martedì 26 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 16 - Iron Fist - Stagione 2


PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 29/09/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

Qual è il tuo nome? L'immortale Iron Fist.

Senza dubbio questa è la frase che viene ripetuta più e più volte all'interno di questa serie.

Ovviamente stiamo parlando di Iron Fist, seconda stagione dello show Marvel/Netflix che è sbarcato nell'intero delle sue 10 puntate il 7 settembre 2018.

Diciamoci il vero, la prima stagione è stata una mezza delusione. Sicuramente migliore della prima dedicata al suo storico compagno di squadra Luke Cage, ma inferiore agli altri show Marvel/Netflix.

Quindi perché ho dato una possibilità a questo secondo ciclo?

Ma semplicemente perché dopo la sorpresa di Luke Cage, di cui vi ho parlato qualche tempo fa, ero curioso di vedere se anche Danny e il suo Fist avevano fatto progressi.

E devo dire che effettivamente ho fatto bene.

Per una volta posso affermare che Iron Fist è la migliore stagione di quest'anno fin'ora uscita, tenendo conto che il 19 ottobre esce la terza di Daredevil, delle serie Marvel/Neflix.

Si parte dal finale dei Defenders. Matt Murdock, apparentemente seppellito sotto le macerie del palazzo della Mano, ha lasciato il compito di difendere la città a Danny Rand, che diventa il nuovo vigilante notturno.

 
Danny però sente il peso di quel compito e un po' alla volta inizia a perdere la ragione creando scompiglio ogni volta che interviene.

Come avevamo già visto durante la prima stagione si è unito sentimentalmente con Colleen Wing e ormai i due abitano assieme.

 
Si è riappacificato con Ward Meachum 

ma quest'ultimo ha perso i contatti con la sorella Joy 

dopo averle rivelato che il padre Harold era ancora vivo.

Nel frattempo Joy ha trovato in Davos un prezioso alleato.

 
Da qui si dipanerà tutta la storia.

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Come dicevamo all'inizio, questa serie è decisamente superiore a tutte quelle viste quest'anno targate Marvel/Netflix.

Dieci episodi di una durata media di 50 minuti sono stati più che sufficienti per dare un discreto ritmo alla storia senza perdersi in troppi fronzoli.

Rispetto alla seconda su Power Man, dove il protagonista veniva messo in secondo piano per la prima metà, qui fortunatamente la cosa non succede.

Danny è il protagonista assoluto e la sua evoluzione psicologica segue un cammino abbastanza "binarizzato" ma comunque interessante.

Danny sente il peso del suo ruolo di salvatore, un po' alla volta ne viene schiacciato, e solo dopo una serie di eventi ritroverà l'equilibrio e l'armonia interiore.

Per una volta anche il cattivo, Davos, che come scrissi all'epoca ricorda fin troppo Bullseye, è ben gestito.

Se continuiamo a fare paragoni con Luke Cage, Davos è estremamente diverso da Bushmaster.

Come dicevo nella recensione, Bushmaster è si un criminale, ma dai toni grigi, cerca potere e vendetta, ma ha uno scopo che forse può essere condiviso.

Anche Davos vuole vendetta, per quella che lui stesso ritiene un'ingiustizia e, ottenuto il suo scopo, vuole portare il cambiamento.

Solo che è un cambiamento votato al male, amministrando la sua giustizia sbaragliando chiunque sia contrario ai suoi principi e che si metta di fronte al suo cammino.

Però escludendo i due personaggi principali, quella che mi ha più colpito è Mary Walker.

 
Personaggio strano e particolare perchè soffre di disturbo dissociativo dell'identità, creando due alter ego di se stessa, Mary la parte buona e Walker la parte cattiva.

Alice Eve, la sua interprete, riesce a mettere in scena due personaggi estremamente contrapposti ed entrambi ben gestiti e caratterizzati.

Tra l'altro non avevo associato che Mary Walker nei fumetti è Typhoid Mary.

 
Interessante l'episodio che esplora le origini delle "due identità" del personaggio anche se forse c'è ancora da esplorare, specialmente per la città dove si svolgono i fatti si svolgono,  Sokovia, teatro del finale di Avengers: Age Of Ultron.

Meno interessanti il terzatto formato da Colleen, Ward e Joy. Se i primi due assumono una maggior rilevanza nella seconda parte della stagione, forse il personaggio meno interessante è la bella Joy che ricopre sempre un ruolo abbastanza marginale anche se sarà importante per il finale.

In alcuni episodi tornerà anche Misty Knight

che conferma le impressioni positive avute in Luke Cage.

La cosa che non torna però è la collocazione temporale di questa serie rispetto a Luke Cage.

Sicuramente entrambe sono ambientate dopo The Defenders, ma nell'episodio dove Danny appare a dar man forte a Power Man, si vede uomo in pace e armonia con se stesso, cosa che raggiunge solo dopo la fine della serie.

D'altro canto questa serie non può essere prima di quella ambientata ad Harlem, in quanto Misty ha già il braccio bionico e in uno degli episodi finali dirà una cosa del tipo: "l'ultima volta che ho visto Luke non mi è piaciuto", facendo riferimento al finale di stagione.

Anche collocarla nel mezzo non avrebbe senso ma qui finirei nello spoiler.

Escludendo questo fatto, la serie nel complesso è ben gestita. In quasi tutti gli episodi c'è il giusto equilibrio tra le scene di "storia" e le scene di combattimento.

Queste ultime sono senza dubbio molto meglio gestite rispetto alla prima stagione, dove si notava che erano fin troppo coreografate.

Ancora una volta Netflix stupisce nel finale, mettendo delle interessanti basi per un possibile seguito che a questo punto forse non vedremo sulla piattaforma, vista la creazione di quella targata Disney.

Staremo a vedere.

Quindi, in definitiva, voto positivo per il secondo ciclo di storie di Iron Fist che nei suoi dieci episodi, mai troppo lunghi, non fa annoiare lo spettatore come invece ha fatto la prima stagione.

See you next

P.S.: fate molta attenzione al palazzo in costruzione che fa da sfondo alla battaglia dell'episodio 6 "Il drago muore all'alba", si parla di  "42 Baxter".
Non vi dice niente? e se vi dicessi Baxter Building?

lunedì 25 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 15 - La Profezia dell'Armadillo

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 24/09/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

Zerocalcare. Sicuramente uno dei nomi più famosi e influenti nel panorama dei fumettisti italiani.

Le sue storie e i suoi libri a fumetti sono vendutissimi ed a ogni occasione è letteralmente sommerso dai fan.

L'anno scorso apparve la notizia che il primo dei suoi libri, La Profezia dell'Armadillo, sarebbe divenuto un film, a quasi 3 anni (2014) dal primo annuncio fatto dallo stesso Michele (vero nome di Zerocalcare).

 
Per cui, dopo aver letto l'opera originale prestata dalla vera fan del fumettista romano, mia morosa, si parte per vedere la trasposizione cinematografica.

Diciamo che una volta conclusa la versione cartacea ero molto dubbioso.

In fin dei conti La Profezia dell'Armadillo secondo me era difficile da adattare per il grande schermo.

Non tanto per la trama in se è per se, visto che stiamo parlando di alcuni momenti, tra presente e passato della vita dell'autore, ma per tutta l'infarcitura volutamente “caricaturale” dei vari coprotagonisti e dello stesso concetto che sta alla base del personaggio dell'Armadillo.

Che poi non è propriamente corretto dire “caricaturale” ma probabilmente chi conosce le opere di Zerocalcare forse ha capito dove volessi andare a parare.

Veniamo quindi al film e alle mie osservazioni in merito.

La storia segue più o meno quello che viene raccontato nel libro.

Zero (Simone Liberati) 

è un giovane disegnatore che vive nel quartiere di Rebibbia dove, in mancanza di un posto fisso, si ingegna nei lavori più disperati.

Passa dal disegnare locandine per eventi, a scrivere mini storie, passando a fare ripetizioni di francese ad un ragazzo delle medie, o stilando sondaggi per le statistiche dell'aeroporto.

Le giornate passano tranquille tra i mille impegni, le scorribande con l'amico d'infanzia Secco (Pietro Castellitto) 

e le visite della madre (Laura Morante).

 
Zero vive da solo, anche se non propriamente, visto che condivide il mini appartamento con l'Armadillo (Valerio Aprea)

ovvero la rappresentazione della sua coscienza.

Il tutto cambia quando riceve una strana mail da Camille, una sua vecchia amica d'infanzia di cui aveva perso le traccie da molti anni.

Veniamo al dunque.

 
Personalmente La Profezia dell'Armadillo è un film che attira principalmente per il suo nome e per la figura di Zerocalcare.

Onestamente se non fosse un fumettista così famoso, probabilmente questo film sarebbe finito molto in sordina.

Come ho già detto, portare al cinema questa storia era difficile. L'opera originale è un'insieme di mini storie, a volte anche di una singola pagina, che rappresentano fatti della vita dell'autore.

Alcuni frangenti sembrano molto distaccati dal resto della storia "principale", per cui creare una sceneggiatura che mettesse coerentemente insieme i pezzi, non era banale.

Dal mio punto di vista il lavoro fatto è tutto sommato buono. La storia è ben gestita e tutti i flashback nel passato, vero cardine della storia, sono stati inseriti nei posti e nei momenti giusti.


Nel fumetto essi erano mini capitoli, nel film invece sono intermezzi legati ad un determinato posto dove passa Zero e ricorda l'evento.

Nel corso dell'ora e mezza vengono riproposte scene e situazioni comiche prese pari dal libro, altre vengono aggiunte ad hoc per la pellicola, ed infine altre vengono tolte perché probabilmente politicamente scorrette o non percepite dal pubblico.

Quella che mi ha fatto più "strano mancasse" era la scena della salagiochi.

 
Poi riflettendoci ho pensato che probabilmente non fosse stata tolta perché non capita dal pubblico in sala, visto che oggi quei luoghi sono praticamente morti, ma perché Camille e Greta in quei luoghi ci andavano per fumare e non farsi beccare da parenti e conoscenti.

Supposizione assurda? Forse....


Resta il fatto che i veri problemi sono però legati alla mancanza di empatia coi protagonisti.
Purtroppo nessuno riesce a far affezionare lo spettatore e "far tifare" per lui o lei.

Per assurdo Zero è il personaggio meno interessante di tutto il gruppo. Sono anche conscio che anche nel fumetto non è "l'emblema del classico protagonista carismatico", però per come veniva raccontata la storia, ti immedesimavi in lui e avresti voluto che le cose fossero andate in maniera diversa.

Secco paradossalmente, nel suo ruolo di "spalla comica" resta decisamente più impresso allo spettatore. Senza dubbio la gag "cardine" viene ripetuta un po' troppe volte, però la sua presenza strappa sempre un sorriso o una risata.

L'altro grosso problema è la gestione dell'Armadillo.

Siamo onesti, sembrava una variante di Alf.

 
Non capisco perché la scelta di farlo diventare un pupazzone ingombrante.

Onestamente avrei gestito il tutto in maniera diversa, seguendo più uno stile alla Chi ha incastrato Roger Rabbit

dove l'Armadillo è realmente un personaggio disegnato che appariva per dialogare con Zero.

Questo secondo me aiutava a restare più fedele allo stile "caricaturale" dell'opera originale.

Forse anche il mostrare il volto di alcuni personaggi stravolge quello stile, specialmente quando c'è in scena la mamma di Zero, che nei fumetti è rappresentata da una chioccia.

 
Sicuramente sarebbero state scelte più onerose a livello di budget, ma forse più vincenti nell'economia generale del film.

Altra cosa che non ho capito è il perché non usare dei disegni dello stesso Zerocalcare per le scene animate a inizio e a fine film.

Hai un film tratto da un fumetto, inserisci delle scene animate, avresti la possibilità di coinvolgere l'autore, e cosa decidi di fare?

Di far disegnare il tutto ad un'altra mano.

Ma perché? non sarebbe stato più bello inserire delle scene originali illustrate da Zerocalcare? Perché tanto si vede che non è la sua mano.

Anche gli schizzi disegnati durante il film li avrei fatti fare a lui, tanto si sarebbe vista semplicemente una mano, come nel primo Spider-Man di Raimi, dove la bozza del costume è disegnata Phil Jimenez uno dei disegnatori della Marvel all'epoca.

 
Ma quindi La Profezia dell'Armadillo è un buon film?

Onestamente no. Pur seguendo abbastanza fedelmente l'opera originale, il film soffre di un problema di mancanza di empatia nei personaggi, Zero in primis.

Purtroppo questa mancanza fa pesare un po' la visione d'insieme, specialmente a chi non ha letto l'opera originale.

Come detto in precedenza alcune scelte non le condivido, specialmente nella rappresentazione dell'Armadillo.

Si sarebbe potuto osare qualcosa di più, cercando di creare qualcosa di più innovativo.

Probabilmente questo non rischiare, cercando di non scontentare nessuno, ha creato un film che non è "ne carne ne pesce" che, probabilmente, se non fosse mosso dal nome Zerocalcare non si sarebbe cagato nessuno, ancora di meno dell'evidente insuccesso ottenuto.

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domenica 24 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 14 - Luke Cage - Stagione 2

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 22/09/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

Netflix ci riprova. Ancora una volta la famosa piattaforma di streaming schiera uno dei suoi soldati sul campo.

L'anno scorso ne era uscito malino, e quest'anno?

Oggi vi darò le mie impressioni sulla seconda stagione di Luke Cage, rilasciata integralmente nei suoi 13 episodi dal 22 giugno di quest'anno.

Beh, ma adesso è quasi fine settembre e ne parli solo ora? si perché fino all'ultimo ero indeciso se intraprendere "questo nuovo viaggio ad Harlem".

Sarò onesto, la prima stagione, per quanto mi abbia convinto Mike Colter nei panni del protagonista, non mi aveva entusiasmato.

Troppi episodi, troppo lunghi, e sicuramente con "poca ciccia" per non parlare dei villain mediocri.

Però, leggendo i commenti su questa seconda stagione, si parlava del finale che è stato veramente particolare e anche le opinioni generali la valutavano come "sicuramente meglio della prima".

Per cui ho deciso di rituffarmi nel quartiere nero di New York.

E come è andata?

La storia parte dopo gli eventi narrati in The Defenders, Luke è diventato a tutti gli effetti il difensore di Harlem, apprezzato dal genere femminile che spesso e volentieri vorrebbero "prendere un caffè assieme" e temuto da gangster e criminali.

 

Mariah Dillard (Alfre Woodard) 

è diventata a tutti gli effetti la regina di Harlem e se di facciata cerca di farsi una fama come salvatrice del quartiere, dall'altra ha il pugno di ferro sui traffici di droga e armi.

Misty Knight, come visto nei Defenders, ha perso un braccio per salvare Colleen da Bakuto.

 

Però pur continuando a fare terapie con Claire, 

ha perso parte della fiducia in se stessa ma allo stesso tempo non vuole accettare la pensione anticipata.

Il tutto si complica quando entra in scena il misterioso Bushmaster.

 
Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Come al solito 13 episodi sono TROPPI. Non c'è niente da fare, specialmente la prima della storia è lenta e a tratti noiosa.

E' inutile nascondersi dietro ad un dito, nelle prime puntate succede poco e niente.

Se vogliamo essere precisi in questo frangente il "titolare di serie" era un personaggio secondario.

Il vero punto di forza è stato senza dubbio la caratterizzazione di Misty.

Sconvolta per aver perso il braccio, si ritrova in molte occasioni inutile, incapace di adempiere al suo compito di poliziotta.

La svolta l'abbiamo nel momento che Colleen, tramite Danny Rand e la sua compagnia, le creano un braccio bionico che la rimette in pista.

 
Francamente mi sarei aspettato l'arrivo di Tony Stark che le costruisse il braccio, ma forse sarebbe stato difficile da spiegare.

A mio modo di vedere l'evoluzione del personaggio è sicuramente l'unico punto a favore del primo gruppo di episodi.

La cosa che è più ho apprezzato sono anche state le scene che vedevano Misty ricostruire le scene del crimine dove riviveva, scena per scena, l'intero accaduto.

Le cose dal punto di vista narrativo cambiano molto nella seconda parte della stagione.

Sicuramente i punti a favore sono il maggior coinvolgimento di Bushmaster.

All'inizio lo trovavo un personaggio abbastanza marginale e per quanto doveva essere il villain, lo trovavo al livello dell'inutile Diamond Back della prima stagione.

 
Poi però, vuoi la sua rivalità con Mariah, le faide di famiglia tramandate negli anni e la sua storia personale rivelata negli ultimi episodi, hanno dato maggior spessore al tutto.

Forse la cosa che non era chiara fin da subito era la natura dei suoi poteri. Simili a quelli di Luke, ma con una base diversa.

Solo in un secondo momento tutto viene spiegato e dimostrato che forse non era propriamente un villain ma più un personaggio "dai toni grigi", un po' come succedeva per Erik Killmonger, il cattivo di Black Panther.

 
Senza dubbio il vero villain si è rivelato però essere Mariah Dillard che abbandona quel Dillard per riprendere quello di famiglia, Stokes.

Come per Bushmaster, anche per Mariah l'eplosione del personaggio però avviene in solo nella seconda parte della stagione.

Personaggio cattivo, privo di sentimenti. Alfre Woodard, la sua interprete, è perfetta nel ruolo, dove l'apice lo raggiunge nel momento che rivela a sua figlia Tilda la verità nell'episodio 9.

 
Dieci minuti di dialogo che veramente raggelano il sangue nelle vene per quello che viene detto, e per come viene detto.

Un personaggio che invece non ne esce benissimo è Shades

Onestamente l'ho preferito nella prima stagione dove, come dissi all'epoca, ricordava molto Starscream dei Transformers.

Anche per Shades abbiamo un evoluzione che lo porta un po' alla volta ad allearsi con chi può tornargli utile, però risulta un personaggio senza troppo da dire.

Come al solito per ultimo il protagonista.

 
Io continuo a dire che Mike Colter è perfetto per il ruolo ma, come dicevamo all'inizio, nella prima parte risulta essere semplicemente un personaggio di contorno.

E' inutile negarlo, i primi episodi servono semplicemente a far capire allo spettatore che il suo ruolo di eroe in qualche modo lo destabilizza a livello psicologico.

Rompe con Claire, che era diventata qualcosa di più dell'amica con cui "prendere un caffè", e perde la ragione.

Nel corso degli episodi e i suoi conflitti col padre prima, con Bushmaster e Mariah poi, gli faranno cambiare modo di ragionare e di trovare "una quadra" tra il se stesso uomo e il se stesso protettore di Harlem.

Il finale è senza dubbio sconvolgente dal punto di vista narrativo, però non voglio minimamente fare spoiler in merito.

Va quindi vista questa seconda stagione di Luke Cage?

Si, se si ha pazienza. Gli episodi lunghi e la prima parte troppo lenta di certo non aiutano.

Nella seconda parte e, specialmente negli ultimi episodi, abbiamo però delle cose molto interessanti, soprattutto quando si arriva sul finale.

Io continuo a sostenere che tredici episodi di una lunghezza variabile tra i cinquanta minuti e l'ora e dieci sono troppi.

Sicuramente ridurre tutto a 8 o 9 episodi avrebbe giovato tantissimo nell'economia della storia.

Di certo però, rispetto ad una seconda stagione di Jessica Jones estremamente deludente, qui si c'è un netto miglioramento rispetto al primo ciclo.

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sabato 23 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 13 - Outsiders: The Cave

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 18/09/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

«...Benvenuti, non lasciatevi spaventare dalla mia voce calda e misteriosa. Per centinaia.. No, migliaia, no. Decine di migliaia di anni... In molti sono venuti da me in cerca di ciò che desideravano di più...»

Queste sono le parole del gioco di cui andrò a parlarvi oggi, ovvero The Cave, classe 2013, rilasciato per le maggiori piattaforme dell'epoca Steam,  PlayStation 3 e Xbox  360 (solo in formato digitale), iOS, Android e Ouya (che probabilmente si ricorderanno in due visto il "grandissimo successo").

Il gioco è pubblicato da SEGA, sviluppato da Double Fine Productions e ideato da Ron Gilbert con la collaborazione di Tim Schafer.

Forse a qualcuno di voi suoneranno familiari i nomi di Ron Gilbert e Tim Schafer.

Beh non sono nientemeno che gli ideatori di alcuni dei capolavori Lucas Art, tra cui i primi due Monkey Island.

Per quanto The Cave non sia una nuova avventura grafica, ne riprende però l'idea di fondo di essere un gioco a rompicapi.

- Sette personaggi in cerca del loro destino

La storia inizia con la presentazione dei 7 protagonisti della storia.

 
Ognuno di loro ha una sua storia personale e entra nella caverna per cercare di ottenere ciò che desidera.

Ogni personaggio ha una sua abilità peculiare che servirà per attraversare determinate sezioni della caverna.

- Il sistema di gioco

La cosa che rende particolare il gioco è il suo sistema di "collaborazione dei personaggi".

Infatti a inizio partita dovremo prendere tre dei sette personaggi iniziali, o otto se contiamo che i gemelli sono in due ma contano come un unico personaggio.

 
Addentrandoci nella caverna, per risolvere alcuni enigmi, sarà necessario "switchare" i vari personaggi e spostarli in determinate aree per poterli posizionare su interruttori o leve per permettere agli altri di proseguire.

Senza dubbio questo stile di gioco si è rivelato molto divertente e ingegnoso per creare enigmi collaborativi.

Una scelta particolare è quella di non poter far morire i protagonisti.

Infatti lo dirà la stessa Caverna, che non può permettersi di far morire i suoi ospiti perché sennò andrebbe in mezzo a beghe burocratiche, o qualcosa del genere.

- Le sessioni della Caverna


La scelta del trio influenzerà parte della sessioni visitabili nella caverna. Infatti ci saranno alcune aree comuni che verranno visitate indipendentemente dalla squadra formata, e altre invece tematiche per i personaggi.

Se le prime serviranno da enigmi generici e saranno solo sessioni con rompicapi da risolvere, nelle tre aree tematiche, una per personaggio scelto, approfondiremo la storia dell'esploratore protagonista della sessione.

- I dipindi della Caverna

Nel corso di tutto il viaggio incontreremo delle icone che rappresenteranno uno dei nostri eploratori.

Toccandole attiveremo un dipinto che rappresenterà una piccola parte della storia del protagonista rappresentato.

Parte del fascino del gioco è ricostruire tutta la storia che rivelerà il suo finale all'uscita di essa.

- Le mie conclusioni

 
In definitiva The Cave è questo, un gioco ad enigmi dove dovremo ricostruire la storia dei sette protagonisti.

E' un gioco perfetto? sicuramente no. La cosa che ho sopportato meno è stata l'obbligatorietà di ripercorrere la Caverna 3 volte per ottenere le storie dei 7 protagonisti.

Il problema però non è stato nel ripercorre il gioco tre volte, visto che ogni volta si entrava in sessioni diverse non affrontate precedentemente.

Il problema è stato all'ultimo giro, dove, per forza di cose, uno solo dei tre esploratori era nuovo, mentre con gli altri eravamo già arrivati a conclusione.

Perché quindi non fare nove protagonisti invece che sette?

In fin dei conti sarebbero state aggiunte solo due sessioni in più, quelle specifiche del personaggio.

C'è stato chi all'epoca lo definì un gioco noioso.

Io onestamente così non l'ho trovato.  

Forse gli enigmi sono abbastanza semplici da risolvere, non ho trovato grossissime difficoltà, anche se in un paio di casi sono dovuto ricorrere alle guide.

Secondo me un problema è il fatto che forse manca l'umorismo e un po' la follia delle situazioni tipiche delle vecchie avventure Lucas Art.

Una cosa che mi ha fatto molto pensare è il viaggio che intraprendono i nostri protagonisti.

Chiaramente qui finiamo nello
SPOILER.

 
Se ci pensate ci sono due cose che vengono rimarcate sempre durante il viaggio.

Il non poter morire e i finali dei protagonisti sempre negativi.

Al che mi è sorta una teoria, visto che poi i sette protagonisti vengono da epoche differenti tra loro.

Non è che i sette sono morti e la Caverna è una specie di purgatorio che dovrebbe farli redimere di quello che hanno fatto in vita, facendoli collaborare forzatamente con altre persone con cui condividono il destino?

Questa cosa è vagliata da un altro aspetto, che però si nota solo dal secondo giro in poi.

Infatti nella prima sessione di "recupero tesori", i tre oggetti sono tenuti dagli scheletri di tre degli altri esploratori, il che darebbe una seconda validazione al mio ragionamento.

C'è anche da dire che nella fase finale, dove si ripercorre la scena del "recupero tesori", tutto sembra gestito come un set cinematografico in fase di conclusione delle riprese, dove le trappole sono state "messe via" in scatoloni  e ci sono fari da riprese ovunque.

Quindi la Caverna è realmente un purgatorio? è semplicemente un set cinematografico di intrattenimento?

Probabilmente al giocatore l'ardua sentenza.

Resta il fatto che secondo me è la teoria del purgatorio è affascinante, anche se probabilmente non ha fondamento.

Veniamo al dunque.

Va provato? sicuramente non lo comprerei a prezzi esorbitanti.

Forse i 12,99 euro di Steam sarebbero tantini, visto che un giro della Caverna dura tre ore a farla grande.

Su Google play si trova ad un più modico prezzo di 3,31 Euro che è un prezzo più che onesto.

Magari provatelo sul vostro tablet e fateci sapere se vi è piaciuto.

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venerdì 22 settembre 2023

LOST POST, L'era Yessgame: 12 - Riverdale - Stagione 1

PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 11/09/2018 E OGGI NON PIU' DISPONIBILE

4 Luglio. Un ragazzo, Jason Blossom, apparentemente muore annegato nello  Sweetwater River.

Ma è veramente così?

Questo l'incipit di una serie che ha fatto più parlare di se l'anno scorso.

Ovviamente stiamo parlando di Riverdale, serie trasmessa dall'emittente The CW e basata sui personaggi  protagonisti dei fumetti della casa editrice Archie Comics.


La serie è sbarcata su Netflix, per la sua prima stagione, il 1 luglio 2018.

Ovviamente il motore trainante che mi ha fatto propendere la visione della serie è il suo genere.

Infatti siamo di fronte ad un incrocio tra un mistery e un teen drama. Le critiche positive sono state solo un valore aggiunto.

Ma arriviamo quindi al succo della questione.

I tredici episodi che compongono la stagione sono tutti ben strutturati, dando maggior risalto agli episodi tra il 10 e il 12, per poi concludere la trama portante, lasciando dei misteri irrisolti, nell'episodio conclusivo.

Dal punto di vista degli attori protagonisti non ci sono nomi altisonanti fatta esclusione per Luke Perry

ovvero il Dylan McKay della serie  Beverly Hills 90210.

La storia ruota attorno ad un gruppo di ragazzi di Riverdale.

Il protagonista è senza dubbio Archibald "Archie" Andrews (K. J. Apa)


il bello della scuola e praticamente bravo in tutto.

A lui si aggiunge la sua migliore amica d'infanzia Elizabeth "Betty" Cooper (Lili Reinhart)


Lei rappresenta la classica ragazza della porta accanto. Bella, intelligente e di buona famiglia.

Terza classificata Veronica "Ronnie" Cecilia Lodge (Camila Mendes)

che rappresenta la ragazza sofisticata con la puzza sotto il naso che rinuncia al suo "status" dopo una serie di vicende familiari che le fanno capire che essere la stronza della scuola è sbagliato.

Cheryl Marjorie Blossom (Madelaine Petsch). 

Se Veronica è è la "stronza redenta" Cheryl è invece la classica stronza saccente. Sorella gemella di Jason è figlia di una delle più ricche e influenti famiglie della città.

Ultimo, ma non per importanza, Forsythe Pendleton "Jughead" Jones III (Cole Sprouse)

che scopro essere uno dei due gemelli della serie Zack e Cody.


Migliore amico di Archie, è la voce narrante della storia. Personaggio molto particolare, solitario, intelligente e sarcastico.

A loro si uniscono i genitori dei ragazzi dove Luke Perry è il padre di Archie, e qualche professore della scuola.

Ciò che rende interessante e coinvolgente la serie, è l'intricato "puzzle" di misteri che mano a mano verranno rivelati nel corso degli episodi.

A stagione conclusa si nota che la storia trainante, ovvero la morte di Jason Blossom, è solo la punta di un profondo iceberg che coinvolgerà tutta l'apparente tranquilla cittadina.

Ogni puntata espande e approfondisce i personaggi principali e nel finale d viene rivelato un mistero legato ad uno di loro che, di norma, viene usato come cliffhanger per l'episodio successivo.

Il fascino di questa serie è proprio legato a questo enorme puzzle che mano a mano va a comporsi, fino ad arrivare alla verità che lascia lo spettatore a bocca aperta.

 
Eh già, all'episodio 12 arriviamo alla verità sul mistero della trama portante, anche se non si è arrivati al bandolo della matassa.

Come già detto molte volte comporre una serie di pochi episodi è una scelta vincente se questi sono scritti in maniera coinvolgente.

Per Riverdale 13 episodi erano il "giusto metro" per raccontare la storia. Si è vero, siamo arrivati alla risoluzione del caso principale, però tirarla per le lunghe avrebbe fatto soffrire lo show.


Della serie già stata rilasciata una seconda stagione, già vista anche in Italia, ed è stata annunciata una terza.

Devo dire che pur col dubbio che i 22 episodi del secondo ciclo potrebbero essere troppi, sono estremamente curioso di continuare la storia, anche per capire tutti i punti oscuri sulla trama portante del primo ciclo.

Se dovessi fare un parallelismo direi che Riverdale in qualche modo mi ha ricordato Veronica Mars, dove c'era il giusto mix tra il mistero della morte di Lily Kane e il teen drama.

Forse però in Riverdale c'è maggior equilibrio di peso dei vari personaggi, dove ognuno ha il suo spazio e nessuno sovrasta nettamente l'altro, dove invece era Veronica la padrona di casa nella sua serie.


Va quindi vista?

Beh direi che ho tessuto solo lodi positive. Come valore aggiunto posso anche dirvi che gli ultimi episodi gli ho visti di fila, facendo una maratona da 4 capitoli che sarebbe diventata di 5 se non fosse stato tardi per continuare.

Quindi se avete Netflix o Premium dategli un'occasione.

E in attesa che la piattaforma di streaming rilasci la seconda stagione, ci prepareremo allo spin-off della serie, ovvero le Terrificanti Avventure di Sabrina 


che verrà rilasciata il 26 ottobre 2018, sulla quale sicuramente torneremo a parlare.

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