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domenica 10 settembre 2023

One Piece: dalla carta al live action

Ciurma, andiamo tutti all'arrembaggio forza!!

Chi ha vissuto l'ora di pranzo su Italia 1 nei primi anni 2000 non può non conoscere questo verso e leggerlo cantando.

Ovviamente stiamo parlando di una delle sigle più famose e di uno dei successi planetari nell'ambito manga e anime, One Piece.

Sono ormai più di vent'anni che seguiamo le avventure della ciurma di Cappello di paglia alla ricerca del misterioso One Piece.

L'attenzione su questa serie è tornata "alle cronache" proprio per due notizie legate a questa serie. Da una parte la trasmissione dell'episodio dove il protagonista acquista la sua nuova trasformazione, la Gear 5, 

dall'altra della messa in onda di una serie in live action prodotta da Netflix.

Io voglio raccontarvi le mie impressioni su quest'ultima, della sua lunga genesi partita ormai sei anni fa, luglio 2017, e del suo arrivo nella piattaforma di streaming ad agosto di quest'anno.

Sarò sincero, come moltissimi tra Influencer, testate di news e amici, avevo storto il naso ancora prima di iniziare.

One Piece è ormai un caposaldo tra gli appassionati, è una serie estremamente lunga, più di cento volumi all'attivo, senza aver ancora troppo chiaro un orizzonte di conclusione.

La serie si dirama tra molti personaggi, spesso buffi e bizzarri, poteri e tecniche di combattimento difficili spesso da rendere credibili al di fuori della sua natura di manga, per cui se è già complicato rendere credibile una serie pseudo realistica, quale possa essere un City Hunter ad esempio, 

One Piece parte con un fardello ancora più pesante sulle spalle.

Non dimentichiamo inoltre che la piattaforma che tenta questo "triplo salto carpiato" è Netflix che, diciamocela tutta, non ha per niente brillato quando tentò di adattare prima Death Note, serie tutto sommato pseudo realistica, ma con risultati osceni, ma poi toccando un altro mostro sacro, Cowboy Bebop


con una realizzazione tecnica decisamente migliore, ma con una resa piatta e senza lo stile che invece contraddistingueva l'anime originale.

Mettiamo pure sul piatto altri obbrobri come il recente live action de I Cavalieri dello Zodiaco

che tutt'oggi mi rifiuto di vedere, senza parlare del "male assoluto", ovvero Dragon Ball Evolution.

 
La voglia quindi di un'ulteriore, per lo meno sulla carta, potenziale porcheria in live action, mi lasciava ampiamente perplesso.

Nel corso del tempo però si inizia ad avere un cast dei protagonisti. Con l'occasione si è voluto ampiamente sottolineare il fatto che Eiichirō Oda, padre dell'opera originale, era supervisore sia per quanto riguardava sia il cast, sia per le sceneggiature, sia per seguire passo passo la realizzazione degli episodi, che sarebbero stati 8.

La storia doveva coprire il primo arco narrativo del racconto, la cosiddetta "Saga del mare orientale" che copriva il primi 12 volumi del manga e i primi 61 episodi della serie anime.

Pur trovando molto adatti i 5 protagonisti scelti a livello estetico per vestire Luffy, Zoro, Nami, Usop e Sanji e pur avendo messo un tutto sommato discreto hype per l'uscita della serie grazie alla massiccia campagna di marketing, la puzza di puttanata era veramente dietro l'angolo.

I primi trailer non sembravano un granchè, sembrava mancasse veramente qualcosa soprattutto nella resa dei colpi del protagonista che, per ovvie ragioni, dovevano essere fatti in computer grafica.

Si arriva quindi al 31/08 giorno dell'uscita della serie. Per cui mi approccio al primo episodio, conscio che al 99% sarebbe stato anche l'ultimo, come già successe per il già citato Cowboy Bebop.

E qui devo dire che ho dovuto ampiamente ricredermi. Pur con un primo episodio che sforava ampiamente l'ora, il tempo era volato. 

Ho rivisto molto dello spirito dell'anime (non ho mai letto il manga) che guardavo più di 20 anni fa a pranzo.

La storia parte ovviamente dalla morte di Gold Roger, il Re dei pirati, 

e della sua sfida a tutti gli aspiranti "nuovi Re" di trovare il One Piece, misterioso tesoro che "lascia in eredità" a tutti coloro che avranno il coraggio di cercarlo, mentre viene trafitto dalle lance della marina.

Il resto è storia.

Gli episodi alternano abilmente scene del passato dei personaggi e scene del presente.


Ogni membro della ciurma ha il suo spazio dove, con la sua storia, fa affezionare lo spettatore al suo sogno da realizzare.

Ma questa è la storia del manga, per cui non c'era troppo da meravigliarsi. L'adattamento Netflix in questo non sbaglia, riportando i fatti come sono stati raccontati in originale anche se tramite flashback e non "storia diretta" come nel manga.

Tanto però hanno fatto anche i protagonisti, dove il plauso va maggiormente ai primi membri, quelli che, per ovvie ragioni, hanno anche il maggior minutaggio, essendo presenti fin dal primo episodio.

Iñaki Godoy è Monkey D. Luffy e senza dubbio a mio avviso è quello che ha reso meglio il ruolo. 


E' inutile negare che quando lo si vede a schermo rappresenta bene quello spirito a metà tra l'estrema spensieratezza e testa tra le nuvole, ma anche capace di una ferrea determinazione nel portare avanti il suo sogno e la profonda amicizia con la sua squadra.

Molto belle anche le espressioni che spassano rapidamente dal sorriso ad uno sguardo determinato o furioso per quello che succede.

Mackenyu Maeda è Roronoa Zoro. 

 
Anche l'interpretazione di Mackenyu mi ha convinto nella rappresentazione dello spadaccino dalle tre spade.

Taciturno e scontroso, per lo meno all'inizio della storia, verrà reclutato a forza da Luffy.  

Inizierà a fidarsi del suo compagno di squadra quando capirà che il suo scopo è reclutare una squadra che possa aiutarsi a vicenda nel raggiungere i propri sogni.

Mackenyu è senza dubbio il veterano dei live action tratti da manga. Adesso è famoso per aver interpretato Zoro, ma prima è stato anche Enishi Yukishiro nella trasposizione di Rurouni Kenshin (conosciuto anche come Kenshin Samurai Vagabondo), Scar in Full Metal Alchemist, Okuyasu in Jojo e Seiya di Pegasus nel recentissimo film sui Cavalieri dello Zodiaco.

Emily Rudd è Nami. 

 
Se anche lei l'ho trovata calata nella parte anche se forse manca un po' la freddezza e il continuo doppiogiochismo del personaggio del manga e dell'anime.

Un po' ci sta, anche per banalmente mancanza di tempo nel rappresentare un arco di 61 episodi. 

Si perde un po' quel senso di iniziale odio che hai per il personaggio che si approfitta del buon cuore di Luffy, un po' mettendola alla pari della, almeno per me, odiosa Fujiko di Lupin III.

 
Ma come i fan sanno questa freddezza è dettata dal passato della ragazza, che verrà rivelato solo all'ultimo episodio.

Usop e Sanji rispettivamente interpretati da Jacob Romero Gibson

e Taz Skylar 

non sono riuscito ad inquadrarli troppo, forse anche per il fatto che sono presenti in maniera decisamente minore rispetto al trio iniziale, unendosi alla squadra dopo la metà della serie.

Interessante invece la scelta di rendere centrali due figure che hanno un ruolo importante più in la nella storia, ovvero il vice-ammiraglio Garp e Kobi, interpretati rispettivamente da Vincent Regan 

e da Morgan Davies.

 
Veniamo quindi alle mie considerazioni su questi, quasi sicuramente, primi otto episodi.

A mio avviso siamo di fronte ad un buona rappresentazione del manga e dell'anime di One Piece. Questo è abbastanza innegabile. Come dicevo all'inizio gli episodi, pur essendo molto lunghi, di durata tra i 50 e l'ora di minutaggio, non pesano allo spettatore.

Si cerca di evitare tempi morti, cercando di comprimere al meglio i dodici volumi della storia.

La serie quindi, per ovvie ragioni, subisce delle modifiche alla storia che, a mio avviso, non pesano troppo nell'economia del racconto.

Come dicevo prima viene data molta importanza al personaggio di Garp, rivelando da subito uno dei fatti che nella storia verranno raccontati molto più avanti.

Anche il personaggio di Kobi, uno dei primi amici che si farà Luffy durante il viaggio, avrà un ruolo cruciale per i fatti raccontati, quando nel manga inizialmente è solo un personaggio di contorno.

E senza dimencare alcune chicche che un fan "avanzato" può capire al volo senza che per il momento venga spiegato altro...


Veniamo alla "resa grafica", altro punto cruciale nell'adattamento.
Qui le cose si complicano un po' perchè ci sono state delle scelte sensate, ci sono state delle "furbate", ma comunque ci sono state delle realizzazioni discutibili.

Le scelte sensate a mio avviso sono state quelle di limitare la computer grafica, specialmente per rappresentare personaggi non umani, come la banda degli uomini pesce di Arlong.

Si è preferito usare il vecchio metodo del trucco prostetico, con maschere e costumi che cercassero di renderli credibili.

In alcuni casi ci sono riusciti, Arlong a mio avviso è quello che ne è uscito meglio, 

ma ci sono altri membri della ciurma, Kuroobi in primis, che ha una resa a video estremamente "plasticosa".

 
Le furbate invece invece sono di limitare al minimo la computer grafica per i colpi di Luffy. Ci sono, vediamo le tecniche, ma sono sempre riprese in modo da "vederle di lato" o "in mezzo ad altro".

Per quanto riguarda la parte "discutibile" è che ovviamente, volente o nolente, alcuni personaggi, magari minori, risultano alla stregua di un cosplay "comprato su Wish".
E' brutto da dire, ma è così.

Ogni tanto si vede tantissimo che le location sono dei semplici teatri di posa, però la resa finale non è pessima come in altri live action simili.

Veniamo quindi alla resa generale della serie.
Ho letto alcune recensioni che sottolineano più o meno gli stessi difetti che ho notato anch'io, in alcuni non sono piaciuti i cambiamenti di storia, altre volte si ci focalizzava sul fatto che la serie non ritornasse le stesse emozioni del manga o della controparte animata.

Andiamo per ordine e valutiamo entrambi gli aspetti.
Come ho detto fin da subito comprimere quasi 12 volumi in più o meno 8 ore è un'impresa titanica, per cui bisogna obbligatoriamente tagliare e ridurre il tutto.

A mio avviso, anche grazie alla supervisione di Oda, vengono tenuti i punti cardine della storia focalizzandosi sul background dei cinque protagonisti, cosa a mio avviso fondamentale per affezionarsi ed appassionarsi all'opera.

Molte delle scene iconiche restano pressoché inalterate.
Se penso alle prime che mi vengono in mente sicuramente la consegna del cappello di paglia da parte di Shanks al piccolo Luffy, 


 

Zoro legato nel cortile della base della marina, 


 

la fine della battaglia tra Zoro e Mihawk 


 

o ancora Nami in lacrime che chiede aiuto a Luffy.


 

Per quanto riguarda le modifiche, come già detto, non inficiano la narrativa generale, ma mettono le basi per introdurre alcuni fatti che verranno narrati in seguito o semplicemente per dare da subito spazio a personaggi importanti nel proseguo.

Alcuni hanno criticato questi cambi, ma ricordiamoci che anche l'anime li fece, ad esempio sul come Zeff perde la gamba, molto più eroico e blando nell'anime piuttosto che alla crudezza del manga o del live action.

Anche sul lato combattimenti, li ho trovati ben gestiti e molto spettacolari, come dovevano essere.

Arriviamo ad alcuni dei miei appunti personali.

Per prima cosa manca l'arrivo a Rogue Town, la città dove Gold Roger viene giustiziato. 

A mio avviso un episodio in più aveva senso per chiudere "meglio" tutto l'arco narrativo.

Rogue Town ha alcuni momenti molto importanti per la storia, anche se, vista la scena post credit, avrebbe dovuto introdurre un personaggio molto importante per la "mitologia" di One Piece.

La serie si chiude poco dopo la promessa di ogni membro della ciurma di raggiungere il proprio sogno.


 

Ecco anche qua se vogliamo trovare un difetto, questa scena nel live action è "piazzata male".

Infatti nel live action la promessa viene fatta uscendo dal villaggio di Coco, dopo la sconfitta di Arlong, dirigendosi verso quella che sarà la Reverse Mountain, che è l'ingresso alla Rotta Maggiore.

Nel manga e nell'anime la promessa viene fatta davanti alla montagna che sbarra l'ingresso alla rotta.

A mio avviso fare la promessa in quel momento ha un significato molto più profondo, perchè da una parte è il vero inizio della loro avventura ma, soprattutto, è vero momento dove dovranno lottare per realizzare i loro sogni.

Ci sta ad averlo messo la promessa a fine stagione, anche se perde un pochino di significato.

Veniamo quindi alle conclusioni.

E' una buona serie? si, senza dubbio, la promuovo a pieni voti.
Si poteva fare meglio? probabilmente si, ma diciamo che tante cose sono piccoli raffinamenti.

Ci sarà una seconda stagione? probabilmente si, tanto che si parla già di Jamie Lee Curtis 

nei panni della Dottoressa Kureha.

 

E qui però, a mio avviso sorgeranno problemi ben più importanti. La Rotta Maggiore, molto più della prima parte della storia, vedrà personaggi sempre più difficili da rappresentare in maniera realistica, Chopper ne è decisamente il primo esempio, ma sicuramente il problema lo si avrà in seguito con Frankie, per non parlare di Brook.

Visto che la computer grafica sarà molto più importante, riuscirà a tenere il passo, visto che in questa prima stagione si è giocato molto sul "vedo e non vedo" per nasconderla?

Staremo a vedere.

Intanto non posso che consigliarvi questa serie e perché no, recuperare il manga, come prima o poi farò anch'io visto che, è e rimane una delle poche saghe che mi ha appassionato dal primo momento e che, prima o poi, vorrei vederne una conclusione.

See you next

venerdì 12 giugno 2020

Quale sarà il destino del cinema?


Il 15 giugno sarà una data importante.
Infatti dopo mesi di blocco Covid-19, alcuni cinema e discoteche riapriranno i battenti.

Ma visto che ovviamente bisognerà aprire in totale sicurezza, con che regole?

Oggi cercherò di dare una mia opinione sul cinema, vuoi perché mi interessa maggiormente a livello mediatico, vuoi perché mi sono fatto un'opinione a più ampio raggio, sentendo opinioni differenti e a volte contrastanti.

Partiamo dalle regole.

L'idea è quella di aprire le sale riaprendole per circa un terzo dei posti disponibili.

Questo perché sarà obbligatorio tenere una fila vuota in altezza, e due posti vuoti tra un occupato e l'altro.

Secondo punto. Non sarà possibile vendere cibarie se non preconfezionate.

Terzo punto. Bisognerà tenere la mascherina durante la visione.

Ultimo punto. La sala dovrà essere sanificata tra uno spettacolo e l'altro.

Sicuramente le regole sono sensate in ottica di "prevenzione contagio" però, per chi il cinema lo gestisce ha realmente senso riaprire?

Valutiamo due fattori molto importanti.

Il primo è l'ovvio minor introito non solo dei biglietti staccati, ma anche di tutto l'incasso "di contorno" dato da bibite e cibarie varie, che spesso è il reale guadagno delle sale.

Secondo punto è il numero degli spettacoli, che chiaramente diminuirà in maniera drastica.

Se mediamente solo per spazzare e pulire la sala ci voleva circa mezz'ora, ora col fattore "sanificazione" il tempo aumenta in maniera esponenziale, utilizzando prodotti igienizzanti, riducendo il numero degli spettacoli proiettabili.

In soldoni vuol dire che da una parte ci sarà un minore incasso generale, ma dall'altro un aumento dei costi dovuti alla sanificazione della sala.

Ma poi chi vuole consumare uno snack o simili lo farà? se non posso mangiare in sala, perché dovrò tenere la mascherina, evito anche di acquistare.

Quindi ragionando da imprenditore ha realmente senso aprire?
Se riapri lo fai per guadagnare o per puro spirito di voglia di riaprire?

Siamo seri, se lo si fa col primo intento.

Molte sale infatti sono “insorte” contro le regole e molte catene si sono rifiutate di aprire. Da quello che ho capito solo UCI Cinema, e solo in alcune sale aprirà le saracinesche.

Ma poi con che film si partirà? Dalle notizie che corrono per la rete si darà spazio principalmente agli ultimi film usciti nelle sale che hanno avuto riscontro mediatico, come ad esempio Bad Boys for Life, Sonic, Tolo Tolo, aggiungendo Doctor Strange e Thor Ragnarok.

Molti dei film proposti hanno un senso, perché o erano successi di botteghino o comunque non avevano finito la loro "corsa".

Ma i due Marvel? Doctor Strange e Thor Ragnarok? il primo si parla di spettacolo in 3D che in qualche modo avrebbe senso, ma il secondo? si parla di “ripassone” in vista di Love & Thunder anche se non si sa bene quando sia previsto.

Fin qua ho elencato i fatti, ma voglio dare una mia opinione personale.

Come sappiamo questa pandemia ha bloccato per molti mesi il cinema e, probabilmente, lo farà per un altro grosso periodo.

Molti film già pronti all'uscita sono stati bloccati e rimandati, molti altri hanno "devitato" sulle piattaforme digitali, molte produzioni invece si sono fermate, e non in ambito strettamente cinematografico ma anche televisivo.

La gente in questo periodo di transizione è guardinga e dubito che lunedì si getti a capofitto nelle sale, quelle poche che apriranno.

Quindi la mia domanda è: se non ci fossero per un grosso periodo di tempo le condizioni di sicurezza per vedere uno spettacolo al cinema, le major saranno ancora disposte ad investire ingenti somme di denaro nel media cinema?

Tra i costi del film e i costi di pubblicità ci sono grandissime somme di denaro che girano, ma varrebbe ancora la pena investire per poi vedere pochi profitti?

Pensate solo ad un film come Avengers: Endgame che ha spopolato l'anno scorso. Quanto avrebbe fatto perdere alla Disney se il Covid fosse uscito a fine 2018?

Quest'anno è successo con Vedova Nera, un film infinitamente minore, ma sul quale si è comunque investito.

Secondo voi in Disney, ma anche nelle altre case produttrici, stanno realmente pensando oggi di rischiare per poi vedere in fumo tutti gli sforzi?

Teniamo sempre conto che si parla di un possibile ritorno della pandemia in autunno, quindi non vedrei troppo strano un secondo rallentamento delle attività.

Ma quindi morirà tutto?

Probabilmente no, ma come si ipotizzava forse il prezzo del biglietto diventerà una cosa d'élite, per cui si andrà a vedere al massimo uno o due film all'anno.

Secondo me è molto probabile che l'entertainment di sposterà verso nuovi lidi.

E quali? beh ovviamente le piattaforme di streaming, con il film a noleggio on demand.

Per cui tutti gli sforzi dei produttori si sposteranno sui film "home video", che venderanno prima tramite l'uscita esclusiva sulle principali piattaforme, e poi per gli appassionati in versione fisica tramite DVD o Blu Ray.

Io sono quasi certo che molti stanno valutando questa ipotesi, già grandi registi si stavano spostando in tal direzione, e alcune piattaforme si sono già adattate con l’on Demand, per cui potrebbe essere realmente il “colpo di grazia”.

Potrebbe essere un bene? Se prendiamo per buona questa scelta, sicuramente il cinema avrà un calo nelle produzioni.

Resisteranno i film d'essai, quelli indipendenti, ma le grosse catene di cinema che vivono principalmente con i blockbuster, tenderanno a sparire.

Ma quindi spopolerà nuovamente lo streaming illegale? Probabilmente sì, come è già successo per alcuni titoli proposti dalle attuali piattaforme di streaming, per cui bisognerebbe trovare un modo di frenare il processo dilagante.

Forse è una visione troppo pessimistica, però non vedo questi margini di miglioramento.

Da una parte però sono d'accordo con quanto diceva Victorlaszlo88 in una puntata del suo podcast, quando sull'argomento era convinto che sicuramente il cinema non morirà perché nel tempo, non è morto con le pandemie. 

Forse non morirà del tutto, ma personalmente verrà ridimensionato.

Sono anche d'accordo con la sua analisi quando diceva che l'essere umano ha bisogno dell'aggregazione e che sentire la gente in sala che si stupisce, si emoziona, si spaventa per certe scene, ha quel valore aggiunto che lo spettacolo casalingo non potrà mai dare.

Però bisogna tenere conto anche che i tempi sono cambiati e l'essere umano non è più quello delle precedenti pandemie.

Oggi la vita è quasi tutta digitale, e molto spesso si preferisce avere un telefono in mano che fare aggregazione.

Molte volte già oggi su eventi mediatici importanti, si condividono commenti, opinioni e battute in contemporanea.

Seguendo alcune pagine social, questa cosa si fa già adesso con i film con il Simulwatch.

Per cui non vedo così distante l'idea di "condivisione digitale".

Siamo in epoca che la distanza sociale non è più un problema insormontabile, ma è semplicemente un "adattamento dei tempi". 

Mi dispiace dirlo ma, sicuramente non nell'immediato, il cinema tenderà a diventare un divertimento d'élite e l'aggregazione verrà fatta da casa sui social.

Questo porterà a minori investimenti in film cinematografici per spostarsi sull'home entertainment.

A quel punto sfocerà in una "guerra" delle piattaforme di streaming, che investiranno per avere le migliori esclusive, i migliori registi, e i migliori attori nelle loro produzioni.

E voi come la pensate?

See you next

N.B.: Update del 12/06 14:50 c'è stato un cambio nella gestione delle regole delle sale qui l'articolo di riferimento.