venerdì 20 marzo 2020

Final Fantasy VII Remake Demo



4 Marzo. Un giorno che molti appassionati aspettavano con ansia, anche se il main event arriverà il 10 aprile.

Parliamo del rilascio della demo di Final Fantasy VII Remake.

Si è vero, avevo garantito che non avrei parlato di giochi main stream, però qua si parla di una demo di circa una quarantina di minuti di gameplay e perché mi interessava spendere due parole su uno dei JRPG che maggiormente ho giocato nella mia vita.

Senza dubbio erano anni che il popolo richiedeva a grande voce un remake del leggendario settimo capitolo che ormai ha sulle spalle 23 anni.

Nel 2015 però all'E3, durante la conferenza Sony ecco apparire Midgar, la gente inizia a scaldarsi, fino a vedere la mitica Buster Sword e un Cloud Strife di spalle.


Da li, però nessuna notizia, fino all'anno scorso che finalmente abbiamo iniziato a vedere alcune scene di gameplay e i primi filmati.

Chiaramente il dubbio che attanagliò noi fan era uno e uno solo, come sarebbe stato il combat system? Sicuramente non avremo avuto il classico combattimento a turni, visto che, in fin dei conti, anche i FF più recenti lo avevano già abbandonato.

Cosa si sarebbero quindi inventati, visti i malumori causati dai capitoli più recenti?

L'altra grossa delusione era la decisione di dividere la storia in "capitoli" che verranno rilasciati nel corso del tempo.

Per cui quello che vedremo nei negozi ad aprile non sarà un Final Fantasy VII Remake, ma bensì il capitolo 1 di N, dove N è un numero non chiaro fino ad oggi del progetto Remake.

Siamo onesti, è una cosa che mi ha fatto incazzare non poco, anche perché moltissimi hanno già puntato il dito su dove si fermerà questo primo capitolo, ovvero alla fine del disco 1 del FFVII originale, sulla scena più ricordata da tutti.




Ma quindi questo Remake è da demonizzare? Assolutamente no, anche se ci sono cose che mi hanno lasciato perplesso. 

Graficamente è superbo, su questo non ci sono dubbi. Si abbandona la formula superdeformed del '97 per avere un realismo da brividi.


Una resa video dei personaggi e dei luoghi veramente impeccabile, molto dettagliata nelle cinematic e anche nelle scene d'azione.

Il gameplay segue le linee guida dei tempi, per cui un'azione più realistica nell'esplorazione degli ambienti che visiteremo.

Anche i filmati saranno molto più dettagliati e molto più cinematografici.

Quello che mi ha fatto storcere il naso sono ovviamente i combattimenti.

Era logico, il combat system non è più quello storico a turni. I combattimenti e gli incontri su campo sono tutti in tempo reale e si opta più per un hack 'n slash in terza persona.


La cosa che nei primi minuti mi ha preoccupato era la gestione del party.

Come tutti sanno nei JRPG, era il team la forza. Ogni personaggio ha le sue peculiarità, i suoi punti di forza e di debolezza.

La combinazione dei tre, nel caso di FFVII, membri della squadra, a fornire le abilità necessarie a vincere gli scontri.

Inizialmente, e per circa metà demo, si gioca solo con Cloud tanto che mi avevano fatto pensare che si potesse sempre gestire un unico personaggio per volta.

Così non è, ma con dei mah.

Riguardando infatti un video del vecchio FFVII del '97 mi accorgo che anche li si giocava con Cloud in solitaria all'inizio.

Circa metà partita si unisce Barret a spalleggiare le battaglie.

Quindi finalmente si capisce il sistema completo di gioco. Si utilizzerà sempre un personaggio principale e il secondo, e quindi anche il terzo, verranno usati dall'intelligenza artificiale.

Però potremo scambiare il personaggio principale o impartire al party delle azioni specifiche.

In qualche modo mi ha ricordato il metodo di gioco dei vari Baldur's Gate



e Icewind Dale.


Li infatti potevamo mettere in pausa la battaglia e gestire le varie azioni dei membri del gruppo.

Qui il concetto è simile.

In pratica, aprendo il menu azione il gioco rallenta e potremo pianificare le mosse, lanciando incantesimi, pozioni o attacchi abilità.

E' inutile dirvi che questo metodo non è più il vecchio modo di combattere, perché l'azione sarà sempre dannatamente frenica e dovremo, specialmente nelle battaglie boss, capire come muovere al meglio i nostri eroi.

Non lo so, forse sono io retrogrado, ma la cosa mi ha convinto fino ad un certo punto.

Capisco svecchiare il gameplay, in fin dei conti i vecchi JRPG sono ormai morti, però avrei trovato un altro modo o metodo.

Cosa però? A me non sarebbe dispiaciuta una variante del battle system di Resonance of Fate


 che è quel giusto compromesso tra strategico e dinamico.

Ripeto sarò io che ho a cuore il gioco originale, ma rendere tutto in tempo reale, tramutando tutto in un hack'n'slash, mi risulta difficile da concepirne il senso.

E' vero, le battaglie diventano molto più spettacolari da vedere e da risolvere, però a rovescio della medaglia bisogna prestare molto più attenzione all'azione frenica e alla gestione dei personaggi.

E nella demo usiamo solo due personaggi su un boss "minore". Io ho molta paura quando i boss saranno quelli "importanti" come i Weapon, e il party sarà da tre elementi.

Poi manca l'epicità della colonna sonora. Alzi la mano chi non ha in mente il battle theme.

Qua non si sente mai, e tutto sommato avrebbe stonato. Anche la famosa "fanfara di vittoria" elemento riconoscibile nei vecchi capitoli viene a mancare, anche se c'è un simpatico richiamo da parte di Barret.

Final Fantasy VII Remake è quindi da demonizzare? no assolutamente. Però il vecchio fan vede molte cose tipiche dei capitoli storici mancare. Manca quel Fantasy del titolo per un gameplay più realistico e cinematografico

Il che può essere un bene o può essere un male, a seconda di chi gioca. Sicuramente una banale riproposizione del gioco del '97 non avrebbe avuto senso per cui ci voleva qualcosa di più.

Il problema è che forse non è questo quello che avrei voluto.

Ripeto, sarà solo un mio problema e verrò smentito, specialmente dai vecchi giocatori che ovviamente faranno una recensione sensata mettendolo a confronto con l'originale, ma FFVII così perde molto della sua magia originale.

See you next


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venerdì 13 marzo 2020

Saint Seiya - Knights Of The Zodiac Netflix



Bentornati.

Oggi parleremo di Serie tv e anime, soffermandoci su un brand che nel 2020 compie 35 anni, ovvero i Cavalieri dello Zodiaco.

Creati nell'ormai lontano 1985 da Masami Kurumada, nascono come manga con il nome di Saint Seiya.



Approdano nei nostri teleschermi blu cinque anni più tardi, il 26 marzo 1990 per l'esattezza, nell'ormai defunta Odeon TV.

La serie fu un successo straordinario, tanto che non solo tutt'oggi viene ricordata da tutti, ma che addirittura nel corso degli anni ha creato una vastità tra sequel, prequel e spin-off.
Ma perché parlarne oggi? semplice, perché Netflix ha riproposto in chiave moderna la storica serie, facendo uscire, per ora, dodici episodi. I primi sei il diciannove luglio 2019 e i secondi sei il 23 gennaio 2020.

Ne sarà valsa la pena?

Scopriamolo.


La storia copre bene o male quello che abbiamo visto nei primi 40 episodi della serie storica, raccontando, di fatto, i primi due archi narrativi, ovvero il torneo galattico e l'arrivo dei cavalieri neri, nei primi sei episodi, e lo scontro con i cavalieri d'argento, nei secondi sei.

La cosa che salta subito all'occhio è la scelta di portare in 3D tutti i personaggi, mantenendone però l'aspetto peculiare anche nel design delle armature, optando però per la seconda versione di esse, quella vista dopo la scalata alle dodici case.


Siamo onesti, questa scelta è stata sensata. In fin dei conti nell'orribile film del 2014 si optò per una scelta più radicale, modificando in maniera sostanziale sia l'aspetto dei "bronzini" sia l'aspetto generale delle armature, introducendo led e caschi hi-tech che erano decisamente fuori luogo.





Ma quindi Netflix ha ridato vita al mito dei Cavalieri? Si, in qualche modo, ma semplificando il tutto e peccando in errori abbastanza grossolani.

Andiamo con ordine e valutiamo un arco narrativo alla volta.

I primi sei episodi si basano su quello che possiamo definire il torneo per l'armatura d'oro.

La storia resta pressoché invariata. Il cavaliere del sagittario salva la piccola Isabel da morte certa, la quale viene allevata da Alman di Thule, il quale a sua volta recluta alcuni orfani che spedisce in giro per il mondo alla ricerca delle dieci armature di bronzo.

Vediamo il flashback del piccolo Seiya che vede salvare sua sorella Patricia da un misterioso cavaliere dorato a discapito di un'organizzazione che vuole rapirla.


Vediamo successivamente un Seiya adolescente che scopre di avere dei poteri latenti sbaragliando un gruppo di bulletti.

Lo vediamo infine venire reclutato da Alman e suo il successivo addestramento per ottenere l'armatura di Pegasus.

Fin qua niente di strano o particolare, diciamo che i problemi vengono dopo.

Infatti finalmente i dieci "bronzini" vengono invitati in un luogo segreto per il torneo dove il vincitore indosserà l'armatura d'oro del sagittario.

E qui la prima grossolana differenza.

Nella serie storica il torneo era un evento mostrato al grande pubblico con addirittura le riprese delle telecamere, qui invece è una sorta di versione sfigata del Fight Club, dove i dieci malcapitati si sfidano in una specie di fogna, in mezzo al deserto, dove un tombino robotico parlante li fa accedere.....


Il torneo segue in maniera spiccia i momenti salienti, senza però mostrare nessun pathos dei combattimenti ne dilungandosi troppo.  Poche scene e i 5 bronzini minori salutano e vanno a casa.

Rimane la sfida clou tra Pegasus e Dragone ma senza la distruzione delle armature, e lasciando semplicemente la scena dove Sirio sta morendo per il colpo al cuore inferto da Seiya e il successivo colpo per rianimarlo.

Se nella serie originale tutto il torneo era spalmato in 4-5 puntate, e quindi c'era il tempo di dare il giusto spazio anche ai cavalieri minori, qua a malapena arriviamo a due, tagliando quindi pezzi successivi abbastanza importanti.

Da li rapidamente si arriva al finale, con l'arrivo di Phoenix che vuole rubare l'armatura d'oro spalleggiato da un gruppo di cavalieri neri. E qui la seconda importante modifica, forse l'unica che ha realmente senso.

Nella serie originale i cavalieri neri erano, inspiegabilmente, cloni dei quattro cavalieri di bronzo protagonisti.



Qui sono invece dei "simil cyborg" ai comandi dell'ex socio di Alman di Thule che è convinto che Atena e gli dei siano una minaccia per l'umanità.




Inutile dire che in breve i 4 bronzini sconfiggono i cavalieri neri e successivamente Seiya, utilizzando armi e poteri degli altri eroi, sconfigge Phoenix poco prima dello scoppio del vulcano dove stavano combattendo.

Nella mia narrazione ho volutamente saltato la modifica che più ha fatto storcere il naso ai fan dei Cavalieri.

Chiaramente faccio riferimento al cavaliere di Andromeda, Shun nella versione originale, che in nome del politicali correct diventa Shaun, e quindi femmina.




Strano che non abbiano ficcato anche un cavaliere di colore, giusto per restare fedeli alle linee guida del politicali correct, ma quello me lo aspetto tra i dodici dorati.

Come hanno detto in molti è semplicemente una cosa che ha veramente rotto i coglioni. Perché bisogna stravolgere personaggi amati che hanno determinate caratteristiche, in nome di regole veramente assurde.

I restanti sei episodi invece si concentreranno sullo scontro con i cavalieri d'argento.


Diciamoci la verità, neanche nella serie originale non sono mai stati personaggi cardine, però qui sono stati trattati come dei pagliacci, riproponendo ma semplificando il momento clou del ciclo, ovvero il sacrificio di Sirio e la sua perdita di vista per sconfiggere Argor di Perseo e il suo scudo di Medusa.

Il tutto si chiude con la freccia scoccata da Betelgeuse che trafigge il petto di Atena preannunciando la scalata alle dodici case dello zodiaco.

Veniamo quindi alle mie considerazioni.

Come abbiamo detto fin da subito questi 12 episodi vogliono dare nuova linfa vitale al mito dei Cavalieri dello Zodiaco, peccando però in semplificazioni estreme e togliendo pathos agli episodi.

Siamo onesti il problema non è tanto aver fatto diventare il cavaliere di Andromeda una donna, il problema grosso è aver focalizzato tutta la storia su Seiya.

Nella serie originale i cinque "bronzini" erano tutti allo stesso livello. E’ vero!, Pegasus aveva quella marcia in più e raggiungeva un livello di "coscienza" dei suoi poteri prima degli altri, ma c'era un equilibrio generale.

Diciamocela tutta, ogni cavaliere aveva la sua caratterizzazione e il suo giusto spazio nella storia.

Qui è inutile negarlo. Pegasus è il protagonista assoluto e gli altri sono meri comprimari.
Non abbiamo più la nobiltà di Sirio, la maggior freddezza di Crystal, la superiorità combattiva di Phoenix e il lato più protettivo di Andromeda.

Qui si vede solo la incrollabile forza di volontà di Seiya e la sua devozione alla dea Atena. Tra l'altro si capisce fin da subito che Seiya è il cavaliere più potente e che raggiungerà rapidamente lo stadio di cavaliere d'oro senza troppo sforzo.

Manca quindi quell'equilibrio del gruppo dove ognuno era fondamentale per la squadra e dove, soprattutto, ogni spettatore si identificava e tifava per il suo cavaliere preferito.

Molte scene vengono tolte, come la distruzione delle armature di Pegasus e Dragone durante il torneo galattico, molte altre vengono ridotte all'osso come la famosa perdita di vista da parte di Sirio.

La cosa che ho trovato un po' assurda è voler cambiare parte delle carte in tavola della storia originale.

Infatti nel manga e nell'anime si dice che il gran sacerdote non crede che Isabel sia l'incarnazione della dea Atena per cui convince i cavalieri d'oro che Micene era un traditore.

Qui invece si fa intendere che Isabel è l'incarnazione della dea, ma la profezia spiega che la sua nuova vita questa volta sia presagio di sventura e quindi doveva morire in fasce.

Perché questo cambio? mistero.

Prima di tirare le somme spendiamo due parole per il doppiaggio e i doppiatori.

Per prima cosa si è cercato di tenere le stesse voci di trent'anni fa.

Infatti Ivo De Palma, giusto per citare il più famoso, è ancora una volta Pegasus.
Ma insieme a lui buona parte del cast è rimasta invariata.

E' un bene? E' un male? Onestamente sono tanto legato alla sua voce che sentire "fulmine di Pegasus" detto da qualcun altro è un po' un'eresia.

Fatto sta che sono passati trent'anni e la sua voce è ovviamente invecchiata, anche se onestamente non ho un orecchio così fine da sentirne troppo le differenze.

La cosa che però mi ha fatto incazzare è la scelta dei nomi nel doppiaggio.

Finalmente tutti e cinque i "bronzini" hanno un nome. Per cui si è ripristinato Seiya come cavaliere di Pegasus e non Pegasus cavaliere di Pegasus.

Lo stesso vale per Andromeda che diventa Shaun, e Phoenix che diventa, però inspiegabilmente, Nero, invece che Ikki. Sirio e Cristal rimangono invariati, rimanendo fedeli al doppiaggio Italiano dell'epoca.

Diciamo che ci passo sopra. La cosa che non sopporto sono i cazzo di cavalieri d'oro che, escludendo il cavaliere dell'ariete, continuano a non avere nomi.

O meglio continuano ad avere nomi a caso. Abbiamo già visto Scorpio dello scorpione e Virgo della vergine. Porca troia il primo si chiama Milo, che un nome abbastanza facile anche in Italia, e l'altro Shaka.

Cioè sono passati trent'anni e non siamo più all'oscuro dei nomi originali, specialmente noi vecchi appassionati.

Cose che non capirò mai.

Tiriamo quindi le somme. Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco di Netflix è una serie valida? Non proprio. L'idea è nobile ma la realizzazione è sommaria.

Manca il pathos della serie storica e manca la caratterizzazione dei personaggi principali optando per una semplificazione esasperata della storia e puntando tutto sul Seiya-centrismo fin troppo insensato.

Vale la pena guardarlo? 12 episodi da 20-25 minuti sono una visione breve, per cui per lo meno i fan storici possono darci un'occhiata per verificare con i propri occhi quanto ho appena affermato.

Fatemi sapere se ho ragione.

See you next

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martedì 10 marzo 2020

Samuel Stern




Come promesso ecco la versione blog dell'esperimento che sto cercando di portare avanti.

Oggi quindi parleremo di fumetti, soffermandoci su un titolo che ha iniziato a farsi fatto strada nell'Internet e in particolar modo tra gli appassionati di fumetti.

Parlermo quindi di Samuel Stern.




Da di cosa tratta?

Ultima fatica editoriale dell'italianissima casa editrice Bug Comics, che è approdata nelle edicole a fine novembre 2019.

Ma chi è Samuel Stern, il protagonista della storia?

Samuel è un uomo che vive a Edimburgo e fa il restauratore di libri antichi.

Però il nostro "rosso" spesso verrà coinvolto in indagini sul soprannaturale, in particolar modo legate all'esorcismo. Infatti in "un'altra vita" l'eroe della storia era un esorcista dotato di una particolare capacità di "sentire" il male provenire dalle persone.

Insieme quindi al suo vecchio amico Duncan, un prete che vive a Edimburgo, dovrà risolvere casi particolari per aiutare le persone in difficoltà.

E' inutile negarlo, in qualche modo questa storia ricorda molto un "mostro sacro" del fumetto italiano, ovvero Dylan Dog.



Pur non avendo mai letto quasi nulla dell'indagatore dell'incubo, ma conoscendone le sinossi e il mito che ha scaturito, questo Samuel Stern se ne avvicina per quanto riguarda le idee di base.

Però Samuel Stern è anche altro. Se l'incipit e tutta la struttura narrativa a episodi autoconclusivi e, per il momento idipendenti, vuole ricalcare lo stile storico del fumetto italiano, il lettore però viene colpito dalla storia ben strutturata ma soprattutto dai finali non scontati.

Nei tre episodi fin'ora usciti (anche se ormai in edicola è uscito il quarto) si arriva sempre alla risoluzione del caso affrontato dal libraio di Edimburgo, ma questo è un finale che spesso fa riflettere il lettore su tutta la natura del caso affrontato.




In Samuel Stern i demoni non sono semplicemente il male da scacciare, ma sono invece una chiara manifestazione di un lato oscuro del lato umano.

Il fattore scatenante può essere di svariata natura, dovuto ad un trauma, dovuto a una perdita, oppure ad un vuoto interiore.

Ogni storia è una rappresentazione di un male che affligge l'essere umano nella sua esistenza. Lo stesso protagonista, anche se non ancora approfondito, combatte i suoi stessi demoni e sopravvive ad essi facendo in qualche modo suoi quelli dei suoi stessi "clienti".

Samuel Stern, come ogni buon protagonista, ha un passato misterioso. E' grande amico di padre Duncan che lo spalleggia nelle sue missioni, ma non è chiaro da cosa nasca questo profondo sentimento di amicizia, fiducia e stima reciproca.

Samuel ha una figlia adolescente, ma questa non sa neanche dell'esistenza di suo padre. Questa sottotrama viene solamente scalfita dagli autori nel primo numero, per poi venire abbandonata nei successivi, ma sicuramente verrà ripresa in seguito probabilmente lasciando sempre un velo di mistero sul protagonista.

Samuel ha infine questa capacità di capire e comprendere il demone residente in una persona, anche se non è chiaro come abbia ottenuto questa abilità, contribuendo però a rendere affascinante il protagonista della storia.

Se la storia è solida e ben scritta, i disegni, per lo meno nel primo numero, non mi hanno convinto appieno perché forse troppo abbozzati in alcune vignette.

Resta il fatto che secondo me è la storia il motore portante. Essa infatti pur non essendo intricata nello svolgimento, ha un punto di forza nel messaggio intrinseco che vuole lasciare al lettore e soprattutto nei finali mai banali.

Samuel Stern è quindi una lettura consigliata? Secondo me si. Pur non gridando certamente al fumetto della vita, ho apprezzato il lavoro fatto dal team creativo di dare nuova linfa vitale ad un genere, l'horror, che personalmente non apprezzo, ma che con questa serie mi ha affascinato.

In qualche modo questa serie trova delle analogie con un manga che sto apprezzando ma poco citato, ovvero Perfect Crime.




Anche in questa opera ci si sofferma più sulla psicologia dei personaggi e sulle loro interazioni dando un messaggio forte e, nei primi numeri anche molto forte, al lettore che inizia con una storia "canonica" per venire colpito e sconvolto alla sua conclusione.

Per cui non posso che consigliarvi di fiondarvi in edicola, unico modo, per il momento, di recuperare i numeri.

See you next


P.S.: se volete sentire la versione audio potete cercare il podcast Nerd Space Cowboy su Spotify (https://open.spotify.com/show/1zIKoq7ZaDAnGo5uz6OwNm) o direttamente su Anchor.fm (https://anchor.fm/richunter)



sabato 7 marzo 2020

Un nuovo tentativo

Brevissimo post, solo perchè ho tentato di ridare vita a questo blog che, come già detto in molte occasioni, è morto.

Come dissi all'epoca la mancanza di lettori mi ha bloccato. Trovo inutile sprecare tempo per scrivere cose che principialmente rileggo solo io.

Però la voglia di scrivere, diciamocela tutta, non mi è mai mancata, ma capisco bene che nel 2020 un blog lascia il tempo che trova, se non hai "uno zoccolo duro" di lettori, rispetto ai nuovi media.

Per cui l'idea, forse malsana, di aprire una forma di comunicazione diversa e più "popolare" al giorno d'oggi, ovvero un podcast.

Per cui annuncio l'apertura del mio Podcast Anchor sul quale ho già "uploadato" 3 episodi. Un trailer e una prima puntata già disponibili, mentre una seconda puntata uscirà settimana prossima.

C'è un però. Non sarò io a raccontarvi i miei post, ma sarà una voce digitale che semplicemente leggerà quello che avrei scritto nel blog.

Sarà una buona idea? avrò qualche ascoltatore?

Tireremo le somme diciamo, a fine aprile quando capirò se ha senso continuare.

Il progetto, per lo meno nella mia idea iniziale, è quello di pubblicare una puntata settimanalmente, il venerdì, in formato audio, per poi pubblicarla anche sul blog, lasciando il link della puntata audio.

Non mi resta quindi che lasciarvi i riferimenti.

Su basterà cercare Nerd Space Cowboy su Spotify (https://open.spotify.com/show/1zIKoq7ZaDAnGo5uz6OwNm) o direttamente su Anchor.fm (https://anchor.fm/richunter)

La prima puntata in formato "lettura" cercherò di caricarla nei prossimi giorni.

Quindi se avete voglia di seguirmi mi trovate li.

Hear you next



mercoledì 6 novembre 2019

Lucca Comics? no grazie



Giusto due settimane fa annunciavo che il blog sarebbe stato chiuso in maniera definitiva, e adesso torno a scrivere?

Assolutamente no. La decisione è stata presa e non si torna indietro.

Quello di oggi vuol essere uno sfogo puro e semplice, perché il weekend appena trascorso si è concluso nel peggiore dei modi, facendomi tornare a casa con un forte amaro in bocca.

Andiamo per ordine.

Chi mi conosce sa bene cosa ha rappresentato in questi cinque anni il periodo del ponte di ogni santi/Halloween o in qualsiasi modo vogliate chiamarlo.

Chiaramente stiamo parlando del Lucca Comics.

Le basi per una bellissima edizione c'erano tutte, fin da quando venne annunciato il concerto di Giorgio Vanni, che tornava alla manifestazione dopo 7 anni di assenza.

Per me c'erano anche altri eventi irrinunciabili, primo fra tutti vedere sul main stage una cartoon cover band di casa, ovvero i Sen 6, sfidare le altre 3 band in gara per il titolo del Cartoon Music Contest 2019.

Poi c'erano gli incontri, che oltre agli abituè della manifestazione coi quali ormai è quasi una tradizione soffermarsi per sketch e autografi, vennero annunciati due "mostri sacri" del fumetto Marvel, ovvero Chris Claremont e Jim Starlin.

Vennero annunciati anche due autori molto importanti del fumetto nipponico, ovvero Hirohiko Araki (autore noto per "Le bizzarre avventure di Jojo") e Noboru Rokuda (noto per Dash Kappei, noto in Italia come Gigi la trottola).

Non posso dimenticare alcuni amici autori coi quali mi sarei soffermato alle quattro chiacchiere tra un acquisto e un evento.

Ultimi, ma sicuramente non per importanza, la presenza di un gruppo di speaker radiofonici, il Trio Medusa, che annunciano una "puntata speciale" del loro programma mattutino.

Insomma sulla carta un insieme di eventi, per me appassionato, praticamente imperdibili.

Però le delusioni iniziarono a manifestarsi fin da subito.

Infatti il sensei Noboru Rokuda avrebbe autografato solo ed esclusivamente 200 copie del volume della nuova edizione di Dash Kappei e 200 copie della statua di Kappei.

Perché il tutto è una delusione? beh è semplice.

Per prima cosa le 200 firme erano divise in blocchi da 50 in quattro giorni, quindi era quasi impossibile accedervi a meno non eri li dalla mattina presto ben prima dell'apertura (in seguito vi spiegherò anche perché), mentre le statue era quasi già in sold out ancora prima iniziasse la manifestazione.

La cosa che più mi fa arrabbiare è che pur riuscendo a prendere il numero, eri OBBLIGATO a farti fare la firma dove decideva l'organizzazione, ovvero su una pagina apposita del volume 1 o 2 di Kappei.

Non lo trovate riduttivo? io personalmente si. Anche perché io, personalmente, avrei preferito avere autografato il volume 1 di F - Motori in pista, serie che ho adorato ben più di Kappei, sempre pubblicata da Star Comics (che detiene i diritti di Kappei), che però è finita nel dimenticatoio, purtroppo.

Sul fatto invece delle modalità di accesso alle firme non ho niente da ridire, visto che eri obbligato ad acquistare allo stand almeno uno dei volumi di Kappei per poter accedere al firmacopia (visto che potevi farti firmare uno e uno solo volume).

Personalmente l'acquisto del volume della nuova edizione di Kappei mi fregava meno di zero, avendo la vecchia edizione, però come si dice, "business is business" e su questo non ci piove, però trovo comunque limitativo l'autografo dove ha deciso l'organizzazione.

Per quanto riguarda invece Hirohiko Araki la modalità di accesso era anche peggio, visto che acquistando la versione limited di Jojolion, si partecipava ad un'estrazione di 3 Shikishi (sostanzialmente dei disegni su cartoncini di grande pregio e valore) del maestro, senza la possibilità in nessun caso di avere un autografo.

Se la modalità di accesso agli autografi di Rokuda era limitativa, qui personalmente si sfiora quasi l'assurdo. Business is business, ma qui si arriva alla modalità massacro per il fan accanito.

La cosa ancora più assurda è che non si potevano fare ne foto ne video durante gli eventi pubblici del maestro.

E se qualcuno si permetteva di fotografarlo durante la conferenza al palco cosa succedeva? arrivava la sicurezza e gli bruciava la macchina fotografica o il telefono? C'è solo un modo per commentare il tutto.... bizzarro!.

Per quanto riguarda invece i fan Marvel le modalità di accesso erano più "normali". Acquistavi uno o più volumi dell'autore e avevi il tempo per riuscire ad ottenere la firma sui volumi e probabilmente lo sketch (nel caso di Claremont).

Io stesso sono riuscito a farmi autografare e fare una foto con Jim Starlin.

Se però queste sono scelte dirette delle case produttrici, e li DEVI stare al loro gioco, i problemi logistici e le vere incazzature vengono dall'organizzazione del comics, spesso inefficace e sommaria.

Partiamo da una cosa che, fortunatamente, non mi ha mai toccato, ma che ho letto nei vari social, ovvero la vendita dei biglietti e braccialetti.

Come forse i frequentatori della manifestazione sanno, l'accesso ai padiglioni è spesso marcato dal fatto che bisogna esibire il biglietto e il braccialetto colorato del giorno.

Molto spesso con solo uno dei due l'accesso è negato quasi ovunque.

Il problema dove nasce? che alcuni, probabilmente inconsapevoli, hanno acquistato on line solo il biglietto , obbligandosi a file interminabili per il braccialetto.

Peggio ancora chi arrivava in giornata o doveva cambiare il "biglietto virtuale". In quel caso le file interminabili erano due, visto che prima dovevi ritirare il biglietto e poi il braccialetto.

Ma dico io, si può? Perché devo perdere giornate per fare DUE FILE DISTINTE per un unico risultato? Fate casse distinte per chi deve solo ritirare, sia il biglietto che il braccialetto, e casse per chi deve acquistare.

Ripeto, fortunatamente questa cosa non mi ha toccato.... anche se....

...Infatti c'è un ma, che dimostra l'organizzazione sommaria dell'evento.

Come forse tutti sanno, da un paio d'anni per accedere al "main event" sul palco centrale alla sera, è necessario ritirare un biglietto gratuito da esibire prima del concerto serale.

Questa scelta nasce dagli spiacevoli eventi che hanno portato morti e feriti in manifestazioni e concerti dove il numero di persone consentite era nettamente inferiore al numero di persone che hanno realmente partecipato.

E su questo non ho veramente niente da dire, è giusto trovare un modo per evitare incidenti gravi.

Il problema è che si predica bene ma razzola malissimo.

Partiamo dalla gestione dei biglietti speciali. Essi erano "recuperabili" solo ed esclusivamente nella data dell'evento in un luogo specifico della città.

Peccato però che l'area adibita fosse niente popò di meno che una delle casse biglietti normali.

Diciamoci la verità, fin qua non ci sarebbe niente di sbagliato, se il tutto fosse gestito con criterio.

Infatti il primo errore è la gestione dei cartelli e delle file che, di fatto, non c'erano. Non c'erano transenne e i cartelli erano ambigui, infatti non si capiva dove iniziasse la fila e per cosa.

Risultato? un'ora abbondante persa per recuperare il magico biglietto.

Questo però ovviamente sarebbe il meno, se il buon senso avesse comandato.

Arriviamo al momento del concerto del Capitano Giorgio Vanni.

L'organizzazione aveva dichiarato, nel sito ufficiale, che il palco sarebbe stato completamente svuotato alle 19.00 circa per permettere i preparativi di accesso.

Ovviamente a quell'ora però sulle mura si era creato un fiume di persone che attendeva l'accesso.

Ci mettemmo quindi in fila attendendo il nostro turno. Dopo pochi minuti si sente qualcuno che urla "indietro" e la fila segue gli ordini, pensando che si trattasse di una banale apertura dei cancelli per permettere alla gente di defluire ordinatamente.

Passa poco e ancora una volta "indietro" e così per quattro e cinque volte. A conti fatti, senza alcun tipo di spiegazione, si era arretrati di 200 metri o forse più.

Dopo lunghi minuti di attesa finalmente si inizia a defluire all'interno, per scoprire che:

1) Nessuno aveva MAI controllato i famosi biglietti
2) Uno degli organizzatori, stava quasi annunciando l'annullamento del concerto per troppa gente arrivata al palco, sotto gli ovvi fischi del pubblico.

Diciamo che i fischi erano anche "giustificati" anche per un paio di sparate "alla Pippo Baudo" che hanno fatto innervosire ulteriormente il pubblico.

Fortunatamente il concerto non è stato annullato e tutti, in qualche modo, hanno potuto sentire e vedere il main event della serata.

Sul concerto non c'è molto da dire, Giorgio è sempre il numero 1 e ha dato il 110% per noi, la sua Ciurma.

Sul resto invece le critiche sono molte.

La prima e forse la più futile, avete fatto perdere per niente tempo alla gente.

La domanda però sorge spontanea, visto che, secondo me, i biglietti del concerto erano in numero decisamente più alto rispetto alla capacità del palco....

... se nel palco ci stanno N persone, perché sono stati chiaramente stampati M biglietti dove M è ben più alto di N?

Erano le 10.30, un'ora dopo l'inizio della distribuzione, quando ho ritirato il mio biglietto e lo staff aveva pacchi ben corposi ancora a disposizione... coincidenze? io non credo.

Il fatto ben più grave è che se l'area del concerto doveva essere "messa in sicurezza" la mura non lo erano di certo, e il continuare a far arretrare la gente già pressata senza spiegazioni, ha aumentato in maniera considerevole il pericolo incidenti.

Prima di arrivare alla fatidica "goccia che ha fatto traboccare il vaso", proviamo a far chiarezza su un altro punto che non ho digerito, ovvero le code "random".

Come ben sa chiunque conosca il Lucca Comics, ci sono padiglioni ben più gettonati di altri.

Senza dubbio Panini, Warner, Napoleone e l'evento nella piazza dell’Anfiteatro, quest'anno a tema "Casa di Carta", sono i posti più gettonati, escludendo cose più specifiche come le file per le anteprime giochi.

La cosa che non capisco è il perché solo due di questi posti citati hanno delle file transennate, mentre gli altri, Panini in primis, ha la fila random che inizia dove capita.

La domanda anche qui sorge spontanea, è così difficile mettere delle transenne? renderebbe più agibile il "traffico" e non ci sarebbe gente ovunque.
Certo sarebbe una "limitazione della piazza" perché parte di essa avrebbe dei corridoi transennati, ma forse si limiterebbe il caos generale.

Ma arriviamo al finale e alla famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Alle ore 18 era previsto lo spettacolo del Trio Medusa, ma nella chiesa dove si teneva l'evento c'erano altri incontri prima della squadra di "Chiamate Roma".

Ore 16. Ci avviamo alla chiesa, l'evento appena iniziato era full, per cui l'operatore all'ingresso ci ha annunciato che non potevamo accedere.

Qualcuno però, giustamente ha chiesto se chi entrava per l'incontro delle 17 avrebbe potuto assistere anche a quello dopo, e l'operatore ci ha confermato che potevamo rimanere senza problemi.

Per cui un po' per curiosità, visto che c'era la discussione su un evento fumettistico epocale, il matrimonio di Dylan Dog, un po' anche per accaparrarci i posti per l'arrivo del Trio, siamo entrati alle 17.

Per quanto non sia un lettore dell'indagatore dell'incubo, un po' per la presenza di Roberto Recchioni e il suo "saper tenere il palco", un po' per l'evento che ha sconvolto molti fan, siamo arrivati soddisfatti dell'incontro e invogliati a iniziare la lettura.

Sono quindi le 18 e la conferenza finisce.... però, lo staff ci OBBLIGA a lasciare la chiesa per far posto a chi era fuori in attesa.

Chiaramente mi sono montati i nervi, ed è partita la discussione tra lo staff e noi che volevamo vedere comunque i due spettacoli.

Non c'è stato niente da fare, lo staff ha ribadito più volte che dovevamo scegliere che evento vedere, che era questione di "buon senso", che loro hanno sempre ribadito che la chiesa veniva svuotata ogni volta, che c'era gente in coda dalle 16... peccato che eravamo noi i pirla in coda.

Per cui sono uscito, furioso, e me ce ne siamo andati con "le pive nel sacco".

A bocce ferme però mi fa arrabbiare questo "buon senso" di cui si sono vantati, che io però chiamo semplicemente arrampicarsi sugli specchi misto a negligenza nell'istruire lo staff.

Perché, se il pubblico ti chiede una cosa semplice come: "possiamo seguire due spettacoli di fila" e mi viene risposto "si", e dopo obblighi tutti a uscire dicendo che è "buon senso", perdonate, ma mi "sale il crimine", tanto più sapendo che alcuni eventi, visto il numero limitato di posti, non potrai mai rimetterti in fila sperando di entrare "a quello dopo".

Il tanto decantato "buon senso" dov'è? scusate ma io la trovo una banale presa in giro.

Se mi dicevano: "attenzione ad ogni evento si svuota la chiesa e devi rimetterti in fila sperando di entrare", avrebbe intanto dimostrato maggiore professionalità e, di conseguenza, mi avrebbe messo davanti ad una scelta dove, mi dispiace per Dylan, ma avrei scelto il Trio.

Se questo vale per tutti gli eventi, vuol dire che SEI SEMPRE OBBLIGATO A DECIDERE COSA VEDERE di eventi successivi nello stesso luogo.

Scusate ma questo va detto chiaramente o va gestito in maniera diversa.

Fate prendere dei biglietti, a patto che li facciate rispettare, mettete i numeretti come dal macellaio, gestite meglio sta roba ma, soprattutto, non prendete in giro il pubblico che PAGA per esserci alla vostra manifestazione e vuole partecipare agli eventi, specialmente se non è la prima edizione a cui partecipa.

Prima di chiudere questo sfogo, riprendiamo un attimo il discorso del presentarsi all'alba negli stand per ottenere il segnaposto numero per l'autografo di Kappei.

Siete riusciti ad entrare allo stand Starcomics? io personalmente no, perché la fila era sempre e costantemente chilometrica.

Quindi veramente per ottenere uno dei 50 biglietti fortunati dovevi piazzarti li almeno alle 7 di mattina e aspettare l'apertura....

...senza contare che ci sono leggende metropolitane che raccontano che parte di quei 200 segnaposto vengano presi dallo staff....

...Ma a questo non voglio crederci....

Arriviamo quindi alle conclusioni.

Lucca Comics & Games 2019 è bocciata su molti fronti, prima tra tutti l'organizzazione sommaria negli aspetti elencati.

Sicuramente i lati positivi ci sono, e sono stati ampiamente elencati.

Ma se qualcuno mi domandasse, l'anno prossimo ci sarai?

La mia risposta è un secco NO.

No, perché non ho nessuna intenzione di perdere tempo per code inutili, per ragioni sulla carta serie e condividili, la sicurezza della gente, per poi rendersi conto che erano tutte belle parole al vento.

No perché non nessuna intenzione di perdere eventi a cui tenevo, esserci facendomi prendere in giro da un "buon senso" che è mancato.

Essi dovrebbero essere un incipit a conoscere gli autori, gli scrittori, gli sceneggiatori e farsi invogliare all'acquisto dell'opera.

Personalmente ci sono tantissimi eventi interessanti nei cinque giorni di fiera e spesso bisogna letteralmente "teletrasportarsi" per poter vedere tutto ciò che interessa.

E dopo vieni preso bellamente in giro? no grazie, ma non ci sto.

E per le esclusive e gli incontri con gli autori? Beh per quanto riguarda i secondi, molti partecipano ad altre manifestazioni, alcuni addirittura passano per la mia fumetteria, quindi si recuperano tranquillamente.

Per quanto riguarda le esclusive, non c'è più quel numero speciale che devo avere assolutamente, molto spesso a Lucca si parla di anteprime, per cui basta aspettare qualche settimana.

Ci saranno cose che mancheranno? si, sicuramente l'aria che si respira tra le mura e la città in festa per i giorni della manifestazione.

Ma li si può sempre accuratamente girare per la città senza accedere agli stand, per cui non c'è nessun problema.

Sono sicuro che un reale sforzo di buon senso la manifestazione vivrebbe giorni migliori, con un'organizzazione più puntuale, utilizzando gli spazi in maniera più adeguata, migliorando l'accesso agli stand e ai vari eventi per la città, magari limitando le interminabili code, a volte insensate, come abbiamo visto.

Diciamocela, l'amarezza è stata tanta, specialmente perché avete anni di "rodaggio" alle spalle, ed è sentore comune che più passano gli anni più la manifestazione diventi sempre più caotica.

Per cui, per quanto mi riguarda, con me avete chiuso.

See you never

martedì 22 ottobre 2019

Final Post





Ultimo post per questo blog che ormai è tempo che venga chiuso per mancanza di riscontro mediatico.


Giusto per completezza di informazione lascio gli utimi articoli fatti per il sito Yessgame con il quale ho collaborato nello scorso anno.

Neo Geo Mini: Cosa ci dovrebbero proporre  del 12/05/2018
Retrogame story: Lord Of The Sword del 06/06/2018
Giochi Indifendibili: Heroes Of The Lance del 09/06/2018
Retrogame Story: Kenseiden del 18/06/2018
Giochi Indifendibili: Dark Castle del 23/06/2018
Videogiochi: Edizione Fisica VS Edizione Digitale del 01/07/2018
Giochi Indifendibili: Warpspeed del 06/07/2018
Antstream: il primo servizio di retrogaming online  del 12/07/2018
Insane Robots - Recensione del 20/07/2018
The Flash: Stagione 4 del 22/08/2018
Cloak & Dagger - Stagione 1 del 31/08/2018
Outsiders: Resonance Of Faith del 06/09/2018
Ride - La recensione del 10/09/2018
Riverdale - Stagione 1 del 11/09/2018
Outsiders: The Cave del 18/09/2018
Luke Cage - Stagione 2 del 22/09/2018
La Profezia dell'Armadillo del  24/09/2018
Iron Fist - Stagione 2 del 29/09/2018
Venom: Primo Capitolo di un prolifico Spider-Universe? del 09/10/2018
Outsiders: Outland del 16/10/2018
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Grazie a tutti quelli che hanno letto e commentato

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