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martedì 22 marzo 2022

La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra


Oggi parleremo della recente serie Netflix "La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra".

Anche se dal titolo potrebbe sembrare una serie diretta da Lina Wertmüller, in realtà è una mini serie americana distribuita il 28 gennaio 2022 sulla nota piattaforma di Streaming, creata da Rachel Ramras, Hugh Davidson e Larry Dorf, prodotta da Kristen Bell, che ne è anche protagonista.

Per chi non la conoscesse, Kristen Bell


è famosa per essere stata Veronica Mars nella serie omonima e Eleanor Shellstrop in the Good Place.

La storia racconta di Anna, una donna che vive da sola nella sua casa dopo un forte trauma che le ha sconvolto la vita.

La donna soffre di allucinazioni e ha gravi problemi di alcolismo.

La sua vita verrà sconvolta all'arrivo del vicino Niel e di sua figlia Emma.

A grandi linee questa è la macro trama della serie, veniamo quindi alle mie considerazioni in merito.

E' inutile negarlo, la serie l'ho iniziata quasi esclusivamente perché aveva come protagonista Kristen Bell e anche perchè dal trailer sembrava un thriller abbastanza interessante.

In qualche modo il titolo e il modus operandi di Anna ricordano il film di Alfred Hitchcock "la finestra sul cortile" (1954), dove il protagonista James Stewart osservando i vicini per noia, scoprirà un omicidio.

 
Qui la trama è similare ma viene aggiunto un fattore di "irrealtà" dato dalla condizione della protagonista.

Anna, come dicevamo all'inizio, soffre di allucinazioni e problemi di alcolismo dovuti principalmente al trauma che le ha sconvolto la vita.

Infatti i primi due episodi della serie si concentrano esclusivamente nell'inquadrare la protagonista, farci capire il suo status quo e raccontarci in parte la fonte del suo trauma.

In questi episodi introduttivi verranno messi in campo anche i comprimari della storia.
Primo tra tutti Niel (Tom Riley), 

Emma (Samsara Yett)


e il bizzarro tuttofare Buel (Cameron Britton).


La cosa estremamente particolare della serie, è il continuo cambio di tipo di narrazione che ha la storia, quasi mettendo insieme vari generi ma non amalgamandoli in maniera omogenea e coerente.

Entrerò chiaramente nello spoiler, però per spiegare il mio punto di vista non posso fare altro.

Alla fine del secondo episodio vediamo quello che sembra essere l'omicidio di Lisa, la fidanzata di Niel, che è venuta a trovarlo qualche giorno prima.

 
Anna, vedendo l'omicidio praticamente in diretta dalla finestra, correrà verso la casa di Niel ma svenirà nel tragitto a causa della pioggia. Infatti anche la donna soffre di una fobia della pioggia in quanto legata al trauma dell'evento che le ha distrutto la vita.

Gli episodi successivi vedono Anna trasformarsi letteralmente nel personaggio di Veronica Mars. Infatti, abbandonerà l'alcol si rimboccherà le maniche per trovare il colpevole dell'omicidio che è sicura di aver visto dalla finestra.

Userà tutti gli stratagemmi e metodi usati dalla famosa investigatrice teenager, usando il suo intuito da una parte, ma anche molta sfacciataggine per ottenere le informazioni che le servono, il tutto per dimostrare a se stessa e alle persone che conosce di non essere pazza.

Gli ultimi episodi della serie svoltano nuovamente genere, tingendosi di tinte horror.
Tra falsi indiziati e piste sbagliate scopriremo la verità sulla morte di Lisa, con un colpo di scena abbastanza originale, ma al limite dell'assurdo anche per le scene che seguiranno.

Il tutto si concluderà con un cliffhanger abbastanza incomprensibile, almeno per me, che porterà forse ad una seconda stagione.

 
Arriviamo quindi alle mie considerazioni sull'opera.

La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra è una miniserie abbastanza veloce da vedere, 30 minuti di media, per 8 episodi.

L'idea è abbastanza interessante mettendo in campo una protagonista insolita, ma la narrazione è altalenante. Non tanto per la narrazione in se e per se, perché gli episodi non annoiano, vista anche la ristretta lunghezza, ma per il modo di legare i fatti tra loro e il continuo cambio, troppo radicale, di genere.

Come abbiamo detto passiamo da un momento all'altro da una protagonista con dei problemi causati da un trauma molto duro, ad una brillante investigatrice, per arrivare sul finale alle tinte horror/slasher/paradossali.

No, non va bene. Se ci fosse stata maggiore coerenza tra i vari passaggi narrativi e sicuramente non si fosse estremizzato nella parte finale, avremmo avuto una serie decisamente più godibile e decisamente più interessante.

Sarebbe stato importante sottolineare maggiormente la "rinascita" della protagonista e il suo "uscire dal trauma", cosa che invece è un fattore "dubbio" sul quale gli sceneggiatori giocano fino in fondo anche nel finale.

Faranno quindi una seconda stagione? secondo me no, visto che le critiche mosse sono molto altalenanti e Netflix ha segato serie con basi decisamente più interessanti.

Va vista? oddio, la curiosità potrebbe essere un buon fattore, unita al fatto che la serie è breve e la trama portante viene conclusa negli 8 episodi, anche se onestamente non mi sentirei di consigliarla a tutti.

Ci sarebbe stato un modo per migliorarla? Le idee potrebbero essere due, secondo me.

La prima è quella più semplice, quella di seguire il "cammino dell'eroe", ovvero far uscire gradualmente Anna dal suo status quo iniziale e riportarla alla vita, facendogli prima risolvere il caso, per poi farla tornare ad una condizione di "normalità", senza però avere cambi troppo assurdi di genere e facendo sembrare il tutto al limite del ridicolo.

La seconda è quella di giocare in maniera spinta sul "dubbio", ovvero mettere lo spettatore nella condizione di non avere mai la certezza che quello che sta vedendo è veramente la realtà, ma altresì è una "visione distorta" data dalla condizione di Anna.

Probabilmente la seconda strada è decisamente più pericolosa ma probabilmente avrebbe dato molta originalità alla serie che, per come è uscita è e rimane un "ne carne ne pesce".

E voi che ne pensate?

See you next

sabato 30 maggio 2020

Crisi sulle Terre Infinite


 "Flash disperso svanisce nella crisi." 

Così titola il The Central City Citizen l'11 dicembre 2019, dando vita all'inizio del più grande crossover dell'Arrowverse.

Infatti stiamo parlando Crisi Sulle Terre Infinite, mega evento in 5 parti che ha coinvolto le cinque serie televisive CW che formano il cosiddetto Arrowverse, ovvero quelle serie televisive nate dal successo di Arrow.

Diciamoci la verità, l'idea di riproporre in "formato televisivo" uno dei più famosi crossover fumettistici della DC Comics era già nell'aria fin dall'inizio di The Flash.

Quante volte abbiamo visto il titolo del Citizen, anche se con una data inizialmente diversa, fin dai primi episodi?

Quest'anno quindi, alla sesta stagione dello show, insieme ai suoi "fratelli" di palinsesto, arriviamo alla concretizzazione del mega evento.

Non vi nego che pur non avendo ancora letto il materiale cartaceo originale (visto che sto aspettando la nuova pubblicazione),


ma ero molto affascinato dall'idea di proporre non solo un mega crossover tra le serie CW, ma di dare una visione ad ampio raggio al tutto, ripescando volti noti, e amalgamandoli tutti in un'unica opera, al fine di dare realmente allo spettatore una sensazione di "unico multiverso televisivo".

Nei mesi che hanno preceduto la messa in onda, venivano tirati fuori grandi nomi, specialmente per gli "addetti al settore".

Si è iniziato dal ritorno di John Wesley Shipp nei panni del Flash degli anni '90, con la stesso costume dell'epoca visto che è palesemente consumato, si è continuato con la conferma della presenza di Tom Welling (il Clark Kent di Smallville) per poi passare a Burt Ward (il Robin della serie Batman della fine degli anni '60).

Ma quindi CW è riuscita a creare un crossover di spessore degno, anche se in forma ridotta per la televisione, del mega evento Endgame della concorrenza?

E' riuscita quindi la Distinta Concorrenza a riscattarsi per il del suo "universo esteso" cinematografico?

La risposta è Ni, ma andiamo con ordine.

Tra l'altro premessa. Oltre a Flash e Batwoman che è iniziata quest'anno, non seguo le altre serie CW ma conoscendo le basi e avendo seguito Arrow nelle prime serie posso affermare che il crossover è abbastanza stand alone.

Il primo episodio della "Crisi" parte in Supergirl. Scelta personalmente discutibile, visto che il motore trainante di tutto era Flash, e negli 8 episodi che hanno preceduto il mega evento Barry ha sempre avuto questa "spada di Damocle" sulla testa che soppesava le sue azioni.

Visto poi che l'ottavo episodio di Flash si chiudeva proprio con il cielo rosso che preannunciava l'inizio della Crisi, avrei semplicemente iniziato da lì.

La storia parte quando il cannone antimateria inizia a distruggere le varie Terre parallele.

Mar Novu / Monitor


 quindi fa riunire tutti i supereroi per cercare di fermare il folle piano di distruzione messo in atto dall'Antimonitor.


Evitiamo quindi di scendere nei dettagli e andiamo al sodo delle considerazioni, anche se per forza di cose qualche piccolo spoiler dovrà esserci.

Come usanza dei crossover CW, anche Crisi sulle Terre Infinite è un unico grande film. In questo caso di più di 3 ore, ma con dei mah abbastanza importanti.

Per prima cosa ci sono troppe parti parlate e poche scene di combattimento. Col senno di poi questa cosa è da una parte anche una fortuna.

Purtroppo mi duole dirlo, tutti i combattimenti, o per lo meno buona parte di essi, sono pezzotti e fatti veramente male.

Posso capire che non si disponeva di budget ad alto livello come in una produzione cinematografica, posso capire che magari ci sarebbe voluto più tempo, però ragazzi, che porcheria.

Gli effetti speciali usati in The Flash, per quanto ci si concentrasse su un unico meta umano per episodio, sono decisamente superiori, anche quando si trattava di Grodd o King Shark.

Qua purtroppo quando il mega team formato dai 5 "capibanda" e da alcuni comprimari di spessore combatteva gli spettri, si vedeva palesemente che non solo questi ultimi erano pezzotti, ma anche le coreografie di combattimento non erano ben realizzate.

Un'altra cosa che mi ha fatto storcere non poco il naso, o per lo meno mi ha fatto sorridere sono i tre Superman.


Ad un certo punto vediamo il Superman dell'Arrowverse trovarsi di fronte prima il Superman di Kingdom Come, Brandon Routh, e poi al Clark Kent di Smallville, Tom Welling.

E quindi direte voi? beh il primo è fisicamente metà degli altri.

Anche Welling che in questo crossover rappresenta un Clark Kent senza poteri è dannatamente più fisicato di quello che dovrebbe essere il Superman di "ruolo".

Tutto sommato ho però apprezzato lo scontro tra uomini d'acciaio che è stato ben realizzato.

Ma quindi è tutto da buttare?

No, di momenti interessanti ce ne sono e forse quello più importante è lo scambio di battute tra Kate/Batwoman e Kara/Supergirl dopo che la prima aveva conosciuto un vecchio e malridotto Bruce Wayne in un universo parallelo.


Questo scambio di battute è interessante perchè, anche se solo verbalmente, e nella loro versione femminile, si respirava un po' l'atmosfera dell'eterno scontro Batman/Superman dove il primo non si fida dell'azzurrone e si prepara per fermarlo.

Qui non si arriva a tanto, però vedere un Batman stanco che ha perso la sua etica che instilla il dubbio che i Kriptoniani possano diventare una minaccia, fa riflettere prima Kate e la mette un po' sulle difensive sulle possibili azioni di Kara.

Sicuramente è una situazione che le giuste manovre poteva essere ampliata e resa decisamente più focale per la trama.

Ho trovato interessanti anche i camei, anche se mi sarei aspettato qualcosa di più "succoso".

Diciamoci la verità, escludendo Brandon Routh


 e John Wesley Shipp


che comunque erano già comprimari delle serie regolari, il primo è Ray Palmer / Atom e il secondo è stato Harry Allen e Jay Garrick/Flash di Terra 3, gli altri sono stati mere comparse.

Burt Ward, si vede 5 secondi nella scena di apertura dello show quando vede il cielo tingersi di rosso mentre porta fuori il cane,


 mentre Tom Welling lo si vede spaccare la legna per una scenetta da 3 minuti.

Diciamoci la verità il primo o sapevi che faccia aveva o non lo avresti mai riconosciuto. Sono conscio che sono passati più di 50 anni da quando metteva la calzamaglia di Robin, però magari due battute gliele avrei date.

Mr. Smallville invece è un volto più familiare e mi ha fatto piacere rivederlo accanto a Lois (che compariva anche nel ruolo della madre di Kara), però anche li gli avrei dato più risalto.

Paradossalmente Kevin Conroy,


a voce americana della serie a cartoni di Batman degli anni '90 e dei giochi Arkham della Rocksteady, aveva un ruolo ben più importante ai fini della trama, anche se a noi Italiani il suo volto ha detto poco, o per lo meno a me.

Forse l'avrei riconosciuto, visto che la notizia girava da tempo, se lo avesse doppiato Marco Balzarotti, voce Italiana sia della serie sia dei videogiochi.

Ho invece odiato l'apparizione di Ezra Miller, il Flash dei film, quando si incontra e stringe la mano al Barry televisivo. In quei due minuti ho odiato ancora di più quella versione "cerebroleso" del velocista scarlatto vista in Justice League.


Diciamoci la verità, tutta questa campagna dove sarebbero apparsi vari volti dei telefilm DC è stata più o meno una grande paraculata, facendo salire spasmodicamente l'hype agli appassionati, ma prendendoli in giro per il risultato.

Tra l'altro grande assente è Lynda Carter, la Wonder Woman televisiva,


che aveva già partecipato come presidente degli Stati Uniti in Supergirl. In qualche modo le avrei fatto fare una particina come Diana Prince.

Siamo onesti adesso finalmente capisco le dichiarazioni dell'epoca di Michael Rosenbaum, il Lex Luthor di Smallville,


quando affermava che la produzione lo aveva contattato ma avrebbe dovuto lavorare budget zero, e soprattutto non avevano le idee chiare su come inserirlo.

Fatta questa divagazione torniamo al crossover.

Tutto sommato la trama generale non è malvagia, ci sono dei momenti che ricordano alcune scene chiave della versione fumettistica, ma la realizzazione complessiva è sommaria.

Se alcuni punti sono interessanti, come il sacrificio di Barry Allen,


ma ci sono dei punti veramente bassi che mi hanno fatto perdere interesse e farmi gridare allo scandalo.

Sicuramente il punto peggiore è la battaglia finale con l'Antimonitor.


Questo dichiara un "sono ineluttabile" che mi ha fatto raggelare il sangue, per poi ingrandirsi con un effetto speciale degno degli episodi dei Power Rangers degli anni '90.

Vi giuro mi aspettavo che Flash e company gridassero: "chiamiamo gli Zord".

Vogliamo poi parlare dell'attacco di Beebo?


No dai, lasciamo perdere.

Sul finale però per lo meno qualcosa di buona c'è da salvare. Viene resa giustizia a Oliver Queen, che si è sacrificato per un bene superiore, e viene formata quella che a tutti gli effetti è la Justice League dell'Arrowverse...

...anche se poi il posto di reunion era discutibile visto che è niente più che un magazzino abbandonato dove hanno messo la tavola rotonda.

Tiriamo quindi le somme. Crisi sulle Terre Infinite è il più grande crossover dell'Arroverse, ma ci sono delle scelte fin troppo discutibili e delle cadute di stile non indifferenti.

Per prima cosa la realizzazione sommaria puntando troppo poco sulle battaglie che spesso sono mal gestite e con brutti effetti speciali.

La storia nel suo complesso è tutto sommato godibile con qualche punto molto evocativo delle storie cartecee ma magari solo accennato.

I camei, che sono stati il vero motore della campagna marketing, sono solo comparsate un po' "paracule" atte a "hyppare" i fan sfegatati senza però nel complesso lasciare un vero segno a livello di trama portante.

Il difetto più grosso è aver cercato di scimmiottare Endgame e l'MCU nel suo complesso.

E' inutile negare che sia la dipartita di Oliver Queen che quel "sono ineluttabile" sono palesemente richiami a Endgame, facendo morire il personaggio chiave che ha dato inizio all'universo condiviso, come fu per Tony Stark, e ricalcando una delle frasi simbolo, però in malo modo con un effetto "copiamo perché non so cosa fargli dire".

Ho trovato invece intelligente introdurre il concetto di Justice League, mettendo però quasi a caso Black Lighting, 


 unificando gli "universi paralleli" anche se, escludendo Supergirl e Superman, gli altri eroi erano già tutti sulla stessa Terra.

Sarò sincero, non ho capito l'utilità di far vedere i Titans, la Doom Patrol e Swamp Thing senza tirarli dentro neanche in un cameo.

La cosa che proprio non concepisco è il perchè di rendere divisi gli universi dei primi due visto che, come abbiamo visto nella prima stagione di Titans erano lo stesso tanto che Gar Logan/Beast Boy ha vissuto un periodo a villa Doom per poi unirsi a Dick Grayson e soci.

Pura idea di marketing far vedere Stargirl e la Justice Society, visto l'imminente inizio della serie.

Altra cosa è quel mostrare l'universo di Lanterna Verde. Che vogliano introdurlo in un eventuale film/serie televisiva?

Quindi tutto sommato questa Crisi è po' un'occasione sprecata, perchè sulla carta poteva essere un mega evento ricordato negli annali, ma gli showrunner o non hanno voluto osare o semplicemente si sono limitati a scimmiottare la Marvel cercando di replicarne il successo.

Che le idee iniziali e la trama generale fosse un'altra? forse si perché Oliver Queen l'ho visto più come un "Obi Wan" in molte occasioni,


 più che un Tony Stark, per cui forse lo scopo iniziale era diverso e si è cercato di virare in corsa per copiare piuttosto che restare originali e fedeli a se stessi.

Peccato. Se il crossover, inutile, dell'anno scorso era una porcheria, Crisi su Terra X invece l'avevo trovato ben realizzato, per cui avevo molte aspettative da questa Crsi.
 



See you next


venerdì 13 marzo 2020

Saint Seiya - Knights Of The Zodiac Netflix



Bentornati.

Oggi parleremo di Serie tv e anime, soffermandoci su un brand che nel 2020 compie 35 anni, ovvero i Cavalieri dello Zodiaco.

Creati nell'ormai lontano 1985 da Masami Kurumada, nascono come manga con il nome di Saint Seiya.



Approdano nei nostri teleschermi blu cinque anni più tardi, il 26 marzo 1990 per l'esattezza, nell'ormai defunta Odeon TV.

La serie fu un successo straordinario, tanto che non solo tutt'oggi viene ricordata da tutti, ma che addirittura nel corso degli anni ha creato una vastità tra sequel, prequel e spin-off.
Ma perché parlarne oggi? semplice, perché Netflix ha riproposto in chiave moderna la storica serie, facendo uscire, per ora, dodici episodi. I primi sei il diciannove luglio 2019 e i secondi sei il 23 gennaio 2020.

Ne sarà valsa la pena?

Scopriamolo.


La storia copre bene o male quello che abbiamo visto nei primi 40 episodi della serie storica, raccontando, di fatto, i primi due archi narrativi, ovvero il torneo galattico e l'arrivo dei cavalieri neri, nei primi sei episodi, e lo scontro con i cavalieri d'argento, nei secondi sei.

La cosa che salta subito all'occhio è la scelta di portare in 3D tutti i personaggi, mantenendone però l'aspetto peculiare anche nel design delle armature, optando però per la seconda versione di esse, quella vista dopo la scalata alle dodici case.


Siamo onesti, questa scelta è stata sensata. In fin dei conti nell'orribile film del 2014 si optò per una scelta più radicale, modificando in maniera sostanziale sia l'aspetto dei "bronzini" sia l'aspetto generale delle armature, introducendo led e caschi hi-tech che erano decisamente fuori luogo.





Ma quindi Netflix ha ridato vita al mito dei Cavalieri? Si, in qualche modo, ma semplificando il tutto e peccando in errori abbastanza grossolani.

Andiamo con ordine e valutiamo un arco narrativo alla volta.

I primi sei episodi si basano su quello che possiamo definire il torneo per l'armatura d'oro.

La storia resta pressoché invariata. Il cavaliere del sagittario salva la piccola Isabel da morte certa, la quale viene allevata da Alman di Thule, il quale a sua volta recluta alcuni orfani che spedisce in giro per il mondo alla ricerca delle dieci armature di bronzo.

Vediamo il flashback del piccolo Seiya che vede salvare sua sorella Patricia da un misterioso cavaliere dorato a discapito di un'organizzazione che vuole rapirla.


Vediamo successivamente un Seiya adolescente che scopre di avere dei poteri latenti sbaragliando un gruppo di bulletti.

Lo vediamo infine venire reclutato da Alman e suo il successivo addestramento per ottenere l'armatura di Pegasus.

Fin qua niente di strano o particolare, diciamo che i problemi vengono dopo.

Infatti finalmente i dieci "bronzini" vengono invitati in un luogo segreto per il torneo dove il vincitore indosserà l'armatura d'oro del sagittario.

E qui la prima grossolana differenza.

Nella serie storica il torneo era un evento mostrato al grande pubblico con addirittura le riprese delle telecamere, qui invece è una sorta di versione sfigata del Fight Club, dove i dieci malcapitati si sfidano in una specie di fogna, in mezzo al deserto, dove un tombino robotico parlante li fa accedere.....


Il torneo segue in maniera spiccia i momenti salienti, senza però mostrare nessun pathos dei combattimenti ne dilungandosi troppo.  Poche scene e i 5 bronzini minori salutano e vanno a casa.

Rimane la sfida clou tra Pegasus e Dragone ma senza la distruzione delle armature, e lasciando semplicemente la scena dove Sirio sta morendo per il colpo al cuore inferto da Seiya e il successivo colpo per rianimarlo.

Se nella serie originale tutto il torneo era spalmato in 4-5 puntate, e quindi c'era il tempo di dare il giusto spazio anche ai cavalieri minori, qua a malapena arriviamo a due, tagliando quindi pezzi successivi abbastanza importanti.

Da li rapidamente si arriva al finale, con l'arrivo di Phoenix che vuole rubare l'armatura d'oro spalleggiato da un gruppo di cavalieri neri. E qui la seconda importante modifica, forse l'unica che ha realmente senso.

Nella serie originale i cavalieri neri erano, inspiegabilmente, cloni dei quattro cavalieri di bronzo protagonisti.



Qui sono invece dei "simil cyborg" ai comandi dell'ex socio di Alman di Thule che è convinto che Atena e gli dei siano una minaccia per l'umanità.




Inutile dire che in breve i 4 bronzini sconfiggono i cavalieri neri e successivamente Seiya, utilizzando armi e poteri degli altri eroi, sconfigge Phoenix poco prima dello scoppio del vulcano dove stavano combattendo.

Nella mia narrazione ho volutamente saltato la modifica che più ha fatto storcere il naso ai fan dei Cavalieri.

Chiaramente faccio riferimento al cavaliere di Andromeda, Shun nella versione originale, che in nome del politicali correct diventa Shaun, e quindi femmina.




Strano che non abbiano ficcato anche un cavaliere di colore, giusto per restare fedeli alle linee guida del politicali correct, ma quello me lo aspetto tra i dodici dorati.

Come hanno detto in molti è semplicemente una cosa che ha veramente rotto i coglioni. Perché bisogna stravolgere personaggi amati che hanno determinate caratteristiche, in nome di regole veramente assurde.

I restanti sei episodi invece si concentreranno sullo scontro con i cavalieri d'argento.


Diciamoci la verità, neanche nella serie originale non sono mai stati personaggi cardine, però qui sono stati trattati come dei pagliacci, riproponendo ma semplificando il momento clou del ciclo, ovvero il sacrificio di Sirio e la sua perdita di vista per sconfiggere Argor di Perseo e il suo scudo di Medusa.

Il tutto si chiude con la freccia scoccata da Betelgeuse che trafigge il petto di Atena preannunciando la scalata alle dodici case dello zodiaco.

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Come abbiamo detto fin da subito questi 12 episodi vogliono dare nuova linfa vitale al mito dei Cavalieri dello Zodiaco, peccando però in semplificazioni estreme e togliendo pathos agli episodi.

Siamo onesti il problema non è tanto aver fatto diventare il cavaliere di Andromeda una donna, il problema grosso è aver focalizzato tutta la storia su Seiya.

Nella serie originale i cinque "bronzini" erano tutti allo stesso livello. E’ vero!, Pegasus aveva quella marcia in più e raggiungeva un livello di "coscienza" dei suoi poteri prima degli altri, ma c'era un equilibrio generale.

Diciamocela tutta, ogni cavaliere aveva la sua caratterizzazione e il suo giusto spazio nella storia.

Qui è inutile negarlo. Pegasus è il protagonista assoluto e gli altri sono meri comprimari.
Non abbiamo più la nobiltà di Sirio, la maggior freddezza di Crystal, la superiorità combattiva di Phoenix e il lato più protettivo di Andromeda.

Qui si vede solo la incrollabile forza di volontà di Seiya e la sua devozione alla dea Atena. Tra l'altro si capisce fin da subito che Seiya è il cavaliere più potente e che raggiungerà rapidamente lo stadio di cavaliere d'oro senza troppo sforzo.

Manca quindi quell'equilibrio del gruppo dove ognuno era fondamentale per la squadra e dove, soprattutto, ogni spettatore si identificava e tifava per il suo cavaliere preferito.

Molte scene vengono tolte, come la distruzione delle armature di Pegasus e Dragone durante il torneo galattico, molte altre vengono ridotte all'osso come la famosa perdita di vista da parte di Sirio.

La cosa che ho trovato un po' assurda è voler cambiare parte delle carte in tavola della storia originale.

Infatti nel manga e nell'anime si dice che il gran sacerdote non crede che Isabel sia l'incarnazione della dea Atena per cui convince i cavalieri d'oro che Micene era un traditore.

Qui invece si fa intendere che Isabel è l'incarnazione della dea, ma la profezia spiega che la sua nuova vita questa volta sia presagio di sventura e quindi doveva morire in fasce.

Perché questo cambio? mistero.

Prima di tirare le somme spendiamo due parole per il doppiaggio e i doppiatori.

Per prima cosa si è cercato di tenere le stesse voci di trent'anni fa.

Infatti Ivo De Palma, giusto per citare il più famoso, è ancora una volta Pegasus.
Ma insieme a lui buona parte del cast è rimasta invariata.

E' un bene? E' un male? Onestamente sono tanto legato alla sua voce che sentire "fulmine di Pegasus" detto da qualcun altro è un po' un'eresia.

Fatto sta che sono passati trent'anni e la sua voce è ovviamente invecchiata, anche se onestamente non ho un orecchio così fine da sentirne troppo le differenze.

La cosa che però mi ha fatto incazzare è la scelta dei nomi nel doppiaggio.

Finalmente tutti e cinque i "bronzini" hanno un nome. Per cui si è ripristinato Seiya come cavaliere di Pegasus e non Pegasus cavaliere di Pegasus.

Lo stesso vale per Andromeda che diventa Shaun, e Phoenix che diventa, però inspiegabilmente, Nero, invece che Ikki. Sirio e Cristal rimangono invariati, rimanendo fedeli al doppiaggio Italiano dell'epoca.

Diciamo che ci passo sopra. La cosa che non sopporto sono i cazzo di cavalieri d'oro che, escludendo il cavaliere dell'ariete, continuano a non avere nomi.

O meglio continuano ad avere nomi a caso. Abbiamo già visto Scorpio dello scorpione e Virgo della vergine. Porca troia il primo si chiama Milo, che un nome abbastanza facile anche in Italia, e l'altro Shaka.

Cioè sono passati trent'anni e non siamo più all'oscuro dei nomi originali, specialmente noi vecchi appassionati.

Cose che non capirò mai.

Tiriamo quindi le somme. Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco di Netflix è una serie valida? Non proprio. L'idea è nobile ma la realizzazione è sommaria.

Manca il pathos della serie storica e manca la caratterizzazione dei personaggi principali optando per una semplificazione esasperata della storia e puntando tutto sul Seiya-centrismo fin troppo insensato.

Vale la pena guardarlo? 12 episodi da 20-25 minuti sono una visione breve, per cui per lo meno i fan storici possono darci un'occhiata per verificare con i propri occhi quanto ho appena affermato.

Fatemi sapere se ho ragione.

See you next

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lunedì 30 luglio 2018

Kiss Me First: idea buona ma gestita male?


Dopo qualche tempo di fermo, ricominciamo con le recensioni.

Oggi l'argomento cade su una miniserie televisiva britannica andata in onda in patria dal 2 aprile su Channel 4, e rilasciata interamente il 29 giugno su Netflix.

Parleremo quindi di Kiss Me First, miniserie di 6 episodi creata da Bryan Elsley e isprirata all'omonimo romanzo di Lottie Moggach.

Come al solito partiamo da un pre-concetto. Guardando il trailer sono sicuro che il 90% della gente l'avrà associato a uno dei film più discussi dell'anno. Ovviamente faccio riferimento a Ready Player One.



Quindi diciamo che buona parte della mia curiosità nel voler vedere la serie era basata su questo "parallelismo".

Purtroppo vedremo che con RP1 la serie non centra niente.

Partiamo quindi dalla storia.

Leila Evans (Tallulah Haddon) 


 
è una ragazzina di 17 anni restata sola dopo la morte della madre a causa di una malattia.

La ragazza, come moltissimi altri suoi coetanei, è membro di un videogioco in realtà virtuale chiamato Azana.

Azana non è altro che una "versione demo" dell'Oasis di RP1. Abbiamo sì gli occhiali VR, abbiamo sì i guanti ma non c'è ancora quel fattore "immersione totale" come abbiamo visto nel film di Spielberg. 

C'è anche da dire che Azana è più o meno la tecnologia che stiamo raggiungendo in questi ultimi anni grazie all'Oculus Rift e simili.

Parallelismi a parte, in quel mondo virtuale Leila è Shadowfax, 



una dei tanti avventurieri che si immergono nel mondo virtuale per sconfiggere la routine quotidiana.

Nel corso di uno dei suoi pellegrinaggi incontra Mania, 



una ragazza che la invita a unirsi ad un suo gruppo di conoscenti all'interno di Azana.


Le due ragazze iniziano a stringere un'amicizia tanto che si conoscono di persona anche nel mondo reale.

Le cose però inizieranno a cambiare quando uno dei membri del gruppo, Calumny, disattiverà il suo profilo qualche giorno dopo per motivi sconosciuti.

Inutile raccontare oltre la storia, visto che molti punti potrebbero portare ad un banale spoiler.

Veniamo quindi alle mie considerazioni.



Kiss Me First è una stagione fortunatamente breve.

I 6 episodi da 50 minuti circa sono una base per quello che potrebbe essere una eventuale seconda tranche di episodi.

Purtroppo, secondo me, questa serie ha due evidenti difetti.

Per prima cosa la caratterizzazione dei personaggi.

Onestamente anche la protagonista, che notoriamente dovrebbe essere il personaggio a cui il pubblico si affeziona, è un personaggio anonimo.

Il resto del cast la segue purtroppo a ruota libera nell'essere anonimato senza troppa caratterizzazione.

L'unico su cui potrei dare un punto in più è il villain della storia, anche se in sei episodi è solamente accennato, visto che viene rivelato a circa metà storia.

L'altro problema è il tipo di narrazione.

Non so se sia un problema "standard" dei teen drama inglesi ma, onestamente, mi sono un po' rotto di vedere sti diciassettenni depressi, disadattati che formano delle piccole comunità tra loro simili.

Sarà un caso ma molte serie che ho seguito, in toto o in parte, hanno questo incipit.



Skins ne è l'esempio madre, e già all'epoca mi ero rotto le palle dopo pochi episodi.



The End of the F***ing World, vista quest'anno ne è un altro esempio, estremizzando i protagonisti.



Potrei citare infine Misfist, che però metterei su un piano leggermente diverso, anche se la prima stagione non mi ha fatto impazzire.

Infatti parliamo sì di cinque adolescenti problematici, ma che sicuramente sono più carismatici a livello di caratterizzazione.

Ma torniamo a Kiss Me First.

Siamo sinceri, l'idea di fondo potrebbe anche reggere, visto che tratta un argomento abbastanza attuale, cioè la tendenza a cercare un'evasione dalla realtà in un mondo immaginario.

E' interessante anche la gestione della parte thriller, forse un po' esagerata nell'ultimo episodio se raffrontato con i cinque precedenti, ma sicuramente gestita male a livello narrativo.

Ripeto, sarà un mio forte difetto, ma su una serie televisiva voglio ritmo, tensione e suspance non dico costanti fin da subito, ma per lo meno in crescita direttamente proporzionale al numero di episodi.

Se non ci sono questi fattori bisogna per lo meno che i protagonisti siano carismatici.

Kiss Me First fallisce in entrambi i fattori.



Posso capire l'episodio di apertura che ha il compito di introdurre sia la storia, sia i protagonisti che il loro contesto, ma poi bisogna coinvolgere lo spettatore.

Leila è carismatica come un muro di mattoni. Inespressiva e molto spesso poco utile ai fini della trama.

Posso capire il suo lutto e il segreto che rivelerà a metà serie, ma stiamo sempre parlando della protagonista della storia.

Ma quindi Kiss Me First è una serie che consiglio di vedere?

Onestamente no. Non fatevi ingannare dalle scene "simil" Ready Player One perché di quello, oltre il concetto di mondo virtuale che fa da "collante" per la trama, non troverete altro.

Superato questo primo scoglio, ci troviamo davanti ad una serie inglese con i soliti ragazzini disadattati che cercano di fare squadra tra loro.

Peccato che del loro background non ci sia poco e niente.

Volete la verità? Kiss Me First sembra un antipasto per un proseguo, un esperimento come quello fatto per la serie di Castlevania.

Però di quella aspetto con ansia la seconda tranche di episodi, mentre questa l'ho già rimossa delle serie da seguire su Netflix.

See you next

giovedì 14 giugno 2018

13 Reasons Why Stagione 2

 
Hannah Baker. Un nome che ha fatto molto discutere l'anno scorso.

Non ne avete mai sentito parlare? beh allora non avete mai visto una delle migliori serie, secondo me, dell'anno scorso.

Parliamo ovviamente di Tredici (13 Reasons Why in originale), di cui oggi vi darò le mie opinioni sulla seconda stagione.

Della prima ne avevamo già parlato l'anno scorso, per cui vi rimando al post dedicato.

Chiaramente SPOILER sulla stagione.

Veniamo al dunque. Sono passati cinque mesi dalla morte di Hannah e dalla rivelazione delle cassette ai "colpevoli".

Clay Jensen (Dylan Minnette) 



e Skye Miller (Sosie Bacon) 


si sono messi assieme. Olivia Baker (Kate Walsh), 


la madre di Hannah, porta a giudizio la scuola con l'accusa di essere responsabile della morte della figlia.

Alex Standall (Miles Heizer), 


non è riuscito a suicidarsi ma ha perso la memoria degli ultimi mesi.

Il processo inizia e il primo teste è Tyler Down (Devin Druid), 



il fotografo della scuola che, pur minacciato anonimamente, decide di testimoniare per rispetto ad Hannah ed ai suoi genitori.

Da li si svilupperanno i tredici episodi che comporranno la stagione.

Come era abbastanza logico pensare, tutta la trama si svilupperà avendo come cardine il processo alla scuola. Verranno introdotte, a "simbolo della stagione" delle polaroid che appariranno mano a mano che si procederà nella narrazione.

Veniamo quindi alle mie osservazioni.

Io ero contrario ad un sequel di questa serie. Diciamoci la verità, i tredici episodi, escludendo qualche particolare lasciato vago, si concludeva già in maniera ottimale.

Lo scopo di questa serie era sì quella di intrattenere, ma era quella di far riflettere lo spettatore su temi sempre attuali e spinosi.

E' normale però, che avendo avuto un quasi unanime successo, Netflix optasse per una seconda stagione.

Il problema secondo me non è tanto nella base della storia, perché era scontato che ci basasse sul processo alla scuola, ma le forzature alla storia e la decostruzione, in molte occasioni, della protagonista.

Rispetto alla prima stagione, che incentrava tutto sulle vicende che ruotavano attorno al protagonista del lato della cassetta con i fatti raccontati sempre da Hannah e rivissuti indirettamente da Clay, in questo caso ogni episodio viene raccontato dal punto di vista del testimone del processo.

Il che da un lato è corretto, in quanto si da una nuova lettura a quanto sentito nella prima stagione, ma da un lato appariranno fatti e racconti spesso incastrati in maniera incoerente rispetto al passato.

Facciamo tre esempi?

Personalmente quello che mi ha fatto incazzare di più è la testimonianza di Zach Dempsey (Ross Butler). 



Come sappiamo dalla prima stagione Zach ha frequentato Hannah e, tutto sommato, era il meno peggio della squadra di Football/Baseball.

Che poi perché cambiare sport di anno in anno? misteri....

Però era palese che tra Zach e Hannah non ci fosse stato niente, escludendo il fatto che sarebbe potuto nascere qualcosa, SE lo stesso Zach non avesse abbandonato Hannah che aveva aperto il suo cuore confidandogli quanto si sentisse a pezzi per la sua profonda solitudine anche dovuta ai fatti della rottura del gruppo formato da lei Jessica e Alex.



Ma in questa stagione cosa si scopre? Che Zach e Hannah sono stati assieme TUTTA l'estate e che, tra l'altro avevano "consumato" più e più volte.


Giustamente perché non farlo notare nelle cassette? SPECIALMENTE a fronte del fatto che Zach si VERGOGNAVA della relazione con Hannah davanti ai suoi compagni di squadra?

Effettivamente sarebbe stato un motivo BEN PIU' VALIDO per inserirlo nelle cassette?

Altra stonatura è la storia di Bryce Walker (Justin Prentice). 



Sono conscio che a fine episodio sia tutto parzialmente falso, ma parzialmente.

In fin dei conti esce che Bryce e Hannah si frequentavano, come amici, anche se lui voleva rapidamente arrivare al sodo, venendo rifiutato da lei.

Invece nella prima stagione praticamente non si sono neanche mai parlati, escludendo i fatti che poco alla volta sono degenerati nella violenza sessuale.

Tra l'altro questo rifiuto di Hannah, in pratica è stata parte delle cause scatenanti che hanno portato alla violenza. Infatti non solo la ragazza ha rifiutato Bryce ma, soprattutto, si era messa con col suo miglior amico, Justin Foley.

Terzo esempio è il rapporto col padre (Brian d'Arcy James). 



Ad inizio stagione si scopre che i coniugi Baker non stanno più insieme. Che potrei averlo capito se fosse stato per la morte dalla figlia.

Il problema è che il padre aveva un'amante. Ma non solo dopo il gesto della figlia, anche prima. Infatti in un frangente della sua deposizione, si viene a sapere che Hannah lo aveva visto e aveva cercato di parlargli, senza risultati.

Anche qua, non sarebbe stato giusto inserire anche lui nelle cassette?

Però la cosa che più mi ha urtato i nervi è la presenza costante e incessante di Hannah (Katherine Langford) in versione fantasma a Clay.




E la cosa più assurda non è tanto che lui la vede in determinate occasioni visto che, come ben sappiamo, è ancora profondamente innamorato della ragazza.

Il problema è che interagisce con Hannah come se fosse li accanto a lui.

Si parlano, discutono. E la cosa è degenerante perché lei fa la stronza, dicendogli che certe cose capitano (la relazione con Zach), non spiegandogli le cose, facendo la sapientina sulle mosse che Clay vuole o vorrebbe fare.

Se nella prima stagione ero dalla parte di Hannah e sono rimasto male per la sua storia, qui l'ho odiata in più di un'occasione.

Esclusi i personaggi "chiave", veniamo agli altri che erano, sì fondamentali nella prima stagione, ma anche poco sviluppati.

Tony Padilla (Christian Navarro)



diventa protagonista in più di un'occasione. E da un lato va bene, in fin dei conti è quello che sapeva tutto e non diceva niente.

Però forse si esagera in certe situazioni. Infatti ad un certo punto viene fatta luce che non era minimamente amico di Hannah e anzi lei gli ha consegnato le cassette perché gli doveva un favore avendolo salvato dalla polizia.

Forse la cosa che stona maggiormente è che sempre vediamo Tony come un ragazzo tranquillo e pacato ma, dopo che un uomo lo chiama frocio, scatta una rabbia quasi omicida e non solo massacra di botte l'uomo, ma addirittura gli fa perdere un occhio.

Capitemi, capisco che possa essere un'offesa pesante, però è paradossale il bipolarismo troppo netto del personaggio per come viene descritto.

Justin Foley (Brandon Flynn)


 
anche lui farà parte di un ciclo di episodi, dove scopriremo che è scappato dalla città, è diventato un tossico e vive come un barbone. Clay e Tony lo soccorrono e lo portano in casa del primo e, tramite l'aiuto di Sheri, cercano di ripulirlo.

Anche qua, interessante l'approfondimento del personaggio che da una parte una situazione famigliare orribile con la madre tossica e il compagno di lei spacciatore.

Importante anche il ruolo di Clay, Tony e Sheri per aiutarlo ad uscire dal tunnel dell'ossicodone ma poi....

...sul finale, dopo aver fatto sei mesi di carcere minorile per essere stato ritenuto complice di Bryce, viene adottato dai Jensen che gli offrono una "famiglia stabile".

E lui di ringraziamento continua a drogarsi.

Senza dubbio però il personaggio maggiormente approfondito, e meglio gestito, è Jessica Davis (Alisha Boe).



Altra vittima di Bryce e distrutta psicologicamente per l'accaduto.

Un po' per volta, con molta fatica, riuscirà li dove Hannah non ce l'ha fatta, cercando, per quanto possibile, di andare avanti con la sua vita.




Però anche qua nel finale si fa un errore. Durante il ballo di primavera decide di uscire con Alex (suo ex).

Il problema è che alla vista di Justin, complice indiretto della violenza che ha subito da parte di Bryce, decide di seguirlo negli spogliatoi e di concedersi.

Non è un pochino un paradosso? Tanto più che durante la stagione ogni volta che lo vedeva gli diceva di andarsene e scoppiava a piangere.

Un personaggio invece che secondo me meritava di essere approfondito è Skye visto il suo passato e i tentati suicidi. E invece appare nei primi episodi e poi scompare.

Spiegati anche i personaggi arriviamo succo.



Secondo me questa seconda stagione è palesemente campata in aria.

Come vi ho dimostrato molti fatti raccontati non collimano con quanto visto in precedenza.

Tra l'altro passano anche dei messaggi sbagliati.

Primo di tutti la "carcerazione fittizia di Bryce". Il processo alla scuola è concluso ed essa non viene ritenuta responsabile dei fatti che hanno portato alla morte di Hannah.

Però, tramite la denuncia di Jessica e Justin, Bryce e lo stesso Justin vengono arrestati per stupro il primo e per essere complice il secondo.

Che poi se vogliamo dirla tutta la polizia aveva già una confessione dello stesso Bryce fatta di nascosto da Clay nell'ultimo lato della settima cassetta (cosa che non viene mai citata negli episodi).

Peccato che il primo, ricco di famiglia, verrà messo ai domiciliari per tre mesi e il secondo passerà sei mesi in carcere minorile.

Quindi? articolo quinto, chi gà i schei gà vinto.

Punto due invece è la trasformazione di Tyler. Anche qui, Tyler è uno psicopatico, lo dimostra mano a mano che gli episodi procedono.

Dopo una serie di bravate da ribelli con Cyrus (Bryce Cass), 



viene mandato in un centro di recupero.
 

Però, tornato a scuola, viene massacrato di botte E NON SOLO da Montgomery (Timothy Granaderos) 


e altri due della squadra di baseball.

Al di la che forse la scena è troppo esplicita per il target della serie, però possiamo sorvolare.

Il problema è che nessuno ha fatto niente e lui, stanco di essere il bersaglio ha perso la testa.

Non so se è un'idea mia ma il Tyler dell'ultimo episodio, come capigliatura e sguardo, 



mi ha ricordato il Palla di Lardo di Full Metal Jacket.



Solo che, al contrario del soldato di Kubrick Tyler, decide di vendicarsi facendo una strage al ballo.

Ma dove si è procurato tutta l'artiglieria?

E anche li il finale rasenta l'assurdo.

Cyrus viene avvisato da Tyler della folle idea. Clay si para davanti e, cercando di fermarlo, lo fa portar via da Tony prima dell'arrivo della polizia restando, come un pirla col fucile d'assalto in mano.

Capisco la scelta di Clay di cercare di fermarlo, però dovevano consegnarlo alla polizia in quanto "mina vagante".

Quindi, in definitiva, una stagione che rovina il bel lavoro fatto con i primi 13 episodi.

Scelte discutibili, pezzi di storia incoerenti col quanto visto in precedenza, personaggi gestiti male, Hannah per prima che perde il suo ruolo di protagonista, diventando odiosa allo spettatore.

Netflix ha già annunciato una terza stagione, probabilmente incentrata su psycho Tyler.

La domanda è... a che scopo?

Non potevate chiuderla con Hannah che se ne andava dalla chiesa e i ragazzi che abbracciavano Clay alla festa?

Non lo so, certe scelte continuo a non capirle.

See you next