mercoledì 6 luglio 2016
Perchè certi film, telefilm e videogiochi funzionano e altri no?
Vi siete mai chiesti perché un film, videogioco, una serie televisiva per voi funziona? no?
Io da qualche tempo a sta parte, forse proprio perché mi piace nei miei post dare il mio punto di vista su questo o quell'argomento, inizio a farmi un'idea abbastanza concreta.
Qualcuno, accennando sull'idea per questo post mi disse: "eh si, ha parlato Spielberg". Qualcun altro ad un veloce riassunto del mio pensiero sul film X-Men Apocalisse mi scrisse "Ma sei un regista?perché mi preoccupi tanto.."
Già, non sono un regista ma di film, ma di serie ed affini ne ho visti in tutti questi anni e penso di sapere cosa mi piace e cosa no, capendo al meglio cosa funziona e cosa no. Non ne siete convinti? FREGA CAZZI!!! oggi parliamo di come dovrebbe, SECONDO ME, essere gestita una qualsiasi opera senza che ti spacchi le palle dopo tre minuti.
Partiamo dai tre cardini:
1) I personaggi
2) La storia
3) La sceneggiatura
Tutto quello che ci va dietro devono essere CONSEGUENZE di questi tre capisaldi. Sono anche convinto che non sempre tutti gli elementi devono coesistere all'interno dello stesso film, infatti vedremo esempi dove la storia batte la caratterizzazione dei personaggi e viceversa.
Andiamo con ordine partendo dai personaggi.
Come ho sempre detto meglio pochi, ben delineati, che tanti "a cazzum". Questo perché nell'arco di due ore (mediamente) di film o nell'arco di una stagione televisiva o caratterizzi tutto e non ti dedichi alla storia da raccontare, o crei protagonisti vuoti e ti concentri su altro.
Difficilmente si deve sbagliare questo approccio, sennò rischi di fare come nella serie Revenge dove continuavano ad apparire personaggi random usati in maniera generica, solo per riempire i buchi oppure nel già citato X-Men Apocalisse dove non c'era caratterizzazione di molti dei protagonisti.
Un personaggio deve essere costruito e presentato allo spettatore con il giusto "ritmo". Va presentato, caratterizzato a fronte di dialoghi, mostrata la sua "moralità" e le sue convinzioni. Bisogna spiegare perché si comporta in un certo modo, magari con flashback visivi o semplicemente raccontati.
Anche i cartoni animati che tanto hanno bistrattato e ci hanno sempre venduto come "cosa da bambini" caratterizzava bene i personaggi. Perché tutt'oggi molti si ricordano di tizio o di caio che appariva in questa o quella serie? per la sua caratterizzazione, non sempre per la storia.
Facciamo qualche esempio. Partiamo da una serie che magari mi compete poco perché non mi ha mai interessato, Holly e Benji. Perché tutti ricordano Mark Lenders?
per come era caratterizzato, per il suo carisma e per il suo modo particolare di indossare la divisa. Lo svolgimento della storia? non credo fosse importante, in fin dei conti parliamo di un campionato di calcio, che può avere partite spettacolari, che può essere avvincente, ma non ha una storia che ti colpisce per la sua profondità.
Continuiamo con gli esempi sportivi ma prendiamo una serie che ho amato, Slam Dunk. Anche qua, chiunque lo abbia seguito non era, parlo per me, interessato alla storia nel suo svolgimento. In fin dei conti parli di una stagione di un campionato di basket liceale, per quanto romanzato e spettacolarizzato. Quello che colpiva erano i cinque membri dello Shohoku e la loro determinazione nell'arrivare al risultato.
Chiaramente non solo loro, anche i loro avversari erano dannatamente ben caratterizzati, tanto che il mio personaggio preferito resta Akira Sendoh del Ryonan,
forse perché era quello che andava un può fuori dai classici stereotipi.
Se ci pensate bene ci sono personaggi talmente carismatici che sono amati o odiati molto di più dei protagonisti stessi. Forse uno degli esempi più eclatanti sono i dodici Cavalieri d'oro della serie "I Cavalieri dello Zodiaco".
In fin dei conti ognuno di loro ha due/tre episodi dove è protagonista. Però dubito che chiunque abbia visto la serie non riesca a darmi un tratto distintivo di ognuno dei 12 "antagonisti" dei "bronzini" di Atena.
Se guardiamo sul lato film o serie televisive, gli anni '80 sono stati una fucina di personaggi amati e ricordati tutt'ora. Perchè secondo voi Hollywood tenta, spesso inutilmente, di riportare in auge quei personaggi?
Esempi? Beh, Axel Foley, protagonista indiscusso della trilogia Beverly Hills Cop.
Ma anche John Mcclane, il "Die Hard" per eccellenza.
Per non parlare di quell'Indiana Jones
che è stato la base per creare non uno, ma ben due personaggi dei videogiochi a lui ispirati. La signorina Lara Croft
e Nathan Drake
vi dicono niente?
Se invece analizziamo il lato libri quale migliore esempio del personaggio più famoso creato da Sir Arthur Conan Doyle ovvero Sherlock Holmes?
Qua di personaggi che si ispirano al famoso investigatore e nei suoi modi di fare ce ne sono veramente tantissimi, dimostrazione che è un personaggio dotato di una forte caratterizzazione e tratti distintivi. Non vi pare?
Passiamo al lato storia.
Qua bisogna valutare che genere di storia vuoi raccontare, visto che ogni tipologia ha delle sue "regole". Bisogna però sempre avere l'obiettivo di non annoiare lo spettatore. Dalla mia esperienza personale le storie vengono raccontate in tre modi.
A) Metodo diretto, dove la trama ha uno svolgimento lineare. Si parte da un punto di inizio e si arriva ad una conclusione. Ci possono essere dei flashback, dei salti "temporali in avanti" del tipo, un anno dopo, ma lo svolgimento resta lineare. Il 95% dei film segue questo approccio.
B) Partenza a ritroso. Si parte da un momento vicino alla fine dei fatti e tramite un flashback lungo quasi tutta la storia, si racconta tutti gli eventi che hanno portato a quello specifico momento . Secondo me questo tipo di approccio era più usato una volta, molto meno spesso nei tempi recenti. Due esempi su tutti, l'amato e odiato Daredevil del 2003 con Ben Affleck
oppure il leggendario Monkey Island 2
di casa Lucas.
C) Il racconto in parallelo. A memoria questo tipo di approccio l'ho visto usato in maniera massiva solamente nella prima stagione della serie Orfani.
In pratica ogni numero veniva diviso in due sessioni distinte, la prima nel passato, dove si introduceva di norma un personaggio e si mostrava parte del suo addestramento, e l'altra nel presente con i personaggi ormai cresciuti e al centro della guerra contro gli "alieni". Il vantaggio di questo tipo di approccio è dare una caratterizzazione del personaggio basata sui fatti che lo hanno "forgiato". In fin dei conti non si dice: "siamo il risultato delle nostre scelte/azioni/esperienze"? quale miglior modo di dimostrarlo facendone vedere i punti salienti?
Secondo me l'approccio di Orfani è giusto se applicato ad un opera che ha un certo "respiro". Quindi una serie a fumetti piuttosto che un telefilm. In un film questo stile di racconto non ha molto senso perché si toglierebbe tempo ad altri fattori della storia.
Arriviamo quindi a quella che molto spesso è la nota dolente di un'opera, la sceneggiatura.
Lo scopo della sceneggiatura quale deve essere? dare un senso logico allo svolgimento della storia che si vuole raccontare, introdurre e caratterizzare i personaggi, cercando di non perdersi nel finale.
Mi sono accorto che purtroppo molto spesso questa ultima affermazione viene spesso verificata. Un film, una serie, un fumetto, un videogioco partono bene, si evolvono in maniera efficiente ma... si arriva ad un finale di merda, assurdo senza logica, buttato li.
La sceneggiatura di un'opera deve essere coerente con la storia che vuoi raccontare, non deve portare a buchi di trama dove c'è il classico salto "di palo in frasca", deve accompagnare lo spettatore alla fine spiegando e concludendo le varie sotto trame, misteri e quant'altro ha aperto nel corso della storia che viene raccontata.
Chiaramente una buona sceneggiatura deve essere anche funzionale all'obiettivo del media.
Vediamo due esempi, uno di sceneggiatura perfettamente strutturata e l'altra piena di errori. Scontato, ma non poteva essere diversamente, uno dei migliori esempi recenti di sceneggiatura è la serie Breking Bad.
La storia di Walter e Jesse inizia lenta, come dissi all'epoca, però non ha nessun buco nello suo svolgimento. Un lunghissimo film diviso in "62 atti" talmente scritto bene che non necessitava nessun tipo di "riassunto delle puntate precedenti".
Invece veniamo alle note dolenti. Personalmente uno degli esempi più recenti di sceneggiatura "totalmente da riscrivere" è la serie The Event, tanto che ha chiuso dopo un'unica stagione.
Perché? beh semplice per la struttura degli episodi. Ogni singolo episodio è un mischiotto tra presente, passato, presente e passato ancora più remoto.
Si parte da una scena, nel presente e pochi minuti dopo, 5 anni prima. In prima battuta pensai che fosse il classico telefilm con "partenza a ritroso". Invece no, conclusa la spiegazione del flashback si torna al presente, per poi tornare al passato, 7 anni prima questa volta. Io ho avuto il coraggio di vedere tutta la stagione e buona parte degli episodi era un continuo ping pong tra presente e passato creando spesso una confusione assurda. Negli ultimi episodi, probabilmente perché gli sceneggiatori si sono accorti (troppo tardi) dell'errata scelta di narrazione, si torna all'impostazione classica, ma ormai era troppo tardi. Personalmente se lo guardiamo puramente dal lato della storia, secondo me poteva diventare una serie interessante. In fin dei conti metteva in piedi un thriller pieno di misteri. Quindi in questo caso una sceneggiatura pessima ha "corrotto" una storia potenzialmente valida.
Un esempio cinematografico di storia interessante ma sceneggiata "a cazzum" è il film Lucy di Luc Besson sul quale mi dilungai a sufficienza due anni fa ormai.
Un altro film che poteva avere un'idea interessante ma è stato sceneggiato male è Vantage Point: Prospettive di un delitto.
Il tutto verte sul su un summit sulla guerra al terrorismo a cui è prevista la partecipazione del Presidente degli Stati Uniti a Salamanca in Spagna. Poco prima di iniziare il discorso, nella piazza gremita di gente, il presidente viene colpito da un colpo di fucile che genera il caos. A quel punto la storia torna indietro e mostra la prospettiva di otto persone che erano presenti all'accaduto. L'idea come dicevo è interessantem però si vedono troppe volte le stesse scene, le stesse immagini, anche se da inquadrature diverse. Il tutto porta alla verità, però lo spettatore è annoiato a rivedere troppe volte lo stesso momento. Non lo so ma forse un'opera a maggior respiro, magari una miniserie, poteva rendere meglio il tutto.
Ci sono casi, questo specialmente nei telefilm visto il loro lungo protrarsi negli anni, dove si inizia con una buona storia e buoni personaggi, per poi perdersi non sapendo più cosa raccontare.
Esempio lampante? Dexter.
Come forse sapete, il signor Morgan era un personaggio atipico. Sicuramente non era un buono, visto che uccideva, ma da un lato lo faceva a fin di bene, uccidendo solo "chi se lo meritava". Il personaggio nasce dalla penna di Jeff Lindsay e visto il grande potenziale dei romanzi a lui dedicati, viene successivamente convertito in una serie televisiva. La prima stagione seguendo al 90% la trama del romanzo è una bomba, perché mette su schermo un antieroe perfettamente caratterizzato e per il quale non puoi farne il tifo. La stagioni successive si distaccano quasi completamente dalla versione cartacea creando un universo narrativo a se stante. Il punto forte di Dexter è creare un buon connubio tra personaggio e storia, non allungando il brodo, vista la durata di 12 episodi a stagione, e concludendo sempre la trama principale. La quarta stagione personalmente è la perfezione, visto che viene introdotto un antagonista carismatico quanto il protagonista, viene gestita una storia che è un crescente di ritmo e coinvolgimento, dando un finale che è un pesante pugno allo stomaco al telespettatore. Purtroppo però dalla quinta stagione c'è un progressivo calo di ritmo e scelte discutibili nella gestione dei personaggi. Questa curva discendente diventa in poco tempo un crollo verticale arrivando ad una ottava stagione ignobile con un finale che ha fatto "porconare" tanti, non solo me.
Se guardiamo dal lato cinematografico un esempio simile lo abbiamo con la saga di Hunger Games.
Un primo capitolo coinvolgente per quanto la trama di fondo sia similare al manga Battle Royale,
un secondo capitolo superiore al primo e poi il capitolo finale, diviso in due parti, che porta ad un finale forse troppo forzato e chi mi ha lasciato un po' così.
Spero di sbagliarmi ma è una cosa che succederà anche con la saga di Maze Runner.
Un primo episodio fantastico, pieno di quesiti e misteri, per passare ad un secondo capitolo che perde molto di quel fascino.
Fortunatamente ci sono esempi di storie che migliorano con il procedere degli eventi e si concludono in maniera ottimale.
Due esempi su tutti, Under The Dome
e Limitless.
La prima è senza dubbio una delle migliori serie che ho seguito negli ultimi anni. Personaggi ben caratterizzati, misteri, svolgimento della storia coinvolgente e una conclusione che chiude tutti i misteri ma lasciava una porticina aperta per un possibile seguito.
Limitless invece è l'esempio che un buon film può essere espanso in una buona serie televisiva pur cambiando i protagonisti. Se il film era incentrato infatti sulla figura di Eddie Morra (Bradley Cooper) e sul suo radicale cambio di vita tramite l'assunzione dell'NZT, la serie si concentra sulla figura di Brian Finch (Jake McDorman). Se da una parte l'idea di fondo sia la stessa del film la vera forza di Limitless, specialmente nella seconda metà della stagione, è far ricredere lo spettatore sulla figura di Morra e sulle sue reali intenzioni. Purtroppo dopo una sola stagione la serie chiude, però non vengono lasciati punti in sospeso a livello di trama.
Un'altra serie che merita menzione, per la trama un po' diversa dal solito che però ha chiuso dopo un'unica stagione lasciando anche qualche dubbio è Flashforward.
« Il 6 ottobre, il pianeta è andato in black-out per due minuti e diciassette secondi. Tutto il mondo ha visto il futuro. »
Queste le parole di introduzione agli episodi. Personalmente l'ho trovata una serie piena di suspense e mistero. Tutto viene risolto e rivelato, ma la fine lascia qualche dubbio. Sono sicuro che era un telefilm che non poteva continuare in eterno, però una seconda stagione per chiudere meglio alcuni punti in sospeso ci stava.
All'inizio si parlava del fatto che non sempre buona storia e personaggi ben caratterizzati debbano sempre convivere in un'opera di qualsiasi genere.
Vediamo due esempi su tutti:
Personaggi che battono storia, senza dubbio Colpa Delle Stelle.
E' inutile negarlo, chi ha visto il film ha fatto per forza il tifo per Hazel Grace Lancaster e Augustus Waters e la loro storia d'amore. Entrambi ben caratterizzati e carismatici ai quali, obiettivamente, era molto difficile non affezionarsi. La storia se la guardiamo bene è molto semplice, visto che racconta alcuni mesi della vita dei due ragazzi. Il tutto viene narrato sempre con la giusta leggerezza ricordando però sempre allo spettatore la condizione di criticità dei due protagonisti.
Se guardiamo altri esempi di personaggi che battono la storia continio a ribadire che gli anni '80 sono stati una fucina interminabile di eroi.
Per onore di menzione non si può non citare la coppia Bud Spencer e Terence Hill e i loro film infarciti di risate e scazzottate (anche se molti dei loro film famosi sono degli anni '70).
Come sapete il "gigante buono" ci ha lasciati qualche giorno fa e mi sembrava doveroso per lo meno citarlo in questo excursus sui film.
In tempi più recenti citerei solo i film con protagonista Jackie Chan, eroe degli "action movie spensierati" sulle arti marziali. I suoi film non sono mai "elaborati" a livello di trama ma mettono sempre sullo schermo un protagonista carismatico che ti resta impresso. Secondo me il suo miglior film è Rush Hour: due mine vaganti, quando ha fatto coppia con il logorroico Chris Tuker.
Quello è un ottimo esempio di film di entertaiment che mette sullo schermo una coppia abbastanza atipica. Magari non è un film memorabile però diverte e lo rivedi volentieri.
Personalmente un altro attore che trovo abbia creato molti film di puro entertaiment è Adam Sandler.
Moltissimi a Hollywood l'anno sempre criticato e molto spesso i suoi film gli hanno spesso fruttato critiche non troppo positive. Però personalmente i suoi film, per lo meno quelli comici, mi hanno sempre divertito e anche quel Pixel del 2015 che gli ha dato la candidatura come peggior attore protagonista, pur con qualche buco di sceneggiatura, mi ha fatto passare una spensierata ora e mezza.
Ditemi quello che volete ma preferisco un film piacevole che mi strappi qualche risata piuttosto che un mattone che mi faccia addormentare o che non mi dica nulla.
Volete degli esempi? beh ma andiamo anche su terreno fresco, visto che li ho visti di recente.
Parliamo di Lei (Her)
del 2013 e di Lost In Translation
del 2003. Questi sono gli esempi di due film che PER ME, non funzionano. Perchè? per il semplice fatto che mi hanno annoiato, ma da morire.
Vediamoli singolarmente partendo da Her. Siamo in un futuro non troppo lontano dove i computer diventano sempre più fondamentali nelle nostre vite. Il protagonista che, come diceva anche il Dottor Manhattan è Maurizio Nichetti,
uno scrittore di bigliettini. Solitario, vive una vita ordinaria scottato dal divorzio con la moglie. Un giorno, grazie ad una pubblicità decide di acquistare il nuovissimo sistema operativo OS 1 un'intelligenza artificiale senziente che si evolve adattandosi alle esigenze del cliente. Chiaramente Maurizio.... scusate Theodore (il protagonista) sceglie l'interfaccia femminile chiamandola Samantha e iniziando a chiacchierare con lei. Idea originale, lo ammetto, ma porca troia in due ore di film non succede una madonna. Lui va al lavoro, dialoga con Lei, chiacchierano del più e del meno, della sua giornata in ufficio e delle varie cose della vita. I due diventano sempre più intimi tanto che lui perde letteralmente la testa per la voce del computer. Però la storia è piatta, piatta cazzo!!!. I due personaggi li trovati anonimi, non mi sono affezionato minimamente a loro, per me Lei poteva prendere un mega virus e lui morire sotto un tram che non mi avrebbe fatto ne caldo ne freddo. Noia, noia e noia. Ho visto la fine? si solo per curiosità.
Analogo il discorso per Lost In Translation. La storia di sto tizio famoso americano, ma ormai al declino della sua carriera, che si trova in Giappone per girare degli spot su un whisky. Lui non capisce minimamente il giapponese e si trova sballottato tra un set e un talk show, finché conosce sta ragazzina (Scarlett Johanson) che è americana e quindi si fanno compagnia a vicenda. Anche qua anonimato assoluto, storia piatta dove non succede nulla per quell'ora e mezza. Nessun colpo di scena, nessuna trovata per svegliare il pubblico, nessuna battuta. Boh mi domando come abbia fatto a diventare famoso stò film.
Personalmente preferisco qualcosa di sperimentale che magari non sarà ricordato negli annali però tenta qualcosa di diverso. Tempo fa vi parlai di Hardcore che, per me, va visto solo perché è girato in prima persona. Pur non creando nulla di sconvolgente era un film che non mi ha rotto il cazzo per l'ora e mezza di durata. Qualche battuta, un coprotagonista abbastanza bizzarro, un cattivo sicuramente insulso, però qualcosa di diverso dal solito.
Altro esempio di sperimento è il film Buried (2010) con Ryan Reynolds.
Film che secondo me ha speso il budget nel solo protagonista. La storia viene raccontata dall'interno di una bara dove il camionista Paul Conroy si risveglia improvvisamente sepolto vivo. La forza nel film, per come l'ho vista io, è capire chi lo aveva seppellito, il perché ma soprattutto se si salverà. Infatti a Paul viene lasciato un telefono cellulare e dovrà cercare di farsi trovare prima che finisca l'aria. Anche qua niente di memorabile, però va premiata l'idea. Tutto è girato in presa diretta e il tempo del film è anche il tempo che ha disposizione il protagonista per cercare di uscire. Nel film non ci sono scene d'azione non c'è proprio quasi movimento, visto che il protagonista è bloccato all'interno della bara. Il tutto è basato sulla tensione che mano a mano sale, perché forse sai che Paul non ne uscirà vivo. Sarà così?
Forse vi chiederete perché all'inizio parlavo anche di videogiochi. Perché, specialmente in tempi recenti, le regole di realizzazione devono essere più o meno le stesse di un film/serie.
Anche in questo caso bisogna sempre tenere conto dell'obiettivo del gioco. Vuoi raccontare una storia o vuoi solo intrattenere? Una volta bastava la seconda, oggi vale molto più la prima. Perché personaggi come Sonic o Mario
sono rimasti nel cuore di tutti? perché ci hanno divertito e continuano a divertirci tutt'oggi se ne iniziamo una partita. Perché altri giochi dello stesso genere funzionavano non ci sono rimasti così impressi? perchè spesso erano copie che non avevano un protagonista che restava impresso e il gameplay era un classico "more of the same".
Ci sono titoli che hanno affascinato per la loro storia pur avendo una scelta di gameplay discutibile. L'esempio perfetto è il primo Assassin's Creed.
A livello di gioco era la noia. Vai in città fai le due tre missioni secondarie, uccidi tizio. Torna alla base, nuova città e si ricomincia. Quindi perché ha avuto seguiti? per la storia. Sia della vita di Altair ma tutti, secondo me, volevamo sapere cosa c'era dietro al rapimento di Desmond Miles, non negatelo. Poi è innegabile che i seguiti erano decisamente più variegati divertenti da giocare.
Poi ci sono quei titoli che sono rimasti pietre miliari negli annali. Due esempi su tutti. Pariamo da quei Monkey Island (escludendo quel quarto "Fuga da Monkey Island") che tanto ci hanno divertito negli anni '90. Personaggi bizzarri, partendo dal protagonista, storia semplice ma piena di ironia e molto spesso follia. Gameplay da classica avventura grafica con scelte molto particolari, come ad esempio la sfida di spada ad insulti.
.
L'altro esempio? beh il Final Fantasy per eccellenza, il numero 7.
Guardate questo video dell'E3 2015 quando venne annunciato il remake. Serve altro?
Quindi perché un film/serie/videogioco funziona? Per i protagonisti che devono essere sempre caratterizzati a dovere. Ma deve esserci anche una storia a sostenerli che può essere semplice ma deve essere raccontata in modo da attirare lo spettatore. La sceneggiatura deve mettere insieme protagonisti e storia cercando di non creare buchi o sbilanciamenti nel racconto incentrandosi su una parte e semplificando l'altra. Bisogna arrivare ad un finale, che sia coerente con la storia, che risolva tutte le sotto trame. Va bene qualsiasi finale sia esso un lieto fine oppure un pugno nello stomaco allo spettatore. L'importante che sia ben raccontato.
Ci si potrebbe soffermare su moltissime altre opere, film, telefilm giochi che mi hanno tenuto letteralmente incollato, di come alcune continuano ad essere prodotte non cambiando minimamente la loro formula per decenni (Don Matteo ad esempio?), però rischierei di non arrivare mai ad una conclusione ed essere io stesso fonte di noia, se non l'ho già fatto.
Quindi abbiamo visto che a volte serve poco per rendere piacevole un'opera, l'importante è non annoiare chi sta dall'altra parte, evitando di credersi dio in terra come la gente che finisce a Cannes, giusto per dire, creando quei mattoni assurdi che piacciono solo ai critici di alto livello e che non ricorda nessun altro. Bisogna anche saper evitare di cadere nel banale o ripetitivo come il '90% del cinema italiano.
Meglio creare una storia semplice, ben sceneggiata e ben raccontata. Meglio tentare qualcosa di diverso, piuttosto che cercare di strafare quando non si sa fare.
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sabato 18 giugno 2016
Il caos del multiverso rovina il Velocista Scarlatto
Questi ultimi mesi sembrano una continua delusione. Ormai sono tre post, X-Men Apocalisse prima, il Duca poi (anche se è un gioco ormai datato), e l'altro giorno coi Quattro Cavlieri di Now You See me 2 .
Oggi cambiamo argomento, visto che ci spostiamo sulle serie televisive, ma il trend resta invariato. Parliamo della seconda stagione di The Flash conclusa settimana scorsa (10/06/2016) su Italia 1.
Come forse ricorderete, l'anno scorso restai molto affascinato e lodai la serie con protagonista Grant Gustin , tanto che dopo l'ultimo episodio l'hype era alle stelle. E quando finalmente, a inizio gennaio, Italia 1 annunciò l'inizio dei nuovi episodi, era innegabile, avevo la bava alla bocca.
Volevo vedere cosa sarebbe successo dopo l'apertura della breccia della singolarità e cosa avrebbe introdotto questa seconda stagione. In fin dei conti, per lo meno per i fan del velocista, le novità erano molte. A partire da due nomi fondamentali per la storia di Flash.
Prima di continuare, facciamo una precisazione per chi non ha visto la stagione. Da questo momento in poi sarà SPOILER. Qua non ci si può trattenere nell'evitarli per alcune analisi che voglio portare avanti.
Quindi avvisati!!!
Bene, procediamo. Chi ha letto i rumors sapeva benissimo che in questa seconda serie sarebbero stati introdotti Jay Garrick e Wally West rispettivamente il primo (quello della Golden Age) e il terzo Flash, quest'ultimo nipote di Iris West e di Barry.
Sarò sincero, la cosa mi piaceva, c'è stato un periodo storico della storia di Flash dove i velocisti formavano una vera e propria famiglia, sia con legami di parentela, sia di profonda amicizia. Per cui se la cosa fosse stata gestita con criterio, non sarebbe stata un'idea sbagliata.
Come dici?
Scusa hai ragione Paolo, mi sto dilungando come al solito.
Quindi arriviamo al primo episodio "L'uomo che ha salvato Central City" . Sono passati sei mesi dall'apertura della singolarità e Flash ormai è diventato l'eroe della città, tanto che gli hanno dedicato un cappuccino speciale, merchandise di vario genere, ed è stato invitato per ottenere le chiavi della città.
Ma cosa è successo dopo che Barry si è lanciato per chiudere la breccia? Il tutto ci viene raccontato in un flashback che ci mostra Flash che non riesce a chiudere la singolarità e viene aiutato da Firestorm,
l'entità formata da Ronald “Ronnie” Raymond (Robbie Amell)
e da Martin Stein (Victor Garber).
Tramite il loro aiuto riesce nell'impresa ma Ronnie muore nell'impresa. Da quel giorno Barry decide di sciogliere il Team Flash e di lavorare da solo.
E' inutile che prosegua nella spiegazione dettagliata dell'episodio, la cose fondamentali da marcare sono tre.
1) Henry Allen (John Wesley Shipp)
viene scagionato dall'omicidio della moglie Nora.
2) Viene nominato il "Villain" principale della serie, Zoom.
3) Appare un uomo che dice di conoscere il segreto di Barry e di chiamarsi Jay Garrick (Teddy Sears).
Dal che, in finale di puntata scrissi con "francesismo" uno scaramantico Tweet:
Welcome to DC multiverse!!!!
Mi raccomando evitiamo di fare puttanate come nei fumetti che dopo non "se capise na sborada"
#TheFlash
Mai previsione fu più azzeccata....
Però nel secondo episodio della serie, proprio per l'introduzione di Jay e proprio per l'inizio del Multiverso, le citazioni fumettistiche si sprecavano tanto che la scena finale era l'omaggio a quel "Flash dei due mondi" che dava anche nome all'episodio.
Estasi pura, per me, fino a quel momento, avevano vinto tutto.
Ma poi....
Eh già, col passare degli episodi si inizia a perdere colpi. Vengono prima di tutto richiamati i fratelli Snart, Leonard A.K.A. Captain Cold (Wentworth Miller)
e Lisa/Golden Glider (Peyton List),
in un episodio abbastanza trascurabile. La loro funzione era quella di ripescarli per poi spostarli, Cold per lo meno, nella serie spin-off di Flash, Legend Of Tomorrow (che non ho visto e mi ispira poco e un cazzo).
Da li, si passa da episodi interessanti, dove viene mostrato per bene il Villain Zoom, a "cose a caso".
Il primo esempio delle cose a caso è l'introduzione del nuovo Firestorm. Martin Stein nel corso degli episodi inizia a soffrire perchè le sue cellule erano legate a quelle di Ronnie e la loro "mancanza di fusione" rende il professore instabile. Ok, questo mi può star bene, però nel giro di un lampo non solo trovano un nuovo possibile Firestorm, ma addirittura due. Che poi uno si rivela malvagio e bla bla bla. A fine episodio il nuovo Firestorm vola via e non si vedrà più.
Ok.... cose a caso....
Ma i problemi non sono nel singolo episodio in questione, di minchiate e episodi discutibili ne abbiamo visto anche nella prima stagione e non ci siamo spaventati.
Infatti negli episodi successivi al "nuovo Firestorm", si ritorna al classico Flash che abbiamo amato. Rivediamo Gorilla Grood, come dicevamo prima viene dato un volto a Zoom, appaiono nuovi meta umani da Terra-2 da sconfiggere, rivediamo gli episodi cross series tra il velocista e l'arciere di smeraldo. Tutto nella norma e tutto quello che volevamo vedere.
In questi episodi viene re-introdotto il professor Harrison Wells (Thomas Cavanagh),
quello vero (quello della prima stagione era Eobard Thawne che aveva preso le sembianze di Wells), proveniente sempre dalla Terra parallela. Diciamo che ci può stare, un po' forzato, ma lo lasciamo passare visto che ha una logica. Nel corso del tempo verrà introdotta anche la figlia di Wells, Jesse (Violett Beane),
che tornerà utile in seguito.
Le vere magagne vengono dopo, secondo me dall'episodio 11 "Il ritorno dell'Anti-Flash" . E qua, come potete immaginare ritorna il vero Eobard Thawne/Antiflash. Giustamente anche Barry non riesce a capire come sia possibile che esista ancora visto che Eddie Thawne (suo lontano antenato) si era tolto la vita per eliminarlo. Wells gli spiega che Eobard viene dal futuro quindi tecnicamente la sua linea temporale non può ancora essere cancellata dato che non è ancora iniziata, e che la forza della velocità lo ha salvato grazie ad una linea temporale residuale, infatti questo non è lo stesso Eobard Thawne che Barry e i suoi amici hanno conosciuto.
Grande Giove, non ho capito un cazzo. Io non capirò tanto dei viaggi nel tempo per quanto ne abbia scritto un articolo all'epoca , però se la tua linea temporale non può esistere, perché i tuoi antenati sono morti, tu non esisti, fine delle trasmissioni.
Dico bene Dottori?
Comunque segnatevi la frase "linea temporale residuale" perché ci tornerà utile.
Escludendo i paradossi temporali assurdi, Thawne tornerà nel suo futuro per una serie di conseguenze dell'episodio e non si vedrà più.
Secondo me da quel momento... IL CAOS. Mi possono star bene i due episodi ambientati su Terra-2 dove Barry, Cisco e Wells vanno nella Terra parallela per capire come fermare Zoom. Qui vedranno i loro doppelganger (le loro versioni alternative) e il trio verrà, nel bene o nel male, coinvolto nelle loro vite. E fin qua, nulla da obiettare. Usi gli stessi attori due volte per fare due personaggi, mostri il classico "what if" che piace tanto a noi fumettari e ci sta tutto. Tra l'altro verrà introdotto un personaggio misterioso nella base di Zoom, un uomo con una maschera di ferro.
No, non è Leonardo Di Caprio.
Ma poi, finalmente decidi di togliere la maschera a Zoom... e chi c'è sotto?
Ostia, ma è Jay Garrick che, tra l'altro, ha appena ucciso se stesso.
Come è possibile?
"linea temporale residuale"
Ok... continuo a non capire... tanto più adesso che uccidi te stesso....
Negli episodi successivi verrà spiegato che Jay Garrick è solo il "nome di facciata" che si è dato Hunter Zolomon per dare una speranza agli abitanti di Terra-2 interpretando Flash e giocando a fare l'eroe.
Quindi Hunter in pratica era sia il buono vestito come il primo Flash della golden age, sia il cattivo nei panni di Zoom.
E fin qui può avere un senso, ma porco giuda non puoi ficcarmi sta cosa della "linea temporale residua" senza spiegarmi nel dettaglio che cazzo stai dicendo. O meglio, nell'ultimo episodio si cerca di spiegare il tutto ma... "è troppo complicato, lasciamo perdere".
NO CAZZO!!! devi spiegarmelo se metti sta stronzata.
Da quel momento la serie racconta il nulla cosmico. Appaiono nemici random che vengono battuti in tre nano secondi, dialoghi interminabili nella ritrovata famiglia West, dove prima ritorna la madre di Iris ormai morente, e successivamente appare Wally (Keiynan Lonsdale),
che però in questo universo narrativo è fratello di Iris.
E giù pianti, riavvicinamenti, gelosie e infine tutti amici e fratelli.
Cazzo, ma è una telenovela? e l'azione il combattimento? boh, sparito. Basta vedere l'episodio dove viene introdotto King Shark,
la versione DC degli Street Sharks,
che viene fermato da una pistola tranquillante la prima volta e battuto veramente in due minuti nell'episodio dove è "protagonista".
Vi giuro, al regista dell'episodio doveva stare sul cazzo il personaggio per trattarlo così malamente. Mi ha ricordato il trattamento che riservava Brian Michael Bendis allo Shocker nell'Ultimate Spider-Man,
dove faceva la figura del nemico di serie Z che veniva battuto in due vignette e sbeffeggiato da chiunque.
Che poi, in un fumetto mi può star bene come ragionamento, in una serie eviterei ste cagate visto poi che il personaggio non era male visivamente a schermo.
Arriviamo finalmente agli ultimi episodi dove si intravedeva un barlume di speranza. Barry per salvare Wally da morte certa, perde i poteri e li cede a Zoom. Conscio che la città abbia bisogno di Flash e dopo vari ripensamenti, decide di seguire l'idea quasi assurda di Wells. L'unico modo per riavere i poteri è ricreare l'incidente dell'acceleratore.
E qui Barry viene apparentemente disintegrato dall'incidente. E quella replica dell'incidente buttò le basi per i comprimari di una terza stagione. Indovinate chi viene travolto dall'onda d'urto dell'incidente? Bravissimi, Wally ovviamente anche Jesse. Ma lei cosa centra? e se vi dicessi che il padre la chiama amorevolmente Jesse Quick?
Comunque, lasciamo perdere il futuro e torniamo a Barry che ovviamente non era morto ma era "entrato" nella Forza della Velocità. Questo episodio mi è piaciuto parecchio, la Forza della Velocità è sempre stata rappresentata come un'entità fondamentale nell'universo DC e per i suoi velocisti. Dagli una forma, essere il motore e dare delle motivazioni per ridare i poteri a Barry, ci stava bene.
Quindi Flash è pronto per lo scontro finale, tanto che “rinato” dalla Forza della Velocità si crede invincibile. Zoom però gli fa rimettere i "piedi per terra" uccidendo il padre davanti agli occhi. Barry è furioso ma pur essendo riuscito a sconfiggere Zoom non riesce ad ucciderlo.
Poco male, apparirà un altro Zoom che ucciderà se stesso. Non chiedetemi come, lo sapete già...
"linea temporale residuale" (potrei farne un meme)
E via per la vera sfida finale.... una corsa? Il buon Zoom sfida Barry in una corsa per attivare il magnetar, una specie di ruota per criceti gigante che attiva un'onda d'urto che ha lo scopo di distruggere il multiverso.
E da quel momento le minchiate più assurde. Flash usa la "linea temporale residuale" per creare una seconda versione di se stesso che lo aiuta a sconfiggere Zoom, questo viene sconfitto e il Flash residuo muore per fermare la ruota per criceti.
Zoom sbeffeggia Flash perché sa che non ha il coraggio di ucciderlo, ma Barry se ne va dicendogli che non serve. Infatti appaiono dei fantasmi, gli spettri della velocità, che portano via Zoom perché ha infranto le regole della velocità.
La maschera di ferro viene tolta e chi c'è sotto?
NO!! non è Leo, ma il vero Jay Garrick uscito niente popò di meno che da Terra-3 e che ha l'aspetto di... Henry Allen. E qua la scena dove il vero Jay rimette il costume di Flash mi è piaciuta perché è simbolica, visto che John Wesley Shipp ritorna a vestire i panni di Flash dopo 26 anni.
E tutto sarebbe finito per il meglio... solo che.... Barry, sconvolto per aver perso entrambi i genitori, decide di tornare al giorno della morte della madre e di fermare l'Antiflash, azzerando, probabilmente tutta la continuity.
Non vi dico le bestemmie e le maledizioni che ho mandato agli sceneggiatori.
Come cazzo fai a pensare ad un finale del genere? Specialmente perché due episodi prima avevi fatto capire a Barry che la morte della madre, per quanto dolorosa, era quasi necessaria per plasmare l'eroe?
Capivo se tornava indietro e salvare Henry. Ma ascoltate me, John Wesley Shipp tornerà nella terza stagione come Jay Garrick e diventerà, come nei fumetti, mentore di Barry. Che ha un senso, non lo metto in dubbio, ma evitate di fare cose a caso.
Quindi no, questa seconda stagione di The Flash è un'obrobrio. Cose a caso, multiversi random, azioni spiegate alla "membro di segugio" la "linea temporale residuale" usata per ogni cosa.
Potevano farla mooolto più semplice e logica. Hai aperto il multiverso? bene, hai mille mila nuovi metaumani da sconfiggere. Quindi un sacco di episodi alla Smallville con il cattivo della settimana. Vuoi che Zoom sia un doppiogiochista? perfetto, fallo apparire quando non c'è "Jay" in campo, con la supervelocità era banale, e evitavi la stronzata della "linea temporale residuale" .
Vuoi ripescare l'Antiflash? ottimo, crea un banale paradosso temporale e evita che muoia così, volendo, ripescavi anche Eddie.
Vuoi che John Wesley Shipp sia nuovamente Flash? la scelta fatta ci stava anche, ma bastava far sparire Henry che riappariva ogni tanto e usavi John principalmente come Flash.
Ma devo spiegarvele io queste cose? non mi sembrano cose difficili da pensare. Ma invece no, incasiniamo tutto che tanto agli spettatori digeriscono tutto, basta che siano i supereroi sullo schermo.
Quindi, in conclusione, non ci siamo. Guarderò una terza serie? si, solo per vedere le minchiate che faranno, ma se andiamo avanti così abbandono tutto come farò con Arrow.
martedì 14 giugno 2016
I Quattro Cavalieri perdono la loro magia
Lo sapevo ancora prima di sedermi in sala. Lo sapevo che questo sequel non aveva troppo senso di esistere. In fin dei conti era già successo, ma andiamo con ordine.
Bentornati, parliamo ovviamente di cinema e di Now You See Me 2 uscito il 9 giugno di quest'anno.
Come molti sapranno il primo capitolo mi è piaciuto tantissimo, tanto che ho preso il titolo anche in DVD. Probabilmente se avessi fatto la mia top/flop cinema nel suo anno di uscita (2013) sicuramente sarebbe arrivato in cima.
Poi purtroppo, un po' alla volta, iniziano a trapelare rumors su un possibile seguito. Al che ti domandi perché debba essere fatto. Il film è già perfetto così e, proprio per come finisce, non aveva bisogno di un sequel. Però si sa, ad Hollywood probabilmente non hanno più idee, per cui vanno a pescare film di successo e tentano inutilmente di farne un seguito forzato che però non ha il fascino dell'originale.
Sicuramente non è da adesso, intendendo gli ultimi dieci anni, che il cinema copia, ricopia e forza sequel nel tentativo di "sbarcare il lunario", però nell'ultimo periodo si è forzato un po' troppo la mano.
Ma focalizziamoci sul film e vediamo cosa non mi ha convinto.
Chiaramente SPOILER per chi non avesse visto il primo capitolo.
E' passato un anno dall'ultimo numero dei 4 Cavalieri. Arthur Tressler (Michael Caine)
ha perso la sua fortuna e Thaddeus Bradley (Morgan Freeman)
è stato incastrato come complice della squadra di illusionisti.
Dylan Rhodes (Mark Ruffalo)
ha rivelato al gruppo la sua vera identità e li ha fatti entrare nell'Occhio, una società segreta composta da abili illusionisti che usavano i loro trucchi per rubare ai ricchi e dare ai poveri.
Una delle prime cose che stona, almeno per me, è che i 4 Cavalieri sono in realtà 3. Infatti Henley Reeves (Isla Fisher)
non fa più parte della squadra. Nel film verrà spiegato in due parole del perché si sia allontanata dalla squadra.
Personalmente penso che non avere tutto il cast originale, specialmente nelle figure dei quattro protagonisti, era già un sintomo per evitare di fare un seguito.
Posso essere d'accordo che nel primo film i "quattro eroi" erano anche i personaggi meno caratterizzati, per lo meno rispetto a Dylan o Thaddeus. Però è anche vero che avevano una storia, venivano scelti per le loro abilità, venivamo mostrati i numeri che li facevano selezionare per l'impresa e infine venivano invitati ad entrare nell'Occhio.
Quello che volete ma Lula May (Lizzy Caplan)
entra nei Cavalieri "perché mancava una donna nella squadra". Non prendetemi per sessista, però seguite il mio ragionamento. Nel primo film ognuno dei Cavalieri veniva vigilato in ogni numero. Per ognuno veniva mostrata la sua abilità e successivamente reclutato. Di Lula invece cosa vediamo? un numeretto di illusionismo a casa di J. Daniel Atlas (Jesse Eisenberg)
ma poche scene dopo Dylan l'aveva già promossa nella squadra e addirittura come membro dell'Occhio.
Non lo so, è una cosa che ho visto molto forzata.
Escludiamo questo problema e andiamo avanti. Vediamo un attimo, qual era la parte che affascinava del primo film? Bravi, i numeri di illusionismo, la loro spiegazione, e tutti i colpi di scena che portano al finale e al "rimontare" il puzzle generale della storia.
Qua invece cosa abbiamo? poco, forse pochissimo del fascino iniziale. La prima metà del film ha lo scopo di mettere giù le basi del colpo, spiegando l'obiettivo, ed eseguendo il numero di "ritorno alle scene dei Cavalieri". Che poi, come abbiamo visto, gran numero non è. Lo scopo è introdurre il "villain" della storia che, personalmente non mi è piaciuto. Per il momento non dirò di chi si tratta, per non fare spoiler a chi il film non l'ha visto, ma faremo delle considerazioni tra poco in una sessione dedicata.
La seconda metà invece è incentrata sulle fasi del colpo per rubare e rivelare al mondo intero l'esistenza del microchip che potrebbe controllare l'intera popolazione tramite telecamere, smartphone e tutta la tecnologia in commercio.
In alcuni punti si cerca anche di scavare un pochino più a fondo sull'incidente di Lionel Shrike (padre di Dylan) e del perché sia successo l'incidente.
Il film in se non è brutto, sono due ore che passano bene senza annoiare, il problema è che questa pellicola non ha il fascino del primo capitolo. Non so come spiegarvelo ma il primo Now You See Me spiegava la storia facendo stupire lo spettatore, facendo vedere un numero di illusionismo spesso "impossibile" e successivamente sviscerandolo, spiegando quello che c'era sotto.
Molti colpi di scena, specialmente quello finale della rivelazione di Rhodes ai Cavalieri, fa stupire (almeno a me a fatto questo effetto) chi sta’ seguendo il film che, solo alla fine, finisce di costruire tutto il puzzle della trama che ha visto finora.
Alla fine tutto viene spiegato per filo e per segno, senza lasciare dubbi, perplessità e evitando possibili "ma, se...".
Personalmente così devono essere fatti i film.
Questa seconda pellicola invece ha delle scelte sbagliate e delle forzature che non mi sono piaciute.
Ma qua entriamo nella parte
<SPOILER>
Ok cominciamo dal peggiore della combriccola, quel Walter Mabry (Daniel Radcliffe A.K.A. Harry Potter)
che, di fatto, è il "villain" del gruppo.
Spiegatemi la sua utilità. Viene introdotto come un Bill Gates/Kevin Mitnick (un famoso Hacker), ma a livello di trama appare in pochissime scene. Recluta "forzatamente" i 4 Cavalieri per recuperare il microchip e poi resta a guardare lo svolgimento del "compitino". Poi più che un genio informatico mi è sembrato uno psicopatico, vedi le scene dove mostra le foto con i Cavalieri addormentati. Boh, sarà che ero contrario alla sua presenza, secondo me forzata esclusivamente perchè era Harry Potter e centrava con la magia, però mi è sembrato inutile.
L'altro "villain", Arthur Tressler, ha la stessa utilità che aveva nel primo film.... nessuna. Cacchio hai un attore importante come Michael Caine, usalo!!. Nel primo film era giusto lasciarlo come spettatore inerme del piano dei Cavalieri. In questo sequel aveva senso sfruttarlo al meglio proprio perchè deve vendicarsi dello smacco della precedente pellicola.
Fai vedere la costruzione del piano, magari tramite flashback per esempio.
Non so l'ho visto molto come il classico mafioso, che dice "uccidili" e non fa altro.
Unico punto a favore restano le scene "d'azione"/illusionismo.
Da una parte la missione di recupero del chip con tutti gli spettacolari scambi tra i protagonisti per farlo uscire dal bunker.
Dall'altra lo spettacolo "diversivo" in preparazione del numero finale. In particolar modo il numero di Atlas, tra l'altro spoilerato nel trailer, con i giochi d'acqua e la sparizione finale. Quei numeri "da strada" mi hanno ricordato molto Dynamo,
l'illusionista inglese che stupisce la gente che trova nei suoi spettacoli improvvisati.
Anche il colpo finale sull'aereo ha il suo fascino, facendo credere, anche se solo per un attimo, che i Cavalieri fossero veramente spacciati.
che, di fatto, è il "villain" del gruppo.
Spiegatemi la sua utilità. Viene introdotto come un Bill Gates/Kevin Mitnick (un famoso Hacker), ma a livello di trama appare in pochissime scene. Recluta "forzatamente" i 4 Cavalieri per recuperare il microchip e poi resta a guardare lo svolgimento del "compitino". Poi più che un genio informatico mi è sembrato uno psicopatico, vedi le scene dove mostra le foto con i Cavalieri addormentati. Boh, sarà che ero contrario alla sua presenza, secondo me forzata esclusivamente perchè era Harry Potter e centrava con la magia, però mi è sembrato inutile.
L'altro "villain", Arthur Tressler, ha la stessa utilità che aveva nel primo film.... nessuna. Cacchio hai un attore importante come Michael Caine, usalo!!. Nel primo film era giusto lasciarlo come spettatore inerme del piano dei Cavalieri. In questo sequel aveva senso sfruttarlo al meglio proprio perchè deve vendicarsi dello smacco della precedente pellicola.
Fai vedere la costruzione del piano, magari tramite flashback per esempio.
Non so l'ho visto molto come il classico mafioso, che dice "uccidili" e non fa altro.
Unico punto a favore restano le scene "d'azione"/illusionismo.
Da una parte la missione di recupero del chip con tutti gli spettacolari scambi tra i protagonisti per farlo uscire dal bunker.
Dall'altra lo spettacolo "diversivo" in preparazione del numero finale. In particolar modo il numero di Atlas, tra l'altro spoilerato nel trailer, con i giochi d'acqua e la sparizione finale. Quei numeri "da strada" mi hanno ricordato molto Dynamo,
l'illusionista inglese che stupisce la gente che trova nei suoi spettacoli improvvisati.
Anche il colpo finale sull'aereo ha il suo fascino, facendo credere, anche se solo per un attimo, che i Cavalieri fossero veramente spacciati.
</SPOILER>
Ma quindi, vale la pena vedere questo film?
Personalmente no. Questo sequel non serviva, ha solo lo scopo di cercare di portare in sala chi ha amato il primo capitolo e di replicarne la fortuna. Purtroppo, pur non essendo un brutto film, non ha quel fascino e lo stile della prima pellicola. Leggendo sull'Internet si parla addirittura di un terzo capitolo che, per lo meno al cinema, non andrò a vedere.
Non so, ma questa operazione di sequel forzato l'ho vista molto sullo stile di Ocean's Eleven,
film che per molti versi ho sempre paragonato a Now You See Me. Il primo Ocean era un bellissimo film, ben scritto, ben diretto e molto coinvolgente. Si era parte del colpo al casinò, molte scene venivamo mostrate e solo successivamente veniva "svelato il trucco".
Ocean's Twelve invece non aveva senso di esistere, e infatti risulta un film vuoto. Il Thirteen cerca di ritornare allo stile del primo, riuscendoci in parte, però diventando una semplice copia senza troppo stile.
Io ho paura che un Now You See Me 3 rischi veramente di seguire questo iter.
Quindi Hollywood, evita di fare sequel forzati sminchiando inevitabilmente dei film che sono stupendi già così.
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