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giovedì 24 maggio 2018

Lost In Space


Benritrovati. Dopo le osservazioni su Infinity War, torniamo sulla fase sperimentale e comparativa.

Questa volta vi darò le mie opinioni sulla prima stagione di Lost In Space, serie televisiva prodotta da Netflix e rilasciata sulla piattaforma il 13 aprile del 2018.

Forse molti non sanno che questa serie è un remake della serie omonima del 1965,


che a sua volta aveva già avuto una "nuova incarnazione" nel 1998 con un film diretto da Stephen Hopkins.


Ovviamente oggi salterò il confronto con la serie del '65, visto che non l'ho mai vista, ma cercherò, nel limite del possibile, di paragonare il film con la recente incarnazione di Netflix.

Siamo onesti, quando apparirono i trailer della serie 2018 mi ritornò subito in mente il film del '98 che all'epoca vidi in videocassetta.

Chiedendo in giro, per lo meno a coetanei, nessuno si ricordava del film. Come mai?

Ma probabilmente perché non è certo una pellicola memorabile, però io tutt'oggi la ricordavo abbastanza bene.

Vuoi perché era un film fantascientifico abbastanza easy, vuoi perché tra i protagonisti c'era il Joey di Friends (Matt LeBlanc),


o vuoi perchè una graziosa fanciulla come Heather Graham,


o forse per un altro fattore, ma sul quale ci torneremo.

Fatto sta, che tutto sommato il film era rimasto impresso e lo ricordavo abbastanza bene, pur avendolo rivisto per fare questa comparazione.

Per cui quando Netflix annunciò i dieci episodi del remake non fui che entusiasto e curioso.

E partiamo quindi dall'incarnazione più recente.

La storia ruota attorno al viaggio nello spazio della famiglia Robinson, una abbastanza canonica famiglia americana composta dal capofamiglia John (Toby Stephens)


un militare dei Navy Seal spesso assente per le varie missioni a cui partecipa.

John è sposato con Maureen (Molly Parker)


una brillante ingeniera aerospaziale che ha preparato la famiglia per la colonizzazione di Alpha Centauri.

A completare il quadro i tre figli:  Judy (Taylor Russell)


la maggiore dei 3, medico della squadra e figlia di primo matrimonio di Maureen. 

Ed infine ci saranno Penny (Mina Sundwall),


la secondogenita e  Will (Maxwell Jenkins)


il più piccolo dei tre.

E qui iniziano le prime differenze col film.

Infatti in quella versione  John (William Hurt)


era un affermato professore a capo della missione spaziale e non un navy seal come nel telefilm.

Maureen (Mimi Rogers)


e Penny (Lacey Chabert)


invece ricoprono più o meno lo stesso ruolo.

Quelli che cambiano sono Judy (Heather Graham)


che nel film oltre ad essere medico è anche meccanico dell'astronave ma soprattutto Will (Jack Johnson).


Quest'ultimo anche nel film è un ragazzino di circa 11 anni ma quello che cambia radicalmente è il suo carattere.

Nel film è un piccolo genio quasi sempre indaffarato a costruire nuove invenzioni.

Nel telefilm invece è un ragazzino "comune" tanto che fallirà il test per partecipare alla "scampagnata" spaziale, anche se il ragazzino si rivelerà fondamentale per il proseguo della storia.

Ma perché una famiglia, abbastanza normale, decide di partire per lo spazio profondo?

E anche qui ci sono delle differenze.

Nel film siamo nel 2058, e la missione di colonizzazione prevedeva un viaggio di dieci anni in animazione sospesa, per creare un gate per permettere istantaneo ai terrestri che nel frattempo costruiranno la porta gemella nell'orbita terrestre.

Nella serie invece siamo nel 2046 e tutto parte quando la "stella cometa", una specie di meteorite, si schianta sulla Terra compromettendo la stabilità del pianeta.

Il fulcro di tutte e due le opere però è il titolo della serie, ovvero quel "perduti nello spazio".

E infatti i Robinson si ritroveranno ad esplorare pianeti sconosciuti per poter raggiungere la meta.

La cosa che differisce in maniera sostanziale è l'ambientazione del tutto.

Nel film, bene o male, i Robinson, insieme al Maggiore Don West (Matt LeBlanc)


e a quello che si rivelerà il villain, il Dottor Zachary Smith (Gary Oldman)


si ritroveranno a girare per astronavi abbandonate e strani pianeti al fine di "orientarsi" per continuare il viaggio.

Nella serie invece, per lo meno per la stagione appena conclusa, vedremo i Robinson cercare di sopravvivere in un pianeta abilitabile su cui sono forzati a fare una sosta "obbligata".

Anche nella narrativa della storia i toni sono molto diversi.

Se nel film siamo di fronte al viaggio per tornare a casa, nel telefilm siamo più vicini ai temi di "sopravvivenza" alla Lost.

Sicuramente non siamo ai livelli della serie mistery di J.J. Abrams, però molte cose si assomigliano.


La sosta forzata, gli sforzi per cercare di sopravvivere all'ambiente spesso inospitale del pianeta dove i Robinson, e non solo, sono atterrati.

A mio modo di vedere però se il film segue una trama lineare che "parte da A e arriva a B", nel telefilm ci sono molte cose che vengono lasciate in sospeso.

Infatti il primo episodio troviamo i Robinson già sulla Jupiter 2 pronta a schiantarsi sul pianeta.

Perchè? non ci è dato sapere. Ma diciamo che non è stato un grosso problema, per lo meno all'inizio in quando ero sicuro che dopo prima o poi tutto sarebbe spiegato.

E così è stato, però ho notato spesso che nel corso degli episodi ogni tanto si saltavano dei passaggi da un episodio e l'altro.

Sicuramente questo salto "di palo in frasca" non mi è piaciuto. A stagione completa posso dire che alcuni dubbi rimangono specialmente riguardo ad uno dei personaggi protagonisti.

Ovviamente però

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Il telefilm, rispetto all'omonimo film, mostra molti riferimenti diretti e indiretti a molte pellicole note.

Ci sono riferimenti a film horror, a film fantascientifici, al già citato Lost ma, soprattutto a Jurassic Park, specie in uno degli episodi finali.

Gli effetti speciali sono nel complesso buoni, sia quando si mostrano le fasi di viaggio dell'astronave sia le varie creature che popolano il pianeta.

Anche il villain, che verrà rivelato nel corso della storia è particolare.
Cadrei nello spoiler dando delle mie considerazioni però tutt'ora, a stagione conclusa, non è ancora chiaro quale sia il suo obiettivo finale.


Sicuramente rispetto al film, molto easy come dicevamo all'inizio, la serie è molto più strutturata e affascinante da seguire.

Per una volta, l'ora dei singoli episodi non pesa. Ognuno dei dieci capitoli è ben strutturato tra scene d'azione, approfondimento dei personaggi, della storia al fine di coinvolgere lo spettatore.

Come dicevamo all'inizio il film mi aveva affascinato per un altro fattore, presente nelle fasi finali, ovvero il concetto di universo alternativo/viaggio nel tempo.


Infatti i Robinson atterreranno in un pianeta dove troveranno una strana bolla che mano a mano si espanderà. Esplorandola troveranno un universo alternativo proiettato nel futuro dove conosceranno un Will alternativo, adulto e in collera col padre per averlo abbandonato.

Tutto questo, per il momento, nel telefilm non si è visto, e forse lo vedremo nelle prossime stagioni.


Quindi in definitiva, una serie televisiva Netflix ben fatta. Buoni gli effetti speciali e buona la storia raccontata che non annoia lo spettatore pur avendo episodi lunghi.

Ci sono veramente pochi punti in comune col film del '98 e probabilmente visto il suo flop, visto che sicuramente avevano pensato a dei seguiti mai realizzati a fronte del finale aperto, questa serie da nuova vita al tutto migliorando e correggendo gli errori del passato.

Insomma un qualcosa come venne fatto per il progetto Shadowunters dove il film fece un buco nell'acqua mentre la serie sembra convincere, visto che siamo già alla terza stagione.

See you next

mercoledì 6 dicembre 2017

More Punisher, Please!!!



E dopo la discussione su Justice League dello scorso episodio, dedichiamoci alla concorrenza.
Parliamo della serie The Punisher, prodotta da Netflix e sbarcata in tutto il mondo il 17 novembre 2017.

Chi mi conosce sa bene quanto hype avessi per questa serie e di quanto abbia apprezzato l'interpretazione di Jon Bernthal nel ruolo di Frank Castle.

Partiamo dalla trama. Il tutto inizia qualche tempo gli eventi di Daredevil. Frank dopo aver sistemato alcune faccende rimaste in sospeso, si fa credere morto e cerca di ricominciare la sua vita come muratore, sotto la falsa identità di Pete Castiglione.

Però, come succede spesso accade, il passato torna a bussare.
Frank viene quindi contattato dal misterioso Micro che vuole l'aiuto dell'ex marine per far venire a galla una cospirazione che va ben oltre il mondo criminale di New York City.

Senza scendere ulteriormente nelle trama, veniamo alle mie considerazioni.



La serie è composta da 13 episodi da 50 minuti circa. Il problema di base, come ormai quasi tutte le serie Netflix, è che si dilunga troppo il brodo. Non nascondiamoci dietro un dito, cosa mi sarei aspettato da The Punisher? ma ovviamente di vedere il personaggio degli episodi di Daredevil. Vedere azione, combattimenti e a volte brutalità.

Purtroppo questo non accade, o meglio, solo in una seconda parte. Tutta la vicenda ruota solo parzialmente attorno alla figure di Frank e Micro, concentrandosi più su altri fronti.

Molto spesso, secondo me, ci si concentra molto di più sui personaggi secondari e su un certo filone di trama che pervade praticamente tutta la serie.

Il che non è sbagliato chiaramente, perché molti personaggi coprotagonisti sono ben delineati dal loro background e dalle loro azioni, però secondo me si dovevano comprimere certe scene.

Adesso sarò io però The Punisher è storicamente una serie fumettistica d'azione, spesso sfrenata. Chiaramente dipende sempre da chi scrive, però raramente ci si concentra su infiniti dialoghi e dettaglio dei coprotagonisti.

Ripeto, non è sbagliato, ma mi sarei aspettato molto più dinamismo. Io salvo sempre a priori il primo episodio, perchè ovviamente è l'inizio della storia e Netflix tende sempre a prendersi i suoi tempi nel raccontare il tutto. Però, dei 50 minuti potevamo scendere a 40 tranquillamente.

Ho apprezzato molto la frase sul finale di puntata "Bentornato Frank", citazione al ciclo omonimo di rilancio del personaggio a opera del duo Ennis/Dillon.
Sicuramente non avrei voluto la riproposizione di quel ciclo (a volte troppo) folle, però la citazione era molto azzeccata.

Una cosa che non ho capito troppo è il perché si nominino anche i membri della famiglia Gnucci, i principali villain di quel ciclo, ma poi vengano messi da parte.
C'erano forse idee diverse nel sviluppare il telefilm?



Per quanto il primo episodio si prenda i suoi tempi, mette in chiaro subito la psicologia di Frank, un uomo distrutto dai fatti che gli hanno rovinato la vita e continuamente turbato dagli incubi. E questo va benissimo, perché fa immedesimare maggiormente lo spettatore sulle ragioni che hanno portato alla genesi del Punisher.

Molto interessante anche lo spunto riflessivo della sotto trama principale che fa capire, da più punti di vista, quali possano essere i risvolti psicologi dei soldati al ritorno dalle missioni di guerra.

Il tutto però è troppo dilungato, si poteva arrivare al fulcro di tutto in maniera più concisa.
Per carità, non si arriva certo ai livelli di noia permeati in Luke Cage o Iron Fist, però manca ritmo.

Fatta questa premessa, spendiamo due parole sui protagonisti.

David Lieberman / Micro (Ebon Moss-Bachrach)


 
Spalla storica di Frank dalla seconda metà degli anni '80 è sicuramente una delle poche figure ricorrenti tra la schiere dei "buoni".
In questa versione è un espertissimo Hacker e analista dell'NSA che ha scoperto troppo. Per una serie di eventi, si fa credere morto e contatta Frank, l'unica persona che potrebbe aiutarlo a vendicarsi del torto subito e fargli riabbracciare la famiglia.

Dinah Madani (Amber Rose Revah)


 
Un'agente dell'Homeland Security sulle tracce di Castle molto determinata ad arrestare il vigilante che non crede morto.

Billy Russo (Ben Barnes)


 
Sarò sincero, sono rimasto un po' spiazzato. Chi conosce tutto ciò che ruota attorno al Punitore sa bene chi è Billy e che ruolo abbia.
E anche qua, per quanto si sapessero già notizie in merito, il vero fulcro della storia avviene solo negli ultimi 3 episodi, personalmente i migliori della serie intera, sui quali ci torneremo dopo nelle fasi di spoiler.

Sarah Lieberman (Jaime Ray Newman)


 
La moglie di Micro, per una serie di eventi diventerà amica di Frank. Sicuramente ha un peso importante nella storia se guardiamo nel complesso di tutta la famiglia e il suo ruolo di unico genitore che cerca di crescere nel miglior modo possibile i figli, specialmente il maggiore, il più turbato dalla perdita del padre.

Frank Castle/Punisher (Jon Bernthal)


 
Ultimo, ma non meno importante, il protagonista. Ancora una volta, specialmente negli ultimi episodi, si vede quanto si sia impegnato e sia adatto nel ruolo del vigilante Marvel.
Peccato, come già detto, che lo si veda poco in azione. La serie si concentra più nel farci conoscere i due lati di Frank, da un lato il marine dedito alla patria e ai compagni di armi e dall'altra marito amorevole nei confronti di Maria.

Nel corso della storia vedremo anche altri protagonisti come la bella Karen Paige (Deborah Ann Woll)



 e l'ex marine  Curtis Hoyle (Jason R. Moore). 


Ci sarà poi un altro personaggio cardine di una sottotrama, ma eviterei lo spoiler.

Nel vedere le puntate della serie ho notato una cosa un po' particolare ma qui passiamo alla parte

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Spendiamo due parole sullo svolgimento degli episodi.
Come già accennato, si tende troppo ad allungare il tutto. Secondo me l'errore principale è stato quello di aprire molte sotto trame a volte allontanandosi dal vero protagonista. In un modo o nell'altro tutto alla fine ruoterà attorno alla figura di Frank però spesso in maniera marginale.

Torniamo allo

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Mi è piaciuta molto l'idea che sta alla base dell'episodio 11, dove la storia viene raccontata a pezzi dal punto di vista di molti personaggi.

Fortunatamente non si tende a raccontare sempre e solo lo stesso lasso di tempo, come accade in altri film simili come Prospettive di un delitto (Vantage Point).



Qui vediamo alcune scene dello stesso evento, ma poi ci si focalizza sul proseguire la storia semplicemente da "binari" diversi.

Senza dubbio gli episodi migliori restano gli ultimi e in particolar modo quello finale con lo scontro che chiude la stagione, mettendo le possibili basi per dei seguiti.

Ma ancora una volta

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Prima di tirare le somme, una piccola nota sul doppiaggio e sui dialoghi. Ma possibile porca troia, che per identificare il Punisher devi sempre farlo precedere dall'articolo The?

Ci sono alcuni dialoghi che mi hanno fatto raggelare il sangue, tipo questo.

"....stai dicendo che il The Punisher è vivo?"

Ma perchè? non suonava meglio senza il The?

"....stai dicendo che il Punisher è vivo?"

Vabbè piccola digressione a parte, arriviamo alla conclusione.



The Punisher è una serie da cui mi sarei aspettato qualcosa di più. Sicuramente più azione e più Punisher nel vero senso della parola, che si vede solo nel finale. I 13 episodi sono spesso lunghi e allungano inutilmente la storia che poteva essere compressa in una decina al massimo.

Belli gli spunti di riflessione sulle sotto trame principali, ma potevano essere gestiti in maniera decisamente migliore.

Molto bella anche la video sigla dove si vedono armi di vario genere che un po' alla volta formano il teschio simbolo per eccellenza del vigilante.

Insomma bene, perché meglio di altre serie Marvel/Netflix, ma non benissimo perché si poteva fare di più.

See you next


lunedì 30 ottobre 2017

Viaggiatori senz'anima

 
Ora del decesso 00:00:03... 00:00:02... 00:00:01... 00:00:00... 00:00:01... 00:00:02

Un inizio un po' strano oggi. Però forse qualcuno ha già capito di cosa andrò a parlare.
Per tutti gli altri vi darò le mie impressioni sulla prima stagione di Travelers, serie creata da Brad Wright per Showcase e Netflix, che ha debuttato negli stati uniti il 17 ottobre 2016 e nel resto del mondo il 23 dicembre dello stesso anno.

Partiamo come al solito dalla genesi. Tutto parte in modo strano. Una serie di persone, apparentemente non legate tra loro, viene mostrata in una situazione particolare dove da li a poco partirà un timer simile a quello di inizio post. Sarò sincero, all'inizio non mi era chiara la dinamica, visto che la scritta riportava chiaramente la frase "ora del decesso", la persona poco prima dello zero iniziava a gridare ma, 


scaduto il timer, si riprendeva come se nulla fosse successo.

La cosa più strana è stata proprio nella presentazione del primo personaggio, Marcy (MacKenzie Porter). 



Infatti nei primi minuti vediamo che è una donna con un evidente ritardo mentale. Tornando a casa la sera viene aggredita da un gruppo di malviventi, il timer scade, lei si riprende, e in quattro e quattr'otto li mette KO, facendo capire allo spettatore che quel ritardo mentale era improvvisamente sparito.

Come mai?

Le risposte, come già detto, verranno date poco più tardi. Infatti tutti i quattro protagonisti sono in realtà viaggiatori. O meglio, solo la loro coscienza ha viaggiato nel tempo, sostituendosi a quelle persone di cui avevamo visto il timer scadere.

In pratica, poco prima della morte, la coscienza del viaggiatore si sostituisce a quella dell'ospite, per prenderne l'identità.



Ma perché il gruppo dei viaggiatori è tornato indietro nel tempo? Beh, diciamo che i dettagli non sono chiari da subito, ma come è logico pensare che sono tornati indietro per impedire determinati eventi e cambiare la storia.

Non vi nego che molte volte nel corso dei dodici episodi, ho rapportato questa serie e la sua trama di fondo un rifacimento a Terminator, 


dove Kyle Reese 


tornava indietro nel tempo per salvare John Connor e se possibile per fermare l'avvento di Skynet.

Tutto raccontato così sembra molto interessante, purtroppo invece, questa serie mi ha deluso.

Andiamo per ordine e vediamo perché.
Come ho detto spesso, adoro le serie basate su salti temporali, viaggi nel tempo, cambiamenti del futuro e tutte le cose che sono legate a questi concetti. Molto spesso ho anche sottolineato che la gestione di questo concetto spesso porta al caos narrativo ed è molto facile creare errori di sceneggiatura, scene confuse e cose non chiare.

In questo caso devo dire che grossi intoppi narrativi non ne ho visti però, i dodici episodi sono poco incivisi nel loro svolgimento.

Non so come spiegarvelo ma, molto spesso capita che la squadra ha una missione da risolvere che non ha un obiettivo chiaro allo spettatore. Anche il fulcro del loro viaggio non è spiegato fino a metà serie e, personalmente, è un errore madornale.

Capisco che sia giusto mettere lo spettatore nella condizione di mistero e rivelare le cose col tempo, però gestirle in questo modo non mi ha fatto mai immedesimarmi nei protagonisti ne tifare per loro.

Mi spiego meglio. Normalmente in serie dove la trama principale si dipana nel corso del tempo, prendiamo ad esempio Under The Dome, 



lo spettatore è alla pari coi protagonisti e, in qualche modo, partecipa in prima persona al risoluzione del mistero.

In fin dei conti nell'arco delle tre stagioni della serie ero anch'io in qualche modo un abitante di Chester's Mill e, come loro, volevo capire perché la cupola li avesse intrappolati.



Questa cosa in Travelers non succede. Loro (i protagonisti) sanno quello che succederà nel futuro e conoscono la loro missione principale, ma lo spettatore è ignaro di tutto e, anche nel momento che parte della storia viene rivelata, non è ancora chiaro il quadro generale.

Sarò io ma, secondo me, l'essere parte della storia, specialmente in questo tipo di narrazione a base di misteri, è fondamentale.

Perché invece Terminator da questo punto di vista non sbagliava? ma semplicemente perchè vedevamo il mondo devastato dalla guerra da dove proveniva Kyle e ci si immedesimava nella sua missione.



Bisogna però spezzare anche una lancia a Travelers. I protagonisti sono molto bene caratterizzati. Ognuno di loro ha una sua personalità, delle sue attitudini, e viene posta molta attenzione nel "diventare la persona che non sei". Infatti i protagonisti, dopo aver preso possesso del corpo dell'ospite, cercano di diventare l'ospite, vivendo una vita che non gli appartiene, basandosi esclusivamente sugli archivi storici presenti nel futuro.

Chiaramente impersonare chi non sei, cercando di eliminare totalmente la tua vera esistenza, basandoti esclusivamente su un archivio non è semplice, e molto spesso viene sottolineata questa difficoltà.

Il problema di fondo è che secondo me in un telefilm mistery/action devi dare dinamicità alla storia, alternando l'approfondimento sui personaggi e questo, purtroppo, non succede.

In fin dei conti sono passato da dei primi episodi dove ho detto "insomma" a quasi noia. L'episodio cardine è il sei, che forse insieme a quello finale, il dodici, è tra quelli gestiti meglio. Ma per quanto l'episodio sia stato ben gestito a livello di suspance e coinvolgimento, oltre a far parzialmente chiarezza sulla missione dei viaggiatori, è troppo poco per decretare il successo dell'intero pacchetto, specialmente per come si è gestita in seguito il resto della storia. Infatti gli episodi dal sette all'undici tornano ad essere mediocri, e ci si è basati troppo sul focalizzare l'attenzione su alcuni personaggi della squadra piuttosto che rafforzare la storia principale. L'episodio finale, in puro stile americano, lancia il classico cliffhanger che colpisce lo spettatore e mette la suspanse per il proseguo.

Però no, personalmente è una serie che abbandono perché non mi ha coinvolto.

Una cosa che mi ha sempre fatto ridere, ma principalmente per una mia bizzarra associazione di idee, è la figura del Direttore. In pratica i viaggiatori citeranno spesso e volentieri questa figura, quasi mistica, che tutto sa, e tutto prevede. I viaggiatori in pratica sono stati assoldati da questa figura per salvare il mondo, e quando loro si trovano ad un vicolo cieco, sanno di poter contare sul piano del Direttore per averne la risoluzione.

Ma a questo punto vi chiederete, perché mi ha fatto ridere? ma perché l'ho associato al Mega Presidente Galattico di Fantozziana memoria.

Non vi dico lo stupore nell'ultimo episodio della stagione quando vengono fatte le rivelazioni sul Direttore dei viaggiatori.

Tiriamo quindi le somme. Travelers è una serie che non mi ha convinto, che avrebbe una base interessante e prende spunto da pellicole cult, ma che manca di quell'appeal che incanta e affascina lo spettatore.

Seguirò una seconda serie? già annunciata e iniziata in patria? assolutamente no. Dodici episodi sono stati già largamente sufficienti per non farmela apprezzare.

See you next




mercoledì 23 agosto 2017

Difensori uniti


Bentornati. Passiamo ai telefilm discutendo di uno dei titoli più attesi del periodo estivo.
Parliamo di The Defenders serie Marvel che convoglia i quattro eroi metropolitani Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist, introdotti nelle omonime serie stand alone.

Come per le quattro serie sopra citate, anche The Defenders è prodotta da Netflix che ha rilasciato l'intera stagione il 18 agosto.

Rispetto alle precedenti serie, fortunatamente, la serie si compone di soli 8 episodi tra i 45 e 55 minuti.

Perchè per fortuna? vediamolo insieme.

Come era abbastanza logico aspettarsi, The Defenders parte dalla fine di Iron Fist, anche se il tutto non viene spiegato in maniera chiara e concisa.

Diciamo che escludendo quest'inizio, la prima puntata ha semplicemente lo scopo di riprendere le fila e le storie dei quattro protagonisti.

Ma come è possibile che quattro persone che praticamente non si conoscono (esclusi Jessica Jones e Luke Cage), si uniscono per fermare una minaccia comune?
Io nei vari post vi avevo dato una mia idea, però devo essere sincero, mi ero completamente sbagliato.

Ma eviterei lo spoiler....

Però posso assicurarvi che la genesi del team è sensata e in alcuni casi segue "l'iter classico" dei team-up anni '70.



Ma veniamo al dunque.

Come dicevamo all'inizio, la serie si compone di soli 8 episodi. Purtroppo, come ormai troppo spesso accade nelle serie Netflix, il ritmo narrativo è altalenante.

I primi due episodi mettono le basi della minaccia, introducono la villain principale Alexandra Reid (Sigourney Weaver), 



ma si perdono in troppe, troppe, TROPPE chiacchiere, spesso inutili.

Mi può andare bene nel primo episodio che, come dicevamo, ha lo scopo di riprendere le fila di serie che hanno più di un anno di "anzianità", giusto per rinfrescare le idee allo spettatore.

Però basta, vai avanti con la storia.



Una cosa che ho apprezzato tantissimo è l'uso specifico dei colori per alcune scene, specialmente nei primi episodi.

Come infatti avrete notato già dalla sigla ogni singolo eroe ha il suo "colore dominante". Matt rosso, Jessica blu, Luke giallo e Danny verde. Ogni scena che li vede protagonisti ha quello specifico colore.



Veniamo alla storia e alla gestione dei personaggi.
Senza dubbio il nemico principale, come era logico aspettarsi è la Mano. In fin dei conti è stato il motore del finale della seconda stagione del diavolo e il nemico di Danny nella sua storia.

Il problema è che, secondo me, come cattivi sono poco carismatici. In fin dei conti sia Daredevil che Jessica Jones ci avevano dato cattivi memorabili come Kingpin 



e Kilgrave.


Purtroppo è una cosa che avevo notato sia in Luke Cage che in Iron Fist, non si sono voluti creare cattivi all'altezza e non ne capisco il perché.

L'altro grosso problema è la gestione della squadra, sbilanciata a livello di caratterizzazione e interazioni.



Ancora una volta sono Matt e Jessica a vincere la sfida. Forse è più la donzella che supera tutta la squadra. E' inutile negarlo Krysten Ritter interpreta magistralmente l'investigatrice "scojonata", alcolizzata ed estremamente sarcastica nelle battute.

Purtroppo invece Luke, ma soprattutto Danny, sono gestiti malino. Il marcantonio è decisamente troppo trainato dal gruppo. Capisce poco di misticismi e affini e mena le mani solo se provocato. Come già dissi nella discussione a lui dedicata, ricorda molto il personaggio di Bud Spencer, ma senza il suo carisma.

Per quanto invece riguarda l'Iron Fist, devo dire che è veramente un pirletta. Un'unica linea di pensiero, e si cerca di farlo ragionare che sta facendo una minchiata scatta il finimondo.

Senza poi sottolineare che a livello di combattimento è inferiore agli altri Defenders. In fin dei conti ogni due per tre sottolinea che lui è l'immortale Iron Fist, l'arma vivente e Daredevil, che non ha poteri, gli è superiore in tutto e per tutto.




Escludendo però il gruppo non ben gestito, gli episodi d'azione sono ben realizzati. Ormai marchio di fabbrica gestire una battaglia tra i corridoi degli edifici (vista nei trailer quindi non è spoiler).

Forse il vero fulcro di tutta la serie sono gli ultimi due episodi a cui va legato il finale del sesto.

C'è una cosa che a mio parere viene spiegata poco o male, ma qui

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Tiriamo quindi le somme.

Serie veloce, solamente 8 episodi, che però hanno un ritmo altalenante a livello narrativo.

Villains principali poco carismatici, e alcuni dei protagonisti gestiti male.

Battaglie ben realizzate compresa quella che chiude le vicende.

Alcuni punti di narrazione poco chiari.

Senza dubbio la parte più importante è il finale di serie, visto che introduce (e già annunciata) la base per la prossima serie stand alone di uno dei quattro protagonisti.

Di chi? a voi scoprirlo, anche se nell'Internet era già trapelato.

Va vista? oddio, si perché sicuramente è migliore di tante altre serie, e specialmente di quelle dedicate agli Heroes for Hire. 





Sicuramente non è un capolavoro. Però, diciamocela tutta, Netflix ci aveva abituato bene all'inizio, specialmente con la prima serie dedicata al Diavolo di Hell's Kitchen ma, purtroppo, difficilmente è riuscita a replicare tanto "splendore".

Già la seconda stagione era altalenante, come lo era Jessica Jones, che reggeva prevalentemente per i due protagonisti.

Entro l'anno dovrebbe arrivare anche lo spin-off di Daredevil, ovvero The Punisher, sul quale confido abbastanza, visti gli episodi esplosivi che lo hanno introdotto.



Staremo a vedere.

See you next