martedì 23 febbraio 2021

The Last Of Us Parte 2: seguito degno e superiore del primo?


The Last of Us. Sicuramente uno dei giochi più famosi, chiacchierati e amati della fine dell'epoca PS3.

Un gioco che dopo aver vinto svariati e meritati premi, giustamente sbarca nella sua edizione Remastered con tutti i DLC per la generazione PS4.

Sarò sincero, The Last Of Us fin dai primi trailer, fu l'esclusiva Sony che più mi fece da una parte pentire di avere in casa solo l'X-Box 360 e fu uno dei motori che mi fece acquistare PS4 qualche anno dopo.

Ma oggi ci focalizzeremo sul seguito, The Last Of Us parte 2, annunciato nel 2016 ma, dopo molti rinvii, uscito a giugno dell'anno scorso.

Avendo quindi amato il primo episodio del brand, sapevo che prima o poi avrei acquistato anche il sequel.

Pur non comprandolo al Day 1, un po' perché comunque non l'avrei giocato subito, un po' perché non l'avrei preso a prezzo pieno ma, soprattutto, perché aspetto a priori qualche tempo nell'acquistare un titolo per il rilascio di eventuali patch correttive (cosa che affligge tutti i giochi delle generazioni odierne), l'occasione è arrivata col black friday di ottobre dove lo si poteva acquistare quasi a metà prezzo.

E adesso che ho concluso la storia posso darvi le mie opinioni in merito, visto che c'è molto da discutere.

Attenzione: ovviamente ad un certo punto farò spoiler sulla trama e ovviamente sul finale, per cui siete avvisati a non proseguire la lettura.

Partiamo.

Iniziamo da una considerazione: aveva veramente senso dare un seguito a questo titolo?

Personalmente no. Il finale del primo capitolo è perfetto, ricco di significati e un grosso pugno nello stomaco al giocatore, che da una parte viene spiazzato per la scelta fatta, ma dall'altra sicuramente ha condiviso.

Difficilmente si trovano nei videogiochi finali così ben gestiti. Personalmente un altro finale che ho apprezzato tanto fu quello "doppio" di GTA IV, anche se il gioco era decisamente sottotono.  Doppio perché ovviamente cambiava in base ad una scelta che si doveva fare prima della missione finale.

In The Last Of Us invece non ci sono sbavature e il finale è la conseguenza del viaggio di Joel e Ellie.

Ma arriviamo al seguito.

La storia inizia con un rapido flashback sugli eventi che hanno chiuso il primo capitolo, ritrovando Joel confessare al fratello Tommy quello che è successo quattro anni prima.

Tra introduzione dei personaggi, le prime fasi di movimento e lunghi filmati, l'inizio della storia l'ho trovato sì molto cinematografico, ma anche molto lento perché c'è veramente poco da fare.

Non vi nego che questa cosa mi ha molto spaventato fin da subito.

Pur non avendo letto nulla del gioco, né avendo visto alcun filmato, anche per evitare i <scegliete voi l'insulto> che hanno spoilerato la qualunque poco dopo l'uscita, spesso dicendo assurdità, avevo sentito qualcuno che affermava che TLOU2 era un film con qualche parte di gioco.

Per cui quella lunga introduzione dove, di fatto, non si faceva altro che girare senza eseguire azioni, mi faceva pensare che quanto sentito non fosse proprio una teoria campata in aria.

Fortunatamente non è così, anche se la prima parte, per quanto ben descritta e gestita, mi ha un po' annoiato.

Andiamo avanti. Come si sapeva fin dall'inizio, e come si vede anche sulla copertina del gioco, la protagonista sarebbe stata Ellie.

Perché? beh ovviamente da qua iniziano gli spoiler.....

 
Perché Joel viene brutalmente ammazzato.

Personalmente una delle scene più forti del gioco, dove un personaggio al quale ci siamo affezionati e con il quale abbiamo condiviso il lungo viaggio del primo capitolo, viene massacrato brutalmente davanti a quella che è di fatto diventata la sua figlia adottiva, Ellie.

 
Ma perchè viene massacrato in maniera così dura? beh, questa è una cosa che verrà spiegata in seguito grazie all'introduzione del secondo personaggio giocante della storia, Abby.


Quindi TLOU2 è una storia di vendetta?

Si, ma non solo.

Prima di addentrarci nei dettagli di trama e considerazioni, focalizziamoci un attimo sul lato tecnico e sul gameplay generale.

Lato tecnico si nota in maniera evidente che Naughty Dog è una delle migliori case produttrici del momento.

Ha preso il già ottimo motore grafico del primo titolo, già migliorato in prima battuta da Uncharted 4, dandogli un ulteriore step in avanti, sia in mimiche facciali, sia nella cura dei dettagli, sia nei movimenti di personaggi e ambientazioni.

Lato gameplay personalmente ho trovato delle novità, anche se solo a metà.

I combattimenti sono di due tipi, da una parte contro gli infetti, dall'altra contro gli umani.

Lato infetti ho trovato un netto calo di difficoltà, specialmente sul lato Ellie.

Infatti si nota tantissimo la semplificazione delle battaglie visto che la ragazza possiederà un pugnale "infinito" utilissimo contro i Clicker, vera e propria spina nel fianco del primo titolo. 


Infatti se non si aveva un pugnale, che dovevamo fabbricare, non potevamo affrontarli in modalità stealth, dovendo optare per un combattimento a muso duro con pistole e fucili, con tutte le conseguenze del caso.

Altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è la torcia. Nelle zone più buie potremo usare una torcia da spalla, come già succedeva anche nel primo capitolo. La cosa che non ho troppo apprezzato è che i Runner, che al contrario dei Clicker vedono, non si accorgono della torcia accesa, e di conseguenza è facile arrivargli alle spalle per farli fuori senza troppi problemi.

Nei combattimenti con gli umani invece ho apprezzato le moltissime delle scelte fatte.

1) I nostri avversari gireranno sempre in gruppetti.

2) Se uno di loro verrà attaccato o semplicemente ci individuerà, chiamerà a raccolta la squadra.

3) Vengono introdotti i cani, che seguiranno le nostre tracce, rendendoci difficile la mimetizzazione.

Per il resto non ci sono grosse novità lato gameplay, visto che non mi sono mai trovato a corto di munizioni o di attrezzatura, avendo spesso usato il combattimento stealth per passare le zone e risparmiando, dove possibile, bombe e medikit per la fasi più complicate.

Da segnalare anche qui una grossa cura nei dettagli specialmente negli attacchi con armi da fuoco.

Infatti se si colpiscono punti precisi, essi fanno saltare l'arto o debilitano l'infetto.

Tante volte mi è capitato di sparare su un braccio o su una gamba di un umano, facendola saltare e uccidendo il personaggio più per shock, con tanto di grida di dolore, più che per colpo letale. Forse la piccola nota a margine è che le urla di dolore non faranno da "richiamo" agli altri membri della squadra.

Analogo discorso con gli infetti dove, facendo saltare le gambe, questi iniziano a trascinarsi con le braccia cercando di attaccarci.

Resta il fatto che The Last of Us 2 predilige tantissimo l'utilizzo della battaglia stealth e in alcune zone è addirittura preferibile evitare lo scontro per inferiorità numerica troppo marcata.

Qualcuno ha criticato alcune aree più aperte come la zona di Seattle. Onestamente ha me quel "piccolo open world" non ha disturbato, visto che era contenuto e aveva un senso nella storia. Molto diverso se il gioco fosse stato tutto open world, allora li sì avrei crticato anch'io.


Veniamo quindi ai personaggi e alla loro caratterizzazione.

Senza dubbio i più importanti e maggiormente caratterizzate sono Ellie e Abby, le due protagoniste assolute del titolo.

Indirettamente l'attenzione è molto focalizzata anche su Joel, anche se il suo contributo è presente solo tramite flashback, che approfondisce il tempo passato tra i due giochi.

Ci sono altri personaggi che hanno un ruolo importante nella storia. Dina, la migliore amica di Ellie... e non solo, il già citato Tommy, Jesse, l'ex di Dina, Owen e Mel amici di Abby, Lev e Yara che avranno spazio nella seconda parte della storia.

Chiaramente ci sono altri personaggi, diciamo non tutti con un ruolo "chiave" nella storia, e anzi molto spesso solo abbozzati nella loro caratterizzazione.

A questo proposito mi ha fatto molto ridere un'osservazione fatta su una live che ho seguito, dove si diceva che se un personaggio ha un ruolo secondario, ma non viene troppo approfondito, diventa "carne da macello".... e non posso essere che d'accordo con questa osservazione.

Veniamo infine alla storia.


La grossa novità di TLOU2 è sicuramente dovuta all'introduzione della seconda protagonista e il dividere la narrazione in due tronconi ben distinti e paralleli, mostrando alternativamente Ellie da una parte, e Abby dall'altra.

La cosa più importante è mettere sullo stesso piano le due ragazze che di fatto, sono entrambe due personaggi che non possono essere catalogati né come buoni né come cattivi, ma ognuna con le sue sfumature di grigio che danno un senso alle loro azioni.

Se inizialmente da giocatore odieremo Abby per il gesto che compirà a inizio titolo, nel momento che prenderemo i suoi comandi e seguiremo il suo punto di vista, fatto di molti flashback e di un'evoluzione psicologica personalmente maggiore rispetto a quella di Ellie, capiremo il suo punto di vista, che non sarà così facile da condannare.

Ellie da questo punto di vista è più "monotematica", visto che l'evento scatenante sarà il suo unico motore e traino, tranne il quasi pentirsi di alcuni suoi gesti nella scena più potente dell'intero gioco.

E ovviamente faccio riferimento alla morte di Mel. Ellie uccide la ragazza per puro istinto di sopravvivenza ma resterà sconvolta quando scoprirà che era incinta.

Senza dubbio è la scena più forte dell'intero gioco, che ti fa capire che Naughty Dog ha creato una storia molto profonda con molte sfumature di grigio, e soprattutto molto realistica se escludiamo il lato horror/apocalittico che fa da motore agli eventi.

Ogni personaggio non è ne buono ne cattivo, ma ha i suoi scopi, i suoi ideali e affronta le conseguenze delle proprie scelte.

Ma quindi è tutto perfetto?

No, per quanto mi riguarda ci sono alcuni punti che potevano essere approfonditi, alcune scelte discutibili, e un finale che avrei visto in maniera diversa.

Partiamo dai punti da approfondire. Senza dubbio, escludendo il villaggio pacifico di Joel e Ellie la storia vede contrapposte da un lato la WLF, i lupi, un gruppo prevalentemente militare, e le Iene, che scopriremo in seguito chiamarsi Serafiti, una setta religiosa legata ad una misteriosa donna che è diventata la loro profeta.

Purtroppo non viene spiegato il perché Lupi e Serfidi si odino. Nei manoscritti che si trovano durante il gioco si parla di una tregua e scopriremo che i Serafidi sono molto ligi alle loro regole, spesso insensate.

Che sia un possibile traino per un eventuale terzo capitolo dove verranno spiegate meglio la loro storia?

Il punto veramente discutibile è la figura di Lev. 

 

Inizialmente viene presentato come un ragazzino che non ha voluto sottostare alle regole dei Serafidi rasandosi la testa,  condannando con lui anche la sorella Yara.

Solo in seguito si scoprirà la verità.

Infatti Lev è in realtà una ragazza, anche se il design non me l'aveva fatto intendere fin da subito. Verrà infatti spiegato da Yara che Lily, il nome di nascita di Lev, venne dato in moglie ad un anziano del villaggio, quando lui voleva semplicemente diventare un combattente. Decide quindi di cambiare sesso, anche se il gioco non spiega se è solo un fattore estetico rasandosi i capelli, o qualcosa di più "profondo", e di scappare dal villaggio.

Escludendo il fattore trans gender di cui onestamente mi frega poco, il personaggio di Lev non viene approfondito minimamente e si capisce indirettamente che è una ragazza.

Sembra infatti che venga introdotto più per un fatto polically correct più che per un motivo specifico alla storia. Il suo ruolo, seppur marginale, serve più per l'evoluzione di Abby, più che per focalizzare l'attenzione sulla sua transizione vera e propria.

Che fosse maschio o femmina non sarebbe minimamente cambiato nulla ai fini del gioco.

Al contrario invece, una critica che non ho minimamente digerito è sul denigrare il fatto che Ellie sia lesbica.

Prima di tutto è una cosa che viene fatta intuire fin dal primo capitolo e approfondita nel DLC Left Behind ma, soprattutto, viene trattata in maniera adeguata e corretta all'interno di tutto il secondo capitolo, mostrando i sentimenti della ragazza, dando sia il punto di vista bigotto del proprietario del bar che odia di vedere due ragazze che si baciano, sia il lato di Joel che semplicemente si assicura che sua "figlia" sia felice con Dina.

Se quindi da una parte per Ellie viene spiegato e approfondito il suo modo di essere, Lev viene buttato li senza alcun tipo di contesto.

Altra cosa che non ho minimamente sopportato è la zona sotterranea dell'ospedale dove Abby deve trovare gli strumenti per operare Yara.

Attenzione non parlo della zona in se che, per quanto sia veramente inquietante (per me che non sono amante dell'horror) è dannatamente ben fatta, ma per gli scritti che troveremo e per la boss fight.

Partiamo da quest'ultima. Arrivati nella parte più interna dell'ospedale dovremo affrontare l'infetto più grosso dell'intero gioco.

E fin qua non ci sarebbe niente di male, visto che in linea generale dovrebbe essere un'ulteriore evoluzione dell'infezione scatenata da essere nata nel posto "dove tutto è cominciato".

Il problema è che non è un infetto normale, è un cazzo di mostro alla Resident Evil.


In pratica è un accozzaglia di infetti, un "carro armato" vivente.
Non è uno scontro, è una vera e propria boss fight dove si è obbligati a vincere per proseguire.

Personalmente la trovo una grossa caduta di stile in un gioco che è tecnicamente perfetto. Non tanto per la boss fight in se, ma per la tipologia di mostro che hanno tirato fuori.

Gli infetti non sono altro che umani che hanno subito vari stadi di mutazione del virus, ma restano sempre una persona "mutata".

Il re dei ratti, così viene chiamato, è un'accozzaglia di più persone, che si sono fuse in un unico essere senziente con molte vite, come vedremo nello scontro.

Onestamente una scelta che non ho condiviso.

Altra scelta, sempre nello stesso posto, sono i manoscritti che si trovano per l'ospedale.

Abby per prima cosa spiegherà che quell'ospedale è stato il punto iniziale della pandemia (termine brutto da dire in questi anni, ma di questo si tratta).

Troveremo quindi zone di contenimento, cartelli di avviso dell'alta pericolosità della zona, e molti manoscritti dei vari medici e persone che ci lavoravano.

Però se li leggiamo con attenzione uno dei messaggi:

Ci torneranno davvero oggi? Ogni volta torna solo mezza squadra. Abbiamo perso il laboratorio ... è ora di chiamarlo.
Inoltre, mi dispiace per aver passato appunti come se fossimo al liceo, semplicemente non mi fido di questi soldati che ascoltano.
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    Non ho idea di cosa stia succedendo. Perché non ci portano via di qui? Continuano a dire che "l'evacuazione" avverrà non appena si assicureranno che l'edificio possa essere contenuto.
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Voglio dire, stanno vedendo - o sentendo - cosa sta succedendo laggiù? L'abbiamo perso. Penso che non si tratti di contenimento. Penso che si tratti di proteggere i dati della ricerca. Dobbiamo uscire di qui.
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    I nostri amici potrebbero essere ancora vivi laggiù.
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Hai visto cosa fanno quelle cose. Nessuno sarebbe potuto sopravvivere. Non per così tanto tempo. Fa schifo ma sono morti.


La leggo male io oppure sembra di capire che ci sia una qualche ricerca che ha fatto scatenare la pandemia? Magari mi sbaglio io....

Arriviamo quindi alla fase finale.

Ellie, dopo un primo scontro con Abby, finito in parità, decide di ritirarsi ad una vita tranquilla con Dina e bambino che portava in grembo (figlio di Jesse).

Vi assicuro, appena Ellie con in braccio il bambino si siede sul trattore e si vede una panoramica sul paesaggio pensavo fosse finita la storia.

E onestamente avrei criticato pesantemente questa scelta, perché non si sarebbe arrivati a nulla di sostanziale come finale, ma ad una banale conclusione mediocre.

Il gioco però non si chiude li.

Ellie infatti non è serena e continua ad avere degli incubi sulla morte di Joel. A quel punto arriva Tommy che la convince a proseguire nella ricerca Abby per fargliela pagare, visto che lui, ormai zoppo, non avrebbe avuto le forze per affrontarla.

Dina, non approva minimamente l'idea di Tommy, e cerca di convincere Ellie a fermarsi nella sua vendetta.

Ellie però, si sveglia quindi in piena notte e si prepara per partire. Dina la sente, cerca di dissuadere la ragazza, non riuscendoci.

Inizia quindi la fase finale di ricerca di Abby, che nel frattempo è stata imprigionata da un gruppo di fanatici.

Ellie ferita al fianco per una trappola sulla quale è incappata, trova la sua rivale appesa ad un albero da molto tempo, senza forze.

Ellie quindi decide di liberarla per poter scappare alla baia.

Però, mentre stanno per salire sulle barche e non rivedersi mai più, ha un flashback della morte di Joel e decide di chiudere i conti in maniera definitiva.

Ormai stremate quindi le ragazze si affrontano in scazzottata degna degli action movie anni '80-'90 dove le due si massacrano fintanto che....

Ellie ritrova la sua umanità e risparmierà Abby lasciandola andare ma perdendo due dita nello scontro.

Ellie quindi tornerà nella casa di campagna dove si era rifugiata con Dina.

La casa però è abbandonata, facendo capire che Dina non ha aspettato il ritorno di Ellie e di fatto, ha continuato la vita senza di lei, non approvandone la scelta di proseguire la sua vendetta.

Ellie, ormai sola, ripensa a quello che è successo e si allontana dalla casa.

Ok, su Internet molti si sono incazzati visto Abby sopravvive nello scontro finale, quando avrebbe dovuto morire per aver ucciso Joel.

Ma sarebbe stato giusto? secondo me no, Abby pur non essendo una "buona" e potendola odiare per il suo gesto, aveva uno scopo che, a conti fatti era speculare a quello di Ellie.

In fin dei conti Joel ha ucciso il padre di Abby e lei vuole vendicarsi per quel motivo, più che per la condanna indiretta dell'umanità quando Joel ha massacrato le Luci per salvare Ellie.

Quindi, a conti fatti, Ellie e Abby hanno lo stesso desiderio di vendetta all'inizio e sono perfettamente i due lati della stessa medaglia.

Però bisogna ammettere che se Ellie ha semplicemente proseguito il suo desiderio di vendetta e anzi si fa influenzare da Tommy nella terza fase della storia, Abby ha un'evoluzione contraria.

Spietata e vendicativa all'inizio, si rende conto di essere su una strada che non la porterà a nulla quando conoscerà Lev e Yara, due ragazzini della fazione nemica, ai quali si affezionerà e che la porteranno a cambiare e saper perdonare.

Sapete quale sarebbe stato secondo me il finale perfetto?

Ellie, tornata alla fattoria, trova Dina e il bambino morti ammazzati in casa, o da un gruppo di infetti o da qualche fazione umana.

Perché avrei visto un finale così?
Beh avrebbe dimostrato che Ellie si è spinta troppo oltre quando avrebbe dovuto spegnere quel desiderio di vendetta, che si era sopito dopo il primo scontro con Abby.

La ragazza infatti l'aveva risparmiata e indirettamente perdonata.
Ellie però aveva ancora gli incubi che l'attanagliavano? Vero, però probabilmente l'influenza positiva di Dina l'avrebbe rasserenata, mentre si è fatta influenzare negativamente da Tommy.

Trovando Dina morta, avrebbe capito l'errore, avendo perso anche l'ultima persona che l'amava.

E Abby? Non è chiaro, ma la barca sulla spiaggia che si vede dopo i titoli di coda ci fa capire che è arrivata a Santa Barbara dalla Luci che aveva contattato via radio.


Ma quindi c'è da aspettarci un terzo capitolo che chiuda definitivamente il cerchio?

Probabilmente si. E come sarà strutturato?

Beh trovo abbastanza logico che la nuova protagonista sia Abby e che si segua la storia dopo gli eventi di questo capitolo.

E Ellie? si sacrificherà per il bene dell'umanità visto che adesso non ha veramente niente da perdere?

E verrà spiegato come è partita la pandemia che ha devastato il mondo?

Diciamo che essendo Naughty Dog sarà molto difficile prevedere cosa ci aspetterà in un terzo capitolo.

Chiaro è che è molto facile incappare in banalità di trama o cose dannatamente scontate.

Ha però realmente senso proseguire la storia?

Anche in questo caso direi di no, visto che da quella scena sulla spiaggia ci fanno intuire che Abby e Lev siano salvi, anche se ovviamente stremati dalla prigionia, mentre Ellie ha completato il suo cammino.

Non ci resta altro che aspettare e vedere.

Ma quindi in definitiva TLOU2 è superiore al primo? Onestamente no. Prende e migliora quasi tutto, ha sicuramente una storia molto più complessa, dovuta principalmente alle due protagoniste contrapposte, ma il finale del primo capitolo è imbattibile.

E' un buon gioco? sicuramente si, con solo qualche piccola caduta di stile che però non ne influisce il giudizio finale.

Provatelo a fatemi sapere.

See you next

mercoledì 10 febbraio 2021

La nuova vita della Salagiochi

 

Salagiochi. Chi ha vissuto tra gli anni '80,'90 e probabilmente i primi 2000, infanzia e adolescenza, sicuramente avrà un lungo brivido sulla schiena per le emozioni che questa parola suscita.

Leggenda vuole dipingerli sempre come luoghi malfamati, coperti da una fitta nube di fumo di sigaretta (per i più giovani, una volta si poteva fumare all'interno dei locali).  

Luoghi insomma che anche i peggiori bar di Caracas erano posti più idilliaci e tranquilli.

Ma questo è realmente vero, o fa solo parte della leggenda metropolitana?

Beh, per come l'ho vissuta io quell'epoca, posso dirvi un sincero ni.

Nel senso che c'erano alcune salagiochi che effettivamente erano, specialmente nei piani interrati dove spesso c'erano anche le sale biliardo, luoghi dove si veniva avvolti da una pesante coltre di fumo di sigaretta.

Ma erano realmente così pericolosi come leggenda voleva? secondo me no, è che li eri a contatto con gente che aveva molti più anni di te che eri un pischelletto delle medie o delle superiori.

Nel corso del tempo, anche grazie allo "sdoganamento" del videogioco come mezzo di intrattenimento, anche le salagiochi hanno subito grandi modifiche.

Non più bunker, spesso sotterranei, non più ricoperti di fumo, visto che la legge lo ha fortunatamente impedito, ma veri e propri templi di culto per appassionati.

E ovviamente quale è stata la naturale evoluzione? beh, ovviamente le sfide. Inizialmente dedicate a raggiungere il punteggio più alto solo per scrivere le tre lettere del proprio nome nella classifica e perculare gli amici che a malapena riuscivano ad entrarci.

Ma poi, con l'avvento dei giochi competitivi, dimostrare la propria e netta superiorità a tutti quelli osavano entrare nella partita che stavi giocando in tranquillità.

Ah bei tempi... Vi assicuro che quando hanno chiuso quella che, per molti anni, posso realmente definire la mia seconda casa, il bowling di Padova, che aveva un gran numero di cabinati, mi è scesa realmente una lacrimuccia.

E oggi? beh oggi le salagiochi sono pressoché estinte, sostituite dalla sale slot chiamate impropriamente e ingiustamente salegiochi, cosa che mi fa imbestialire doppiamente, non solo per essere accomunate ad un luogo del quale ho ancora rispetto, ma perché le macchinette slot hanno rovinato molte vite.

Ma non tutto è perduto.

Infatti oggi, anche grazie soprattutto agli appassionati e alla diffusione dell'Internet, le salagiochi hanno avuto una nuova rinascita.

Una nuova vita, diversa, ma non meno valida e interessante, dedicata principalmente alle sfide online.

Gli stessi giochi dell'epoca, chiaramente emulati su un PC o simili, ma giocati on line con il resto del mondo.

E dopo questa lunga introduzione, se vogliamo un po' nostalgica, di un periodo che non esiste più, vi racconto la mia prima, e sicuramente non ultima, esperienza con la salagiochi 2.0.

Parliamo quindi di Fightcate, programma che permette di emulare e far giocare al glorioso passato fatto di cabinati Arcade... e non solo.

Quindi, a conti fatti, il Fightcade non è altro che un agglomerato di emulatori per far rivivere gli sfavillanti anni '80, '90 e primi 2000 con i loro titoli di punta.

Ma ovviamente non è solo questo, visto che darà anche la possibilità di sfidare altri giocatori da ogni parte del mondo.


Tramite apposite stanze, che a conti fatti simulano quella che era la fila dietro ai cabinati, si possono sfidare tutti i presenti in quel momento, a patto che ti permettano di "inserire il gettone".

Non vi nego che questo modo di giocare mi ha aperto letteralmente un mondo. Non solo perché posso riprendere in mano giochi che ho amato negli anni, ma anche per la possibilità di poter giocare con altre persone, cosa che per lo meno con i primi emulatori non si poteva fare, o all’epoca non mi interessava approfondire.

Però il fulcro di questa scoperta l'ho avuto venerdì 5 febbraio, quando ho partecipato al mio primo torneo Arcade, con un gioco che ho visto meno nei miei anni in salagiochi, ma che ha riacceso il mio spirito competitivo, che era semplicemente sopito e che per l’occasione si è risvegliato di prepotenza.

Non smetterò mai di ringraziare Ace The Brave che mi ha fatto conoscere il Fightcade, ma soprattutto Pezzo di Nerd per organizzare questi tornei tra noi appassionati.

Ovviamente il mio primo torneo non poteva non essere per uno dei generi che ho più amato nei '90, ovvero un picchiaduro a incontri e nello specifico a Garou: Mark of The Wolves.


A molti probabilmente questo nome non dirà nulla, ma se dico Fatal Fury, probabilmente aprirò qualche cassetto della memoria, e se aggiungo le parole SNK e Neogeo sono sicuro di sbloccare un ricordo.

E così dopo aver saputo del torneo e dopo essere riuscito ad iscrivermi poco dopo Natale, ho iniziato riprendere in mano Joypad per riprendere confidenza con comandi e mosse.

Il torneo prevedeva una "regola bastarda", che onestamente oggi non la nominerei propriamente così, visto che mi ha fatto "migliorare nell'apprendimento del gioco".

Infatti il torneo prevedeva 16 partecipanti che si sfidavano in un FT3, ovvero un incontro al meglio dei tre match. Il match era segnato dalla classica regola dei picchiaduro, ovvero la vittoria al meglio dei tre round.

Per la finale, la sfida era un FT5 ovvero una sfida al meglio dei 5 match.

Si, ma la "regola bastarda" di cui parlavi prima? beh semplice....

Per prima cosa non erano consentite le "macro", ovvero quelle scorciatoie dove con un unico tasto se ne premono più di uno contemporaneamente. In Garou potevano essere utili principalmente per le schivate.


Secondo si poteva scegliere chiunque nel roster, escludi i due boss, ma si doveva cambiare obbligatoriamente tra un incontro e l'altro.

Inoltre chi perdeva il match aveva la possibilità anche di cambiare tra un match e l'altro, però non avrebbe più potuto riprendere lo stesso personaggio fin tanto non fosse arrivato in finale oppure avesse completato il "giro completo del roster".

In pratica non potevi usare un unico personaggio per tutto il torneo, il che serviva principalmente per dare varietà alle sfide, cosa che trovo giustissima, anche per lo spettacolo dato al pubblico che seguiva i vari match.

Per cui nel primo periodo ho provato a giocare con personaggi fuori dalla mia confort zone, fatta principalmente di quello che mi stava più simpatico o che all'epoca usavo meglio.

Se inizialmente l'idea, "imparali tutti" mi era balenata per il cervello, non potevo dedicare tutto il tempo che sarebbe servito, per cui, dopo attenti calcoli del numero di "personaggi utili allo scopo" ho deciso di puntare sui 3 con cui avevo più affinità.

E, escludendo Terry Bogard

 

da sempre il mio preferito del roster dei picchiaduro SNK, la scelta è caduta su due personaggi che probabilmente anni fa non avrei mai preso in considerazione, ma che, a conti fatti, mi hanno dato grossissime soddisfazioni in battaglia, il piccolo ninja Hokutomaru

 


allievo (e non figlio come si diceva nella "sala d'attesa") di Andy Bogard, e Hotaru Futaba

una ragazzina dai capelli blu molto agile.

Non vi nego che mi sarebbe piaciuto inserire anche Rock Howard


che ricordavo di saper usare in maniera discreta, col quale però faccio fatica a trovarmi nelle sfide.

Scelta la squadra, il mese e mezzo che è passato fino alla fatidica data di inizio torneo è stata un'escalation di allenamenti, ritrovando quella sensazione di sfida che col tempo si è persa.

Ma arriviamo quindi al fatidico 5 febbraio.

Ora del galà di apertura fissata alle 22, ma noi partecipanti dovevamo trovarci sulla chat vocale di Discord un 15 minuti prima.

Vi assicuro che la tensione per me era palpabile. Perché? Non lo so. In fin dei conti non mi ero neanche mosso da casa e avrei fatto delle partite con gente appassionata come me, come già avevo fatto nell'ultimo mese e mezzo.

Però vuoi il concetto di torneo, vuoi il sentire i ragazzi che partecipavano con te, anche se solo in formato audio, vuoi tutto il "rito di presentazione” di noi 16 fatto dal padrone di casa del canale Twitch che ci ha ospitato, ma ero abbastanza teso e allo stesso tempo su di giri.

Una sensazione stupenda, c'è poco altro da dire.

Poi ci furono le estrazioni dei turni, sperando di non beccare chi avevo già affrontato in allenamento e dove le avevo prese fisse.

Fortuna ha voluto che sulla carta, quei pochi che conoscevo, erano nell'altra metà del tabellone, per cui, almeno ero più tranquillo.

Capito quindi nel terzo turno degli ottavi, per cui non dovevo aprire la competizione da una parte e dall'altra potevo studiare alcuni dei possibili prossimi avversari.

Ma prima di andare alle sfide vorrei soffermarmi su quella che poco fa ho definito "sala d'attesa" degli incontri.

Mentre Pezzo insieme ad un altro ragazzo faceva il commentary delle partite, noi giocatori eravamo in una chat vocale a discutere e valutare i match dei nostri avversari.

Vi giuro, la sensazione era esattamente quella che c’era nelle salagiochi, quando nel gioco "di punta" tutti si affollavamo dietro a guardare e commentare chi si stava sfidando.

Ma alla fine come è andata? bene, tutto sommato, ma ovviamente sono stato buttato fuori al secondo turno, combattendo in un accesso incontro giocato fino all’ultimo round.

Vi ho incuriosito? E perché non recuperate la live della serata?

Quindi la mia esperienza sul torneo e sul Fightcade in generale è sicuramente positiva.

Un modo interessante di ri-evocare un mondo, quello delle salegiochi, che si sarebbe perso con la loro scomparsa.

Un modo di ampliare e migliorare la mentalità che quel mondo portava con sé, ovvero quella di sfidare per puro spirito di competizione, chiunque osasse chiederti di entrare per un doppio, ma con la possibilità realmente di essere un "World Warrior" nel torneo virtuale "Conquer the World".

E ovviamente non vedo l'ora di partecipare al prossimo torneo che verrà organizzato, perché è stata veramente una bella serata, divertente, tra giocatori che vogliono semplicemente sfidarsi per puro spirito competitivo, passare un paio d’ore in compagnia, tra chiacchere e risate, rivivendo un’epoca d'oro del fantastico mondo dei videogiochi.

Non posso far altro che ringraziare Pezzo di Nerd che mi ha fatto rivivere queste emozioni ma che soprattutto ha creato un vero spettacolo tra appassionati.

See you next

venerdì 18 dicembre 2020

Outsiders Comics 6: Empowered

 

Sesto appuntamento con gli Outsiders.

Oggi vi parlerò di una serie americana, abbastanza particolare.

Parliamo di Empowered, serie scritta e disegnata da Adam Warren e pubblicato dalla Dark Horse Comics che ha preso forma nel 2004.

Inizialmente si trattava di semplici jpeg di "damigelle in difficoltà" mandate alla "Empowered Mailing List",  per poi essere evoluta in brevi storie sviluppando la personalità di Empowered e dei vari comprimari della serie.

Ma di cosa stiamo parlando in concreto?

Empowered

 

 

della quale solo in un secondo momento scopriremo il vero nome, è una ragazza che lavora come supereroe.

Però la ragazza è un po' lo zimbello della comunità super eroistica e in particolar modo del suo gruppo di affiliazione, i Superamici ("The SuperHomeys" nell'originale inglese). 


Questo perché la ragazza, in ogni missione, finisce costantemente legata e imbavagliata dal cattivo di turno. Infatti il suo costume, pur rendendola invincibile e donandole la superforza tende a strapparsi molto facilmente, facendole perdere rapidamente i poteri e lasciandola spesso mezza nuda.

 
Emp cadrà quindi nello sconforto più totale fintanto che non troverà l'amore in Duro ("Thugboy"),


un lacchè dei super cattivi ravveduto e nella profonda amicizia con Ninjette 



altra super cattiva che tornerà tra le file dei "buoni".

Empowered è una forte parodia al mondo super eroistico, mettendo in campo una protagonista che fa dell'insicurezza il suo punto focale, ma costruendo un gruppo di eroi e comprimari molto ben strutturati e gestiti.

Paradossalmente i Super amici, i buoni per definizione, si riveleranno essere dei veri stronzi, prendendo di mira l'insicura Emp.

Se inizialmente i primi volumi sono esclusivamente delle mini storie nate delle strisce su Internet che servivano più che altro a mostrare Emp mezza nuda, nel corso dei successivi volumi viene costruita una storia che scava su tutti i personaggi principali.

Molto divertente la parte delle "origin stories" dei super amici, e le rivelazioni sul costume rigenerante di Emp.

Pur non essendo un opera "Must Have" è sicuramente una divertente variante alla solite storie super eroistiche, anche per il disegno di Adam Ward che strizza molto l'occhio ai manga giapponesi.

C'è molto fan service, è inutile negarlo, però è un opera leggera e tutto sommato divertente.

In America, se non ho capito male, dopo 11 volumi in attivo la serie è ancora in corso, mentre noi ci siamo fermati al sesto volume ancora a inizio 2015 e probabilmente non vedremo altri.

Peccato perché le rivelazioni negli ultimi volumi erano interessanti e sarei stato curioso di vederne una fine.

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venerdì 11 dicembre 2020

Outsiders Comics 5: Wingman


Quinta puntata degli Outsiders.

Oggi voglio raccontarvi di un altro manga che fece la comparsa sugli scaffali italiani tra il 2002 e il 2003 per un totale di 13 volumi.

Parliamo di Wingman, serie di Masakazu Katsura, serializzata in patria tra il 1983 e il 1985, per poi essere trasporta nell'omonimo anime tra l'84 e l'85, ma arrivata da noi nel 2006 e che io ricordo solo per la serializzazione in VHS e DVD che ho parziale.

La storia racconta le avventure di Kenta Hirono, un ragazzo che sogna di diventare un supereroe, tanto da crearsi un costume e un'identità segreta, Wingman per l'appunto.

Il suo sogno è talmente forte, coadiuvato da un profondo senso di giustizia, tale da intervenire addiruttura in classe col costume dell'eroe quando i compagni si addormentano durante la lezione, venendo osannato da questi ultimi.


 
La sua vita però cambierà quando letteralmente una ragazza gli cadrà tra le braccia.



Kenta porterà a casa la ragazza svenuta, e si accorgerà che aveva con se uno strano quaderno per gli appunti.

Il ragazzo non perderà tempo e disegnerà subito il costume di Wingman e la formula di trasformazione, CHAING (unione di Change e Wing).

Ripetendola inconsapevolmente ad alta voce, il ragazzo si troverà mutato nel eroe da lui stesso creato.

Ben presto si scoprirà che Aoi, questo il nome della ragazza, rivelerà essere la principessa  del regno dei sogni Botorem, e il blocco note dove Kenta aveva disegnato Wingman è in realtà un "dream note", un quaderno per gli appunti dotato del potere di realizzare qualsiasi desiderio vi sia disegnato.

Da li si dipaneranno le avventure di Kenta e Aoi, aiutati da Miku, amica di infanzia del ragazzo, per salvare il regno di Botorem.


Wingman è senza dubbio un'opera incastonata perfettamente nella sua epoca, dove in Giappone erano di grande successo le serie Super Sentai, quelle che noi sono diventate popolari con i Power Rangers.

Personalmente non capisco perché da noi anche l'anime sia arrivato con un inspiegabile ritardo, visto che poteva essere uno di quei cartoni della "seconda ondata" dei tardi '80 primi '90, che l'avrebbero fatto ricordare a moltissimi appassionati.

La storia è molto canonica e non ha molti colpi di scena, però è un'opera molto godibile che, in chiave super eroistica, prendono un ragazzino con un sogno e mano a mano gli fanno capire le molte responsabilità del suo ruolo.

Anche tutti i "power up" che mano a mano evolveranno la figura di Wingman, sono dovuti in parte all'ovvio allenamento di Kenta, ma anche ad una consapevolezza dei limiti della sua trasformazione.


Forse la più interessante è quella di gestire il tempo della sua mutazione, 10 minuti, con un "timer" che cambia il colore della piastra sul petto da blu nei primi 4, a giallo i secondi 3 e rosso negli ultimi 3 minuti.

Gli ultimi episodi sicuramente sono la perfetta conclusione della serie, dimostrando ancora una volta che i sogni possono diventare realtà.

Quindi, se volete un manga, che ha pur sempre 35 anni sulle spalle, di stile super eroistico, non lunghissimo, ma sicuramente ben gestito, Wingman può essere una valida opzione.

Sicuramente non verrà ristampato, per cui dovrete dare la caccia all'edizione del 2002/2003 o all'anime che comunque è stato totalmente doppiato in italiano.

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venerdì 4 dicembre 2020

Outsiders Comics 4: Harlem Beat


 Nuovo appuntamento con Outsiders, questa volta torniamo ai manga, con un altra opera dimenticata.

Oggi voglio darvi le impressioni su Harlem Beat, manga spokon di  Yuriko Nishiyama pubblicato in Giappone tra il 1994 e il 2000.

La storia racconta di Toru Naruse

 un ragazzo delle medie negato per lo sport e relegato ad "eterno panchinaro".

Dopo aver provato calcio e baseball con pessimi risultati, tenta la strada del basket, dove viene incredibilmente preso, anche se come riserva.

Contento per il risultato ottenuto, dirigendosi ad un negozio sportivo, incontra una sua vecchia compagna delle elementari, Mizuki Kusuda

che dopo aver scoperto che era entrato nella squadra di basket, lo trascina quasi a forza al Three Men's Hoop, un campo da street basket dove incontra Shu, uno dei Three Men che ha creato il campo.

Qui, un po' spronato dalla bella Mizuki e un po' messo sotto pressione da Shu che lo sfida, quasi incredibilmente riesce a segnare contro il giocatore.

 

Un po' alla volta Toru inizierà ad appassionarsi al basket di strada tanto da formare con Kusuda e un altro ragazzo di nome Kōsuke Ozaki la squadra degli Scratch.

 
Senza dubbio Harlem Beat è nato sull'onda lunga del successo di Slam Dunk, anche se non replicandone la popolarità.

Se infatti inizialmente Panini lo pubblicò in formato "sottiletta" mensile, diventò ben presto bimestrale, cambiando formato diventando "tankobon classico" e uscendo solo in fumetteria.

La serie si fermò al numero 28, se non ricordo male, per scarso successo di vendite per poi essere ripresa dopo una specie di preorder, che raggiunto un determinato numero minimo di copie stampabili tornò qualche anno dopo in formato "doppio Tankobon" per i numeri rimanenti, sempre in fumetteria.


Personalmente ho amato l'incipit iniziale di mostrare "l'altro basket", quello di strada, con modi e regole molto diversi da quello regolare.

Nel manga venivano spiegate le differenze, il modo di giocare a solo mezzo campo, e il più essere "alla portata di tutti" per la minore altezza del canestro.

Non vi nego che, da una parte per il manga, e dall'altra per il videogioco Street Hoop


mi era salita una discreta scimmia per questo sport "atipico", anche se poi la cosa non si è mai concretizzata nel praticarlo nella realtà.

Diciamo però che il manga personalmente pecca riportando Toru Naruse ad una dimensione "più scolastica", incentrando parte della storia anche sul basket "canonico".

Però è innegabile che le avventure di Toru e soci siano state ingiustamente dimenticate.

Sicuramente non arriverà alla potenza visiva del manga di Takehiko Inoue, che ti fa veramente vivere le partite di Hanamichi e soci, ma la storia del ragazzino che da panchinaro diventa una stella del basket di strada e non solo, ha un suo innegabile fascino.

Ho apprezzato i tutti i personaggi della storia e in particolar modo dei tre membri fondatori degli Scratch, che pur essendo agli antipodi, creano una perfetta alchimia quando sono in campo.

E poi il finale, molto semplice e lineare nella sua conclusione ma molto poetico nelle sue ultime parole:

Il tempo passerà e verrà il giorno in cui la gioventù sarà solo un ricordo, ma anche se i sentimenti e i sogni di gloria saranno seppelliti nel tran tran quotidiano non verranno cancellati, e continueranno a risplendere in un angolo prezioso del nostro cuore. Quindi non dimenticare mai il tesoro che è dentro di te, è sempre li a darti la luce, basta allungare la mano e in qualche momento, ti darà la forza. E quando ti sentirai al buio, incapace di vedere il futuro, ti illuminerà la strada. E poi un giorno, per qualcuno sarai un eroe e quel qualcuno risplenderà proprio grazie a te.


 

venerdì 27 novembre 2020

Outsiders Comics 3: Rising Stars


 

Nuovo appuntamento con gli Outsiders.


Dopo due manga ingiustamente dimenticati, oggi voglio consigliarvi un fumetto americano super eroistico.

Parliamo di Rising Stars, serie della Top Cow in 24 albi, pubblicata tra il 1999 e il 2005.

La serie è scritta e creata da J. Michael Straczynski, autore anche della serie fantascientifica Babylon 5.

La serie viene raccontata in flashback dove John Simon, detto il poeta, introdurrà gli specials di Pederson.

 


Infatti negli anni 60, uno strano fenomeno si verificò nella cittadina, e i 113 bambini che nacquero dopo quell'evento svilupparono dei poteri di varia natura.

Tutta la narrazione vede il focalizzare la storia su alcuni degli Special in età adulta e su una serie di omicidi ad essi legati.

Nel corso dei degli episodi però si ritornerà molto spesso al passato e di come la comunità iniziava a comprendere che quei bambini fossero diversi e dotati di poteri e, in alcuni casi, a temerli.


Quindi Rising Stars mette sul piatto molti piani di lettura su una storia che ha una base solo iniziale di tipo super eroistico.

Infatti Straczynski costruisce una storia solida costruita dal mistero che alla base della nascita gli special, alimentata da lato più poliziesco relativo all'indagine sui vari omicidi, senza però dimenticarsi dell'analisi dei personaggi e del loro essere "diversi", marcata principalmente dalla figura di Matthew Bright.


 


Per come la lessi all'epoca, vidi i tre volumi dell'edizione che posseggo, come tre step netti dell'evoluzione della trama.

Rising Stars però pecca nei disegni, o meglio nella non continuità di un tratto univoco. Infatti i vari autori che disegnano i 24 albi soffrono purtroppo di un cambio di disegno che a volte non rende troppo riconoscibili alcuni personaggi tra un albo e l'altro.


La storia però è molto solida e tutte le sotto trame vengono portate ad una perfetta conclusione nel finale, che mi lasciò molto sorpreso all'epoca.

E' recuperabile come opera? si perché Panini ha ripubblicato tutto nel formato Omnibus nel 2014 ancora disponibile (anche se erroneamente nel sito si da la paternità dell'opera a Neil Gaiman).

Personalmente una delle migliori storie super eroistiche che abbia letto, fruibile da chiunque, visto che non è legata a nessun altro universo.

Si parlava anni fa di un possibile film, ma poi il progetto cadde nel dimenticatoio e dubito che verrà ripescato nel breve periodo.

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venerdì 20 novembre 2020

Outsider Comics 2: Origin


Secondo post dedicato agli Outsiders.

Questa volta parliamo di un titolo ben più recente e relativamente breve, ovvero Origin scritto da Boichi, disegnatore anche del tanto chiacchierato Dr. Stone.


Siamo in un futuro non troppo lontano, per la precisione nel 2048, dove la tecnologia ha raggiunto uno stadio molto avanzato.

Tokyo però negli ultimi periodi sta vivendo un'ondata di crimini e omicidi talmente cruenti da far nascere delle dicerie che i fautori non siano umani, ma robot che si nascondo tra gli uomini.

In questo contesto conosceremo Origin


un robot senziente e tecnologicamente molto avanzato creato dal Dottor Tanaka, che nei suoi ideali voleva creare vite artificiali con una coscienza.

Insieme ad Origin scopriremo che il Dottor Tanaka ha anche creato degli altri robot senzienti che però si sono ribellati al loro creatore.

Origin cercherà di fermare i suoi "fratelli".

L'opera in qualche modo vuole essere una rivisitazione un omaggio alla letteratura di Asimov e in qualche modo una rivisitazione del film "l'uomo bicentenario" con Robin Williams.


Nei dieci volumi che compongono l'opera di Boichi c'è spazio per approfondire e evolvere il protagonista, forte del diktat lasciato dal padre: "vivi degnamente, Origin", ma anche per mostrare intensi combattimenti, scene più leggere e momenti più toccanti, tutti ben gestisti e amalgamati tra loro.

Se il protagonista è sicuramente il personaggio meglio gestito e sviluppato, tutti i comprimari hanno il loro gusto spazio e i loro momenti importanti per tutto lo svolgimento dell'opera.

A livello grafico i disegni sono estremamente realistici, molto curati e ben animati, specialmente nelle scene di combattimento.


Il punto più alto dell'opera lo si raggiunge alla fine dell'ottavo volume, sconvolgendo il lettore per quello che accade.


 

Anche il finale non viene lasciato al caso, concludendo le avventure Origin ma lasciando un senso di malinconia.

Che altro dire, se volete un manga un po' diverso dal solito che fa dell'analisi di cosa vuol dire essere umano la sua più grande peculiarità e non estremamente lungo nella narrazione, beh Origin potrebbe essere la scelta ideale.

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