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martedì 10 ottobre 2023

Shin Getter Robo Re: Model


Sono sempre stato un fan accanito della robotica Giapponese. Ho sempre preferito "salire virtualmente" a bordo dei colossi metallici e combattere le minacce alla Terra piuttosto che vedere gli smielati musical della premiata scuderia Disney.

Tutt'oggi se mi chiedete se ho visto questo o quel classico vi rispondo di no e sicuramente non saprei citarvi questa o quella battuta famosa.

Se invece mi parlate di Mazinga, Daltanious o Gundam posso farvi veri e propri trattati... più o meno.

Ogni tanto quindi, anche adesso, mi torna la voglia di vedere questo o quel titolo, magari recuperando qualche serie che all'epoca non avevo visto in TV, oppure che non era mai stata trasmessa in chiaro.

Oggi quindi voglio darvi le mie impressioni una di queste serie, parlandovi di Shin Getter Robo Re: Model.

Serie del 2004 in 13 episodi di circa 20 minuti è, di fatto, un reboot e in qualche modo un adattamento più fedele al manga del Getter Robot creato da Gō Nagai e Ken Ishikawa.

Sarò sincero, pur essendo state trasmesse entrambe le serie di Getter sulla TV italiana, una col titolo Space Robot (Getter Robot) 

e la seconda come Jet Robot (Getter Robot G) 

a memoria non le ricordo e potrei giurare di non aver mai visto nemmeno un episodio.

Onestamente ricordo poco anche Goldrake e dei due Mazinga ho indelebile l'immagine del robot che esce dalla piscina davanti alla base.

Per cui mi sembrava un'ottima occasione per recuperare uno dei mostri sacri della robotica, che per chi non lo conoscesse, è stato anche il primo robot componibile.

Tre navicelle, dette Getter Machine che, a seconda della combinazione, formano tre robot da caratteristiche peculiari che in qualche modo rispecchiano i tre piloti.

La serie come detto è sviluppata in 13 episodi e si avvicina molto più alle atmosfere crude del manga.

Essendo una serie dei primi anni 2000 ha una gestione degli episodi molto più compatta e continua nella narrazione e meno "ritualistica" e in qualche modo "schematica" della serie originali degli '70.

I primi tre episodi servono semplicemente ad introdurre i tre protagonisti rispettivamente:

- Ryōma Nagare 

pilota della Getter Machine rossa, chiamata Eagle e pilota del Getter 1.

- Hayato Jin 

pilota della Getter Machine bianca, chiamata Jaguar e pilota del Getter 2.

- Musashibo Benkei 

pilota della Getter Machine gialla, chiamata Bear e pilota del Getter 3.

Se i nomi dei primi due sono quelli dei piloti originali, il terzo in qualche modo è la "fusione" tra Musashi Tomoe (Getter Robot) e Benkei Kuruma (Getter Robot G).

Seguendo quando raccontato nel manga originale i tre protagonisti non sono tre eroi votati alla missione, ma sono di fatto tre antieroi al confine tra buoni e cattivi.

Ryōma è un attaccabrighe, esperto di arti marziali che vive alla giornata, cercando risse spesso con Yakuza o simili, spesso per placare il suo spirito combattivo.

Hayato è di fatto un terrorista, molto astuto e rapido nei movimenti, verrà reclutato quando attaccherà la base Getter e dopo essersi scontrato con Ryōma.

Benkei invece ha un passato da brigante che ha fatto ammenda dei suoi peccati e diventato bonzo.

Tre personaggi molto aticipi per una serie robotica, ma decisamente in linea con le direttive guida delle opere di Gō Nagai.

 
La serie, come dirà la stessa "solita enciclopedia", fa parte della cosiddetta Dark Age della robotica, per l'etica ambigua dei personaggi, la violenza, la presenza di scene gore e splatter e le tematiche più adulte.

E non vi nego che questa "ambiguità" dei protagonisti è stata proprio la cosa che mi è piaciuta di più nella serie.

Il Dottor Saotome

lo scienziato combattente che ha scoperto prima i misteriosi raggi Getta e creato successivamente il robot, è lui stesso un personaggio ambiguo.

Combatte per la salvezza della Terra, ma sicuramente è il primo ad avere un secondo fine.

A mio avviso questa serie ha molte influenze di quella che possiamo definire la "terza era della robotica", ovvero quella mistica.

 
In fin dei conti, per tutta la serie, viene messo un grossissimo punto di domanda su cosa sono realmente i raggi Getta e, soprattutto, viene dato un senso ai continui attacchi degli Oni, i principali nemici della serie.

Parte del fascino della serie sta proprio in questi misteri che, diciamocela tutta, verranno risolti solo in piccola parte, arrivando ad un finale aperto che lascerà molti interrogativi.

L'altro punto forte della serie sono l'estetica dei combattimenti. Siamo di fronte ad un Super robot della prima era e, per quanto sia componibile, ci sono poche "ritualità" nella fase di agganciamento/trasformazione. Il tutto è fortemente basato sull'azione pura.

 
Azione che, figlia proprio della Dark age, è rapida e aggressiva. Getter è un robot con pochissime armi, per cui non assisteremo mai ad elaborate strategie di combattimento basate su fruste, lame e cannoni, ma su una trivella in modalità Getter 2, dei missili in modalità Getter 3 e due asce in modalità Getter 1.

Per il resto Getter fa largo uso di pugni, calci e prese come nel migliore incontro di pugilato o di Wrestling.

E' presente l'arma finale che chiude lo scontro, ma anche in questo caso nessuna "ritualità", ma solo un potentissimo raggio di energia che disintegra il nemico.

Anche il design dei personaggi ha una resa "sporca" che ricorda molto lo stile del disegno di Gō Nagai.

 
Non posso negarvi che questo mix tra personaggi al confine tra buoni e cattivi, mistero nella storia e brutalità nei combattimenti, mi hanno fatto amare questa serie.

Pochi episodi, pochi personaggi ma tutto ben caratterizzato.
Ma quindi è tutto ottimo?

Direi purtroppo no.

La serie parte con le migliori intenzioni, prendendosi il giusto tempo nella prima parte, porta tutto su un altro piano, dando maggior spazio al lato "mistico", ma esagera troppo nell'espandere la storia, arrivando ad un finale in qualche modo tagliato non dando troppe spiegazioni allo spettatore di quello che succede.

E' un vero peccato. Probabilmente, come già successe per Neon Genesis Evangelion, l'idea era quella di avere a disposizione più episodi ma, in corso d'opera, il tutto è stato tagliato.

Si vede tantissimo che dopo la fase del "salto nel passato alternativo" si voleva puntare su un "futuro distopico" e dare una spiegazione accurata ai raggi Getter e al cimitero dei Getter Robot.

Purtroppo lo spazio di manovra è breve e restanti episodi erano troppo pochi per dare un "posto a tutto".

Si arriva quindi ad un finale a mio avviso affrettato dove però si nota tantissimo la "regola madre" delle opere di Gō Nagai. Il robot è un mezzo talmente potente da poter "corrompere" il suo pilota e farlo diventare un demone. Solo la forza di volontà dello stesso può farlo diventare un dio.

Ryōma stesso, in molte inquadrature ed espressioni ricorda tantissimo l'Akira Fudo di Devilman, con uno sguardo quasi demoniaco pronto a combattere qualsiasi nemico solo per placare la sua sete di battaglia.



L'ultimo episodio è proprio il fulcro di questo, facendoci vedere un Ryōma che ha visto un suo possibile futuro come demone, ma vuole in qualche modo affrontarlo, anche se non sapremo come e se ci riuscirà.

Un finale quindi sospeso che però lascia degli interrogativi su cosa sono realmente i misteriosi raggi Getter.

Hayato riuscirà ad avere delle risposte?

Probabilmente non lo sapremo mai.

Una serie che a mio avviso, se siete fan del genere, va vista anche per i pochi episodi che la compongono.

Una riscrittura moderna di uno degli eroi metallici creati dal Maestro Gō Nagai ormai quasi cinquant'anni fa (Getter Robot è del 4 aprile '74).

Peccato per un finale troppo abbozzato che avrebbe lasciato spazio per una seconda stagione, cosa che succederà anche per il reboot di Mazinga Z qualche anno dopo con l'altrettanto bella serie Mazinger Edition Z: The Impact!.

La serie è disponibile su Prime Video se volete recuperarla.

See you next



martedì 25 aprile 2023

Super: quando mitologia e supereroi si incontrano


Da migliaia di anni, noi esseri umani ci emozioniamo, sogniamo e cerchiamo ispirazione nelle storie e nelle gesta di uomini e donne speciali. Un tempo li chiamavamo dei, oggi li chiamiamo supereroi.

Con questa intro parte uno dei podacast che ho avuto modo di ascoltare in quest'ultimo periodo.

Il podcast di chiama Super, un racconto in, fino ad ora, 12 puntate, che si pone l'obiettivo di mettere a confronto i miti o dei della mitologia con i moderni supereroi.

Il podcast viene prodotto da Chora Media per la direzione musei del ministero della cultura ed è stato rilasciato tra novembre e dicembre del 2022.

L'idea di fondo è semplice ma molto interessante.
In ogni puntata, della durata di 10-15 minuti, verrà preso in esame un supereroe che verrà messo a confronto con un mito, spesso dell'antica Grecia, dimostrando i parallelismi tra i due personaggi, facendo capire all'ascoltatore che i due mondi, per quanto distanti, sono più vicini di quanto si creda.

Si partirà da Iron Man 

 

che verrà messo a confronto con Ulisse

per passare ad eroi più o meno noti dei due "schieramenti".

Il podcast verrà raccontato dalla bella voce di Serena Rossi,

 

nota attrice e doppiatrice, che ci accompagnerà in questo viaggio.

Tutto molto bello insomma, ma con un mah.

Infatti dopo l'ascolto di tutte le puntate ci sono stati alcuni passaggi che mi hanno fatto non poco storcere il naso.
Il primo fra tutti è il dare sempre priorità alla versione Cinematografica del personaggio, non tenendo minimamente conto della versione originale fumettistica.

Secondo il commettere alcuni grossolani errori specialmente su alcuni personaggi cardine delle due case fumettistiche, Marvel e DC.

Facciamo degli esempi:

Puntata 4: Wonder Woman 

 
Viene detto che Steve Trevor è la versione moderna di Teseo che si innamorò di un'amazzone durante il viaggio insieme ad Ercole a Temiscira per recuperare la cintura di Ippolita, durante una delle dodici fatiche dell'eroe.

L'errore avviene quando viene spiegato che Steeve Trevor era un militare della seconda Guerra Mondiale e non della prima come nel film dedicato a Wonder Woman o come la versione fumettistica.

Puntata 6: Batman

 
Se l'errore su Steve Trevor potrebbe essere banale, basato su un refuso o sulle mille versioni del personaggio nelle varie "terre parallele", ben più importante è quello dedicato al crociato incappucciato.

Infatti viene raccontata la storia di Bruce Wayne e del ladro che ucciderà i genitori del ragazzo, facendo nascere l'alter ego mascherato.

Il problema nasce dal fatto che verrà detto che il criminale che ucciderà i genitori di Bruce un giorno diventerà la sua più grande nemesi, ovvero il Joker, seguendo una delle varie versioni alternative, quella del primo film di Tim Burton, ma che non è mai stata confutata nelle versioni successive o nei fumetti, lasciando sempre un alone di mistero sul personaggio.

Puntata 8: Spider-Man

 
Questa è una delle puntate che più mi stava a cuore per l'amore immemore del personaggio.

Anche qui si fa un errore che però segue in qualche modo la versione più recente del personaggio, ovvero quella del Marvel Cinematic Universe, ma che purtroppo fa accapponare la pelle a tutti i fan del ragno.

Qual'è la frase più iconica del personaggio? "Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità" o "da un grande potere, derivano grandi responsabilità", comunque il concetto è quello, poco cambia.

E se chiedete chi insegna questa frase a Peter, TUTTI vi diranno che è stato Zio Ben in punto di morte.
Stop, non ci sono ne se ne ma, quello è il CARDINE IMPRESCINDIBILE su cui si basa tutta la mitologia di Spider-Man.

Questo perché è il cardine che fa cambiare il modo di comportarsi di Peter e di gestire il suo dono.

In fin dei conti suo zio muore per colpa di un ladruncolo che Peter poteva fermare qualche ora prima e senza neanche troppo sforzo ma, per un eccesso di superiorità e presunzione dirà banalmente che non era compito suo, pentendosene amaramente poco dopo e portandosi quel peso per il resto della vita.

Ovviamente nella puntata zio Ben non viene neanche minimamente menzionato, basandosi sulla versione MCU dove le origini di Peter non vengono spiegate in maniera dettagliata e attribuendo la frase banalmente a zia May.

Probabilmente questi sono gli errori che maggiormente sono risaltati dal mio ascolto e potrei non averne sentiti altri.

Ma prima di arrivare alle conclusioni generali sul podcast, vediamo un altro problema sulla puntata "più diversa" dal mood generale della serie, ovvero l'ultima dedicata a Go Nagai.

 

Qui, oltre a problemi banali su nomi e discorsi non troppo chiari è l'introduzione alla puntata che è sbagliata.

Se la puntata è dedicata a Go Nagai è perfettamente plausibile che si inizi dal manga, ma trovo estremamente errato far passare il discorso per i Pokemon.

Cosa c'entrano i mostriciattoli di Nintendo e Pikachu con il padre della super robotica?
Ve lo dico io. NIENTE DI NIENTE.

Quindi perché farlo? perché ovviamente la puntata è banalmente scritta da chi non ha la minima idea dell'argomento.

La cosa si noterà in seguito quando verranno introdotti nomi dei robot più celebri. Si parlerà di Jeeg, di Mazinga, di Mazinga Z, di Space Robot.....

Notato niente?

Beh Mazinga concettualmente non esiste. Esiste Mazinga Z (capostipite del genere) ed esiste la sua versione migliorata, il Grande Mazinga. E Space Robot? beh è quello che oggi comunemente chiamiamo col suo nome originale, Getta Robot, ma quel refuso è dato dal nome nel doppiaggio italiano degli anni '80.

Arriviamo quindi alle conclusioni.

Super è un podcast che ha una buona idea e un buon scopo generale. L'idea di mettere a confronto miti e supereroi, spiegando i parallelismi tra i due è molto interessante, il problema come sempre è la realizzazione poco curata.

Io posso capire che il target medio del podcast sia di ragazzi in età scolare, visti gli "insegnamenti" sui valori cardine della vita e sul affrontare le avversità. Capisco inoltre che lo scopo finale sia dare risalto alle opere e agli affreschi sparsi per l'Italia, però ci sono errori grossolani che fanno capire alla perfezione che chi ha realizzato la stesura dei vari episodi abbia una conoscenza estremamente superficiale e sommaria dell'argomento supereroi.

Ci si focalizza molto sulla parte "mito", sottolineando più volte che alcuni personaggi hanno più versioni del loro racconto che a volte non collimano tra loro.

Perché questa cosa non viene fatta anche per i Super? in fin dei conti tra storie, ret-con, versioni alternative, versioni cinematografiche, ci sono dei punti in cui la versione differisce, come succede per gli errori mitologici.

Però onestamente la cosa che meno ho sopportato è proprio la gestione della puntata meno "super", ovvero quella dedicata a Go Nagai, dove si focalizza più volte la sua grande passione per i miti classici, riversati in molte sue opere, ma partendo dai Pokemon, che con il padre della robotica non hanno nulla da spartire.

Peccato, perché con un po' di cura in più e vista la durata mai eccessiva delle puntate, poteva essere un buono spunto di partenza per approfondire Miti, Supereroi e le opere sparse per tutta l'Italia.

Ma come è già successo per Initial D l'argomento fumettistico deve essere solo un banale traino, perchè l'importante è mettere sommariamente delle idee che attirino, visto che è quello il trend del momento.

Non vi nego che da appassionato del media sono stato il primo ad essere attirato dal podcast, ma proprio perché appassionato vorrei che ci fosse messa più cura.

In qualche recensione letta si fa chiaro riferimento al fatto che sia un podcast prescolare e alla voluta scelta di puntare alla versione filmica dei super, più riconoscibile al piccolo utente, piuttosto che a racconti più complessi della parte fumettistica.

Nella recensione si dice però che anche l'appassionato di mitologia storcerà il naso.

Però si promuove il prodotto.

A questo punto mi chiedo: Perché? perché devo promuovere un prodotto dove non accontenta né l'appassionato di mitologia né il lettore di fumetti ma, soprattutto, da al piccolo ascoltatore, target focale del podcast, informazioni sommarie, non complete e, come già spiegato, inesatte?

Onestamente non capisco.

Avrei preferito puntate leggermente più lunghe, 20-25 minuti, dove magari ci si focalizzava un po' meglio sui "due mondi", dando informazioni più complete e corrette, spiegando che molti eroi e miti hanno più versioni, anche per invogliare l'ascoltatore, indipendentemente dall'età, ad avere la curiosità per approfondire l'argomento, che dovrebbe essere uno dei cardini, per quanto mi riguarda, di come andrebbe creato un podcast.

Raccontare per appassionare, incuriosire, e non usare banalmente argomenti "esca" per attirare il possibile ascoltatore.

See you next

martedì 24 aprile 2018

Mao Dante: Le tre anime della stessa opera


Proviamo oggi un esperimento.

Cercherò di mettere a confronto le tre anime di una delle opere più famose di Go Nagai.

Darò quindi le mie opinioni su Mao Dante, mettendo a confronto il manga originale del '71, opera in 3 volumi mai conclusa, 


l'anime di 13 episodi del 2002 (in Giappone) 


e il manga reboot , Shin Mao Dante, in quattro volumi (sempre del 2002/2003).



Chiaramente spoiler sulle macro trame.

Partiamo dalla storia.

Ryo Utsugi è un comune ragazzo di all'incirca vent'anni. 


Di notte ha degli spaventosi incubi dove vede un mostro gigantesco che lo chiama a se.


Da qui partiranno le avventure di Ryo e la scoperta sulla reale entità del mostro.

Per molti versi le tre sfaccettature dell'opera, escludendo i finali, seguono le stesse traccie e le stesse basi, ma si evolvono in maniera molto differente.

Se infatti il manga del '71 delinea in maniera rapida e concisa le linee guida della storia senza perdersi in troppi dettagli, l'anime decide di ampliare molti aspetti lasciati vaghi in precedenza e che, in qualche modo, diventano anche la base della versione reboot, che ne modifica però alcuni aspetti.

Quindi le tre opere, nel bene e nel male, sono in qualche modo, amalgamate tra loro.

Senza dubbio quella che mi ha colpito di più è il manga originale. Pur avendo ammesso più di qualche volta che il tratto Nagaiano non mi abbia mai convinto troppo, è però il suo modo di narrare la storia che coinvolge il lettore.

Purtroppo però, come dicevamo all'inizio, quest'opera è rimasta incompleta. Onestamente è un peccato, perché mi sarebbe piaciuto vedere come il maestro Nagai avrebbe deciso di portarla a termine nel '71, viste poi le tematiche "scottanti" raccontante.


Veniamo all'anime. Senza dubbio in tredici episodi della durata di 20-25 minuti si ripercorre, si amplifica, e si da una conclusione al manga lasciato a metà. Nel guardare la serie però ho notato una cosa, manca quella cattiveria e quello stile tipico del manga originale.

Sarà dipeso dai dialoghi italiani, sarà dipeso anche da un'evidente censura del prodotto (molto spesso si vedono scene oscurate per evitare la violenza e la crudezza delle stesse), sarà dipeso dalla regia stessa degli episodi, però manca completamente lo stile Nagaiano.

A volte bisogna ammettere che certe scene rasentano il ridicolo.

Parliamo dell'episodio 6 - Presagio, dove il gruppo della confraternita di Dio vuole aprire la porta dove riposano i Quattro Grandi Distruttori.

Perché ridicola? perché il capo dell'unità sa benissimo cosa si cela dietro la porta ma vuole, in tutti i modi, aprirla. 

 
E quando ha fatto? beh è spaventatissimo dai quattro demoni e cerca di ucciderli. Beh complimenti.

Se andiamo più avanti con la storia arriviamo all'episodio 9 - Dedalo, dove Saori, sorella di Ryo, cercando su Internet trova il sito del Labirinto di Lamia molto chiacchierato dai media.

E qui? beh semplice, una specie di realtà virtuale dove Saori sparisce per ritrovarsi in un castello dove Ryo arriverà col teletrasporto.

Onestamente avrei preferito una scelta più interessante. Saori cercava informazioni su Internet e manipolata dai poteri di Lamia, veniva condotta al castello.

E l'episodio finale? dove Ryo, ormai conscio di essere Dante affronta in battaglia Eva e come nei migliori anime supereroistici, ingloba i poteri degli altri demoni diventando dorato.

Dragon ball rules....


Veniamo quindi al reboot Shin Mao Dante. Una cosa che non ho sopportato è raccontare la storia al contrario partendo quindi dalla genesi dei demoni.

Perché? sinceramente, per quanto sia un'opera che si prefissava di chiudere l'opera incompiuta del '71, è anche un reboot della stessa. Se fate attenzione anche i nomi dei personaggi sono inspiegabilmente cambiati, come la sorella del protagonista che diventa Aya invece che Saori.

Molte delle idee e molti personaggi estratti dall'anime, vengono riversati anche in quest'opera seguendo però traiettorie diverse.

Anche questa nuova rilettura arriva ad una conclusione, anche se molto diversa e negativa rispetto a quella dell'anime.


Come molti hanno descritto, quest'opera, specialmente il manga del '71, è un vero e proprio prequel a Devilman. Inutile negarlo. Moltissime delle idee e dei concetti si ritroveranno nell'opera con protagonista Akira Fudo.

Anche il design di Ryo nella "trasformazione intermedia" è un proto Devilman.



Arriviamo quindi alle conclusioni.

Cosa vale la pena recuperare? a mio parere sicuramente il Mao Dante del '71 consci però del fatto che l'opera è priva del finale.

Senza dubbio delle tre incarnazioni è quella più affascinante e, per quanto sbrigativa nel suo svolgimento, mette sul piatto dei concetti molto inusuali e, se vogliamo, blasfemi, specialmente per la religione cristiana.

In fin dei conti quando arriverete alla verità su Dante e sul perché si erga a paladino e re dei Demoni, non potrete fare a meno che tifare per lui.


Letta e pubblicata qua da noi, l'opera del '71 avrebbe fatto scandalo e avrebbe messo una croce sull'eventuale arrivo di qualsiasi altra opera di Go Nagai, indipendentemente dal genere.

Un opera che prende spunto da alcuni libri del Vecchio Testamento e ne fa vedere i fatti sotto un'altra prospettiva che, dite pure quello che volete, così raccontati hanno il loro fascino.

Volete però vedere come si conclude la storia? avete due alternative. Il "good" ending dell'anime, e il "bad" ending del manga reboot.

Quindi tre anime della stessa opera, aventi le stesse basi strutturali, ma con tre svolgimenti molto diversi tra loro ma che, in qualche modo, sono complementari.

L'unico rimpianto è non poter avere la conclusione dell'opera originale, secondo me diversa da entrambe le opere degli anni 2000, perché secondo me nel corso di 30 anni i pensieri e le idee di una persona cambiano.

Mi sbaglierò e probabilmente non lo sapremo mai.

See you next



lunedì 26 febbraio 2018

Devilman Crybaby


Ben ritrovati. A chi poi non si sa, visto che questi post li leggo solo io che li scrivo?
Non importa. Dopo una lunga pausa torniamo a parlare di serie televisive, o meglio di anime.

Prodotta da Netflix, oggi vi darò la mia impressione su Devilman Crybaby, serie remake di uno dei pilastri del mangaka Go-Nagai.

La serie è uscita il 5 gennaio 2018, per un totale di 10 episodi da 20-25 minuti cadauno.

Come al solito partiamo da alcuni concetti di base. Devilman è uno dei manga che più amo tra quelli che ho letto nella mia carriera. Pur non apprezzando appieno lo stile di disegno di Go-Nagai, poco definito e sporco per i miei gusti, penso che la storia di Akira Fudo e la sua evoluzione nel corso dei vari volumi faccia riflettere su molti aspetti.

Mi sembra che addirittura a metà del terzo volume, io ho l'edizione a cinque volumi della D/Visual del 2004/2005



sia lo stesso Akira, rompendo la famosa quarta parete, ad annunciare il "cambio di rotta" della storia, passando dalle vicende incentrate sulle avventure del protagonista, ad una storia che coinvolgerà l'intero mondo.

Oltre alla serie "classica" di Devilman ho letto anche tutte le opere collegate e derivate, per cui posso ritenermi un fan dell'antieroe Nagaiano.

Per cui, ovviamente la notizia dell'uscita della serie Netflix ha destato il mio interesse.

Ma quindi com'è Devilman Crybaby? Secondo me è una cosa dimenticabile e per molti versi è un insulto alla serie di Nagai.

Ma andiamo con ordine, sapendo che farò qualche spoiler, che comunque chi ha letto il manga conosce già.



Nei dieci episodi si ripercorre tutta l'opera originale, seguendone i momenti salienti, presentando tutti i protagonisti ed antagonisti principali.

In alcuni casi si introducono anche un paio di coprotagonisti creati appositamente e tutto sommato ben caratterizzati.

I problemi, dal mio punto di vista, è che questo Crybaby perde alcune delle caratteristiche peculiari del Devilman originale.

Prima di tutto manca quasi totalmente il lato horror, spaventoso e inquietante del manga.
Si opta più nel mostrare Akira come il Devilman che prova sentimenti, spesso ritrovandosi a piangere per quello che succede.



E diciamo che questa ottica, specialmente focalizzandosi sull'ultimo episodio e su un dialogo in particolare, si può apprezzare come scelta, anche se durante il corso degli episodi l'ho odiata.

Una cosa che ho apprezzato è adeguare la storia ai tempi moderni. Come ben sapete l'opera originale è del '72/'73 per cui molte "diavolerie tecnologiche" non esistevano.

Crybaby invece mostra più e più volte la contemporaneità della storia, marcando più volte la paura di Akira di essere ripreso da telecamere e telefonini, diventando un bersaglio di Internet.

Addirittura Ryo 



riprenderà più e più volte Akira trasformarsi in Devilman per farne un documentario.


Anche la scena che fa da cardine tra la prima e la seconda parte della storia, quella dove inizia l'attacco kamikaze dei demoni e la diffidenza degli umani verso i loro simili, viene trasmessa in televisione.

In qualche modo posso capire anche l'introduzione del gruppo di teppisti/rapper 



che, pur essendo totalmente inutili ai fini della narrazione, raccontano in qualche modo lo status quo di alcuni giovani d'oggi.

Uno dei difetti più grandi sta nel fatto che i demoni vengono presentati come bestie affamate di sesso. Avete letto bene. In moltissimi episodi si vedono scene, anche piuttosto esplicite, dove sembra di essere in un hentai.

Escludiamo per un attimo il sabba iniziale dove Akira si fonde col demone Amon. 



Li posso capire la scelta perché il tutto viene presentato come una festa segreta tra alcol e droghe che spesso finisce in orgie e simili.

Tra l'altro chi conosce bene la storia avrà notato senza dubbio che in quel frangente viene fatto uno spoiler enorme, che verrà spiegato nell'ultimo episodio.

Il vero problema è quello che succede dopo. Viene introdotto un fotografo interessato a Miki Makimura



l'amica d'infanzia di Akira cardine della storia, ma si capisce fin da subito che è un maniaco. Devo essere sincero non ne ho capito il motivo.

Senza fare troppo spoiler però, la cosa che più mi ha fatto "salire il crimine" è stata l'arpia Silene.



Chi ha letto il manga sa bene quanto sia uno dei personaggi cardine della storia e quanto la battaglia con Devilman sprizzi epicità per quanto lei sia orgogliosa della sua forza e della sua ossessione di strappare Amon ad Akira.

Nell'anime invece inizia tutto con una scopata. Avete letto bene. Akira vagherà per i quartieri a luci rosse della sua città, non ancora totalmente capace di soggiogare Amon, dove troverà Silene, in forma umana, che bramerà per il corpo del suo amato Amon.



Vi giuro ero allibito e incazzato per quanto stessero mandando in vacca un mostro sacro come Devilman.

I demoni passano da predatori che sono progrediti tramite il processo di fusione con gli esseri più forti, a esseri guidati principalmente dalle pulsioni sessuali.

Non capisco perché per i primi sei episodi devi far diventare una serie di base horror e violenta in un hentai/horror. Onestamente non ci arrivo.

Esclusa questa parentesi torniamo alla mia analisi sulla serie.

Ho apprezzato molto i tributi lasciati qua e la durante molti episodi della serie televisiva degli anni '70.



Molto spesso infatti si vedranno poster e action figure del personaggio. In alcuni casi si sentirà un ri-arrangiamento della sigla del cartone (quella giapponese) e addirittura alcuni personaggi lo guarderanno alla televisione.

Onestamente però non ho capito perché far diventare il sangue dei demoni giallo. Sicuramente non per edulcorare le scene più crude, visto che spesso si vedranno esseri umani squartati o sangue ovunque.

Altra cosa che non ho capito è far ruotare tutta la vicenda sulla staffetta 4x100 scolastica.



Moltissimi episodi avranno come cardine i preparativi alla competizione e i continui allenamenti per superare Miki, vera star della competizione.

Se lo guardiamo in funzione del personaggio di Mi-Ko 



si può capire la scelta, ma per gli altri?

Dal punto di vista estetico e del character design per me non ci siamo. Disegni abbozzati, stilizzati e per me poco definiti. In alcuni casi, specialmente quando Akira 



o gli altri devilman iniziano a correre si arriva a figure al limite dell'assurdo.


Se devo valutare l'intera opera, ho apprezzato maggiormente gli ultimi tre episodi che ritornano sui "giusti binari" concludendo le vicende di Akira seguendo pressoché fedelmente la storia originale, mostrando la brutalità degli esseri umani e la loro, a volte troppo, insensata caccia ai demoni.

Non lo so, ma dalla prima alla seconda metà si vede un netto cambiamento di registro. Se la prima fase fa apparire come tutto come un hentai/horror, la seconda invece mostra da una parte il lato oscuro dell'umanità, e dall'altra la volontà dei demoni di riprendersi il loro mondo.

Veniamo quindi allo scontro finale. Onestamente l'ho visto molto come un veloce combattimento alla Dragon Ball, dove i due contendenti si ritrovano sospesi in cielo a battersi tra maestose esplosioni e, dal lato di Akira, continue evoluzioni e colpi nuovi.

La serie si conclude esattamente come il manga, ne più, ne meno.

Vale la pena quindi di vedere questa fatica targata Netflix? onestamente no, specialmente se amate il manga di Devilman.

Escludendo i disegni se avessero tolto il lato Hentai poteva essere una buona rivisitazione. Io personalmente quel frangente, oltre a non averlo capito, l'ho trovato un vero e proprio insulto alla serie originale.

Dite quello che volete, se volete vedere un adattamento del manga di Nagai, recuperate i due OAV



che però mostrano circa metà della storia, ma seguono fedelmente l'opera originale in tutto e per tutto.

See you next