domenica 6 agosto 2023

LOST POST, L'era di Tumblr: 37 - Una frusta leggendaria tramandata nei secoli


PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 09/10/2014

Un uomo leggendario dotato della sua frusta invincibile. Come dite? si parla di Rocco Siffredi? cacchio che maliziosi, comunque no, stavo parlando di Simon Belmont il personaggio simbolo della saga di Castlevania.
Però oggi non vi parlerò della saga nel suo complesso, anche perchè non ne avrei le conoscenze necessarie.
Vi parlerò di uno dei tanti capitoli del brand, direttamente collegato al primo titolo che giocai della saga. Stiamo parlando di Caslevania: Portrait of Ruin uscito per Nintendo DS nel tra la fine del 2006 in Giappone e il primo trimestre del 2007 nel resto del mondo.

Come dite? ancora un titolo ormai vecchio? eh ragazzi attaccatevi, io l'ho comprato quasi per caso un mese fa, per cui ve ne parlo ora (anche perchè come avrei fatto visto che non ci avevo giocato?).

Devo essere sincero, la saga di Castlevania mi ha sempre affascinato però, come successe un po' per quella di Megaman, riuscii ad esperienziarla solamente in momenti molto successivi all'uscita, visto che erano privilegio della grande N e delle sue console. Però nel 1994 qualcosa cambia. Venne annunciato un titolo completamente nuovo sviluppato per l'allora ammiraglia di casa Sega, il Megadrive, che introduceva non uno, ma ben due nuovi protagonisti. Esce infatti Castlevania: The New Generation (o Bloodlines nella versione americana). 

 

1897, la lunga battaglia fra l'umanità e Dracula giunse al termine, poiché il conte venne messo all'eterno riposo da Quincy Morris, un discendente della famiglia Belmont. Regnò la pace in Europa finché scoppiò la Prima guerra mondiale, provocata da un rito profano condotto dalla contessa Elizabeth Bartley; in questo modo quest'ultima divenne padrona delle anime abbattute dalla guerra e con questo potere cercò di riportare in vita suo zio, Dracula. Siamo quindi nel 1917 reale inzio della storia. I nostri nuovi eroi sono John Morris, figlio di Quincy ed erede della leggendaria frusta ammazza vampiri e Eric Lecarde possessore della lancia di Alucard, figlio di Dracula.

Inutile dirvi che i due riescono nella loro impresa sconfiggendo il signore oscuro.
Senza soffermarmi oltre su The New Generation vi posso dire che per la prima volta viene introdotto un gameplay leggermente diverso dal solito. Se da una parte John Morris è il classico eroe dotato di frusta tipico del brand, l'introduzione del personaggio di Eric e della sua lancia danno una variante allo stile di combattimento. Altra cosa da sottolineare è sicuramente la presenza di bivi all'interno dei livelli. Infatti a seconda del protagonista scelto, affronteremo zone che saranno inaccessibili all'altro eroe.

Che dirvi di più, un gioco che ho giocato e rigiocato più volte e mi ha sempre affascinato.

Arriviamo quindi al mio giretto domenicale di un mese fa. In un negozio scorgo un Castlevania per DS che non avevo mai sentito, Portait of Ruin. Spulcio la scatola e la prima cosa che mi salta all'occhio è la parola Morris seguita da un Jonathan. La mia mente mi riportò subito al titolo del Megadrive e pensai: "porca troia, un sequel di The New Generation". Poi pensai: "ma scusa non si chiamava John il protagonista?"
E qui la tecnologia mi venne utile. Col mio "amichevole smartphone quartiere" (perchè di quartiere se è mio, boh vabbè) cerco notizie sul titolo e, effettivamente, è il seguito del tiolo del Mega Drive che tanto amai. Nella lettura delle notizie venne svelato anche il secondo arcano, il protagonista Jonathan è il figlio del John del The New Generation.
Senza esitare oltre, presi il titolo.

"Siamo quindi nel 1944.
Il mondo è piombato nel caos.

La Seconda guerra mondiale stringe il
mondo intero in una morsa di terrore,
generando odio e paura oltre alle innumerevoli anime smarrite.

L'agonia e l'odio di quelle anime
evocano un castello maledetto...

Il castello che è comparso tante altre
volte, seminando terrore e distruzione attorno a sè.

Il castello del signore del male, Dracula...
Il castello diabolico."


Con queste parole, il manuale del gioco introduce la storia di questo nuovo capitolo.

La nostra avventura partirà quindi dall'entrata del castello di Dracula dove conosceremo i nostri protagonisti. Eh già, come in The New Generation i protagonisti saranno due, il già citato Jonathan Morris e Charlotte Aulin.

Rispetto al precedente capitolo, questa volta non dovremo scegliere con chi affrontare il gioco, ma potremo usare alternativamente (o insieme) i due personaggi a seconda delle esigenze.
Questo Castlevania è anche di quelli di quella che io definisco, seconda generazione.
Mi spiego meglio: nei vecchi capitoli della saga il gioco era semplicemente un plataform dove il giocatore doveva attraversare una serie di livelli fino a giungere allo scontro finale con Dracula.
Dal capitolo Symphony of the Night vengono introdotte due novità fondamentali per il gameplay. Prima di tutto un sistema di punti esperienza e equipaggiamenti tipici degli RPG e secondo, lo svolgimento dell'intero gioco in un unico livello, il castello di Dracula, nel quale si potrà girare liberamente. Il castello verrà diviso in varie "sezioni tematiche" che saranno accessibili mano a mano che si sbloccheranno i potenziamenti necessari per accedervi.

Queste ventata di novità al gameplay, a mio modo di vedere, ha dato sicuramente nuova linfa vitale al brand.
Per quanto mi riguarda il primo capitolo in cui ho potuto apprezzare questo "nuovo modo di giocare" è stato in Circle of the Moon per Game Boy Advance.

 

Questo Portait of Ruin non differisce troppo dall'impostazione data a questa "seconda generazione" di Castlevania. Le novità sostanziali saranno due. La prima, come dicevano poco sopra, sarà il team-up tra i due protagonisti. Oltre a poterli scambiare per affrontare al meglio questa o quella sessione, in molte occasioni essi dovranno cooperare attivamente per superare gli ostacoli. Infatti, ad esempio, uno dei primi potenziamenti sarà quello di poter saltare sulle spalle del compagno di squadra per spiccare salti più alti.

La seconda sarà l'introduzione delle missioni secondarie. Onestamente non ho giocato tutti i capitoli di Castlevania e non saprei dirvi se questa feature sia stata introdotta in precedenza. Comunque quasi ad inzio gioco conosceremo Wind, uno spettro intrappolato nel castello del signore oscuro, che mano a mano che procederemo nell'esplorazione ci darà degli obiettivi da raggiungere. Siamo onesti la sua presenza sarà fondamentale per il proseguo della trama, ma le sue missioni saranno abbastanza trascurabili. Si tratterà infatti principalmente di achievement che ci daranno delle nuove mosse o equipaggiamenti.

Ma vediamo alle differenze tra i due eroi della storia:

 
Jonathan Morris: ragazzo diciottenne, estremante determinato nella sua missione anche se non crede di essere il degno erede della leggendaria frusta ammazza-vampiri della dinastia dei Belmont. Proprio per questo sarà incapace di sfruttarla al pieno delle proprie potenzialità. Parte della storia verterà proprio sull'acquisto delle capacità necessarie per sconfiggere Brauner prima e Dracula poi. Sicuramente della coppia il personaggio più forte fisicamente ma meno agile rispetto alla ragazza.

 
Charlotte Aulin: sedicenne giovane maga che accompagnerà Jonathan nella sua avventura. Estremante positiva, crede fermamente nelle capacità del ragazzo. Dal punto di vista del gameplay è sicuramente più agile di Jonathan ma meno potente negli attacchi fisici. Compenserà questa lacuna con le innumerevoli magie che acquisirà durante l'avventura.

Gli altri protagonisti della storia saranno:

 

Vincent Dorin: il prete che farà da guida all'entrata del castello. Una volta all'interno ne utilizzerà una stanza come bottega per vendere e acquistare gli oggetti dai ragazzi.

 

Wind: misterioso fantasma che addestrerà Jonathan nella sua missione. Il suo vero scopo verrà rivelato nel corso della storia, ma eviterei spoiler.

 

Stella e Loretta: due sorelle vampire presentate come le figlie di Brauner che cercheranno di ostacolare i due ragazzi nell'esplorazione del castello.


 

Brauner: l'attuale padrone del castello di Dracula. Un eccentrico vampiro appassionato di arte con lo strano potere di entrare e uscire dai quadri che dipinge.

Forse qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi perchè il titolo del gioco sia Portait of Ruin.
E io cosa sono qua a fare se non per spiegarvelo?

Come abbiamo già detto la quasi totalità dell'azione si svolgerà all'interno del maniero del signore dei vampiri. Però in alcune stanze saranno presenti dei quadri. Ogni quadro rappresenterà un nuovo mondo da esplorare. Ogni nuovo mondo rappresenterà anche un boss da affrontare e un potenziamento da ottenere. Se alcuni quadri ricorderanno delle città o dei luoghi sparsi nel mondo, alcuni di essi rappresenteranno zone distorte e irreali.
Chiaramente questo aspetto amplifica notevolmente il fattore ore di gioco da impiegare per affrontare l'avventura, oltre a dare degli scenari diversificati dal classico castello.

La storia, pur essendo abbastanza lineare, amplifica e completa la vicenda narrata The New Generation, spiegandone i fatti accaduti tra la sua fine e l'inizio di questo Portait of Ruin. Ci saranno anche alcuni colpi di scena che coinvolgeranno maggiormente nell'azione.

Il gioco è divertente e in alcuni punti anche difficile, ma mai da livelli alla Dark Souls, per intenderci.
Saranno presenti anche due finali, uno "buono" completando il gioco nella sua interezza, e uno "cattivo" se si deciderà di fare una determinata scelta in un certo punto.

Vale la pena quindi di esperienziarlo?
Se siete fan della saga in generale o del capitolo pluri-citato del Mega Drive sicuramente si.
Se non siete fan della saga, ma volete un buon compromesso tra action/plataform e RPG, va comunque provato.

Personalmente promosso a pieni voti.


sabato 5 agosto 2023

LOST POST, L'era di Tumblr: 36 - Lucy: un film potenzialmente interessante ma gestito male


PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 06/10/2014

Lucy la prima donna della preistoria. Oggi parliamo della storia dell'umanità. No dai, stò scherzando oggi parliamo sì di Lucy, ma del film di Luc Besson uscito il 25 settembre 2014 e interpretato da Scarlett Johansson.

Andiamo con ordine e partiamo dalla trama.

<Attenzione come usanza nel trarre le mie conclusioni andrò sicuramente nello spoiler>

 
Lucy ha 25 anni e studia a Taipei (Taiwan). Un giorno il suo ragazzo Richard cerca di convincerla a consegnare una valigetta all'interno di un albergo ad un certo Mr. Jang. La ragazza inizialmente si rifiuta anche perchè non conosce la natura del contenuto della valigetta. Il ragazzo le offre anche 500 dollari senza ottenere il consenso sperato. Decide quindi di ammanettare la valigetta alla ragazza obbligandola a entrare nell'albergo.
Lucy spaventata, chiede alla reception di convocare questo Mr. Jang per consegnare la valigetta. Pochi minuti dopo capisce che qualcosa non va. Una serie di uomini scende armata e per prima cosa uccidono Richard e poi sequestrano la ragazza porandola nella stanza di Jang. Qui un'altra inquietante sorpresa, nella stanza ci sono alcuni cadaveri e sangue ovunque.
Lucy pensa di essere spacciata, mentre Mr Jang le ordina di aprire la valigetta. All'interno sono presenti quattro sacchetti con una nuova droga sintetica a forma di cristalli blu (no non è Breking Bad).
Jang "offrirà" un lavoro a Lucy ma lei rifiuterà e chiederà di potersene andare. Uno degli sgherri di Jang colpirà la ragazza, facendole perdere i sensi. Al suo risveglio scoprirà di avere subito un'operazione. Infatti a lei e altri tre uomini sono stati cuciti i sacchetti per essere trasportati in giro per il mondo e evitare i controlli aeroportuali. Incappucciata verrà portata in un luogo nascosto. Qualche tempo dopo Lucy si ritroverà incatenata a una sedia. I suoi carcerieri tenteranno di farsi "concedere le sue grazie" ma lei rifiuterà. Per cui verrà picchiata e presa a calci proprio sull'addome dove tiene i cristalli. Ma ecco l'incredibile. Il sacchetto contentente la droga si rompe e nel sangue di Lucy incomincia a confluire la sostanza, liberando il potenziale inespresso del cervello.

Da li partiranno il resto della trama del film e dell'aumento esponenziale della capacità della ragazza.

Come dite, in qualche modo questa storia ricorda un altro film?
Già è vero, dai primi trailer sembrava proprio una versione più fantascentica di Limitless.
La base è la stessa. Il protagonista recupera in qualche modo una smart drugs che gli da accesso a capacità cognitive impensanbili per un normale essere umano.
La sostanziale differenza che se in Limitless il potenziamento è sì esponenziale, ma rimane "sull'umano", in Lucy questo confine viene varcato facendola diventare una "semi-dea".

Che dire quindi di questo film. In alcuni punti sembrava di vedere un documentario di Discovery Channel, e questa "gag" viene portata avanti anche per la presenza di Morgan Freeman. Infatti, per chi non lo sapesse, l'attore afroamericano è il presentatore di una serie di documentari sui misteri dell'universo. Qui infatti interpreta uno scienzato che, da oltre 20 anni, porta avanti una ricerca sulle potenzialità inespesse del cervello, il quale darà una mano a Lucy nella seconda parte del film.

Come succede spesso nei trailer moderni, essi inganno chi li vede, facendogli credere un tipo di film piuttosto che un altro. Mi spiego meglio:
Nel trailer vedremo brevemente ciò che vi ho raccontato poc'anzi. Però si farà particolare attenzione a mostrare le scene azione dove Lucy usa i suoi nuovi poteri. Chiaramente chi osserva potrebbe pensare che il film è marcatamente d'azione, strizzando un po' l'occhio al filone supereroistico. Purtroppo non è così. Le scene d'azione che si vedono sul trailer sono quasi tutte quelle presenti nel film.

A questo punto vi potreste chiedere che tipo di film sia Lucy. Beh, secondo me, il regista voleva dare un significato più psicologico all'aver accesso al 100% delle proprie facoltà mentali, chiedendosi: ma se fosse realmente possibile avere questo potere, con tutti gli effetti collaterali del caso, come sarebbe giusto impegarlo?
Anche Lucy non sa come rispondere alla domanda, per cui cercherà aiuto proprio a chi stava studiando il fenomeno.
Avrà una risposta? sicuramente si, anche se il finale sarà abbastanza inaspettato.


Choi Min-sik interpreta Mr. Jang: classico mafioso asiatico spietato che vorrà arricchirsi con la nuova droga del mercato. La sua interpretazione è abbastanza canonica. Spietato e senza remora all'inizio. Furioso e accecato dalla vendetta perchè Lucy le è scappata umiliandolo. Abbastanza scontato il suo finale.

 
Morgan Freeman interpreta il Professor Samuel Norman: Colto uomo di scienza il quale ha dedicato la sua esistenza alle ricerche sul possibile potenziamento delle facoltà mentali e sui possibili risvolti. Il suo interesse per Lucy è puramente scientifico in quanto è la dimostrazione vivente delle sue teorie.

 

Ultima, ma non per importanza, Scarlett Johansson è Lucy. Ragazza qualunque all'inizio della storia, elevata a essere superiore nella seconda parte della storia. Sarò io malato, ma sia il suo modo di comportarsi, sia nei discorsi che farà dopo il potenziamento, ha ricordato non poco la figura del Dottor Manhattan di Watchmen. Infatti lei ha la conoscenza di tutto, non ha più bisogni, non ha più emozioni, non ha più sentimenti, in pratica, non è più umana. Luc Besson ha voluto creare la sua personale versione del Dottore, senza però darne un tratto psicologico troppo profondo ma, soprattutto, dandole un aspetto più interessante grazie alla bella Scarlett.
In certi punti mi è sembrata addirittura una versione moderna del Neo di Matrix, non vedeva il codice del programma, ma vedeva le energie dell'universo.

<SPOILER>

 

Il finale del film mi ha ricordato un'altra storia già vista, ovvero Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion quando Shinji, sul finale, trasforma l'Eva 01 nell'albero della vita (o della distruzione a seconda delle scelte del ragazzo). Qui invece di un albero la conoscenza assoluta viene rappresentato da un mega computer nel quale Lucy piano piano si trasformerà, scaricandone tutte le infomazioni in una "chiavetta USB stellare".

</SPOILER>

Ma quindi merita di essere visto questo Lucy? si e no secondo me. Da una parte l'idea che sta alla base del film è affascinante però, in questo caso, viene risolta in modo troppo sbrigativo e senza dare troppe spiegazioni sul perchè determinati eventi accadono al corpo di Lucy.

Il film è veloce vista la durata di un'ora e mezza o poco più. Sicuramente le parti da "Discovery Channel" potevano essere risparmiate, o comunque ridotte. Secondo me neanche il buon Luc aveva un idea precisa di cosa volesse creare, per cui ha cercato di fare un miscuglio di generi, senza ottenere nulla di concreto.

Sono sincero, quando mi sono alzato dalla poltrona la prima cosa che ho detto è stata: "che tipo di droghe si è sparato il regista per ideare un film del genere?"

Quindi in conclusione, un film un po' diverso dal solito, dalla trama potenzialmente interessante ma gestita male per il miscuglio troppo forzato e senza troppe spiegazione dei vari generi. Da vedere se siete curiosi, ma non al cinema.


venerdì 4 agosto 2023

LOST POST, L'era di Tumblr: 35 - Quattro tartarughe per difendere la Terra

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 03/10/2014

...Quattro tartarughe per difendere la Terra, viva i ninja.

Chi è della mia generazione avrà sicuramente riconosciuto le parole della canzone cantata da Giampi Daldello. E quindi sapete già dove voglio andare a parare, ovvero sul reboot cinematografico delle quattro tartarughe adolescenti mutanti ninja.

Che dire, io ero già convinto ad andarlo a vedere già dal primo trailer. Vuoi perchè tutto sommato Michael Bay non mi dispiace, anche se in questa pellicola ne è solo il produttore, vuoi perchè c'è quella gnocca della Megan Fox, voi perchè le tartarughe sono parte della mia infanzia.

Partiamo subito da un punto fermo. Io le tartarughe le conosco solo ed esclusivamente dalla serie storica della seconda metà degli anni '80. Conosco parzialmente le differenze col fumetto, non ricordo assolutamente i film degli anni '90, e devo aver visto qualche puntata della serie più recente del cartone.

Detto questo, iniziamo. New York è terrorizzata dal Clan del Piede. April O'Neil è una giornalista di Channel 6 che si guadagna da vivere con servizi di costume o intervistando personaggi famosi della città. Però vuole fare il salto di carriere cercando prove riguardanti il Clan del Piede, fallendo in più di un'occasione. Una notte però nota dei soldati al porto che stanno trasportando sostanze tossiche. Cercando di fotografare i fatti, nota una strana figura che mette KO i soldati e disegna uno strano simbolo su uno dei container. Sempre più intenta ad arrivare alla verità e fotografare il misterioso giustiziere, inizia ad indagare sul simbolo. Cerca anche di vendere la notizia alla direttrice del canale, la quale la scambia per pazza, anche perchè non ha prove a sostegno della tesi.
Nel frattempo Shredder, capo del clan del Piede ordina a sua nipote Karai (o figlia adottiva secondo la solita enciclopedia), di prendere degli ostaggi nella metropolitana della città per attirare nuovamente il misterioso giustiziere. April vendendo la gente scappare dalla metropolitana e fiutando la notizia, se ne fionda all'interno sperando di fotografare il misterioso eroe, ma purtroppo viene presa tra gli ostaggi.
Karai inizierà ad invocare il giustiziere, minacciando di uccidere gli ostaggi se non uscirà allo scoperto.
Ed ecco che dall'ombra appaiono non un uno, ma quattro vigilanti che in poco tempo sbaragliano il Clan del Piede e salvano gli ostaggi. April osserva dove uno dei quattro sparisce e si fionda all'inseguimento.
Si arrampica su un palazzo la vicino ed ecco la clamorosa scoperta, i vigilanti sono in realtà quattro tartarughe antropomorfe. Riesce a fotografarle, ma i quattro la beccano sul fragrante e la minacciano di distruggerle lo smartphone se non glielo consegna di sua spontanea volontà. La ragazza però, cadrà svenuta.

E da qui parte tutto il resto della storia, inutile spoilerare oltre.

Che dire quindi di questo reboot. Il film ricalca molto lo stile notturno e underground tipico del fumetto, specialmente nella prima parte, mischiando sempre una dose di ironia sia nei dialoghi sia nelle scene.
Le quattro tartarughe sono molto diverse esteticamente dalla loro versione classica o quella dei cartoni animati, dove si distinguevano principalmente per il colore della pelle e della fascia sugli occhi.
Qui ognuno dei quattro fratelli ha la propria caratterizzazione fisica che, se vogliamo, rispecchia anche il loro carattere, molto simile alla loro versione fumettistica/animata. Ma andiamo con ordine.

 

Raffaello: la tartaruga dalla fascia rossa e dotato dei sai. Fisicamente è il più possente dei quattro fratelli, ma ne è anche la testa calda del gruppo. A volte in disaccordo col leader del gruppo, Leonardo, cercherà sempre di affrontare le missioni in solitaria. Alla fine del film vederemo che il suo essere un duro è anche una copertura per non mostrare i sentimenti di profondo affetto per i suoi fratelli e per il maestro Splinter.

 
Donatello: dotato di fascia viola e armato di bastone. Sicuramente il meno combattivo della squadra, ma il vero genio del gruppo. In questa versione viene rappresentato con gli occhiali da vero quattr'occhi e sempre armato di qualche diavoleria elettronica per far fronte a tutte le situazioni, prima fra tutte il visore che porta sulla testa. Anche il suo bastone sembra molto Hi-Tech in quanto lo si vede allungarsi in una delle scene di azione.

 

 

Leonardo: il leader del gruppo dotato di katane e fascia blu. Sicuramente il più pacato dei quattro fratelli. In questa versione il suo aspetto esteriore e il suo "abbigliamento" lo rendono un samurai a tutti gli effetti in quando indossa delle spalline e una specie di corazza sopra il carapace.

 

Michelangelo: da sempre, il mio preferito. Fascia arancione e armato di nunchaku. Sicuramente il più estroverso dei quattro. Sempre con la battuta pronta, spesso facendo citazioni nerd, pronto a sdrammatizzare ogni situazione. Esteticamente rappresenta un po' il rapper americano, visto che porta delle collane vistose come molti di loro.

 
Non ho trovato immagini migliori

A completare la squadra dei buoni sicuramente il maestro Splinter, qui rappresentato esteticamente un pò come il Pai Mei di Kill Bill, visto che è sempre a toccarsi i suoi lunghi baffi. Sicuramente un personaggio minore in questa pellicola visto che sarà si il cardine del racconto della sua genesi e dei quattro fratelli, di come si sono evoluti e di come abbiano imparato le arti marziali, ma poi non apparirà quasi più per il resto del film (anche per "doveri" di copione). 

 

Poi ovviamente i due buoni umani, April O'Neil e Vernon Fenwick.
Quest'ultimo è sicuramente l'assistente di April come nei cartoni animati. Non ha un ruolo fondamentale nella pellicola e, fortunatamente, non ricalca il carattere della sua controparte animata che era odiosa, visto il suo stile da saputello del quartierino che non ho mai sopportato.

 

April, oltre ad apprezzarla fisicamente, (come fai a non amare Megan Fox?) l'ho trovata adatta nel ruolo, solo a metà. Infatti molto combattiva all'inizio, alla ricerca dello scoop della carriera, diventa quasi un soprammobile nella seconda parte della storia, sommersa dai quattro fratelli in verde.

Passiamo ai cattivi, reale punto dolente della pellicola.

 

Karai: onestamente non la conosco visto che nella serie, se non ricordo male, non appare mai. Compare nelle scene iniziali senza lasciare troppa traccia di se nel seguito della pellicola.

 

 

Eric Sacks: il vero cattivo della storia. Interessato al mutageno che ha trasformato i quattro fratelli e il loro maestro, cercherà in tutti i modi di ottenerlo per mettere in ginocchio New York prima e il mondo poi.

 

Shredder: la reale delusione del film. Da sempre, la nemesi delle tartarughe rappresentato anche in questa incarnazione come un samurai/criminale giapponese. Qualche scena nell'ombra nella prima parte del film. Nella seconda parte del film lo vedremo con la tipica armatura, però in una assurda versione mech. Il suo carisma viene annullato completamente, facendolo diventare una semplice comparsa.

Quindi, in conclusione, un film godibile sulle mitiche tartarughe ninja, divertente, ironico pieno di battute sulla cultura pop. La trama è abbastanza semplice, però non ha buchi di sceneggiatura. La genesi dei quattro fratelli mutanti e del loro maestro viene leggermente riveduta rispetto alle precedenti incarnazioni. Peccato per la mancanza quasi totale del cattivo storico, Shredder.
Belli gli effetti speciali e la computer grafica usata per le quattro tartarughe, un po' meno per Splinter.
Qualcuno parlava della mancanza di un altro personaggio cardine nelle storie, Casey Jones. Onestamente la sua presenza l'avrei vista molto forzata. Però lo aspetto nel sequel, già annunciato per giugno 2016.

Voto 7 

 


giovedì 3 agosto 2023

LOST POST, L'era di Tumblr: 34 - Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri


PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 26/09/2014

Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri.

Queste, se non le avete riconosciute, sono le parole più ricorrenti all'interno di uno dei più discussi fumetti Italiani dell'ultimo periodo, parliamo infatti di Orfani.

E' già oggi si torna al fumetto, ma specialmente a quello Italiano. Come per il cinema, chi mi conosce sa che non leggo fumetti prodotti dal "bel paese". Perchè? onestamente i titoli proposti mi hanno sempre attirato poco. Per carità ho letto qualcosa dei titoli più noti, eccetto Tex (i western mi hanno sempre fatto cagare indipendentemente dal media che li proponeva), però nulla mi ha mai colpito.
Mi sono divertito col Lupo azzurro, in fin dei conti sono uno di quella che si potrebbe definire "Silver Generation", visto che in casa mia tra diari scolastici e calendari, Alberto era sempre il benvenuto.
Mi hanno fatto ridere anche le scrisce di Jacovitti, in particolare il suo Cocco Bill, oppure Bonvi e i suoi bizzarri Sturmtruppen. Però erano per lo più raccolte, volumi unici con le storie più belle, niente di regolare.  

Ma arriviamo al succo dell'articolo, lo sapete, mi piace divagare. Settembre 2013, esce nelle fumetterie e nei Gamestop (eh? che cazzarola centra un fumetto in un posto dove compri videogiochi?) un numero speciale di una nuova serie Bonelli. Poche pagine, distribuite gratuitamente, per mostrare al grande pubblico alcuni disegni di quello che è un laborioso progetto, diviso a stagioni, durato oltre quattro anni di studio.

Dietro questo studio ci sono due nomi molto importanti nel panorama Italiano, Emiliano Mammucari per il character design e le ambientazioni ma, soprattutto, Roberto Recchioni come autore del soggetto, trama  sceneggiatura.
Confesso la mia fottuta ignoranza nel campo ma, prima di Orfani e della discussione mediatica uscita in seguito, non avevo mai sentito nominare i due signori di cui sopra. Ragazzi scusate.

La Bonelli ha creduto e investito molto nel progetto, oltre al numero zero citato realizzato in partnership con Multiplayer.it, ha preceduto l'uscita vera e propria con una robusta campagna promozionale.
Anche lo stile degli albi di Orfani è molto diverso dallo standard della casa editrice. Non sono un esperto, l'ho già detto e ripetuto ma, da quello che ho capito, la Bonelli ha sempre prediletto un impostazione abbastanza classica alle sue tavole. Qui invece si usa uno stile più americaneggiante e, soprattutto, si usa il colore. Infatti chi non lo sapesse, gli albi della casa editrice sono sempre in bianco e nero.

Chiaramente, come usanza, spoiler.


Tutto molto bello, ma Orfani alla fine di cosa parla? Terra, in un futuro non troppo lontano. Un devastante raggio energetico colpisce la Terra, radendo al suolo gran parte dell'Europa e uccidendo all'istante un sesto della popolazione del pianeta. Causa di tanta distruzione sembra essere un attacco premeditato da parte di alieni di un lontano pianeta. Dopo questo evento, una scienziata di nome Jsana Juric e un generale dell'esercito di nome Takeshi Nakamura radunano un gruppo di bambini sopravvisuti alla catastrofe per addestrarli e prepararli a "fare il culo" agli alieni, per salvare l'umanità e riportare la pace.

I bambini verranno addestrati, potenziati e resi delle vere e proprie "macchine da guerra" pronti ad affrontare qualsiasi minaccia.
Siamo onesti, l'incipit della storia è abbastanza classico e se vogliamo abbastanza in linea con alcune pellicole fantascentifiche. Recchioni stesso ha ammesso di essersi ispirato al "signore delle mosche" di William Golding e a Starship Troopers di Robert A. Heinlein, oppure al videogioco Halo che lo richiama molto nel design delle armature della squadra.

Sarò onesto, Orfani l'ho incominciato proprio per il forte riferimento al design di Halo (anche se io non ho mai giocato a nessun gioco della serie fin'ora), per i buoni disegni visti nel numero zero e perchè è una serie italiana un po' fuori dai nostri canoni normali.

Orfani però è molto di più. Prima di tutto ha una conclusione. Non definitiva, sia ben inteso, ma in dodici numeri viene spiegata la storia partendo dal momento dell'esplosione fino alle consueguenze dell'accaduto.
Ogni numero viene diviso in due parti. La prima è un flashback, viene raccontato il passato della squadra e tutto il loro addestramento fino alla loro partenza per lo spazio profondo. Nella seconda invece siamo nel presente, con la squadra ormai cresciuta e pronta ai primi scontri con gli alieni invasori. Questo "contrasto" è sicuramente un incipit per il primo numero, visto che serve a presentare i personaggi ma, mano a mano che la storia procederà nel suo corso, servirà al lettore a capire gli atteggiamenti e i comportamenti dei vari componenti nel presente a fronte di quanto successo nel passato. Ogni numero si focalizza su uno o due personaggi della squadra, mostrandone il carattere prima e durante la guerra.

I protagonisti sono sette. I cinque membri della squadra dei supersoldati, la scienziata che li ha potenziati e il generale dell'esercito che li ha addestrati. Ognuno di loro ha il suo carattere ben delineato, ma andiamo con ordine.

 

Juno detta Angelo: il pilota della squadra e uno dei membri più forti della stessa. Il suo carattere sembra sempre pacato e tranquillo, ma medita vendetta nei confronti di Nakamura. Infatti la ragazza capirà che il fratello Hector non è morto per un incidente ma per un esperimento dello stesso Nakamura. Durante l'addestramento, ricambiata, si innamorerà di Jonas.



Sam detta Mocciosa: addetta allo spionaggio e alle infiltrazioni è il membro più giovane della squadra e da qui il suo soprannome. Se da una parte sembra una ragazzina impaurita per gli eventi accaduti, mostrerà una seconda personalità distorta nel corso della storia.


Purtroppo non sono riuscito a trovare la scheda di Raul

 

Raul detto Eremita: il cecchino del gruppo. Chiuso e riservato caratterialmente, farà fatica a sentirsi parte della squadra, anche se collaborerà sempre pur fornendo appoggio da lontano e mai in prima linea.




Ringo detto Pistolero: sicuramente la testa calda della squadra. Se inizialmente sarà l'elemento indisciplinato ed egoista sempre pronto a colpire l'avversario, nel corso della storia si rivelerà estremamente altruista e determinato a portare a termine i suoi obiettivi e ideali.



Jonas detto Boyscout: il leader degli Orfani. Carismatico e sicuramente il soldato perfetto, visto che accetterà senza discutere mai le missioni che gli verranno affidate. Si prenderà cura sempre e comunque di tutta la squadra, anche se alcuni elementi saranno in disaccordo con le sue decisioni.

Ultimi, ma non meno importanti i due elementi che forgiano la squadra.

 

Jasna Juric: la dottoressa con un occhio coperto da una sofistica benda hi-tech e responsabile della selezione e potenziamento della squadra. Personaggio ambiguo, fin dall'inizio si capisce che ha qualcosa da nascondere, o comunque che non combatte per l'ideale di pace inculcato ai ragazzi.

Takeshi Nakamura: il militare responsabile dell'addestramento dei ragazzi. Estremamente rigido nei suoi dettami di insegnamento, le cose spesso sono o bianche o nere. Pronto a sacrificare anche tutta la squadra per il "bene comune".

 
Inizialmente la storia è incentrata sulla battaglia gli umani e gli alieni. Esseri fatti di quello che sembra cristallo, ed estremamente aggressivi. 


In poco tempo la squadra farà un assalto ad una cittadella degli alieni, radendola al suolo. C'è qualcosa di strano. La cittadella sembra essere apparsa dal nulla. Jonas e Juno suppongono essere la tecnologia di quella sconosciuta civiltà. I due tornati alla base, decideranno di sposarsi, ma verranno attaccati dagli alieni volanti. La squadra uscirà per attaccarli con le navicelle ma Ringo, colpito da uno dei nemici, dovrà fare un atterraggio di fortuna su un pianeta vicino. Sembra la fine per il ragazzo, visto che l'aria del pianeta, senza un particolare farmaco somministrato alla squadra prima di ogni missione, è nociva nel lungo periodo.
Questo sarà la base su cui si incentrerà tutta la seconda parte della prima stagione. Ci saranno colpi di scena, e nulla di ciò che hanno raccontato ai ragazzi, sembra essere la verità.

Mano a mano che procedeva la pubblicazione c'erano sempre i due lati della medaglia, chi lo amava e chi lo odiava. Chi era contro si scagliava sul fatto che la storia era basata sui combattimenti, sulle battaglie ed era tutto uno spara spara abbastanza scontato. Chi lo amava lo venerava a capolavoro. Personalmente se l'incipit iniziale è "già visto", come dicevamo all'inizio, mano a mano che la storia procede si punta più sull'effetto "ti hanno preso in giro per tutta la vita". Chi ha letto i dodici volumi sa bene a cosa mi riferisco, per gli altri non vorrei spoilerare oltre (anche se forse l'ho già fatto).

Arriviamo quindi negli ultimi numeri e alle conseguenze che la scoperta porta. Il numero finale conclude degnamente la stagione e lascia delle basi su cui inizierà la seconda.
Che dire in conclusione, Orfani non è sicuramente il fumetto più innovativo della storia però, ha una trama solida, scritta personalmente bene, non annoia o si perde in inutili fronzoli e disegnata bene.
Lo stile americaneggiante si sente e non ne è un difetto. I disegni hanno uno stile "pulito" e non sono mai abbozzati o confusionari, come lo stile di alcuni disegnatori moderni.

Consigliato a chi vuole un fumetto fantascentifico dai risvolti interessanti. Sconsigliato a chi predilige trame complicate, cervellotiche o chi aspetta il fumetto definitivo.
Personalmente è qualcosa di diverso dal solito stile italiano "stantio" basato sui soliti nomi.

 

Noi non facciamo cadaveri, noi facciamo la rivoluzione.

mercoledì 2 agosto 2023

LOST POST, L'era di Tumblr: 33 - Vivo o morto, una cosa a metà


PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 24/09/2014

Se vi dicessi Dead Or Alive a cosa pensereste?

Eh no, direi che non è dove volevo arrivate. E poi, non mi direte che vi ricordate questo pezzo del 1984?

Come dite? ci avete pensato meglio e vi viene in mente questo?


Ecco bravi siamo sulla strada giusta, infatti parliamo del videogioco Dead Or Alive.
Però non parleremo della saga principale o del famoso spin-off balneare, ma del capitolo uscito per 3DS, Dead Or Alive Dimensions.

Questo gioco l'ho comprato ancor prima di acquistare la console. Voi forse vi chiederete come mai. E' un bellissimo titolo? ne parlavano tutti bene? E' la killer application per antonomasia?. No semplicemente c'era un'offerta limitata dove te lo tiravano letteralmente dietro a 5 euro. Ho detto, Dead Or Alive è un brand che ho giocato spesso in salagiochi, (anche se solamente i primi due capitoli) è un picchiaduro che mi piaceva, a quei soldi lì, male che vada, lo darò dentro alle solite catene di videogiochi.

Un paio di settimane dopo compro la console e lo provo. La cosa che mi stupisce subito è il menù principale. Infatti se provate a muovere la console portatile vedrete l'immagine sullo sfondo seguire i movimenti come una ripresa vera.
Simpatica come idea. Ma bando alla ciance e passiamo all'azione. Prima di tutto volevo farmi un po' le ossa e riprendere mano con le mosse. Delle varie modalità disponibili scelgo la modalità Arcade. Classica schermata dei personaggi di cui metà bloccati, chi si sceglie? Beh la mia preferita di sempre, Kasumi.

 
E qua iniziano subito i problemi. Non tanto grafici, di sonoro o manovrabilità del personaggio, ma proprio l'impostazione dell'azione. Infatti tutto il combattimento si svolge in un unico round. Vabbè sarà impostato di default così, e si cambierà nelle opzioni, penso. Col cavolo!!! opzioni per aumentare i duelli non ci sono. TUTTE LE MODALITA' previste saranno sempre su un unico round.

Vabbè ci passo sopra e continuo con la modalità arcade. Un pò di incontri, una decina, e si conclude il tutto. Battaglie abbastanza semplici, e viene sbloccato il livello di difficoltà più alto.
Passiamo ad un altra classica modalità nei picchiaduro, la survivor. Un tot di incontri da fare uno dietro l'altro con un recupero parziale della barra della vita tra un match e l'altro. Cambio e scelgo Tina, si dai la conoscete, la Wrestler tettona. 


Concludo anche questa run e oltre a sbloccare, anche in questo caso un livello maggiore di difficoltà, sblocco anche nuovi costumi e bozzetti.

Una modalità che mi incuriosisce è sicuramente sfida in coppia. Qui sceglierà una coppia di personaggi e si combatterà contro una serie di avversari singoli o accoppiate gestite dal computer.
La cosa che non avevo capito fin da subito è che solo il primo personaggio lo gestiremo noi, l'altro lo farà il computer. Se uno dei nostri perde tutta la vita avremo un tot di secondi prima che sia nuovamente disponibile. Il numero di volte che potrà tornare a combattere, dipenderà dal livello di difficoltà che stiamo affrontando. Sembra una modalità facile ma personalmente è la più difficile. Bisognerà avere tempismo nel capire quando cambiare e gestire al meglio i personaggi ma, soprattutto, sperare che il nostro partner faccia il suo lavoro. Il computer sarà sempre in vantaggio a livello vitale. La somma delle vostre vite, a livelli dopo il dieci, sarà equivalente forse a solo un terzo di quella degli avversari. In compenso nel momento che combatte uno dei nostri, l'altro recupera la vita.

Un pò alla volta provo le varie modalità di gioco variando mano a mano i personaggi scelti. Ed ecco che spiccano sicuramente Jann Lee,

 

perfetto incrocio tra Kenshiro (per gli urli) e Bruce Lee ma, soprattutto il misterioso Ryu Hayabusa, protagonista anche della saga Ninja Gaiden diventato ormai personaggio fisso in DOA.


Escluendo le modalità online e allenamento passiamo al piatto forte, la modalità storia.

 

In questa modalità non sceglieremo mai il personaggio giocabile, ma ci verrà affidato mano a mano che procediamo. Questa modalità ripercorrerà tutta la storia di Dead or Alive, dalla fuga di Kasumi dal suo clan per ritrovare il fratello Ayate, alla distruzione della DOATEC.
Questa modalità sarà più l'insieme di una serie di filmati che una partita vera e propria. Nei 6 capitoli della storia (5 più prologo) il personaggio lo controlleremo una ventina di volte, nel classico singolo round di gioco.
Forse il punto di forza di questa modalità, è l'essere un misto tra narrazione e tutorial. Infatti mano a mano che verranno mostrati i vari filmati, avremo gli scontri. Durante gli scontri ci verranno spiegate le tecniche di attacco, di difesa, proiezioni e le contromosse.
Come forse sapete Dead Or Alive è uno dei picchiaduro della "seconda generazione". Oltre ad essere in 3D, toglie le iperbole tipiche dei vari Street Fighter/King Of Fighters per uno stile di gioco più realistico.
Non che non ci siano, perchè i boss sono spesso demoni o creature soprannaturali, però gli altri personaggi si basano su arti marziali/stili di lotta realmente esistenti. Per cui anche lo stile di gioco diventa più realistico e tecnico. Le mosse non saranno palle di fuoco, supercolpi o tecniche improbabili, ma semplicemente combinazioni di pugni, calci e prese.

Una cosa su cui molti si sono sempre soffermati è data dal fatto che DOA ha prevalentemente personaggi femminili dotati anche di un "bouncing system" abbastanza marcato (se non sapete cos'è guardatevi qualche filmato e capirete). Per cui spesso lo si è sempre considerato un picchiaduro minore fatto solo per "maschietti allupati".
Fortunamente non è così. Ogni mossa, eccetto gli attacchi a distanza dei boss, può essere reversato. Però ci vuole la giusta impostazione e il giusto tempismo. Vi assicuro che imparare tutti gli attacchi e tutti i contrattacchi possibili non è così immediato.

Se la parte di gioco/tutorial può essere interessante, la parte dei filmati è fatta a metà. Infatti alcuni di essi saranno animati, altri saranno delle specie dei fermi immagine sulla scena. Perchè? non saprei dirvi. Fatto stà che risultano legnosi da morire.

Il reparto grafico è ben realizzato durante gli scontri e non soffre di cali di framerate per quanto ho potuto notare. Di certo non siamo ai livelli degli ultimi DOA per console fisse, però siamo su una grafica tra il 3° e il 4°, non male. Gli ambienti di gioco sono abbastanza vari e soprattutto sono dinamici. Non tanto nella loro distruzione, molto limitata, ma più che altro nello sfruttarli a proprio vantaggio durante l'azione.
Mi spiego meglio. Prendiamo ad esempio il livello della villa di Helena, dove protremo combattere su una balconata. Mettendo alle corde il nostro avversario lo faremo arrivare alla ringhiera che combattendo crollerà, facendo cadere il malcapitato di turno. Quindi nel cadere l'avversario avrà un danno ulteriore dovuto alla caduta sul tetto sottostante. A quel punto l'azione si sposterà sul tetto.
Quasi tutti gli schermi di DOA Dimensions avranno questa "dinamicità", cadremo per dirupi, ponti, scale e chi ne a più ne metta. Penso sia l'unico picchiaduro ad avere questa peculiarità, in Virtua Fighter 3 avevamo arene particolari, ma il "cadere fuori" era anche la perdita del duello.

Purtroppo DOA Dimensions è tutto qua. Per carità il numero di personaggi è abbastanza elevato, 26 tutti abbastanza equilibrati. Anche le modalità sono abbastanza varie con vari livelli di difficoltà per ognuna di esse. Quello che manca al titolo è una modalità storia per ogni personaggio, cosa tipica nei picchiaduro moderni, e soprattutto delle opzioni decenti (vedi la possibilità di scegliere il numero di round per incontro).
Peccato, probabilmente con quel qualcosa in più mi avrebbe incollato per molto più tempo, essendo amante dei picchiaduro.

Quindi consigliato solamente ai fan del brand, oppure, se siete curiosi, solamente se lo trovate a "prezzo cestone".

L'unica nota positiva è che ho un nuovo personaggio preferito Hitomi.

martedì 1 agosto 2023

LOST POST, L'era di Tumblr: 32 - Colpa delle Stelle


PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 17/09/2014

Secondo me possiamo sempre scegliere come raccontare una storia triste: da un lato, la puoi addolcire e nessuna è così complicata che una canzone di Peter Gabriel non possa sistemarla; come ogni ragazza mi piace quella versione, ma non è la verità...

Forse qualcuno di voi ha riconosciuto le parole che aprono questo articolo e il film da cui sono tratte. Si, avete capito bene, parliamo di film e, soprattutto per chi mi conosce, di una pellicola abbastanza distante dai miei generi classici.
Parliamo infatti di Colpa delle stelle film del 2014 diretto da Josh Boone, tratto dall'omonimo romanzo di John Green.

Chiaramente nel raccontarvi le mie impressioni sul film cadrò nel banale spoiler, quindi attenti.

Il film racconta la storia di Hazel Grace Lancaster, una ragazza di 17 anni alla quale, 4 anni prima, hanno diagnosticato un tumore alla tiroide che poi si è esteso ai polmoni.
Miracolosamente la ragazza si salva grazie ad un farmaco sperimentale. Hazel però non è fuori pericolo anzi è, come dirà lei stessa, una mina vagante che un giorno salterà in aria e distruggerà tutto quello che ha intorno.
Proprio per questo cerca di contenere i rapporti con le persone al fine di limitarne i danni collaterali.
La madre credrà invece che la ragazza  soffra di depressione per la sua condizione, e la obbligherà a frequentare un gruppo di supporto per sopravvissuti.
Inizialmente Hazel sarà restia a frequentare l'associazione, forse anche a causa del bizzarro organizzatore delle sedute (?).
In questi primi incontri incominceremo ad apprezzare il carattere un po' sarcastico della ragazza. Infatti durante il momento delle presentazioni al gruppo, dopo il racconto della malattia, le verrà chiesto come stava e lei ironicamente risponderà non verbalmente: "a parte il cancro terminale?".

So che non si deve ridere su certe cose, però l'autoironia dei protagonisti è parte della magia del film.

Le cose cambieranno il giorno in cui accidentalmente si scontrerà con Augustus "Gus" Waters altro un altro sopravvissuto alla malattia, che ha perso la gamba destra.
Il ragazzo verrà colpito, come un fulmine a ciel sereno, già al primo incontro/scontro con Hazel.
I due quindi si ritroveranno alla seduta del gruppo di supporto dove, durante le presentazioni di rito, scopriremo il carattere estremamente positivo del nuovo arrivato. Quando gli verrà chiesto di condividere le sue paure col gruppo, lui dirà: "le mie paure, l'oblio". La sua paura più grande è infatti quella di non essere ricordato dopo la morte. Hazel a questo punto prenderà la parola e gli darà che è inutile sforzarsi troppo perchè, prima o poi, tutti verremo dimenticati.
Augustus a queste parole, visto il carattere forte della ragazza, se ne invaghirà ancora di più. Usciti dalla seduta, farà due chicchiere con Hazel, cercando di strappargli un'uscita per vedere un film. Hazel inizialmente sarà titubante, ma si farà strappare un si dal forte carisma e dalla sfacciataggine di Gus.

Durante il pomeriggio parlando delle proprie passioni si scambieranno i propri libri preferiti.
Augustus le donerà il libro tratto dal suo videogioco preferito, mentre lei le racconterà di "Un'Afflizione Imperiale" scritto da Peter Van Houten. Augustus le dirà che senza zombie e Stormtrooper un libro non può essere interessante, però proverà a leggerlo.
Hazel finalmente uscirà dal suo "guscio protettivo" colpita dal ragazzo, tanto che ad ogni squillo di cellulare spererà in un suo messaggio o in una sua chiamata.
Gus però non si farà sentire per quattro giorni, e lei perderà le speranze pensando di essersi illusa inutilmente. Però finalmente ecco la chiamata tanto attesa, Augustus doveva leggere il libro per poterne dare un giudizio.I due discuteranno del finale troncato e senza risposte del titolo. Hazel confesserà di aver provato più e più volte a contattare l'autore per avere delle delucidazioni sul destino dei protagonisti, ma senza successo.
Qualche giorno dopo Augustus telefonerà alla ragazza dicendole che è riuscito nell'impresa di contattare l'assistente personale dell'autore, Lidewij Vliegenthart, chiedendole di inoltrare le sue E-Mail a Van Houten.
Comincia così una fitta corrispondenza, fintanto che i due vengono invitati ad Amsterdam per un incontro con Van Houten.
Purtroppo la famiglia della ragazza non può permettersi di sostenere il viaggio, per cui il sogno di Hazel sembra svanire sul nascere. Augustus però farà ricorso al suo "desiderio" inutilizzato presso la Fondazione Dei Geni (un'organizzazione di beneficenza che esaudisce i desideri delle persone malate terminali), per volare ad Amsterdam ed incontrare Van Houten insieme a Hazel.

Tempo un mese Hazel, sua madre e Gus partiranno per la città olandese. Purtroppo la ragazza, qualche giorno prima della partenza, ha una crisi e le sue condizioni peggiorano, tanto che verrà ricoverata in terapia intensiva d'urgenza. Il sogno di Hazel di conoscere l'autore che tanto l'ha emozionata, sembra svanire del tutto quando i medici le diranno che affrontare il viaggio in aereo è una follia.
Hazel capisce maggiormente di essere una mina vagante e pur provando forti sentimenti, ricambiati per Gus, cercherà di allotanarlo per non farlo soffrire.
Augustus le dirà :“Anche se stai facendo di tutto per restare distante, il mio affetto per te non diminuirà, chiaro? I tuoi tentativi di tenermi lontano saranno vani” e non si perderà d'animo nel tentativo di conquistare la ragazza, anche se per lei ora dovranno considerarsi solo amici.

Pochi giorni prima del giorno fissato per la partenza ad Amsterdan Hazel, leggendo le E-mail, vede che Van Houten li aspetta per l'incontro. Inizialmente pensa sia un incomprensione e che nessuno lo aveva avvisato che non sarabbero mai partiti. Chiede quindi lumi alla madre la quale le spiegherà che, indipendentemente da quando detto dai medici, partiranno per il viaggio.
Hazel contatta subito Gus che faccia i bagagli. Il sogno della ragazza può avverarsi.
Ad Amsterdam i due ragazzi passeranno una favolosa cena romantica offerta dallo stesso Van Houten.

E' il grande giorno, finalmente Hazel potrà conoscerlo di persona e avere le risposte che cerca da una vita. Purtroppo l'uomo si rivelerà una persona molto diversa da quanto si era immaginata. Un uomo burbero e scontroso che non vorrà dar sentenza alla domande della ragazza. Gus e Hazel se ne andranno delusi. Lidewij Vliegenthart, colpita dalla passione per i due ragazzi per il libro, li fermerà li accompagnerà per un giro turistico della città, confessando loro di aver organizzato tutto il viaggio, nella speranza che l'incontro con i due avrebbe dato a Van Houten una valida ragione per tornare a scrivere. I tre andranno a visitare  la casa di Anna Frank. La casa però non disporrà di ascensori ma solo di scale per visitarla. Per Hazel, vista la sua condizione sarebbe impensabile visitarla tutta, visto che le mancherebbe il respiro e potrebbe rischiare una crisi. Deciderà comunque di affrontare l'impresa, quasi a simboleggiare la sua voglia di non arrendersi alla malattia. Con fatica, aiutata da Lidewij e Augustus, arriverà in cima all'edificio.

Dopo una nottata romantica, Gus confesserà che durante la convalescenza della ragazza prima della partenza, ha fatto dei nuovi esami che gli hanno diagnosticato un cancro in buona parte del corpo.
Ormai non si torna più indietro, i sentimenti dei ragazzi sono troppo forti per far finta che non esistono.

Tornati in America continueranno la loro storia, togliendosi anche qualche soddisfazione nell'aiutare Isaac, amico di Augustus, a "vendicarsi" della ex che l'ha lasciato dopo l'operazione che gli ha rimosso il cancro agli occhi, facendogli perdere la vista.

Col passare del tempo le condizioni di Augustus peggioreranno tanto che una notte chiederà aiuto ad Hazel che sarà costretta a chiamare il 911 per portarlo in ospedale d'urgenza.
Dismesso dall'ospedale il ragazzo perderà un po' la sua voglia di vivere, però il sostegno di Isaac ma, soprattutto quello di Hazel, lo risolleveranno.

Dopo avervi spoilerato tre quarti del film il mio racconto si fermerà qui. Siamo onesti, fin dal trailer sapevamo tutti che la storia non poteva finire bene. L'autore ce lo aveva detto in varie occassioni, dobbiamo essere onesti. Per quanto ci siamo affezionati a Hazel e Augustus e per quanto abbiamo tifato per loro, sarebbe stato impensabile un happy ending.

Il film si concluerà con la lettura dell'ultima e-mail scritta da Augustus a Van Houten, perchè potesse correggerla, per mandarla alla sua amata Hazel.

Ve lo avevo detto all'inizio, questo è un film fuori dai miei standard però, sarò onesto, me ne ero già innamorato solo guardando il trailer.

Il film è ben scritto, e tratta un argomento delicato, con la giusta leggerezza. Come dicevo all'inizio gli stessi protagonisti, nel loro modo di affrontare in prima persona la malattia, sono autoironici. Una delle scene dove questo è più marcato è sicuramente quando Gus e Hazel aiutano Isaac a lanciare le uova sulla macchina della ex che l'ha lasciato dopo l'operazione agli occhi.
Infatti ad un certo punto uscirà la madre della ragazza, che cercherà di rimproverare i tre. Augustus le dirà che devono vendicare l'amico e che pur avendo in tre quattro occhi, due polmoni funzionanti e cinque gambe non si arrenderanno, e che la donna avrebbe fatto meglio a tornare in casa. Un po' indispettita, ma allo stesso tempo stupita per le parole del ragazzo, li lascierà fare.

 

Shailene Woodley interpreta Hazel ed è molto adatta nel ruolo. Sono sincero l'ho conosciuta andando a vedere Divergent e sarò onesto, non l'avevo trovata troppo adatta a ricoprire il ruolo di eroina alla "Katniss Everdeen". Qui invece da il meglio di se, specialmente quando è in coppia con Augustus, interpretato da Ansel Elgort.


I due hanno dimostrano tanta complicità tra di loro, rendendo il film maggiormente credibile ma soprattutto dando la possibilità allo spettatore di affezionarsi alla loro storia.
Spulciando qua e là sul cosa avessero fatto i due protagonisti scopro che Shailene ha interpretato anche la sorellina rompiballe di Marissa nei primi episodi di The O.C. ma, soprattutto, Ansel ha interpreato Caleb Prior, il fratello di Beatrice, ovvero la protagonista di Divergent.
Sarò onesto, ci sono rimasto male, capisco che in Divergent Caleb aveva un ruolo marginale, ma onestamente non mi ricordavo proprio che era lui.
In Colpa delle stelle invece, vuoi per la sua espressività facciale da "simpatica canaglia", vuoi per la sua sfattaggine e il suo carisma, rimane decisamente più impresso. Anche lei probabilmente, non mi sarebbe rimasta troppo stampata nella mente in Divergent se non fosse stata la protagonista. In questo film invece è proprio difficile dimenticarsi di loro.
Gli altri personaggi invece ci sono e non ci sono, o forse sono solo "sommersi" dai due protagonisti. Quello che spicca forse è solo Peter Van Houten, interpretato da Willem Dafoe. O forse lui mi è rimasto più impresso perchè interpretò un certo Norman Osborn in maniera, personalmente perfetta?

Le cosa che mi ha fatto ridere di più quando mi sono seduto in sala è stata la miriade di persone, ragazze, che sedendosi facevano discorsi del tipo: "sai mi sono portata un pacco kleenex", oppure "hai pronti i fazzoletti, qui si piange tanto". Io non ero in lacrime come certe ragazze presenti, però devo dire che anch'io mi sono commosso in certe scene.
Poi c'era anche si domandava come mai un ragazzo andasse a vedere un film del genere.

Eh vabbè, c'est la vie.
A fine film è partito un applauso generale, condiviso anche da me.

Quindi, ricapitolando, veramente un bellissimo film, emozionante e commovente, con una storia semplice ma alla quale ti senti un po' coivolto, specialmente perchè ti affezioni ai due protagonisti.

Forse "okay" sarà il nostro "per sempre".
Okay.