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martedì 25 aprile 2023

Super: quando mitologia e supereroi si incontrano


Da migliaia di anni, noi esseri umani ci emozioniamo, sogniamo e cerchiamo ispirazione nelle storie e nelle gesta di uomini e donne speciali. Un tempo li chiamavamo dei, oggi li chiamiamo supereroi.

Con questa intro parte uno dei podacast che ho avuto modo di ascoltare in quest'ultimo periodo.

Il podcast di chiama Super, un racconto in, fino ad ora, 12 puntate, che si pone l'obiettivo di mettere a confronto i miti o dei della mitologia con i moderni supereroi.

Il podcast viene prodotto da Chora Media per la direzione musei del ministero della cultura ed è stato rilasciato tra novembre e dicembre del 2022.

L'idea di fondo è semplice ma molto interessante.
In ogni puntata, della durata di 10-15 minuti, verrà preso in esame un supereroe che verrà messo a confronto con un mito, spesso dell'antica Grecia, dimostrando i parallelismi tra i due personaggi, facendo capire all'ascoltatore che i due mondi, per quanto distanti, sono più vicini di quanto si creda.

Si partirà da Iron Man 

 

che verrà messo a confronto con Ulisse

per passare ad eroi più o meno noti dei due "schieramenti".

Il podcast verrà raccontato dalla bella voce di Serena Rossi,

 

nota attrice e doppiatrice, che ci accompagnerà in questo viaggio.

Tutto molto bello insomma, ma con un mah.

Infatti dopo l'ascolto di tutte le puntate ci sono stati alcuni passaggi che mi hanno fatto non poco storcere il naso.
Il primo fra tutti è il dare sempre priorità alla versione Cinematografica del personaggio, non tenendo minimamente conto della versione originale fumettistica.

Secondo il commettere alcuni grossolani errori specialmente su alcuni personaggi cardine delle due case fumettistiche, Marvel e DC.

Facciamo degli esempi:

Puntata 4: Wonder Woman 

 
Viene detto che Steve Trevor è la versione moderna di Teseo che si innamorò di un'amazzone durante il viaggio insieme ad Ercole a Temiscira per recuperare la cintura di Ippolita, durante una delle dodici fatiche dell'eroe.

L'errore avviene quando viene spiegato che Steeve Trevor era un militare della seconda Guerra Mondiale e non della prima come nel film dedicato a Wonder Woman o come la versione fumettistica.

Puntata 6: Batman

 
Se l'errore su Steve Trevor potrebbe essere banale, basato su un refuso o sulle mille versioni del personaggio nelle varie "terre parallele", ben più importante è quello dedicato al crociato incappucciato.

Infatti viene raccontata la storia di Bruce Wayne e del ladro che ucciderà i genitori del ragazzo, facendo nascere l'alter ego mascherato.

Il problema nasce dal fatto che verrà detto che il criminale che ucciderà i genitori di Bruce un giorno diventerà la sua più grande nemesi, ovvero il Joker, seguendo una delle varie versioni alternative, quella del primo film di Tim Burton, ma che non è mai stata confutata nelle versioni successive o nei fumetti, lasciando sempre un alone di mistero sul personaggio.

Puntata 8: Spider-Man

 
Questa è una delle puntate che più mi stava a cuore per l'amore immemore del personaggio.

Anche qui si fa un errore che però segue in qualche modo la versione più recente del personaggio, ovvero quella del Marvel Cinematic Universe, ma che purtroppo fa accapponare la pelle a tutti i fan del ragno.

Qual'è la frase più iconica del personaggio? "Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità" o "da un grande potere, derivano grandi responsabilità", comunque il concetto è quello, poco cambia.

E se chiedete chi insegna questa frase a Peter, TUTTI vi diranno che è stato Zio Ben in punto di morte.
Stop, non ci sono ne se ne ma, quello è il CARDINE IMPRESCINDIBILE su cui si basa tutta la mitologia di Spider-Man.

Questo perché è il cardine che fa cambiare il modo di comportarsi di Peter e di gestire il suo dono.

In fin dei conti suo zio muore per colpa di un ladruncolo che Peter poteva fermare qualche ora prima e senza neanche troppo sforzo ma, per un eccesso di superiorità e presunzione dirà banalmente che non era compito suo, pentendosene amaramente poco dopo e portandosi quel peso per il resto della vita.

Ovviamente nella puntata zio Ben non viene neanche minimamente menzionato, basandosi sulla versione MCU dove le origini di Peter non vengono spiegate in maniera dettagliata e attribuendo la frase banalmente a zia May.

Probabilmente questi sono gli errori che maggiormente sono risaltati dal mio ascolto e potrei non averne sentiti altri.

Ma prima di arrivare alle conclusioni generali sul podcast, vediamo un altro problema sulla puntata "più diversa" dal mood generale della serie, ovvero l'ultima dedicata a Go Nagai.

 

Qui, oltre a problemi banali su nomi e discorsi non troppo chiari è l'introduzione alla puntata che è sbagliata.

Se la puntata è dedicata a Go Nagai è perfettamente plausibile che si inizi dal manga, ma trovo estremamente errato far passare il discorso per i Pokemon.

Cosa c'entrano i mostriciattoli di Nintendo e Pikachu con il padre della super robotica?
Ve lo dico io. NIENTE DI NIENTE.

Quindi perché farlo? perché ovviamente la puntata è banalmente scritta da chi non ha la minima idea dell'argomento.

La cosa si noterà in seguito quando verranno introdotti nomi dei robot più celebri. Si parlerà di Jeeg, di Mazinga, di Mazinga Z, di Space Robot.....

Notato niente?

Beh Mazinga concettualmente non esiste. Esiste Mazinga Z (capostipite del genere) ed esiste la sua versione migliorata, il Grande Mazinga. E Space Robot? beh è quello che oggi comunemente chiamiamo col suo nome originale, Getta Robot, ma quel refuso è dato dal nome nel doppiaggio italiano degli anni '80.

Arriviamo quindi alle conclusioni.

Super è un podcast che ha una buona idea e un buon scopo generale. L'idea di mettere a confronto miti e supereroi, spiegando i parallelismi tra i due è molto interessante, il problema come sempre è la realizzazione poco curata.

Io posso capire che il target medio del podcast sia di ragazzi in età scolare, visti gli "insegnamenti" sui valori cardine della vita e sul affrontare le avversità. Capisco inoltre che lo scopo finale sia dare risalto alle opere e agli affreschi sparsi per l'Italia, però ci sono errori grossolani che fanno capire alla perfezione che chi ha realizzato la stesura dei vari episodi abbia una conoscenza estremamente superficiale e sommaria dell'argomento supereroi.

Ci si focalizza molto sulla parte "mito", sottolineando più volte che alcuni personaggi hanno più versioni del loro racconto che a volte non collimano tra loro.

Perché questa cosa non viene fatta anche per i Super? in fin dei conti tra storie, ret-con, versioni alternative, versioni cinematografiche, ci sono dei punti in cui la versione differisce, come succede per gli errori mitologici.

Però onestamente la cosa che meno ho sopportato è proprio la gestione della puntata meno "super", ovvero quella dedicata a Go Nagai, dove si focalizza più volte la sua grande passione per i miti classici, riversati in molte sue opere, ma partendo dai Pokemon, che con il padre della robotica non hanno nulla da spartire.

Peccato, perché con un po' di cura in più e vista la durata mai eccessiva delle puntate, poteva essere un buono spunto di partenza per approfondire Miti, Supereroi e le opere sparse per tutta l'Italia.

Ma come è già successo per Initial D l'argomento fumettistico deve essere solo un banale traino, perchè l'importante è mettere sommariamente delle idee che attirino, visto che è quello il trend del momento.

Non vi nego che da appassionato del media sono stato il primo ad essere attirato dal podcast, ma proprio perché appassionato vorrei che ci fosse messa più cura.

In qualche recensione letta si fa chiaro riferimento al fatto che sia un podcast prescolare e alla voluta scelta di puntare alla versione filmica dei super, più riconoscibile al piccolo utente, piuttosto che a racconti più complessi della parte fumettistica.

Nella recensione si dice però che anche l'appassionato di mitologia storcerà il naso.

Però si promuove il prodotto.

A questo punto mi chiedo: Perché? perché devo promuovere un prodotto dove non accontenta né l'appassionato di mitologia né il lettore di fumetti ma, soprattutto, da al piccolo ascoltatore, target focale del podcast, informazioni sommarie, non complete e, come già spiegato, inesatte?

Onestamente non capisco.

Avrei preferito puntate leggermente più lunghe, 20-25 minuti, dove magari ci si focalizzava un po' meglio sui "due mondi", dando informazioni più complete e corrette, spiegando che molti eroi e miti hanno più versioni, anche per invogliare l'ascoltatore, indipendentemente dall'età, ad avere la curiosità per approfondire l'argomento, che dovrebbe essere uno dei cardini, per quanto mi riguarda, di come andrebbe creato un podcast.

Raccontare per appassionare, incuriosire, e non usare banalmente argomenti "esca" per attirare il possibile ascoltatore.

See you next

sabato 30 maggio 2020

Crisi sulle Terre Infinite


 "Flash disperso svanisce nella crisi." 

Così titola il The Central City Citizen l'11 dicembre 2019, dando vita all'inizio del più grande crossover dell'Arrowverse.

Infatti stiamo parlando Crisi Sulle Terre Infinite, mega evento in 5 parti che ha coinvolto le cinque serie televisive CW che formano il cosiddetto Arrowverse, ovvero quelle serie televisive nate dal successo di Arrow.

Diciamoci la verità, l'idea di riproporre in "formato televisivo" uno dei più famosi crossover fumettistici della DC Comics era già nell'aria fin dall'inizio di The Flash.

Quante volte abbiamo visto il titolo del Citizen, anche se con una data inizialmente diversa, fin dai primi episodi?

Quest'anno quindi, alla sesta stagione dello show, insieme ai suoi "fratelli" di palinsesto, arriviamo alla concretizzazione del mega evento.

Non vi nego che pur non avendo ancora letto il materiale cartaceo originale (visto che sto aspettando la nuova pubblicazione),


ma ero molto affascinato dall'idea di proporre non solo un mega crossover tra le serie CW, ma di dare una visione ad ampio raggio al tutto, ripescando volti noti, e amalgamandoli tutti in un'unica opera, al fine di dare realmente allo spettatore una sensazione di "unico multiverso televisivo".

Nei mesi che hanno preceduto la messa in onda, venivano tirati fuori grandi nomi, specialmente per gli "addetti al settore".

Si è iniziato dal ritorno di John Wesley Shipp nei panni del Flash degli anni '90, con la stesso costume dell'epoca visto che è palesemente consumato, si è continuato con la conferma della presenza di Tom Welling (il Clark Kent di Smallville) per poi passare a Burt Ward (il Robin della serie Batman della fine degli anni '60).

Ma quindi CW è riuscita a creare un crossover di spessore degno, anche se in forma ridotta per la televisione, del mega evento Endgame della concorrenza?

E' riuscita quindi la Distinta Concorrenza a riscattarsi per il del suo "universo esteso" cinematografico?

La risposta è Ni, ma andiamo con ordine.

Tra l'altro premessa. Oltre a Flash e Batwoman che è iniziata quest'anno, non seguo le altre serie CW ma conoscendo le basi e avendo seguito Arrow nelle prime serie posso affermare che il crossover è abbastanza stand alone.

Il primo episodio della "Crisi" parte in Supergirl. Scelta personalmente discutibile, visto che il motore trainante di tutto era Flash, e negli 8 episodi che hanno preceduto il mega evento Barry ha sempre avuto questa "spada di Damocle" sulla testa che soppesava le sue azioni.

Visto poi che l'ottavo episodio di Flash si chiudeva proprio con il cielo rosso che preannunciava l'inizio della Crisi, avrei semplicemente iniziato da lì.

La storia parte quando il cannone antimateria inizia a distruggere le varie Terre parallele.

Mar Novu / Monitor


 quindi fa riunire tutti i supereroi per cercare di fermare il folle piano di distruzione messo in atto dall'Antimonitor.


Evitiamo quindi di scendere nei dettagli e andiamo al sodo delle considerazioni, anche se per forza di cose qualche piccolo spoiler dovrà esserci.

Come usanza dei crossover CW, anche Crisi sulle Terre Infinite è un unico grande film. In questo caso di più di 3 ore, ma con dei mah abbastanza importanti.

Per prima cosa ci sono troppe parti parlate e poche scene di combattimento. Col senno di poi questa cosa è da una parte anche una fortuna.

Purtroppo mi duole dirlo, tutti i combattimenti, o per lo meno buona parte di essi, sono pezzotti e fatti veramente male.

Posso capire che non si disponeva di budget ad alto livello come in una produzione cinematografica, posso capire che magari ci sarebbe voluto più tempo, però ragazzi, che porcheria.

Gli effetti speciali usati in The Flash, per quanto ci si concentrasse su un unico meta umano per episodio, sono decisamente superiori, anche quando si trattava di Grodd o King Shark.

Qua purtroppo quando il mega team formato dai 5 "capibanda" e da alcuni comprimari di spessore combatteva gli spettri, si vedeva palesemente che non solo questi ultimi erano pezzotti, ma anche le coreografie di combattimento non erano ben realizzate.

Un'altra cosa che mi ha fatto storcere non poco il naso, o per lo meno mi ha fatto sorridere sono i tre Superman.


Ad un certo punto vediamo il Superman dell'Arrowverse trovarsi di fronte prima il Superman di Kingdom Come, Brandon Routh, e poi al Clark Kent di Smallville, Tom Welling.

E quindi direte voi? beh il primo è fisicamente metà degli altri.

Anche Welling che in questo crossover rappresenta un Clark Kent senza poteri è dannatamente più fisicato di quello che dovrebbe essere il Superman di "ruolo".

Tutto sommato ho però apprezzato lo scontro tra uomini d'acciaio che è stato ben realizzato.

Ma quindi è tutto da buttare?

No, di momenti interessanti ce ne sono e forse quello più importante è lo scambio di battute tra Kate/Batwoman e Kara/Supergirl dopo che la prima aveva conosciuto un vecchio e malridotto Bruce Wayne in un universo parallelo.


Questo scambio di battute è interessante perchè, anche se solo verbalmente, e nella loro versione femminile, si respirava un po' l'atmosfera dell'eterno scontro Batman/Superman dove il primo non si fida dell'azzurrone e si prepara per fermarlo.

Qui non si arriva a tanto, però vedere un Batman stanco che ha perso la sua etica che instilla il dubbio che i Kriptoniani possano diventare una minaccia, fa riflettere prima Kate e la mette un po' sulle difensive sulle possibili azioni di Kara.

Sicuramente è una situazione che le giuste manovre poteva essere ampliata e resa decisamente più focale per la trama.

Ho trovato interessanti anche i camei, anche se mi sarei aspettato qualcosa di più "succoso".

Diciamoci la verità, escludendo Brandon Routh


 e John Wesley Shipp


che comunque erano già comprimari delle serie regolari, il primo è Ray Palmer / Atom e il secondo è stato Harry Allen e Jay Garrick/Flash di Terra 3, gli altri sono stati mere comparse.

Burt Ward, si vede 5 secondi nella scena di apertura dello show quando vede il cielo tingersi di rosso mentre porta fuori il cane,


 mentre Tom Welling lo si vede spaccare la legna per una scenetta da 3 minuti.

Diciamoci la verità il primo o sapevi che faccia aveva o non lo avresti mai riconosciuto. Sono conscio che sono passati più di 50 anni da quando metteva la calzamaglia di Robin, però magari due battute gliele avrei date.

Mr. Smallville invece è un volto più familiare e mi ha fatto piacere rivederlo accanto a Lois (che compariva anche nel ruolo della madre di Kara), però anche li gli avrei dato più risalto.

Paradossalmente Kevin Conroy,


a voce americana della serie a cartoni di Batman degli anni '90 e dei giochi Arkham della Rocksteady, aveva un ruolo ben più importante ai fini della trama, anche se a noi Italiani il suo volto ha detto poco, o per lo meno a me.

Forse l'avrei riconosciuto, visto che la notizia girava da tempo, se lo avesse doppiato Marco Balzarotti, voce Italiana sia della serie sia dei videogiochi.

Ho invece odiato l'apparizione di Ezra Miller, il Flash dei film, quando si incontra e stringe la mano al Barry televisivo. In quei due minuti ho odiato ancora di più quella versione "cerebroleso" del velocista scarlatto vista in Justice League.


Diciamoci la verità, tutta questa campagna dove sarebbero apparsi vari volti dei telefilm DC è stata più o meno una grande paraculata, facendo salire spasmodicamente l'hype agli appassionati, ma prendendoli in giro per il risultato.

Tra l'altro grande assente è Lynda Carter, la Wonder Woman televisiva,


che aveva già partecipato come presidente degli Stati Uniti in Supergirl. In qualche modo le avrei fatto fare una particina come Diana Prince.

Siamo onesti adesso finalmente capisco le dichiarazioni dell'epoca di Michael Rosenbaum, il Lex Luthor di Smallville,


quando affermava che la produzione lo aveva contattato ma avrebbe dovuto lavorare budget zero, e soprattutto non avevano le idee chiare su come inserirlo.

Fatta questa divagazione torniamo al crossover.

Tutto sommato la trama generale non è malvagia, ci sono dei momenti che ricordano alcune scene chiave della versione fumettistica, ma la realizzazione complessiva è sommaria.

Se alcuni punti sono interessanti, come il sacrificio di Barry Allen,


ma ci sono dei punti veramente bassi che mi hanno fatto perdere interesse e farmi gridare allo scandalo.

Sicuramente il punto peggiore è la battaglia finale con l'Antimonitor.


Questo dichiara un "sono ineluttabile" che mi ha fatto raggelare il sangue, per poi ingrandirsi con un effetto speciale degno degli episodi dei Power Rangers degli anni '90.

Vi giuro mi aspettavo che Flash e company gridassero: "chiamiamo gli Zord".

Vogliamo poi parlare dell'attacco di Beebo?


No dai, lasciamo perdere.

Sul finale però per lo meno qualcosa di buona c'è da salvare. Viene resa giustizia a Oliver Queen, che si è sacrificato per un bene superiore, e viene formata quella che a tutti gli effetti è la Justice League dell'Arrowverse...

...anche se poi il posto di reunion era discutibile visto che è niente più che un magazzino abbandonato dove hanno messo la tavola rotonda.

Tiriamo quindi le somme. Crisi sulle Terre Infinite è il più grande crossover dell'Arroverse, ma ci sono delle scelte fin troppo discutibili e delle cadute di stile non indifferenti.

Per prima cosa la realizzazione sommaria puntando troppo poco sulle battaglie che spesso sono mal gestite e con brutti effetti speciali.

La storia nel suo complesso è tutto sommato godibile con qualche punto molto evocativo delle storie cartecee ma magari solo accennato.

I camei, che sono stati il vero motore della campagna marketing, sono solo comparsate un po' "paracule" atte a "hyppare" i fan sfegatati senza però nel complesso lasciare un vero segno a livello di trama portante.

Il difetto più grosso è aver cercato di scimmiottare Endgame e l'MCU nel suo complesso.

E' inutile negare che sia la dipartita di Oliver Queen che quel "sono ineluttabile" sono palesemente richiami a Endgame, facendo morire il personaggio chiave che ha dato inizio all'universo condiviso, come fu per Tony Stark, e ricalcando una delle frasi simbolo, però in malo modo con un effetto "copiamo perché non so cosa fargli dire".

Ho trovato invece intelligente introdurre il concetto di Justice League, mettendo però quasi a caso Black Lighting


 unificando gli "universi paralleli" anche se, escludendo Supergirl e Superman, gli altri eroi erano già tutti sulla stessa Terra.

Sarò sincero, non ho capito l'utilità di far vedere i Titans, la Doom Patrol e Swamp Thing senza tirarli dentro neanche in un cameo.

La cosa che proprio non concepisco è il perchè di rendere divisi gli universi dei primi due visto che, come abbiamo visto nella prima stagione di Titans erano lo stesso tanto che Gar Logan/Beast Boy ha vissuto un periodo a villa Doom per poi unirsi a Dick Grayson e soci.

Pura idea di marketing far vedere Stargirl e la Justice Society, visto l'imminente inizio della serie.

Altra cosa è quel mostrare l'universo di Lanterna Verde. Che vogliano introdurlo in un eventuale film/serie televisiva?

Quindi tutto sommato questa Crisi è po' un'occasione sprecata, perchè sulla carta poteva essere un mega evento ricordato negli annali, ma gli showrunner o non hanno voluto osare o semplicemente si sono limitati a scimmiottare la Marvel cercando di replicarne il successo.

Che le idee iniziali e la trama generale fosse un'altra? forse si perché Oliver Queen l'ho visto più come un "Obi Wan" in molte occasioni,


 più che un Tony Stark, per cui forse lo scopo iniziale era diverso e si è cercato di virare in corsa per copiare piuttosto che restare originali e fedeli a se stessi.

Peccato. Se il crossover, inutile, dell'anno scorso era una porcheria, Crisi su Terra X invece l'avevo trovato ben realizzato, per cui avevo molte aspettative da questa Crsi.
 



See you next


giovedì 7 marzo 2019

Capitan Napoli



Ancora una volta torniamo a parlare di fumetti e torniamo nuovamente sul progetto Capitani Italiani.

Questa volta allontaniamoci dalle lande Venete per spostarci ai piedi del Vesuvio per raccontarvi le mie impressioni sul primo supereroe Campano, ovvero Capitan Napoli.

La storia inizia dalla fine. 




Nel senso che la vicenda si aprirà con la vignetta la chiude, raccontando tutti i fatti tramite un flashback raccontato da Nino, il protagonista.

Tutto inizia da un notiziario. Un ragazzo, Raffaele Russo ha perso la vita in un tragico incidente.

Gaetano "Nino", il suo migliore amico, distrutto dall'accaduto, ripiega la rabbia nella boxe. 


La sua vita a casa non è certo più facile. La madre malata e il padre pescatore che non lo comprende appieno e con il quale non va d'accordo.

Intanto a Napoli viene eletto Pasquale De Andrea, detto “‘O Mast”, uomo corrotto che ha in mano l’intero direttivo regionale.

Ma un incidente cambierà la vita di Nino e non solo....

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Il primo volume di Capitan Napoli è veramente molto coinvolgente. La storia narrata ha delle basi classiche da supereroe che però vengono contestualizzate nella contemporaneità e nell'attualità, vero marchio di fabbrica di tutto il progetto Capitani Italiani.

Come succedeva sia in Capitan Venezia sia nello speciale su Capitan Padova, tutto il volume è costellato di citazioni e riferimenti che ricordano i supereroi classici e il fumetto americano in generale.

Come non citare il clan Pizza, misteriosa setta di ninja che vive nei bassifondi di Napoli. 


Senza dubbio è una doppia citazione sia della Mano




il clan ninja arcinemico di Daredevil e il Clan del Piede, nemici giurati delle Tartarughe Ninja

 
Altra citazione è il personaggio della madre di Nino 


che, ditemi quello che volete, ma è senza dubbio ispirata alla Zia May di Spider-Man. 


 La scena che chiude l'albo avvalora ancora di più la mia teoria, ma sarebbe spoiler se ve la raccontassi.

Questo primo capitolo riesce a mettere delle basi solide della storia, impostare le idee per i possibili sviluppi, e lasciare molte cose accennate che, probabilmente verranno spiegate e ampliate nei prossimi numeri.

Senza dubbio io sarei curioso di conoscere maggiormente il rapporto tra Nino e Raffaele "Filù" e approfondire l'incidente che gli ha tolto la vita.

Altro interrogativo è il clan Pizza, hanno scopi nobili oppure no?

E Caterina avrà trovato la sua strada?


Quindi ancora una volta, non posso che consigliarvi la lettura di questo albo che amplia il panorama dei Capitani Italiani.

sabato 29 dicembre 2018

Capitan Venezia VS Capitan Padova: Non uccidere



Ehy guys,

quest'oggi iniziamo così, rubando l'inizio con la loro frase tipica d'apertura.

Voglio darvi le mie impressioni su uno speciale capitolo di un progetto fumettistico che ormai seguo da qualche anno e che si sta ampliando sempre di più.

Parliamo del progetto Capitani Italiani, una serie di testate che vogliono portare ed unire il Made in Italy  ai supereroi di stampo americano.

Qualche anno fa vi parlai di quello che oggi possiamo tranquillamente definire il capitolo 1 di quest'avventura, ovvero la prima stagione di Capitan Venezia.





Come avevamo visto nelle pagine degli albi che formavamo la stagione, venivano narrate le avventure di quella che a me piace continuare a chiamare la JLV (Justice League Veneta) dove, tra gli altri protagonisti, abbiamo conosciuto Antonio Teston, meglio noto come Capitan Padova.

Il volume di cui voglio raccontarvi oggi è uno speciale volume dedicato all'eroe biancoscudato.

Che poi proprio eroe non è il termine corretto, visto che Antonio, una volta deciso di indossare la maschera, risponde alla violenza con la violenza.

Come dicevo nel post dedicato, Capitan Padova ricorda in qualche modo Frank Castle, il Punisher di casa Marvel, 




con il quale condivide anche le origini.

Come succedeva per l'antieroe col teschio, anche la famiglia di Antonio muore in un incidente, avvenuto in questo caso alla stazione di Padova.

Nella prima stagione di Capitan Venezia però il personaggio non aveva avuto un approfondimento psicologico.

Questo speciale vuole portare rimedio, spiegando meglio chi è l'uomo sotto la maschera e scavando sulle ragioni delle sue azioni.

Non voglio minimamente fare spoiler sulla storia perché è un albo che va letto, però la cosa che mi è piaciuta di più è in qualche modo un parallelismo con un altro personaggio della Casa delle Idee, ovvero Daredevil.



Chi conosce il Diavolo sa bene quanto questo personaggio sia legato alla religione. In molte vignette si vede Matt confessarsi per le sue azioni da vigilante.




Lo speciale di Capitan Padova parte proprio da una scena analoga, dove Antonio è davanti ad un prete per confessarsi.



Al contrario però di Matt Murdock che nel suo essere vigilante cerca di essere nel giusto, Antonio Teston abbandona la via della fede per farsi giustizia da solo, specialmente quando scopre il nome del mandante dell'attentato che è costato la vita ai suoi cari.

Le pagine dell'albo sceneggiato da Fabrizio Capigatti raccontano una storia cupa, cruda e violenta che però mettono il lettore nello stato di immedesimarsi perfettamente nei pensieri e nelle azioni di Capitan Padova.

Anche se in un ruolo minore, anche Capitan Venezia 




avrà il suo spazio, diviso in due momenti ben distinti. Da una parte avremo l'eroe che cercherà di fermare e far ragionare Capitan Padova, dall'altra verranno svelati alcuni particolari dell'uomo dietro la maschera che non conoscevamo prima d'ora e che sicuramente verranno approfonditi nei prossimi capitoli.

Tutto l'albo è disegnato in tecnica tradizionale usando china acquarelli e acrilici su carta, ormai una vera rarità in un mondo prevalentemente digitale. Il disegno di Federico Toffano è diviso tra vignette più "sporche" e abbozzate, a disegni più dettagliati per i momenti più importanti della vicenda.

Senza dubbio la scena migliore, vuoi per la spettacolarità, vuoi per il pathos emotivo, è senza dubbio la splash page che chiude la storia.

Personalmente questo speciale è una perla di un universo narrativo che inizia a delineare maggiormente le sue linee guida e ad espandersi sul tutto territorio italiano.

Non mi resta quindi che consigliarvi la lettura di questo speciale se conoscete già l'Universo nato in Capitan Venezia, oppure di recuperare il volume della prima stagione.

Io invece aspetto con ansia i prossimi capitoli delle storie dei Capitani Italiani.

See you next

mercoledì 23 marzo 2016

Un'investigatrice tormentata dal suo passato


Bentornati. Dopo le retro avventure del capitolo precedente, oggi cambiamo argomento e parliamo di serie tv.... più o meno. Infatti non è propriamente corretto parlare di una serie televisiva visto che la piattaforma che l'ha creata è principalmente web. Chiaramente parliamo di una serie Netflix e in particolare di  Jessica Jones.
Come tutti più o meno sanno, è la seconda serie della piattaforma legata ad un personaggio Marvel. Dell'altra serie magari ne riparleremo quando avrò visto anche la seconda stagione.

Ma bando alle ciance e dedichiamoci a Jessica, partendo da un pre-concetto: è un personaggio che non avevo mai sentito nominare prima della serie televisiva. Avevo visto in fumetteria la sua serie, Alias, ma non mi sono mai interessato all'approfondimento.

Da quello che ho letto sull'Internet Jessica è un personaggio creato da Brian Michael Bendis che è senza dubbio uno degli autori più influenti degli ultimi anni, e Michael Gaydos ahimè non conosco come disegnatore.
Inizialmente la serie Alias doveva avere come protagonista un'altra Jessica Marvel, ovvero Jessica Drew, meglio nota come la prima Donna ragno,


ma nel corso della genesi delle storie diventò qualcosa di diverso dal progetto iniziale, per cui Bendis creò un personaggio completamente nuovo.

Pur non conoscendo il personaggio e forse per la solita curiosità dovuta al successo che avuto la serie tra gli appassionati, ho deciso di seguirne la storia. Diciamo che altri due motori che mi hanno spinto a intraprendere la run dei 13 episodi sono stati i due attori che interpretano Jessica e il suo antagonista Kilgrave, senza dubbio anche due dei volti più noti dell'intero cast.

Per quanto la serie sia targata Marvel, di supereroistico ha pressoché nulla. Jessica è sì una superumana o, come si dice ora, una metaumana, però i suoi poteri sono "limitati" ad una forza sovrumana e nella possibilità di spiccare salti fuori dal comune. Nel corso degli episodi viene accennato che Jessica potrebbe anche volare, ma rinuncia a questa abilità per incapacità di controllo.

I primi due/tre episodi della serie introducono lo spettatore in una storia investigativa dai molti lati oscuri. Jessica infatti è un'investigatrice privata e la sua agenzia si chiama Alias. Vive in un palazzo abbastanza fatiscente dove alcuni dei suoi inquilini diventeranno comprimari della trama.

Già dai primi minuti si capisce che Jessica è una ragazza tormentata dal suo passato, da un fatto in particolare, e da un uomo che le causa dei tremendi incubi. Quest'ultimo non apparirà mai direttamente ma ne vedremo solamente l'ombra.

Questo insieme di basi della ragazza tormentata da un passato che all'inizio non conosciamo, quest'uomo misterioso che non vediamo e l'ossessione della stessa Jessica per quest'ultimo, aiutano lo spettatore a "fidelizzarsi" alla serie.

Krysten Ritter è Jessica.


La ragazza interpreta bene il ruolo di una donna sì forte nel proseguire nella sua lotta per liberarsi del passato, ma allo stesso tempo fragile nell'esserne continuamente tormentata.

Dopo i primi episodi che mettono le basi alla trama principale della storia, nel terzo episodio fa capolino la nemesi di Jessica, Kilgrave, meglio noto come uomo porpora nei fumetti. Si diciamocela tutta, uomo porpora negli anni 2000 non si può sentire, saresti ridicolo, per quanto anche il soprannome Kilgrave viene spesso preso in giro da Jessica in primis.
Come dite? Kilgrave non è un soprannome? ah già è vero. Infatti nei fumetti l'uomo porpora si chiama Zebediah Killgrave. Nella serie invece c'è stato un vero e proprio reboot del personaggio. Infatti il vero nome del personaggio è Kevin Thompson ed è inglese e non più Jugoslavo come nella versione fumettistica. Inoltre non ha la pelle viola ma veste spesso con quel colore. Siamo onesti un uomo viola, non sarebbe passato inosservato e avrebbe reso un po' assurdo il personaggio.

Invece David Tennant,


sì proprio lui, il decimo Dottore, interpreta in maniera molto convince questo criminale dotato di un potere molto inquietante, la possibilità di controllare mentalmente le persone solamente impartendo ordini vocali o visivi, facendo fare alla vittima qualsiasi cosa senza che questo possa ribellarsi pur restando lucido.

Non vi nego che per molti versi questo potere mi ha ricordato il Verbo di Jesse Custer, protagonista di Preacher.





Nel corso dei 13 episodi che compongono la prima stagione avremo molte rivelazioni, colpi di scena, alcuni veramente inaspettati lasciando però alcuni misteri irrisolti, ma con un ritmo troppo altalenante nella narrazione.
Infatti gli episodi alternano momenti dove vengono fatte delle rivelazioni sul passato dei protagonisti, scene di azione o di suspance a momenti di noia che servono spesso ad allungare il brodo.

Secondo me il taglio medio dei 50-55 minuti a episodio è troppo elevato. Si poteva tranquillamente ridurre il tutto ai 40-42 minuti canonici per evitare il calo di ritmo nella narrazione.

Come vi ho sempre detto, secondo me, il successo di una serie dipende molto anche dall'utilizzo di pochi ma ben caratterizzati personaggi nel raccontare la storia. Jessica Jones ci riesce, anche se in parte.
Escludendo la stessa Jessica e Kilgrave caratterizzati molto bene, abbiamo alcuni dei comprimari come Trish Walker, che assume un ruolo quasi fondamentale nel proseguo della serie. Per altri personaggi invece utilizzato un approccio diverso. Viene puntata l'attenzione su di loro nei primi episodi, anche se non se ne capisce il perchè, per poi renderli protagonisti nella seconda parte della serie.
D'altro canto, forse il personaggio secondario più noto, almeno ai fan Marvel, Luke Cage, viene introdotto all'inizio e buttato qua e là nel proseguo, senza troppo approfondirlo.

Ah già, ma lui avrà una serie dedicata dove sarà protagonista indiscusso....

Devo dire che comunque che Mike Colter, l'attore che interpreta il futuro Power Man, è molto somigliante alla sua controparte fumettistica....





...e per fortuna che non si sono ispirati alla versione "disco music" anni '70 del buon Cage.



Giusto per completezza di informazione tra i personaggi ricorrenti Jeri Hogarth, interpretata da Carrie-Anne Moss (la Trinity di Matrix), che onestamente ho trovato al limite dell'odioso. Non che Trinity mi stesse simpatica, sia chiaro. Onestamente non ho mai capito cosa esaltasse i miei coetanei sia nel personaggio creato dai fratelli, scusate, sorelle Wachowski sia nell'attrice che la interpretava che personalmente non reputo una bellezza.


Gusti....Tra l'altro scopro che il personaggio dei fumetti si chiamava Jeryn Hogart ed era maschio.

Ma tiriamo quindi le conclusioni. Il successo, a mio modo di vedere, delle serie Netflix è di creare storie interessanti in pochi episodi (13). Allungare il brodo era inutile, anche se in questa serie il brodo è già troppo allungato.
I due personaggi principali sono molto ben caratterizzati e due attori che li intepretano sono molto adatti nella parte. La Ritter ricopre in qualche modo lo stesso ruolo che aveva in Breaking Bad e Tennant, per quanto lo abbia amato come Dottore, qui gli avrei staccato la testa più volte.

Va vista? oddio, dovete avere la voglia di proseguire anche nei momenti di noia che spesso non giovano alla visione. Senza dubbio è una serie poco supereroistica con toni molto noir. Analizza il trauma del disturbo post traumatico da stress in maniera molto convincente. Una delle cose più interessanti è che la serie, nei suoi tredici episodi, arriva ad una conclusione della trama, mettendo sì le basi per un seguito, ma arrivando ad una fine della storia.

Una delle cose che mi ha fatto più ridere è il personaggio di Robyn, vicina di Jessica. Perché mi ha fatto ridere? guardate questa foto....




Non vi ricorda nessuno?

Sicuri? guardatela bene....


Già è Ron Weasley di Harry Potter coi capelli lunghi....






Scusa Ron non volevo....

See you next