martedì 11 luglio 2017

La terza volta è quella buona?


Bentornati, oggi discutiamo nuovamente di cinema con uno dei film più attesi dell'anno.
Parliamo di Spider-Man: Homecoming, film 2017 diretto e co-scritto da Jon Watts.

Come forse molti sanno io sono sempre stato un fan dell'Uomo Ragno fin da piccolo, per cui ogni nuova notizia su Peter e soci mi lascia sempre dubbioso, specialmente dopo il bruttarello Spider-Man 3 di Sam Raimi, e il successivo e dimenticabile reboot "The Amazing Spider-Man".

E quando infatti l'anno scorso quando trapelò la notizia di un ennesimo Spider-Man in Captain America: Civil War ero molto scettico sulla riuscita del progetto.

Ma già all'epoca dovetti ricredermi. Se pur in poche scene, il Peter Parker di Tom Hollan ci stava, e ricordava tantissimo il Peter degli esordi di carriera.

Per cui, sempre con qualche ma, siamo andati in sala per vedere questo secondo reboot nel giro 15 anni (Spider-Man è del 2002).

E devo dire che la collaborazione Marvel Studios/Sony ha funzionato bene.

Ma andiamo con ordine.

Il film inizia praticamente dopo Civil War, con Peter (Tom Holland) che viene riportato a casa dal suo mentore Tony Stark (Robert Downey Jr.) che gli lascia il costume high tech con il quale ha esordito nella battaglia tra gli Avengers.



Peter dopo il battesimo di fuoco, vuole a tutti i costi diventare un Avengers e cerca in qualsiasi modo di mettersi in mostra sventando piccoli crimini nel suo quartiere.

Senza dubbio l'idea di introdurre Peter nel periodo liceale è vincente. In fin dei conti è il periodo cardine per la nascita di buona parte dei villain storici, se lo guardiamo dal punto di vista dell'universo classico fumettistico, ma senza dubbio è il motore di tutte le storie dell'incarnazione più recente del personaggio, quella dell'ormai scomparso universo Ultimate.


Come vedremo infatti, molte idee, scene e situazioni si rapportano molto al Peter Ultimate.... e in alcuni casi si strizza l'occhio ad un altro personaggio cardine di quell'universo narrativo, ma ci arriveremo.

Nel contempo conosceremo anche il villain principale della pellicola, Adrian Toomes (Micheal Keaton) che molti conoscono col nome di battaglia di Avvoltoio.



Senza dubbio la scelta di Keaton come cattivo è stata interessante e all'inizio ha generato l'ilarità del popolo dell'Internet.
Per chi non lo ricordasse il buon Michael è stato Batman nei film di Tim Burton, per cui è stato facile associarlo alla famosa frase de "Il Cavaliere Oscuro"...





Escludendo però la battuta, Keaton è uno, se non il miglior villain apparso nel MCU, c'è poco da questionare.

Ho apprezzato tantissimo l'idea di introdurlo a livello narrativo praticamente alla fine del primo Avengers e di lasciarlo nell'ombra. Toomes non nasce come criminale, diventa criminale quasi per re-inventarsi e, se vogliamo, come protesta perché il suo lavoro è diventato obsoleto a fronte dell'invasione dei supereroi.

Rispetto alla versione fumettistica Adrian è un uomo di mezza età e non il classico nonnetto da bocce. Altra cosa che va lodata è il darne una versione "realistica" del personaggio.





Infatti non siamo più di fronte ad un costume, un esoscheletro che conferisce tra le altre cose la possibilità di volare, ma ad un vero e proprio concentrato di tecnologia. Interessante anche la fonte di tale tecnologia. Altro punto a favore di questa versione dell'Avvoltoio è rendere Adrian una specie di pilota di aerei. Infatti il suo casco non è altro che una versione riveduta e corretta (visto che dispone di scanner con visore notturno e infrarossi) di quelli che usano i top gun dei cieli, compresa la maschera dell'ossigeno. 



Anche l'abbigliamento ricorda i piloti, infatti il giubbotto è uno di quelli in pelle visti anche nel famoso film con Tom Cruise



La piccola chicca che aveva fatto notare qualcuno durante le immagini dei primi trailer è quella di dare una imbottitura al collo della giacca, al fine di ricordare e rendere credibile, il copri collo del costume fumettistico.
 

A livello di personaggio Keaton è perfetto, è il classico criminale che vuole fare soldi e non si farà scrupoli a sbaragliare chi gli si pone davanti. In certe scene addirittura il suo sguardo è gelido e fa paura.
Ma soprattutto la cosa che ho apprezzato di più e che non viene sminchiato nel finale del film, come è successo spesso in altri film dell'MCU.
Purtroppo, è inutile negarlo, l'MCU non ha villain memorabili (escludendo il Kingpin di  Vincent D'Onofrio



perché magari vengono introdotti nella giusta maniera ma non hanno carisma nel proseguo della storia.

Qui non succede. Adrian Toomes è un perfetto cattivo dalla sua genesi alla conclusione del film, sempre coerente al suo codice morale.

Forse mi sono dilungato, ma questa volta meritava.

L'altro villain, Shocker 



è stato trattato come piace a Brian Micheal Bendis... chi ha letto la serie Ultimate sa a cosa mi riferisco.

Vediamo gli altri personaggi. 

Partiamo da una di quelli che per molti versi è stata criticata principalmente per l'aspetto fisico, zia May (Marisa Tomei).


Una cosa che stonava già in Civil War era l'introduzione di questa nuova zia May, moooooolto distante dalla versione che conosciamo tutti.




Perché? quasi esclusivamente perché non è la vecchietta decrepita degli esordi. Insomma non giriamoci troppo attorno. Marisa Tomei dall'alto dei suoi 52 anni (dicembre '64) è una gran bella donna e dimostra molti meno degli anni anagrafici.

Devo essere sincero, io per primo ero abbastanza contrario, tanto che due anni fa scrissi:

"Cioè ragazzi... non scherziamo.... Marisa Tomei l'ho sempre ritenuta una gran bella donna, però con Zia May non c'entra una sega....
Scommettiamo che sto nuovo SpiderMan sarà una cagata?"


E invece devo ricredermi, nuovamente.

Per quanto appaia in una manciata di scene, l'ho vista molto bene nel ruolo. E' una donna idipendente che sprona il più possibile Peter ad uscire dal suo guscio per godersi la vita, ma allo stesso tempo è estremamente preoccupata per il ragazzo.

In pratica rispecchia molto di più la zia May Ultimate piuttosto che quella classica, ed è giusto così. Onestamente la May Parker degli anni '60 non sarebbe andata più bene per un film del 2017.

Approvata anche la zia, veniamo agli amici di Peter che personalmente in alcuni casi non vanno bene.

Partiamo dai minori.

Betty Brant (Angourie Rice)



Appare si e no in due scene, come co-conduttrice di un notiziario del liceo frequentato da Peter. Lei personalmente è completamente sbagliata.
Al di la del lato estetico che è la cosa minore, hanno fatto diventare la prima storia di Peter dalla ragazza che cerca di fare carriera al Daily Bugle, alla classica biondina inutile.
Per carità appare in tre scene, però mi ha fatto storcere il naso, specialmente per l'importanza che ha Betty nelle storie classiche degli esordi.

Eugene "Flash" Thompson (Tony Revolori) 



Anche qui, un altro passo falso, e anche qui un errore caratteriale più che di etnia. Flash Thompson è storicamente, l'atleta della scuola che tormenta Peter. Al di la del fatto che l'avrei preso a scarpate sul muso per quanto è odioso, e fin qua va bene, il vero problema è che non puoi metterlo coi cervelloni della scuola. Flash è quello fisico, non lo studioso.

Michelle Jones (Zendaya) 



Personaggio creato appositamente per la pellicola. Si capisce che è importante e sicuramente tornerà anche in eventuali sequel, ma qui non ha nessun valore se non apparire praticamente ovunque nella storia per poche battute.

Qui il problema è in una frase che dirà nelle battute finali ma qui....

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Ned (Leeds?) (Jacob Batalon) 



Migliore amico di Peter che, casualmente scoprirà essere Spider-Man. La cosa che stona da morire qui è una sola. Il personaggio che abbiamo visto non è sicuramente Ned Leeds


che non è mai stato un amico di Peter, visto che per un periodo si contendevano Betty Brant, ma semplicemente è Ganke Lee


amico di Miles Morales nell'universo Ultimate.

Chi è Miles Morales? beh ovviamente il "secondo" Spider-Man, quando Peter apparentemente morirà nell'universo Ultimate.



Quindi non capisco perché creare un personaggio che è Ganke in tutto e per tutto (personalità, scene, gag ecc.), e chiamarlo Ned con il quale non centra un cazzo?

Misteri. Che poi chi ha letto i primi cicli di Miles Morales ricorderà sicuramente delle scene analoghe a quelle viste nel film.

Liz (Laura Harrier)


 
Harrier, parente di space? ok basta, questa l'ho capita solo io. Scusate.
E qui devo dire che lei è stata una sorpresa, ma qui torniamo nuovamente in spoiler.

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e come al solito, last but not the least

Peter Parker (Tom Holland)



C'è poco da dire, Tom Holland è il Peter definitivo. Per quanto mi piacesse molto anche Andrew Garfield, Tom rispecchia molto il Peter degli esordi. Ancora una volta la sua figura è più vicina alla versione Ultimate del personaggio.

Molto divertente la scena iniziale, vista anche dei trailer, dove fa un video racconto della sua esperienza nello scontro con gli Avengers.

Peter è un figlio di Internet. Infatti la "fama" di Spidey nasce, come abbiamo visto nelle scene di Civil War, sui video di Youtube. Come nel fumetto è uno studioso ma poco integrato coi suoi compagni di scuola che spesso lo deridono.

Fatta una panoramica dei protagonisti veniamo al film.

La scelta migliore è quella di evitare di rinarrare, per la terza volta, le origini del personaggio. Sarebbe stata una scelta sbagliata visto che anche i non addetti al settore sanno più o meno come si sono svolti i fatti.

Forse manca un po' quel motore di "potere e responsabilità" che contraddistingue il personaggio fin dall'inizio delle sue avventure.
Diciamocela tutta, Peter indossa il costume inizialmente per mettersi in mostra e cercare di diventare un Avengers.

In qualche modo mi ha fatto storcere il naso il costume high tech regalato da Tony a Peter.
Ma questo sempre per puro orgoglio di fan. In fin dei conti fa strano vedere l'uomo ragno con abilità come il visore notturno, scanner facciale, radar di vario genere e diavolerie assortite.

Però è anche vero che il costume è parte integrante della storia e sarà il motore su cui si baserà il più grande insegnamento al ragazzo.

La figura di Tony Stark è ben dosata. 



Più che il sopperire alla figura paterna, Iron Man è il mentore di Peter. In qualche modo mi ha ricordato il periodo dove Spidey viveva nella Stark tower insieme agli altri Avengers.

Il tenore complessivo della pellicola è di stampo leggero, come è giusto che sia un film su Spidey. Molto più "amichevole" nei modi di fare e agire fa, come è giusto che sia, molte battute e scherni ai suoi nemici.
In fin dei conti era l'errore più grave dei film di Raimi dove Spidey difficilmente faceva battute durante le battaglie.
The Amazing Spider-Man aveva capito questo errore e aveva rimediato, cannando purtroppo coi villain, specialmente nel secondo capitolo.



Molto belli gli omaggi e le citazioni sparse qua e la durante la pellicola.
Alcuni più evidenti, alcuni meno... e chissà alcuni possibili indizi per eventuali sequel.

Probabilmente non li ho visti tutti neanch'io, ma vediamo quelli che ho notato.

Partiamo da quello che si vede nel trailer, ovvero la scena della nave.



Chiaramente tutti i fan dei vecchi film hanno visto un riferimento alla scena del treno in Spider-Man 2.



Ho adorato il ri-arranggiamento della storica sigla del cartone animato nei titoli iniziali, quelli dove appaiono i loghi Sony e Marvel Studios.

Sicuramente solo gli appassionati possono averlo colto, ma in una delle prime scene dove Peter fa esperienza dei suoi poteri si nota la scritta Bagley su un muro.

Ovviamente si fa riferimento a Mark Bagley disegnatore di molti albi dello Spidey classico ma, senza dubbio, ricordato come disegnatore di buona parte della serie Ultimate.

Altro riferimento è un certo Mac Gargan che appare in una scena. Chiaramente stiamo parlando dello Scorpione



storico nemico del tessiragnatele che in tempi più recenti ha "indossato" l'abito di Venom.

L'altra citazione che ho potuto cogliere è Aaron Davis (Donald Glover)



Molti appassionati ovviamente avranno capito che è il criminale noto come Prowler 


ma, soprattutto, lo zio di Miles Morales. Infatti ad un certo punto dirà qualcosa del tipo: "ho un nipote adolescente in città", chiaro riferimento a Miles.

Gli ultimi riferimenti, specialmente il primo è quello che, da appassionato ho apprezzato di più ma, ancora una volta

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Veniamo quindi alla conclusioni. Il film è promosso a pieni voti. E' inutile raccontarsela, è quello che un fan voleva vedere. Ovviamente la storia è stata rivista e adattata all'Universo Marvel Cinematografico, ma è giusto così. Tom Holland interpreta un perfetto Peter degli esordi, volonteroso nell'usare i suoi poteri a fin di bene, ma imperfetto nel farlo.



I comprimari sono ben integrati, anche se in alcuni casi mi hanno fatto storcere il naso.

Micheal Keaton è uno dei migliori villain in circolazione. Speriamo che Marvel faccia ammenda e crei villain validi come lui nelle prossime pellicole.

La storia è semplice e leggera, ma ben gestita nel suo svolgimento.

E' la migliore pellicola del MCU? Personalmente si, io rispetto ad altre recensioni, l'ho apprezzato dell'acclamato Guardiani della Galassia Vol. 2.

Ah, mi raccomando, non alzatevi prima delle due scene finali.

See you next


giovedì 6 luglio 2017

Il Destino è già scritto?


Quest'oggi parliamo di cinema. Parliamo di un film secondo me passato molto in sordina, ma decisamente valido.

Vi darò le mie impressioni su 2:22 Il destino è già scritto, coproduzione Americana e Australiana del 2017 diretto da Paul Currie.

Questa volta dovrò muovermi con molta cautela nel darvi le mie impressioni, cadere nello spoiler è un attimo.

La storia racconta alcuni giorni della vita di Dylan Branson (Michiel Huisman)



un controllore del traffico aereo di New York, che svolge il suo difficile lavoro "trovando ordine nel caos".

Nel corso delle sue giornate inizia ad accorgersi che alcuni eventi sono sistematici e ripetitivi, in particolar modo alle 2:22 del pomeriggio quando, per una distrazione, rischia di far scontrare due aerei.




Il ragazzo quindi viene sospeso ma, durante uno spettacolo, incontra Sarah (Teresa Palmer)



una dei 900 passeggeri che hanno rischiato di morire per la distrazione di Dylan.

I due iniziano a frequentarsi e nasce una inaspettata alchimia. Però gli schemi ricorrenti e gli eventi continuano a ripetersi incessantemente tutti i giorni alle stesse ore.

Dylan quindi inizia ad indagare per dare un senso allo schema.

Fermiamoci qua, bene o male è quello che vedete nel trailer.

E' innegabile, questo trailer mi ha conquistato da subito. Adoro film su questioni di tempo, coincidenze e mistero, li adoro, anche se poi spesso me ne pento. Questa volta non è così.




Questo film è ben realizzato. Ma andiamo con ordine.

Nella prima mezz'ora viene presentata con calma la base della storia. Nello specifico c'è un punto, nelle prime scene, che ne sarà il vero cardine.

Il film prosegue con il giusto ritmo, portando avanti la trama, tenendo alta la curiosità dello spettatore nel dare un significato allo schema ricorrente, ma senza mai annoiarlo.




Vedetela così, 2:22 è un grande puzzle. Ogni minuto trascorso ne è un frammento che, a poco a poco, ricostruisce tutta la vicenda portando lo spettatore alla rivelazione di cui si va in cerca fin dall'inizio.

Una cosa che ho apprezzato tantissimo è coinvolgere lo spettatore a risolvere con Dylan il perché degli schemi ricorrenti. 




Dylan è semplicemente uno spettatore attivo, l'unica differenza con lo spettatore in sala è che lui annota ciò che lo circonda. Sappiamo esattamente ciò che sa lui, ne più ne meno, quindi, teoricamente abbiamo la possibilità di dare delle deduzioni su ciò che gli accade.

Devo essere sincero, la storia d'amore che nasce tra Dylan e Sarah, in qualche modo, mi ha ricordato un altro film che ho adorato, ovvero I Guardiani del Destino.



Se ci pensate anche la storia tra David Norris (Matt Damon) 



e Elise Sellas (Emily Blunt) 


era una storia di destini incrociati praticamente casuali.

Sia ben inteso che i due film non c'entrano assolutamente niente l'uno con l'altro però in qualche modo alcune dinamiche sono comuni.



Ma torniamo a 2:22. Un fattore fondamentale della buona, secondo me, realizzazione del film, è il finale.

Non raccontiamoci stronzate. Nove volte su dieci un film che parte bene finisce in maniera sbagliata o confusionaria.

Qui tutti i nodi vengono al pettine e tutto viene spiegato in maniera chiara e concisa.

Come finisce il film? beh se vi ho incuriositi potete recuperarlo, io lo consiglio.

Onestamente non mi sento di aggiungere altri dettagli perchè come, già detto, cadere nello spoiler è un attimo e questo film merita di essere visto praticamente a scatola chiusa.

See you next




martedì 4 luglio 2017

Il Predicatore non convince


Bentornati. Dopo le mie considerazioni sulla terza e appena conclusa stagione di Flash, restiamo in ambito telefilm. Ancora una volta prenderò in considerazione una serie tratta da un fumetto. Sono un po' in ritardo visto che è uscita l'anno scorso, ma solo di recente ho concluso la serie fumettistica da cui è stata tratta.

Insomma non perdiamoci in chiacchiere, oggi vi darò le mie impressioni sulla prima stagione di Preacher.




Partiamo da un po' di storia per chi non sapesse minimamente di cosa stiamo parlando.

Preacher nasce come una serie a fumetti scritta da  Garth Ennis e disegnata quasi interamente dallo scomparso Steve Dillon.

La storia racconta di un predicatore, il preacher del titolo, di nome Jesse Custer.



Jesse vive e predica in una sperduta cittadina del Texas, Annville,  anche se l'uomo sembra aver perso la fede.

Durante una sua messa viene posseduto da una creatura ultraterrena, che scoprirà  in seguito chiamarsi Genesis, che provoca la morte della sua intera congregazione di fedeli e rade al suolo la sua chiesa.

Genesis dona a Custer "il verbo", un potere terribile che ha capacità di far fare a chiunque qualunque cosa Jesse ordini.

Jesse unito a Genisis e aiutato dalla sua ex ragazza Tulip O'Hare 



e dal bizzarro vampiro Cassidy


iniziano un viaggio attraverso gli Stati Uniti cercando letteralmente Dio che ha abbandonato il Paradiso nel momento in cui era nato Genesis.

Una delle cose su cui è sempre il fulcro di Preacher è il mettere in campo personaggi atipici, bizzarri, disturbati mentalmente e sicuramente politically incorrect.




Avendo letto tutta l'opera, in una delle edizioni più recenti, mi accorgevo quanto questa  serie non si sarebbe dovuta fare.

Tenete conto che si parla sempre di argomenti abbastanza tabù, come Dio e la chiesa. Unite il tutto al fatto che i personaggi presentati, specialmente quelli dei primi cicli, sono veramente assurdi e estremamente surreali in certe situazioni.

Quindi perchè fare una serie del genere, dove sai bene che non puoi osare come è stato fatto all'epoca?

Resta il fatto che un anno fa (29/06/2016) esce la prima stagione di Preacher.
Devo essere sincero, dopo aver visto le prime foto di Dominic Cooper nei panni di Jesse Custer 



ci stavo credendo di più.

Il primo teaser, anche se con qualche ma, sembrava prendere la direzione giusta, ma quando ho visto i primi minuti in anteprima mi ero già ricreduto.

Fatto sta che la curiosità ha vinto anche questa volta e ho guardato tutti e dieci gli episodi.

E devo essere sincero.... LA NOIA, LA NOIA. Dieci episodi non succede praticamente un cazzo. 




Ma andiamo con ordine. Quello che avevo visto in anteprima in pratica sono i primi cinque minuti del pilota.

Tra l'altro su FB all'epoca scrissi:

"Ma solo a me sto trailer sembra una grandissima presa per il culo?
Cinque minuti.... di cui non si vede un cazzo e si scimmiotta la scena iniziale del fumetto... bah"


E infatti così è. Ma andiamo avanti.
Dopo una mezz'oretta di episodio, si nota subito che del fumetto è stato presa solo parte della storia. 




Infatti Jesse è si un predicatore, ma è anche figlio di un predicatore, John Custer.
Nel fumetto invece si scoprirà che John Custer era un Marine reduce del Vietnam, protagonista anche di un ciclo di storie.

Un'altra cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso è che all'inizio della storia Jesse era un predicatore ubriacone e che aveva perso la fede in Dio, e solamente la fusione con Genesis gli ha ridato uno scopo.

Nella serie invece Jesse è convinto della sua "missione" di salvatore della città, specialmente a fronte di alcuni fatti del suo passato e del "passaggio forzato di testimone" col padre.

Parliamo di Tulip O'Hare (Ruth Negga)



Escludendo il cambio di razza che centra poco, anche il suo modus operandi è abbastanza diverso da quello visto nel fumetto.

Sicuramente in entrambe le versioni è una donna forte, un maschiaccio, ma non si vedeno minimamente i sentimenti, ricambiati, per Jesse. Non lo so, piuttosto che vedere la Tulip del fumetto l'ho vista quasi un personaggio di contorno. Nel corso dei dieci episodi si inizia a scoprire qualcosa sul loro passato, ma non è ancora stato troppo rivelato.

Per quanto riguarda il terzo membro dei protagonisti, Cassidy (Joe Gilgun),
ho sentimenti contrastanti.


Fisicamente ci sta. Anche caratterialmente è perfetto. Puttaniere, drogato, alcolizzato. Ma cazzo mancano gli occhiali. Una delle cose che contraddistingue il personaggio sono gli occhiali da sole sempre e costantemente indossati. Qui praticamente non li ha mai. Sarò maniacale, ma è un segno distintivo del personaggio.

Veniamo allo svolgimento degli episodi. Escludendo il pilota, che dura poco più di un'ora, il restante set sono i canonici 45 minuti. Il problema fondamentale di tutta la stagione è che in dieci episodi non succede praticamente nulla.

Ok voler raccontare con calma, ok voler fare un prequel alla storia raccontando  Annville e la sua popolazione, ma ci vuole ritmo. Non puoi tirare in eterno raccontando frammenti di storia, senza spiegazioni e far vedere il nulla per 10 episodi.

Tra l'altro un altro personaggio snaturato da questa serie è "Faccia di culo"
(Ian Colletti)


Nella serie viene presentato come un ragazzo che per emulare il suo idolo Kurt Cobain, si spara in faccia. Pur riuscendo a sopravvivere, e dopo moltissimi interventi chirurgici, gli viene ricostruita la faccia che però lo sfigura e da li il soprannome. 




Nella serie televisiva scopriamo che si chiama Eugene Root



che va benissimo, visto che nel fumetto ciò non viene rivelato, però il suo gesto sembra collegato ad altri fatti.

Tra l'altro "Faccia di culo", inizialmente è nemico di Jesse, per poi essere preso, per breve periodo, sotto l'ala protettrice del predicatore. Nelle serie invece, specialmente a fronte degli ultimi episodi di stagione, sembra che sia uno degli obiettivi della missione di Jesse. Non vi spiego perchè, visto che entrerei in spoiler.

Fin dall'inizio viene introdotto Odin Quincannon (Jackie Earle Haley)



che nel fumetto appare quasi alla fine. Simile fisicamente e caratterialmente, però manca di quella "vena malata" che ha nel fumetto. 


Probabilmente chi ha letto sa a cosa mi riferisco.

Però diciamocela, mi può andare bene come modifica. Il problema è che tutto viene lasciato nel limbo di sapere e non sapere. Frammenti del suo passato, che lo identificano nell'uomo che è diventato. Si sa che gestisce un'industria di macellazione ed energia elettrica, si sa che sotto c'è qualcosa di losco, ma non viene spiegato.

Perchè? E' una cosa che non ho capito. In dieci episodi avevi tutto il tempo per sviluppare la storia.

Viene introdotto il Santo degli Assassini (Graham McTavish)



E qui la trasposizione è fedele, c'è poco da dire. 


Però mi ha fatto incazzare che nell'episodio due lo fanno vedere per un paio di minuti, senza spiegare niente e senza contestualizzare le scene nel 1881. O sai chi era, o non lo avresti capito. Per fortuna è stato ripreso negli episodi successivi.

Secondo me in qualche momento appare anche un altro personaggio fondamentale della serie, Herr Starr



ma solamente in una scena di un minuto e di spalle. E qui l'hype salito, è innegabile, anche se lui non apparirà più.



Ma tolti questi spunti per il proseguo, cosa vediamo nei 10 episodi della prima stagione?  Niente, come dicevo all'inizio è la noia. Ci sono sprazzi di idee, alcune scene che ricordano l'animo surreale del fumetto, ma sono troppo poche per riempire quasi 8 ore di telefilm (9x45 + 60 min circa).




Veniamo quindi al succo del discorso. Preacher è una serie che ha un potenziale enorme, specialmente a fronte della serie da cui prende spunto ma, secondo me, viene gestita male. La cosa che principalmente non ho digerito è che si sia voluto cambiare alcune caratteristiche portanti dei protagonisti e cambiargli il loro passato.

Mi poteva andare bene raccontare la vita di Annville prima dell'inizio del viaggio che è il motore portante della storia.

Mi va bene introdurre nuovi personaggi, come è stato fatto, come nel caso di Emily Woodroow (Lucy Griffiths)





Però manca un vero e proprio background per ognuno, molte cose sono lasciate in sospeso, non raccontate e, probabilmente, non verranno raccontate mai.

Manca ritmo alla storia, ci sono troppi momenti dove non succede nulla. Perchè sprecare tutto questo tempo, quando di cose interessanti ce ne sarebbero state da mettere sul piatto?

Onestamente non capisco. Sembra quasi, visto poi il finale di stagione, che c'erano altri piani di sviluppo e poi, probabilmente per scelte logistiche o di ascolti, sono stati buttati per dare il vero inizio alla storia.

Non giriamoci troppo attorno, il decimo episodio, senza dubbio il migliore, è il vero e proprio inizio del viaggio di Jesse, Tulip e Cassidy.



Vale quindi la pena di vedere la serie? Ottima domanda, se siete fan del Jesse fumettistico e volete una trasposizione fedele, sicuramente no.

Però la curiosità potrebbe essere sempre il motore scatenante per provare a seguire questa serie.

Io continuerò a seguire Precher? non credo. Magari mi affiderò a delle recensioni e solo se la maggioranza spiegherà perchè continuare a seguirla FORSE seguirò anche una seconda stagione.

Peccato, poteva essere molto di più.

See you next