un capolavoro.

In qualche modo si è riusciti a dare un senso a Venom senza Spider-Man, però si nota che forse l'idea iniziale aveva meno "freni inibitori" rispetto al prodotto finale.

Sicuramente non ho apprezzato la "vena umoristica" data al Simbionte, veramente fuori contesto, e si nota fin troppo l'idea di dare un tono dark al tutto che però risulta smorzata.

La CGI non è sicuramente eccellente e le scene d'azione sono fin troppo caotiche.

Un ultimo problema è causato dal doppiaggio italiano. Infatti la voce di Adriano Giannini, che ha doppiato magistralmente Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro, poco si adatta ad Eddie Brock e risulta fastidiosa.

Si poteva fare di più? sicuramente si, diciamocela tutta è stata una vera occasione sprecata.

La base della storia, cercando un modo abbastanza convincente per mettere in campo Venom senza Spidey c'era, peccato per il montaggio delle scene d'azione fin troppo caotiche con una sceneggiatura troppo semplicistica e fin "troppo frenata" nella sua impostazione "dark".

Ha senso continuare con lo Spider universe senza Spidey? Onestamente i nomi dei prossimi candidati mi convincono ancora meno di quanto mi convinceva Venom all'inizio.

Infatti si parla di un film con Silver Sable e la Gatta Nera.  

Vedremo un nuovo Catwoman con Halle Barry?

See you next