martedì 24 aprile 2018

Mao Dante: Le tre anime della stessa opera


Proviamo oggi un esperimento.

Cercherò di mettere a confronto le tre anime di una delle opere più famose di Go Nagai.

Darò quindi le mie opinioni su Mao Dante, mettendo a confronto il manga originale del '71, opera in 3 volumi mai conclusa, 


l'anime di 13 episodi del 2002 (in Giappone) 


e il manga reboot , Shin Mao Dante, in quattro volumi (sempre del 2002/2003).



Chiaramente spoiler sulle macro trame.

Partiamo dalla storia.

Ryo Utsugi è un comune ragazzo di all'incirca vent'anni. 


Di notte ha degli spaventosi incubi dove vede un mostro gigantesco che lo chiama a se.


Da qui partiranno le avventure di Ryo e la scoperta sulla reale entità del mostro.

Per molti versi le tre sfaccettature dell'opera, escludendo i finali, seguono le stesse traccie e le stesse basi, ma si evolvono in maniera molto differente.

Se infatti il manga del '71 delinea in maniera rapida e concisa le linee guida della storia senza perdersi in troppi dettagli, l'anime decide di ampliare molti aspetti lasciati vaghi in precedenza e che, in qualche modo, diventano anche la base della versione reboot, che ne modifica però alcuni aspetti.

Quindi le tre opere, nel bene e nel male, sono in qualche modo, amalgamate tra loro.

Senza dubbio quella che mi ha colpito di più è il manga originale. Pur avendo ammesso più di qualche volta che il tratto Nagaiano non mi abbia mai convinto troppo, è però il suo modo di narrare la storia che coinvolge il lettore.

Purtroppo però, come dicevamo all'inizio, quest'opera è rimasta incompleta. Onestamente è un peccato, perché mi sarebbe piaciuto vedere come il maestro Nagai avrebbe deciso di portarla a termine nel '71, viste poi le tematiche "scottanti" raccontante.


Veniamo all'anime. Senza dubbio in tredici episodi della durata di 20-25 minuti si ripercorre, si amplifica, e si da una conclusione al manga lasciato a metà. Nel guardare la serie però ho notato una cosa, manca quella cattiveria e quello stile tipico del manga originale.

Sarà dipeso dai dialoghi italiani, sarà dipeso anche da un'evidente censura del prodotto (molto spesso si vedono scene oscurate per evitare la violenza e la crudezza delle stesse), sarà dipeso dalla regia stessa degli episodi, però manca completamente lo stile Nagaiano.

A volte bisogna ammettere che certe scene rasentano il ridicolo.

Parliamo dell'episodio 6 - Presagio, dove il gruppo della confraternita di Dio vuole aprire la porta dove riposano i Quattro Grandi Distruttori.

Perché ridicola? perché il capo dell'unità sa benissimo cosa si cela dietro la porta ma vuole, in tutti i modi, aprirla. 

 
E quando ha fatto? beh è spaventatissimo dai quattro demoni e cerca di ucciderli. Beh complimenti.

Se andiamo più avanti con la storia arriviamo all'episodio 9 - Dedalo, dove Saori, sorella di Ryo, cercando su Internet trova il sito del Labirinto di Lamia molto chiacchierato dai media.

E qui? beh semplice, una specie di realtà virtuale dove Saori sparisce per ritrovarsi in un castello dove Ryo arriverà col teletrasporto.

Onestamente avrei preferito una scelta più interessante. Saori cercava informazioni su Internet e manipolata dai poteri di Lamia, veniva condotta al castello.

E l'episodio finale? dove Ryo, ormai conscio di essere Dante affronta in battaglia Eva e come nei migliori anime supereroistici, ingloba i poteri degli altri demoni diventando dorato.

Dragon ball rules....


Veniamo quindi al reboot Shin Mao Dante. Una cosa che non ho sopportato è raccontare la storia al contrario partendo quindi dalla genesi dei demoni.

Perché? sinceramente, per quanto sia un'opera che si prefissava di chiudere l'opera incompiuta del '71, è anche un reboot della stessa. Se fate attenzione anche i nomi dei personaggi sono inspiegabilmente cambiati, come la sorella del protagonista che diventa Aya invece che Saori.

Molte delle idee e molti personaggi estratti dall'anime, vengono riversati anche in quest'opera seguendo però traiettorie diverse.

Anche questa nuova rilettura arriva ad una conclusione, anche se molto diversa e negativa rispetto a quella dell'anime.


Come molti hanno descritto, quest'opera, specialmente il manga del '71, è un vero e proprio prequel a Devilman. Inutile negarlo. Moltissime delle idee e dei concetti si ritroveranno nell'opera con protagonista Akira Fudo.

Anche il design di Ryo nella "trasformazione intermedia" è un proto Devilman.



Arriviamo quindi alle conclusioni.

Cosa vale la pena recuperare? a mio parere sicuramente il Mao Dante del '71 consci però del fatto che l'opera è priva del finale.

Senza dubbio delle tre incarnazioni è quella più affascinante e, per quanto sbrigativa nel suo svolgimento, mette sul piatto dei concetti molto inusuali e, se vogliamo, blasfemi, specialmente per la religione cristiana.

In fin dei conti quando arriverete alla verità su Dante e sul perché si erga a paladino e re dei Demoni, non potrete fare a meno che tifare per lui.


Letta e pubblicata qua da noi, l'opera del '71 avrebbe fatto scandalo e avrebbe messo una croce sull'eventuale arrivo di qualsiasi altra opera di Go Nagai, indipendentemente dal genere.

Un opera che prende spunto da alcuni libri del Vecchio Testamento e ne fa vedere i fatti sotto un'altra prospettiva che, dite pure quello che volete, così raccontati hanno il loro fascino.

Volete però vedere come si conclude la storia? avete due alternative. Il "good" ending dell'anime, e il "bad" ending del manga reboot.

Quindi tre anime della stessa opera, aventi le stesse basi strutturali, ma con tre svolgimenti molto diversi tra loro ma che, in qualche modo, sono complementari.

L'unico rimpianto è non poter avere la conclusione dell'opera originale, secondo me diversa da entrambe le opere degli anni 2000, perché secondo me nel corso di 30 anni i pensieri e le idee di una persona cambiano.

Mi sbaglierò e probabilmente non lo sapremo mai.

See you next



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