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martedì 10 ottobre 2023

Shin Getter Robo Re: Model


Sono sempre stato un fan accanito della robotica Giapponese. Ho sempre preferito "salire virtualmente" a bordo dei colossi metallici e combattere le minacce alla Terra piuttosto che vedere gli smielati musical della premiata scuderia Disney.

Tutt'oggi se mi chiedete se ho visto questo o quel classico vi rispondo di no e sicuramente non saprei citarvi questa o quella battuta famosa.

Se invece mi parlate di Mazinga, Daltanious o Gundam posso farvi veri e propri trattati... più o meno.

Ogni tanto quindi, anche adesso, mi torna la voglia di vedere questo o quel titolo, magari recuperando qualche serie che all'epoca non avevo visto in TV, oppure che non era mai stata trasmessa in chiaro.

Oggi quindi voglio darvi le mie impressioni una di queste serie, parlandovi di Shin Getter Robo Re: Model.

Serie del 2004 in 13 episodi di circa 20 minuti è, di fatto, un reboot e in qualche modo un adattamento più fedele al manga del Getter Robot creato da Gō Nagai e Ken Ishikawa.

Sarò sincero, pur essendo state trasmesse entrambe le serie di Getter sulla TV italiana, una col titolo Space Robot (Getter Robot) 

e la seconda come Jet Robot (Getter Robot G) 

a memoria non le ricordo e potrei giurare di non aver mai visto nemmeno un episodio.

Onestamente ricordo poco anche Goldrake e dei due Mazinga ho indelebile l'immagine del robot che esce dalla piscina davanti alla base.

Per cui mi sembrava un'ottima occasione per recuperare uno dei mostri sacri della robotica, che per chi non lo conoscesse, è stato anche il primo robot componibile.

Tre navicelle, dette Getter Machine che, a seconda della combinazione, formano tre robot da caratteristiche peculiari che in qualche modo rispecchiano i tre piloti.

La serie come detto è sviluppata in 13 episodi e si avvicina molto più alle atmosfere crude del manga.

Essendo una serie dei primi anni 2000 ha una gestione degli episodi molto più compatta e continua nella narrazione e meno "ritualistica" e in qualche modo "schematica" della serie originali degli '70.

I primi tre episodi servono semplicemente ad introdurre i tre protagonisti rispettivamente:

- Ryōma Nagare 

pilota della Getter Machine rossa, chiamata Eagle e pilota del Getter 1.

- Hayato Jin 

pilota della Getter Machine bianca, chiamata Jaguar e pilota del Getter 2.

- Musashibo Benkei 

pilota della Getter Machine gialla, chiamata Bear e pilota del Getter 3.

Se i nomi dei primi due sono quelli dei piloti originali, il terzo in qualche modo è la "fusione" tra Musashi Tomoe (Getter Robot) e Benkei Kuruma (Getter Robot G).

Seguendo quando raccontato nel manga originale i tre protagonisti non sono tre eroi votati alla missione, ma sono di fatto tre antieroi al confine tra buoni e cattivi.

Ryōma è un attaccabrighe, esperto di arti marziali che vive alla giornata, cercando risse spesso con Yakuza o simili, spesso per placare il suo spirito combattivo.

Hayato è di fatto un terrorista, molto astuto e rapido nei movimenti, verrà reclutato quando attaccherà la base Getter e dopo essersi scontrato con Ryōma.

Benkei invece ha un passato da brigante che ha fatto ammenda dei suoi peccati e diventato bonzo.

Tre personaggi molto aticipi per una serie robotica, ma decisamente in linea con le direttive guida delle opere di Gō Nagai.

 
La serie, come dirà la stessa "solita enciclopedia", fa parte della cosiddetta Dark Age della robotica, per l'etica ambigua dei personaggi, la violenza, la presenza di scene gore e splatter e le tematiche più adulte.

E non vi nego che questa "ambiguità" dei protagonisti è stata proprio la cosa che mi è piaciuta di più nella serie.

Il Dottor Saotome, 

lo scienziato combattente che ha scoperto prima i misteriosi raggi Getta e creato successivamente il robot, è lui stesso un personaggio ambiguo.

Combatte per la salvezza della Terra, ma sicuramente è il primo ad avere un secondo fine.

A mio avviso questa serie ha molte influenze di quella che possiamo definire la "terza era della robotica", ovvero quella mistica.

 
In fin dei conti, per tutta la serie, viene messo un grossissimo punto di domanda su cosa sono realmente i raggi Getta e, soprattutto, viene dato un senso ai continui attacchi degli Oni, i principali nemici della serie.

Parte del fascino della serie sta proprio in questi misteri che, diciamocela tutta, verranno risolti solo in piccola parte, arrivando ad un finale aperto che lascerà molti interrogativi.

L'altro punto forte della serie sono l'estetica dei combattimenti. Siamo di fronte ad un Super robot della prima era e, per quanto sia componibile, ci sono poche "ritualità" nella fase di agganciamento/trasformazione. Il tutto è fortemente basato sull'azione pura.

 
Azione che, figlia proprio della Dark age, è rapida e aggressiva. Getter è un robot con pochissime armi, per cui non assisteremo mai ad elaborate strategie di combattimento basate su fruste, lame e cannoni, ma su una trivella in modalità Getter 2, dei missili in modalità Getter 3 e due asce in modalità Getter 1.

Per il resto Getter fa largo uso di pugni, calci e prese come nel migliore incontro di pugilato o di Wrestling.

E' presente l'arma finale che chiude lo scontro, ma anche in questo caso nessuna "ritualità", ma solo un potentissimo raggio di energia che disintegra il nemico.

Anche il design dei personaggi ha una resa "sporca" che ricorda molto lo stile del disegno di Gō Nagai.

 
Non posso negarvi che questo mix tra personaggi al confine tra buoni e cattivi, mistero nella storia e brutalità nei combattimenti, mi hanno fatto amare questa serie.

Pochi episodi, pochi personaggi ma tutto ben caratterizzato.
Ma quindi è tutto ottimo?

Direi purtroppo no.

La serie parte con le migliori intenzioni, prendendosi il giusto tempo nella prima parte, porta tutto su un altro piano, dando maggior spazio al lato "mistico", ma esagera troppo nell'espandere la storia, arrivando ad un finale in qualche modo tagliato non dando troppe spiegazioni allo spettatore di quello che succede.

E' un vero peccato. Probabilmente, come già successe per Neon Genesis Evangelion, l'idea era quella di avere a disposizione più episodi ma, in corso d'opera, il tutto è stato tagliato.

Si vede tantissimo che dopo la fase del "salto nel passato alternativo" si voleva puntare su un "futuro distopico" e dare una spiegazione accurata ai raggi Getter e al cimitero dei Getter Robot.

Purtroppo lo spazio di manovra è breve e restanti episodi erano troppo pochi per dare un "posto a tutto".

Si arriva quindi ad un finale a mio avviso affrettato dove però si nota tantissimo la "regola madre" delle opere di Gō Nagai. Il robot è un mezzo talmente potente da poter "corrompere" il suo pilota e farlo diventare un demone. Solo la forza di volontà dello stesso può farlo diventare un dio.

Ryōma stesso, in molte inquadrature ed espressioni ricorda tantissimo l'Akira Fudo di Devilman, con uno sguardo quasi demoniaco pronto a combattere qualsiasi nemico solo per placare la sua sete di battaglia.



L'ultimo episodio è proprio il fulcro di questo, facendoci vedere un Ryōma che ha visto un suo possibile futuro come demone, ma vuole in qualche modo affrontarlo, anche se non sapremo come e se ci riuscirà.

Un finale quindi sospeso che però lascia degli interrogativi su cosa sono realmente i misteriosi raggi Getter.

Hayato riuscirà ad avere delle risposte?

Probabilmente non lo sapremo mai.

Una serie che a mio avviso, se siete fan del genere, va vista anche per i pochi episodi che la compongono.

Una riscrittura moderna di uno degli eroi metallici creati dal Maestro Gō Nagai ormai quasi cinquant'anni fa (Getter Robot è del 4 aprile '74).

Peccato per un finale troppo abbozzato che avrebbe lasciato spazio per una seconda stagione, cosa che succederà anche per il reboot di Mazinga Z qualche anno dopo con l'altrettanto bella serie Mazinger Edition Z: The Impact!.

La serie è disponibile su Prime Video se volete recuperarla.

See you next



domenica 10 settembre 2023

One Piece: dalla carta al live action

Ciurma, andiamo tutti all'arrembaggio forza!!

Chi ha vissuto l'ora di pranzo su Italia 1 nei primi anni 2000 non può non conoscere questo verso e leggerlo cantando.

Ovviamente stiamo parlando di una delle sigle più famose e di uno dei successi planetari nell'ambito manga e anime, One Piece.

Sono ormai più di vent'anni che seguiamo le avventure della ciurma di Cappello di paglia alla ricerca del misterioso One Piece.

L'attenzione su questa serie è tornata "alle cronache" proprio per due notizie legate a questa serie. Da una parte la trasmissione dell'episodio dove il protagonista acquista la sua nuova trasformazione, la Gear 5, 

dall'altra della messa in onda di una serie in live action prodotta da Netflix.

Io voglio raccontarvi le mie impressioni su quest'ultima, della sua lunga genesi partita ormai sei anni fa, luglio 2017, e del suo arrivo nella piattaforma di streaming ad agosto di quest'anno.

Sarò sincero, come moltissimi tra Influencer, testate di news e amici, avevo storto il naso ancora prima di iniziare.

One Piece è ormai un caposaldo tra gli appassionati, è una serie estremamente lunga, più di cento volumi all'attivo, senza aver ancora troppo chiaro un orizzonte di conclusione.

La serie si dirama tra molti personaggi, spesso buffi e bizzarri, poteri e tecniche di combattimento difficili spesso da rendere credibili al di fuori della sua natura di manga, per cui se è già complicato rendere credibile una serie pseudo realistica, quale possa essere un City Hunter ad esempio, 

One Piece parte con un fardello ancora più pesante sulle spalle.

Non dimentichiamo inoltre che la piattaforma che tenta questo "triplo salto carpiato" è Netflix che, diciamocela tutta, non ha per niente brillato quando tentò di adattare prima Death Note, serie tutto sommato pseudo realistica, ma con risultati osceni, ma poi toccando un altro mostro sacro, Cowboy Bebop, 


con una realizzazione tecnica decisamente migliore, ma con una resa piatta e senza lo stile che invece contraddistingueva l'anime originale.

Mettiamo pure sul piatto altri obbrobri come il recente live action de I Cavalieri dello Zodiaco, 

che tutt'oggi mi rifiuto di vedere, senza parlare del "male assoluto", ovvero Dragon Ball Evolution.

 
La voglia quindi di un'ulteriore, per lo meno sulla carta, potenziale porcheria in live action, mi lasciava ampiamente perplesso.

Nel corso del tempo però si inizia ad avere un cast dei protagonisti. Con l'occasione si è voluto ampiamente sottolineare il fatto che Eiichirō Oda, padre dell'opera originale, era supervisore sia per quanto riguardava sia il cast, sia per le sceneggiature, sia per seguire passo passo la realizzazione degli episodi, che sarebbero stati 8.

La storia doveva coprire il primo arco narrativo del racconto, la cosiddetta "Saga del mare orientale" che copriva il primi 12 volumi del manga e i primi 61 episodi della serie anime.

Pur trovando molto adatti i 5 protagonisti scelti a livello estetico per vestire Luffy, Zoro, Nami, Usop e Sanji e pur avendo messo un tutto sommato discreto hype per l'uscita della serie grazie alla massiccia campagna di marketing, la puzza di puttanata era veramente dietro l'angolo.

I primi trailer non sembravano un granchè, sembrava mancasse veramente qualcosa soprattutto nella resa dei colpi del protagonista che, per ovvie ragioni, dovevano essere fatti in computer grafica.

Si arriva quindi al 31/08 giorno dell'uscita della serie. Per cui mi approccio al primo episodio, conscio che al 99% sarebbe stato anche l'ultimo, come già successe per il già citato Cowboy Bebop.

E qui devo dire che ho dovuto ampiamente ricredermi. Pur con un primo episodio che sforava ampiamente l'ora, il tempo era volato. 

Ho rivisto molto dello spirito dell'anime (non ho mai letto il manga) che guardavo più di 20 anni fa a pranzo.

La storia parte ovviamente dalla morte di Gold Roger, il Re dei pirati, 

e della sua sfida a tutti gli aspiranti "nuovi Re" di trovare il One Piece, misterioso tesoro che "lascia in eredità" a tutti coloro che avranno il coraggio di cercarlo, mentre viene trafitto dalle lance della marina.

Il resto è storia.

Gli episodi alternano abilmente scene del passato dei personaggi e scene del presente.


Ogni membro della ciurma ha il suo spazio dove, con la sua storia, fa affezionare lo spettatore al suo sogno da realizzare.

Ma questa è la storia del manga, per cui non c'era troppo da meravigliarsi. L'adattamento Netflix in questo non sbaglia, riportando i fatti come sono stati raccontati in originale anche se tramite flashback e non "storia diretta" come nel manga.

Tanto però hanno fatto anche i protagonisti, dove il plauso va maggiormente ai primi membri, quelli che, per ovvie ragioni, hanno anche il maggior minutaggio, essendo presenti fin dal primo episodio.

Iñaki Godoy è Monkey D. Luffy e senza dubbio a mio avviso è quello che ha reso meglio il ruolo. 


E' inutile negare che quando lo si vede a schermo rappresenta bene quello spirito a metà tra l'estrema spensieratezza e testa tra le nuvole, ma anche capace di una ferrea determinazione nel portare avanti il suo sogno e la profonda amicizia con la sua squadra.

Molto belle anche le espressioni che spassano rapidamente dal sorriso ad uno sguardo determinato o furioso per quello che succede.

Mackenyu Maeda è Roronoa Zoro. 

 
Anche l'interpretazione di Mackenyu mi ha convinto nella rappresentazione dello spadaccino dalle tre spade.

Taciturno e scontroso, per lo meno all'inizio della storia, verrà reclutato a forza da Luffy.  

Inizierà a fidarsi del suo compagno di squadra quando capirà che il suo scopo è reclutare una squadra che possa aiutarsi a vicenda nel raggiungere i propri sogni.

Mackenyu è senza dubbio il veterano dei live action tratti da manga. Adesso è famoso per aver interpretato Zoro, ma prima è stato anche Enishi Yukishiro nella trasposizione di Rurouni Kenshin (conosciuto anche come Kenshin Samurai Vagabondo), Scar in Full Metal Alchemist, Okuyasu in Jojo e Seiya di Pegasus nel recentissimo film sui Cavalieri dello Zodiaco.

Emily Rudd è Nami. 

 
Se anche lei l'ho trovata calata nella parte anche se forse manca un po' la freddezza e il continuo doppiogiochismo del personaggio del manga e dell'anime.

Un po' ci sta, anche per banalmente mancanza di tempo nel rappresentare un arco di 61 episodi. 

Si perde un po' quel senso di iniziale odio che hai per il personaggio che si approfitta del buon cuore di Luffy, un po' mettendola alla pari della, almeno per me, odiosa Fujiko di Lupin III.

 
Ma come i fan sanno questa freddezza è dettata dal passato della ragazza, che verrà rivelato solo all'ultimo episodio.

Usop e Sanji rispettivamente interpretati da Jacob Romero Gibson

e Taz Skylar 

non sono riuscito ad inquadrarli troppo, forse anche per il fatto che sono presenti in maniera decisamente minore rispetto al trio iniziale, unendosi alla squadra dopo la metà della serie.

Interessante invece la scelta di rendere centrali due figure che hanno un ruolo importante più in la nella storia, ovvero il vice-ammiraglio Garp e Kobi, interpretati rispettivamente da Vincent Regan 

e da Morgan Davies.

 
Veniamo quindi alle mie considerazioni su questi, quasi sicuramente, primi otto episodi.

A mio avviso siamo di fronte ad un buona rappresentazione del manga e dell'anime di One Piece. Questo è abbastanza innegabile. Come dicevo all'inizio gli episodi, pur essendo molto lunghi, di durata tra i 50 e l'ora di minutaggio, non pesano allo spettatore.

Si cerca di evitare tempi morti, cercando di comprimere al meglio i dodici volumi della storia.

La serie quindi, per ovvie ragioni, subisce delle modifiche alla storia che, a mio avviso, non pesano troppo nell'economia del racconto.

Come dicevo prima viene data molta importanza al personaggio di Garp, rivelando da subito uno dei fatti che nella storia verranno raccontati molto più avanti.

Anche il personaggio di Kobi, uno dei primi amici che si farà Luffy durante il viaggio, avrà un ruolo cruciale per i fatti raccontati, quando nel manga inizialmente è solo un personaggio di contorno.

E senza dimencare alcune chicche che un fan "avanzato" può capire al volo senza che per il momento venga spiegato altro...


Veniamo alla "resa grafica", altro punto cruciale nell'adattamento.
Qui le cose si complicano un po' perchè ci sono state delle scelte sensate, ci sono state delle "furbate", ma comunque ci sono state delle realizzazioni discutibili.

Le scelte sensate a mio avviso sono state quelle di limitare la computer grafica, specialmente per rappresentare personaggi non umani, come la banda degli uomini pesce di Arlong.

Si è preferito usare il vecchio metodo del trucco prostetico, con maschere e costumi che cercassero di renderli credibili.

In alcuni casi ci sono riusciti, Arlong a mio avviso è quello che ne è uscito meglio, 

ma ci sono altri membri della ciurma, Kuroobi in primis, che ha una resa a video estremamente "plasticosa".

 
Le furbate invece invece sono di limitare al minimo la computer grafica per i colpi di Luffy. Ci sono, vediamo le tecniche, ma sono sempre riprese in modo da "vederle di lato" o "in mezzo ad altro".

Per quanto riguarda la parte "discutibile" è che ovviamente, volente o nolente, alcuni personaggi, magari minori, risultano alla stregua di un cosplay "comprato su Wish".
E' brutto da dire, ma è così.

Ogni tanto si vede tantissimo che le location sono dei semplici teatri di posa, però la resa finale non è pessima come in altri live action simili.

Veniamo quindi alla resa generale della serie.
Ho letto alcune recensioni che sottolineano più o meno gli stessi difetti che ho notato anch'io, in alcuni non sono piaciuti i cambiamenti di storia, altre volte si ci focalizzava sul fatto che la serie non ritornasse le stesse emozioni del manga o della controparte animata.

Andiamo per ordine e valutiamo entrambi gli aspetti.
Come ho detto fin da subito comprimere quasi 12 volumi in più o meno 8 ore è un'impresa titanica, per cui bisogna obbligatoriamente tagliare e ridurre il tutto.

A mio avviso, anche grazie alla supervisione di Oda, vengono tenuti i punti cardine della storia focalizzandosi sul background dei cinque protagonisti, cosa a mio avviso fondamentale per affezionarsi ed appassionarsi all'opera.

Molte delle scene iconiche restano pressoché inalterate.
Se penso alle prime che mi vengono in mente sicuramente la consegna del cappello di paglia da parte di Shanks al piccolo Luffy, 


 

Zoro legato nel cortile della base della marina, 


 

la fine della battaglia tra Zoro e Mihawk 


 

o ancora Nami in lacrime che chiede aiuto a Luffy.


 

Per quanto riguarda le modifiche, come già detto, non inficiano la narrativa generale, ma mettono le basi per introdurre alcuni fatti che verranno narrati in seguito o semplicemente per dare da subito spazio a personaggi importanti nel proseguo.

Alcuni hanno criticato questi cambi, ma ricordiamoci che anche l'anime li fece, ad esempio sul come Zeff perde la gamba, molto più eroico e blando nell'anime piuttosto che alla crudezza del manga o del live action.

Anche sul lato combattimenti, li ho trovati ben gestiti e molto spettacolari, come dovevano essere.

Arriviamo ad alcuni dei miei appunti personali.

Per prima cosa manca l'arrivo a Rogue Town, la città dove Gold Roger viene giustiziato. 

A mio avviso un episodio in più aveva senso per chiudere "meglio" tutto l'arco narrativo.

Rogue Town ha alcuni momenti molto importanti per la storia, anche se, vista la scena post credit, avrebbe dovuto introdurre un personaggio molto importante per la "mitologia" di One Piece.

La serie si chiude poco dopo la promessa di ogni membro della ciurma di raggiungere il proprio sogno.


 

Ecco anche qua se vogliamo trovare un difetto, questa scena nel live action è "piazzata male".

Infatti nel live action la promessa viene fatta uscendo dal villaggio di Coco, dopo la sconfitta di Arlong, dirigendosi verso quella che sarà la Reverse Mountain, che è l'ingresso alla Rotta Maggiore.

Nel manga e nell'anime la promessa viene fatta davanti alla montagna che sbarra l'ingresso alla rotta.

A mio avviso fare la promessa in quel momento ha un significato molto più profondo, perchè da una parte è il vero inizio della loro avventura ma, soprattutto, è vero momento dove dovranno lottare per realizzare i loro sogni.

Ci sta ad averlo messo la promessa a fine stagione, anche se perde un pochino di significato.

Veniamo quindi alle conclusioni.

E' una buona serie? si, senza dubbio, la promuovo a pieni voti.
Si poteva fare meglio? probabilmente si, ma diciamo che tante cose sono piccoli raffinamenti.

Ci sarà una seconda stagione? probabilmente si, tanto che si parla già di Jamie Lee Curtis 

nei panni della Dottoressa Kureha.

 

E qui però, a mio avviso sorgeranno problemi ben più importanti. La Rotta Maggiore, molto più della prima parte della storia, vedrà personaggi sempre più difficili da rappresentare in maniera realistica, Chopper ne è decisamente il primo esempio, ma sicuramente il problema lo si avrà in seguito con Frankie, per non parlare di Brook.

Visto che la computer grafica sarà molto più importante, riuscirà a tenere il passo, visto che in questa prima stagione si è giocato molto sul "vedo e non vedo" per nasconderla?

Staremo a vedere.

Intanto non posso che consigliarvi questa serie e perché no, recuperare il manga, come prima o poi farò anch'io visto che, è e rimane una delle poche saghe che mi ha appassionato dal primo momento e che, prima o poi, vorrei vederne una conclusione.

See you next

giovedì 22 giugno 2023

L'Unicorno: la startup che voleva salvare il mondo dalla plastica


Cosa succede quando una start up con un progetto estremamente innovativo e ambizioso si scontra con un mastino di una hedge fund che pubblica un report che li riguarda?

Questo è l'Incipit de l'Unicorno, un podcast in collaborazione tra Will Media e Boast Sound che racconta l'ascesa e la caduta di Bio-On, una startup Bolognese che aveva l'ambizioso e, se vogliamo, utopico, sogno di salvare il mondo dalla plastica.

Ma andiamo per ordine e diamo un'idea di cos'è, o meglio cos'era, il progetto Bio-on.

La storia parte dal 2007 quando due imprenditori Marco Astorri e Guy Cicognani, decidono di mettersi in proprio e avere l'ambiziosa idea di creare un polimero in grado di sostituire la plastica da petrolio, con una plastica totalmente biodegradabile in acqua dopo solo 40 giorni.

Riccardo Haupt voce e co-autore del podcast, ci accompagna in questo viaggio, che ripercorrerà tutte le tappe della vicenda Bio-on, dalla sua idea, alla sua ascesa, alla sua consacrazione come Unicorno, fino alla sua rovinosa caduta.

Ma perché Bio-On  era un Unicorno?

È un termine finanziario che viene assegnato a quelle start-up che in breve tempo raggiungono il valore di un miliardo di dollari.

Il Podcast, 8 episodi della durata media di 40 minuti, divide la sua narrazione in due tronconi ben distinti.
I primi 4 episodi si occupano del lato del progetto e dell'ascesa dello stesso, mentre i secondi sono dedicati alla fase di caduta e chiusura.

Ogni puntata spiega in maniera chiara e dettagliata chi sono i vari soggetti, il loro ruolo nella faccenda e la loro "evoluzione" nel corso degli anni.

Verranno integrate interviste, stralci di video dei vari passi della vicenda e notizie uscite sui giornali.

Il tutto sempre spiegato in maniera lineare all'ascoltare, senza mai scendere troppo in tecnicismi che avrebbero appesantito notevolmente l'ascolto.

Forse la cosa più interessante del podcast però, a mio avviso, è proprio la vicenda in sé e per sé.
Di come due imprenditori che sulla carta non hanno alcun tipo di conoscenza chimica, riescono, con dedizione e studio ad intuire la strada che porta all'idea innovativa.

Di come questa idea viene validata da fonti autorevoli, e di come questa idea sia realizzabile.

Dall'altro lato della medaglia verranno mostrati i passi che hanno portato alla discesa verticale di questa idea, di come i protagonisti hanno cercato di difendere a "spada tratta" il loro ambizioso progetto e di come si sia arrivati alla caduta dell'Unicorno.

Il Podcast arriva a novembre 2022, ma in tempi recenti anche con l'avanzare dei processi, si ri-inizia a parlare di Bio-On.

Chi ha ragione e chi ha torto? Il Podcast ovviamente non si schiera ma si limita, giustamente, a raccontare i fatti e intervistare gli interpreti.

Nelle 8 puntate l'ascoltatore può farsi un'idea abbastanza chiara della faccenda avendo la possibilità di decidere, se vuole, da che parte della barricata schierarsi.

Personalmente è un ascolto che va fatto un po', come dicevamo all'inizio, per la storia in sé, molto interessante e avvincente nel suo svolgimento, dimostrando soprattutto che alcune idee, per quanto innovative, devono scontrarsi con la cruda realtà che le potrebbe far crollare come un castello di carte con un soffio di vento.

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giovedì 28 ottobre 2021

Neon Genesis Evangelion, la mia analisi parte 2: La tetralogia Rebuild Of Evangelion


Secondo post dedicato a Evangelion, questa volta focalizzato sulla tetralogia nota come Rebuild di Evangelion.

In questa fase sorvolerò sui personaggi, che bene o male nella stragrande maggioranza seguono le linea guida descritte in precedenza, basandomi maggiormente sull'analisi dei film e sulle differenze rispetto alla serie.

Non mancheranno le analisi finali del tutto, dando la mia impressione sul nuovamente discusso, epilogo di serie.

Il primo dei quattro film 1.11 You are (not) alone 


segue bene o male quello che si vede nella prima metà della serie classica.

Viene però messo subito un punto focale, la Seele


ha stretto un patto con Lilith per il progetto del perfezionamento dell'uomo.

Inoltre vedremo subito "il crocifisso" nel terminal Dogma.

I più attenti noteranno che ha una maschera diversa "dall'Adam" della serie. Qui infatti verrà detto fin da subito che quell'essere crocifisso è Lilith, il secondo Angelo.

Rispetto alla serie originale mancano due scene iconiche, ovvero la mano dello 01 che si libera delle protezioni per difendere Shinji dai detriti della base, e soprattutto l'Eva senza maschera che, rigenerato l'occhio dopo lo scontro con il quarto Angelo, scruta Shinji.

Rispetto alla serie si vede una maggiore cura nei dettagli, specialmente nelle fasi di trasformazione della città, quando vengono ritirati i palazzi, e anche negli Eva.

Se in linea generale non si vedono grossi discostamenti dalla serie televisiva a livello di gestione della trama, dove le scene vengono semplicemente ridotte o leggermente modificate, sono alcune rivelazioni nel corso della narrazione a far capire allo spettatore che qualcosa è cambiato.

Per prima cosa viene spiegato chiaramente che Shinji è parte di un progetto studiato a tavolino dopo il Second Impact, la sua vita è in funzione del progetto di perfezionamento dell'uomo e lui ne è uno degli ingranaggi per la riuscita.

Il finale invece destabilizza lo spettatore che vede Kaworu sulla Luna, ma soprattutto vediamo Adam.

 
Il secondo capitolo della tetralogia, 2.22
You Can (Not) Advance,


invece mischia subito le carte in tavola, mostrando un combattimento tra il terzo Angelo e l'Eva 05


 

pilotato da una misteriosa ragazza.

 
Siamo quindi in un episodio flashback rispetto l'inizio del primo film, con un Evangelion inedito come forma e funzionalità e un nuovo Children mai visto nella serie.

Viene cambiata anche l'entrata in scena di Asuka, che in questo film si chiama Shikinami Langley invece di Sōryū Langley.

Infatti vedremo Asuka arrivare direttamente in volo, sganciandosi dall'aereo e volando con una specie di Jet Scrander alla Mazinga Z, 



invece del combattimento in mezzo al mare della serie.

Anche l'Evangelion 02 è leggermente diverso a livello di estetica rispetto alla sua versione "classica".

 
La differenza del cognome di Asuka non è "buttato li", ma è un chiaro segno di una profonda differenza tra la Asuka della serie e l'Asuka dei film, anche se questo nodo verrà sciolto solo sul finale dell'ultimo capitolo.

Se il primo capitolo 1.11 You Are (Not) Alone vuole far capire allo spettatore che siamo nel mondo di Evangelion, facendogli vedere scene già "familiari", il secondo film 2.22 You Can (Not) Advance, vuole mettere subito le basi che le cose cambieranno.

Oltre alla già citata "nuova children" che scopriremo in seguito chiamarsi Mari Illustrious Makinami, 


ci sono alcune cose che si discostano dall'originale.

Primo tra tutti il già citato Eva 05, che serve solo ai fini della battaglia iniziale ma che mostra una versione diversa e, in qualche modo più evoluta, del classico Eva.

Viene introdotta una base lunare della Nerv, dove si producono gli Eva e dove vedremo fin da subito Kaworu.

Viene prestata molta attenzione al Mark 6 del progetto del perfezionamento dell'uomo anche se in questa fase è ancora tutto molto fumoso.

E' molto chiaro fin da subito che Shinji diventa il motore per unire Rei e Asuka.

Come dicevamo in nel precedente post c'è un profondo cambiamento della storyline nella fase dell'attivazione dello 03.

 

Infatti viene messo da parte Tōji Suzuhara, che vedremo riabbracciare la sorella, per essere sostituito da Asuka come pilota dello 03.

Se la scena e la battaglia verrà gestita in maniera simile a quanto visto nella serie, qui verrà data una spiegazione più concreta al Berserk dello 03 e alla trasformazione in Angelo da abbattere.

Infatti Asuka, scelta come pilota dello 03, al suo interno si sentirà felice e quasi cercherà di abbandonare la solitudine.

Questo sarà il fattore scatenante che attiverà prima lo 03 e poi lo porterà in stato di berserk.

Come dicevo in precedenza i piloti degli Eva sono soli e soffrono del dilemma del porcospino.

Questa felicità inattesa è in netto contrasto con la natura dei piloti, e potrebbe essere la mia riprova alla tesi di cui spiegavo nel precedente post per Tōji.

La cosa che cambierà non sarà tanto la battaglia tra lo 01 e lo 03, ma sarà il fatto che Shinji sa fin da subito che Asuka è all'interno dell'unità impazzita.

Diciamo che personalmente mi è piaciuta di più la scelta fatta nella serie. Shinji vede lo 03 in lontananza, ma suo padre lo spronerà a prepararsi al combattimento perché quello è un Angelo. Shinji però inizialmente è riluttante ad attaccarlo, perché capisce che in realtà è un Eva con una persona all'interno.

Ma nella serie non sa che nell'entry plug c'è Tōji e semplicemente si rifiuta di combattere per salvare un altro essere umano, rischiando però la vita.

Nel film invece Shinji sa che all'interno dello 03 c'è Asuka e si rifiuterà di combattere per salvarla.

Altro fattore determinante è l'attivazione del Dummy System. Se nella serie alla sua attivazione Shinji continua a vedere dagli occhi dell'Eva la brutalità con cui affronta lo 03, nel film la sua cabina di pilotaggio rimane cieca, non mostrando gli eventi.

Ancora una volta è la serie ad essere più d'impatto, in quanto vista dagli occhi del protagonista il massacro dello 03 lo rende impotente e lo distrugge psicologicamente obbligandolo a vedere l'accaduto.

Nel film questo non succede, Shinji capisce quello che succede, ma non lo vede direttamente rendendo meno d'impatto il tutto.

La conclusione dello scontro invece è molto diretta e potente in entrambi i casi.
Lo 03 è distrutto e lo 01 riesce ad estrarre l'entry plug con il pilota all'interno.

Nella serie lo 01 schiaccia con la mano la cabina del pilota, 


nel film addirittura la mangia.

 
Le scene che seguono sono simili in quanto Shinji, furioso per l'accaduto cercherà di distruggere la base Nerv.

Il padre aumenterà la pressione dell'LCL e inizierà un viaggio interno di Shinji.

Emblematica la scena dove il ragazzo lascerà la base per andarsene dopo i fatti accaduti, abbandonando il Walkman, presente in tantissimi episodi anche della serie, dove scopriremo essere un ricordo del padre Gendō.

Come vedremo in seguito il Walkman sarà un oggetto cardine in tutta la narrazione.

 
Nella parte finale vedremo il Fifth Children usare lo 02 e attivare un'inedita modalità beast, una versione potenziata dell'Evangelion, simile alla berserk dove però è il pilota a controllarlo venendo contaminato a sua volta ma potenzialmente rischiando la vita.

Viene posta attenzione anche ad un'altra grossa modifica rispetto alla serie.

Infatti nello scontro con l'Angelo la modalità beast non è sufficiente. Rei decide di sacrificarsi usando una bomba.

Se nella serie riesce a vincere, sacrificando se stessa e lo 00, nel film l'Angelo riesce a resistere anche alla bomba. Lo 00 è distrutto e viene inglobato dall'Angelo.

Anche in questo caso Gendō cercherà di attivare lo 01 con il dummy system non riuscendoci.

Emblematica la frase di Gendō allo 01: "Perché lo rifiuti Yui" facendo intendere che l'incidente della madre di Shinji rimarrà uguale alla serie.

In questa scena sarà il Fifth Children a convincere Shinji a tornare a bordo dello 01 per salvare l'umanità, e non più Kaji come nella serie.

In questa fase si vede la scena dell'evoluzione dell'Eva. Come nella serie perde prima un braccio per poi andare in Berserk. Ancora una volta il braccio si rigenera ma non più nella forma "umana" vista nella serie, ma in qualcosa di più potente.

Infatti la sincronia con Shinji raggiunge il 180% e lo scopo del ragazzo è cercare di salvare Rei. Sullo 01 appare un'aureola diventando una sorta di dio.



Viene quindi accantonato, per il momento, il concetto di elemento S Quadro.

Nel finale però il colpo di scena che chiude il film. Kaworu a bordo del Mark 6,


trafigge lo 01 con la lancia di Longinus, dichiarando: "Almeno questa volta ti renderò felice".

Cosa avrà voluto intendere? non vi nego che quella frase mi ha fatto subito pensare ad una specie di "universo alternativo" dove le cose si svolgono in maniera diversa ma Kaworu è lo stesso personaggio della serie originale, in qualche modo tornato in vita per redimersi dal "peccato" di aver tradito la fiducia di Shinji nella versione originale della serie.

Arriviamo quindi al terzo film della tetralogia 3.33 You Can (Not) Redo.

 
L'azione si apre con Asuka, a bordo dello 02 con una vistosa benda all'occhio,

senza dubbio omaggio a Big Boss della serie Metal Gear,


combattere nello spazio un Angelo assieme a Mari Illustrious Makinami a bordo di un Evangelion rosa, che scopriremo essere lo 08.

 
La cosa che salta subito all'occhio è che la scena di apertura sembra sorvolare sul finale del secondo film.

Perché? Beh, presto detto. Shinji si risveglierà su una barella portato a tutta velocità alla plancia di comando di quella che sembra essere una gigantesca astronave.

Ci sono dei volti che sembrano familiari ma allo stesso tempo diversi.

Scopriremo che il comandante della nave è una irriconoscibile Misato

 

e come vice Ritsuko.

 
L'aspetto di Misato è senza dubbio un omaggio al Capitano Nemo de il Mistero della Pietra Azzurra (sempre di Anno)


o al Capitano Bruno J. Global di Macross (che a sua volta si ispirava a Nemo).

 
Nulla è ancora chiaro ma da li a poco scopriremo essere in Antartide a bordo di una nave da battaglia dotata di reattore N Quadro, elemento buttato li senza troppe spiegazioni.

Non vi nego che vedere Ritsuko e Misato diverse mi aveva fatto subito propendere per una specie di universo alternativo, scatenato dal risveglio dello 01 alla fine del secondo film.

La nave da battaglia è ancora in fase sperimentale per cui viene lanciato l'Eva 02 che scopriremo in realtà essere il nuovo Eva 02 per una missione rischiosa di attivazione.

Shinji è disorientato non capisce cosa sta succedendo, specialmente quando la nave viene attaccata dalla serie Nemesis, dei nuovi Angeli.

Viene anche detto che la nave è alimentata dall'Eva 01 e Shinji si ritroverà con addosso un collare denominato DSS Choker, 


una bomba che Misato potrà usare per evitare il ragazzo salga nuovamente su un Evangelion.

Ma perché questa diffidenza?

Ce lo spiegherà Sakura Suzuhara,


la sorellina di Tōji, ben più adulta di come la ricordava Shinji.

Infatti saranno passati 14 anni dalla fine del secondo film.
Nulla viene spiegato in maniera dettagliata, ma si nota un profondo odio/diffidenza per Shinji.

Scopriremo anche altre due cose. Misato è a capo di un'organizzazione chiamata Wille che si contrappone alla Nerv, anche se non è chiaro il motivo di questa divisione delle fazioni.

Altro punto focale è che i piloti di Eva, sembrano avere una maledizione per essere saliti a bordo, infatti non invecchiano, lasciandoli fermi all'età dei 14 anni, quando salirono per la prima volta.

Questo è un fattore che resterà abbastanza oscuro anche nel seguito.

Come vediamo questo terzo capitolo della storia porta la narrazione su un nuovo piano, ben diverso dalla storia narrata dalla serie, aggiungendo una serie di dettagli che l'originale non contemplava.

E' sicuramente il punto focale della storia, spostando gli eventi con un salto temporale di 14 anni.

Tutto quello è successo in mezzo per ora viene accantonato, lasciando la risoluzione di tutti i quesiti all'ultimo atto della tetralogia.

I punti focali di questa terza fase del rebuild, sono a loro volta tre.

1) La Nerv è spaccata a metà, o per meglio dire, la Nerv ha perso gran parte del suo staff che, scoperte le reali intenzioni di Gendō, decide di creare un'organizzazione atta alla loro distruzione, la Wille.

Shinji non capisce perché sente freddezza nei suoi ex compagni di squadra, specialmente nella figura di Misato, ma decide di unirsi nuovamente alla Nerv, a Rei, e indirettamente a suo padre.

Emblematica la riconsegna del Walkman a Shinji da parte di Rei, vero e proprio oggetto cardine del progetto Rebuild.

2) Gendō è diverso ora ha un visore sugli occhi,

ma non è chiara la base del cambiamento.

3) Sarà fondamentale nuovamente la figura di Shinji nei rapporti con Rei e Kaworu, che qui conoscerà per la prima volta.

Con la prima è sicuramente un rapporto dove è Shinji a chiedere fiducia a Rei, in questa "versione" è svuotata di ogni sentimento e ricordo. Shinji cercherà di aiutare a ritrovare la Ayanami che conosceva, convinto di parlare con la stessa ragazza che pilotava l'unità 00 e che ha cercato di salvarlo.

Con Kaworu invece sarà un dare fiducia, aprendosi al ragazzo divertendosi con lui.
Importanti le scene dove i due suonano insieme, inizialmente per passare le giornate.

 
E' importante sottolineare in questa fase l'introduzione del nuovo e ultimo modello di Evangelion, il 13,

 

simile esteticamente allo 01, ma che dovrà essere pilotato da due children contemporaneamente,


un po' come gli Jaeger di Pacific Rim.

 
In seguito scopriremo che i due piloti dovranno essere di nature diverse, ma questo verrà rivelato solo con l'ultimo atto della storia.

Non vi nego che in qualche moto ho trovato delle analogie tra le scene del piano e la successiva sincronia tra le due persone nel pilotare l'Eva, e la battaglia contro il settimo Angelo Israfel, dove Shinji e Asuka si allenano per avere la massima sincronia nei movimenti per l'attacco congiunto 01 e 02.

Il punto focale sarà però quando Kaworu rivelerà a Shinji la verità sui 14 anni di vuoto dalla sua memoria.

Infatti durante la battaglia che conclude il secondo film della Tetralogia, Shinji non solo raggiunge un tasso di sincronia con lo 01 del 180%, ma addirittura ne attua il risveglio causando il Near Third Impact e condannando nuovamente parte dell'umanità.

Vedremo infatti una scena simile al finale di The End Of Evangelion dove il mondo è ricoperto di croci.

Ma perché Shinji è riuscito a causare in Near? Chiaramente il tutto è stato scatenato dal tentativo di salvare Rei assorbita dall'Angelo, riunendo quindi un Angelo con un Lilin, diventandone il trigger che ha ne ha innescato il rito.

Scopriremo però che tutto questo era parte del piano di Nerv.

Da li a poco verranno rivelati altri due fatti molto importanti.

Yui Ayanami (quindi non più Ikari come nella serie), la madre di Shinji, ha fatto da cavia volontaria per creare il core dello 01, venendone assorbita.

Inoltre la memoria di Shinji è stata cancellata, evitando al ragazzo di ricordare l'accaduto.

Rei inoltre si rivelerà essere un clone di Yui, dando una spiegazione più completa anche a quanto visto nella serie.

Vedremo quindi attivare l'Eva 13 che si dirigerà al Final Dogma dove sono preservate le spoglie di Lilith.

Il corpo, privo di testa ha due lance che lo bloccano. Kaworu le identificherà inizialmente come Longinus e Cassius.

Asuka arrivata al Final Dogma a bordo dello 02, cercherà di fermare in tutti i modi l'estrazione delle lance al fine di evitare il Forth Impact.

Qui Shinji capisce appieno perchè Misato e tutta la Wille odiano e non lo vedono di buon occhio.

Shinji impazzisce per la verità e non si fiderà più nessuno, specialmente quando Kaworu cercherà di fermare il ragazzo nell'estrazione delle lance che capirà non essere quelle autentiche, ma un nuovo inganno da parte della Nerv.

La Nerv però lo escluderà dal controllo dell'Eva.

Shinji accecato dalla rabbia, non ascolterà più nessuno e si lancerà al recupero.

A lance estratte, Lilith esploderà.

 
Ormai è tardi, il rito di apertura del Fourth Impact è iniziato.



Kaworu tenterà in tutti i modi di fermarlo, ma non riuscirà nell'intento.
L'unico modo per fermare il genocidio è fermare l'Eva 13.

Ancora una volta è la figura di Kaworu a essere il fulcro di tutto. Verremo quindi a sapere che Kaworu è in realtà Adam, il primo Angelo, adesso declassato ad essere il tredicesimo, l'ultimo descritto dalle pergamene del Mar Morto.

Anche qui quindi c'è una sottile ma sostanziale differenza con la serie. Kaworu è sempre stato l'ultimo Angelo, ma nella serie era il diciassettesimo, ma qui viene spiegato che in realtà è Adam, cosa che si poteva forse intuire solo nel film End Of Evangelion.

Emblematiche le parole prima della sua morte. Afferma infatti che Shinji forse un giorno troverà la serenità e un mondo a cui appartenere e che i suoi affetti mostreranno la strada.

"Ci rivedremo Shinji" e esploderà davanti al ragazzo.

 
Altra cosa che viene finalmente spiegata con chiarezza è la vera identità della Seele.
Essi infatti sono cervelli potenzialmente eterni, che sono stati toccati dal frutto della conoscenza.

Nella serie erano inizialmente umani, li vediamo in qualche episodio, e solo nell'End vediamo solo una stele a rappresentarli, frutto della loro evoluzione, cosa che però secondo me, non era spiegata a dovere.

Con la morte di Kaworu e la conseguente disattivazione dell'unità 13, quindi il Fourth Impact è stato scongiurato, anche se la Terra ha comunque subito una mutazione diventando rossa. La Nerv conscia dell'insuccesso, dirà che è tutto secondo il copione prefissato.

Il film finisce con Shinji recuperato da Askuka. Il ragazzo però è "svuotato" di ogni volontà, conscio di essere stato in parte l'artefice della morte di quello che poteva considerare un amico, Kaworu.

Asuka, Shinji e Rei si dirigono dove i Lilin possono raggiungerli.

Arriviamo quindi all'ultimo atto della tetralogia, 3.0+1.01 Thrice Upon a Time.

 
Il film inizia due anni dopo la fine del terzo capitolo.    

La Wille vuole in qualche modo ripristinare il vecchio mondo dopo la fase iniziale del fourth impact scatenato dall'unità 13.

Però la battaglia con la Nerv è sempre più accesa. Questi infatti schiereranno degli Eva autopilotati per fermare Misato e la sua squadra. Mari cercherà di difenderli con lo 08.

La Wille riesce, con non poche difficoltà, a vincerlo scontro e una parte di Parigi viene ripristinata per permettere la ricostruzione dell'unità 02 e le riparazioni dello 08.

Se queste sono le basi iniziali del film, la trama portante verrà divisa 4 fasi ben distinte che porteranno alla chiusura della tetralogia.

La prima di queste quattro fasi può essere etichettata come "ritrovare se stessi".

Asuka porta Rei e Shinji in un piccolo villaggio


dove trovano due vecchi amici: Tōji Suzuhara, diventato dottore del villaggio e sposato con la capoclasse, e Kensuke Aida, ingegnere tuttofare.

In questa sezione ci si focalizza principalmente su Rei, o meglio sul suo clone, e su Shinji.
Forse la parte più importante è dedicata proprio a Rei.


Infatti nel periodo che il gruppo rimane al villaggio comprende la normalità di una vita, fatta di lavoro, divertimento, socialità, scoprendo un mondo che non conosceva, che però le faranno prendere coscienza di se stessa, facendole capire i vari sentimenti.

Emblematico il messaggio che lascerà a Hikari, la moglie di Tōji, prima della sua partenza:

"Buonanotte, buongiorno, ti ringrazio" tre semplici parole che hanno colpito profondamente l'animo di un clone che per sua natura doveva essere programmato solo per compiacere il third children (Shinji), ma non doveva provare alcun sentimento.

Lei morirà davanti a Shinji quando si accorgerà che è lontana da troppo tempo dalla base Nerv che le dava la manutenzione necessaria per sopravvivere.

Dall'altro lato a Shinji verrà mostrato che l'umanità, pur avendo subito il Near Third Impact non si è arresa, e che solo la collaborazione tra persone che non si conoscevano è stata fondamentale per sopravvivere.

Fondamentale in questa fase l'incontro con Ryōji Kaji, non il fidanzato di Misato che faceva da tutore ad Asuka, ma suo figlio nato poco dopo il Near Third Impact.

 
Qui infatti verrà spiegato che il Kaji, chiamiamolo senior, si è sacrificato per fermare il Near Third Impact, anche se il film non spiega come, lasciando Misato da sola incinta di loro figlio, il Ryōji conosciuto da Shinji. L'unica cosa che verrà detta è che la nave di Misato, la Wunder, era in realtà della Nerv, ma è servita anche come arca per salvare più persone possibili che sono stivate al suo interno in uno stato di ibernazione o qualcosa di simile.

Kensuke spiegherà inoltre che Misato non ha mai voluto incontrare suo figlio, ma che lo proteggeva come comandante della Wille.

Arriviamo quindi alla seconda fase, ovvero l'attacco finale alla Nerv.

Qui Asuka e Shinji vengono recuperati dalla nave di Misato che vuole sferrare l'attacco finale alla base Nerv dietro la luna nera.
Lo scopo della Nerv è riattivare l'unità 13 e scatenare l'Addictional Impact.

Sarò sincerò, questa è una delle fasi più confusionarie dell'intera pellicola.

Infatti non è chiaro dove sia esattamente la base della Nerv, la nave di Misato tenta di scalfire un muro chiamato barriera L. Qui parte una prima battaglia tra la Wunder

 

e altre due navi della Nerv per fermarli.

La Wunder riuscirà a penetrare la barriera L, si farà strada tra una miriade di Eva e cercherà di distruggere l'unità 13.

Non riuscendoci con i missili, manderà all'assalto lo 08, pilotato da Mari, e lo 02 con un'armatura da battaglia pilotato da Asuka,


per fermare l'attivazione dell'unità definitiva.

Con molte difficoltà Asuka arriverà all'unità 13, ancora trafitta delle false lance che avevamo visto nel terzo film, 

 

tenterà di colpirlo per bloccarne definitivamente l'attivazione ma l'A.T. Field dello 02 lo impedirà.

Asuka quindi rivelerà cosa nasconde la benda del suo occhio. Infatti, tra mille sofferenze estrarrà, una specie di sigillo che la farà diventare un Angelo, trascendendo la sua natura umana.

Lo 02 diventerà gigantesco e riuscirà a distruggere l'A.T. Field che bloccava l'attacco all'unità 13, ma questa si risveglierà.

Importanti tre fattori.

Il primo è che apparirà una terza nave della Nerv, la Wunder verrà hackerata, e tutte e quattro le navi verranno allineate. La luna nera si trasformerà in una nuova lancia (che però nel seguito della narrazione non avrà alcun utilizzo), e inizierà il final impact.

Il secondo è che il far trasformare Asuka in un Angelo era parte del piano della Nerv per riattivare l'unità 13 che, come avevamo visto nel terzo film, necessita due piloti, un umano e un Angelo. Asuka quindi viene assorbita dall'unità 13.

Ultimo è la spiegazione della "nuova natura" di Gendō,


che pur essendo colpito in testa da Ritsuko, è ancora vivo.

Scopriremo quindi che Gendō ha usato su se stesso la chiave di Nabucodonosor, una specie di sistema nervoso centrale che permette all'uomo di trascendere e diventare un essere superiore.

Qui viene fatta un'ulteriore rivelazione, forse la più difficile da mandare giù per me, ovvero anche Asuka non è altro che un clone come Rei. Ognuna delle due ragazze ha un compito particolare, la prima, come già detto, deve compiacere Shinji, la seconda serviva per il Final Impact.

Gli Impact inoltre avevano uno scopo preciso.

Il Second doveva distruggere i mari, che diventarono rossi.
Il Third si focalizzava sulla terra.
Il Fourth le anime.

Il rito ha inizio, viene aperto un portale per l'anti universo e Gendō, salito a bordo dell'unità 13, recupera anche lo 01 dalla Wunder che lo usava come motore, e entra nel portale.

Shinji deciderà di fermare il padre, chiede la fiducia di Misato ma parte dell'equipaggio è contraria che il ragazzo salga nuovamente a bordo di un Eva, creando un possibile altro Impact.

Asuka, la sorella di Tōji sparerà verso Shinji, ma Misato farà da scudo per difenderlo.

Misato però farà capire loro che Shinji, pur essendo un male avendo innescato il Near Third,  è anche l'unica speranza per salvare l'umanità.

Shinji insieme a Mari partiranno all'inseguimento di Gendō. Mari lascerà andare il ragazzo al suo destino, che salirà sullo 01, ma dirà che andrà a riprenderlo.

Inizierà quindi la terza fase del film, lo scontro tra padre e figlio.

Tutta la sequenza è basata sullo scontro tra lo 01 e l'unità 13 nella Croce del Golgota, un luogo dove la realtà viene plasmata da chi ne è all'interno.

 
Qui infatti ripercorreremo vari luoghi simbolo della serie. Neo Tokyo 3, teatro della prima battaglia, l'appartamento di Misato, la scuola di Shinji.

Il ragazzo si accorgerà però che lo scontro non porterà da nessuna parte, lo 01 e l'unità 13 sono alla pari, anzi l'ultimo Evangelion riesce a prevedere le mosse e contrastarlo.

Le due unità sono concettualmente agli antipodi. Lo 01 è la speranza e l'unità 13 è la disperazione.

Nello stallo della battaglia Shinji, cercherà quindi di comunicare col padre, ridandogli il Walkman, il loro vero simbolo di unione che li estraniava dal mondo esterno.

Qui verrà raccontata la storia di Gendō. Un bambino che ha sempre vissuto nella solitudine, che la solitudine stessa è stata il suo rifugio, dove la musica e la conoscenza erano i suoi unici interessi. Fino a quando conobbe Yui, che lo aprì al mondo. Ma quando lei morì lo svuotò completamente, facendolo cadere in un baratro dove neanche la solitudine sarebbe stato un rifugio.

Si spiegherà finalmente il piano di Gendō, ovvero ricongiungersi a Yui anche commettendo un deicidio, dato dall'Addictional Impact, Final Impact, chiamatelo come volete.

Shinji però riuscirà a fargli comprendere il suo animo, facendolo finalmente riconciliare col figlio.

Non vi nego che questa analisi più profonda di Gendō mi è piaciuta molto perché finalmente dava una spiegazione, per quanto estrema, al comportamento dell'uomo.

Resta solo da fermare il rito. Misato, tramite la Wunder, crerà una nuova lancia, la Gaius, per permettere a Shinji di mettere fine a tutto. La donna si sacrificherà per donare l'arma finale al ragazzo sfondando con la nave il portale all'Anti universo, diventato una gigantesca e inquietante versione di Rei.

 
Si arriva quindi all'ultima fase, la nuova genesi.

Shinji ancora una volta è l'artefice del destino dell'umanità.

E' tempo di dare un posto a tutti i protagonisti. La prima è Asuka che si riconciglierà con Shinji, avrà finalmente il suo apprezzamento, verrà liberata dall'unità 13, e troverà una nuova vita, tornando bambina, con Kensuke.

Kaworu rivelerà essere in loop infinito di vite e morti, dove in ogni realtà conoscerà Shinji e cercherà di renderlo felice.
Kaji però gli farà capire che in realtà non ci è mai riuscito, perché Kaworu cercava indirettamente la sua stessa felicità. Conscio di questa verità, i due se ne andranno insieme, chiudendo probabilmente il loop di rinascite.

Ultima è Rei che finalmente ha trovato la sua dimensione nel mondo, anche grazie al periodo passato nel villaggio.

Rei chiede quindi a Shinji cosa vuole ottenere. Il ragazzo non vuole niente, conscio di poter vivere insieme alla gente facendosi carico dei dolori della vita, ma Rei propone di creare un mondo senza Evangelion, una nuova genesi.

Shinji sale per l'ultima volta a bordo dello 01 e nel momento che si sta trafiggendo con la Gaius, viene spedito fuori dall'unità da quella che riconosce essere la madre Yui.

Alle sue spalle appare l'unità 13, facendo capire a Shinji che finalmente i suoi genitori sono nuovamente insieme, portando a compimento il desiderio di Gendō.

Lo 01 si trafigge con la lancia, che trafigge non solo se stesso, ma anche l'unità 13 e tutti gli Evangelion e gli Angeli distruggendoli per sempre.

Shinji si trova su una spiaggia, dove un po' alla volta perde la sua essenza,


fino all'arrivo di Mari, che come aveva promesso, è andato a riprenderlo.

Insieme riscrivono una nuova realtà, senza Eva, dove vivono una vita normale.

 
Si conclude così anche la tetralogia di Evangelion, quindi veniamo alle mie considerazioni.

Per prima cosa i punti negativi.

Senza dubbio la cosa che ho meno sopportato è l'introduzione del nuovo personaggio di Mari Illustrious Makinami. Un personaggio abbastanza piatto, poco approfondito, che sa molte cose sugli Eva, in fin dei conti è la prima che esegue la modalità beast,  conosce molto bene i piani della Nerv e, almeno per come viene raccontato nelle ultime fasi del quarto film, conosce bene il vicecomandante Fuyutusuki, ma non viene spiegato altro.

Altro punto nebuloso è la rivelazione del suo vero nome, Maria Iscariota anche se il tutto viene lasciato in sospeso. C'è sicuramente un richiamo al Giuda biblico, in quanto Mari tradisce la Nerv e il progetto per il perfezionamento, però una frase buttata li non basta.

Altra nota negativa è essere un children "anomalo". Lei ama combattere con l'Eva ma sembra non soffrire il dilemma del porcospino che affigge gli altri personaggi.

Ultimo punto a sfavore della ragazza è diventare in qualche modo la sostituta di Asuka nel finale della tetralogia.

Ma parliamo di Asuka altro personaggio usato bene nel complesso dei quattro film, ma "declassato" a clone. Perché? il suo cambio di cognome da Sōryū Langley a Shikinami Langley era quindi indice di cambiamento del personaggio, però da coprotagonista e parte fondamentale nell'evoluzione dell'animo di Shinji nella serie, diventa quasi un personaggio di contorno nel finale dell'opera.

Tra l'altro anche tutto la profonda evoluzione dell'animo di Asuka viene completamente baypassato. Il suo passato resta abbastanza inalterato, ma non c'è quella sua distruzione dell'animo che vediamo negli episodi cardine della serie originale.

Capisco la volontà di introdurre un nuovo personaggio, Mari, ma declassare Asuka e togliendone spazio, onestamente non lo concepisco.

Veniamo però ai punti di forza.

Come già detto durante la parte finale, l'approfondimento psicologico e il racconto del passato di Gendō, servono molto a dare un senso alle sue azioni e, in qualche modo ad empatizzare con lui.

Sicuramente tutto questo non veniva focalizzato ne nella serie, ne in End Of Evangelion. Lo scopo del progetto del perfezionamento era chiaro anche a allora, ma solo adesso possiamo capire e, in qualche modo, condividerne le ragioni.

Altro punto interessante è la figura di Kaworu che fa propendere molti al fatto che questo rebuild non sia solo un reboot della storia, ma in qualche modo, un sequel o un universo alternativo.

Nel finale dell'ultimo film Kaworu racconterà di essere in un eterno loop, 



dove molte versioni di se stesso sono in qualche modo "obbligate" a ripetere ciclicamente un percorso.

Percorso che gli farà incontrare Shinji, che lo farà diventare suo amico, e in qualche modo lo deluderà.

Emblematica la scena dove Kaworu si risveglia da una bara notando un cerchio idealmente infinito di altre bare identiche, da un verso aperte, dall'altro ancora chiuse. Come a significare che è uno dei tanti Kaworu alternativi, non il primo non l'ultimo.

E poi il finale, sicuramente il più positivo e chiaro dei tre visti.

Il mondo viene riscritto, senza Evangelion, con Kaworu e Rei che hanno trovato una loro dimensione e condividono una vita insieme.

Non è chiaro quale è il destino degli altri coprotagonisti della serie e perché essi non appaiano nelle scene finali, anche solo di sfuggita, come Kaworu e Rei.

Fatto sta che Shinji ha creato un universo dove lui ha trovato la "sua dimensione", insieme a Mari e insieme proseguiranno la loro vita.

Leggendo recensioni qua e la e sentendo altre opinioni, alcuni non hanno capito questo ultimo capitolo della storia.

Onestamente mi sembra il più chiaro dei finali proposti e come già detto il più positivo in assoluto.

La domanda da porsi è: aveva veramente senso creare questo nuovo universo e questo rebuild?

Secondo me si, perché per quanto ci siano delle differenze dalla serie originale sia come gestione sia come narrazione, questa tetralogia spiega in maniera più chiara tanti dei punti interrogativi che, almeno per rimanevano fumosi nella serie del '95 e nei film successivi.

Però a mio modo di vedere si nota tanto che questi 4 film sono partiti con un'idea iniziale, rebootare il brand, ma poi, in corso d'opera, ci sono stati degli stravolgimenti.

Questo lo si nota tantissimo dai trailer introduttivi del terzo e del quarto capitolo della tetralogia.

A mio modo di vedere, probabilmente, il gap temporale dei 14 anni è nato dopo aver terminato la lavorazione del secondo film, in quanto le scene sono incoerenti con quello che vedremo realmente a schermo.

Tra il terzo e il quarto film la cosa è ancora più evidente, visto che nel trailer che introduceva il film conclusivo si vedeva un Evangelion metà 02 e metà 08, 

come se fosse un'arma risolutiva, fatta di due anime, Asuka e Mari, per distruggere un rinato Eva 13.

Forse anche l'idea di "declassare" Asuka a clone è stata un scelta "in divenire", ma queste forse sono solo teorie campate in aria.

Fatto sta che per quanto mi riguarda il progetto rebuild è un lavoro nel suo complesso ben riuscito che ha dato nuova linfa vitale ad un brand che, per lo meno inizialmente, era destinato a cadere nel dimenticatoio.

Sicuramente in questi lunghissimi post mi sarò dimenticato qualcosa, sicuramente ho sorvolato su tutti i messaggi intrinsechi che Anno a voluto lanciare e che molti youtuber hanno sottolineato nelle loro recensioni.

La mia idea era semplice, dare la mia visione del brand, per come l'ho visto e "vissuto" io, dando la mia interpretazione ai fatti narrati senza perdermi in spiegazioni filosofiche culturali che non mi competono.

See you next